venerdì 24 aprile 2015

I bambini sanno: domande e risposte semplici e vere...dai più piccoli

 
 





Il nuovo documentario di Walter Veltroni, dal titolo I bambini sanno, è appena uscito nelle sale cinematografiche e fa riflettere il fatto che un uomo, adulto, padre e con un ruolo pubblico importante si ponga all'altezza di bambino per cercare risposte e domande. Gli occhi, le espressioni, i gesti delle bimbe e dei bimbi riportano tutto ad una dimensione più umana, vera, genuina.

Un lavoro interessante perchè affronta temi seri e universali, ma anche perchè li dipana senza infrastrutture ideologiche. Dare voce ai piccoli è come ritornare ad un terreno incontaminato, da dove si può ripartire per un futuro migliore.


L'Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande a Walter Veltroni e lo ringrazia per questa opportunità.




Da quale assunto nasce il soggetto di questo documentario?

 

Sono sempre stato molto affascinato dai bambini. Mi piace la loro purezza, il loro modo di vedere le cose. Si pongono tantissime domande. Anch’io lo ricordo sulla mia pelle, quando ero piccolo e mi ritrovavo la notte da solo nella mia stanza al buio, quello era il momento delle domande, la vita, la morte, la religione…Mi interessava capire come ci vedono i bambini, come vedono il nostro paese oggi.



Dove ha incontrato i bimbi che ha ripreso e perché la scelta di parlare con gli adulti e i cittadini di domani?


Abbiamo visto 350 bambini in tutta Italia, alla fine ho scelto trentanove bambini dagli 8 ai 13 anni. In quella fascia d’età si interrogano su tutto poi, dopo i 13 anni, cominciano a darsi anche le risposte, per questo mi interessavano i bambini proprio di questa età. Sono all’avvio della vita, sono puri ma, allo stesso tempo, hanno una grande profondità.



Certo che ha posto loro domande impegnative...da qui il titolo del documentario: ce lo vuole spiegare?



Per il titolo sono partito da una citazione di Saint Exupéry: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stufano di spiegargli tutto ogni volta.” Ho scelto il titolo prima di girare le interviste ma dopo ho capito che era giusto, che funzionava. Ho posto delle domande su temi complessi, la crisi, la religione, l’amore, l’omosessualità. I bambini hanno un loro sguardo su tutto, rispondono con grande semplicità ma, allo stesso tempo, le loro affermazioni sono dirette, efficaci, sorprendenti, oneste.

 

Interessante che un uomo adulto si confronti con i più piccoli: quale può essere, o dovrebbe la comunicazione oggi tra generazioni diverse?



Credo che oggi ci sia poca comunicazione fra generazioni. Prendiamo il caso dei bambini, noi adulti non li ascoltiamo mai veramente e invece loro hanno una grande quantità di cose da dire. Nelle interviste del film mi pare si siano sentiti liberi, ascoltati davvero. Se prendevano una strada, li seguivo, andavo insieme a loro. A parte la timidezza iniziale, erano a loro agio, nelle loro stanze mi hanno raccontato anche cose che non avevano mai detto a nessuno.

La comunicazione fra generazioni diverse ci aiuta a capirci meglio. Una bambina, dopo aver visto il film ha detto: “Spero di portarci i miei genitori così mi capiranno meglio.” Questa frase ci ha colpito a tal punto che abbiamo deciso di metterla sul manifesto del film.


C'è un messaggio che vuole mandare, attraverso questo suo ultimo lavoro, a chi come lei si occupa di politica?


Direi che bisogna saper ascoltare e sapere quanto bisogno ci sia di comunità oggi.