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lunedì 12 ottobre 2015

Cyberbullismo: da “Una vita da Social” a “Scelgo io!”. Ecco tutte le iniziative in Italia



(da www.intreccio.eu)





Concorsi, incontri, nuove guide e nuova campagna di comunicazione; ecco gli appuntamenti lanciati in tutt’Italia per navigare sicuri in Rete, dove gli unici veri protagonisti sono soprattutto gli studenti di ogni ordine e grado.

I Supererrori. Le regole del supernavigante” è uno dei progetti contro il cyberbullismo, a firma di “Generazioni Connesse” il Safer Internet Centre italiano, lanciato in occasione di “Tutti a scuola 2015”, l’iniziativa coordinata dal Miur, ministero dell’Istruzione. Attraverso sette mini spot, colorati e divertenti, i ragazzi possono imparare velocemente le regole per una sicura navigazione in Internet. Il linguaggio e la semplicità del messaggio rende l’iniziativa utile anche ai più piccoli. Il primo dei sette cortometraggi sarà lanciato sui canali social di “Generazioni Connesse” e le storie saranno impersonate da sette personaggi.

 
 
Di fondamentale importanza, anche contro il cyberbullismo, è inoltre la Helpline, la piattaforma di Telefono Azzurro costituita dalla linea telefonica gratuita 1.96.96, attiva 24 ore al giorno, e la chat online a disposizione di bambini, adolescenti e adulti, attiva tutti i giorni dalle 8 alle 22 (sabato e domenica dalle 8 alle 20). È possibile, segnalare anche in maniera anonima i contenuti illegali o potenzialmente dannosi, presenti sul web, attraverso due Hotlines direttamente collegate con la Polizia Postale – www.stop-it.it di Save the Children e “Clicca e segnala” di Telefono Azzurro su www.azzurro.it. Completa il progetto il portale Skuola.net, la scuola virtuale più frequentata dagli studenti italiani, che dedicherà un intero canale tematico agli oltre 3 milioni di studenti che ogni mese accedono al sito.
 



Per gli studenti di tutte le scuole d’Italia arriva infine “Scelgo io!”, il concorso di selezione di scrittura creativa, arti visive e multimediali dove una giuria valuterà i lavori e sceglierà i migliori.



Altra iniziativa, mirata alla lotta contro il cyberbullismo, che chiama a raccolta alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, insegnanti e genitori, è “Una Vita da social”, la campagna itinerante giunta alla terza edizione, organizzata della Polizia postale, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e Skuola.net. Gli incontri avverranno sul truck, un camion allestito come un’aula multimediale dove gli esperti della polizia Postale incontreranno i giovani e i loro insegnanti e genitori nelle maggiori piazze di 58 città italiane.


Da non dimenticare il 9 febbraio 2016 la tredicesima edizione Safer Internet Day, celebrata in tutto il mondo. Il tema di quest’anno sarà: “Gioca la tua parte per un internet migliore” e lo scopo è quello di costruire un Internet migliore per tutti, ma soprattutto i bambini e i giovani .

sabato 5 settembre 2015

La paura degli studenti del Darfur





di Veronica Tedeschi




Nei Paesi Occidentali parlare di violenza nelle scuole contro bambini o ragazzi crea sempre stupore e incredulità, tanto da trasformare la notizia in un corposo servizio giornalistico che sarà in grado di oscurare le altre notizie per giorni.

Ed è corretto così, la violenza sui bambini deve creare stupore; in alcuni stati africani, però, questo tipo di emozioni non esiste, l’incredulità si è trasformata in rassegnazione, in quanto tali metodi sono diventati di routine in scuole e università.



Il governo alimenta un clima di paura e razzismo nelle università, in particolare a Khartoum e Omdurman. Dalla fine di aprile i giovani originari del Darfur sono vittime di una campagna di arresti indiscriminati, violenze e abusi sessuali portata avanti dai servizi di sicurezza legati al partito di governo” scrive Nuba Reports sulla situazione nelle università del Sudan. Il presidente sudanese Omar al Bashir il 2 giugno ha cominciato un nuovo mandato senza però avviare un dialogo con le forze di opposizione e questo basterà a non migliorare la situazione.



Le conseguenze di tali soprusi sono molteplici, gli stessi bambini e ragazzi possono diventare crudeli diventando a loro volta dei bulli o ancora, la violenza nelle scuole è spesso associata alla discriminazione contro gli studenti provenienti da famiglie povere, da gruppi emarginati o con particolari caratteristiche. Parliamo di violenze verbali ma anche fisiche o sessuali, come nel caso dei giovani del Darfur; la violenza sessuale e di genere è spesso diretta contro le ragazze ad opera di insegnanti e compagni di classe maschi.



Come accennato per la situazione del Sudan, tali violenze sono favorite dall’incapacità dei governi di mettere in atto misure legislative in grado di proteggere gli studenti dalle discriminazioni e dalle violenze. Inoltre, le scuole sono le prime istituzioni che risentono dei problemi che affliggono l’intera comunità in quanto composte da soggetti particolarmente vulnerabili e considerate moralmente e culturalmente importanti all’interno di una società.

Se a questo problema si associa anche il tasso di bambini che non frequenta le scuole, la situazione peggiora a vista d’occhio. In Africa occidentale e centrale si registra il tasso più alto al mondo: circa uno su tre, il 28%. Nel resto del continente, sono almeno 10 milioni i piccoli in età scolastica che rimangono a casa. Questa situazione e la sua non variabilità dipende dal riaccendersi dei conflitti e da altre difficoltà legale alla lontananza delle scuole o alla mancanza di risorse a famiglie estremamente povere.  




Le cose che si potrebbero fare sono tante ma per l’attuazione di queste proposte è fondamentale l’appoggio dei governi e la volontà di chi sta a capo della comunità.

La soluzione più semplice potrebbe essere promulgare leggi che proibiscano le punizioni corporali nelle scuole e nelle strutture educative messe in atto sia da insegnanti che da altri soggetti come i servizi di sicurezza - per riprendere ciò che accade nelle università sudanesi - e mettendo in atto dei meccanismi in grado di raggiungere questo risultato. Parallelamente si potrebbero creare dei canali accessibili e adeguatamente pubblicizzati che consentano a bambini e famiglie di denunciare le violenze in maniera sicura e anonima.

Ancora, creare programmi ad hoc che riguardino l’interno ambiente scolastico e che comprendano ogni questione rilevante, compresa la risoluzione non violenta dei conflitti e politiche anti-bullismo.

Per quanto riguarda il problema della non frequenza dei bambini è necessario ora più che mai mettere tra le priorità dei governi centro africani l’istruzione, ad oggi sottovalutata e considerata di scarsa importanza.

I conflitti in atto in Sudan, Congo o Tanzania non devono influire sull’istruzione, le scuole dovrebbero essere considerate “zone bianche”, da non toccare ed evitare di coinvolgere in ogni tipo di ostilità. 


Inoltre, un altro piccolo passo potrebbe essere quello di inserire all’interno dei villaggi e dei paesi le scuole che, nella maggior parte dei casi, si trovano fuori dal villaggio, molto lontane e difficilmente raggiungibili a piedi.

Ci sono diverse cose che si possono fare, manca solo la volontà dei Governi ad una rivalutazione delle priorità da affrontare e una completa attuazione di una normativa adeguata.
 
 
 

domenica 9 agosto 2015

Mario, disabile superabile







E' un racconto autobiografico, Mario disabile superabile, narrato in terza persona dell'evoluzione della vita di un ragazzino nato verso la fine della seconda guerra mondiale nella bassa pianura padana del secolo scorso, un posto dove la vita scorreva coi ritmi medievali della campagna.
Quando Mario comincia a camminare a circa un anno, uno zio materno si accorge che il bimbo ha un problema all'occhio sinistro. Una visita medica oculistica constata la presenza di una cateratta congenita al bulbo oculare: è nato monocolo.
Anche vedendo con un solo occhio si può vivere e Mario cresce: ha visto dalla nascita con un solo occhio, quello destro, e per lui quella del monocolo è una vita "normale".
Verso i tre anni e mezzo ha una forte febbre che dura quasi un mese: il medico del paese dice che è un'indigestione e prescrive purga e riposo.
Passata la febbre Mario si alza dal letto ma la gamba destra non funziona più come prima e comincia a zoppicare: dapprima leggermente e poi in maniera sempre più evidente.
Si stanca facilmente a camminare: strano perché prima della febbre correva sempre, però nessuno capisce la causa della zoppìa di Mario.
Dopo sei mesi dalla guarigione dalla febbre Mario viene accompagnato in ospedale dove viene visitato da un luminare ortopedico il quale diagnostica immediatamente la malattia che, a quei tempi ed in quei posti, pochi conoscevano: poliomielite.
Per Mario inizia la vita del disabile in un contesto povero, ignorante ed aggravato dal pensiero fascista dominante che, in quei tempi, arrivava a prescrivere la soppressione dei bambini soggetti a gravi forme di disabilità.
In quel contesto nessuno ha tempo per i bambini e Mario capisce in fretta che nascere in un posto povero è già una bella rogna, avere a che fare con persone rozze è ancora peggio ed essere disabile, in aggiunta alle prime due calamità, è il peggio che possa capitare.
Questo è solo l'inizio del racconto di Germano Turin - raccontata nel libro intitolato Mario disabile superabile edito da Sottosopra - al quale abbiamo rivolto alcune domande.




Si tratta di un racconto autobiografico: come vivere una situazione di “disabilità” in un contesto difficile come quello successivo alla Seconda guerra mondiale?



Alla mia nascita, a dicembre del '42, il babbo era in guerra come fante dell'Esercito Italiano. Anche a casa era tempo di guerra: dalla strada sterrata a fianco a casa passavano tedeschi, fascisti, carri agricoli. Ad aprile del '45 cominciò a passare anche qualche camionetta degli Alleati. Nella casa dove sono nato c'era miseria, ignoranza, emarginazione e la mamma che mi partorì in casa aiutata dalla “levatrice”, come si faceva a quei tempi. Uno dei danni procurati dalle “leggi razziali” del regime fascista fu che la disabilità comportava, secondo loro, una “vita indegna di essere vissuta” e che questo concetto era anche accettato dal collettivo. I più “buoni” tolleravano che “anche i disabili potessero vivere”, però era meglio che lo facessero di nascosto, rendendosi il più possibile “invisibili”.



Ci può spiegare che tipo di educazione ha ricevuto (in famiglia, a scuola)? E quanto è importante proprio l'educazione per i bambini e i ragazzi che hanno una compagna/o disabile?



Nessuno mi spiegava nulla perché nessuno era in grado di farlo. Il babbo tornò dalla guerra e dalla prigionia quando avevo due anni. Ma non cambiò nulla perché dovette tornare a lavorare sui campi: del padrone naturalmente, dato che era salariato agricolo. Gli insegnanti, a cominciare dalla scuola elementare, avevano studiato durante il regime fascista, quindi era già tanto se erano delle persone “equilibrate”. Anche dopo la liberazione, avvenuta nel Veneto nel '45, non è che tutti gli italiani, con un colpo di bacchetta magica, diventarono dei ferventi repubblicani. I compagni di scuola erano, nella maggioranza, figli di braccianti agricoli: diffidenti verso tutto e tutti. Alcuni compagni di scuola erano figli o nipoti di ex gerarchi fascisti: i più “buoni” mi sussurravano che “non era giusto che, in quanto ragazzo con disabilità” fossi bravo a scuola. Per loro era uno spreco.

Alcuni erano addirittura aggressivi nei miei confronti perché non ammettevano che fossi più bravo di loro a scuola. Da piccolo presi anche delle botte: quando non ce la facevano a picchiarmi singolarmente ci si mettevano anche in due o tre per sopraffarmi.



Essere disabili è anche una ricchezza: a suo parere, è cambiata la mentalità in questo senso?


Essere persone con disabilità può essere una ricchezza se l'ambiente che ti circonda ti permette di sviluppare la ricchezza che è in te e che devi scoprire un pezzo alla volta. Se devi usare tutte le tue forze per galleggiare e sopravvivere ai bisogni primari non è una ricchezza. La mentalità sta cambiando, è vero, però non con la velocità con la quale si espande la disabilità che, sappiamo tutti, è in continua espansione.

 

Nel libro racconta di averel subito anche atti di bullismo: cosa vorrebbe dire ai bulli di oggi e alle vittime?

 

Vorrei poter dire che il problema non ero io ma loro. Io non volevo nulla da loro: erano loro a ritenere che certe mie caratteristiche spettassero a loro.


Grazie a chi e a cosa è cambiata la sua vita?

 

Non lo so quali siano state le cause che hanno cambiato la mia vita e con quale incidenza vi abbiano contribuito. Credo una miscellanea di volontà, capacità di sfruttare “in tempo reale” la maggior parte delle occasioni che mi si prospettavano e… una dose massiccia di Provvidenza di riuscire a fare il tutto.

domenica 28 giugno 2015

Gender. Il nuovo mostro




di Maria G. Di Rienzo (da comune-info.net)




Il 20 giugno, leggo, si terrà una manifestazione a Roma per difendere i bambini da qualcosa che non esiste: l’ideologia gender (genere) nelle scuole. Il concetto di genere, purtroppo, nelle scuole italiane non c’è ancora entrato e anche per questo si può turlupinare gente dal fioco lume con la stronzata dell’ideologia gender. Il genere non è un’ideologia, è un criterio di analisi che parte dalla differenza sessuale fra uomini e donne e analizza i modi in cui i loro ruoli sono socialmente costruiti. A cosa serve? A trattare donne, uomini, bambine e bambini con meno violenza, a garantire e rispettare i loro diritti umani, ad avere giustizia.
Ora, io posso ripetere la pura e semplice realtà delle cose sino a sgolarmi, ma ho scarsa audience e nessuno mi paga. Le persone che sto per nominare, invece, le pago io – assieme al resto della popolazione italiana, perciò:
se l’onorevole Giovanna Martelli, consigliera del presidente del consiglio dei Ministri in materia di Pari Opportunità, non ha niente da dire al proposito, io voglio ad esempio sapere cosa ci faceva al Forum sul futuro dell’uguaglianza di genere tenutosi a Bruxelles (Belgio) il 20 e 21 aprile scorsi. (Emma Bonino ha inviato un video-messaggio al Forum: se sta un po’ meglio, ha qualcosa da dire?)
Presieduto da Věra Jourová, Commissaria europea per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’eguaglianza di genere il Forum partiva con questa premessa:
Le proiezioni stimano che, al tasso attuale di cambiamento, ci vorranno almeno trent’anni per raggiungere l’obiettivo del 75% di donne con un impiego in Europa, oltre 70 per far diventare l’eguaglianza salariale realtà, oltre vent’anni per raggiungere un bilanciamento di Genere nei consigli d’amministrazione delle più grandi compagnie quotate in borsa e almeno 40 anni per assicurare che il lavoro domestico sia equamente diviso fra donne e uomini”.
Sui dieci seminari previsti per la prima giornata, sette contenevano nel titolo la parola Genere. Durante la seconda giornata il lavoro era concentrato sul “Costruire il prossimo livello della politica di Genere europea” eccetera.
Perché, se l’On. Giovanna Martelli non apre bocca per spiegare cos’è il Genere e difendere le istanze relative, io vedo solo due motivazioni possibili: 1) nonostante la partecipazione ad eventi internazionali non ha ancora fatto mente locale sul significato del termine e quindi non lo spiega perché non lo sa; 2) parlare potrebbe essere disagevole, compromissorio, disturbante per il signore che è tenuta a consigliare in materia di pari opportunità.
Forse, allora, potrebbero dire qualcosa al proposito il ministro Paolo Gentiloni e i direttori e vice direttori coinvolti nel Programma di Cooperazione Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura)/Italia tramite la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo: Giampaolo Cantini, Fabio Cassese e Luca Maestripieri. Perché? Semplicemente perché la Fao dichiara di avere una politica di Genere:
L’eguaglianza di Genere è centrale per il mandato della Fao di raggiungere sicurezza alimentare per tutti innalzando i livelli di nutrizione, migliorando la produttività agricola e il maneggio delle risorse naturali, e migliorando le vite delle popolazioni rurali. L’eguaglianza di Genere non è solo un mezzo essenziale con cui la Fao può eseguire il suo mandato, è anche un fondamentale diritto umano” (2013)
Se nemmeno costoro aprono bocca per spiegare cos’è il Genere e difendere le istanze relative, credo che il motivo, qui, sia uno soltanto: non lo sanno (perché forse non leggono i protocolli che firmano).
Allora, dovrebbero poterci dire qualcosa la ministra della Salute Beatrice Lorenzin e la dottoressa Daniela Rodorigo, a capo della Direzione generale della comunicazione e dei rapporti europei e internazionali, giacché sono in rapporto diretto con l’Organizzazione mondiale della sanità, che ha una politica di Genere:
L’eguaglianza di Genere fa bene alla salute. Nessuno dovrebbe ammalarsi o morire a causa della diseguaglianza di Genere. (…) Gli Stati membri dell’Oms e gli accordi internazionali ribadiscono che le differenze (fra uomini e donne) devono essere riconosciute, analizzate e indirizzate tramite l’analisi di Genere e azioni di Genere. Senza la dovuta attenzione all’eguaglianza di Genere i servizi sanitari, i programmi, le leggi e le politiche avranno effetti limitati”. (2010)
E se anche in questo caso né la ministra né la dottoressa intendono spiegare cos’è il Genere e difendere le istanze relative, io sono incline a pensare che – come sopra – non sappiano di che si tratta e che – come sopra – l’attenzione ai protocolli che firmano sia un tantino superficiale.
Naturalmente, mai quanto gli analfabeti di ritorno che (persino pagati da vari portali) scrivono come “l’ideologia Gender gradualmente e silenziosamente sta diffondendosi nelle scuole (…) nelle scuole si stanno insinuando attività organizzate dalle lobby, volte a educare la mente dei bambini sottoponendoli ad esperienze sessuali delle quali i genitori sono tenuti all’oscuro. Queste attività vengono promosse sotto forma di progetti mirati a combattere i fenomeni delle discriminazioni e del bullismo ma in realtà mirano a realizzare dei programmi di sessualità e di affettività con il fine di consentire ai bambini di vivere esperienze nuove e capaci di mutarne il pensiero fin dall’età evolutiva.” Un’età cui l’autrice deve evidentemente ancora giungere: il suo pensiero è davvero involuto. D’altronde, è molto chiaro che Parlamento Europeo, Fao e Oms sono costituti da un branco di ideologi gender il cui fine è sottoporre i figli della signora confusa ad esperienze sessuali…
Il bollettino meteo, in occasione della manifestazione del 20 contro il Nulla, prevede (citazione letterale) “risentimenti e rallentamenti al traffico”. Viva l’Italia, però io voglio emigrare.


giovedì 4 giugno 2015

Bullismo omofobico: conoscerlo per combatterlo





Mi hanno rotto un braccio e mi hanno pure detto che ero fortunato che non fosse il destro. Mi hanno spento sigarette sul collo mentre in due o tre mi tenevano fermo”; “Un professore mi ha detto che la colpa dei miei problemi era mia: perchè non dicevo ai miei compagni che ero etero?”: queste sono alcune frasi di Davide, che racconta la sua vicenda nel saggio intitolato Bullismo omofobico. Conoscerlo per combatterlo di Ian Rivers, edito in Italia da il Saggiatore (per l'edizione italiana è stato scritto con Vittorio Lingiardi).

Rivers è docente presso la Brunel University di Londra e da vent'anni conduce ricerche sul bullismo omofobico. Ma di cosa si tratta ? Esso consiste in azioni deliberate con la finalità di emarginare, deridere o denigrare compagni di scuola, perchè omosessuali o presunti tali per un atteggiamento troppo effemminato oppure troppo mascolino. Il bullismo omofobico si esprime attraverso parolacce e insulti, ma troppo spesso attraverso minacce e violenza fisica.

Il libro di Rivers raccoglie tante storie di ragazze e ragazzi vittime di questo fenomeno, raccontate in prima persona, ma non si limita a fare un quadro della situazione: propone, infatti, anche delle schede e dei percorsi didattici che possano aiutare gli insegnanti (e gli adulti tutti) a contrastare questo grave problema. Contrastare il bullismo e l'omofobia, infatti, “è una sfida comune” come ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon “ Abbiamo tutti un ruolo in quanto genitori, familiari, insegnanti, vicini di casa, dirigenti di comunità, giornalisti, figure religiose o funzionari pubblici”; così come ha sottolineato anche il Presidente degli Stati Uniti, che ha affermato: “ Dobbiamo sfatare il mito che il bullismo sia semplicemente un rito di passaggio, una componente inevitabile del processo di crescita e formazione. Non è così. Abbiamo l'obbligo di garantire che le nostre scuole siano sicure per tutti i nostri figli”.

E' stato accertato scientificamente che le conseguenze del bullismo (soprattutto omofobico, ma di ogni tipologia) siano molto serie sulle vittime: può causare, infatti, disturbi post-traumatici da stress anche a lungo termine, ansia, problemi di socializzazione e anche tendenze suicide, quest'ultime molto più frequenti di quanto si sappia. Importantissimo, quindi, il ruolo delle famiglie e dell'ambiente scolastico per non far sentire isolati questi giovani che, con un percorso di consapevolezza e di fiducia in se stessi e negli altri, possono sentirsi liberi di fare coming out.



In Italia stanno nascendo alcune associazioni che si occupano di questo tema: citiamo, ad esempio, il progetto Lecosecambiano@Roma, promosso da Roma Capitale in collaborazione con la Sapienza che, lo scorso anno, ha visto la partecipazione di 24 istituti scolastici della città.



Sarà possibile incontrare Ian Rivers il prossimo 9 luglio, a Milano, in occasone del ciclo di incontri “Alimentare la mente” organizzato dall'Ordine degli psicologi della Lombardia.


venerdì 20 febbraio 2015

Ho fatto della rabbia la mia spinta, così ho vinto contro il bullismo (da Nobullismo.it)



La mia storia ha inizio in prima media, quando d’un tratto hanno iniziato ad umiliarmi in ogni modo possibile e inimmaginabile. Niente violenza fisica, quella se la sono risparmiati, ma una violenza psicologica continua, che per quattro anni ho subito in silenzio. Ho sopportato tutto e i professori non facevano niente, guardavano e incolpavano me. Ecco allora la bocciatura e la rabbia. Tanta rabbia, non verso gli altri, ma verso me stessa, per aver acconsentito che mi trattassero cosi per tutto quel tempo.
E’ la rabbia che mi ha dato la spinta per reagire e rialzarmi.
Sono diventata più sicura, dura e cattiva con chi se lo meritava e ho fatto di tutto per riconquistare una parvenza della felicita che mi avevano strappato, come squali e ci sono riuscita.

Ho vinto io non il bullismo. A volte scherzando dico di aver giocato i miei Hunger Games e si, io li ho vinti. Mi ritengo fortunata di non avere le problematiche che purtroppo hanno ancora le ex vittime, come problemi di ansia, di insicurezza. Per altri è stato ed è difficile rialzarsi ed andare avanti.

Sono fortunata e ringrazio la rabbia costruttiva che mi ha guidata. A piccoli passi ho riconquistata un’autostima disintegrata e con pazienza l’ho ricomposta. Ho alti e bassi ma sto in piedi alla faccia dei miei ex bulli, sono felice e serena. La mia rivincita è ogni giorno, quando mi alzo dal letto e vado avanti con la mia vita,non mi volto certo indietro. Guardo avanti.

Penso che per risolvere il problema si dovrebbe sensibilizzare prima di tutto il corpo docente in materia e introdurre pene severe, visto che in alcuni casi ci sono stati dei suicidi che io definisco “omicidio premeditato”. Attuerei l’ergastolo, visto la gravità del bullismo, che induce al suicidio vittime innocenti.

Questa è la mia storia e adesso nessuno potrà farmi del male, sono rinata, e sono più forte che mai!

A tutti i ragazzi, usate la vostra rabbia, la vostra energia e le vostre emozioni come spinta per andare avanti, per superare i bulli e vincere la vostra battaglia. Non lasciate che vi fermino e vi facciano cadere.

domenica 23 novembre 2014

Tutti diversi, tutti uguali


 
TUTTI DIVERSI, TUTTI UGUALI
sabato 29 novembre 2014 - ore 19,00
presso
CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. da Cermenate, 2 – Milano (MM2 Romolo)






In occasione della Giornata internazionale del disabile la curatrice del progetto “DIVERSO DA CHI? Per una nuova cultura del rispetto” , Eva Schwarzwald, esperta in educazione ai media, introdurrà la proiezione di alcuni cortometraggi adatti alle scuole e alle famiglie.



Quindici racconti sulla disabilità, sui sentimenti e sul rispetto della vita delle persone con bisogni speciali, una guida per gli insegnanti ed attività didattiche complementari compongono il DVD, offrendo la possibilità, attraverso i film, di imparare, capire e combattere gli stereotipi sulla disabilità.








Agli insegnanti che prenotano la propria partecipazione alla serata verrà consegnato in omaggio una copia del dvd per la loro scuola!















Per informazioni e prenotazioni: peridirittiumani@gmail.com


lunedì 27 ottobre 2014

STOP al bullismo




Lo hanno aggredito e gli hanno usato violenza con un tubo per l'aria compressa: solo perchè era in sovrappeso. E' accaduto pochi giorni fa a Pianura, un quartiere in periferia di Napoli. La vittima è uno studente di quattordici anni, ora ricoverato per gravi lesioni al colon presso l'ospedale San Paolo. Il ragazzo era in compagnia di tre conoscenti più grandi di lui presso un autolavaggio, quando questi hanno iniziato a schernirlo per il suo aspetto fisico. Poi la presa in giro si è trasformata in violenza.

I tre aggressori hanno precedenti per spaccio e furto; il più grande di loro, un ventiquattrenne, è stato fermato con l'accusa di tentato omicidio e gli altri due sono stati denunciati.

Sono vigliacchi e senza cuore. Un gioco? Non penso che si giochi così. Per poco non l'hanno ucciso”, queste le parole della madre del ragazzino. La Giunta comunale ha dichiarato che auspica “massima severità per i responsabili di questa violenza barbara”, così come il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Vincenzo Spadafora, che ha commentato il fatto affermando: “Bullismo? No, è violenza pura”.

Dopo questo ennesimo e grave episodio, vogliamo mettervi a conoscenza dell'esistenza di una campagna nazionale a cura del Ministero dell'Istruzione e del MIUR intitolata “Smonta il bullo”. Che cos'è il bullismo, Soggetti coinvolti, Forme di bullismo, il Cyberbullismo, Cosa non è il bullismo, Come intervenire: queste sono le sezioni in cui si articola il progetto, disponibili sul sito www.smontalibullo.it. Tra queste è possibile anche scaricare schede didattiche di approfondimento che possono aiutare insegnanti, educatori e operatori nell'analisi dei fattori ambientali che possono favorire o contrastare lo sviluppo del fenomeno, i lioghi comuni che da sempre lo accompagnano e che possono indicare come distinguerlo e affrontarlo.

Ricordiamo che il termine “bullismo” significa “usare prepotenza, maltrattare, intimorire” ed è una forma di oppressione fisica o psicologica messa in atto da una o più persone nei confronti di un altro percepito come debole; è caratterizzato da intenzionalità, sistematicità e asimmetria tra le persone coinvolte, diffondendosi dalla scuola ad altri ambiti sociali. Per questo riteniamo che una riflessione su questo argomento sia necessaria perchè coinvolge tutti, giovani e adulti e perchè determinati comportamenti sono strettamente legati ad una mentalità che si oppone ai concetti e ai valori di giustizia, rispetto e onestà.

lunedì 19 maggio 2014

Cyberbullismo e diritti umani



Hannah, Carolina, Aurora, Andrea, Nadia, Amanda: questi sono solo alcuni dei nomi di ragazze e ragazzi che si sono tolti la vita, nel corso dell'anno, perchè vittime di bullismo e di cyberbullismo.

La rete, infatti, può essere uno strumento utilissimo per ampliare le conoscenze e per approfondirle, ma può anche diventare una trappola psicologica oppure un'arma puntata contro i più deboli.

La Commissione Diritti Umani a Palazzo Madama ha, così, deciso di prestare la massima attenzione al fenomeno del cyberbullismo e di avviare un'indagine conoscitiva del problema, in collaborazione con il Ministero dell'Università e della ricerca scientifica, la Polizia Postale, il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza e con Save the children.

Elena Ferrara, membro delle Commissioni istruzione e Diritti Umani, ha presentato anche un disegno di legge per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. “Dopo aver vissuto il dramma del suicidio di una mia ex alunna di 14 anni, a gennaio 2013, e a fronte dell'ultimo drammatico gesto analogo di una ragazzina di Venaria, faccio appello al Parlamento affinché già all'inizio del prossimo anno scolastico possano partire le campagne di formazione e di contrasto al fenomeno e per dotare l'Italia di una legge che metta a sistema l'educazione per la sicurezza in rete”: con queste parole la senatrice si è rivolta ai suoi colleghi.

Il disegno di legge prevede che i post offensivi vengano rimossi dal web nel giro di 24 ore su richiesta dei genitori o di chi ha la responsabilità dei minori; in caso di mancata richiesta, provvederà lo stesso Garante nell'arco delle 48 ore. Per i ragazzi che commettono il fatto è previsto un ammonimento perchè, prima della punizione, è importante educarli non solo all'utilizzo corretto di Internet, ma soprattutto al “recupero del senso del limite, del rispetto verso la persona, verso i coetanei, soprattutto i più fragili”, ha continuato Elena Ferrara. “Oggi, già a dieci anni, i più giovani prendono contatto con la complessità e la vastità del mondo attraverso uno smartphone. Siamo sicuri che questo non implichi degli obblighi? O comunque delle responsabilità?”.

Quando il senso di responsabilità, di giovani e adulti, viene a mancare, devono subentrare altre misure. E' prevista, quindi, la costituzione di una cabina di regia che coordini le strategie tra Ministeri, Polizia Postale e il Safer Internet Center, e una rete in linea anche con le direttive suggerite dall'ONU e dalla Commissione Europea.

Sono, infine, previsti corsi di aggiornamento e di formazione rivolti agli insegnanti affinchè, in ogni scuola, ci sia un referente perchè: “l'educazione all'uso consapevole della rete deve assumere continuità curricolare, responsabilizzando gli stessi alunni ad assumere condotte di legalità e di solidarietà”, ha concluso la Ferrara.


venerdì 8 febbraio 2013

L' UNAR e l'istruttoria per la scritta omofoba: Basta con il bullismo e le discriminazioni


L'altro ieri uno studente del Liceo classico Tacito di Roma è stato vittima di una scritta omofoba. Continuano gli episodi di discriminazione e di bullismo che, purtroppo, hanno indotto alcuni ragazzi a togliersi la vita.
Lo studente del liceo romano era stato eletto, dai suoi compagni, come rappresentante di istituto, lo scorso novembre e ora, sul muro di entrata della scuola, è comparsa la scritta :”Frocio dimettiti”, con a fianco il disegno di una croce celtica. Perchè? Perchè il ragazzo è gay dichiarato e, nell'intervista rilasciata a Il Messaggero, dice: “ Non fatemi passare per una vittima, perchè io sono un ragazzo forte. Sono uno tosto che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Evidentemente chi ha fatto questa scritta non ha avuto il coraggio di insultarmi di persona e ha preferito sfogarsi vigliaccamente sui muri della scuola, pensando che nessuno potesse vederlo” e continua: “ Sono solo degli stupidi che pensano che in un liceo non possa esserci un rappresentante gay. Io poi non ho mai avuto problemi a parlare della mia omosessualità e , se devo essere onesto, questo gesto non mi ha fatto né soffrire né intimorire. All'inizio avevo deciso di fregarmene, poi però ho capito che era importante parlarne, per far capire a altri ragazzi, magari vittime di bullismo, che non bisogna avere paura. Perchè ci sono miei coetanei che per gli insulti di qualche deficiente ci hanno rimesso la vita”.
L'UNAR - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – ha già avviato un'istruttoria: il Direttore, Marco De Giorgi, ha proposto al Preside dell'istituto scolastico l'attivazione di percorsi – rivolti ai ragazzi, alle famiglie e ai docenti – informativi e di sensibilizzazione finalizzati al contrasto dell'omofobia. E ha aggiunto, inoltre che sarà presentata la Strategia Nazionale contro le discriminazioni della comunità LGBT che l'UNAR ha predisposto nell'ambito del progetto del Consiglio d'Europa, un progetto che pone al centro l'educazione e l'istruzione che sono prioritarie nella prevenzione e nello sviluppo di un cambiamento socio-culturale del nostro Paese.