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lunedì 12 ottobre 2015

Cyberbullismo: da “Una vita da Social” a “Scelgo io!”. Ecco tutte le iniziative in Italia



(da www.intreccio.eu)





Concorsi, incontri, nuove guide e nuova campagna di comunicazione; ecco gli appuntamenti lanciati in tutt’Italia per navigare sicuri in Rete, dove gli unici veri protagonisti sono soprattutto gli studenti di ogni ordine e grado.

I Supererrori. Le regole del supernavigante” è uno dei progetti contro il cyberbullismo, a firma di “Generazioni Connesse” il Safer Internet Centre italiano, lanciato in occasione di “Tutti a scuola 2015”, l’iniziativa coordinata dal Miur, ministero dell’Istruzione. Attraverso sette mini spot, colorati e divertenti, i ragazzi possono imparare velocemente le regole per una sicura navigazione in Internet. Il linguaggio e la semplicità del messaggio rende l’iniziativa utile anche ai più piccoli. Il primo dei sette cortometraggi sarà lanciato sui canali social di “Generazioni Connesse” e le storie saranno impersonate da sette personaggi.

 
 
Di fondamentale importanza, anche contro il cyberbullismo, è inoltre la Helpline, la piattaforma di Telefono Azzurro costituita dalla linea telefonica gratuita 1.96.96, attiva 24 ore al giorno, e la chat online a disposizione di bambini, adolescenti e adulti, attiva tutti i giorni dalle 8 alle 22 (sabato e domenica dalle 8 alle 20). È possibile, segnalare anche in maniera anonima i contenuti illegali o potenzialmente dannosi, presenti sul web, attraverso due Hotlines direttamente collegate con la Polizia Postale – www.stop-it.it di Save the Children e “Clicca e segnala” di Telefono Azzurro su www.azzurro.it. Completa il progetto il portale Skuola.net, la scuola virtuale più frequentata dagli studenti italiani, che dedicherà un intero canale tematico agli oltre 3 milioni di studenti che ogni mese accedono al sito.
 



Per gli studenti di tutte le scuole d’Italia arriva infine “Scelgo io!”, il concorso di selezione di scrittura creativa, arti visive e multimediali dove una giuria valuterà i lavori e sceglierà i migliori.



Altra iniziativa, mirata alla lotta contro il cyberbullismo, che chiama a raccolta alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, insegnanti e genitori, è “Una Vita da social”, la campagna itinerante giunta alla terza edizione, organizzata della Polizia postale, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e Skuola.net. Gli incontri avverranno sul truck, un camion allestito come un’aula multimediale dove gli esperti della polizia Postale incontreranno i giovani e i loro insegnanti e genitori nelle maggiori piazze di 58 città italiane.


Da non dimenticare il 9 febbraio 2016 la tredicesima edizione Safer Internet Day, celebrata in tutto il mondo. Il tema di quest’anno sarà: “Gioca la tua parte per un internet migliore” e lo scopo è quello di costruire un Internet migliore per tutti, ma soprattutto i bambini e i giovani .

giovedì 10 luglio 2014

Qualche ora fa, intorno alle 13, è arrivato quest'altro messaggio da Gaza. Non possiamo, purtroppo, fare altro che divulgare le notizie che ci arrivano direttamente da lì. Ed è un miracolo che questa persona riesca ancora a comunicare tramite Internet. Se volete, aiutateci a condividere le informazioni. Grazie.
Sperando che tutto questo si plachi presto.



قبل قليل قصف اليهود منزل جيراني
وقد ماتو جميعا انا حزين جدا جدا 

اشعر بالخوف اول مرة الموت قريب
الوضع
صعب
poco fa hanno bombardato la casa dei miei vicini
sono morti tutti e io sono tristissimo
ho paura, per la prima volta sono stato vicino alla morte
la situazione è dura
 
 
 

giovedì 24 gennaio 2013

La rivoluzione egiziana non è (solo) un blog di Internet



La storia si fa nelle strade, non su Internet”
Wahel Ghonim,
(creatore della pagina Facebook “Siamo tutti Khaled Said,”
nominato da Time, “persona più influente del 2011”)

Una delle chiavi interpretative dei 18 giorni di Tahrir è stata la “rivoluzione via Internet”. In effetti Internet ha creato spazi virtuali di incontro in cui l’anonimato ha rafforzato il senso di protezione e ha permesso il superamento della paura, fino a quel momento categoria chiave.
Dal canto suo il regime abituato ad esercitare una ferrea censura sulla sceneggiatura di film e pièces teatrali e un controllo pervasivo sui media non ha capito i meccanismi e le possibilità di circolazione della parola e di connessione in una rete. Celebre la definizione sprezzante di Gamal Mubarak sugli internauti come “amebe bloccate davanti al loro schermo che non sarebbero mai usciti dalle stanze in cui erano rintanati”. Internet è stato così semplicemente ignorato fino a quando Ibrahim al-Masry ha postato l’intervento “la mia arma è la mia macchina fotografica” pubblicando, dopo gli scontri seguiti alla bomba fuori la chiesa Al Qiddisayn ad Alessandria, un video di un soldato che colpisce un manifestante inerme e sanguinante sopra le dichiarazioni del ministero degli Interni che negava vi fossero scontri e feriti. Ma gli stessi blogger riconoscono che tutto questo non basta: sulla pagina “Siamo tutti Khaled Said” sono numerosissimi i post che identificano il 25 gennaio come il giorno in cui organizzarsi e alzare la voce nel mondo reale in mezzo agli egiziani; per questo viene chiesto di fare un passaparola tramite gli sms perché “non è possibile raggiungere la classe operaia egiziana via internet o Facebook. Tutti sottolineano dunque come il vero punto di svolta sia scendere nelle strade per rivendicare i diritti: lo stesso Ghonim dichiara “l’energia si è trasferita dal mondo virtuale a quello reale il motore della presa di coscienza e il fulcro di tutte le decisioni è diventata piazza Tahrir e la rete d’ora in poi servirà solo a commentare”

Il regime ancora una volta si affida alla vecchia strategia di cooptazione dei media di regime ormai logora e questa volta i risultati sono tragicomici: il 15 gennaio, giorno della fuga di Ben Ali dalla Tunisia (e mentre gli egiziani iniziano a cantare “O’balna O’balna” “Speriamo di essere i prossimi”) uno dei maggiori quotidiani titolava “Crescita vertiginosa dell’Egitto! Mubarak porta il Paese ai livelli più alti mai conseguiti in materia di sicurezza economica”; il 25 gennaio, i canali televisivi egiziani dedicano l’intera giornata alla celebrazione del giornata della polizia alternandola a video musicali; ed il 9 febbraio Suleiman ordina ai manifestanti: “andate a lavorare, smettetela di spaventare i turisti tornate alle vostre vite, salvate l’economia del paese” parlando di una congiura di non meglio specificate “forze occulte manipolatrici”.


Proprio per questo ruolo e per il fatto che anche al Cairo, ma soprattutto nel resto dell’Egitto pochi hanno accesso a Internet si sono sviluppati movimenti come i kaddabun e i mosireen http://www.indiegogo.com/Mosireen che sostengono il citizen journalism e montano piccoli cinema all’aperto per mostrare video che ancor oggi la tv di stato non mostra. Questi due movimenti sono nati in seguito al brutale pestaggio di una ragazza che rimane seminuda sul selciato della piazza da parte dell’esercito:

(Avvertenza: il video è un po' forte)


 
 
Questo video ha fatto il giro della rete con una dedica in arabo 

الى المغيبين اللذين يعتقدون ان الجيش و الشعب ايد واحده ....
 هل هؤلاء هم خير جنود الارض ؟!؟

Per chi non c’era e crede che l’esercito e il popolo siano una mano sola
Sarebbe questo l’esercito migliore della terra?!?” 

Questo video è stato importante anche perché ha squarciato il velo sulla “politica strategica” che vi era dietro le molestie a Tahrir: servivano a spaventare le donne e tenerle in casa e nello stesso tempo a screditare i rivoluzionari facendo il gioco di Mubarak “O io o il caos”. In questo senso si può leggere l’affermazione di El Hamalawy uno dei blogger più influenti, secondo cui “la rivoluzione non sarà twitterata”: la rete è stata e continua ad essere il supporto della piazza; supporto non sostituto.
Un progetto questo interessante da seguire anche perché è uno specchio dei problemi degli egiziani e sta cambiando forma: non solo le bugie dei militari, ma anche i diritti umani, la crisi economica, l’istruzione … aspetti che toccano la vita di tutti i giorni e che sono quelli che interessano davvero agli egiziani…ma spesso fuori dall’agenda politica come dimostra questa vignetta:



Macchi Monica
curatrice sezione Tahrir Square