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martedì 21 maggio 2013

Tunisia nel caos, Amina Tyler arrestata


Da due giorni la Tunisia è tornata nel caos: duri confronti tra la Polizia e i salafiti.
E' stato arrestato il portavoce del gruppo salafita, Sefeddine Rais, che - durante alcune sue partecipazioni a trasmissioni radio e televisive in merito al raduno nazionale che il gruppo Ansar al Sharia doveva tenere a Kairouan, ma che poi è stato vietato dal Ministero dell'Interno - aveva fatto dichiarazioni molto violente contro lo Stato e le forze di sicurezza. Secondo una fonte citata da Radio Shems, Rais aveva anche incitato ad uccidere poliziotti e giornalisti; il sindacato giornalisti tunisini ha, quindi, invitato i cronisti che si trovano a Kairouan ad indossare pettorine con la scritta “Press”, a muoversi in gruppo e, in caso di problemi, a chiedere aiuto alla Polizia.
A Kairouan è stata arrestata anche l'attivista del movimento “Femen”, Amina Tyler.
Amina aveva raccontato di essere stata “sequestrata” da alcuni parenti dopo la pubblicazione delle sue fotografie di protesta in topless su Facebook: poi è ritornata in pubblico - con capelli biondi e corti - per recarsi in piazza con l'intenzione di “affrontare i salafiti”. Come riferisce il sito Tunisie Numerique, la ragazza si era denudata davanti alla moschea Okba Ibn Nafaa in cui erano arressagliati numerosi salafiti, per sfidarli. Alcuni abitanti della città hanno voluto denunciare l'attivista che, insieme ad altre giovani donne del movimento, si mostra a seno nudo e scrive sul corpo frasi ad effetto per lottare contro il turismo sessuale, il sessismo e le discriminazioni sociali. 

 

mercoledì 27 marzo 2013

Il diritto del dissenso




Si può discutere sulle modalità di dissentire o di protestare, ma non del diritto di farlo.
Inna Shevchenko, Oksana Shachko, Anna Hutsol sono le cofondatrici dell'Ong femminista Femen, fondata nel 2008 in Ucraina e che oggi vede attiviste anche in Italia, Germania, Olanda, Francia, Brasile, Stati Uniti e Canada. Le donne, giovani e meno giovani, organizzano dei blitz, si mostrano a seno nudo e con scritte rosse sul corpo e gridano slogan.
Il loro nome - “femen”, appunto - significa, in latino, “coscia” e proprio il corpo è la loro unica arma per combattere la mercificazione e la denigrazione della donna in tutte le società, il turismo sessuale e ogni forma di sessismo.
La protesta delle Femen è arrivata anche in Tunisia. Ma per poco.
Perchè l'attivista che voleva lanciare il movimento anche nel Paese nordafricano, Amina, è stata raggiunta da una fatwa, ovvero è stata minacciata di morte.
19 anni, studentessa liceale, Amina aveva pubblicato sulla propria pagina Facebook alcune sue fotografie a seno scoperto con le scritte, in arabo e in inglese, “ Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno” mentre fuma una sigaretta, oppure “Fanculo la tua moralità”. La pagina del social-network ha raccolto 3700 amici, ma anche tantissimi insulti. Anche la sua famiglia non ha accettato l'atto di rivolta della ragazza, atto che in Tunisia è passibile, dal punto di vista penale, di una condanna a sei mesi di reclusione per l'accusa di “offesa al pudore”. Ma non è finita qui.
Da martedì scorso non si hanno più notizie di Amina: il cellulare è spento e risultano disattivati i suoi profili Facebook e Skype. La situazione è preoccupante se si considera che la ragazza è stata minacciata da un gruppo di salafiti i quali - tramite una dichiarazione ufficiale del predicatore integralista Adel Almi - hanno richiesto, per lei, la quarantena, la fustigazione e,infine, la lapidazione.