Visualizzazione post con etichetta femminicidio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta femminicidio. Mostra tutti i post

lunedì 7 dicembre 2015

L’Ufficio della Schiavitù Sessuale



di Eve Ensler (da La Repubblica)

A Yanar e alle mie sorelle in Iraq e in Siria



Penso al listino del mercato delle schiave sessuali dell’ISIS in cui donne e bambine sono prezzate come il bestiame.
L’ISIS ha dovuto calmierare i prezzi per timore di un calo del mercato: 40 dollari per le donne tra i 40 e i 50 anni, 69 dollari per le trenta-quarantenni, 86 per le venti-trentenni fino a 172 per le bimbe da 1 a 9 anni. Le ultracinquantenni non compaiono neppure in lista, considerate prive di valore di mercato. Vengono gettate via come i cartoni di latte scaduti. Ma non ci si limita ad abbandonarle in qualche fetida discarica.
Prima probabilmente vengono torturate, decapitate, stuprate, poi gettate su un cumulo di cadaveri in putrefazione.
Penso al corpicino in vendita di una bambina di un anno, a un soldato trentenne corpulento, affamato di guerra e di sesso che la compra, la incarta e se la porta a casa, come un televisore nuovo. Cosa proverà o penserà scartando quella carne bambina e stuprandola con un pene delle dimensioni del suo corpicino? Penso che nel 2015 sono qui a leggere un manuale online sul modo corretto di praticare la schiavitù sessuale, con tanto di istruzioni e regole puntigliose su come trattare la propria schiava, pubblicato da un’istituzione molto ben organizzata(l’Ufficio della schiavitù sessuale) di un governo canaglia, incaricata senza alcun imbarazzo di regolamentare gli stupri, le percosse, l’acquisto e la riduzione in schiavitù delle donne. 
Cito qualche esempio tratto dal manuale: "E’ permesso percuotere la schiava come [forma di ] darb ta'deeb [percosse disciplinari], [ma ] è vietato [ricorrere alle ] darb al-takseer [letteralmente percosse massacranti], [darb] al-tashaffi [percosse allo scopo di ottenere gratificazione], oppure [darb] al-ta'dheeb [percosse come tortura]. Inoltre è proibito colpire al volto. "
Mi chiedo come facciano i burocrati dell’ISIS a distinguere i pugni, i calci e lo strangolamento inflitti a scopi disciplinari dagli atti mirati alla gratificazione sessuale. Ogniqualvolta una schiava verrà picchiata interverrà una squadra a verificare se c’è erezione?
E come faranno a stabilire cosa esattamente l’ha provocata? Certi uomini si eccitano soltanto nel momento in cui affermano il proprio potere.
E se verrà stabilito che il soldato picchia, strangola e prende a calci la sua schiava per puro piacere, in che modo sarà punito?
Lo costringeranno a restituire la schiava perdendo il deposito, a pagare una multa salata, o semplicemente dovrà pregare di più?
Penso alla facilità con cui si considera l’ISIS una mostruosa aberrazione quando in realtà è l’esito di una lunga serie ininterrotta di crimini e disordini. Le atrocità sessuali inflitte dall’ISIS si differenziano solo nella forma e nella prassi da quelle perpetrate da molti altri signori della guerra in altri conflitti. Sconvolgente e nuovo è lo sfoggio sfrontato e impudente che si fa questi crimini pubblicizzati su internet, lo sdoganamento commerciale di queste atrocità, le app in cui il sesso è usato come mezzo di reclutamento. Le azioni e la rapida proliferazione dell’ISIS non nascono dal nulla, sono frutto di un’escalation legittimata da secoli di impunità della violenza sessuale dilagante .
Mi vengono in mente le Comfort women, le prime schiave sessuali dell’era moderna, giovani donne asiatiche rapite nel fiore degli anni dall’esercito imperiale giapponese durante la seconda guerra mondiale e detenute nelle ‘stazioni di conforto’, per soddisfare le esigenze sessuali dei sodati al servizio del loro paese.
Le donne subivano anche 70 stupri al giorno. Quando, esauste, non riuscivano più a muoversi, venivano incatenate al letto e stuprate ancora come sacchi molli. A queste donne la vergogna ha tappato la bocca per quarantacinque anni e per altri venticinque hanno marciato e atteso, vigili, sotto la pioggia, chiedendo giustizia. 
Sono rimaste in poche ormai e non più tardi di un mese fa il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha perso l’ennesima occasione di fare ammenda. Penso all’inerzia, al silenzio, alla paralisi che ha bloccato e impedito le indagini e l’incriminazione nei casi di abuso sessuale ai danni delle donne musulmane, croate e serbe stuprate nei campi dell’ex Yugoslavia, delle donne e delle bambine afroamericane stuprate nelle piantagioni del Sud, delle donne e delle bambine ebree stuprate nei campi di concentramento tedeschi, delle donne e delle bambine native americane stuprate nelle riserve degli Stati Uniti. Ascolto le urla delle anime in pena delle donne e delle bambine violate in Bangladesh, Sri Lanka, Haiti, Guatemala, Filippine, Sudan, Cecenia, Nigeria, Colombia, Nepal e la lista si allunga.
Penso agli ultimi otto anni che ho trascorso nella Repubblica Democratica del Congo dove un’analoga conflagrazione di capitalismo rapace, secoli di colonialismo, guerra e violenza senza fine ha lasciato migliaia di donne e bambine prive di organi, salute mentale, famiglia o futuro.
E penso che lo stupro ormai sia un’azione reiterata. 
Penso che scrivo queste cose da vent’anni.
Ho provato a farlo con i numeri e con distacco, con passione e suppliche, con disperazione esistenziale e anche adesso, scrivendo, mi chiedo se abbiamo creato un linguaggio adatto a questo secolo che sia più potente del pianto. 
Penso che le istituzioni patriarcali non hanno saputo intervenire in maniera efficace e che le strutture come L’ONU amplificano il problema nel momento in cui le forze di pacekeeping che dovrebbero proteggere le donne e le bambine si macchiano a loro volta di stupri. 
Penso all’operazione Shock and Awe (colpisci e terrorizza)e a come ha contribuito a scatenare questa, che potremmo definire Stupra e decapita.
Quando noi cittadini, a milioni, in tutto il mondo, manifestavamo contro la guerra inutile e immorale in Iraq restando inascoltati , eravamo perfettamente consapevoli del dolore, dell’umiliazione e dell’oscurità che avrebbero generato quei letali 3000 missili Tomahawk americani. 
Penso al fondamentalismo religioso a Dio padre, a quante donne sono state stuprate in suo nome , a quante massacrate e assassinate.
Penso al concetto di stupro come preghiera e alla teologia dello stupro, alla religione dello stupro.
Penso che è una delle maggiori religioni mondiali, in crescita con centinaia di conversioni al giorno, dato che un miliardo di donne nella sua vita subirà percosse o uno stupro (dati ONU). Penso alla velocità folle a cui si moltiplicano nuovi e grotteschi metodi per mercificare e profanare i corpi delle donne in un sistema in cui ciò che più è vivo, sia esso la terra o le donne, deve essere ridotto a oggetto e annichilito per aumentare i consumi, la crescita e l’amnesia. Penso alle migliaia di giovani occidentali, uomini e donne, tra i 15 e i 20 anni, che si sono arruolati nell’ISIS.
In cerca di cosa, in fuga da cosa? Povertà, alienazione, islamofobia, desiderio di avere un senso e un obiettivo? Penso a quello che mi ha detto mia sorella, attivista, in una conversazione su Skype da Baghdad questa settimana: “L’Isis è un virus e l’unica cosa da fare con i virus è sterminarli.” Mi chiedo come si stermina una mentalità, come si bombarda un paradigma, come si fanno saltare la misoginia, il capitalismo, l’imperialismo e il fondamentalismo religioso. Penso, o forse non riesco a pensare, prigioniera come sono della confusione mentale imperante in questo secolo. Sono consapevole da un lato che l’unico modo per andare avanti è riscrivere da zero la storia attuale, procedere a un esame collettivo approfondito e ponderato delle cause che stanno alla base delle varie violenze in tutte le loro componenti economiche, psicologiche, razziali, patriarcali, che richiedono tempo e contemporaneamente so che, in questo preciso istante, tremila donne yazide subiscono percosse, stupri e torture. 
Penso alle donne, alle migliaia di donne che in tutto il mondo hanno operato senza pausa per anni e anni, esaurendo ogni fibra del loro essere per denunciare lo stupro, per porre fine a questa patologia di violenza e odio nei nostri confronti , e la razionalità , la pazienza, l’empatia, la mole della ricerca, le cifre che mostriamo, le sopravvissute che curiamo, le storie che ascoltiamo, le figlie che seppelliamo, il cancro di cui ci ammaliamo non contano, la guerra contro di noi infuria ogni giorno più metodica, più sfacciata, brutale, psicotica.
Penso che L’ISIS come l’aumento del livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai, le temperature assassine sia forse il segnale che per le donne si approssima lo scontro finale. E’ giunta l’ora in cui secoli eterni di rabbia femminile si fondano in un’ impetuosa forza vulcanica, scatenando la furia globale della vagina delle divinità femminili Kali, Oya, Pele, Mama Wati, Hera, Durga, Inanna e Ixchel, lasciando che sia la nostra ira a guidarci. Penso alla cantante folk yazida Xate Zhangali che dopo aver visto le teste delle sue sorelle penzolare dai pali nella piazza del suo villaggio ha chiesto al governo curdo di armare e addestrare le donne e alle Sun Girls, la milizia femminile da lei creata, che combatte l’ISIS sulle montagne del Sinjar. E in questo momento, dopo anni di attivismo contro la violenza, sogno che migliaia di casse di ak47, cadano dal cielo sui villaggi, i centri, le fattorie e le terre delle donne, questi guerrieri con il seno che insorgono combattendo per la vita. Sono arrivata così a pensare all’amore, a come il fallimento di questo secolo sia un fallimento dell’amore.
Cosa siamo chiamati a fare, di che cosa siamo fatti tutti noi che siamo in vita su questo pianeta oggi.
Che tipo di amore serve, quanto deve essere profondo, intenso e bruciante. Non un amore ingenuo sentimentale neoliberale, ma un amore ossessivamente altruista.
Un amore che sconfigga i sistemi basati sullo sfruttamento di molti a vantaggio di pochi.
Un amore che trasformi il nostro disgusto passivo di fronte ai crimini contro le donne e l’umanità in una resistenza collettiva inarrestabile.
Un amore che veneri il mistero e dissolva la gerarchia.
Un amore che trovi valore nella connessione e non nella competizione tra noi.
Un amore che ci faccia aprire le braccia ai profughi in fuga invece di costruire muri per tenerli fuori, bersagliarli con i lacrimogeni o rimuovere i loro colpi enfiati dalle nostre spiagge.
Un amore che bruci di fiamma viva tanto da pervadere il nostro torpore, squagliare i nostri muri, accendere la nostra immaginazione e motivarci a uscire infine, liberi, da questa storia di morte.
Un amore che ci dia la scossa, spingendoci a dare la nostra vita per la vita, se necessario.
Chi saranno i coraggiosi, furibondi, visionari autori del nostro manuale di amore rivoluzionario?





Se vi è piaciuto il post, condividetelo!
If you like it, share it!


mercoledì 25 novembre 2015

EVE ENSLER: un saggio, un testo profondo che parla di donne e di violenza (e molto altro)


 






di Monica Macchi



Ora la lotta è tra le persone che devastano il pianeta,

saccheggiandone le risorse,

e noi




Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi della vagina”1, che dal 1996 è stato tradotto in 50 lingue e rappresentato in 150 paesi (ha appena debuttato in India e a Cuba). Ogni anno viene attualizzato con un nuovo monologo sulle violenze contro le donne in ogni parte del mondo: una delle più rappresentate è My Vagina Was My Village, monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia. Da queste pièce teatrali è nato il movimento globale V-Day, per la difesa dei diritti delle donne: 189 Paesi, oltre 70 città in Italia, 13mila organizzazioni femminili e femministe coinvolte oltre a singole personalità come Vandana Shiva e il Dalai Lama.

Dal 14 gennaio 2012 dopo aver letto una statistica secondo cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà oggetto di percosse o stupro nel corso della sua vita ha lanciato la campagna One Billion Rising in cui le attiviste e gli attivisti danzano come strumento creativo per mostrare sdegno e assumersi le proprie responsabilità e favorire una nuova presa di coscienza, una presa di coscienza che opponga resistenza alla violenza finché questa non diventerà inconcepibile. 


Lo scorso 13 settembre Eve Ensler era a Milano al Teatro Elfo-Puccini in un incontro pubblico con Lella Costa per presentare il suo ultimo libro “Nel corpo del mondo” in cui racconta la sua esperienza con la malattia, un tumore all’utero e la riappropriazione del proprio corpo rispetto alle mutilazioni fisiche e psicologiche. In particolare rivendica una maternità non stereotipata che va al di là degli organi di procreazione, ma intesa come cura nei confronti di perone che si scelgono e con cui si creano dei legami. Ed Eve ha scelto le donne di Bukavu, in Congo con cui ha creato la Città della Gioia, un luogo condiviso in cui donne, molte delle quali analfabete e sopravvissute a stupri e torture, esorcizzano i traumi attraverso l’arte, la danza e corsi di autodifesa mentre diventano catalizzatrici di un radicale cambiamento sociale seguendo corsi professionali, di agricoltura e di uso del computer per poi istruire altre donne nei villaggi. Il cancro diventa così una metafora della società capitalistica senza alcuna attenzione né all’ambiente né alle persone: legare la nostra lotta a quella degli altri contro una società consumistica e sprecona è l’unico modo per ribaltare la gerarchia e la violenza.



Il numero, in Italia, per denunciare violenze e stalking: 1522

1
La traduzione italiana del testo è disponibile in edizione Il Saggiatore e Marco Tropea

venerdì 25 settembre 2015

Per Donatella Colasanti e tutte le donne vittime di violenza


Si chiamava Donatella come me”




di Monica Macchi

Dedicato a Donatella, a Rosaria, Mariacarmela, Valentina

e a tutte le donne vittime di violenza”




Battiamoci per la verità

Donatella Colasanti







29 settembre 1975: Rosaria Lopez e Donatella Colasanti arrivano con Gianni Guido e Angelo Izzo a Villa Moresca a San Felice Circeo, di proprietà della famiglia di Andrea Ghira che li raggiungerà poco dopo. Le due ragazze vengono rinchiuse in bagno, drogate, torturate, seviziate, violentate in un crescendo di odio sia misogino che classista. Dopo diverse ore, Rosaria viene annegata nella vasca da bagno e Donatella riesce a sopravvivere fingendosi morta. La sera successiva i tre ragazzi, giovani neofascisti della “Roma bene”, caricano le due ragazze nel baule dell’automobile, tornano in città e vanno a mangiare in trattoria. Un metronotte sente le urla di Donatella dall’auto parcheggiata in via Pola e nel giro di poche ore Izzo e Guido vengono arrestati (Izzo è stato fotografato mentre esibisce spavaldamente le manette ai polsi, sorridendo), mentre Ghira, grazie a una soffiata, non verrà mai catturato e si dice che sia morto in Spagna anche se l’identità della salma non è mai stata affermata in maniera incontrovertibile. La Colasanti ha seguito tutte le fasi del processo che ha dato un contributo fondamentale nella formulazione della nuova legge contro lo stupro che viene ora considerato un reato contro la persona e non più contro la morale e nel 2005 muore a soli 47 anni per un tumore al seno.



26 settembre alle 20,30 e 27 alle 19,00 presso il Csoa Spartaco di via Selinunte a Roma, va in scena “Si chiamava Donatella come me”, uno spettacolo teatrale di Donatella Mei, che si è sempre occupata di storie di donne (nel 2013 scrive “Desdemona, Ofelia, Giulietta e le altre (ovvero se Shakespeare fosse stato femminista)” e nel 2015 la trilogia su Dora Maar, Tina Modotti e Camille Claudel). Uno spettacolo di denuncia a livello personale e politico ed insieme una riflessione sui meccanismi relazionali fra uomini e donne ma soprattutto un viaggio nell’anima della protagonista in cui ogni tappa è scandita dalla storia giudiziaria e dal destino diverso e paradossale dei tre colpevoli. Uno spettacolo tragicamente attuale.


lunedì 17 agosto 2015

Uomini e donne: una relazione costruttiva è possibile




Eccovi l'interessantissimo incontro con la giornalista e scrittrice Monica Lanfranco organizzato dall'Associazione per i Diritti Umani per la nostra manifestazione "D(i)RITTI al CENTRO!".
Si parla di violenza contro le donne, relazioni di genere, sesso e virilità e di molto altro, partendo dal saggio "Uomini che (odiano) amano le donne" per MAREA edizioni.



domenica 19 aprile 2015

Uomini e donne: la violenza, le pari opportunità. Parla Monica Lanfranco



Nell'ambito della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO!” abbiamo avuto il piacere di ospitare la giornalista e scrittrice Monica Lanfranco con la quale abbiamo parlato di violenza sulle donne, di relazioni di genere, di società e di molto altro, partendo dal saggio intitolato Uomini che (odiano) amano le donne, edito da Marea.



Vi proponiamo il video dell'interessantissimo incontro e ringraziamo Monica Lanfranco e il Centro Asteria.






Ricordiamo che i video di tutte le nostre iniziative sono anche disponbili sul canale YOUTUBE dell'Associazione per i Diritti Umani e che organizziamo questi incontri con gli autori e gli esperti di materia anche per le scuole medie inferiori / superiori e per le università.



Potete scriverci alla mail: peridirittiumani.com oppure consultare il sito: www.peridirittiumani.com

martedì 13 gennaio 2015

Violenza domestica: la paura di denunciare



L'Associazione per i Diritti Umani di Milano
 
presenta




D(i)RITTI AL CENTRO”

VIOLENZA DOMESTICA, LA DIFFICOLTA’ DI DENUNCIARE

Alla presenza di DIANA BATTAGGIA (curatrice dello spettacolo teatrale tratto dal libro) e di ILEANA ZACCHETTI (una delle autrici e testimone diretta)


 
 

MERCOLEDI' 21 GENNAIO

ore 19.00

presso

BISTRO' DEL TEMPO RITROVATO

Via Foppa, 4 (MM Sant'Agostino) MILANO

Milano 12/01/2015 - L’Associazione per i Diritti Umani presentala seconda edizione della manifestazione “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, disabilità.

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani - attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice - vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.



In questo incontro dal titolo “Violenza domestica, la difficoltà di denunciare” si affronta il tema della violenza contro le donne attraverso il libro QUESTO NON E' AMORE. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne, edito da Marsilio, a cura delle giornaliste de La 27ORA e l’intervista/scambio/dibattito con DIANA BATTAGGIA, curatrice dello spettacolo teatrale tratto dal libro e di ILEANA ZACCHETTI, una delle autrici e testimone diretta.



IL LIBRO:

Perchè le donne maltrattate da uomini a loro molto vicini (mariti, compagni, conviventi) non denunciano? In che modo i figli di queste donne vengono coinvolti da tali situazioni? E' importante avviare percorsi di recupero? Queste e molte altre sono le riflessioni proposte dal testo. Ogni storia ha una sua “chiave” che trattiene o libera la donna che la racconta.



LE AUTRICI:

La 27ma Ora è un blog curato da giornaliste del Corriere delle sera che si occupano di tematiche sociali attraverso le proprie esperienze personali e professionali, esperienze diverse e ricche di idee, ma sempre nell'ottica di un' “inchiesta condivisa”.







venerdì 2 gennaio 2015

Violenza contro le donne: Chiamarlo amore non si può




Un incontro importante e serio: una raccolta di racconti sulla violenza contro le donne, alla presenza di alcune autrici: Fulvia Degl'Innocenti, Elena Peduzzi e Chiara Segre, edito dalla casa editrice MammeOnline. Il titolo del libro: Chiamarlo amore non si può.

Un'occasione per riflettere sulla violenza fisica e psicologica, sui motivi che inducono troppe donne a subirla; per riflettere anche su come si è arrivati al femminicidio e sul perchè gli uomini si comportano così nei confronti di chi li ama e li aveva scelti come compagni di vita.

Ringraziamo le autrici e il Bistrò del tempo ritrovato per aver accolto l'iniziativa organizzata dall'Associazione per i Diritti Umani nell'ambito della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO!”.


 
 
Se apprezzate il nostro lavoro e volete aiutarci, potete fare una piccola donazione, anche di due euro: in alto a destra sulla homepage trovate la scritta “Sostienici”. Cliccate e potrete fare la vostra donazione con Paypall o bonifico. Facile e sicurissimo. GRAZIE!




martedì 18 novembre 2014

Dire BASTA alla violenza sulle donne


Associazione per i Diritti Umani

PRESENTA



DiRITTI AL CENTRO
Dire BASTA al femminicidio

Incontro sul tema del femminicidio.

Presentazione della raccolta di racconti dal titolo “CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'”



MERCOLEDI' 19 NOVEMBRE

ore 19.00

presso

BISTRO DEL TEMPO RITROVATO (Via Foppa, 4 MM Sant'Agostino - Milano)


L’Associazione per i Diritti Umani presenta il decimo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, disabilità.

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vice presidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri

In questo incontro dal titolo “Dire BASTA al femminicidio” si affronta il tema, purtroppo, molto attuale, della violenza sulle donne e lo farà attraverso la presentazione della raccolta di racconti, rivolta agli adulti e ai più giovani, intitolata “CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'” alla presenza di alcune autrici.

Durante la serata saranno proiettate anche alcune vignette, sull'argomento, del illustratore e satirista CORVOROSSO tratte dalla mostra “ Ti amo troppo...No al silenzio! Basta violenza sulle donne”.
 
 


domenica 26 ottobre 2014

Donne di sabbia


Cari lettori, vi giriamo questa comunicazione che ci riteniamo interessante.





Da diversi anni il gruppo teatrale Donne di sabbia aderisce al Tavolo torinese per le Madri di Ciudad Juárez. Partendo dal femminicidio che si consuma in questa città messicana, il Tavolo si interessa anche del tragico fenomeno dei migranti centroamericani che attraversano il Messico per raggiungere la frontiera con gli Stati Uniti. Durante il tragitto i migranti subiscono le violenze di gruppi criminali che trovano in questa tratta di esseri umani una nuova fonte di reddito. Dal deserto messicano al Mediterraneo il problema dei migranti pone degli interrogativi ma anche la necessità di "non ripetere errori di sottovalutazione di fenomeni che ci paiono lontani ma che sono drammaticamente dietro l'uscio di casa".





E' così nata l'idea della Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia (che, partendo da Lampedusa risalirà la penisola italiana per arrivare a Torino, dal 23 novembre al 6 dicembre) in solidarietà con la Caravana de Madres Centroamericanas buscando a sus migrantes desaparecidos (che si svolgerà in Messico nello stesso periodo).






Per i dettagli sulla Carovana vi invito a visitare:




Web
http://www.carovanemigranti.org/



Facebook
https://www.facebook.com/carovanemigranti



Twitter
CarovaneMigranti (@CMigranti) | Twitter



 


Donne di sabbia



www.donnedisabbia.com

martedì 10 giugno 2014

Donne, vittime sacrificali



Di Meriam abbiamo già parlato in un precedente articolo, ma vogliamo continuare a tenere accesi i riflettori su di lei perchè, come molte altre, è un simbolo: simbolo dell'ottusità culturale e politica, di una mentalità opportunista e retrogada. Meriam Yahya Ibrahim Ishaq, ha 28 anni ed è già madre di due figli, l'ultimo partorito in carcere e senza assistenza perchè lei, figlia di una donna etiope ortodossa e di padre musulmano, si è sposata con un uomo di religione cristiana. Questa storia si svolge in Sudan e il giudice di Khartoum ha deciso di applicare contro la giovane donna la sharia con l'accusa di apostasia, nonostante la costituzione del Paese africano sancisca, dal 2005, la garanzia dei diritti umani tra cui quello della libertà di culto. E così Meriam è stata condannata a morte anche se pare che il governo sudanese stia facendo un passo indietro dopo la mobilitazione della diplomazia internazionale. Anche il Presidente Giorgio Napolitano ha auspicato una revisione della sentenza sul caso di Meriam.  


Rimane, invece, il rammarico per non aver potuto salvare le ragazze indiane, stuprate e poi impiccate ad un albero: avevano tra i 14 e i 16 anni. Nei giorni scorsi sono stati arrestati cinque uomini, ma in prima battuta la Polizia non aveva seguito il caso con attenzione perchè le adolescenti appartenevano alla casta dei “dalit”, dei paria, e quindi non erano degne di considerazione. A distanza di pochi giorni, e sempre nello Stato dell'Uttar Pradesh, un'altra vittima di uno stupro di gruppo, poi appesa ai rami di un albero: sembra che il motivo sia da cercare in un mancato matrimonio tra la vittima e il figlio di un suo vicino di casa. Nel Nord del continente, una donna di 35 anni ha tentato di ribellarsi ad una violenza carnale ed è stata uccisa dai suoi assalitori. Era spostata e madre di cinque figli.

Non dimentichiamoci delle nostre sorelle nigeriane, ancora in mano al gruppo estremista di Boko Haram (anche di loro abbiamo parlato in un altro articolo): a fine maggio, precisamente il giorno 27, il capo di Stato maggiore della Difesa, Alex Badeh, aveva annunciato di sapere dove siano tenute sequestrate e non aveva aggiunto altro per non inficiare l'operazione che, secondo il militare, le riporterà a casa. 


Continua, infine, la strage di donne italiane: con un brutto neologismo, si parla ogni giorno di “femminicidio”. E, che si tratti di Paesi ricchi o di quelli poveri, la violenza contro le donne si annida nella crisi esistenziale dell'uomo (che ha perso la propria identità e la propria umanità) e nella crisi dei valori fondamentali (il rispetto per la vita prima di tutto); affonda le radici in una cultura e in una mentalità maschiliste e prevaricatrici. Ma non riguarda solo le donne colpite e uccise – e spesso i loro figli – ma tutta la società civile perchè in ogni donna c'è un potenziale di vita. E perchè le donne sono nutrimento e cura.

venerdì 14 febbraio 2014

Dire NO al femminicidio

Oggi, 14 febbraio, non è San valentino, la festa sdolcinata e commerciale degli "innamorati". Oggi, 14 febbraio, è la Giornata Mondiale contro il femminicidio.
Ancora qualche ora per questa ricorrenza, ma dire NO alla violenza, di qualunque tipo, nei confronti delle donne deve essere assodato nei fatti prima che nelle parole.
Quindi: poche parole e tanta solidarietà e aiuto concreto a chi è stata vittima e a chi ancora lo è.



mercoledì 16 ottobre 2013

La legge contro il femminicidio



Dodici storie differenti, stessa tragica conclusione. Ha debuttato, il 7 ottobre, al teatro Lo Spazio di Roma, lo spettacolo ‘Storie di donne morte ammazzate‘, testi di Betta Cianchini, per la regia di Alessandro Machìa, una maratona teatrale per raccontare la violenza domestica “subita dalla donne, perpetrata dagli uomini e assistita dai minori”. Sette giorni di spettacoli che si sono conclusi il 13 ottobre, con la prima Notte rossa italiana contro il femminicidio ideata insieme all'associazione Punto D, impegnata nel contrasto alla violenza di genere.
Una enorme campagna di sensibilizzazione messa in atto in tutta Italia e che ha contribuito a far approvare, dalla Camera dei deputati, il decreto contro il femminicidio che è diventato legge, passando in Senato con 143 voti favorevoli, 3 contrari e nessun astenuto.
Il decreto n.93 su violenza di genere e sicurezza contiene 5 articoli, su 11, rivolti proprio al contrasto del femminicidio. Queste alcune disposizioni: l'allontanemento urgente, di chi è colto in flagranza, dalla casa familiare o dai luoghi abitulamente frequentati dalla persona vittima di stalking; gli stalker potranno essere intercettati e sottoposti all'uso del braccialetto elettronico; i dati, forniti dalle donne alle forze dell'ordine, nella prima fase del procedimento, saranno coperti per evitare ritorsioni; viene introdotto anche un permesso di soggiorno speciale per le donne straniere, vittime di violenza domestica.

Nel testo di legge, inoltre, vengono introdotte tre nuove tipologie di aggravanti: quando la violenza è rivolta ai danni del coniuge, anche se separato o divorziato, e anche nei confronti dei patner non conviventi; quando la violenza è commessa nei confronti di donne in stato di gravidanza; e, infine, quando è commessa di fronte a minori di 18 anni.
Per contrastare le intimidazioni è previsto che la denuncia sia irrevocabile per le minacce gravi e reiterate, revocabile in caso di reati meno gravi.
Per quanto riguarda la prevenzione, gli stalker, in alcuni casi, potranno essere presi in cura dai consultori familiari, dai servizi di salute mentale e dai servizi per le dipendenze (Sert).
Queste le novità e le disposizioni: bisognerà capire come e quando poterle applicare e vederne i risultati. Una legge, in ogni caso, necessaria.


Altre iniziative a Milano 15 - 20 ottobre

Femminile al Plurale

MARTEDI’ 15
Palazzo Isimbardi - Sala Affreschi - Corso Monforte 35
Ore 11.00 - Femminile al Plurale – presentazione della “open platform always on” e dell’iniziativa culturale e di solidarietà

A SEGUIRE
Maura Savini  “
Il segno della bellezza” Guida lungo la parola chiave dell’edizione 2013 di Femminile al Plurale con l’artista Maura Savini
AFOL MODA Bauer presentazione del “
Progetto Malawi | Road to Malawi”
Ore 15.00 - Proiezione del documentario Se potessimo cambiare il finale (2006 - 48’) di Alessandra Speciale e Minnie Ferrara, prodotto da Provincia di Milano (2006)
Ore 16.00 - TALK SHOW:Io non ho paura - Strategie e diritti per prevenire e contrastare la violenza di generea cura di Provincia di Milano, SOS Stalking, alfemminile.com, UILTuCS, HwNews.it | webstreaming
In apertura proiezione del cortometraggio “Forbici (2013- 3’22’’) di Maria Di RazzaMODERA: Laura Costa, Giornalista


INTERVENGONO:
Cristina Stancari – Ass. alle Politiche giovanili e Pari Opportunità della Provincia di MilanoProf.ssa Farina – Università Bicocca – Progetto Osservatorio Permanente sulla violenza di genere della Provincia di MilanoAvv. Lorenzo Puglisi – SOS Stalking | alfemminile.comIvana Veronese - Segretaria Nazionale UILTUCS, Resp. Politiche di GenereDr.ssa Carolina Pellegrini - Consigliera Regionale di ParitàPaolo Giovanni Del Nero - Ass. allo Sviluppo economico, Formazione e Lavoro della Provincia di Milano


MERCOLEDI' 16
Palazzo Isimbardi - Sala Consiglio – Corso Monforte 35
ore 17.00 - CONVEGNO Voglio un figlio – PMA: Specialisti a confronto


Il desiderio di un figlio, tra età materna in aumento e leggi che cambiano: specialisti ed esperti si confrontano sul tema dell'infertilita e delle sue cure.
A cura di SOS Infertilità/Consultorio Web, Provincia di Milano, in collaborazione con Portale della Salute | webstreaming
GIOVEDI’ 17
Auditorium Corridoni - SALA LATERALE – Via Corridoni 16
ore 18.00 - “Donne, diritti e cittadinanza - Per uno sguardo interdisciplinare - Laboratorio a cura di Gina Annunziata

Gogol’Ostello – Via Chieti 1
ore 19.30 - Femminile al Plurale: presentazione del progetto e della “open platform always on

A SEGUIRE
Il coraggio di svelarsi – Storytelling sul laboratorio di maschere tenuto con le detenute di San Vittore da Liliana Oliveri Ass. Diamo voce a chi non ha voce
VENERDI’ 18
Auditorium GALDUS – Via Pompeo Leoni 2
ore 11.30 – 12.30 - “Story lines”, incontro con Roberto R. Franchi
Auditorium Corridoni - SALA LATERALE – Via Corridoni 16
ore 18.30 TALK SHOW “Coppia in salute ? Territori di incontro - scontro - crescita nella dimensione intima di donna e uomo.
CONDUCE Laura Costa, Giornalista
SABATO 19
IKEA STORE – Carugate e Corsico
Corsico dalle 11 alle 15 e dalle 15 alle 19
Carugate dalle 11 alle 15 e dalle 15 alle 19Punto informativo interattivo a cura di Femminile al Plurale e Provincia di Milano. Il progetto, il Digital Engagement Event e la piattaforma partecipativa; i servizi e la presenza sul territorio di Provincia di Milano a favore delle donne.
DOMENICA 20
Gogol’Ostello – Via Chieti 1
ore 12 - BRUNCH con Femminile al PluraleFotografando “L’azzurro del cielo – con l’autore Roberto R. Franchi

A SEGUIRE
ore 15 - Storytelling sulle donne “cantastorie” del Bengala Occidentale, le Singing Women del West Bengal, a cura di Urmila Chakraborty
IKEA STORE – Carugate e Corsico
Corsico dalle 15 alle 19
Carugate dalle 15 alle 19Punto informativo interattivo a cura di Femminile al Plurale e Provincia di Milano. Il progetto, il Digital Engagement Event e la piattaforma partecipativa; i servizi e la presenza sul territorio di Provincia di Milano a favore delle donne.


giovedì 30 maggio 2013

Approvata anche in Italia la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne


545 voti su 545: è stata approvata all'unanimità, a Montecitorio, la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Un lungo applauso ha salutato il risultato: ora l'Italia è il quinto Paese a ratificare il testo della Convenzione, dopo Montenegro, Albania, Turchia e Portogallo.
La Convenzione pone le basi per una tutela completa delle donne, intervenendo sul piano della repressione della violenza e anche su quello dell'assistenza, della sensibilizzazione culturale e dell'educazione. La Convezione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne era già stata siglata a Istanbul nel 2011. Il testo rappresenta il primo strumento internazionale, giuridicamente vincolante, che fornisce un quadro normativo completo a tutela delle donne: la Convenzione è, infatti, articolata in 81 punti e,in essa, viene sottolineato il fatto che gli Stati dovranno adottare tutte le misure legislative e di altro tipo per esercitare la “debita diligenza nel prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza commessi da soggetti non statali”. Il fine è quello di sanzionare “tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica, o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, sia nella vita privata”.
Il testo, quindi, vuole contrastare lo stupro, lo stalking, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, la violenza domestica e si prefigge di eliminare ogni forma di discriminazione, promuovendo la concreta parità tra i sessi e rafforzando l'autonomia e l'autodeterminazione delle donne. In particolare, l'articolo 5 sancisce l'obbligo degli Stati di astenersi da qualsiasi atto che costituisca una forma di violenza nei confronti delle donne e di garantire che le autorità, i funzionari, i soggetti pubblici e i medici siano specificamente formati.
E' motivo di grande soddisfazione il voto con il quale la Camera dei deputati ha approvato la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne”, così Laura Boldrini, presidente della Camera, ha annunciato l'approvazione della Convenzione e ha proseguito dicendo: “ e' stato un voto unanime espresso da un'assemblea molto partecipata. Un segnale di sensibilità dell'Istituzione, tanto più importante perchè arriva nelle ore in cui, in Calabria, viene dato l'addio all'ennesima vittima della ferocia maschile, Fabiana, la giovanissima donna che in questi due giorni di interventi molti deputati e deputate hanno voluto onorare”. Il voto di martedì, infatti, è venuto a coincidere con i funerali di Fabiana Luzzi, la ragazza di sedici anni accoltellata e poi bruciata dal fidanzato diciassettenne, a Corigliano Calabro.
Il Ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem, ha così commentato l'approvazione della Convenzione: “ ...il nostro Paese manda un segnale forte e deciso per contrastare il fenomeno del femminicidio e della violenza domestica”; ora, il testo del provvedimento passa al Senato e, in seguito, bisognerà varare la legge di attuazione della Convenzione e assicurare che abbia la copertura finanziaria necessaria per l'attuazione dei provvedimenti elencati.

venerdì 25 gennaio 2013

Ferite a morte: il teatro per riflettere sulla violenza contro le donne

La violenza sulle donne è divenato, purtroppo, un fenomeno vastissimo all'estero (come in Messico, ad esempio) e anche in Italia, come conferma la cronaca quotidiana.
Maura Misiti - demografa al Cnr - sostiene che nel nostro Paese: " nonostante il lavoro dell'Istat sulla violenza femminile, è impossibile sapere quante donne vengano realmente uccise in quanto donne, perchè l'unica fonte che abbiamo sono solo le notizie di conaca. una base assolutamente non scientifica...Non c'è ancora un'aggravante specifica e le istituzioni, come le forze dell'ordine, non sono abbastanza sensibilizzate sul tema". 
Le Nazioni Unite hanno ripreso l'Italia, stigmatizzando proprio l'indifferenza istituzionale al fenomeno. E il Comitato CEDAW ha stilato un rapporto in cui si registra la scarsa attenzione ai centri antiviolenza che operano sul territorio, il persistere di una rappresentazione stereotipata e svilente delle donne e un'informazione che racconta in maniera obsoleta e superficiale la violenza che subiscono.

Dallo scorso mese di novembre - con debutto a Palermo - Serena Dandini porta sulla scena dei teatri italiani  uno spettacolo intitolato Ferite a morte, scritto proprio in collaborazione con la Dott.ssa Maura Misiti e che diventerà un libro, edito da Rizzoli.
Mogli, ex fidanzate, compagne, amanti che non ci sono più, raccontano la propria storia attraverso le voci di alcune di altre donne: scrittrici, giornaliste, donne dello spettacolo e della politica. Angela Finocchiaro, Lella Costa, Geppi Cuccciari, Lorella zanardo, Concita De Gregorio, per citarne solo alcune. 
La violenza sulle donne - ha spiegato la Dandini - "è un fenomeno trasversale che colpisce non solo il sud, ma anche il nord, la borghesia e i ceti medi, la destra e la sinistra. Anche gli uomini devono fare un'esame di coscienza perchè solo insieme ne potremo uscire".
Per questo, un altro importante obiettivo che si pone lo spettacolo, è quello di fare una campagna di sensibilizzazione sull'argomento anche nelle scuole.
Per chi volesse seguire lo spettacolo, aderire all'iniziativa, avere altre informazioni: si può consultare anche il sito dell'associazione Noi no : www.noino.org

Oppure si può aderire alla Convenzione "NO MORE!".
 

mercoledì 9 gennaio 2013

La protesta delle donne indiane contro la violenza






L'ultima notizia, data anche dalla stampa occidentale, risale al 16 dicembre scorso, ma chissà quante altre donne, ragazze e bambine sono state ancora vittime della violenza maschile, in India.
Il caso eclatante di dicembre riguarda Aisa, torturata e violentata su un autobus a New Delhi. Aisa aveva 23 anni, era una studentessa; è deceduta, dopo poco, in ospedale.
Un'inchiesta recente ha confermato al continente indiano l'amaro primato di essere il Paese in cui la condizione femminile è la peggiore: negli ultimi quattro decenni gli stupri sono aumentati del 900%. In un Paese vasto in cui, soprattutto nei villaggi, vige ancora una mentalità arcaica e patriarcale, le donne non denunciano le violenze per paura di ulteriori ritorsioni, ma anche per vergogna e senso del disonore; si moltiplicano i casi di infanticidio per malnutrizione o mancanza di cure sanitarie solo in quanto "femmine"; tante bambine vengono date in matrimonio a uomini molto più grandi di loro.
Ma in seguito al fatto grave di Aisa molte donne, nei primi giorni di questo nuovo anno, sono scese in piazza a urlare contro questo clima di violenza. Insieme a loro  si è aggunta la voce anche di tanti uomini e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha offerto al governo indiano un aiuto per tutte le organizzazioni, pubbliche e private, che in India, cercano di arginare il femminicidio. 
E' anche vero, però, che nel distretto di Pondicherry, una delle misure proposte dal governo è quella di far indossare alle studentesse un soprabito...Questa è la situazione attuale in India, ma purtroppo, il fenomeno del femminicidio (termine coniato da poco) riguarda anche altri Paesi e riguarda anche gli italiani. E noi torneremo su questo argomento.