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mercoledì 23 aprile 2014

Il sì alla fecondazione eterologa


Arriva dopo tante battaglie, la pronuncia della Corte sull' incostituzionalità dell'art. 4 comma 3 della legge del 19 febbraio 2004, la legge 40, sulla fecondazione eterologa e sull'articolo 12 comma 1 che punisce “chiunque, a qualsiasi titolo, utilizza a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente”. Lo scorso 8 aprile la Corte Costituzionale si è espressa dopo aver ascoltato la spiegazione dei motivi da parte degli Avvocati Marilisa D'Amico, Mariapaola Costantini e Massimo Clara.
La fecondazione eterologa è una tecnica adottata per superare il problema dell'infertilità maschile e femminile. Nel primo caso lo sperma viene raccolto e inoculato nell'utero al momento dell'ovulazione. Nel secondo caso, la cellula uovo matura viene prelevata dalla superficie ovarica - in laparoscopia - e, dopo essere stata fecondata in vitro, viene immessa in utero. La legge 40 del 2004 vietava di ricorrere ad un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta di uno dei due patner con un'unica eccezione, ovvero, si leggeva nel teso: “qualora non non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità”.
Il fatto che in Italia la donazione di ovociti sia vietata e che questo sfruttamento avvenga in altri Paesi, non ci toglie dall'imbarazzo che proviamo quando leggiamo notizie o vediamo trasmissioni televisive sul mercato di gameti e della maternità. Vien da pensare che, forse, una disciplina domestica basata su solidarietà e gratuità, che non lasci spazio al mercato, potrebbe essere uno dei modi per contrastare questi fenomeni”: queste le parole pronunciate dall''Avvocato Mariapaola Costantini (difensore delle coppie di Milano e di Catania e referente nazionale di Cittadinanzattiva per le politiche PMA) nelle conclusioni del suo intervento presso la Corte.
Molto diversa la posizione della Chiesa cattolica: Papa Francesco ha ribadito che la posizione dell'istituzione ecclesiale su fecondazione eterologa, aborto e eutanasia non è cambiata con la sua elezione a Pontefice. “Ogni diritto civile”, ha dichiarato Bergoglio, “poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione, né qualitativa né economica né tantomeno ideologica”.
Intanto si attende la risposta, da parte delle istituzioni, a molte domande, quali ad esempio: 
le coppie omosessuali, le donne single, le over 40 avranno accesso alle procedure per la fecondazione eterologa? E i figli, una volta maggiorenni, avranno il diritto di conoscere i genitori biologici?
Quando una società civile si trova davanti ad un cambiamento epocale, a partire da quello culturale per poi arrivare anche a quello politico e legislativo, il cammino è lungo e difficoltoso: ma un passo alla volta e, forse, si chiariscono e si tutelano i diritti di tutte e di tutti.

 

martedì 12 febbraio 2013

Un Paese in attesa: di un governo e di un Papa

Ieri la notizia, improvvisa, clamorosa: la rinuncia al pontificato da parte di papa Benedetto XVI, a quindici giorni dalle elezioni, per un Paese che sta cercando un nuovo equilibrio, un nuovo (forse) assetto politico, sociale, culturale. 
A molti esponenti della cultura - cattolici e non, italiani e stranieri - è stato chiesto se le dimissioni dell'attuale pontefice porteranno ad una modernizzazione della Chiesa cattolica e molti hanno anche ricordato l'impegno di  Ratzinger nella difesa della qualità della vita, come ad esempio il Presidente della Commissione europea, José Manule Barroso che ha espresso "rispetto nei riguardi dell'ora compiuta dal Papa e del suo sostegno ai valori di pace e considerazione dei diritti umani".
E' anche vero, però, che questa può essere anche un'occasione grazie alla quale la Chiesa possa rivedere alcune sue posizioni riguardo a questioni cruciali quali: l'uso del preservativo per contrastare la divulgazione di malattie sessualmente trasmissibili; l'omosessualità e il riconoscimento delle coppie di fatto; la procreazione assistita e il tema dell'eutanasia in determinate condizioni; l'uso delle cellule staminali per la guarigione o la cura di altre mali. Questi sono temi di attualità che andrebbero presi in considerazione nella loro complessità. 
E sempre di ieri è un'altra notizia: la Corte dei diritti umani ha confermato una sentenza che risale al 28 agosto scorso: i giudici si sono espressi, di nuovo, contro la legge che nega a una coppia fertile - ma portatrice di una malattia genetica - di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
Rosetta Costa e Walter Pavan si erano rivolti alla giustizia europea quando, dopo aver avuto un bambino affetto da fibrosi cistica, si erano accorti di essere entrambi portatori sani di quella malattia. La coppia voleva avere altri figli, per cui decise di ricorrere alla procreazione assisitita e alla diagnosi preimpianto. Ma questa è vietata dalla legge italiana. I due coniugi si sono rivolti, quindi, alla Corte dei diritti umani, facendo ricorso, sostenendo che la normativa li andava a discriminare rispetto alle coppie sterili e a quelle in cui l'uomo ha una malattia sessualmente trasmissibile; aggungendo, inoltre, che veniva violato il loro diritto alla famiglia . 
Il governo aveva fatto un controricorso, ma ieri i giudici hanno confermato la decisione di agosto e il risarcimento che lo Stato deve corrispondere alla coppia per i danni morali. 
Ora la Legge 40 dovrà essere adeguata alla Carta europea dei diritti dell'uomo e questo, secondo i legali della coppia: "Confema l'orientamento delle Corti internazionali che avevano già condannato l'Italia con decisione all'unanimità e della Corte interamericana dei diritti dell'uomo che lo scorso dicembre aveva stabilito che l'accesso alla fecondazione assistita rientra tra i diritti umani meritevoli di tutela. Attualmente solo le coppie infertili hanno accesso a trattamenti di procreazione medicalmente assistita e possono chiedere di conoscere lo stato di salute dell'embrione. Da oggi anche a tante coppie fertili sarà possibile accedere a queste tecniche e non trasmettere gravi malattie di cui esse sono portatrici. E' stata eliminata una dolorosa discriminazione nell'accesso alle cure e il futuro Parlamento non potrà più ignorare i diritti di tante persone e dovrà cancellare la legge 40".
Un argomento - questo, come gli altri citati in precedenza - di grande importanza, che presenta sicuramente tante sfaccettature e interrogativi, ma che va incontro alla difesa di nuove, possibili esistenze.