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mercoledì 23 dicembre 2015

Burundi e Nigeria: tra Passato e Presente




Burundi
Mancato impegno dei governi africani nella gestione della crisi in Burundi


L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) esorta i governi africani a impegnarsi maggiormente per una soluzione politica della crisi in Burundi e per la tutela della popolazione civile dalle violazioni dei diritti umani. Non mancano certo gli appelli alla pace e al dialogo delle organizzazioni non governative e dei singoli politici, ma sia l'Unione Africana (UA), sia la Comunità dell'Africa orientale (EAC) sia la Conferenza Internazionale sulla regione dei grandi laghi sembrano muoversi con troppa esitazione, senza molte idee e con poca coerenza. Gli interessi nazionali , la concorrenza tra di loro e la mancante neutralità così come la mancanza di volontà politica e la divergenza di opinioni in questioni basilari intralciano ogni tentativo di trovare una soluzione politica per la crisi in Burundi. I governi africani hanno perso un'occasione per mostrare responsabilità in una situazione di crisi.

Il fallimento dell'EAC è probabilmente l'esempio più eclatante della mancata assunzione di responsabilità dei governi africani. Nel vertice dell'EAC previsto per lo scorso 30 novembre 2015 la presidenza dell'organizzazione sarebbe dovuta toccare al Burundi. Per evitare discussioni interne e non urtare il discusso governo del Burundi scegliendo un altro paese per la presidenza, l'EAC ha semplicemente rimandato il vertice a data da definire. L'atteggiamento con cui si è scelto di mettere la testa nella sabbia piuttosto che affrontare i problemi, certamente non può contribuire in modo costruttivo alla risoluzione della grave crisi che scuote il Burundi.

Anche l'Unione Africana (UA) ha per mesi mantenuto una posizione di attesa. Il presidente ugandese Yoweri Museveni incaricato dall'UA di mediare per un dialogo in Burundi sembra invece essere occupato più con la propria campagna elettorale che con la crisi in Burundi e la sua non sembra essere una posizione neutra. Il dialogo in questo modo non fa progressi. Inoltre nei colloqui finora tenuti sulla crisi in Burundi non si è mai tenuto conto della situazione della popolazione civile. Nonostante l'UA abbia deciso delle sanzioni contro il Burundi e il Consiglio di Sicurezza dell'Unione Africana abbia in ottobre 2015 proposto di prepararsi a un intervento delle truppe di pace africane, tale intervento rischia di creare maggiori tensioni per la mancata neutralità dei paesi vicini del Burundi. Inoltre non è chiaro se la missione di pace africana voglia far impiegare le truppe dell'"African Capacity for Immediate Response to Crises (ACIRC)" o dell'"African Standby Force (ASF)". Non manca certo il sostegno finanziario a entrambe le truppe, ma loro efficienza in situazioni di crisi è più che dubbia.


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IL DOCUMENTARIO “DEVIL COMES TO KOKO” al MUDEC di Milano






DEVIL COMES TO KOKO”, che si terrà all'Auditorium del Mudec mercoledì 23 dicembre 2015 alle ore 19.00.


Il Mudec - Museo delle Culture - presenta “Devil comes to Koko”, il documentario prodotto da Fabrica - centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group - nell’ambito del programma di eventi a cura del Forum della Città Mondo.
Il documentario si concentra su due brutali episodi avvenuti in Nigeria, visti attraverso lo sguardo di Alfie Nze, regista teatrale nigeriano trasferitosi in Italia negli anni novanta.
Il film narra della sanguinosa invasione inglese di Benin City del 1897 e dello scandalo dei rifiuti tossici scaricati nel 1987 nel porto della città di Koko.
A partire dai due eventi drammatici, il regista percorre un viaggio alla ricerca di radici, di complessità intime, visioni oniriche e corto circuiti tra comunità locali e politiche internazionali.
La direzione creativa del progetto è di Alfie Nze, regista alla sua prima opera e già vincitore nel 2013 del Premio Mutti Amm, premio dedicato ai registi migranti attivi in Italia, e Cineteca di Bologna.
Prodotto da Fabrica, da sempre luogo di sperimentazione, di confronto, di crescita culturale e attento all'espressione libera di ogni arte.

La proiezione, della durata di circa 50 minuti, sarà ad
ingresso libero fino ad esaurimento posti, con prenotazione attraverso la piattaforma eventbrite al seguente link:


http://www.eventbrite.com/e/devil-comes-to-koko-proiettato-al-mudec-tickets-20033760517


venerdì 20 novembre 2015

martedì 24 novembre ore 17.30
 
presso il MUDEC (Museo delle culture di Milano - VIA TORTONA 56)


Dare un calcio alla povertà… in Brasile



Proiezione del documentario “Avenida Maracanà” con l’intervento degli autori.







a cura di Associazione per i Diritti Umani 


Rio de Janeiro. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Mondiale di calcio e le proteste ad esso legate, le gioie e i dolori di un paese per la propria Nazionale fanno da sfondo alle sofferenze e agli affetti di una famiglia che vive in una favela. L’occhio della macchina da presa documenta quello che accade, lo riprende, lo registra e ce lo mostra, senza filtri, senza parteggiare.
A presentare e commentare il documentario intervengono Stefano Bertolino, Anna Cordioli, Francesco Moroni Spidalieri, filmaker, registi e produttori. Coordina Alessandra Montesanto, vicepresidente dell’Associazione per i diritti umani e critico cinematografico.

venerdì 9 ottobre 2015

La missione europea contro gli scafisti


La seconda fase della missione europea contro gli scafisti, che prevede il sequestro e la distruzione dei barconi in acque internazionali, "partirà il 7 ottobre" la seconda fase della missione europea contro gli scafisti, che prevede il sequestro e la distruzione dei barconi in acque internazionali: lo ha annunciato nei giorni scorsi l'Alto rappresentante della politica estera Ue, Federica Mogherini,in visita alla sede della missione,a Roma. "La decisione politica è presa,gli assetti sono pronti". L'operazione si chiamerà "Sofia,come la bimba nata su una nave" per "dare un segnale di speranza".


In questa occasione ripubblichiamo una nostro contributo con gli interventi di Mario Poeta e Stefano Liberti, autori del documentario Maybe Tomorrow che ci aiuta ad approfondire la situazione.

Il prodotto dei due giornalisti si inserisce nel progetto Access to Protection del Consiglio Italiano dei Rifugiati . Maybe tomorrow vuol dire “Forse domani” ed è la frase che i migranti si sentono continuamente ripetere, per mesi e mesi, mentre aspettano il “foglio di via”.


Come nasce il progetto di Maybe tomorrow?



Il progetto nasce all'interno di un progetto europeo sull'accoglienza e il salvataggio in mare e, nell'ambito di questo progetto, abbiamo realizzato un documentario breve che cerca di raccontare l'operazione Mare Nostrum, iniziata nel 2013 e condotta per tutto il 2014 dalla Marina militare: abbiamo seguito come vengono intercettati i barconi, come vengono svolti i soccorsi e anche cosa avviene dopo.

Quale può essere il bilancio dell'operazione Mare Nostrum?

Per quello che abbiamo visto noi è un bilancio positivo perchè, nel corso di tutta l'operazione, sono stati soccorsi e portati a terra 170.000 rifugiati e, se non ci fosse stata l'operazione, i morti sarebbero stati di maggior numero; ricordiamo che Mare Nostrum è stata lanciata subito dopo la duplice tragedia dell'ottobre 2013, con un totale di 600 migranti deceduti in mare.

L'operazione ha anche ovviato a un problema fondamentale, ovvero al fatto che – quando si vanno a vedere le nazionalità delle persone che partono e vengono tratte in salvo – si capisce che quelle persone provengono da Paesi in guerra o sono perseguitate per questioni politiche per cui, una volta arrivate in Italia, ottengono la protezione internazionale. Mare Nostrum ha, quindi, svolto le funzioni di una specie di canale umanitario per questi profughi di guerra.

Il sistema di richiesta di asilo, in Italia, funziona?

l'Italia è un Paese di transito e gli immigrati preferiscono andare in Nord Europa dove viene garantita una migliore qualità della vita.



Quindi non si può e non si dovrebbe parlare di “emergenza”...



Non proprio; la gran parte delle persone che arriva in Italia, infatti, non chiede asilo perchè, una volta ottenuto, non c'è un follow up: non vengono garantiti percorsi di inserimento, formazione, coabitazione come, invece, avviene in altri Paesi.

Chi arriva tende a non farsi prendere le impronte digitali e a cercare di richiedere l'asilo politico in Paesi dove il sistema è più accogliente.

Parlare di “emergenza immigrazione” consente di non realizzare mai un sistema strutturato di accoglienza. L'emergenza è qualcosa che avviene e che non è prevedibile. In realtà i flussi migratori verso l'Italia esistono da più di vent'anni e sono facilmente prevedibili anche i numeri che interessano questi flussi per cui parlare di emrgenza consente anche di speculare su questo fenomeno: dare appalti in deroga, superare le normative. Quindi poter lucrare.




Come si svolge la prima accoglienza in Italia?



Sempre per quello che abbiamo visto, chi ha i mezzi finanziari per andarsene, cerca di andare via prima di essere identificato; chi non li ha (come i cittadini dell'Africa subsahariana) viene inserito in un sistema di prima accoglienza molto carente nel quale, per mesi e mesi, non viene informato dei propri diritti e delle tempistiche che riguardano la sua situazione.

Pensiamo anche ai minori stranieri non accompagnati (MSNA): vengono trasferiti in strutture temporanee, in attesa di essere affidati a un tutore per poi iniziare la procedura di richiesta di asilo, cosa che richiede almeno sei mesi di tempo. Questi minorenni vivono in una specie di limbo, di indeterminatezza e non ne capiscono il motivo perchè pensano di essere arrivati in un posto dove i loro diritti vengono garantiti e invece non è così.





mercoledì 7 ottobre 2015


Associazione per i Diritti Umani




PRESENTA



Continuare a parlare di Medioriente: come sta cambiando lo scenario e quali le conseguenze per il resto del mondo. Focus SIRIA





GIOVEDI 8 OTTOBRE, ore 19

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1 (Ang. Via G. da Cermenate, 2. MM ROMOLO, FAMAGOSTA )
Milano





Milano, 15/9/2015 L’Associazione per i Diritti Umani organizza l'incontro intitolato “Continuare a parlare di Medioriente: come sta cambiando lo scenario e quali le conseguenze per il resto del mondo. Focus SIRIA”, nell'ambito della manifestazione “D(I)RITTI AL CENTRO!”.



Presentazione del documentario “Young Syrian Lenses” alla presenza dei registi Ruben Lagattola e Filippo Biagianti e di Monica Macchi, esperta di mondo arabo.

Il documentario:

“Prima di essere media attivisti, siamo tutti ribelli, il nostro impegno nella rivoluzione si è evoluto nell’informazione”. Parla così il reporter Karam Al Halabi, uno dei protagonisti del documentario girato in Syria da Lagattolla fra il 30 Aprile e il 9 Maggio 2014 e sostenuto da Amnesty International sezione Italia.

L’intento del documentario è infatti proprio quello di filmare l’attività dei ragazzi che lavorano nei network di informazione, documentare il loro lavoro di fotografi e di raccontare la realtà siriana con un approccio il più possibile umano. Il progetto “Young Syrian Lenses” è stato portato avanti e concluso senza nessun budget, in maniera totalmente indipendente e volontaria e viene ora diffuso in tutta Italia con l'obiettivo di raccontare la storia di questi reporter e di far conoscere in modo chiaro e approfondito la situazione della Siria.



Inaugurazione della mostra fotografica “Volti della Syria” di Salvatore Di Vinti



La mostra:

Volti della Syria” di Salvatore Di Vinti, volontario di “Insieme si può fare”. Attraverso le immigini Salvatore Di Vinti racconta i due viaggi fatti con l’associazione per portare aiuti umanitari al popolo siriano.



Coordina: Alessandra Montesanto, Vicepresidente Associazione per i Diritti Umani










domenica 4 ottobre 2015

Proposte di incontri per le scuole MEDIE


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





INCONTRI CON GLI AUTORI:

proposte per le classi seconde e terze medie




IL ROMANZO: “In piedi nella neve” di Nicoletta Bortolotti, edito da Einaudi



IL LIBRO:






Sasha ha quasi tredici anni e una passione bruciante: il calcio. Come potrebbe essere altrimenti? Suo padre è Nikolai Trusevyc, portiere della squadra più forte del Paese: la Dynamo Kiev. Ma in Ucraina, nel 1942, il pallone non è cosa per ragazze. E dopo l'invasione da parte del Reich non è cosa nemmeno per i campioni della Dynamo: accusati dai nazisti di collaborare con i sovietici e ridotti per questo alla fame e all'inattività, i giocatori hanno perso la voglia di vivere. Quando, a sorpresa, i tedeschi organizzano un campionato cittadino, non lo fanno certo per perdere; Sasha, d'altra parte, sa che suo padre e i compagni giocano sempre per vincere... Stavolta, però, vincere significherebbe morire. E qual è la vera vittoria? Lottare fino all'ultima azione, come chiede il pallone, o sabotare la partita, come le ha intimato un misterioso spettro, nel buio di un sottopasso? Mentre il fiume Dnepr, gelido, si porta via l'infanzia di Sasha, la Storia segue il proprio corso: il match avrà un esito cosi incredibile che nessuno, per lungo tempo, potrà raccontarlo.




IL ROMANZO: “Sulle onde della libertà” di Nicoletta Bortolotti , edito da Mondadori

Il LIBRO:

"Mi chiamo Mahmud e abito in un posto che dicono terra di tutti e di nessuno.
O anche prigione a cielo aperto. Ma il suo vero nome è Gaza City. Ho un'unica passione, un unico sogno, un'unica fissa: il surf."
Mahmud vive a Gaza City, una città colpita ogni giorno dai bombardamenti, e adora il surf. Anche Samir adora il surf. Ma il primo è palestinese e l'altro israeliano. Ma che differenza fa? Hanno tutti e due gli stessi sogni e aspettano tutti e due la stessa onda da cavalcare. E non importa se quell'onda sarà israeliana o palestinese...

Nicoletta Bortolotti, nata in Svizzera, vive in provincia di Milano. Lavora come redattrice e ghost writer nell’editoria per ragazzi, e ha firmato diversi libri di successo per adulti, tra i quali E qualcosa rimane (Sperling&Kupfer). Mamma di due bambini trova il tempo di scrivere in treno, che è la sua “casa viaggiante”.



RACCOLTA DI RACCONTI: “CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'. La violenza di genere”, di 23 autrici, edito da MAMMEONLINE



IL LIBRO:

Cari ragazzi e care ragazze che vi affacciate al mondo dei grandi, questo libro è per voi. Perché impariate dai nostri errori, impariate che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione, che amare vuol dire permettere all'altro/a di essere se stessi. Insomma l'amore non può essere egoista, altrimenti non lo si può chiamare amore.
23 scrittrici per ragazzi vi offrono questi racconti per aiutarvi a riflettere e a dialogare, perché non rimaniate in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca. Ma anche perchè sappiate reagire a ciò che può succedere intorno a voi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente.
Non è facile crescere, né diventare uomini né diventare donne, e noi adulti non vi stiamo offrendo dei grandi modelli. I messaggi proposti dai nostri media spesso denigrano il corpo e il ruolo di voi ragazze e così facendo offendono e confondono anche voi ragazzi. E tutto diventa più difficile se ai modelli dei media si sovrappongono quelli familiari, poi quelli educativi e ancora quelli delle diverse culture che vanno mescolandosi nella nostra società sempre più multiculturale ma ancora non interculturale.
Per tutti questi motivi contiamo sull'enorme importanza dell'educazione affettiva e sentimentale. E nell'educazione al genere, di cui tutti ci dobbiamo fare carico, come famiglia, come scuola, come società.
Ed è per questo motivo che il nostro libro è per tutti.


Romanzo/Diario: Il diario di Edo. Un adolescente in tempesta, di Fabiana Sarcuno, La spina Edizioni

Il LIBRO:

La storia parla di un ragazzo di nome Edo, il quale sta attraversando un periodo difficile ma molto importante per il resto della sua vita.
Reduce dalla separazione dei suoi genitori, il protagonista deve affrontare un altro faticoso anno scolastico nel quale ci saranno molti cambiamenti: l’arrivo del Prof Verano e il cambio di scuola di un suo compagno.
Il nuovo anno è difficile anche per Aurora, una grande amica e anche “l’amore” del protagonista, la quale ha scoperto di avere una malattia grave.
Tra mille avventure i ragazzi (il protagonista ed i suoi amici), tra le quali il viaggio a Praga, alla fine dell’anno si vedono molto diversi da i ragazzi che erano il settembre dell’anno precedente; queste esperienze infatti hanno aiutato loro a crescere.


Fabiana Sarcuno, Contestualmente al lavoro scolastico, svolgo l'attività di autrice, rivolgendomi soprattutto al pubblico degli adolescenti e dei preadolescenti. Inoltre, sempre nell'ambito della narrativa per ragazzi, eseguo curatele di classici, curandone la redazione e l'apparato didattico.

DOCUMENTARIO: “LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI”, di Carlo Concina e Cristina Maurelli

IL FILM/DOC: dalla presentazione di Vito Mancuso

La realtà del progetto "leggere libera-mente" la sto seguendo da qualche mese ma dopo essere stato all'interno delle mura di Opera mi sono reso conto che quest'idea meravigliosa sarebbe potuta diventare patrimonio di molte persone attraverso l'invito del film.
"Levatevi la cispa dagli occhi" viene rivolto in primo luogo a chi è fuori dalle mura: liberatevi dall'idea comune che avete dal carcere perchè ad Opera sta succedendo qualcosa che può diventare modello per altri sistemi carcerari.
I detenuti che si vedono in questo film sono persone libere nello spirito, hanno ritrovato un nuova libertà, un motivo di vita all'interno del carcere attraverso i percorsi di lettura e scrittura creativa. In secondo luogo l'invito è rivolto a chi è dentro e non vuole vedere l'opportunità che gli è davanti agli occhi.
L'immagine che più mi ha colpito della giornata all'interno del carcere è quella dopo la proiezione: i protagonisti del film sono saliti su palco e si sono rivolti a tutti gli altri detenuti che probabilmente non credono all'importanza del progetto. E allora l'invito più forte è rivolto a loro con le parole di Dino: "Leggere e scrivere all'interno del carcere è importantissimo per non essere fagocitati da questa realtà".
Mi auguro che questo film possa far conoscere questo progetto a più persone possibili, a partire dai giovani, che sono la nuova generazione, all'interno della quale deve formarsi l'idea che il carcere non deve solo essere "punitivo" ma anche "costruttivo".





INFORMAZIONI

Coordina gli incontri: Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani



Gli alunni possono realizzare un loro lavoro sulle tematiche proposte: un video, un reportage fotografico, un contributo scritto che:



sarà pubblicato su www.peridirittiumani.com

sarà presentato durante l'incontro con gli autori



COSTI:



Contributo di 4 euro per alunno partecipante



Eventuali spese di viaggio per i relatori



Gli incontri potranno svolgersi al mattino oppure al pomeriggio, in base alle esigenze scolastiche. Si terranno direttamente nelle scuole, anche a classi accorpate.



Per ulteriori informazioni e prenotazioni, scrivere a: peridirittiumani@gmail.com

Programma manifestazione "D(I)RITTI AL CENTRO!"

 


domenica 13 settembre 2015

Programma della manifestazione: "D(i)RITTI al CENTRO!"


L'Associazione per i Diritti Umani è lieta di presentarvi la prima parte della manifestazione intitolata "D(I)RITTI al CENTRO", col patrocinio di Fondazione Cariplo.

Vi aspettiamo numerosi, numerosissimi e vi chiediamo di fare passaparola...GRAZIE!


 
 




mercoledì 8 luglio 2015

Maybe tomorrow: Stefano Liberti e Mario Poeta raccontano Mare Nostrum




Mario Poeta e Stefano Liberti hanno condensato il racconto dell’operazione Mare Nostrum e della prima accoglienzanel breve documentario Maybe Tomorrow. Il prodotto dei due giornalisti si inserisce nel progetto Access to Protection del Consiglio Italiano dei Rifugiati . Maybe tomorrow vuol dire “Forse domani” ed è la frase che i migranti si sentono continuamente ripetere, per mesi e mesi, mentre aspettano il “foglio di via”.




L'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato, per voi, il giornalista Stefano Liberti e lo ringrazia tantissimo per queste sue parole.




Come nasce il progetto di Maybe tomorrow?




Il progetto nasce all'interno di un progetto europeo sull'accoglienza e il salvataggio in mare e, nell'ambito di questo progetto, abbiamo realizzato un documentario breve che cerca di raccontare l'operazione Mare Nostrum, iniziata nel 2013 e condotta per tutto il 2014 dalla Marina militare: abbiamo seguito come vengono intercettati i barconi, come vengono svolti i soccorsi e anche cosa avviene dopo.



Quale può essere il bilancio dell'operazione Mare Nostrum?



Per quello che abbiamo visto noi è un bilancio positivo perchè, nel corso di tutta l'operazione, sono stati soccorsi e portati a terra 170.000 rifugiati e, se non ci fosse stata l'operazione, i morti sarebbero stati di maggior numero; ricordiamo che Mare Nostrum è stata lanciata subito dopo la duplice tragedia dell'ottobre 2013, con un totale di 600 migranti deceduti in mare.

L'operazione ha anche ovviato a un problema fondamentale, ovvero al fatto che – quando si vanno a vedere le nazionalità delle persone che partono e vengono tratte in salvo – si capisce che quelle persone provengono da Paesi in guerra o sono perseguitate per questioni politiche per cui, una volta arrivate in Italia, ottengono la protezione internazionale. Mare Nostrum ha, quindi, svolto le funzioni di una specie di canale umanitario per questi profughi di guerra.



Il sistema di richiesta di asilo, in Italia, funziona?



Non proprio; la gran parte delle persone che arriva in Italia, infatti, non chiede asilo perchè, una volta ottenuto, non c'è un follow up: non vengono garantiti percorsi di inserimento, formazione, coabitazione come, invece, avviene in altri Paesi.

Chi arriva tende a non farsi prendere le impronte digitali e a cercare di richiedere l'asilo politico in Paesi dove il sistema è più accogliente; l'Italia è un Paese di transito e gli immigrati preferiscono andare in Nord Europa dove viene garantita una migliore qualità della vita.



Quindi non si può e non si dovrebbe parlare di “emergenza”...



Parlare di “emergenza immigrazione” consente di non realizzare mai un sistema strutturato di accoglienza. L'emergenza è qualcosa che avviene e che non è prevedibile. In realtà i flussi migratori verso l'Italia esistono da più di vent'anni e sono facilmente prevedibili anche i numeri che interessano questi flussi per cui parlare di emrgenza consente anche di speculare su questo fenomeno: dare appalti in deroga, superare le normative. Quindi poter lucrare.



Come si svolge la prima accoglienza in Italia?



Sempre per quello che abbiamo visto, chi ha i mezzi finanziari per andarsene, cerca di andare via prima di essere identificato; chi non li ha (come i cittadini dell'Africa subsahariana) viene inserito in un sistema di prima accoglienza molto carente nel quale, per mesi e mesi, non viene informato dei propri diritti e delle tempistiche che riguardano la sua situazione.

Pensiamo anche ai minori stranieri non accompagnati (MSNA): vengono trasferiti in strutture temporanee, in attesa di essere affidati a un tutore per poi iniziare la procedura di richiesta di asilo, cosa che richiede almeno sei mesi di tempo. Questi minorenni vivono in una specie di limbo, di indeterminatezza e non ne capiscono il motivo perchè pensano di essere arrivati in un posto dove i loro diritti vengono garantiti e invece non è così.






domenica 17 maggio 2015

Non dimentichiamo le terre dei fuochi



L'Associazione per i Diritti Umani ha organizzato, nell'ambito della manifestazione “D(i)ritti al centro!” un incontro con  Thomas Turolo, regista del documentario Ogni singolo giorno in cui ha dato voce agli abitanti delle terre dei fuochi infestate dai rifiuti e dagli sversamenti tossici. Il diritto alla salute e alla vita, i racconti dei malati, l'agricoltura in crisi: questi sono solo alcuni degli argomenti di cui si è parlato. Ringraziamo l'autore, il Centro Asteria che ha ospitato la manifestazione e tutte quelle persone (donne, uomini, bambini, giovani e meno giovani) che hanno prestato anche il loro volto per dire NO alla mafia e alle collusioni disoneste.





Ecco, per voi, il video dell'incontro con Thomas Turolo






Ricordiamo che l'Associazione per i Diritti Umani organizza e conduce questi incontri anche nelle scuole medie inferiori e superiori e per le università. Per informazioni scrivere a: peridirittiumani@gmail.com



Come strumento didattico, il libro “Mosaikon – Voci e immagini per i diritti umani”, che potete acquistare con Paypall, al costo di 12,50 euro: tutte le interviste realizzate da noi a scrittori, registi, giornalisti, operatori, etc. con una ricca bibliografia e sitografia e tante notizie e approfondimenti.

venerdì 24 aprile 2015

I bambini sanno: domande e risposte semplici e vere...dai più piccoli

 
 





Il nuovo documentario di Walter Veltroni, dal titolo I bambini sanno, è appena uscito nelle sale cinematografiche e fa riflettere il fatto che un uomo, adulto, padre e con un ruolo pubblico importante si ponga all'altezza di bambino per cercare risposte e domande. Gli occhi, le espressioni, i gesti delle bimbe e dei bimbi riportano tutto ad una dimensione più umana, vera, genuina.

Un lavoro interessante perchè affronta temi seri e universali, ma anche perchè li dipana senza infrastrutture ideologiche. Dare voce ai piccoli è come ritornare ad un terreno incontaminato, da dove si può ripartire per un futuro migliore.


L'Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande a Walter Veltroni e lo ringrazia per questa opportunità.




Da quale assunto nasce il soggetto di questo documentario?

 

Sono sempre stato molto affascinato dai bambini. Mi piace la loro purezza, il loro modo di vedere le cose. Si pongono tantissime domande. Anch’io lo ricordo sulla mia pelle, quando ero piccolo e mi ritrovavo la notte da solo nella mia stanza al buio, quello era il momento delle domande, la vita, la morte, la religione…Mi interessava capire come ci vedono i bambini, come vedono il nostro paese oggi.



Dove ha incontrato i bimbi che ha ripreso e perché la scelta di parlare con gli adulti e i cittadini di domani?


Abbiamo visto 350 bambini in tutta Italia, alla fine ho scelto trentanove bambini dagli 8 ai 13 anni. In quella fascia d’età si interrogano su tutto poi, dopo i 13 anni, cominciano a darsi anche le risposte, per questo mi interessavano i bambini proprio di questa età. Sono all’avvio della vita, sono puri ma, allo stesso tempo, hanno una grande profondità.



Certo che ha posto loro domande impegnative...da qui il titolo del documentario: ce lo vuole spiegare?



Per il titolo sono partito da una citazione di Saint Exupéry: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stufano di spiegargli tutto ogni volta.” Ho scelto il titolo prima di girare le interviste ma dopo ho capito che era giusto, che funzionava. Ho posto delle domande su temi complessi, la crisi, la religione, l’amore, l’omosessualità. I bambini hanno un loro sguardo su tutto, rispondono con grande semplicità ma, allo stesso tempo, le loro affermazioni sono dirette, efficaci, sorprendenti, oneste.

 

Interessante che un uomo adulto si confronti con i più piccoli: quale può essere, o dovrebbe la comunicazione oggi tra generazioni diverse?



Credo che oggi ci sia poca comunicazione fra generazioni. Prendiamo il caso dei bambini, noi adulti non li ascoltiamo mai veramente e invece loro hanno una grande quantità di cose da dire. Nelle interviste del film mi pare si siano sentiti liberi, ascoltati davvero. Se prendevano una strada, li seguivo, andavo insieme a loro. A parte la timidezza iniziale, erano a loro agio, nelle loro stanze mi hanno raccontato anche cose che non avevano mai detto a nessuno.

La comunicazione fra generazioni diverse ci aiuta a capirci meglio. Una bambina, dopo aver visto il film ha detto: “Spero di portarci i miei genitori così mi capiranno meglio.” Questa frase ci ha colpito a tal punto che abbiamo deciso di metterla sul manifesto del film.


C'è un messaggio che vuole mandare, attraverso questo suo ultimo lavoro, a chi come lei si occupa di politica?


Direi che bisogna saper ascoltare e sapere quanto bisogno ci sia di comunità oggi.




martedì 27 gennaio 2015

Deportati per omosessualità





Partiamo da un film: Paragraph 175 è un documentario, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, che raccoglie la testimonianza di diversi uomini e donne che furono arrestati dai nazisti per omosessualità in base al paragrafo 175, la legge contro la sodomia del codice penale tedesco, che risaliva nella prima stesura al 1871, e che fu inasprito dai nazisti.
Tra il 1933 e il 1945, 100.000 persone furono arrestate in base al paragrafo 175.
Alcuni di essi vennero imprigionati, altri mandati in campo di concentramento. Solo 4.000 sopravvissero.
Fino al 2000 erano ancora in vita meno di dieci di questi uomini: cinque di loro raccontano, nel documentario, la propria esperienza. Queste testimonianze sono considerate le ultime del Terzo Reich.



 





L'elemento fondante della Shoà fu quello proprio di ogni forma di razzismo: l'intolleranza nei confronti dell' “Altro a sè” e questa intolleranza fu esasperata dal nazismo fino alle estreme conseguenze. “Altro da sè”, quindi, furono considerate, ad esempio, le persone appartenenti ad etnie “inferiori” (i Rom, Sinti e Caminanti ad esempio), oppure gruppi di individui, come gli omosessuali.



Secondo la mentalità nazista l'omosessualità era considerata una devianza sì e anche una malattia contagiosa (come ancora oggi si sente affermare da qualcuno), guaribile in pochi casi, almeno per coloro per la quale non era una condizione innata. Numerose le testimonianze di medici e di “pazienti” su esperimenti e test attraverso la somministrazione di ormoni; ma le “terapie” prevedevano anche incontri con prostitute o lavori forzati massacranti per vedere se potessero riportare all'eterosessualità.



All'interno dei campi di concentramento gli omosessuali venivano classificati secondo tre categorie: gli incalliti (quelli che amavano ricamare, come primo segno della loro “devianza”), gli irrequieti (quelli ambigui) e i problematici (ma recuperabili dal punto di vista psicologico). Gli omosessuali uomini a cui venivano somministrate dosi massicce di ormoni o sottoposte alle altre “cure” considerate efficaci, morirono in una percentuale dell'80% e il restante 20% non cambiò il proprio orientamento.



L'omosessualità maschile si differenziava da quella femminile in quanto “ad essere danneggiata è la fertilità poiché, usualmente, costoro non procreano...Il vizio è più pericoloso tra uomini piuttosto che tra donne”. Nel 1935, un anno prima la promulgazione delle leggi razziali, il governo nazista scrisse il Paragraph 175 e vi si legge: “ Un uomo che commetta un atto sessuale contro natura con un altro uomo o che permetta ad un altro di commettere su di sé atti sessuali contro natura sarà punito con la prigione. Qualora una delle due persone non abbia compiuto i ventun anni di età al momento dell'atto, la Corte può, specialmente nei casi meno gravi, astenersi dall'irrogare la pena”.



Ma ricordiamo che, alla base delle pratiche naziste contro l'omosessualità, vi era una concezione semplicistica e conservatrice della natura umana, strumentalizzata a fini politici e di gestione del potere: l'uomo doveva combattere e la donna generare affinchè il popolo tedesco potesse moltiplicarsi. Ecco perchè, a confermare questa ideologia aberrante, si legge nei documenti del Partito nazista: “ E' necessario che il popolo tedesco viva. Ed è solo la vita che può lottare perchè vita significa lotta. Si può lottare soltanto mantenendo la propria mascolinità e si mantiene la mascolinità con l'esercizo della disciplina specie in materia di amore. L'amore libero e la devianza sono indisciplina...Per questo respingiamo ogni forma di lascivia, specialmente l'omosessualità, perchè essa ci deruba della nostra ultima possibilità di liberare il nostro popolo dalle catene che lo rendono schiavo”.



In questa dichiarazione delirante, le parole “vita e amore” sono usate in maniera impropria: ed è questa la vera devianza.







domenica 18 gennaio 2015

D(i)RITTI AL CENTRO !: appuntamenti con gli autori




Cari amici,

L'Associazione per i Diritti Umani di Milano è lieta di invitarvi alla nuova edizione del progetto “D(i)RITTI AL CENTRO !”, un programma ricco di incontri con gli autori di saggi, romanzi, documentari per riflettere, approfondire, dialogare.

Vi ricordiamo che l'associazione organizza e conduce alcuni di questi incontri anche per le scuole, università e biblioteche. Potete contattarci, per ogni informazione, alla mail: peridirittiumani@gmail.com

(Se apprezzate il nostro lavoro, potete fare una piccola donazione con Paypall o bonifico (in alto a destra sulla homepage. Grazie.)


venerdì 16 gennaio 2015

Proposte di interventi culturali rivolte alle scuole/università


Il diritto di avere diritti



Il diritto di avere diritti” è un progetto culturale rivolto agli insegnanti e agli studenti delle terze medie e delle scuole superiori e agi studenti universitari.

L'Associazione per i Diritti Umani propone una serie di incontri che prevedono la presentazione e l'analisi guidata di film, documentari e la presentazione di libri con registi, autori, esperti di settore sui temi relativi ai Diritti Umani. Alcuni argomenti trattati sono:

le migrazioni (i diritti – e i doveri – dei migranti/rifugiati/profughi)

la lotta alla violenza sulle donne

l'educazione alla legalità

Cosa succede in Medioriente? Dalle rivoluzioni, alle guerre, ai cambiamenti geopolitici

e altro ancora...



MODALITA' di INTERVENTO

Ogni incontro può essere organizzato all'interno della scuola, in Aula Magna, accorpando le classi interessate.



Ogni incontro prevede l'intervento di un ospite: un rappresentante dell'associazione e/o di un esperto, regista, autore, etc.

Nel caso di un film: è prevista una presentazione dello stesso e, a seguire, un commento e un dibattito con gli studenti sulle tematiche e un'analisi anche tecnica dell'opera.



Nel caso della presentazione di libri: è prevista un'intervista agli autori (da parte della vicepresidente dell'associazione) e un dibattito con gli studenti.



Per la proiezione del materiale audiovisivo è necessario un proiettore (con pc o lettore dvd)



Si concorda con i dirigenti e gli insegnanti se organizzare l'incontro di mattina o di pomeriggio.



ALCUNE PROPOSTE (Questi sono solo alcuni esempi):



Presentazione di film/documentari, con approfondimenti:





La curt de l'America, alla presenza del regista Lemnaouer Ahmine



Non ci sto dentro, alla presenza del regista Antonio Bocola



Per non perdere il filo, alla presenza della regista e autrice Ivana Trevisani



Il giardino di limoni, con il commento di Monica Macchi, esperta di mondo arabo



Vado a scuola, con il commento di Alessandra Montesanto, critico cinematografico e vicepresidente dell'associazione.



Presentazione di libri/saggi con approfondiomenti:

Chiamarlo amore non si può = una raccolta di racconti sulla vilenza contro le donne, alla presenza di alcune autrici



Ferite di parole = donne arabe in rivoluzione, alla presenza dell'autrice Ivana Trevisani e di Monica Macchi



La felicità araba = un incontro con lo scrittore Shady Hamadi sul suo saggio che illustra cosa sia successo in Siria e cosa sta accadendo ancora oggi



Viaggio nel continente africano = incontro con lo scrittore e musicista Pègas Ekamba Bessa (con possibilità di un intermezzo musicale)



Il Tempo dalla mia parte = incontro con l'attore e scrittore Mohamed Ba, per parlare di Senegal, di migrazioni, di teatro e di tanto altro ancora



Pallidi segni di quiete = alla presenza di Monica Macchi, traduttrice del libro di Adania Shibli ed esperta di mondo arabo



Rivolte in atto . Dai movimenti artistici arabi a una pedagogia rivoluzionaria. = alla presenza dell'autrice Paola Gandolfi



COSTI

Ogni incontro prevede un gettone di 100 euro netti per i relatori e 2 euro per ogni partecipante (a sostegno dell'associazione).

Come detto, di solito, le scuole accorpano le classi interessate e dividono la cifra per il numero di studenti partecipanti.



PER PRENOTAZIONI e ACCORDI sulle DATE: peridirittiumani@gmail.com




(Per conoscerci meglio e per capire come lavoriamo, potete visionare anche i nostri video degli incontri con gli autori sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani). Grazie!

mercoledì 31 dicembre 2014

Dalle onde del mondo: immagini e parole su profughi e migranti



Lisa Tormena e Matteo Lolletti hanno girato il documentario intitolato Dalle onde del mondo che fa riflettere su uno dei temi che ci sta più a cuore: la sorte di migranti e rifugiati, i loro viaggi terribili nel Mediterraneo, il loro destino e le politiche sbagliate.

L'Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande ai due registi e li ringraziamo.


 
 
 











Il documentario nasce da “Senza Confini - Progetto rifugiati” e dal “Teatro Due Mondi” a Lugo di Romagna: ce ne può parlare?


Il Teatro Due Mondi, sotto la guida di Alberto Grilli, ha sviluppato un progetto prezioso, di teatro di strada, con i profughi, rifugiati e richiedenti asilo presenti in provincia di Ravenna, prima a Lugo e poi a Faenza. Un progetto volto, da un lato, a stimolare un’integrazione attiva tra i profughi e il territorio, e, dall’altro, a raccontare la storia di questi uomini, in maniera non diretta, ma per metafore. Il laboratorio teatrale, all’interno del quale è nato lo spettacolo “Dalle onde del mondo”, che il nostro film racconta e da cui prende il nome, è durato molti mesi. Ha messo insieme i giovani richiedenti asilo (di origini subsahariane, ma provenienti in particolare dalla Libia da cui erano stati costretti a fuggire durante la rivoluzione) e numerosi volontari italiani, tra i quali alcune ex operaie dell’Omsa, coinvolte in precedenza nelle Brigate dell’Omsa. Il modello è molto simile a quello delle Brigate Omsa che sono riuscite, attraverso il teatro di strada, a raccontare in modo originale una battaglia sindacale e a far conoscere a livello nazionale la questione. Allo stesso modo, questo progetto ha cercato di raccogliere storie, mettendole in scena, e ha permesso ai richiedenti asilo di aprirsi, di trovare un grande spazio di condivisione, e a noi, al pubblico, di ascoltare queste storie. Si è così costituita la "Carovana Meticcia”, e poi il laboratorio di teatro partecipato SENZA CONFINI, che continua a incontrarsi e ha ripreso in settembre le proprie attività, e che giovedì 18 dicembre sarà in Piazza del Popolo a Faenza per un’”Azione contro la quotidiana indifferenza”. Come ci ha raccontato Alberto Grilli, regista del Teatro Due Mondi: “Negli ultimi mesi, siamo stati testimoni di molte manifestazioni razziste e mai nessuna a sostegno dei migranti. Ecco perché abbiamo deciso che sia necessario lanciare un forte segnale di accoglienza per dire no all'intolleranza.


Come si è sviluppato il vostro lavoro?         



E’ stato un lavoro molto lungo, durato circa un anno e mezzo. Avevamo già collaborato con il Teatro Due Mondi per il progetto dedicato alle operaie dell’Omsa, da cui era nato un altro film. In questo caso abbiamo cercato di realizzare qualcosa di diverso, meno politico in senso stretto, e più poetico. Non è stato semplice. Abbiamo seguito i ragazzi durante le prove e durante tutto il progetto, siamo stati con loro, abbiamo lasciato che si aprissero e abbiamo conquistato la loro fiducia, mentre preparavano, studiavano e realizzavano lo spettacolo. Lo abbiamo visto nascere e modificarsi nel tempo, fino alla forma definitiva, in cui ciascuno aveva il suo ruolo, il suo momento a riflettori accesi. E come abbiamo visto trasformarsi i giovani migranti, inizialmente sospettosi della forma teatrale e poi entusiasti, anche noi siamo cambiati, siamo cresciuti con le loro storie, i loro drammi e le loro speranze per il futuro.
Il momento più emozionante è stato lo spettacolo a L’Aquila, dove abbiamo passato insieme un paio di giorni. Sapevamo che erano le ultime riprese e poi avremmo iniziato il montaggio. Nella pausa tra le prove e lo spettacolo, abbiamo passeggiato insieme ai ragazzi nel centro storico della città, una città fantasma, ed è stato strano vederci tutti così curiosi e quasi tramortiti da ciò che vedevamo. Una città meravigliosa e silenziosa. Così come l'Aquila, anche questi ragazzi erano come fantasmi per la società italiana. E questa consapevolezza ci ha scosso.



Come possono, cinema e teatro, aiutare i profughi a elaborare le loro esperienze di vita?



A nostro modo di vedere, cinema e teatro offrono un modo diverso, altro, di narrare se stessi. Simbolizzando le proprie esperienze - traumatiche e drammatiche - è possibile rendersi conto del viaggio, del tragitto che si è affrontato. E diventa possibile farlo senza cercare di dover raccontare verbalmente, in una lingua differente da quella madre, esperienze che sono difficili da trasmettere, per pudore o per dolore. Cinema e teatro parlano una lingua più universale, e avvicinano.



In che modo sono stati accolti i profughi e i rifugiati in Emilia Romagna?



Non esiste una risposta univoca. Il nostro territorio ha una tradizione di ospitalità e accoglienza che è storica. Parallelamente ha anche maturato una forma di diffidenza - che spesso sfocia nel razzismo - che si sta ispessendo sempre di più. Non dimentichiamo che la maggior parte dei profughi che hanno raggiunto le nostre coste sono giovani o giovanissimi, portano con sé grandi paure e grandi speranze, e il loro arrivo può tramutarsi in una grande ricchezza per noi, una grande ricchezza umana che dobbiamo essere in grado di cogliere.



E qual è il loro futuro? Sono rimasti in Italia o sono andati in altri Paesi europei?


Non c’è un futuro, perché non c’è una risposta sistemica al loro dramma, ma solo episodica e parziale. Impossibilitati a svolgere un lavoro, molti preferiscono la clandestinità e cercano di raggiungere altri stati che vivono un periodo economico migliore del nostro e sono meglio attrezzati - per storia e volontà - all’accoglienza del migrante, sia esso profugo o meno. Alcuni dei ragazzi sono rimasti in Italia, a Faenza e a Lugo, altri, la maggioranza, si sono spostati in altre zone dell’Italia o all’estero. Segno che la nostra terra forse non è riuscita a farli sentire a casa.




 


martedì 16 dicembre 2014

Incontro sul carcere di Opera: detenuti, letteratura e dignità



Cari amici,

oggi vi proponiamo il video dell'incontro che l'Associazione per i Diritti Umani ha realizzato, presso il Centro Asteria, sul documentario Levarsi la cispa dagli occhi. Abbiamo avuto occasione di fare molte riflessioni con i registi, Cristina Maurelli e Carlo Concina, e con alcuni detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera. Ha partecipato all'iniziativa anche Margherita Lazzati del progetto "Leggere LiberaMente".


Il documentario racconta lo svolgimento del progetto “Leggere Libera Mente”, che si svolge all'interno del carcere di massima sicurezza di Opera.

Muri, sbarre, chiavi. Il carcere è un posto di frontiera. Ma lettura e scrittura possono aiutare a ritrovare un senso, a dare voce a giorni sempre uguali.

Le poesie dei detenuti, i loro scritti, le loro pagine preferite ci accompagnano in un viaggio all'interno del carcere alla ricerca del significato della parola LIBERTA'.





Proponiamo anche una proiezione del documentario per le scuole (terze medie e superiori), sempre alla presenza dei registi al costo simbolico di due euro a partecipante. Per informazioni: peridirittiumani@gmail.com


 

Tutto il nostro materiale video è disponibile anche sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani.


Se apprezzate il nostro lavoro, potete aiutarci a continuare a farlo con una piccola donazione tramite Paypall (in alto a destra sul sito). Grazie!

domenica 7 dicembre 2014

Vite al centro: donne, lavoro, diritti


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





giovedì 11 dicembre 2014

ore 19.00

Presso: Centro Asteria, Piazza Carrara, 17.1 (Ang. Via G. da Cermenate, 2, MM Romolo)





la presentazione del documentario:


VITE AL CENTRO”

 


Il documentario di Nicola Zambelli e Fabio Ferrero fa parte del programma della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO!” organizzata dall'Associazione per i Diritti Umani di Milano.



Sarà presente NICOLA ZAMBELLI



Il DOCUMENTARIO:

Alice e Beatrice, due amiche, entrambe lavoratrici dipendenti in un centro commerciale, attraversano un momento cruciale della loro vita: una è in procinto di mettere al mondo un figlio e di entrare in maternità, l’altra di sposarsi ed è alla ricerca di un nuovo lavoro. Le loro storie assomigliano a quelle di molti coetanei, che coltivano i propri sogni tra le difficoltà e le speranze di un futuro incerto, strettamente connesso alle trasformazioni in atto e al complicato momento storico.

Nel mondo del commercio il modello “7 giorni su 7 - 24 ore su 24” si è definitivamente affermato in seguito alla liberalizzazione totale degli orari di apertura dei negozi introdotta con il decreto “Salva Italia”.
I nuovi contratti di lavoro non prevedono piu’ la distinzione tra giorni lavorativi e festivi e, alterando l'equilibrio tra tempo di vita e di lavoro, impongono ritmi sempre più frenetici.
La maggior parte degli impiegati nella grande distribuzione sono donne con un’età media di 35 anni. Molte di loro sono anche madri che reggono il peso della famiglia e dell‘economia domestica, in un Paese in cui la spesa per il welfare diminuisce anno dopo anno.
Il documentario VITE AL CENTRO nasce dal bisogno di mostrare la trasformazione del mondo familiare partendo da una riflessione sul lavoro femminile nei centri commerciali, presenza costante nelle periferie urbane (di Brescia così come di tutta Italia) e risorsa occupazionale per i giovani in cerca di impiego in un momento di grande crisi.