Ringraziamo ancora tantissimo Ivana Trevisani, Monica Macchi e Casa per la pace di Milano

"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
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martedì 5 novembre 2013
Video dell'incontro della carovana dei diritti: presentazione del libro "Ferite di Parole. Le donne arabe in rivoluzione"
"Ferite di parole. Le donne arabe in rivoluzione" è un saggio di Leila Ben Salah e Ivana Trevisani che - attraverso testimonianze, storie di vita e di attivismo, racconti di impegno e di sacrificio - narra le rivoluzioni nel mondo arabo da un punto di vista poco considerato dalla stampa internazionale: quello delle donne. Donne, giovani e meno giovani, che hanno trasferito il senso della cura dalla vita privata a quella pubblica, che hanno lottato e che ancora si battono per la giustizia e per la dignità.
Ringraziamo ancora tantissimo Ivana Trevisani, Monica Macchi e Casa per la pace di Milano
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venerdì 25 ottobre 2013
La libraia di Marrakech: la lettura come strumento di libertà
Jamila
Hassoune: un’infanzia trascorsa tra le mura di casa, immersa tra i
libri e poi l’idea della Carovana itinerante per portare libri e
autori in giro per i villaggi. Un inserto fotografico documenta
ampiamente le giornate della carovana, fitte di incontri con i
giovani e con le comunità locali. La voce di Jamila commenta le
vicende del suo Paese, il Marocco: il ruolo delle donne, la riforma
del codice di famiglia, gli esiti degli «anni di piombo»,
l’islamismo, la condizione dei giovani, l’analfabetismo, fino ad
arrivare alle piazze delle rivoluzioni.
Abbiamo
rivolto alcune domande a Jamila Hassoune e pubblichiamo l'intervista
anche in inglese per attenerci fedelmente alle sue risposte
(Traduzione italiana a cura di EsseBi). Ringraziamo molto l'autrice e
la traduttrice.
The librarian or better bookseller of Marrakech was a dream like a reader to do something with books and like this journalist said when I explained what I can with books she said am intime dating books for me. I can only breath though books, I can understand more and analyse only through them; of course when my father was running a bookstore working for somebody was imagining that is the work I can do, but for me it's not only selling books I want people to read and to be informed when the city doesn't answer to my attempt, I went to the rural and in Marrakech I am the first woman bookseller opened the spaces for debat with books everywhere, seminars in cafés, in hotels, at the bookstore for many years I built first this bridge between rural and city and I created rural book projetcs and start the book caravan till today and only rest a traveller bookseller I respond to demand and organize meetings between peoples discussing different subjects debating.
La libraia, o meglio, la venditrice di libri di Marrakech è stato un sogno, come per un lettore fare qualcosa con i libri o come ha detto quella giornalista che, quando ho spiegato cosa sono per me i libri ha detto che io ho un rapporto speciale con loro. Io respiro solo attraverso i libri, comprendo meglio e analizzo attraverso i libri. Certamente, quando mio padre gestiva un negozio di libri per conto di altri, io potevo già immaginare come sarebbe stato il mio lavoro, ma per me non è solo una questione di vendere i libri; voglio che le persone leggano e siano informate. Quando la città non risponde alle mie sollecitazioni, mi rivolgo alla campagna e a Marrakech sono stata la prima libraia donna ad aver creato spazi per discussioni e dibattiti attraverso i libri dovunque, nei caffè, negli alberghi, in libreria. Sono stata la prima a costruire un ponte ideale tra le campagne e la città e a creare progetti di libri per le campagne e ad iniziare la carovana dei libri, tuttora esistente; e sono una venditrice di libri itinerante, che soddisfa la domanda ed organizza incontri e dibattiti su molteplici argomenti.
How important is spreading the culture in disadvantaged areas, in particular in rural areas? Quant’ è importante diffondere la cultura nelle aree disagiate, in particolare nelle zone rurali?
My choose was rural area because there was need and still have needs there they don’t have a lot of things so they are virgin to work with them so for books and culture they love and they are curious and if they represent 50 percent of Morocco and this is the future those people are very open and with my work very open and important to built bridge with them between city and rural but to go to see them there and work with them.
Ho scelto di rivolgermi alle popolazioni rurali, in quanto là c’era e ancora c’è il bisogno vero. Queste popolazioni sono povere e vergini nei confronti della cultura. Lavorare con loro, per i libri e per la cultura che amano e nei confronti della quale provano curiosità, pensando che rappresentano il 50% della popolazione del Marocco, vuol dire lavorare per costruire un ponte ideale tra le campagne e la città.
A book can also be a weapon of power? And how important is education for women in Morocco and in other arab countries? Un libro può anche essere considerato uno strumento, un’arma di potere? Quanto importante è l’istruzione delle donne in Marocco e in altri Paesi arabi?
A book and education on general are power , to be informed to have ideas to have knowledge could open for you many paths, you can analyse , you can critisize things and compare you can discuss also with different people could be the road for good citizenship, a woman is half of society like we say, children and young people on arabic world spend more time with their mothers who could transfer knowledge, information and education how we can have citizen to run a country if the mothers couldn’t participate really on that women educated knows very well their rights and could defend themselves they could have access to a good job to share the material responsibility with men and also to help for high education for children.
I libri e l’istruzione in generale sono strumenti di potere, forniscono informazioni, idee, conoscenza, possono aprire molte strade. Sono strumenti di analisi, di critica, di paragone, tramite i quali si può instaurare un dialogo con gente diversa. Possono aiutare a diventare buoni cittadini. Le donne rappresentano il 50% della società, bambini e giovani, nel mondo arabo, ora trascorrono più tempo con le loro madri, che trasferiscono loro cultura, conoscenza, informazioni e istruzione. Come possiamo pensare di avere cittadini che governano un Paese, se le madri non hanno gli strumenti per partecipare alla vita sociale. Le donne istruite conoscono molto bene i loro diritti e possono difendersi. Possono ottenere un buon lavoro, assumersi le responsabilità e condividerle con gli uomini, nonché contribuire all’istruzione dei figli.
Could you mention the new family-code, introduced in Morocco in 2004, and comment on it ? Ci può parlare del nuovo codice di comportamento della famiglia, introdotto in Marocco nel 2004, e commentarlo?
A good success and realization was the code of the new family comes like revolution to change but also it initiates debat and discussion between who are not with or who trust on it the battle was to go on the field and explain to the people what is this now with the new constitution is another revolution, another success, because it appuys this innovation the code comes for the family and the men and women and the children and for women there are many good things a big work starts many years ago by men and women and finally was established law an texts are here now we have to change mentality to accept and to practice that that is why culture and education are very important and my work is necessary here.
La realizzazione del nuovo codice di comportamento della famiglia è stato un grande successo, una specie di rivoluzione, tramite il quale sono anche iniziati dibattiti e discussioni tra favorevoli e contrari. È stato necessario scendere in campo e spiegare alla gente che, con questo nuovo codice, è iniziata un’altra rivoluzione, che porterà altri successi, perché esso appoggia il rinnovamento. Il codice è a favore della famiglia, di uomini e donne, dei figli. E per le donne prevede molte cose positive. È stato fatto un gran lavoro, intrapreso molti anni fa da uomini e donne e che finalmente ora è divenuto legge, il cui testo è ora qui, davanti a noi. Adesso, dobbiamo cambiare la mentalità delle persone. Ecco perché cultura ed istruzione sono importanti, ed ecco perché il mio lavoro è così necessario qui.
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sabato 13 luglio 2013
Un convegno a Montecitorio dal titolo “La verità necessaria - I processi di riconciliazione dei Paesi delle Primavere arabe”
“La
pace e la riconciliazione dei popoli dilaniati dalle guerre passano
per la verità, particolarmente sulla drammatica questione delle
violenze sessuali come strumento bellico o nelle situazioni
post-conflitto contro donne, ma anche bambini e uomini...Ricordare è
un esercizio molto doloroso. Non tutte le vittime ce la fanno...Ma i
racconti possono contribuire a incamminarsi verso il futuro, per gli
individui, ma anche per le comunità e le società. Solo raccontando
la verità possono tornare pace e riconciliazione”: così la
Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha aperto il convegno
intitolato “La verità necessaria - I processi di riconciliazione
dei Paesi delle Primavere arabe”, che si è tenuto martedì 2
luglio presso la sala Mappamondo di Palazzo Montecitorio.
Un'iniziativa voluta dalla Camera dei deputati, che si è avvalsa del
patrocinio del Ministero degli Affari Esteri ed è stata organizzata
in collaborazione con la Ong Ara
Pacis Initiative e con
l'associazione libica Observatory
for Gender in Crisis. La
prima testimonianza è stata, infatti, quella intensa e drammatica di
un padre che è riuscito a portare via il proprio figlio da una
prigione libica dov'era stato brutalmente torturato. Ma
la testomonianza, se possibile, ancora più forte è stata quella di
una donna con il volto e il corpo coperti dal niqab, l'abito islamico
che lascia scoperti solo gli occhi, indossato, in questa occasione,
per mantenere l'anonimato. Con voce tremante la donna racconta di
stupri, sevizie e scosse elettriche che le hanno fatto prima perdere
il bimbo che aspettava, poi l'hanno resa sterile. E' stata arrestata
dopo che lei ed alcune amiche erano state riprese da Al Jazeera
mentre invitavano le altre studentesse a scendere in piazza contro
Gheddafi: ''Mi hanno arrestata, e tenuta nuda per tutto il tempo. Gli
stupri erano continui, poi le scariche elettriche. Chiedevo che
chiudessero la porta almeno quando dormivo. Le mie amiche, non le ho
piu' viste. E la mia famiglia che mi dice, se non ti fossi messa a
fare i proclami oggi non ti sarebbe successo nulla''.
Al
convegno sono intervenuti: Souhayr BELHASSEN, Presidente onoraria
della Fédération
Internationale des Droits de l’Homme (FIDH), Ayman AL SAYYAD, Direttore del mensile egiziano Weghat Nazar ed ex Consigliere del Presidente Morsi, Burhan GHALIOUN, Professore di sociologia politica alla Sorbonne, ex Presidente e oggi membro dell’organo esecutivo del Consiglio nazionale siriano, Hajer EL GAID, Parlamentare e membro della Commissione per i Diritti umani del Congresso generale nazionale della Libia, Maria Nicoletta GAIDA, Presidente dell’Ara Pacis Initiative, Annick COJEAN, giornalista de Le Monde ed autrice de Le prede: nell’harem di Gheddafi, Lina TIBI, poetessa e attivista per i diritti delle donne siriane e Marta DASSÙ, Viceministro degli Affari esteri a cui sono state affidate le conclusioni dei lavori.
Internationale des Droits de l’Homme (FIDH), Ayman AL SAYYAD, Direttore del mensile egiziano Weghat Nazar ed ex Consigliere del Presidente Morsi, Burhan GHALIOUN, Professore di sociologia politica alla Sorbonne, ex Presidente e oggi membro dell’organo esecutivo del Consiglio nazionale siriano, Hajer EL GAID, Parlamentare e membro della Commissione per i Diritti umani del Congresso generale nazionale della Libia, Maria Nicoletta GAIDA, Presidente dell’Ara Pacis Initiative, Annick COJEAN, giornalista de Le Monde ed autrice de Le prede: nell’harem di Gheddafi, Lina TIBI, poetessa e attivista per i diritti delle donne siriane e Marta DASSÙ, Viceministro degli Affari esteri a cui sono state affidate le conclusioni dei lavori.
La
giornalista Laura Goracci ha moderato l'incontro e lo ha presentato
dicendo: “In alcuni dei Paesi delle Primavere arabe sono in atto –
pur tra difficoltà e battute d’arresto – importanti processi di
riconciliazione, che si inseriscono in una fase di profonda
trasformazione di tutta la regione mediterranea. In tali contesti,
alla pacificazione interna ed alla giustizia transizionale si
affianca la necessità di dare voce alle vittime dei conflitti,
premessa indispensabile per la costruzione di società democratiche e
libere. L’iniziativa intende promuovere una maggiore
sensibilizzazione sul tema della verità e della riconciliazione nei
Paesi delle Primavere arabe, nonché contribuire a fornire alcuni
esempi di buone prassi che potrebbero essere applicate laddove le
violenze non sono ancora cessate”. Tra le proposte vi è quella, in
discussione in Libia, per equiparare le vittime di violenze sessuali
durante il regime di Gheddafi alle vittime di guerra, con diritto a
compensazioni e ad assistenza.
Riportiamo
anche una riflessione dell' 'On. Khalid Chaouki , pubblicato dall'
Huffington Post il 6 luglio 2013 e intitolato:
Primavere
arabe nonostante tutto. La sofferenza delle donne
Una tematica delicata quella degli stupri negli scenari di guerra e post-conflitto, un dramma perdurante, una ferita che ancora fa male. Questo il tema del convegno che ho avuto l'onore di aprire insieme alla Presidente della Camera Laura Boldrini alla Camera dei Deputati; un incontro forte, importante, che ha toccato le corde più profonde dei presenti.
Le vittime e i loro liberatori sono intervenuti per raccontare le violenze e i soprusi subiti dai regimi dei paesi delle primavere arabe. Hanno rotto il silenzio sull'harem di Gheddafi che ha violentato e umiliato molte donne e giovanissime ragazze. Un tiranno che ha banchettato con tanti, uomini di Stato e personalità illustri e che, non tanti anni fa, ha piantato le tende sul suolo italiano, accolto dall'allora presidente del consiglio Berlusconi con tutti gli onori.
Ecco, quel che è emerso chiaramente nella giornata di oggi è che non è possibile un processo di riconciliazione senza la verità, e che la verità reclama giustizia, e la reclama a gran voce.
La mia speranza è che nei paesi della sponda sud del mediterraneo, in particolare in Siria ed Egitto, si riprenda lo spirito delle Primavere arabe. Io voglio continuare a chiamarle così, e continuare a sognare un futuro di libertà e democrazia per questi Paesi che hanno fatto già diversi passi in avanti.
Per questo c'è bisogno di un'Europa unita e di un'Italia più attiva su questo fronte, per recuperare il dialogo con questi paesi e costruire un linguaggio nuovo con i popoli della sponda sud, un linguaggio intessuto di verità di responsabilità reciproca, un dialogo che preveda una sana autocritica, necessaria per migliorare.
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