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lunedì 12 ottobre 2015

Cyberbullismo: da “Una vita da Social” a “Scelgo io!”. Ecco tutte le iniziative in Italia



(da www.intreccio.eu)





Concorsi, incontri, nuove guide e nuova campagna di comunicazione; ecco gli appuntamenti lanciati in tutt’Italia per navigare sicuri in Rete, dove gli unici veri protagonisti sono soprattutto gli studenti di ogni ordine e grado.

I Supererrori. Le regole del supernavigante” è uno dei progetti contro il cyberbullismo, a firma di “Generazioni Connesse” il Safer Internet Centre italiano, lanciato in occasione di “Tutti a scuola 2015”, l’iniziativa coordinata dal Miur, ministero dell’Istruzione. Attraverso sette mini spot, colorati e divertenti, i ragazzi possono imparare velocemente le regole per una sicura navigazione in Internet. Il linguaggio e la semplicità del messaggio rende l’iniziativa utile anche ai più piccoli. Il primo dei sette cortometraggi sarà lanciato sui canali social di “Generazioni Connesse” e le storie saranno impersonate da sette personaggi.

 
 
Di fondamentale importanza, anche contro il cyberbullismo, è inoltre la Helpline, la piattaforma di Telefono Azzurro costituita dalla linea telefonica gratuita 1.96.96, attiva 24 ore al giorno, e la chat online a disposizione di bambini, adolescenti e adulti, attiva tutti i giorni dalle 8 alle 22 (sabato e domenica dalle 8 alle 20). È possibile, segnalare anche in maniera anonima i contenuti illegali o potenzialmente dannosi, presenti sul web, attraverso due Hotlines direttamente collegate con la Polizia Postale – www.stop-it.it di Save the Children e “Clicca e segnala” di Telefono Azzurro su www.azzurro.it. Completa il progetto il portale Skuola.net, la scuola virtuale più frequentata dagli studenti italiani, che dedicherà un intero canale tematico agli oltre 3 milioni di studenti che ogni mese accedono al sito.
 



Per gli studenti di tutte le scuole d’Italia arriva infine “Scelgo io!”, il concorso di selezione di scrittura creativa, arti visive e multimediali dove una giuria valuterà i lavori e sceglierà i migliori.



Altra iniziativa, mirata alla lotta contro il cyberbullismo, che chiama a raccolta alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, insegnanti e genitori, è “Una Vita da social”, la campagna itinerante giunta alla terza edizione, organizzata della Polizia postale, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e Skuola.net. Gli incontri avverranno sul truck, un camion allestito come un’aula multimediale dove gli esperti della polizia Postale incontreranno i giovani e i loro insegnanti e genitori nelle maggiori piazze di 58 città italiane.


Da non dimenticare il 9 febbraio 2016 la tredicesima edizione Safer Internet Day, celebrata in tutto il mondo. Il tema di quest’anno sarà: “Gioca la tua parte per un internet migliore” e lo scopo è quello di costruire un Internet migliore per tutti, ma soprattutto i bambini e i giovani .

domenica 11 ottobre 2015

Corso: CINEMA e DIRITTI


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con Arci Scuotivento di MONZA

presenta il corso di cinematografia:

CINEMA e DIRITTI



TEMI

Un corso di cinema – declinato in vari modi: tecniche, generi, approfondimenti tematici, etc. - riguarda la capacità di leggere un film come se fosse un testo scritto. La domanda principale è : “Da quali elementi è costituito un film?”. Il Cinema può essere usato come momento di approfondimento per alcune materie di studio e di argomenti di grande attualità (Storia, Intercultura, Geografia/Geopolitica, Filosofia, Sociologia) .

Il linguaggio cinematografico è, infatti, caratterizzato da un codice , come un testo letterario, che va decifrato per coglierne i significati profondi, i messaggi diretti e indiretti in modo che, chi guarda e ascolta un'opera filmica (come un'altra opera d'ARTE) sia consapevole del contenuto della stessa.

Ecco, quindi, che proponiamo un corso che coniuga l'aspetto tecnico con il contenuto. Verranno analizzati cortometraggi, documentari sui temi dei diritti umani, verranno analizzati spezzondi di film che hanno segnato la Cinematografia per una riflessione partecipata sugli argomenti trattati e sulle tecniche di comunicazione degli stessi.

Siamo – soprattutto i giovani- costantemente bombardati da immagini e dal linguaggio dei mass-media che è composto da immagini, appunto, suoni, parole. Pensiamo alla tv, al computer con Internet, al Cinema, ai videogames...In questa giungla di sollecitazioni è necessario saper scegliere il prodotto utile alla crescita, alla giusta e corretta informazione, alla buona conoscenza di sé e di ciò che accade intorno a noi.



FINALITA’ e OBIETTIVI

La finalità principale è quella di dare agli utenti tutti gli strumenti per decodificare il linguaggio delle immagini, da cui siamo costantemente stimolati. Ogni prodotto audiovisivo, infatti, è veicolo di comunicazione di un messaggio: ma di quali messaggi ? E come tali messaggi vengono comunicati ?

Come già detto, i percorsi si pongono gli obiettivi di insegnare a scegliere, tra i vari messaggi,quelli positivi; di stabilire quale sia un buon prodotto filmico; di “difendersi” dalle informazioni, opinioni e altro che pilotano le nostre scelte all’interno della società contemporanea, società dell’immagine e non del contenuto.

METODOLOGIA

Il progetto prevede 4 incontri in cui l’esperto parlerà, con lezioni frontali, delle tecniche cinematografiche di base ( a cui potranno seguire approfondimenti). Ogni lezione sarà accompagnata dalla visione guidata di spezzoni tratti dai film più importanti della cinematografia mondiale, passata e recente. Analisi critica degli spezzoni insieme ai partecipanti.

Alla fine del percorso, si lavorerà insieme sulla decodifica di un cortometraggio. Verranno consegnate dispense sui termini tecnici più usati.



DURATA e COSTI

4 incontri di 90 minuti ciascuno

Quota per partecipante: 60 euro



DATE e ORARI

 

venerdì 30 ottobre, ore 21.00

venerdì 6 novembre, ore 21.00

venerdì 13 novembre, ore 21.00

venerdì 20 novembre, ore 21.00


giovedì 8 ottobre 2015

Incontri con autori ed esperti di materia per scuole medie


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





INCONTRI CON GLI AUTORI:

proposte per le classi seconde e terze medie




IL ROMANZO: “In piedi nella neve” di Nicoletta Bortolotti, edito da Einaudi



IL LIBRO:

Sasha ha quasi tredici anni e una passione bruciante: il calcio. Come potrebbe essere altrimenti? Suo padre è Nikolai Trusevyc, portiere della squadra più forte del Paese: la Dynamo Kiev. Ma in Ucraina, nel 1942, il pallone non è cosa per ragazze. E dopo l'invasione da parte del Reich non è cosa nemmeno per i campioni della Dynamo: accusati dai nazisti di collaborare con i sovietici e ridotti per questo alla fame e all'inattività, i giocatori hanno perso la voglia di vivere. Quando, a sorpresa, i tedeschi organizzano un campionato cittadino, non lo fanno certo per perdere; Sasha, d'altra parte, sa che suo padre e i compagni giocano sempre per vincere... Stavolta, però, vincere significherebbe morire. E qual è la vera vittoria? Lottare fino all'ultima azione, come chiede il pallone, o sabotare la partita, come le ha intimato un misterioso spettro, nel buio di un sottopasso? Mentre il fiume Dnepr, gelido, si porta via l'infanzia di Sasha, la Storia segue il proprio corso: il match avrà un esito cosi incredibile che nessuno, per lungo tempo, potrà raccontarlo.



IL ROMANZO: “Sulle onde della libertà” di Nicoletta Bortolotti , edito da Mondadori

Il LIBRO:

"Mi chiamo Mahmud e abito in un posto che dicono terra di tutti e di nessuno.
O anche prigione a cielo aperto. Ma il suo vero nome è Gaza City. Ho un'unica passione, un unico sogno, un'unica fissa: il surf."
Mahmud vive a Gaza City, una città colpita ogni giorno dai bombardamenti, e adora il surf. Anche Samir adora il surf. Ma il primo è palestinese e l'altro israeliano. Ma che differenza fa? Hanno tutti e due gli stessi sogni e aspettano tutti e due la stessa onda da cavalcare. E non importa se quell'onda sarà israeliana o palestinese...

Nicoletta Bortolotti, nata in Svizzera, vive in provincia di Milano. Lavora come redattrice e ghost writer nell’editoria per ragazzi, e ha firmato diversi libri di successo per adulti, tra i quali E qualcosa rimane (Sperling&Kupfer). Mamma di due bambini trova il tempo di scrivere in treno, che è la sua “casa viaggiante”.



RACCOLTA DI RACCONTI: “CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'. La violenza di genere”, di 23 autrici, edito da MAMMEONLINE



IL LIBRO:

Cari ragazzi e care ragazze che vi affacciate al mondo dei grandi, questo libro è per voi. Perché impariate dai nostri errori, impariate che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione, che amare vuol dire permettere all'altro/a di essere se stessi. Insomma l'amore non può essere egoista, altrimenti non lo si può chiamare amore.
23 scrittrici per ragazzi vi offrono questi racconti per aiutarvi a riflettere e a dialogare, perché non rimaniate in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca. Ma anche perchè sappiate reagire a ciò che può succedere intorno a voi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente.
Non è facile crescere, né diventare uomini né diventare donne, e noi adulti non vi stiamo offrendo dei grandi modelli. I messaggi proposti dai nostri media spesso denigrano il corpo e il ruolo di voi ragazze e così facendo offendono e confondono anche voi ragazzi. E tutto diventa più difficile se ai modelli dei media si sovrappongono quelli familiari, poi quelli educativi e ancora quelli delle diverse culture che vanno mescolandosi nella nostra società sempre più multiculturale ma ancora non interculturale.
Per tutti questi motivi contiamo sull'enorme importanza dell'educazione affettiva e sentimentale. E nell'educazione al genere, di cui tutti ci dobbiamo fare carico, come famiglia, come scuola, come società.
Ed è per questo motivo che il nostro libro è per tutti.


Romanzo/Diario: Il diario di Edo. Un adolescente in tempesta, di Fabiana Sarcuno, La spina Edizioni

Il LIBRO:

La storia parla di un ragazzo di nome Edo, il quale sta attraversando un periodo difficile ma molto importante per il resto della sua vita.
Reduce dalla separazione dei suoi genitori, il protagonista deve affrontare un altro faticoso anno scolastico nel quale ci saranno molti cambiamenti: l’arrivo del Prof Verano e il cambio di scuola di un suo compagno.
Il nuovo anno è difficile anche per Aurora, una grande amica e anche “l’amore” del protagonista, la quale ha scoperto di avere una malattia grave.
Tra mille avventure i ragazzi (il protagonista ed i suoi amici), tra le quali il viaggio a Praga, alla fine dell’anno si vedono molto diversi da i ragazzi che erano il settembre dell’anno precedente; queste esperienze infatti hanno aiutato loro a crescere.


Fabiana Sarcuno, Contestualmente al lavoro scolastico, svolgo l'attività di autrice, rivolgendomi soprattutto al pubblico degli adolescenti e dei preadolescenti. Inoltre, sempre nell'ambito della narrativa per ragazzi, eseguo curatele di classici, curandone la redazione e l'apparato didattico.

DOCUMENTARIO: “LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI”, di Carlo Concina e Cristina Maurelli

IL FILM/DOC: dalla presentazione di Vito Mancuso

La realtà del progetto "leggere libera-mente" la sto seguendo da qualche mese ma dopo essere stato all'interno delle mura di Opera mi sono reso conto che quest'idea meravigliosa sarebbe potuta diventare patrimonio di molte persone attraverso l'invito del film.
"Levatevi la cispa dagli occhi" viene rivolto in primo luogo a chi è fuori dalle mura: liberatevi dall'idea comune che avete dal carcere perchè ad Opera sta succedendo qualcosa che può diventare modello per altri sistemi carcerari.
I detenuti che si vedono in questo film sono persone libere nello spirito, hanno ritrovato un nuova libertà, un motivo di vita all'interno del carcere attraverso i percorsi di lettura e scrittura creativa. In secondo luogo l'invito è rivolto a chi è dentro e non vuole vedere l'opportunità che gli è davanti agli occhi.
L'immagine che più mi ha colpito della giornata all'interno del carcere è quella dopo la proiezione: i protagonisti del film sono saliti su palco e si sono rivolti a tutti gli altri detenuti che probabilmente non credono all'importanza del progetto. E allora l'invito più forte è rivolto a loro con le parole di Dino: "Leggere e scrivere all'interno del carcere è importantissimo per non essere fagocitati da questa realtà".
Mi auguro che questo film possa far conoscere questo progetto a più persone possibili, a partire dai giovani, che sono la nuova generazione, all'interno della quale deve formarsi l'idea che il carcere non deve solo essere "punitivo" ma anche "costruttivo".





INFORMAZIONI

Coordina gli incontri: Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani



Gli alunni possono realizzare un loro lavoro sulle tematiche proposte: un video, un reportage fotografico, un contributo scritto che:



sarà pubblicato su www.peridirittiumani.com

sarà presentato durante l'incontro con gli autori



COSTI:



Contributo di 4 euro per alunno partecipante



Eventuali spese di viaggio per i relatori



Gli incontri potranno svolgersi al mattino oppure al pomeriggio, in base alle esigenze scolastiche. Si terranno direttamente nelle scuole, anche a classi accorpate.



Per ulteriori informazioni e prenotazioni, scrivere a: peridirittiumani@gmail.com

mercoledì 30 settembre 2015

L'ultimo arrivato: il romanzo vincitore del premio Campiello





Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all’esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro,di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell’età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi». Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è «picciriddu» o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé. 

Queste alcuni brani della descrizione del romanzo L'ultimo arrivato, edito da Sellerio, di Marco Balzano, vincitore del premio Campiello 2015.   







L'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato l'autore che ci regalato queste sue parole. 

Ringraziamo tantissimo Marco Balzano.




Quanto è importante, oggi, ricordare l'emigrazione interna italiana?

Moltissimo. La memoria va tenuta in vita per rapportarsi in maniera più efficace col presente. È utile per non interpretare tutto alla luce di allarmismi e demagogie, ma in maniera politicamente più incisiva per risolvere civilmente le grandi questioni e migliorare la nostra immagine rispetto ad atteggiamenti passati.


 Perché la scelta di un bambino come protagonista della storia?

 
Perché l'emigrazione infantile e minorile in genere è stata una faccia dell'emigrazione di cui, nonostante il tema in genere sia stato molto battuto anche in letteratura per tutto il secolo scorso e l'inizio del nuovo millennio, si è parlato poco, per non dire niente. 


 Non si tratta di un racconto autobiografico: quali sono state le ricerche che hanno preceduto la stesura del libro? 



No, non c'è nulla di autobiografico. Anzi, la difficoltà è stata togliersi completamente, non inciampare in questa storia. Ho prima studiato l'argomento dal punto di vista storico e sociologico, poi ho intervistato quei settantenni che sono emigrati da “picciriddi”. L'ho fatto senza prendere appunti, in modo che le loro parole si potessero liberamente confondere in me e dar vita a un personaggio di fantasia ma che prendesse spunto da vite vere. Volevo scrivere un storia, una narrazione, non un romanzo storico o sociologico: la storia di una vita. 



 Quali sono le riflessioni che il testo suggerisce ai ragazzi che lo leggeranno? 



 Il mondo dei giovani, ancor più di quello degli adulti, corre velocissimo. Tutto cambia in fretta, non si fa in tempo a desiderare qualcosa che subito ne esiste una versione più aggiornata. In questa rapidità le vite diverse dalle nostre sembrano sempre trapassato remoto. Non è così, invece: e la letteratura in genere ci connette con tempi, spazi ed esistenze in cui non eravamo presenti. Compie un'operazione di avvicinamento del diverso e dell'ignoto e permette di conoscerlo. Nel mio piccolo, penso che anche la storia di Ninetto, il mio protagonista, possa innescare questo processo di scoperta. 



 A chi dedica questo premio?



A mia figlia Caterina e a mia moglie Anna, un editor straordinario che ha vagliato e setacciato tutte le mie parole rendendole migliori. E poi, si sa, non è mai semplice convivere con uno scrittore! 


venerdì 25 settembre 2015

Petting zoo: un film sui diritti negati delle ragazze-madri singles

di Monica Macchi







Domenica 27 settembre 2015 presso cinema Beltrade (Milano) ore 15.00







I texani stanno crescendo, generazione dopo generazione,

come adulti sessualmente analfabeti

David C. Wiley, presidente dell’American School Health Association







Il Texas ha il più alto numero di ragazze madri, gli adolescenti che hanno rapporti sessuali sono il 52,5 % (la media nazionale è del 47%), e il tasso di diffusione dell’hiv è tra i più alti del Paese ma a causa di sostenitori molto influenti come George W. Bush e al fatto che i distretti scolastici hanno completa autonomia in tema di educazione sessuale, l’astinenza viene presentata come l’unico metodo sicuro per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili, le gravidanze e i “traumi emotivi legati ai rapporti sessuali”. Recentemente poi è stata approvata una legge secondo cui le cliniche che praticano aborti devono dotarsi di locali, attrezzature e personale, equivalenti a quelli delle sale chirurgiche degli ospedali: il governo conservatore sostiene che queste misure servano a garantire la sicurezza delle donne, ma per le associazioni contrarie alla legge il vero obiettivo del provvedimento è rendere ancora più difficile l’interruzione di gravidanza. E in effetti in tutto il Texas, che ha una superficie di 700.000 chilometri quadrati ed è il secondo Stato più popoloso degli Usa, le cliniche che praticano aborti erano 41 nel 2012, e oggi sono solo18.   
 




Questo è l’ambiente sottoproletario e puritano in cui si muove Layla, una diciassettenne che dopo aver ricevuto una borsa di studio per Austin, scopre di essere incinta e pressata dalla sua famiglia, contraria all’aborto, rinuncia al college e va a vivere con la nonna in una roulotte.




Ecco la recensione completa:




mercoledì 2 settembre 2015

Proposte di incontri con gli autori per le scuole (e altro)

Carissimi docenti,
speriamo che abbiate trascorso delle buone vacanze e che siate pronti, come noi, a ricominciare!
Oggi pubblichiamo le proposte dell'Associazione per i Diritti Umani rivolte agli alunni delle scuole MEDIE.

Nei prossimi giorni pubblicheremo anche le proposte per le scuole SUPERIORI, le UNIVERSITA' e il PROGRAMMA degli incontri pubblici che si terranno a Milano, ma che potrebbero essere organizzati anche in altri luoghi.

Per qualsiasi informazione, potete scriverci all'indirizzo mail: peridirittiumani@gmail.com

A presto e buona lettura!




INCONTRI CON GLI AUTORI:

proposte per le classi seconde e terze medie




IL ROMANZO: “In piedi nella neve” di Nicoletta Bortolotti, edito da Einaudi



IL LIBRO:


Sasha ha quasi tredici anni e una passione bruciante: il calcio. Come potrebbe

essere altrimenti? Suo padre è Nikolai Trusevyc, portiere della squadra più forte del Paese: la Dynamo Kiev. Ma in Ucraina, nel 1942, il pallone non è cosa per ragazze.

E dopo l'invasione da parte del Reich non è cosa nemmeno per i campioni della Dynamo: accusati dai nazisti di collaborare con i sovietici e ridotti per questo alla fame e all'inattività, i giocatori hanno perso la voglia di vivere. Quando, a sorpresa, i tedeschi organizzano

un campionato cittadino, non lo fanno certo per perdere; Sasha, d'altra parte, sa che suo padre e i compagni giocano sempre per vincere... Stavolta, però, vincere significherebbe morire. E qual è la vera vittoria? Lottare fino all'ultima azione, come chiede il pallone,

o sabotare la partita, come le ha intimato un misterioso spettro, nel buio di un sottopasso? Mentre il fiume Dnepr, gelido, si porta via l'infanzia di Sasha, la Storia segue il proprio corso: il match avrà un esito cosi incredibile che nessuno, per lungo tempo, potrà raccontarlo. 





IL ROMANZO: “Sulle onde della libertà” di Nicoletta Bortolotti , edito da Mondadori

Il LIBRO:

"Mi chiamo Mahmud e abito in un posto che dicono terra di tutti e di nessuno.
O anche prigione a cielo aperto. Ma il suo vero nome è Gaza City. Ho un'unica passione, un unico sogno, un'unica fissa: il surf."
Mahmud vive a Gaza City, una città colpita ogni giorno dai bombardamenti, e adora il surf. Anche Samir adora il surf. Ma il primo è palestinese e l'altro israeliano. Ma che differenza fa? Hanno tutti e due gli stessi sogni e aspettano tutti e due la stessa onda da cavalcare. E non importa se quell'onda sarà israeliana o palestinese...

Nicoletta Bortolotti, nata in Svizzera, vive in provincia di Milano. Lavora come redattrice e ghost writer nell’editoria per ragazzi, e ha firmato diversi libri di successo per adulti, tra i quali E qualcosa rimane (Sperling&Kupfer). Mamma di due bambini trova il tempo di scrivere in treno, che è la sua “casa viaggiante”.



RACCOLTA DI RACCONTI: “CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'. La violenza di genere”, di 23 autrici, edito da MAMMEONLINE



IL LIBRO:

Cari ragazzi e care ragazze che vi affacciate al mondo dei grandi, questo libro è per voi. Perché impariate dai nostri errori, impariate che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione, che amare vuol dire permettere all'altro/a di essere se stessi. Insomma l'amore non può essere egoista, altrimenti non lo si può chiamare amore.
23 scrittrici per ragazzi vi offrono questi racconti per aiutarvi a riflettere e a dialogare, perché non rimaniate in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca. Ma anche perchè sappiate reagire a ciò che può succedere intorno a voi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente.
Non è facile crescere, né diventare uomini né diventare donne, e noi adulti non vi stiamo offrendo dei grandi modelli. I messaggi proposti dai nostri media spesso denigrano il corpo e il ruolo di voi ragazze e così facendo offendono e confondono anche voi ragazzi. E tutto diventa più difficile se ai modelli dei media si sovrappongono quelli familiari, poi quelli educativi e ancora quelli delle diverse culture che vanno mescolandosi nella nostra società sempre più multiculturale ma ancora non interculturale.
Per tutti questi motivi contiamo sull'enorme importanza dell'educazione affettiva e sentimentale. E nell'educazione al genere, di cui tutti ci dobbiamo fare carico, come famiglia, come scuola, come società.
Ed è per questo motivo che il nostro libro è per tutti.


Romanzo/Diario: Il diario di Edo. Un adolescente in tempesta, di Fabiana Sarcuno, La spina Edizioni

Il LIBRO:

La storia parla di un ragazzo di nome Edo, il quale sta attraversando un periodo difficile ma molto importante per il resto della sua vita.
Reduce dalla separazione dei suoi genitori, il protagonista deve affrontare un altro faticoso anno scolastico nel quale ci saranno molti cambiamenti: l’arrivo del Prof Verano e il cambio di scuola di un suo compagno.
Il nuovo anno è difficile anche per Aurora, una grande amica e anche “l’amore” del protagonista, la quale ha scoperto di avere una malattia grave.
Tra mille avventure i ragazzi (il protagonista ed i suoi amici), tra le quali il viaggio a Praga, alla fine dell’anno si vedono molto diversi da i ragazzi che erano il settembre dell’anno precedente; queste esperienze infatti hanno aiutato loro a crescere.


Fabiana Sarcuno, Contestualmente al lavoro scolastico, svolgo l'attività di autrice, rivolgendomi soprattutto al pubblico degli adolescenti e dei preadolescenti. Inoltre, sempre nell'ambito della narrativa per ragazzi, eseguo curatele di classici, curandone la redazione e l'apparato didattico.

DOCUMENTARIO: “LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI”, di Carlo Concina e Cristina Maurelli

IL FILM/DOC: dalla presentazione di Vito Mancuso

La realtà del progetto "leggere libera-mente" la sto seguendo da qualche mese ma dopo essere stato all'interno delle mura di Opera mi sono reso conto che quest'idea meravigliosa sarebbe potuta diventare patrimonio di molte persone attraverso l'invito del film.
"Levatevi la cispa dagli occhi" viene rivolto in primo luogo a chi è fuori dalle mura: liberatevi dall'idea comune che avete dal carcere perchè ad Opera sta succedendo qualcosa che può diventare modello per altri sistemi carcerari.
I detenuti che si vedono in questo film sono persone libere nello spirito, hanno ritrovato un nuova libertà, un motivo di vita all'interno del carcere attraverso i percorsi di lettura e scrittura creativa. In secondo luogo l'invito è rivolto a chi è dentro e non vuole vedere l'opportunità che gli è davanti agli occhi.
L'immagine che più mi ha colpito della giornata all'interno del carcere è quella dopo la proiezione: i protagonisti del film sono saliti su palco e si sono rivolti a tutti gli altri detenuti che probabilmente non credono all'importanza del progetto. E allora l'invito più forte è rivolto a loro con le parole di Dino: "Leggere e scrivere all'interno del carcere è importantissimo per non essere fagocitati da questa realtà".
Mi auguro che questo film possa far conoscere questo progetto a più persone possibili, a partire dai giovani, che sono la nuova generazione, all'interno della quale deve formarsi l'idea che il carcere non deve solo essere "punitivo" ma anche "costruttivo".





INFORMAZIONI

Coordina gli incontri: Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani



Gli alunni possono realizzare un loro lavoro sulle tematiche proposte: un video, un reportage fotografico, un contributo scritto che:



sarà pubblicato su www.peridirittiumani.com

sarà presentato durante l'incontro con gli autori



COSTI:



Contributo di 4 euro per alunno partecipante



Eventuali spese di viaggio per i relatori



Gli incontri potranno svolgersi al mattino oppure al pomeriggio, in base alle esigenze scolastiche. Si terranno direttamente nelle scuole, anche a classi accorpate.



Per ulteriori informazioni e prenotazioni, scrivere a: peridirittiumani@gmail.com

domenica 5 aprile 2015

Io ME LA GIOCO! Progetto giovani e nuove dipendenze





Il teatro parla DEI giovani e si rivolge direttamente a loro: la storia di un padre, di un figlio e di un insegnante. Una storia di relazioni, inficiate dal vizio del gioco d'azzardo. Una storia di dipendenza, di vuoti affettivi e di modelli educativi.

Questo e molto altro nello spettacolo intitolato Io me la gioco!, in scena presso il Teatro Verdi di Milano dal 16 al 26 aprile.

La produzione è del Teatro del Buratto, per la scrittura e la regia di Ranata Coluccini.

Nello spettacolo si è deciso di mettere in scena gli adulti e di presentare i giovani con immagini per sottolineare la condizione di “inafferrabilità” di un mondo, quello adolescenziale, da parte dei più grandi.



Per i lettori del nostro sito e per chi segue l'Associazione per i Diritti Umani, il teatro Verdi propone una promozione:

Biglietti scontati a 14€ anziché 20€ (previa prenotazione: prenotazioni@teatrodelburatto.it – 02 27002476), un ulteriore sconto pari al 50% - quindi biglietti a 10€ per un gruppo di minimo 10 persone.

Teatro Verdi, Via Pastrengo 16 Milano







sabato 4 aprile 2015

Sull'autismo è quasi legge



Il 2 aprile ricorre la Giornata mondiale dell'Autismo: una sindrome di cui si sa ancora troppo poco e troppo confuse sono le informazioni vere che circolano sulle cause.

Quest'anno, la Commissione della Sanità del Senato ha approvato all'unanimità la prima legge su questo stato d'essere, legge che dovrà passare anche alle Camere. Si tratta di un primo risultato con cui vengono propossi percorsi di diagnosi precoce e di terapie intensive e continuative oltre a percorsi di formazione e vicinanza dedicati ai familiari delle persone autistiche.

I finanziamenti necessari per la neuropsichiatria - e quindi anche per l'autismo - arriveranno attraverso i Livelli essenziali di assistenza (LEA) che il Patto della salute (tra Ministero e Regioni) attribuisce agli organi locali e, in particolare, alle Regioni stesse.

La legge, presentata dai senatori Emilia De Blasi, Venera padua e Lucio Romano, è composta da soli quattro articoli in cui si pone al centro la dignità delle persone, e in particolare dei bambini, con la richiesta di cure farmacologiche, psicologiche e sociali: importantissimo questo ultimo punto perchè queste persone non devono essere lasciate sole e, compatibilmente con le loro possibilità, devono essere inserite anche nel mondo del lavoro per una loro maggiore autonomia.



Oltre a questa novità, l'Associazione per i Diritti Umani vuole segnalare il libro Baci a tutti edito da Sperling&Kupfer, di Andrea Antonello. Suo papà, Franco, aveva già dato alle stampe un bellissimo testo intitolato Se ti abbraccio non aver paura in cui racconta il lungo viaggio per gli Stati Uniti con il figlio Andrea, affetto dalla sindorme autistica. Oggi è lo stesso ragazzo, che ha vent'anni anni, a proporci i suoi pensieri, scritti al computer e in solitudine. 

Andrea è bello, alto, capelli mossi e lunghi e spesso abbraccia le persone, quando invece i ragazzi autistici fanno fatica a stabilire un contatto fisico con gli altri. Andrea ci racconta il suo mondo fatto non tanto di parole, ma di gesti e di sguardi, di quella comunicazione non verbale che “noi” non capiamo o che trascuriamo.

Andrea fa fatica a mettere in ordine, il nostro ordine, frasi, parole, ringraziamenti: ha un suo codice personale, un suo mondo interiore e, con questo libro, prova a raccontarlo per farsi capire un po' di più. Certo, lui ha una famiglia grandiosa alle spalle che lo ha sempre aiutato, supportato, spinto a fare nuove esperienze, senza remore e senza tabù. E questa è la strada giusta da percorrere: non fermarsi davanti agli ostacoli, anche se ce ne sono tanti, e mai sentirsi “diversi”. E' vero i ragazzi e i bambini autistici sono “diversi”, ma in base a quale normalità? Basterebbe trovare un nuovo modo di parlare, di rapportarsi con l'esterno, di scrivere e tutto torna a essere “normale”: lo hanno già insegnato Gianni Rodari, Munari, Calvino con le loro poesie, con le filastrocche, con i disegni...Ecco Andrea insegna a usare i colori del mondo in un modo “altro”, le facce buffe, le risate improvvise. Perchè essere autistici, forse, vuol dire anche essere un po' più profondi e saper cogliere il vero e il genuino dietro a tanta superficiale banalità.

venerdì 20 febbraio 2015

Ho fatto della rabbia la mia spinta, così ho vinto contro il bullismo (da Nobullismo.it)



La mia storia ha inizio in prima media, quando d’un tratto hanno iniziato ad umiliarmi in ogni modo possibile e inimmaginabile. Niente violenza fisica, quella se la sono risparmiati, ma una violenza psicologica continua, che per quattro anni ho subito in silenzio. Ho sopportato tutto e i professori non facevano niente, guardavano e incolpavano me. Ecco allora la bocciatura e la rabbia. Tanta rabbia, non verso gli altri, ma verso me stessa, per aver acconsentito che mi trattassero cosi per tutto quel tempo.
E’ la rabbia che mi ha dato la spinta per reagire e rialzarmi.
Sono diventata più sicura, dura e cattiva con chi se lo meritava e ho fatto di tutto per riconquistare una parvenza della felicita che mi avevano strappato, come squali e ci sono riuscita.

Ho vinto io non il bullismo. A volte scherzando dico di aver giocato i miei Hunger Games e si, io li ho vinti. Mi ritengo fortunata di non avere le problematiche che purtroppo hanno ancora le ex vittime, come problemi di ansia, di insicurezza. Per altri è stato ed è difficile rialzarsi ed andare avanti.

Sono fortunata e ringrazio la rabbia costruttiva che mi ha guidata. A piccoli passi ho riconquistata un’autostima disintegrata e con pazienza l’ho ricomposta. Ho alti e bassi ma sto in piedi alla faccia dei miei ex bulli, sono felice e serena. La mia rivincita è ogni giorno, quando mi alzo dal letto e vado avanti con la mia vita,non mi volto certo indietro. Guardo avanti.

Penso che per risolvere il problema si dovrebbe sensibilizzare prima di tutto il corpo docente in materia e introdurre pene severe, visto che in alcuni casi ci sono stati dei suicidi che io definisco “omicidio premeditato”. Attuerei l’ergastolo, visto la gravità del bullismo, che induce al suicidio vittime innocenti.

Questa è la mia storia e adesso nessuno potrà farmi del male, sono rinata, e sono più forte che mai!

A tutti i ragazzi, usate la vostra rabbia, la vostra energia e le vostre emozioni come spinta per andare avanti, per superare i bulli e vincere la vostra battaglia. Non lasciate che vi fermino e vi facciano cadere.

giovedì 19 febbraio 2015

Giovani profughi si raccontano con la fotografia: “Between – In sospeso”



Parla di giovani profughi in cerca di un futuro, la mostra dal titolo Between – In sospeso della fotografa Nanni Schiffl-Deiler, allestita nel foyer del Goethe Institut Rom, a Roma dal 9 febbario al 9 aprile 2015.                          


Questa mostra evidenzia lo stato dei profughi come esseri umani che si sforzano di esprimere, malgrado tutta la delusione e la disperazione, il loro destino difficilmente sopportabile. Le fotografie di questi giovani rifugiati comunicano come si svolge la loro vita quotidiana: molto vuoto, molto disordine, pochi esseri umani, talvolta solo ombre, sempre nuove strade...”: queste alcune parole con cui Lothar Krappmann – membro del Comitato ONU sui diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza 2003/2011 – commenta il lavoro della fotografa tedesca.

I ragazzi e le ragazze non sono solo i soggetti delle immagini, illuminati da una luce caravaggesca e spirituale su fondo buio, ma sono anche coloro che hanno usato il mezzo fotografico per esprimere raccontarsi. Un racconto che unisce foto e parole: “ A tutt'oggi non mi è dato sapere se posso rimanere qui in Germania o meno. Così, ogni mia giornata è priva di un futuro perchè non mi è concesso concepirlo” dice Hossein dall'Afghanistan; “ ...Al momento non sto per niente bene perchè non sono soddisfatto del modo in cui sono costretto a vivere. Mi auguro che rpesto cambi qualcosa”, afferma Michel dalla Nigeria; “ Felicità significa per me essere spiritualmente liberi. Se sono libera, anche il mio cuore si affranca”, questa è l'opinione di Eva dall'Uganda.

Nanni Schiffl-Dieler, per questo progetto, è partita dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo e ha voluto lavorare per e con i giovani profughi.



Eccovi la breve intervista che l'Associazione per i Diritti Umani ha fatto alla fotografa. (Ringraziamo anche la traduttrice Claudia Giusto)



Perchè la scelta di parlare dei profughi e dei rifugiati giovani?

Con questa mostra ho voluto richiamare l’attenzione sulla situazione dei profughi minorenni non accompagnati e adolescenti, perché sono proprio loro ad avere bisogno di maggiore protezione. Spesso purtroppo anche qui in Europa al loro arrivo non viene rispettata la convenzione ONU sui i diritti dell’infanzia, sottoscritta dagli stati membri dell’Unione Europea.

Come si è sviluppato il progetto fotografico?

Una fotocamera digitale compatta con il compito di fotografare semplicemente la loro quotidianità. In modo spontaneo, senza un vero tema. Abbiamo parlato dei muri, visibili e invisibili, di fronte ai quali costantemente si ritrovano. Per molto tempo durante i nostri incontri periodici abbiamo osservato le immagini e ne abbiamo discusso. Poi ho fatto loro delle domande e li ho ritratti.

Quali sono le aspettative e le difficoltà di queste persone (considerando anche le differenti aree di provenienza)?

Questi ragazzi desiderano una vita in libertà e sicurezza, un’istruzione, vogliono potersi costruire una famiglia. Tutte cose che fanno parte della dignità umana. Dopo una fuga spesso pericolosa e traumatica, le difficoltà hanno inizio con l’arrivo nella “Fortezza Europa”. Spesso questi ragazzi vengono sistemati in Centri di primo soccorso e accoglienza insieme agli adulti, devono studiare in condizioni molto difficili. L’obbligo di residenza non gli permette di muoversi liberamente. Solitamente devono vivere a lungo nella condizione di sospensione temporanea del provvedimento di espulsione (Duldung), il che comporta un grave peso psicologico. Particolarmente difficile è la situazione dei giovani africani, sempre più svantaggiati rispetto agli altri a causa del colore della loro pelle.

Qual è il loro rapporto con il Paese d'origine e i loro familiari?

La maggior parte di loro non ha più alcun contatto con famiglia, parenti e amici. È un argomento molto delicato, del quale per molto tempo non riescono neppure a parlare. Sentono la mancanza della loro terra di origine e delle persone che hanno lasciato. Alcuni di loro sono stati mandati via proprio dalla famiglia nella speranza di una vita migliore per loro.

Fotografie e parole: due modi diversi di esprimere emozioni...

È la mia prima mostra fotografica nella quale coniugo fotografia e testo. L’argomento è molto complesso e volevo esprimere insieme emozioni e fatti mettendoli sullo stesso piano. In particolare per me era importante far notare la discrepanza tra i Diritti dell’Uomo sanciti dall’ONU, che spettano ad ogni persona indifferentemente dalla razza, e le condizioni di vita nei paesi di origine. E volevo dare visibilità a questi ragazzi attraverso le loro immagini e le loro citazioni, mostrando come ogni profugo, anonimo nella massa, sia sempre una persona.




domenica 1 febbraio 2015

L'istruzione negata secondo il rapporto Unicef-Unesco


A circa 63 milioni di adolescenti tra i 12 e i 15 anni viene negato il diritto all’istruzione. Sono questi i numeri allarmanti contenuti nel nuovo Rapporto congiunto dell’Istituto per le Statistiche dell’UNESCO e dell’UNICEFFixing the Broken Promise of Education for All: Findings from the Global Initiative on Out-of-School Children”, presentato a Londra in occasione dell’Education World Forum del 19-21 gennaio 2015.
Secondo il Rapporto, nel mondo 1 adolescente su 5 non va a scuola: un tasso doppio rispetto a quello dei bambini in età di scuola primaria (1 su 11). Ciò significa che gli adolescenti hanno il doppio delle probabilità di rimanere esclusi dalla Scuola rispetto ai loro colleghi più giovani. Il Rapporto mostra che, al crescere dell’età, aumentano per i bambini i rischi di elusione e di dispersione scolastica. Sono complessivamente 121 milioni i bambini e gli adolescenti che non hanno mai iniziato la scuola o che l’hanno abbandonata, nonostante l’impegno preso dalla comunità internazionale (Obiettivo di sviluppo del Millennio n.2) di raggiungere l’istruzione per tutti entro il 2015. I dati evidenziano inoltre che dal 2007 non sono stati registrati progressi nella riduzione di questo fenomeno.
In particolare, a essere maggiormente colpiti sono i bambini che vivono in zone di conflitto, quelli che lavorano e quelli che devono affrontare discriminazioni su base etnica, per questioni di genere o per disabilità. Stando ai dati raccolti, se le attuali tendenze continuano, è probabile che circa 25 milioni di bambini (15 milioni dei quali bambine e ragazze) non avranno mai accesso ad una aula scolastica.
Per realizzare la promessa dell’istruzione per tutti, è importante che a livello globale si mobilitino le risorse necessarie per sviluppare interventi mirati che raggiungano i bambini più svantaggiati, che migliorino la qualità dell’apprendimento e che promuovano l’inclusione di tutti i bambini- e in primo luogo delle bambine- nel ciclo scolastico secondario. Per far questo, il Rapporto invita gli Stati a investire soprattutto nel miglioramento della raccolta dei dati statistici, riconoscendo che migliori statistiche e strumenti innovativi possono aiutare i governi e i donatori ad allocare i loro investimenti per l’istruzione in maniera più efficace.

sabato 27 dicembre 2014

In piedi nella neve: ricordare la Storia ai ragazzi, con un romanzo





Cari lettori, abbiamo rivolto alcune domande a Nicoletta Bortolotti sul suo ultimo romanzo per ragazzi intitolato In piedi nella neve, che uscirà il prossimo febbraio per Einaudi.



L'Associazione per i diritti umani sta organizzando alcune presentazioni nelle scuole del precedente lavoro della Dott.ssa Bartolotti dal titolo: Sulle onde della libertà. Se interessati, cercate l'articolo qui sul sito e scriveteci alla mail peridirittiumani@gmail.com



Ringraziamo Nicoletta Bortolotti anche per questa intervista.



Il romanzo si basa su un fatto storico: ce lo può ricordare?



Siamo a Kiev, nel 1942. La città è stata occupata dalla Wermacht di Hitler nel settembre dell’anno precedente con la crudele Operazione Barbarossa, uno dei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale. Questo romanzo si propone di narrare attraverso lo sguardo disincantato di una ragazzina tredicenne, Sasha, un episodio singolare ed emozionante avvenuto durante l’avanzata tedesca sul fronte orientale: la partita di calcio disputata fra ucraini, ex campioni del Dinamo, e nazisti, che rimarrà nella storia come la tragica “partita della morte”.

«Giocate per perdere, se vincete morite». Sasha sente l’ufficiale tedesco minacciare i macilenti avversari. E suo padre. Perché lei è figlia del portiere Nikola Trusevich, costretto a fare il panettiere per sopravvivere nella città occupata, prima da Stalin e poi da Hitler.

A tutt’oggi l’incontro, ripreso in alcuni docu-film e nell’hollywoodiano Fuga per la vittoria con Sylvester Stallone, che però ne stravolge del tutto la verità storica, non è mai stato raccontato in un libro per ragazzi e da una voce femminile.



La Storia passata si intreccia al Presente, anche alla luce di quello che sta accadendo in Ucraina, una nazione poco conosciuta, forse, dal punto di vista storico e geopolitico: come si è documentata per la stesura di questo libro?



Nei due anni che mi ci sono voluti a scriverlo, tra la prima e la seconda stesura, ho praticamente vissuto a Kiev tramite libri, articoli e immagini online e nelle infinite steppe ucraine coperte in inverno di neve e in estate di girasoli e spighe di grano.

La storia di questa partita è interessante per comprendere le spinte indipendentiste ed europeiste del popolo ucraino, nonché il suo rapporto con la Russia.

Non bisogna infatti dimenticare che l’Ucraina, dopo il passato glorioso della Rus’ di Kiev e dei Cosacchi, era entrata nel 1922 a far parte dell’URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina, sotto l’Armata Rossa di Stalin. Stalin confiscò le terre ai contadini per collettivizzarle, deportò e uccise gli agricoltori ribelli, distrusse oltre 250 chiese e provocò una carestia che costò al paese circa 10 milioni di morti.

Non deve sorprendere pertanto che nel 1941, quando Kiev fu invasa dai tedeschi, in principio l’Esercito Insurrezionale Ucraino salutò i nazisti come liberatori dal giogo sovietico. Ma poi combatté sia l’Armata Rossa di Stalin sia la Wermacht di Hitler.

Alla resistenza partigiana per le strade della città parteciparono distinguendosi alcuni giocatori del Dinamo Kiev, la squadra di calcio più forte dell’Ucraina. Gli atleti erano considerati nemici di Hitler e del Reich, poiché, durante l’occupazione sovietica, nella rigida struttura sportiva voluta da Stalin, per poter essere tesserati nelle squadre più prestigiose, dovevano collaborare con la polizia segreta sovietica, l’NKVD, e con il Partito Comunista.

E forse fu proprio questa la loro condanna, anche se la verità è molto difficile da accertare, al di là delle leggende e del negazionismo dell’una e dell’altra parte.





Vediamo i protagonisti: Sasha è una ragazza, una femmina che ama il gioco del calcio. Maxsym è un maschio, ma ama ballare. Come possono superare i pregiudizi e le convenzioni?



Il pregiudizio culturale molto radicato negli anni ’40, ma ancora oggi duro a morire, per cui esistono sport o giochi rigidamente di genere, porta spesso i ragazzi a nascondere o a non sviluppare parti di sé per il timore del giudizio sociale. Il calcio è da “maschi” e la danza da “femmine”. Si potrebbe pensare che questo modo di ragionare così schematico sia superato, ma non è così: fino ai quindici anni di età, per esempio, esistono ancora oggi solo squadre di calcio maschili, mentre ai corsi di hip-hop i maschi sono ancora pochi. Ma per fortuna la situazione sta lentamente cambiando… I due protagonisti del racconto, Sasha e il suo migliore amico Maxsym, cercheranno con l’ingenua “disperazione” della gioventù di realizzare il loro destino e i loro sogni, nonostante “entrambi amino cose che non possono amare”…


Quali sono i valori veicolati da questo racconto?



La necessità talvolta drammatica di superare la “linea d’ombra” per usare una metafora conradiana e di crescere, di lasciarsi alle spalle l’adolescenza, di prendere posizione, esponendo se stessi. E un amore immaginato. Il calcio e lo sport come strumenti di riscatto, da sempre nei sogni dei ragazzi. Perché gli ultimi minuti del secondo tempo scorrono veloci, non solo in partita ma anche nella vita. A volte è il pallone a decidere. E in quel memorabile 9 agosto del 1942, a pochi metri dalla rete, la sfera di cuoio sembra gridare a Sasha: io non spreco le mie occasioni…





Un libro per ragazzi, ma non solo: si tratta, infatti, di una riflessione sulla memoria storica, sul riscatto e sul senso di responsabilità...



Quando ho scritto questo libro stavo pensando anche a situazioni del presente, vicine a noi, in cui la giustizia viene sistematicamente calpestata e i diritti negati. Non si tratta solo di guerre o genocidi eclatanti ed esplosivi come quelli che insanguinano buona parte del mondo, ma anche di tragedie silenziose, invisibili, “senza sangue”, ma non per questo meno dolorose, come per esempio, quella dei giovani precari.

Rispondo alla tua domanda con un brano tratto dal romanzo che forse ne racchiude lo spirito e il senso. Affido i lettori alle parole di Sasha:



Mi era venuto l’impulso di afferrare il barattolo e di aprirlo e di fare volare via la farfalla. Ma, come gli altri, ho tenuto le mani in tasca.

Se avessi aperto il barattolo, la professoressa si sarebbe arrabbiata e mi avrebbe rimproverata. E se poco fa Maksym avesse preso le mie difese, Oleh gli avrebbe mollato un calcio negli stinchi o un pugno in mezzo alle scapole, di quelli che ti fanno mancare il respiro, e poi lo avrebbe preso in giro fino alla fine dell’anno scolastico.

Ho pensato questo, ho pensato che ha ragione Kordik. Una volta l’ho sentito parlare con mio padre delle persone che vengono portate via su un autobus per andare nei treni diretti ai campi di prigionia e dei lavoratori ebrei che vengono licenziati e non hanno più lo stipendio, e dei loro colleghi che stanno a guardare. Guardano e basta.

Kordik ha detto a mio padre: «Tra la voglia di fare una cosa giusta e farla davvero c’è un viaggio lunghissimo.» E poi ha detto: «In questo viaggio devi calcolare quello che hai da perdere e da guadagnare. Magari la vita.»

Ecco perché Oleh mi ha dato una scarpata sulla mano e la farfalla è morta nel barattolo e Hitler è venuto a Kiev senza che noi lo avessimo invitato e Maxsym non ha detto niente per difendermi da Oleh, anche se è mio amico. Quando c’è da aprire un barattolo e magari puoi fare volare via una farfalla, questa paura non te lo fa aprire.

sabato 29 novembre 2014

Presentazione libro "Sulle onde della libertà" per le scuole


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI

propone per le classi terze medie la presentazione del libro “Sulle onde della libertà” di Nicoletta Bortolotti edito da Mondadori



"Mi chiamo Mahmud e abito in un posto che dicono terra di tutti e di nessuno.
O anche prigione a cielo aperto. Ma il suo vero nome è Gaza City. Ho un'unica passione, un unico sogno, un'unica fissa: il surf."
Mahmud vive a Gaza City, una città colpita ogni giorno dai bombardamenti, e adora il surf. Anche Samir adora il surf. Ma il primo è palestinese e l'altro israeliano. Ma che differenza fa? Hanno tutti e due gli stessi sogni e aspettano tutti e due la stessa onda da cavalcare. E non importa se quell'onda sarà israeliana o palestinese...

Nicoletta Bortolotti, nata in Svizzera, vive in provincia di Milano. Lavora come redattrice e ghost writer nell’editoria per ragazzi, e ha firmato diversi libri di successo per adulti, tra i quali E qualcosa rimane (Sperling&Kupfer). Mamma di due bambini trova il tempo di scrivere in treno, che è la sua “casa viaggiante”.

Sarà presente l’autrice per un dibattito con insegnanti e alunni

Coordina l'incontro: Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani

Contributo volontario di 2 euro

Per informazioni e prenotazioni peridirittiumani@gmail.com

La nostra intervista all'autrice:





Quando e perchè nasce l'idea di questa storia?




L'idea si è fatta strada nella mia mente circa tre anni fa, quando correggendo un altro libro per lavoro (sono redattrice di libri per ragazzi nella redazione Mondadori) e dovendo fare delle ricerche su Internet, mi sono imbattuta per caso nella storia di Doc Paskowitz, un maestro di surf che negli anni '70 fece arrivare sulla Striscia di Gaza delle tavole nuove affinché i giovani palestinesi e israeliani potessero divertirsi e sfidarsi sulle onde.
Poi ho scoperto che in questa lingua di terra i ragazzini adorano fare surf e la cosa mi ha molto colpita, vista la drammatica condizione che si trovano a vivere tutti i giorni. Ho pensato al concetto di resilienza, cioè a come i giovani possano subire traumi inimmaginabili conservando, nonostante tutto, la voglia di lottare, di vivere, di divertirsi e raccontarsi barzellette, di fare sport.
Però, all'inizio, temevo di non essere in grado di raccontare una storia tanto lontana dalla mia realtà... Ci ho provato.




Quanto è importante far conoscere la situazione di alcune popolazioni ai bambini e ai ragazzi italiani?




Moltissimo. Mi sono resa conto, per esempio, documentandomi, che si sa veramente poco su come vivono davvero i bambini nella Striscia di Gaza, e ancor meno ne sanno i nostri bambini. Non solo i più giovani sono continuamente esposti al rischio delle mine, delle bombe e delle mitragliatrici, ma anche a quello delle malattie, causate per esempio dalla mancanza di acqua potabile e dal blocco al confine degli aiuti umanitari. Il mare poi è uno dei più inquinati al mondo, una sorta di fogna a cielo aperto... Eppure i ragazzi cavalcano le onde sulle tavole da surf proprio in queste acque, perché dicono, cito una frase di "Sulle onde della libertà", "il mare è l'unica terra in cui siamo liberi." Ma il discorso potrebbe essere esteso a migliaia di altre situazioni e zone del mondo dove i diritti dei bambini vengono continuamente calpestati.
Recentemente guardavo con i miei figli una trasmissione alla tv dove un bambino indiano raccontava che il padrone della fabbrica tessile in cui lavorava (e i cui abiti vengono rivenduti in Europa a prezzi esorbitanti), se lui si assentava, lo "appendeva" dopo avergli cosparso il corpo di acqua e zucchero in modo che mosche e formiche gli si attaccassero... Forse sarebbe il caso di guardare meglio le etichette degli indumenti che compriamo?




Le è capitato di leggere il suo libro nelle scuole e - in caso affermativo - quali sono state le domande che le hanno posto gli studenti?



Gli studenti mi tempestano sempre di domande. E' straordinario ascoltare bambini di quarta, quinta elementare o ragazzini di prima e seconda media e scoprire la profondità delle loro osservazioni: si chiedono se loro sarebbero in grado di rischiare la vita per un amico, come Mahmud e Samir, i protagonisti del libro, si chiedono cosa significa accarezzare un'onda o cosa significano per loro la paura e la libertà. Si chiedono qual è la differenza fra la guerra in un videogioco (Mahmud e Samir sono appassionati di gameboy) e la guerra vera. Ma mi pongono anche molte domande sulla scrittura, sulle tecniche per inventare una buona storia che coinvolga e mi raccontano che anche loro scrivono e hanno una storia nel cassetto. E poi sono sorprendentemente interessati alle questioni pratiche ed economiche legate all'oggetto-libro: il copyright, i diritti nel caso in cui un ghost writer scriva per un calciatore, i soldi delle vendite dopo la morte di un autore...



Quali sono i valori che possono essere veicolati dallo sport?



Il gioco di squadra, il rispetto per l'avversario, la lealtà, la competizione pacifica. Nei miei incontri con i ragazzi li faccio parlare molto dei vari sport che praticano: chi fa basket, calcio, nuoto, danza... E dico loro che se alcuni capi di Stato potessero governare secondo le regole che i bambini imparano e mettono in pratica tutti i giorni nello sport, forse ci sarebbero meno conflitti nel mondo e meno ingiustizie...



Da chi sono realizzate le illustrazioni, nel testo, e che come le avete preparate?




Dal bravissimo Fabiano Fiorin, che ha avuto l'idea di mettere in copertina i due surfisti che reggono una sorta di aquilone coi colori della pace. Ha creato dei disegni freschi, pieni di movimento, dei personaggi simpatici e trendy, ma non troppo "californiani"...
Prima si preparano le matite, cioè i disegni al nero, poi ci si rivolge a un coloritore per colorarli al computer. Il coloritore che ha colorato i disegni di "Sulle onde della libertà" è Michele Frigo, che in casa editrice cura insieme a me, fra gli altri, i libri di Ben 10.