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lunedì 26 agosto 2013

L'uso di gas nervino in Siria




L'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede a Londra, in un primo momento, aveva parlato di decine di vittime; il coordinamento dell'opposizione locale ha parlato di più di 200 morti; 650 per la coalizione nazionale siriana e 750 per i comitati di coordinamento dei ribelli. Comunque è strage.
Centinaia di persone, tra cui donne e molti bambini, sono decedute negli ospedali siriani in cui lavora Medici senza frontiere. I rappresentanti della Ong hanno dichiarato che queste persone presentavano sintomi neurotossici: pupille dilatate, arti freddi, schiuma alla bocca. Sintomi causati dall'uso di gas nervino.
Questo attacco sarebbe stato lanciato in una roccaforte ribelle della regione di Goutha, ad est della città di Damasco, da parte delle forze del presidente Bashar al-Assad.
Nelle strutture ospedaliere di Medici senza frontiere sono state ricoverate circa 3600 persone e i sanitari hanno confermato la possibilità dell'utilizzo di armi chimiche, scrivendo: “ La sintomatologia, le caratteristiche epidemiologiche, l'afflusso di un numero così alto di pazienti in un lasso di tempo così breve, fanno pensare fortemente all'esposizione massiccia ad un agente tossico”.
La Coalizione Nazionale Siriana - la prima tra le forze di opposizione - ha sollecitato la comunità internazionale ad adottare iniziative ferme per contrastare questo genere di repressione. Ahmad Jarba, presidente della Coalizione, ha affermato: “ Di parole ne abbiamo avute abbastanza e adesso ci occorrono passi e azioni serie...per fermare la continua uccisione di siriani, con armi tanto tradizionali quanto chimiche. Finora, la risposta del mondo all'operato del regime di Bashar al-Assad è stata invece una 'vergogna', giacchè è rimasta ben lungi dal livello etico e legale che il popolo siriano si aspetta”.
A questo appello il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha affermato che, qualora si accertasse l'uso di armi chimiche, questo costituirebbe un crimine contro l'umanità e violerebbe il diritto internazionale; il Presidente americano, Barack Obama, ha fatto capire che, prima di una possibile azione - congiunta con l'Inghilterra - azione, chiederebbe l'appoggio della comunità internazionale, aggiungendo: “ Simpatizzo con la posizione del senatore McCain il quale desidera aiutare le persone ad attraversare situazioni estremamente difficili e dolorose, sia in Siria che in Egitto. Dobbiamo pensare strategicamente cosa sarà nei nostri interessi nazionali a lungo termine, anche se al tempo stesso cooperiamo a livello internazionale per fare il possibile per fare pressioni su chi è capace di uccidere civili innocenti”; dall'Europa, e in particolare dalla Germania, la cancelliera Angela Merkel, tramite il portavoce governativo, ha affermato di non voler seguire la strada di una soluzione militare, ma di credere nella possibilità di una soluzione politica. Infine, l'Iran: in caso di intervento americano, le autorità iraniane hanno minacciato ritorsioni.




venerdì 21 giugno 2013

Aggiornamento Siria




E' scattato l'allarme a Washington: il presidente siriano, Bashar al Assad, avrebbe usato armi chimiche e, così, avrebbe superato la linea rossa oltre la quale gli Stati Uniti avrebbero deciso per un loro intervento. Anche e soprattutto di questo si sta parlando, in questi giorni, al G8, in Irlanda.
La conferma sull'uso del gas Sarin,da parte delle forze governative,è arrivata dal New York Times mentre gli USA confermano che quel tipo di armi non sia stato utilizzato dall'opposizione.
Il Sarin è un gas nervino - come il Tabun o il Vx - che blocca il funzionamento delle ghiandole e dei muscoli, causando problemi respiratori, paralisi, convulsioni e, spesso, anche la morte; l'iprite - altro genere di gas - prende il nome da Ypres, la località belga dove venne utilizzato durante la Grande guerra per la prima volta e causa, anch'esso, problemi di respirazione e piaghe sulla pelle. L'utilizzo di queste armi ha causato, in Siria dal 2012, dai 110 ai 150 decessi.
A fronte di tutto questo, l'amministrazione Obama - attraverso una dichiarazione del viceconsigliere del Presidente, Ben Rodhes - ha deliberato di aumentare l'assistenza all'opposizione siriana, anche attraverso un aiuto diretto ai ribelli. Gli USA hanno anche proposto di istituire una no fly zone, tra Siria e Giordania, per permettere l'uso delle basi giordane da cui possono decollare gli aerei di Washington e per proteggere i rifugiati.
Delle misure di intervento proposte dagli Stati Uniti ha parlato il capo dei ribelli siriani, in un'intervista andata in onda durante il telegiornale su La 7 del 17 giugno scorso.