Riportiamo, quindi, il video del monologo, nel caso qualcuno di voi non lo abbia ascoltato, perché lo riteniamo importante.

"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
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domenica 23 febbraio 2014
L'elogio della diversità
Non vogliamo commentare il Festival di Sanremo, ma se c'è un'oasi felice tra tante inutili e insulse canzoni, quell'isola è il monologo di Luciana Littizzetto sul tema, serio, della diversità: intesa come ricchezza e come valore aggiunto. Una bellezza che va custodita e rispettata.
Riportiamo, quindi, il video del monologo, nel caso qualcuno di voi non lo abbia ascoltato, perché lo riteniamo importante.
Riportiamo, quindi, il video del monologo, nel caso qualcuno di voi non lo abbia ascoltato, perché lo riteniamo importante.
giovedì 16 gennaio 2014
Le madri della terra dei fuochi: un grido d'aiuto e di dolore
Come Associazione per i Diritti Umani ci occupiamo anche di educazione alla legalità perchè senza il rispetto per le leggi, in una società civile, non ci può essere nemmeno rispetto per se stessi e per gli altri. Il rispetto deve essere alla base di ogni gruppo umano, di ogni famiglia, di ogni comunità.
Per
questo motivo ci sentiamo in dovere, anche noi, di parlare della
terra dei fuochi, di quell'area della regione Campania in cui, negli
anni, sono state sepolte tonnellate di rifiuti e sversate sostanze
tossiche, nel silenzio e nell'indifferenza colpevole di tutti.
Ma
adesso c'è qualcuno che ha deciso, giustamente, di lanciare un
segnale di aiuto e un grido di dolore: sono le mamme dei bambini che
si sono ammalati di tumore o che hanno perso la vita. Sono le donne
che hanno deciso di scendere nelle piazze, di andare in televisione
(grande piazza virtuale) per chiedere che le istituzioni puniscano
chi ha ucciso per guadagno e che pongano fine a questo dramma che
colpisce le persone, la terra, l'ambiente.
“Mi
sono sentita offesa” ha detto Marzia, una delle donne che ha perso
il proprio figlio piccolo “quando Schiavone ha accusato la gente
della mia terra di non essersi mai ribellata alla camorra, di non
aver visto le file di camion che attraversavano le nostre terre per
sversare rifiuti tossici. Quasi come se noi, le vittime, la gente
onesta, dovessimo chiedergli scusa, chiedere scusa alla camorra che
ci ha avvelenato”. “L'inquinamento ha causato la malattia di mia
figlia? Io non lo posso dire con certezza, ma certo qui da noi stanno
succedendo cose terribili. Non possiamo continuare a stare zitti e
qualcuno ci deve una risposta” queste, invece, le parole di Pina,
mamma di Tonia una bambina di sei anni e mezzo stroncata da un
medullo blastoma.
Le
chiamano “le piramidi” quei cumuli di spazzatura imballata che
stazionano a Giuliano e nelle campagne di Napoli e dintorni; ma tutta
l'area del casertano è inquinata anche dagli effluvi che provengono
dagli inceneritori con cui si vuole smaltire la “monnezza”
accumulata però di tutto questo - e delle conseguenze terribili -
se ne parla solo da qualche settimana: le trasmissioni Servizio
pubblico, Le iene e poche
altre, alcune testate di carta stampata hanno deciso di dar voce a
queste madri-coraggio che, con dignità e fierezza, si rivolgono ai
politici e parlano dei mafiosi, senza paura perchè, probabilmente,
hanno già affrontato la paura più grande: quella di perdere i
propri figli. E lottano, queste donne, per il futuro dei figli delle
altre, per il futuro delle nuove generazioni. Per questo hanno
chiesto udienza al Presidente Giorgio Napolitano che le riceverà il
prossimo 22 gennaio.
Tonia,
Mesia, Luca, Francesco: troppi i nomi di troppe creature che non
hanno avuto la possibilità di crescere e di vivere perchè adulti
senza scrupoli hanno tolto loro il diritto alla vita e alla salute e
hanno tolto, ai genitori, il diritto alla pace.
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venerdì 12 luglio 2013
Khalid for president ! : il documentario
![]() |
Khalid Chaouki |
Khalid
for president ! ripercorre
le tappe del percorso, politico e personale, di Khalid Chaouki,
giornalista italiano di origine marocchina e primo deputato italiano
di Seconda Generazione eletto al Parlamento Italiano nelle fila del
Partito Democratico.
Il
lavoro cinematografico è stato prodotto da Babel ed è stato scritto
e diretto da Arrigo Benedetti: Khalid Chaouki, nato in Marocco nel
1983, a soli 9 anni, si trasferisce con la famiglia in Italia,
crescendo tra Parma e Raggio Emilia.
Nel
documentario Khalid racconta senza la vita politica - con la sua
elezione a deputato della XVII Legislatura della Repubblica Italiana
nella circoscrizione XX Campania 2 per il PD - ma racconta anche
della sua famiglia e dell'Islam.
Il
documentario andrà in onda questa sera, venerdì 12 luglio 2013, su
Cielo, alle ore 21.00
con
repliche fino al 18 agosto.
Abbiamo
intervistato Arrigo Benedetti
Il
documentario è stato preceduto da una sceneggiatura? Come avete
preparato il film?
Il
documentario è nato per caso. Durante la presentazione dei candidati
nuovi italiani alla sede del PD Khalid (che giá conoscevo) mi disse
che stava per cominciare la sua campagna elettorale. Prima tappa
Lampedusa. La sceneggiatura è stata scritta dai fatti dai suoi
impegni dai suoi viaggi.
Quanto
è difficile, per un nuovo italiano, essere considerato italiano?
Per
quanto possa vale la risposta di un italiano penso che sia abbastanza
difficile. Ma la cosa più paradossale è che è ancora più
difficile per quelli che sono più italiani di tutti, cioè i nuovi
italiani di seconda generazione. È più conflittuale per questi
ragazzi perché lo sentono molto di più, in modo quasi viscerale. E
rimanere sospesi in uno stato di attesa non fa sentire loro
pienamente cittadini.
Come
conciliare le due culture di appartenenza, quella italiana e quella
marocchina?
Guardate
Il documentario e le scene dove si racconta la famiglia di Khalid.
Guardate le seconde generazioni che vivono in Italia e amano il
tricolore parlano con forte accento regionale ma senza dimenticare da
dove vengono.
Qual
è il futuro dell'Italia quando si parla di immigrazione, di
inclusione e di “seconde generazioni”?
Il
futuro dell'Italia si lega al futuro dei flussi migratori di tutto il
pianeta. L'immigrazione è ancora il grande tema. Lo è nell'Unione
Europea, negli Stati Uniti. L'Italia deve affrontare l'immigrazione
con un'ottica di consapevolezza del fenomeno globale, e cercare di
reinterpretare quello che accade in una chiave nazionale, dove
l'inclusione e la partecipazione alla vita civile sono i presupposti
per poter gestire qualcosa spesso più grande di noi.
Dal
punto di vista cinematografico: sembra che, in alcuni momenti, la
cinepresa sospenda la narrazione, come a voler lasciare alcuni minuti
allo spettatore per formulare riflessioni...Quali altre scelte di
regia o di sonoro sono state fatte nel raccontare questa storia?
Sì
è vero la sospensione ha quella funzione. E i luoghi sono
fondamentali per dare allo spettatore anche un immaginario non solo
narrativo ma anche visivo. Sono luoghi simbolici. Macchina a spalla,
audio ambiente, una sorta di inseguimento del protagonista. Un
tentativo anche di lasciare alla sorpresa un ruolo importante. La
fotografia e la musica, che spesso è non musica, rende il
documentario meno giornalistico e ogni tanto quasi di finzione, anche
se tutto quello che si racconta è la realtà.
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martedì 21 maggio 2013
Tunisia nel caos, Amina Tyler arrestata
E' stato
arrestato il portavoce del gruppo salafita, Sefeddine Rais, che -
durante alcune sue partecipazioni a trasmissioni radio e televisive
in merito al raduno nazionale che il gruppo Ansar al Sharia doveva
tenere a Kairouan, ma che poi è stato vietato dal Ministero
dell'Interno - aveva fatto dichiarazioni molto violente contro lo
Stato e le forze di sicurezza. Secondo una fonte citata da Radio
Shems, Rais aveva anche incitato ad uccidere poliziotti e
giornalisti; il sindacato giornalisti tunisini ha, quindi, invitato i
cronisti che si trovano a Kairouan ad indossare pettorine con la
scritta “Press”, a muoversi in gruppo e, in caso di problemi, a
chiedere aiuto alla Polizia.
A
Kairouan è stata arrestata anche l'attivista del movimento “Femen”,
Amina Tyler.
Amina
aveva raccontato di essere stata “sequestrata” da alcuni parenti
dopo la pubblicazione delle sue fotografie di protesta in topless su
Facebook: poi è ritornata in pubblico - con capelli biondi e corti
- per recarsi in piazza con l'intenzione di “affrontare i
salafiti”. Come riferisce il sito Tunisie Numerique, la ragazza si
era denudata davanti alla moschea Okba Ibn Nafaa in cui erano
arressagliati numerosi salafiti, per sfidarli. Alcuni abitanti della
città hanno voluto denunciare l'attivista che, insieme ad altre
giovani donne del movimento, si mostra a seno nudo e scrive sul corpo
frasi ad effetto per lottare contro il turismo sessuale, il sessismo
e le discriminazioni sociali.
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