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martedì 4 giugno 2013

Cosa succede in Turchia?


Cosa sta succedendo in Turchia in questi ultimi giorni?
Succede che il Comune di Istanbul ha deciso di cancellare il Gezi Parki, l'unica zona verde nel centro cittadino, per costrure un gigantesco shopping-mall, un centro commerciale, un “non-luogo” come Gilles Deleuze definiva questi edifici dedicati allo shopping sfrenato. Succede che il progetto sia già stato approvato ma - per paradosso - non sia ancora arrivato, invece , il permesso per l'abbattimento degli alberi e così, abusivamente, gli operai abbiamo iniziato a raderli al suolo lo stesso. Succede che, venerdì 31 maggio, cinquantamila manifestanti si siano rovesciati in piazza Taksim e dintorni per contestare questo progetto urbanistico e che siano stati attaccati dalla polizia.
Comitati di cittadini, singoli, personalità politiche, sindacati, esponeneti della cultura e dello spettacolo, forze di sinistra e correnti vicine all''islamismo: per la prima volta, tutti, tanti uniti per dichiarare il proprio dissenso nei confronti di questa decisione, che riguarda un bene pubblico e, più in generale, nei confronti delle politiche conservatrici del primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, tra le quali si annoverano: la legge contro la vendita di alcolici dopo le 22 nei supermercati e la campagna di moralizzazione dei comportamenti pubblici.
La manifestazione contro la realizzazione del centro commerciale è iniziata con concerti improvvisati, danze, discorsi: un modo pacifico e democratico di esprimere, da parte dei cittadini, un parere su una decisione istituzionale. Molti hanno pronunciato frasi del tipo: “ Che il governo di dimetta”, sventolando bandiere e ritratti di Ataturk, padre della Repubblica laica moderna. Ma questa battaglia civile sta diventando sempre più politica (e manifestazioni antigovernative si stanno espandendo anche in altre città, quali Ankara e Smirne, anche grazie alla convocazione tramite i social network che erdogan ha definito “una minaccia per la società”.
La polizia ha attaccato i manifestanti di istanbul con manganelli, idranti e lacrimogeni; secondo Amnesty International ci sono stati oltre mille feriti, due morti e altri sono in pericolo di vita per ferite alla testa. Il portavoce della Ong, Riccardo Noury, ha infatti affermato: “ Pretendiamo dal Ministero della Sanità turco informazioni precise sul numero di persone rimaste ferite negli scontri e lanciamo un appello perchè ci sia uno stop nell'uso di gas lacrimogeni che sono la causa principale delle ferite riportate dai manifestanti”.
Da domenica la protesta ha cambiato registro: è diventata una protesta sonora. Le piazze e le strade di Istanbul, Ankara e Smirne sono state invase da automobilisti che hanno suonato il calcson ripetutamente, mentre sui balconi delle case le persone sbattevano pentole e coperchi. Suoni, parole, ma non la violenza. 

 

giovedì 30 maggio 2013

Approvata anche in Italia la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne


545 voti su 545: è stata approvata all'unanimità, a Montecitorio, la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Un lungo applauso ha salutato il risultato: ora l'Italia è il quinto Paese a ratificare il testo della Convenzione, dopo Montenegro, Albania, Turchia e Portogallo.
La Convenzione pone le basi per una tutela completa delle donne, intervenendo sul piano della repressione della violenza e anche su quello dell'assistenza, della sensibilizzazione culturale e dell'educazione. La Convezione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne era già stata siglata a Istanbul nel 2011. Il testo rappresenta il primo strumento internazionale, giuridicamente vincolante, che fornisce un quadro normativo completo a tutela delle donne: la Convenzione è, infatti, articolata in 81 punti e,in essa, viene sottolineato il fatto che gli Stati dovranno adottare tutte le misure legislative e di altro tipo per esercitare la “debita diligenza nel prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza commessi da soggetti non statali”. Il fine è quello di sanzionare “tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica, o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, sia nella vita privata”.
Il testo, quindi, vuole contrastare lo stupro, lo stalking, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, la violenza domestica e si prefigge di eliminare ogni forma di discriminazione, promuovendo la concreta parità tra i sessi e rafforzando l'autonomia e l'autodeterminazione delle donne. In particolare, l'articolo 5 sancisce l'obbligo degli Stati di astenersi da qualsiasi atto che costituisca una forma di violenza nei confronti delle donne e di garantire che le autorità, i funzionari, i soggetti pubblici e i medici siano specificamente formati.
E' motivo di grande soddisfazione il voto con il quale la Camera dei deputati ha approvato la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne”, così Laura Boldrini, presidente della Camera, ha annunciato l'approvazione della Convenzione e ha proseguito dicendo: “ e' stato un voto unanime espresso da un'assemblea molto partecipata. Un segnale di sensibilità dell'Istituzione, tanto più importante perchè arriva nelle ore in cui, in Calabria, viene dato l'addio all'ennesima vittima della ferocia maschile, Fabiana, la giovanissima donna che in questi due giorni di interventi molti deputati e deputate hanno voluto onorare”. Il voto di martedì, infatti, è venuto a coincidere con i funerali di Fabiana Luzzi, la ragazza di sedici anni accoltellata e poi bruciata dal fidanzato diciassettenne, a Corigliano Calabro.
Il Ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem, ha così commentato l'approvazione della Convenzione: “ ...il nostro Paese manda un segnale forte e deciso per contrastare il fenomeno del femminicidio e della violenza domestica”; ora, il testo del provvedimento passa al Senato e, in seguito, bisognerà varare la legge di attuazione della Convenzione e assicurare che abbia la copertura finanziaria necessaria per l'attuazione dei provvedimenti elencati.