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domenica 30 agosto 2015

Nidaa Badwan e l’arte a Gaza




di Monica Macchi






L’isolamento è l’unico modo che ho trovato per sfuggire al giogo della società.

E’ l’unica cosa che mi permette di avere uno spazio di espressione e libertà”





Di fronte allo stillicidio di una guerra quotidiana, alle macerie e all’oppressione religiosa, l’artista Nidaa Badwan ha scelto di vivere reclusa nella sua stanza a Dayr al-Balah, nel sud di Gaza, dal dicembre 2013. Laureata alla Facoltà di Belle Arti dell’Università Al-Aqsa ha fatto dell’isolamento un progetto fotografico dal titolo “Cento giorni di solitudine”, (esplicito omaggio a Gabriel García Márquez), in mostra in questi giorni al Centro Culturale di Ramallah. Sono quattordici autoritratti costruiti come nature morte dai colori forti che ricordano la pittura fiamminga, una risposta alla mostra “Also this is Gaza” (Anche questo è Gaza), in cui aveva presentato una testa di donna chiusa in un sacchetto di plastica, metafora del soffocamento che già avvertiva. La foto ha attirato l’attenzione di Anthony Bruno, direttore dell'Istituto Francese di Gaza, che le ha organizzato una mostra presso la Galleria di al-Hoash a Gerusalemme Est. Ma le autorità israeliane non le concedono il visto come del resto non gliel’hanno concesso neppure per la mostra a Ramallah: le sue opere possono uscire da Gaza, lei no.


mercoledì 4 marzo 2015

Trappola Gaza: la verità al centro dell'informazione





Trappola Gaza racconta l’operazione Margine di Protezione, condotta a luglio e agosto scorso dall’esercito israeliano nella Striscia in risposta al rapimento e all’omicidio di tre adolescenti israeliani in Cisgiordania. Il bilancio è di oltre 2100 vittime palestinesi; 66 soldati e 6 civili israeliani. Tra le vittime anche il reporter Simone Camilli e altri 15 giornalisti. In un contesto così complesso e difficile l’informazione si trasforma in un’arma a totale discapito della verità: parte da qui la riflessione di Gabriele Barbati nel suo ebook multimediale intitolato Trappola Gaza – Nel fuoco incrociato tra Israele e Palestina.



Abbiamo rivolto, per voi, alcune domande a Gabriele Barbati che ringraziamo per la sua disponibilità.






Sei stato testimone di quello che è successo nel giungo 2014: la guerra tra Hamas e Isralele che ha portato alla morte di più di 2000 persone. Puoi condividere, almeno in parte, la tua testimonianza sull'accaduto?



Ho vissuto tre anni tra Palestinesi e Israeliani e seguito due guerre a Gaza, eppure le tre settimane trascorse nella Striscia la scorsa estate sono state inaudite. I bombardamenti israeliani hanno raso al suolo intere urbane, in precedenza abitate da migliaia di persone. Avevo visto un simile grado di distruzione solo durante i terremoti terribili che ho raccontato da giornalista in Estremo Oriente. Già dal principio del conflitto, da Gerusalemme e poi da Gaza città, si capiva che la guerra del 2014 sarebbe diventata la più sanguinosa di sempre. Profughi a migliaia, ospedali al collasso, nessun posto dove rifugiarsi (l’embargo e il blocco navale di Israele e Egitto negano ogni possibilità alla maggior parte dei palestinesi di lasciare Gaza). I numeri di morti, feriti, invalidi di luglio e agosto testimoniano da soli cosa è stato e a sei mesi di distanza, in mancanza di accordi sulla ricostruzione o sul futuro politico di Gaza - tra Israele, Hamas e l’Egitto che fa da mediatore - la situazione è purtroppo peggiorata.




Quali sono, a tuo parere, gli interrogativi che l'Occidente e i Paesi dell'area si devono porre a proposito della situazione tra Israele e Palestina, ma anche in merito alla situazione politica interna alla Palestina stessa?



Dal lato israeliano, l’interrogativo rimane quello che il presidente americano Barack Obama pose durante la visita a Gerusalemme nel 2013: Israele, che si identifica come stato democratico e ebraico, potrà rimanere tale nel lungo periodo senza risolvere la questione palestinese? La risposta finora è stata di chiusura totale: maggiori controlli e maggiore violenza. L’intervento militare (battezzato Operazione Margine di Protezione in inglese ma in ebraico, significativamente, Scogliera Salda) ha superato ogni livello visto in precedenza, quanto a portata dei bombardamenti e scarsa considerazione degli obiettivi, che hanno incluso ambulanze, ospedali e persino scuole delle Nazioni Unite dove si raccoglievano i profughi. Con l’innalzamento dello scontro, motivato anche da una maggiore capacità di Hamas di combattere una guerriglia urbana, sono morti più civili a Gaza, più soldati israeliani (in maggioranza ventenni di leva) e la paura dentro Israele è esplosa. Quali assurdità raggiungerà la prossima guerra? E’ possibile fare peggio dell’ultimo conflitto? O è il caso di fare dei passi indietro, a cominciare dalla rimozione dell’embargo, che di fatto ha peggiorato la situazione di Gaza senza portare maggiore sicurezza?



Gli Stati uniti e l’Unione Europea dovrebbero trovare essi stessi una risposta a questa domanda, soprattutto quando decidono i primi di sostenere il governo di Israele e la seconda soltanto di ammonirlo con dichiarazioni di circostanza.



Le domande esistenziali non risparmiano naturalmente i palestinesi: non è arrivato il tempo di capire che la disperazione, per quanto comprensibile, se tramutata in violenza e resistenza armata da parte di Hamas e Jihad Islamica, non porta da nessuna parte? Quante persone in più sono morte a causa delle ritorsioni ai razzi lanciati dalla Striscia? Quelle che Hamas chiama “vittorie” – tenere in scacco la popolazione e l’esercito di Israele con razzi e combattenti – hanno accresciuto benefici e benessere per la popolazione di Gaza? Molti a Gerusalemme dicono che sarebbe anche il caso di sciogliere l’Autorità Nazionale Palestinese, il para-governo istituto dagli Accordi di Oslo e oggi guidato da Mahmoud Abbas, presidente eletto che scansa da diversi anni nuove elezioni, rinviandole. Quell’enorme macchina burocratica ingoia aiuti finanziari e agisce involontariamente da filtro alle colpe dell’occupazione Israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e indirettamente di Gaza, senza neanche riuscire fino in fondo a richiamare Israele alle proprie responsabilità nelle sedi internazionali.



Lo scorso 19 febbraio 2015 è stato richiesto il riconoscimento dello Stato di Palestina...



L’Italia si appresta a votare una mozione parlamentare per indicare al governo di riconoscere lo stato Palestinese. Lo hanno fatto altri parlamenti europei l’anno scorso, e quello dell’Unione Europea, per quanto esclusivamente in linea di principio e condizionando il riconoscimento alla riapertura di negoziati bilaterali tra Israeliani e Palestinesi. La pressione internazionale – dalle iniziative nazionali a quelle in ambito ONU – è probabilmente l’unica maniera di smuovere chi ha il coltello dalla parte del manico in questo conflitto e anche la maggiore responsabilità morale di una soluzione, ossia Israele. La serie di votazioni in Francia, Irlanda, Spagna dello scorso autunno andava in questa direzione, ma certo un voto in Italia così in ritardo suona solo come uno scarico di coscienza (al pari dei soldi spesi annualmente per progetti di cooperazione in Palestina di scarsa efficacia nel lungo periodo). Valuti l’Europa piuttosto di intaccare davvero l’invulnerabilità israeliana: la decisione di non includere più nei programmi e nei fondi europei soggetti ed entità residenti negli insediamenti è stata un passo importante. Si mantenga la coerenza anche nel resto dei rapporti bilaterali e diplomatici con Israele e con l’Autorità nazionale Palestinese, a cui andrebbero richiesti trasparenza e risultati.




Come hanno vissuto, quei giorni, i giornalisti stanziati a Gerusalemme?Quali sono le notizie che la stampa, italiana e occidentale, non fornisce ?



I corrispondenti di base a Gerusalemme, e i tanti giornalisti accorsi da tutto il mondo, hanno affrontato l’ennesimo rigurgito di violenza israelo-palestinese seguendo il vecchio canovaccio di questo conflitto ormai secolare. Molti sono rimasti a Gerusalemme, o si sono spostati al sud, raccontando il lato israeliano. Altri, qualche centinaio, sono entrati a Gaza per raccontare quanto accadeva nella Striscia, ognuno valutando a modo proprio e attentamente i pericoli di una guerra che stavolta non ci ha risparmiato. I bombardamenti sono stati quotidiani, cosi come gli attacchi da parte dei combattenti di Hamas attraverso i tunnel, convincendo alcuni a inviare le proprie corrispondenze dagli hotel, altri dalle strade di Gaza accettando i rischi, altri ancora dalle zone di confine con Israele dove si combatteva corpo a corpo e piovevano i missili. Di questo conflitto non siamo stati osservatori, come nel novembre del 2012, ma parte coinvolta e diversi di noi sono morti.
La mia sensazione del tutto personale è che quest’ultimo conflitto abbia estremizzato l’approccio ideologico con cui la stampa internazionale da tempo affronta il conflitto tra Israeliani e Palestinesi. A questo tema ho dedicato due capitoli del mio libro (Trappola Gaza. Nel fuoco incrociato tra Israele e Palestina http://inform-ant.com/it/ebook/trappola-gaza.-nel-fuoco-incrociato-tra-israele-e-palestina ) perché ne sono rimasto scioccato, umanamente e professionalmente. Molti colleghi hanno preferito raccontare esclusivamente la distruzione e il dramma umano della guerra, una prassi consolidata in diversi conflitti. Altri hanno provato col passare del tempo a indagare anche le responsabilità di questa guerra, cercando di documentare i possibili crimini commessi dall’esercito Israeliano e dall’ala militare di Hamas, le Brigate Qassam. Sono entrambe scelte eticamente accettabili, contrariamente a quelle fatte da molti altri. Quanti hanno messo una causa, un’ideologia, un’identità – o come si voglia chiamarla, sia pro-Israele sia pro-Palestina – davanti alla propria professionalità, trasformandosi in avvocati, difensori, o strilloni di una propaganda di parte. E’ successo alla maggior parte dei media israeliani e palestinesi, a buona parte di quelli americani, a un certo numero di quelli europei. Qualche collega lo ha fatto coscientemente, qualche altro cedendo alle pressioni costanti e continue di personalità e organizzazioni filo-Israeliane nel mondo o alle intimidazioni dentro Gaza di uomini della sicurezza di Hamas. Sta di fatto che al pubblico alla fine è arrivato il solito pasto precotto: quello preparato dalla comunicazione israeliana e quello offerto anche stavolta dal mondo filo-palestinese. La stessa narrativa di sempre, una coperta corta tirata da un lato o dall’altro, un carnaio in cui anche i pezzi di verità comparsi su Twitter o Facebook sono stati affogati da attivisti on line di segno opposto. Come sempre, la grande confusione sui media tradizionali e social – a causa del cattivo giornalismo o seminata di proposito dalle parti in causa – ha costretto tanti che nutrivano una curiosità genuina o un interesse “laico” a sapere delle vicende di Gaza e di Israele a brancolare in un’incolpevole ignoranza.










mercoledì 24 dicembre 2014

Dipinti da Gaza: la mostra del collettivo Shababik




L'Associazione per i Diritti Umani ha presentato, al Centro Asteria, la mostra pittorica intitolata Windows from Gaza, a cura di Fotografi Senza Frontiere.

Le opere sono degli artisti che fanno parte del collettivo Shababik. E' stata l'occasione per capire cosa è accaduto nella Striscia di Gaza da quest'estate e quale sia la situazione attuale; per entrare nella quotidianità del popolo palestinese e per conoscere le aspettative dei giovani.

Si è parlato, infine, dell'Arte e della fotografia come testimonianza e forma di giornalismo.



Per voi il video della serata.







Se apprezzate il nostro lavoro e volete aiutarci, potete fare una piccola donazione, anche di due euro: in alto a destra sulla homepage trovate la scritta “Sostienici”. Cliccate e potrete fare la vostra donazione con Paypall o bonifico. Facile e sicurissimo. GRAZIE!


venerdì 21 novembre 2014

STRIPLIFE: la quotidianità a Gaza e il popolo palestinese



 

L'Associazione per i Diritti Umani ha organizzato un incontro con Alberto Mussolini, uno dei registi del documentario STRIPLIFE: per conoscere la Palestina da dentro, per capire meglio come si vive nella Striscia di Gaza, per conoscere le persone e le loro aspettative, in particolare quelle dei giovani.

Un viaggio nell'attualità, nella Storia e nella geopolitica. 



Con un intervento importante di Meri Calvelli direttamente da Gaza City e dal centro di scambio interculturale “VIK” (dedicato a Vittorio Arrigoni), ringraziando Monica Macchi e il Centro Asteria.
 
 
 
 
 
 
TUTTO il nostro materiale video è disponibile anche sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani. Seguiteci anche lì...
 
 
 
 

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sabato 11 ottobre 2014

Una mostra pittorica per Gaza: presentazione lunedì !


L’Associazione per i Diritti Umani e FotografiSenzaFrontiere

in collaborazione con il Centro Culturale “Vik”di Gaza City

presentano la mostra collettiva

WINDOWS FROM GAZA”

Dipinti degli artisti Shareef Sarhan, Majed Shala, Basel Al-Maqousi

del collettivo Shababik Windows for Contemporary Art




INAUGURAZIONE 13 OTTOBRE 2014 ore 19.00





mostra aperta fino al 27 ottobre negli orari 9:30/13:00-15:30/22
Centro Asteria, Piazza Carrara 17.1 , ang. Via G. da Cermenate, 2 (MM2 Romolo), Milano



Ingresso libero: il ricavato della vendita delle opere verrà interamente devoluto a sostegno degli artisti



Windows from Gaza For Contemporary Art è un’organizzazione culturale con sede a Gaza, fondata nel 2003 da Majed Shala, Basel Al-Maqousi e Shareef Sarhan per formare e sostenere giovani artisti e per promuovere l’arte contemporanea palestinese a livello locale, nazionale e internazionale.



GLI ARTISTI IN MOSTRA



BASEL AL-MAQOUSI

Basel Al-Maqousi è pittore, fotografo, videoartist e insegnante di arte per i ragazzi sordomuti nell’Associazione Jabalia.

 

MAJED SHALA

Majed Shala laureato presso la Scranton University, ha realizzato numerose mostre personali in Medio Oriente, Sud Africa, Brasile e Italia, e collabora con la YMCA (Youth Men’s Christian Association) nei campi estivi di arte per ragazzi.

SHAREEF SAHRAN



Shareef diplomato in comunicazione, si occupa soprattutto di installazioni multimediali
 
 
 
 
 
 











sabato 20 settembre 2014

Palestina: pace, giustizia, libertà, diritti

Ci è pervenuta questa comunicazione da AssopacePalestina, anche per noi importante.
In calce, trovate il link al documento “Proposte tematiche”. Grazie.

“Un Passo di Pace” - Proposte tematiche 21 settembre - Firenze
 
Dal 1980 con il vertice di Venezia, l’Unione Europea sostiene la fine dell’occupazione militare israeliana e indica la strada della soluzione della questione palestinese con la creazione di due popoli due stati, per applicare le risoluzioni 242, 338, 194 delle Nazioni Unite.
Sono passati 34 anni e non solo non si è creato lo Stato di Palestina, ma è cresciuta a dismisura la colonizzazione dei territori occupati militarmente nel 1967.
L’Unione Europea continua a proclamare la necessità dei due popoli e due stati, continua la denuncia delle violazioni dei diritti umani da parte del governo israeliano, considera illegale la costruzione delle colonie, denuncia la violenza dei coloni, non riconosce Gerusalemme come capitale dello Stato d’ Israele e continua a sostenere che Gerusalemme Est deve essere la capitale dello Stato di Palestina.
Ma nulla è stato messo in atto per fermare la politica di colonizzazione israeliana. A 66 dalla “Nakba” e dalla nascita dello stato di Israele, dopo 47 anni di occupazione militare, a venti anni dagli accordi di Oslo, Israele continua nella totale impunità a violare i diritti, a compiere crimini contro la popolazione civile di Gaza e della Cisgiordania.
L’operazione Margine protettivo terminato dopo 51 giorni e che ha visto l'uccisione di 2194 palestinesi, di cui 643 bambini, la distruzione di case, scuole infrastrutture ospedali, non è isolata ma strettamente connessa all’attacco alla terra, alla libertà nella Cisgiordania dove si intensificano gli arresti, le demolizioni di case, i check point e la confisca delle terre palestinesi per fare posto alle colonie.
Noi chiediamo che la Comunità Internazionale agisca per imporre ad Israele il ritiro dai territori occupati palestinesi e, così come chiesto dalla Corte Penale Internazionale dell’ Aja, lo smantellamento del Muro dell’apartheid e la fine dell’annessione coloniale, indispensabili e irrimandabili condizioni per portare pace, sicurezza e rispetto dei diritti per la Palestina e per Israele.
Il cessate il fuoco tra Hamas e Israele, negoziato al Cairo da tutte le forze politiche dell’Olp oltre ad Hamas con la mediazione dell’Egitto, non ha risolto i problemi perché l’assedio di Gaza non è cessato e la popolazione continua a restare chiusa nella gabbia di Gaza.
Chiediamo al governo italiano e all’ Unione Europea di cui l’Italia è alla testa per questo semestre di:
cessare ogni di cooperazione, ricerca, vendita di armi tra le quali gli M346 ad Israele;
sollecitare i paesi terzi affinché non forniscano armi, munizioni ed assistenza militare alle parti in conflitto;
sospendere l’accordo di associazione Ue – Israele, sulla base dell’articolo 2 che prevede la sospensione
dell’accordo nel caso il paese contraente violasse i diritti umani;
applicare le linee guida, in riferimento ad Israele, che fanno divieto di avere rapporti politici e commerciali con le colonie: nessun prodotto delle colonie deve entrare in Europa, nessuna esportazione deve andare nelle colonie; accogliere nei propri ospedali i feriti nei bombardamenti israeliani di Gaza; agire come forza di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana la colonizzazione dei territori e l’autodeterminazione per il popolo palestinese;
Ci impegniamo: a sostenere i Comitati popolari per la resistenza popolare nonviolenta contro l'occupazione civile e militare dei territori palestinesi; a dare voce e sostegno alle persone e ai gruppi che in Israele si battono per la pace e contro l’occupazione militare; a sostenere la campagna per la libertà di Marwan Barghouthi e dei prigionieri palestinesi; ad agire per la fine dell’assedio di Gaza e la libertà di movimento di persone e merci nei territori occupati; a difendere i diritti fondamentali dei lavoratori palestinesi ed immigrati in Israele; a promuovere interventi civili di pace in Palestina; a denunciare e condannare ogni azione che metta in pericolo la vita della popolazione civile palestinese ed israeliana; a fare pressioni sul nostro governo e sulle istituzioni europee affinchè Israele non resti impunita per la violazione dei diritti umani e la legalità internazionale;a sostenere iniziative e campagne contro la commercializzazione in Italia dei prodotti delle colonie e per il disinvestimento nelle imprese insediate nelle colonie o che finanziano l’occupazione dei territori palestinesi.
 

giovedì 28 agosto 2014

L'appello per Gaza di MEDU, Medici per i Diritti Umani





Pubblichiamo anche noi l'appello ufficiale di Medici per i Diritti Umani con preghiera di divulgazione. Grazie. 

Alla luce dei gravi danni subiti da ospedali, cliniche e dal personale medico nella Striscia di Gaza, Medici per i Diritti Umani-Israele invia una comunicazione urgente al Procuratore Generale e al Ministro della Difesa:

Devono essere adottate tutte le misure di sicurezza per evitare di colpire il personale medico e di mettere in pericolo le strutture sanitarie mentre continuano i combattimenti nella Striscia di Gaza.
Roma, Tel Aviv, 24 luglio 2014 – Medici per i Diritti Umani Israele (Physicians for Human Rights Israele – PHR Israele) ha inviato il 22 luglio una lettera al Procuratore generale e al Ministro della Difesa di Israele, denunciando i danni subiti da numerose strutture sanitarie e dal personale medico e le difficoltà di evacuare i feriti nel corso degli attacchi militari a Gaza. La lettera, firmata da Ran Cohen, direttore esecutivo di PHR-Israele e dagli avvocati Tamir Blank e Adi Lustigmanù, afferma “ci rivolgiamo a voi alla luce dei tanti, dei troppi danni subiti sia al corpo che allo spirito dal personale medico nonché alle strutture nella Striscia di Gaza”. La lettera si aggiunge ad altri comunicati che PHR-Israele e altre organizzazioni hanno diffuso per contestare la politica di attacco a Gaza, i danni all’ospedale al-Wafa, e sottolineare l’urgente bisogno di mettere in atto un meccanismo che regoli l’evacuazione dei feriti.
A causa degli intensi combattimenti nella zona della Striscia di Gaza è difficile raccogliere informazioni sul terreno, ma secondo i dati che PHR-Israele ha ottenuto da varie fonti, tra cui la sezione di emergenza del Ministero della Sanità Palestinese a Ramallah, che opera in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, al 21 luglio 2014 sono stati danneggiati, direttamente o indirettamente, cinque ospedali, sei cliniche e i centri di primo soccorso nella Striscia di Gaza, 23 membri del personale medico sono stati feriti e tre sono stati uccisi (l’elenco completo è compreso nella lettera). Il danno più recente è stato registrato ieri presso l’ospedale della Mezzaluna Rossa Shuhadat di Al-Aqsa a Deir Al-Balah, apparentemente a causa di un colpo diretto sull’ospedale. Questo attacco ha causato la morte di cinque persone (tra cui dei medici), ha ferito circa 70 persone, e ha causato importanti danni strutturali all’edificio e due ambulanze sono state colpite mentre evacuavano dei feriti.
PHR-Israele sottolinea che le Convenzioni di Ginevra garantiscono protezione alle strutture e al personale medico mentre svolgono il loro ruolo. L’Alta Corte di Giustizia israeliana ha detto, in merito a queste misure di protezione, che, anche nel caso in cui vi sia una preoccupazione ben fondata che la struttura medica venga utilizzata impropriamente, questa non consente una violazione radicale dei principi umanitari. “Va ricordato che per alcuni pazienti non ci sono le condizioni pratiche per spostarli in un’altra struttura, a ciò si aggiungono le difficoltà dei civili nella Striscia di Gaza per i quali talvolta non è possibile l’evacuazione a causa di Hamas o delle circostanze oggettive provocate dal conflitto. Infine deve essere sempre accertato che una determinata struttura sanitaria abbia effettivamente fatto parte delle attività militari e che vi sia una necessità militare immediata di colpirla”.
I numerosi casi di danneggiamenti riportati in questo comunicato sollevano gravi preoccupazioni sul fatto che l’esercito non stia operando secondo le norme del diritto internazionale, o intenzionalmente e per “ordini superiori” o per il fatto che le direttive riguardanti le strutture mediche non sono state inserite nelle linee guida o restano inapplicate sul terreno.
Alla luce di questo, e al fine di evitare ulteriori danni alle strutture mediche e ai membri del personale sanitario, PHR-Israele chiede che l’esercito cessi di impegnarsi in operazioni che mettono illegittimamente in pericolo il personale medico, e chiede che nelle linee guida vengano inseriti i divieti e le limitazioni che si applicano alle strutture mediche e al personale. Inoltre, PHR-Israele esige che avvenga un ripensamento immediato, e che l’esercito programmi le proprie azioni in modo da ridurre al minimo la possibilità di altri danni di questo tipo in futuro, e che venga fatta una revisione retroattiva e che si tenga conto dei danni già inflitti.


Per ulteriori informazioni: Lital Grossman, Spokeswoman, Physicians for Human Rights – Israel 052-3112136 media@phr.org.il
Ufficio stampa MEDU – 3343929765 / 0697844892


giovedì 14 agosto 2014

Il Sudamerica a favore di Gaza




Netta condanna della strage di civili nella Striscia di Gaza da parte di Israele e tantissime mobilitrazioni popolari: così l'America latina si schiera a favore dei palestinesi.

Cuba, Equador, Venezuela, Argentina, e non solo.

Cuba – che ha rotto le relazioni diplomatiche con Israele già a seguito della guerra dello Yom Kippur – chiede alla comunità internazionale di fare pressioni su Tel Aviv per una tregua e “di far cessare immediatamente l'aggressione israeliana contro il popolo di Gaza”.

Il Cile – un Paese che siede tra i dieci membri a rotazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e nel quale risiedono una grande comunità di palestinesi e una cospicua minoranza ebraica – ha richiamato in patria i propri ambasciatori, così come hanno deciso di fare Perù e El Salvador.

Il Venezuela, attraverso una dichiarazione del Ministero degli Esteri, ha dichiarato: “la sua forte condanna per l'attacco criminale dello Stato di Israele che ha avviato una fase più elevata della politica e del suo sterminio genocida con l'invasione di terra del territorio palestinese, che uccide uomini, donne e bambini innocenti”. Il Venezuela, inoltre, ripudia “le campagne ciniche che cercano di condannare le parti allo stesso modo, quando è chiaro che moralmente non è paragonabile la situazione della Palestina occupata e massacrata rispetto allo Stato occupante, Israele, che ha anche una superiorità militare e agisce al di fuori del diritto internazionale”.

Il governo boliviano ha incluso Israele tra i propri “Stati terroristi” e quello argentino ha chiesto la fine immediata degli attacchi militari israeliani.

Il Presidente dell'Uruguay, José Mujica, ha chiesto il “ritiro immediato delle truppe israeliane e un 'cessate il fuoco' senza condizioni” nella Striscia.

Queste le voci unanime del sudamerica e, in aprticolare, degli Stati goveranti dalla sinistra. L'unica voce discordante è quella della Colombia, in cui il governo di centro-destra (vicino agli Stati Uniti e alleato di Israele) ha escluso di richiamare in patria il proprio ambasciatore.

lunedì 11 agosto 2014

Lettera aperta agli ebrei italiani


   
Riceviamo questa lettera e la facciamo circolare. (Cogliamo l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno accolto l'appello dell'Associazione per i Diritti Umani ad inviarci materiale, anche durante le vacanze. Perchè i diritti di tutte e di tutti non vanno in vacanza mai...).
Lettera aperta agli ebrei italiani
di Stefania Sinigaglia

Faccio parte della rete ECO, ebrei contro l'occupazione, ma ho scritto questa lettera personalmente e la firmo io.
Il tombale silenzio delle Comunità Israelitiche in questi giorni e della stragrande maggioranza degli ebrei italiani mi pesa molto e ho risolto di provare a incrinarlo. Spero possiate aiutarmi, aiutarci.
Sono un’ebrea italiana della generazione post-1945, ebrea da generazioni da parte di entrambi i genitori. Sento il bisogno impellente in queste ore di angoscia e di guerra tra Gaza Palestina e Israele di rivolgermi ad altri ebrei italiani perché non riesco a credere che non provino lo stesso sgomento e la stessa repulsione per la carneficina che Israele sta compiendo a Gaza. Non si mira a distruggere un nemico armato, non sono due eserciti ad affrontarsi: si sta sterminando un’ intera popolazione civile, perché il nemico è ovunque, in un fazzoletto di terra che stipa in 365 km2 un milione e ottocentomila persone, il nemico è sotto la terra sopra la quale c’erano case e scuole e negozi e ospedali e strade, c’è la gente, e se vuoi colpire chi sta sotto la terra è giocoforza ammazzare chi ci sta sopra a quella terra, anche un bambino lo capisce:, ma fanno finta di non saperlo gli strateghi sottili di questo orrore infinito che si dipana sotto i nostri occhi.
Come facciamo a tacere di fronte a questa ingiustizia suprema, noi che per millenni siamo stati costretti a nasconderci nei ghetti per vivere, che venivamo additati come responsabili di nefandezze mai sognate, obbligati a convertirci a volte per non essere bruciati sui roghi?
Israele ha fondato uno Stato nel 1948 su terra altrui, sappiamo come e perché, ciò è stato accettato dal consesso internazionale e nel 1988 è stato accettato dall’OLP. I Palestinesi hanno riconosciuto il diritto di Israele a esistere, ma Israele dal 1967 occupa terra non sua, e lo sa. Per anni e anni si è detto: quella terra occupata serve a fare la pace: territori in cambio di pace. Questo è stato il refrain che però è stato nel corso del tempo sepolto da guerre non più di difesa come nel 1967, ma di attacco, a partire dalla sciagurata invasione del Libano.
Come facciamo a non riconoscere che Israele ha scientemente, e per decenni ormai, rifiutato di addivenire a un compromesso sulle colonie, non ha mai smesso di costruirne e di avanzare annettendosi di fatto i territori su cui doveva negoziare, annichilendo la base pur ambigua ma reale che era l’accordo di Oslo. Ha contribuito a creare Hamas, che in arabo significa “collera giusta”, e poi ne ha tollerato la crescita in funzione anti-OLP, ha reso la vita dei palestinesi una lotta per sopravvivere anche in Cisgiordania, e ha violato tutte le risoluzioni dell’ONU che gli imponevano di tornare alla famosa “Linea verde”.
Ha rubato altra terra palestinese costruendo la barriera di 700 km, dichiarata illegale dalla Corte dell’Aia ma tuttora in piedi. E ora con il pretesto dell’uccisione di tre ragazzi di cui Hamas non ha mai riconosciuto la responsabilità, un’ accusa che non è stata corroborata da prove, ha scatenato una guerra non a Hamas ma a tutto un popolo.

Non si può uccidere, annientare un popolo per sconfiggere un nemico che ha il diritto di difendersi. E le richieste di Hamas non sono altro che le richieste della popolazione di Gaza: fine dell’assedio di sette anni, fine dello strangolamento. Israele ha diritto a esistere DENTRO dei confini riconosciuti internazionalmente, ma dal 1982 è aggressore e viola il diritto internazionale.

Per avere la pace deve rinunciare alla folle idea di avere TUTTA la terra per sé e cacciarne chi ci abitava prima che arrivassero i primi coloni ebrei a fine ottocento .La guerra di Israele è non solo omicida ma è suicida: guardiamo al Libano che sta insieme ancora per miracolo, alla Siria distrutta, all’Irak che va a pezzi, ai palestinesi che sono la maggioranza in Giordania, all’avanzare dell’islamismo salafita e jihadista in Africa settentrionale e occidentale, in Kenya, in Nigeria.

Quale avvenire promette la guerra infinita di uno stato di apartheid? Quali possibilità invece apre il riconoscimento di diritti eguali ai palestinesi e alle migliaia di rifugiati e immigrati che anche in Israele spiaggiano cercando una vita e un avvenire migliori? Quali prospettive aprirebbe uno Stato multiculturale, bi-nazionale e veramente democratico in Medioriente? Quale salutare rimescolamento di carte? Apriamo gli occhi, abbiamo il coraggio di guardare in faccia la realtà, e gridiamo il nostro rifiuto di questo orrore e di questa politica di distruzione e morte che si ritorce contro chi la persegue.

domenica 3 agosto 2014

Una dichiarazione su Gaza





Foad Aodi, cittadino italiano, di origini palestinesi, medico fisiatra ortopedico e Presidente della Comunità del mondo arabo in Italia, ci ha fatto pervenire la seguente dichiarazione:




GAZA ,FOAD AODI ,OGGI 61 MORTI ,TOTALE PIU' DI 1700 E 9000 FERITI ,BENE RENZI IN EGITTO ,MA SERVE UN PIANO ITALIANO -EUROPEA PIU' IMMEDIATO ,INCISIVO E COINVOLGENTE.

COSI DICHIARA IL PRESIDENTE DELLA CO-MAI ,COMUNITA' DEL MONDO ARABO IN ITALIA ED AMSI ,ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA AGGIORNANDO LA SITUAZIONE TRAGICA ODIERNA DI GAZA DOVE CI SONO GIA' PIU' DI 1700 MORTI E 9000 FERITI ED ANCORA SI DISCUTE DEL CESSATE IL FUOCO DOVE GLI OSPEDALI GIA' DISTRUTTI E NON CE' LA LUCE E SPERANZA A GAZA .

APPREZZIAMO E RINGRAZIAMO L'EGITTO E L'ITALIA PER L'IMPORTANTE INIZIATIVA A FAVORE DEL CESSATE DEL FUOCO E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE MA NOI RIBADIAMO E CONCORDIAMO CON IL PRESIDENTE RENZI SERVE UNA AZIONE FORTE ,UNITARIA ,UMANITARIA E SANITARIA DA PARTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA ED AGGIUNGIAMO ANCHE DA PARTE DELL'AMERICA .

CONCORDIAMO CON I PRESIDENTI RENZI ED AL SISI SU L'IMMIGRAZIONE ED AIUTARE GLI IMMIGRATI NEI LORO PAESI TRAMITE UNA FORTE COOPERAZIONE INTERNAZIONE ,PER QUESTO ACCOGLIAMO CON SODDISFAZIONE L'INIZIATIVA ED IL NUOVO NOME DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI INVECE INVITIAMO IL MINISTRO ANGELINO ALFANO DI STARE PIU' ATTENTO SULLE PAROLE , I PREGIDIZI E LE DIVISIONI TRA ITALIANI ED IMMIGRATI VISTO SOLO PER FINI ELETTORALE PERCHE' NESSUNO HA INTENZIONE DI RUBARE IL LAVORO AGLI ITALIANI BASTA VEDERE L'ESPERIENZA DI AMSI ,CO-MAI ED UNITI PER UNIRE COSI CHIUDE FOAD AODI PRESIDENTE DEL MOVIMENTO UNITI PER UNIRE.


www.co-mai.org

www.unitiperunire.org

lunedì 28 luglio 2014

Emergenza Gaza - Gaza Emergency



Vi preghiamo di far girare anche questo comunicato, grazie! (anche su www.igiveonline.com)


English follows Italian

Il sistema sanitario di Gaza e’ al collasso.

Negli ospedali e nelle farmacie manca circa la meta’ dei farmaci inclusi nella lista dei farmaci essenziali stilata dalla Organizzazione Mondiale della Salute (http://www.who.int/medicines/publications/essentialmedicines/en/); mancano 470 tipi di materiali sterili e monouso, tra cui aghi, siringhe, cotone, disinfettanti, guanti e molto altro. Manca il carburante per alimentare ambulanze e generatori che permettono di far funzionare i macchinari salvavita e le sale operatorie durante le almeno 12 ore al giorno in cui l’unica centrale elettrica non riesce a fornire elettricita’. Mancano le sacche di sangue necessarie a soccorrere le centinatia e centinaia di feriti.

La Striscia di Gaza e’ isolata dal mondo. Le frontiere con Egitto e Israele sono chiuse, ospedali, ambulanze e centri di pronto soccorso sono costantemente sotto la minaccia dei bombardamenti. Nonostante questo, il personale sanitario cotinua a prestare soccorso incessantemente.

Ad oggi, i feriti sono almeno 1.400. Per aiutare la popolazione inerme, abbiamo bisogno del vostro aiuto. Ora. Subito. Stiamo raccogliendo donazioni per far entrare medicine, materiali sanitari, e altri beni di primissima necessità. Qualsiasi donazione e’ indispensabile per salvare la vita di vittime innocenti.

Alla iniziativa partecipano TUTTE le ONG Italiane presenti in Palestina. Tuttavia, per motivi logistici, useremo il conto di Terre des Hommes Italia come canale per la raccolta.





The health care system in Gaza is dangerously failing.

Hospitals and pharmacies lack nearly half of the essential medicines included in the World Health Organization list (http://www.who.int/medicines/publications/essentialmedicines/en/);

There is also a dramatic lack of the following items:

  • 470 types of sterile disposable materials (such as syringes, cottons, rubber gloves, disinfectant and many others)
  • Fuel to run generators and ambulances, needed to sustain surgeries’ rooms and life-saving machineries, as the only Power Plant available in the Strip is able to provide electricity for not more than 12 hours per day
  • Blood bags, which are important to assist the hundreds of injured

The Gaza Strip is cut off from the outer world. Both the Egyptian and Israeli borders are closed. Hospitals, ambulances and health care facilities are under the constant threat of being bombed. Despite this situation, medical and paramedical staff is working non-stop.

As of today, injured are more than 1,400. We urgently need your help in order to save defenceless people’s life. Now, immediately. We are seeking and asking for donations to be able to buy and bring medicines, disposables and first necessary needs into Gaza. Any donation is more than welcome and it is essential to safe lives of innocents victims.

This initiative is promoted by all Italian NGOs working in Palestine. However, for logistic reasons, donations shall can be funnelled towards “Terres des Hommes Italy” Bank Account (main found-rising channel).





Una vignetta di Adenov uno dei più famosi cartoonist tunisino in solidarietà con Gaza (ringraziamo Monica Macchi):

sabato 19 luglio 2014

L'appello di Music for Peace: bloccati gli aiuti per Gaza

Vi proponiamo la denuncia e l'appello di Music for Peace che facciamo anche nostri, ringraziando per queste notizie. Aderiamo alla campagna anche perché, dopo la tregua umanitaria, di cinque ore, la situazione è tornata ad essere grave.
 

Centinaia di tonnellate di aiuti umanitari destinate alla popolazione civile della Striscia di Gaza sono bloccate a Genova da 21 giorni. 2 ambulanze, 6 container di medicinali, apparecchiature mediche, attrezzature per disabili,... alimenti per l’infanzia: questo e molto altro il carico bloccato.
La carovana, pronta a partire alla volta della Striscia di Gaza già in data 23 Giugno u.s., ad oggi, non ha ancora ricevuto i permessi di transito, necessari ad arrivare in Striscia di Gaza, né dal lato Egiziano né dal lato Israeliano.
Dopo 20 giorni si riceve silenzio da lato egiziano e lentissimi passi in avanti dal lato Israeliano. Nel frattempo il materiale giace sotto il sole da oltre 20 giorni e ciò lo sottopone al rischio di deterioramento.
Nel frattempo la situazione umanitaria presso la Striscia di Gaza si aggrava di minuto in minuto (in 6 giorni centinaia i morti e migliaia i feriti). Presso la segreteria di Music for Peace si susseguono senza sosta le richieste urgenti da parte degli ospedali che rischiano di rimanere sforniti.
Music for Peace è una stimata organizzazione umanitaria che è già intervenuta in Striscia di Gaza portando a destinazione 5 carovane umanitarie delle quali ha curato anche la minuziosa distribuzione lungo tutto il territorio.
Mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Comunità Internazionale, i mezzi d’informazione, il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon, il Ministro agli Affari Esteri Federica Mogherini fanno appello alla fine delle violenze in Medio Oriente ed esprimono la loro contrarietà agli attacchi su obiettivi civili, l’Ngo Music for Peace chiede che sia rispettata la Quarta Convenzione di Ginevra e il Primo Protocollo Addizionale che sancisce “la popolazione civile ha diritto all’assistenza, vi è l’obbligo di facilitare il rapido e non limitato passaggio di tutti i convogli umanitari e che il personale di soccorso deve essere rispettato e protetto”.

Vista la gravità della situazione MUSIC FOR PEACE LANCIA UN'ULTERIORE CAMPAGNA DI RACCOLTA DI MEDICINALI CON SCADENZA A PARTIRE DA OTTOBRE 2015. E' POSSIBILE RECAPITARE IL TUTTO PRESSO LA SEDE DI MUSIC FOR PEACE: VIA BALLEYDIER 1, GENOVA. Precisiamo per correttezza che, qualora dovesse essere concesso il transito e quindi la partenza, il materiale che non dovesse giungere in tempo sarà portato a destinazione nella carovana successiva.

Facciamo appello a tutti i mezzi d’informazione affinché oltre a divulgare quanto accade in Medio Oriente diano spazio all’esistenza di questa concreta possibilità – purtroppo per ora ancora bloccata – di portare medicinali per le cure della popolazione civile.

ENGLISH VERSION:
STOPPED HUMANITARIAN CONVOY WITH DESTINATION GAZA STRIP
Hundreds of tons of Humanitarian Aids for the civilians in Gaza Strip have been stopped in Genoa (Italy) since 22 days. 2 ambulances, 6 containers of medicines, medical equipment, material for disabled people, pediatric food: this and much more the shipment stopped.
The Convoy, which on the 23rd June was ready to leave with destination Gaza Strip, currently has not got the transit permissions, which are necessary to arrive to Gaza Strip.
After 22 days the Ngo is receiving silence by the Egyptian side and very slowly step forward form the Israeli side. In the meanwhile the material is stopped under the sun since 22 days and that subjects it to deterioration risks.
In the meanwhile the humanitarian situation in Gaza Strip is getting worse minute by minute (in 7 days hundreds of deaths and thousand of injured). The urgent requests from the hospitals, which are risking to remain without material, are arriving without break to the Ngo’s offices.
Music for Peace is an esteemed humanitarian organization which has already intervened in Gaza Strip by bringing to destination 5 humanitarian convoy. Once in Gaza, the Ngo provides also for the distribution of all the material, covering the whole territory.
While the Security Council of United Nations, the International Community, the mass media, the Un General Secretary Ban Ki Moon, the Italian Minister of Foreign Affairs Federica Mogherini are making appeals asking the end of violence in Middle East and express their aversion towards attacks on civilians, the Ngo Music for Peace asks to respect the Forth Geneva Convention and its First Additional Protocol. They state “the civilian population has the right to receive aid, there is the commitment to facilitate the fast and not limited passage of all the humanitarian convoys and the rescue personnel must be respected and protected”.
Due to the seriousness of the situation Music for Peace launch a further medicines collection campaign. All the medicines, in particular antibiotics, analgesics and fever reducer, must expire from October 2015 and have to be sended to Music for Peace, 1, Balleydier Street, 16149 Genoa, Italy. The Ngo underlines for honesty that, if the transit will be allowed, the material which will not arrive in time will be carried to Gaza in the next convoy.
We make appeal to all the media to share the news of this concrete possibility to bring aids for the civilians in Gaza.

Info: Music for Peace – Creativi della Notte
tel. 010.8572540
mail: segreteria@creatividellanottemusicforpeace.org
Facebook:
https://www.facebook.com/pages/MUSIC-FOR-PEACE-CREATIVI-DELLA-NOTTE/250125084193?ref=hl

 


 

mercoledì 16 luglio 2014

...Anche da Israele



Qualche giorno fa abbiamo scritto una mail ad una nostra cara amica, Vered, che si occupa di diritti umani e letteratura e che vive a Tel Aviv. Le abbiamo chiesto come stessero lei e la sua famiglia e mi ha risposto che, in questo periodo, si trovano in Europa. Ma ci ha anche scritto una sua riflessione che vogliamo condividere con voi.

Ringraziamo moltissimo Vered e la sua amica nella foto perchè ci hanno dato il permesso di pubblicare queste parole:



Many people are against the war.
We initiative a lot of activities for peace. A huge demonstration that took place in Tel Aviv on the 12th (I was part of its promotion) a bus for peace, a discussion at the knesset about 1325 resolution with women against the war. We write posts against the war and recizem and circulate it via facebook. We put more women in the news to balance the military man talking about sticks. And this campaign that ill add one of my colleagues pic. It says stop in hebrew and arabic. We also circulate posts from Gaza because the people in Israel dont hear anything. The news is only about israel. You dont know how many innocent people in Gaza were killed. But there is a special info graphic for it that people update every day.
Of course many people act very violent toward peace initiative. People leave hatred messages to us wishing our death. In Tel Aviv right wing people enter a pub in Tel Aviv and hit people they suspected to be left wing.
I think im more concern from the future. From what Israel become. The hate and rascizem. The Violent and disrespect for humans. I think its the first time that I feel that I am afraid to live in Israel because of what we become and not the out side security situation”.


  




Osservatorio Palestina


Continuiamo le testimonianze sulla situazione in Palestina con un’intervista ad Annalisa Portioli, che racconta le quotidiane violazioni dei diritti e le incursioni in Cisgiordania di cui è stata diretta testimone e segnaliamo che da oggi alle 18.30 su Radiazione (http://www.radiazione.info) di Padova inizierà un programma quotidiano con dirette, interviste e notizie dalla (e sulla) Palestina isolata, assediata e bombardata.

Intervista di Monica Macchi che ringraziamo.

venerdì 11 luglio 2014

Aggiornamento odierno da Gaza






4° Giornata di operazione militare. Il pezzo che trovate qui di seguito ci è stato mandato da una cooperante italiana. Poi: un messaggio da un altro cittadino di Gaza. Ci sono arrivate anche le fotografie.

Contineremo a pubblicare finchè potranno mandare notizie...Aiutateci a divulgarle. Grazie !




Gaza, 11 luglio 2014

Cresce di ora in ora il bilancio delle vittime e delle distruzioni nella striscia di gaza da parte dell’esercito di occupazione. (95 morti 600 feriti). Siamo quasi arrivati a mille tonnellate di piombo lanciato sulla popolazione. ( fino ad ora 800 missili lanciati da Israele )
Missili di risposta partono da Gaza verso israele, (500 missili lanciati da Gaza.), dove le sirene suonano di continuo. E' l’inizio di una guerra che si fa spazio ogni ora impari e vigliacca. Israele si prepara all’invasione di terra nella striscia di Gaza; Per tutto il paese sono visibili gli spostamenti degli armamenti militari israeliani, carri armati e corazzati pesanti, concentrarsi lungo i confini della striscia di Gaza.

L’operazione militare “bordo protettivo” iniziata ufficialmente martedì 8 luglio e’ arrivata alla 4° notte con forti bombardamenti in tutta la Striscia di Gaza. I militari scelgono la notte per attaccare gli obiettivi e incutere maggiore paura.

Durante la notte l’aviazione israeliana ha condotto 75 raid aerei lanciando 137 missili in diverse località’ della striscia. Sono stati attaccati edifici e distrutto 19 case che vanno ad aggiungersi alle ormai centinaia dei giorni precedenti. Anche la marina ha lanciato in poche ore 100 shells in direzione del porto di Gaza. La Gaza Ark, la barca per gli aiuti umanitari e’ stata bruciata.

Nella giornata di ieri sono stati lanciati ordini ai palestinesi di evacuare completamente alcune zone, per permettere l’occupazione dell’area e l’invasione di terra. Attraverso sms e volantini lanciati dall’alto, hanno ordinato a circa 100.000 famiglie palestinesi che vivono a nord ( beit lahya e beit hannoun) e al Sud (Abassan al saghira), localita’ poste lungo i confini più’ immediati di israele, di abbandonare immediatamente le loro case. Questi dovrebbero lasciare tutti i loro averi, la loro vita, per far posto alle imposizioni di un esercito che deve entrare nella striscia per seminare morte e distruzione.

La potenza distruttiva che Israele lancia sulla striscia ha la scusa ufficiale di colpire una fazione nemica Hamas, in realtà’ sta distruggendo una intera generazione di vite umane.
 
 
 
حيبتي هنا قتلى كثير اكثر من  90 شخص قتل واكثر من 600 مصاب في حالة خطر
القصف مستمر قصفو بجوار منزلي وتحطم زجاج المنزل كله وتضرر جزء منه
صور الاطفال هنا بشعة لا اريد ان ارسل لك صور هي صعبة الان وانا اكتب لك الصواريخ
تنزل علينا
Qui sono stati uccise più di 90 persone e oltre 600 ferite
la situazione è pericolosa
I bombardamenti sono continui attorno a casa mia e hanno fracassato tutte le finestre e danneggiato una parte della casa
ci sono foto terribili di bambini ma non voglio mandartele
qui tutto è difficile in questo momento e ti scrivo dei missili che continuano a colpirci