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martedì 10 settembre 2013

Il digiuno per la pace

Foto ANSA

Si può dire “no” alla guerra anche digiunando: come molti, soprattutto bambini, che in Siria non solo stanno perdendo la vita, ma i sopravvissuti stanno soffrendo la fame a causa della guerra. Un conflitto che potrebbe estendersi e diventare di dimensioni enormi, che potrebbe coinvolgere altri Paesi del mondo - dal Mediorinete all'Occidente - e che potrebbe sterminare un numero ancora più grande di esseri umani, spesso inermi e indifesi.
Il digiuno è una privazione: è un atto simbolico per non nutrire solamente il corpo, ma per lasciare spazio e tempo al pensiero, alla riflessione interiore, a quel raccoglimento necessario per capire davvero cosa sta accadendo e per scegliere la strada giusta, quella della pace, della solidarietà, del rispetto per tutti.
E così milioni di persone hanno accolto la proposta di Papa Francesco e hanno aderito alla veglia planetaria: non solo cristiani cattolici, ma persone di tutte le fedi religiose, laiche e non credenti. Perchè quel messaggio deve essere un messaggio univerale.
Guerra e violenza hanno il linguaggio della morte”, ha affermato il pontefice in Piazza San Pietro durante la preghiera contro la guerra in Siria e ha aggiunto: “ il mondo in cui viviamo conserva la sua bellezza che ci riempie di stupore. Rimane un'opera buona, dove non ci sono violenza, né divisioni, né scontri, né guerra. Questa avviene quando l'uomo smette di guardare l'orizzonte della bellezzae si chiude in se stesso...Quando l'uomo si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, rovina tutto: apre la porta alla violenza, all'indifferenza, al conflitto”.
Attendiamo e seguiamo, giorno per giorno, le contrattazioni internazionali con attenzione perchè in gioco ci sono l'equilibrio del mondo, il destino di migliaia di persone, la convivenza pacifica. E nessuno può restare a guardare.


La mostra fotografica OCCHI SULLA SIRIA



Nel marzo 2011 il mondo di molte persone è cambiato.
Dall'inizio degli scontri in Siria si contano quasi due milioni di rifugiati e altrettanti sfollati rimasti nel Paese. Un popolo intero costretto a spostarsi e luoghi incantevoli che non esistono più.
Le foto di questa mostra sono il frutto di tre viaggi diversi, in Siria nel 2008 e in Siria e Giordania oggi nel 2013.
Immagini che speriamo possano aiutare a guardare meglio quel mondo e quelle vite, come erano prima e come sono adesso.
A puntare gli occhi sulla Siria.

La mostra “OCCHI sulla SIRIA” è allesita fino al 15 settembre 2013 presso il Carroponte, Via Granelli, 1 Sesto San Giovanni, Milano.

Fotografie di Titty Cherasien/Ivan Sarfatti
Realizzate grazie a INTERSOS e PROGETTO SIRIA – COMITATO DI SOLIDARIETA'
FAMILIARE
Curatela di Caterina Sarfatti

lunedì 26 agosto 2013

L'uso di gas nervino in Siria




L'Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede a Londra, in un primo momento, aveva parlato di decine di vittime; il coordinamento dell'opposizione locale ha parlato di più di 200 morti; 650 per la coalizione nazionale siriana e 750 per i comitati di coordinamento dei ribelli. Comunque è strage.
Centinaia di persone, tra cui donne e molti bambini, sono decedute negli ospedali siriani in cui lavora Medici senza frontiere. I rappresentanti della Ong hanno dichiarato che queste persone presentavano sintomi neurotossici: pupille dilatate, arti freddi, schiuma alla bocca. Sintomi causati dall'uso di gas nervino.
Questo attacco sarebbe stato lanciato in una roccaforte ribelle della regione di Goutha, ad est della città di Damasco, da parte delle forze del presidente Bashar al-Assad.
Nelle strutture ospedaliere di Medici senza frontiere sono state ricoverate circa 3600 persone e i sanitari hanno confermato la possibilità dell'utilizzo di armi chimiche, scrivendo: “ La sintomatologia, le caratteristiche epidemiologiche, l'afflusso di un numero così alto di pazienti in un lasso di tempo così breve, fanno pensare fortemente all'esposizione massiccia ad un agente tossico”.
La Coalizione Nazionale Siriana - la prima tra le forze di opposizione - ha sollecitato la comunità internazionale ad adottare iniziative ferme per contrastare questo genere di repressione. Ahmad Jarba, presidente della Coalizione, ha affermato: “ Di parole ne abbiamo avute abbastanza e adesso ci occorrono passi e azioni serie...per fermare la continua uccisione di siriani, con armi tanto tradizionali quanto chimiche. Finora, la risposta del mondo all'operato del regime di Bashar al-Assad è stata invece una 'vergogna', giacchè è rimasta ben lungi dal livello etico e legale che il popolo siriano si aspetta”.
A questo appello il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha affermato che, qualora si accertasse l'uso di armi chimiche, questo costituirebbe un crimine contro l'umanità e violerebbe il diritto internazionale; il Presidente americano, Barack Obama, ha fatto capire che, prima di una possibile azione - congiunta con l'Inghilterra - azione, chiederebbe l'appoggio della comunità internazionale, aggiungendo: “ Simpatizzo con la posizione del senatore McCain il quale desidera aiutare le persone ad attraversare situazioni estremamente difficili e dolorose, sia in Siria che in Egitto. Dobbiamo pensare strategicamente cosa sarà nei nostri interessi nazionali a lungo termine, anche se al tempo stesso cooperiamo a livello internazionale per fare il possibile per fare pressioni su chi è capace di uccidere civili innocenti”; dall'Europa, e in particolare dalla Germania, la cancelliera Angela Merkel, tramite il portavoce governativo, ha affermato di non voler seguire la strada di una soluzione militare, ma di credere nella possibilità di una soluzione politica. Infine, l'Iran: in caso di intervento americano, le autorità iraniane hanno minacciato ritorsioni.