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mercoledì 11 settembre 2013

Percorsi di memoria: CILE 1973-2013


11 settembre: una data difficile. Per l'attentato alle Torri gemelle di New York nel 2001. Ma non solo.
Esattamente quarant'anni fa i corpi speciali dell'esercito cileno, comandati dal generale Augusto Pinochet, destiuirono il governo di Salvador Allende. Un colpo di Stato militare che portò all'uccisione del presidente Allende e di 50.000 militanti del movimento operaio, e poi lavoratori e studenti, persone comuni. Da allora si instaurò nel Paese una sanguinosa dittatura a cui fecero eco altre in molti Stati sudamericani.
La mostra del cinema di Venezia, alla sua 70ma edizione, ha voluto rendere omaggio al Cile con due opere presentate nella sezione “Settimana della critica” di due registi, entrambi di un cognome molto diffuso: Sepúlveda.
Sebastiàn Sepúlveda, nel suo Las Niñas Quispe, racconta la quotidianità di Justa, Lucia e Luciana, tre sorelle che vivono di pastorizia sull'altopiano. Un visitatore porta loro la notizia dell'inserimento di una nuova legge che sconvolgerà del tutto la loro esistenza, un'esistenza fatta di gesti ripetuti e di lavoro duro, nel vento e nel freddo, ma che rassicura e garantisce stabilità. Donne segnate dalla fatica fisica, silenziose e tenaci. Coraggiose fino all'ultimo, quando faranno la scelta estrema e più difficile. Siamo nel 1974 quando tutti, in città come nelle ande, erano costretti a scegliere tra la libertà e la rassegnazione.
Il silenzio appartiene anche a Ximena, la protagonista del film di Moisès Sepúlveda, intitolato Las analfabetas, tratto dall'omonima pièce teatrale scritta da Pablo Paredes

(cosceneggiatore del film). Ximena ha cinquant'anni, ma non sa né leggere e né scrivere e questo, per lei, è un handicap che le impedisce di stabilire relazioni profonde con gli altri. Un giorno la donna riceve la visita inaspettata della giovane Jackeline, insegnante precaria che si offre di insegnare a Ximena la comunicazione scritta.
Un giorno Jackline trova un foglio gelosamente custodito da Ximena, come se fosse un tesoro prezioso: è la lettera che il padre le ha lasciato prima di abbandonarla. Quel foglio sarà lo strumento e il simbolo di una liberazione “intellettuale” e psicologica che porterà la donna ad uscire dal suo isolamento.
Las Niñas Quispe è un film di fiction che, alternando dialoghi rarefatti alla gestualità semplice e istintiva delle persone, documenta la vita sulle montagne e il percorso interiore di chi è costretto a fare i conti con un cambiamento troppo grande; con Las analfabetas si entra in un piccolo mondo fatto di un tavolo, di una cucina, di un cancello, ma in entrambi la via di fuga c'è: la morte o la cultura. Ma mai la rassegnazione.




Nella citttà di Milano è in programma una serie di iniziative per ricordare la dittatura cilena (e non solo). Riportiamo qui di seguito la comunicazione, ringraziando Monica Macchi per la segnalazione.

Mostra fotografica di Paola Agosti “Il Cile dell’Unidad Popular”, che si terrà in Umanitaria via Daverio, 7 - dal 7 al 12 Settembre. Il giorno dell’inaugurazione – 7 settembre ore 18 oltre all’autrice saranno presenti:
Pier Amos Nannini (Presidente Società Umanitaria), Emilio Barbarani (Diplomatico e scrittore), Marzia Oggiano (Segreteria Camera del Lavoro Metropolitana di Milano), Patricia Mayorga (Giornalista Corrispondente estera “El Mercurio” e scrittrice).
Mostra di immagini e manifesti relativi all’impegno sindacale per il ripristino della democrazia in Cile, in Camera del Lavoro Metropolitana di Milano dal 9 al 12 Settembre.
Concerto della cantattrice Annamaria Castelli in Trio con Giulio D’Agnello (chitarra, strumenti a corda e voce), Carlos Adriàn Fioramonti (chitarra) e con Elisa Roson (attrice), nell’Auditorium Di Vittorio il 10 Settembre alle ore 21;
Proiezione del film “SALVADOR ALLENDE” di Patricio Guzmàn, sempre al “Di Vittorio” alle ore 18 del 12 Settembre. Intervento di Graziano Gorla Segretario Generale
11 settembre alle ore 21 - all’Alcatraz via Valtellina, 25 – Concerto: INTIILLIMANI HISTORICO dal titolo “CANTO PARA NO OLVIDAR” organizzato da CGIL e CISL Lombardia


sabato 25 maggio 2013

Notizie e storie dal Centroamerica: quando Presente e Passato si intrecciano




Pablo Larràin è un regista cileno: figlio dell' ex Presidente dell'Unione Democratica Indipendente e di un ministro nel governo Piñera, torna a parlare delle vicende politiche del suo Paese con il film NO! I giorni dell'arcobaleno, terza opera che compone una trilogia iniziata con Tony Manero e continuata con Post mortem.
Siamo nel 1988: sono trascorsi quindici anni dal colpo di stato militare che ha deposto il governo socialista di Salvador Allende e dall'insediamento della giunta di Augusto Pinochet. Il blocco societico si è disfatto, non si avverte più la minaccia comunista e, per Pinochet, forse, è giunto il momento di dare una parvenza di costituzionalità al potere militare attraverso un referendum regolare: ma le cose non vanno secondo i piani del regime. Il referendum vede vincere l'opposizione con il 54,7% dei voti e, da quel momento, il Cile comincia un percorso, tortuoso, verso la democrazia.
Il film di Pablo Lorràin racconta i giorni in cui si è svolta la campagna referendaria, portata avanti con pochi mezzi, ma con idee geniali, grazie alle intuizioni di Renè Saavedra, un giovane copywriter formatosi negli Stati Uniti. Saavedra, infatti, dice “NO!” , e con quella piccola parola lancia un messaggio: NO al ricordo continuo della atrocità del regime, NO alla cultura della paura, NO alla violenza. E questo per quanto riguarda il contenuto della campagna. Per quanto riguarda, invece, lo stile di comunicazione Saavedrà avrà un'altra intuizione felice: accosta il concetto di “democrazia” ai codici della pubblicità commerciale.
E, allora, anche Lorràin mescola il materiale di repertorio (gli spot di un quarto d'ora realizzati dalle parti politiche avverse) al racconto filmico, usando una cinepresa degli anni '80, ricreano le ambientazioni dell'epoca, lavorando sui colori per immergere lo spettatore nella cultura di allora, frivola e ammantata di ottimismo. Interessante, ad esempio, lo scarto tra i seriosi comunicati del regime incastrati tra le telenovelas e gli spot che inneggiano al progresso...
Per la distribuzione italiana al titolo originale del film è stato aggiunto il sottotitolo che recita: “I giorni dell'arcobaleno” per sottolineare la speranza nel passaggio dalla dittatura alla democrazia: ma, osservando la situazione (in Italia come in altri Paesi), il dubbio nasce spontaneo.



Intanto, sempre dal Centro e Sudamerica, giungono altre notizie, purtroppo negative: 16.000 corpi attendono di essere identificati. Ed è la stessa cifra - svelata dal sottosegretario messicano per i Diritti Umani, Lìa Lìmon – delle persone scomparse durante il genocidio perpetrato dai militari argentini tra il 1976 e il 1983.
Si tratta, oggi, dei desaparecidos della guerra ai narcos: sulle strade del Messico diversi migranti sono scomparsi o sono stati assassinati, proprio negli ultimi sei anni, da quando è cominciata la guerra alla criminalità organizzata.
Ad ottobre, è partita la “Carovana delle madri”, composta da genitori di El salvador, Honduras, Nicaragua e Guatemala che, percorrendo 14 Stati e circa 4.600 chilometri, chiedono notizie, cercano indizi. Sono aiutati, in questo loro pellegrinaggio, da enti locali, istituti di migrazione, università, sostenitori dei diritti e l'iniziativa mira a richiamare l'attenzione sul trattamento che le autorità messicane riserva agli immigrati centroamericani. Un cartello recita, infatti, la scritta: “Tutto il Messico è un cimitero di migranti”: e le madri chiedono anche l'esumazione dei corpi che si trovano nelle fosse comuni.




Sono da qualche parte, nube o tomba
cercandoci, riordinando i loro sogni,
le loro dimenticanze,
forse convalescenti
dalla loro morte privata

versi tratti da “Desaparecidos” di Mario Benedetti