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venerdì 18 dicembre 2015

"Transito": un approfondimento, un'analisi sul tema della richiesta di asilo...in un utile pamphlet






“Transito” è la parola chiave di questo piccolo ma prezioso volume che esce proprio mentre sono in atto in tutta Europa dei cambiamenti profondi che riguardano il diritto d’asilo e il diritto dell'immigrazione; cambiamenti che, in ultima analisi, riguardano le società europee nel loro complesso dal momento che ciò a cui stiamo assistendo non è una crisi temporanea,ma un cambiamento strutturale che obbliga l’Europa a modificarela sua politica in materia di asilo. Possiamo quindi dire che è il diritto d’asilo in Europa a essere in transito, ma verso dove? Le risposte finora fornite dalla politica dei singoli stati, ma anche dall’Unione, non sono incoraggianti. Come, con le debite differenze di contesto, avvenne negli anni trenta, i profughi di oggi vagano per l’Europa mentre molti Stati, feroci od ottusi, li respingono e li rimpallano da una frontiera all’altra; per i profughi di oggi la legge non sembra esistere, oppure esiste soltanto per disconoscerli. Gli autori:Annapaola Ammirati, Caterina Bove,Anna Brambilla, Nicole Garbin,Loredana Leo, Valeria Marengoni,Noris Morandi, Giulia Reccardini,Gianfranco Schiavone.


Scaricabile GRATUITAMENTE in formato Kindle! http://www.amazon.it/dp/B018W3D1I4/ref=cm_sw_r_fa_dp_Tr.Awb1GYXYP9

domenica 13 settembre 2015

Programma della manifestazione: "D(i)RITTI al CENTRO!"


L'Associazione per i Diritti Umani è lieta di presentarvi la prima parte della manifestazione intitolata "D(I)RITTI al CENTRO", col patrocinio di Fondazione Cariplo.

Vi aspettiamo numerosi, numerosissimi e vi chiediamo di fare passaparola...GRAZIE!


 
 




sabato 1 agosto 2015

Consigli di letture per l'estate (e non solo!)


Cari lettori,

siamo contenti di comunicarvi che abbiamo una piccola “libreria” per voi. Di seguito trovate un elenco di libri che potete acquistare direttamente dal sito www.peridirittiumani.com con Paypall (carta di credito o bonifico). Una volta effettuato il pagamento, inviateci una mail a: peridirittiumani@gmail.com con il vostro indirizzo e vi sarà recapitata subito per posta.




Eccovi i libri:



Mosaikoun - Voci e immagini per i Diritti Umani a cura di Alessandra Montesanto Euro 12,50
 



Il silenzio e il tumulto, di Nihad Sirees Euro 15,00



L'autunno, qui, è magico e immenso, di Golan Haji Euro 10,00

 
Ferite di parole – le donne rabe in rivoluzione, di Leila Ben Salah e Ivana Trevisani Euro 16,00



La vita ti sia lieve – Storie di migranti e di altri esclusi, di Alessandra Ballerini Euro 15,00

 
 
 
Pierfrancesco Majorino e Caterina Sarfatti

Milano, come Lampedusa? Dossier sull'emergenza siriana,
  Euro 5,00
 
 

martedì 14 luglio 2015

Consigli di lettura per l'estate (e non solo)


Cari lettori,

siamo contenti di comunicarvi che abbiamo una piccola “libreria” per voi. Di seguito trovate un elenco di libri che potete acquistare direttamente dal sito www.peridirittiumani.com con Paypall (carta di credito o bonifico). Una volta effettuato il pagamento, inviateci una mail a: peridirittiumani@gmail.com con il vostro indirizzo e vi sarà recapitata subito per posta.




Eccovi i libri:



Mosaikoun - Voci e immagini per i Diritti Umani a cura di Alessandra Montesanto Euro 12,50
 


Il silenzio e il tumulto, di Nihad Sirees Euro 15,00



L'autunno, qui, è magico e immenso, di Golan Haji Euro 10,00


Ferite di parole – le donne rabe in rivoluzione, di Leila Ben Salah e Ivana Trevisani Euro 16,00



La vita ti sia lieve – Storie di migranti e di altri esclusi, di Alessandra Ballerini Euro 15,00



Milano, come Lampedusa? Dossier sull'emergenza siriana, Pierfrancesco Majorino e Caterina Sarfatti Euro 5,00
 
 

domenica 31 maggio 2015

MOSAIKON – Voci e immagini per i Diritti Umani





L'Associazione per i Diritti Umani è felice di comunicare l'uscita di “MOSAIKON – Voci e immagini per i Diritti Umani”, di Arcipelago edizioni, un libro in cui sono raccolte le interviste realizzate per il sito www.peridirittiumani.com, durante i nostri primi due anni di attività.

L'intento è quello di proporre un testo - cartaceo e fruibile - ricco di notizie e approfondimenti che permette di muoversi nella geopolitica, all'interno dei nuovi assetti sociali e religiosi, tra le vite quotidiane di uomini, donne e bambini per rimanere aggiornati sulla Storia contemporanea e sui temi di attualità. Crediamo, per questo, che il testo possa essere utilizzato anche a scopi didattici, come punto di partenza per ulteriori approfondimenti.



Per l'acquisto della vostra copia:



potete effettuare il pagamento di euro 12,50 tramite Paypall (in alto a destra sul sito) con carta di credito o bonifico.



poi inviate una mail all'indirizzo peridirittiumani@gmail.com con i dati e l'indirizzo esatto compreso di CAP e provvederemo a inviarvela subito per posta.



Grazie!

sabato 31 gennaio 2015

Abbiamo bisogno di te !


Perchè sostenerci





Cari amici,

L'Associazione per i Diritti Umani è un'associazione piccola e giovane, nata un anno e mezzo fa e già attiva a Milano e in Provincia con incontri pubblici di presentazioni di saggi, romanzi, documentari, tavole rotonde su alcuni temi inerenti ai diritti umani e civili.

E' in corso la nuova manifestazione che si intitola “D(i)RITTI al CENTRO!” di cui trovate il programma completo sul sito www.peridirittiumani.com.

Il sito è aggiornato TUTTI i GIORNI con articoli, approfondimenti, interviste e comunicazioni...

Vi chiediamo, quindi, se siete interessati e se apprezzate il nostro lavoro, di sostenerci con un piccolo contributo anche di 2 euro. A destra in alto, sulla homepage del sito, trovate la dicitura “Sostienici”: il contributo può essere dato con Paypall (facile e sicurissimo) oppure con bonifico.

I vostri contributi per noi sarebbero molto importanti per:



  • migliorare il sito
  • tradurre i post in inglese e francese
  • poter invitare relatori da altre parti di Italia e dall'estero
  • poter chiedere contributi scritti ad altri collaboratori
  • andare nelle scuole gratuitamente e coinvolgere gli studenti





Vi ringraziamo sempre per il vostro interesse !

domenica 25 gennaio 2015

Proposte di interventi culturali rivolte alle scuole/università e biblioteche




Il diritto di avere diritti



Il diritto di avere diritti” è un progetto culturale rivolto agli insegnanti e agli studenti delle terze medie e delle scuole superiori e agi studenti universitari.

L'Associazione per i Diritti Umani propone una serie di incontri che prevedono la presentazione e l'analisi guidata di film, documentari e la presentazione di libri con registi, autori, esperti di settore sui temi relativi ai Diritti Umani. Alcuni argomenti trattati sono:

le migrazioni (i diritti – e i doveri – dei migranti/rifugiati/profughi)

la lotta alla violenza sulle donne

l'educazione alla legalità

Cosa succede in Medioriente? Dalle rivoluzioni, alle guerre, ai cambiamenti geopolitici

e altro ancora...



MODALITA' di INTERVENTO

Ogni incontro può essere organizzato all'interno della scuola, in Aula Magna, accorpando le classi interessate.



Ogni incontro prevede l'intervento di un ospite: un rappresentante dell'associazione e/o di un esperto, regista, autore, etc.

Nel caso di un film: è prevista una presentazione dello stesso e, a seguire, un commento e un dibattito con gli studenti sulle tematiche e un'analisi anche tecnica dell'opera.



Nel caso della presentazione di libri: è prevista un'intervista agli autori (da parte della vicepresidente dell'associazione) e un dibattito con gli studenti.



Per la proiezione del materiale audiovisivo è necessario un proiettore (con pc o lettore dvd)



Si concorda con i dirigenti e gli insegnanti se organizzare l'incontro di mattina o di pomeriggio.



ALCUNE PROPOSTE (Questi sono solo alcuni esempi):



Presentazione di film/documentari, con approfondimenti:





La curt de l'America, alla presenza del regista Lemnaouer Ahmine



Non ci sto dentro, alla presenza del regista Antonio Bocola



Per non perdere il filo, alla presenza della regista e autrice Ivana Trevisani



Il giardino di limoni, con il commento di Monica Macchi, esperta di mondo arabo



Vado a scuola, con il commento di Alessandra Montesanto, critico cinematografico e vicepresidente dell'associazione.



Presentazione di libri/saggi con approfondiomenti:

Chiamarlo amore non si può = una raccolta di racconti sulla vilenza contro le donne, alla presenza di alcune autrici



Ferite di parole = donne arabe in rivoluzione, alla presenza dell'autrice Ivana Trevisani e di Monica Macchi



La felicità araba = un incontro con lo scrittore Shady Hamadi sul suo saggio che illustra cosa sia successo in Siria e cosa sta accadendo ancora oggi



Viaggio nel continente africano = incontro con lo scrittore e musicista Pègas Ekamba Bessa (con possibilità di un intermezzo musicale)



Il Tempo dalla mia parte = incontro con l'attore e scrittore Mohamed Ba, per parlare di Senegal, di migrazioni, di teatro e di tanto altro ancora



Pallidi segni di quiete = alla presenza di Monica Macchi, traduttrice del libro di Adania Shibli ed esperta di mondo arabo



Rivolte in atto . Dai movimenti artistici arabi a una pedagogia rivoluzionaria. = alla presenza dell'autrice Paola Gandolfi



COSTI

Ogni incontro prevede un gettone di 100 euro netti per i relatori e 2 euro per ogni partecipante (a sostegno dell'associazione).

Come detto, di solito, le scuole accorpano le classi interessate e dividono la cifra per il numero di studenti partecipanti.



PER PRENOTAZIONI e ACCORDI sulle DATE: peridirittiumani@gmail.com




(Per conoscerci meglio e per capire come lavoriamo, potete visionare anche i nostri video degli incontri con gli autori sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani). Grazie!

mercoledì 21 gennaio 2015

La Storia narrata dalla fotografia

Queste foto, che hanno plasmato il nostro immaginario collettrivo, mi hanno spinto ad andare a cercare i loro autori per farmi raccontare il momento in cui hanno incontrato la Storia e hanno saputo riconoscerla”: queste la parole di Mario Calabresi, appasionato di giornalismo e di fotografia, nell'introduzione ad un suo saggio dal titolo Ad occhi aperti, edito da Contrasto.

Gli “occhi aperti” sono quelli dei grandi fotoreporter di cui Calabresi raccoglie le immagini più importanti per analizzarle, spiegarle e attraverso le quali raccontare quelle situazioni che hanno segnato la Storia moderna e contemporanea. Gli “occhi aperti” sono quelli, quindi, dell'autore del libro e delle immagini, ma anche quelli degli spettatori che hanno la possibilità, ancora per qualche giorno, di visitare la mostra tratta dal libro A occhi aperti. Quando la Storia si è fermata in una foto, allestita appositamente per la Venaria Reale, nella Sala dele arti e aperta fino al prossimo 8 febbraio 2015.

Le immagini di una realtà difficile, spesso tragica, di oggi dialogano con l'eleganza dell'antica reggia, legando Passato e Presente, miseria e nobiltà.

Steve McCurry ci racconta la storia di quell'uomo anziano che, in India, trasporta sulla testa la sua vecchia macchina da cucire, mentre cerca di salvarsi dalle acque di un monsone; Josef Koudelka ritrae i suoi concittadini durante la repressione della Primavera di Praga nel '68 così come, nello stesso anno, negli Stati Uniti veniva ucciso Robert Kennedy e Paul Fusco regala ai posteri il “Funeral Train”, la serie di ritratti di tutte quelle persone che accorsero sui binari del treno che portava la salma del Presidente al cimitero di Arlington, in Texas; e ancora Koudelka con le immagini dei suoi zingari dell'Europa dell'Est, ma anche Salgado e Alex Webb sulle favelas in Brasile o le township africane. Pellegrin e Gabriele Basilico, Eliott Erwitt e Abbas...una carrellata di fotografie che formano un affascinante, strabiliante, duro e potente film su quello che è stato il mondo ieri e quello che sta per diventare.



Cosa potremmo sapere, cosa potremmo immaginare, cosa potremmo ricordare dell'invasione sovietica di Praga se non ci fossero, stampate nei nostri occhi, le immagini di un 'anonimo fotografo praghese', che si scoprì poi chiamarsi Josepf Kuodelka? Quanta giustizia hanno fatto quelle foto, capaci di raccontare al mondo la freschezza e l'idealismo, di una primavera di libertà. Ci sono i fatti, pezzi di storia, che esistono solo perchè c'è una fotografia che li racconta”, Mario Calabresi.


domenica 18 gennaio 2015

D(i)RITTI AL CENTRO !: appuntamenti con gli autori




Cari amici,

L'Associazione per i Diritti Umani di Milano è lieta di invitarvi alla nuova edizione del progetto “D(i)RITTI AL CENTRO !”, un programma ricco di incontri con gli autori di saggi, romanzi, documentari per riflettere, approfondire, dialogare.

Vi ricordiamo che l'associazione organizza e conduce alcuni di questi incontri anche per le scuole, università e biblioteche. Potete contattarci, per ogni informazione, alla mail: peridirittiumani@gmail.com

(Se apprezzate il nostro lavoro, potete fare una piccola donazione con Paypall o bonifico (in alto a destra sulla homepage. Grazie.)


sabato 10 gennaio 2015

Proposte di interventi culturali rivolte alle scuole/università




Il diritto di avere diritti



Il diritto di avere diritti” è un progetto culturale rivolto agli insegnanti e agli studenti delle terze medie e delle scuole superiori e agi studenti universitari.

L'Associazione per i Diritti Umani propone una serie di incontri che prevedono la presentazione e l'analisi guidata di film, documentari e la presentazione di libri con registi, autori, esperti di settore sui temi relativi ai Diritti Umani. Alcuni argomenti trattati sono:

le migrazioni (i diritti – e i doveri – dei migranti/rifugiati/profughi)

la lotta alla violenza sulle donne

l'educazione alla legalità

Cosa succede in Medioriente? Dalle rivoluzioni, alle guerre, ai cambiamenti geopolitici

e altro ancora...



MODALITA' di INTERVENTO

Ogni incontro può essere organizzato all'interno della scuola, in Aula Magna, accorpando le classi interessate.



Ogni incontro prevede l'intervento di un ospite: un rappresentante dell'associazione e/o di un esperto, regista, autore, etc.

Nel caso di un film: è prevista una presentazione dello stesso e, a seguire, un commento e un dibattito con gli studenti sulle tematiche e un'analisi anche tecnica dell'opera.



Nel caso della presentazione di libri: è prevista un'intervista agli autori (da parte della vicepresidente dell'associazione) e un dibattito con gli studenti.



Per la proiezione del materiale audiovisivo è necessario un proiettore (con pc o lettore dvd)



Si concorda con i dirigenti e gli insegnanti se organizzare l'incontro di mattina o di pomeriggio.



ALCUNE PROPOSTE (Questi sono solo alcuni esempi):



Presentazione di film/documentari, con approfondimenti:





La curt de l'America, alla presenza del regista Lemnaouer Ahmine



Non ci sto dentro, alla presenza del regista Antonio Bocola



Per non perdere il filo, alla presenza della regista e autrice Ivana Trevisani



Il giardino di limoni, con il commento di Monica Macchi, esperta di mondo arabo



Vado a scuola, con il commento di Alessandra Montesanto, critico cinematografico e vicepresidente dell'associazione.



Presentazione di libri/saggi con approfondimenti:

Chiamarlo amore non si può = una raccolta di racconti sulla vilenza contro le donne, alla presenza di alcune autrici



Ferite di parole = donne arabe in rivoluzione, alla presenza dell'autrice Ivana Trevisani e di Monica Macchi



La felicità araba = un incontro con lo scrittore Shady Hamadi sul suo saggio che illustra cosa sia successo in Siria e cosa sta accadendo ancora oggi



Viaggio nel continente africano = incontro con lo scrittore e musicista Pègas Ekamba Bessa (con possibilità di un intermezzo musicale)



Il Tempo dalla mia parte = incontro con l'attore e scrittore Mohamed Ba, per parlare di Senegal, di migrazioni, di teatro e di tanto altro ancora



Pallidi segni di quiete = alla presenza di Monica Macchi, traduttrice del libro di Adania Shibli ed esperta di mondo arabo



Rivolte in atto . Dai movimenti artistici arabi a una pedagogia rivoluzionaria. = alla presenza dell'autrice Paola Gandolfi



COSTI

Ogni incontro prevede un gettone di 100 euro netti per i relatori e 2 euro per ogni partecipante (a sostegno dell'associazione).




PER PRENOTAZIONI e ACCORDI sulle DATE: peridirittiumani@gmail.com




(Per conoscerci meglio e per capire come lavoriamo, potete visionare anche i nostri video degli incontri con gli autori sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani). Grazie!

lunedì 5 gennaio 2015

Oltre la democrazia. Temi e problemi del pensiero politico islamico



 


Il pensiero politico islamico è stato messo alla prova dalle rivolte o rivoluzioni che hanno coinvolto il mondo arabo negli ultimi anni. Il ruolo dei movimenti e dei partiti islamisti prefigura un percorso che può andare "oltre la democrazia" alla ricerca di nuove forme di organizzazione politica. Il volume Oltre la democrazia. Temi e problemi del pensiero politico islamico, di Massimo Campanini edito da Mimesis, raccoglie un certo numero di saggi e articoli precedentemente pubblicati e si prefigge di analizzare i presupposti teorici di siffatta progettualità politica indagando i caratteri e le forme del pensiero politico islamico classico e contemporaneo.


L'Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande al Prof. Campanini e lo ringrazia molto per la sua disponibilità.






Quali potrebbero essere le nuove forme di organizzazione politica che porti i Paesi islamici dall'autoritarismo a governi più democratici?



Le forme di autoritarismo o di governo francamente dittatoriale che hanno caratterizzato soprattutto i paesi arabo-islamici negli ultimi decenni sono state un effetto dell’affermarsi e poi dell’evolversi di regimi militari o comunque verticistici che hanno bensì gestito la transizione dal sistema coloniale a quello post-coloniale (tra gli anni Cinquanta e Settanta), ma che hanno riprodotto anche le sperequazioni sociali, il saccheggio delle risorse, l’elitarismo dei precedenti sistemi cosiddetti “liberali”. Ciò significa che non è stato l’Islam in quanto religione a imprimere un marchio di controllo autoritario allo stato e alla società. Anzi, per lungo tempo l’Islam e le organizzazioni islamiche hanno svolto una funzione contro-egemonica di contestazione dei regimi laici sortiti dalla decolonizzazione, sia pure non senza ombre e compromessi. Le cosiddette “primavere arabe” sembravano agli inizi promettere nuovi percorsi verso la democrazia e le conquiste dei diritti, anche con l’emergere sul proscenio di forze islamiste moderate come i Fratelli Musulmani che hanno, disordinatamente, cercato di imprimere un carattere appunto “islamizzante” alle transizioni. Ma le “primavere arabe” si sono involute: gli islamisti moderati sono stati emarginati o repressi, i militari sono tornati al potere, in alcuni paesi sono scoppiate guerre civili. È dunque difficile prevedere quali “nuove” forme di organizzazione politica potrebbero condurre i paesi arabo-islamici “oltre la democrazia”. Il pensiero politico islamista oscilla tra la rivendicazione di un’applicazione modernizzata della shari’a e il movimentismo jihadista che talvolta sconfina col terrorismo. I monarchi e i nuovi presidenti che si sono consolidati al potere (e peggio ancora per quelli che sono travolti dalla guerra civile) non hanno interesse ad allentare una presa autoritaria sullo stato e la società civile, anche per timore di una recrudescenza della contestazione interna. Certamente, appare sempre più chiaro che una automatica applicazione della (presunta) “democrazia” occidentale alle realtà arabo-islamiche è problematica, anche perché una eventuale affermazione islamica cercherebbe vie proprie di governo e di formulazione dei diritti, non necessariamente omologabili a quelle occidentali.




Si può parlare, nel Mediterraneo, di scontro di civiltà? E come, invece, porre le basi per un incontro?



Lo “scontro di civiltà” è, in certo senso, un dato di fatto, provocato, da un lato, dalla demonizzazione dell’Islam da parte di personaggi come Huntington o Pipes o Fukuyama (senza dimenticare gli islamofobi nostrani che pescano nei pregiudizi dell’opinione pubblica), e, dall’altro, dalla parallela demonizzazione dell’occidente da parte delle organizzazioni jihadiste più estreme. Il dialogo non si costruisce, comunque, sulla base di una “tolleranza”, termine ambiguo che sottintende un sentimento di superiorità da parte di un soggetto che, dall’alto della sua “verità”, “tollera” (cioè “sopporta”) il diverso. Si costruisce piuttosto, come ha sostenuto il filosofo egiziano Hasan Hanafi, sulla base di un reciproco riconoscimento di “soggettività” che interloquiscono nel confronto delle opinioni e nel rispetto della reciproca diversità, considerando l’interlocutore, appunto, come un altro “soggetto” e non come un potenziale avversario o un essere inferiore. Le religioni hanno ovviamente un ruolo importante da svolgere, soprattutto se riconoscessero la comune radice abramitica. Il problema dei diritti si presenta centrale, ed è forse significativo riflettere sul fatto che il suddetto Hanafi, intellettuale molto prestigioso e ascoltato nel mondo arabo, ha sostenuto che l’occidente impone i “suoi” diritti spacciandoli come “universali”. È vero che la formulazione dei diritti da parte di alcuni ‘ulema musulmani sembra legittimare la subordinazione della donna o l’emarginazione delle minoranze, ma l’aggiornamento deve avvenire dall’interno, come hanno sostenuto intellettuali come Abdullahi al-Na’im.




Come conciliare il pensiero politica islamico classico con la modernità?



Nella sua formulazione classica, il pensiero politico islamico contiene numerosi princìpi compatibili con la modernità e potenzialmente con la democrazia. Il principio della consultazione (shura), per esempio, implica quello della rappresentatività (il governante decide “consultandosi” con i rappresentanti liberamente scelti della comunità); il principio del consenso (ijma’) implica che il governante sia eletto dai sudditi e debba godere della loro approvazione (e possa essere rimosso nel caso di malgoverno); il principio del bene pubblico (maslaha) corrisponde esattamente all’intenzione “occidentale” di garantire l’equa distribuzione delle risorse e la protezione dei deboli. Certo, nella prospettiva islamica, il detentore della sovranità rimane Dio; ma la maggior parte dei teorici, anche islamisti, riconosce che la sovranità di Dio va esercitata attraverso la mediazione umana, cosicché il popolo sia il detentore del potere. Dunque non esistono ostacoli di principio a una modernizzazione del pensiero politico islamico. Il punto nodale più complicato è piuttosto la tendenza, diffusa nel pensiero politico ma in genere nella mentalità musulmana, di idealizzare l’epoca del profeta e dei suoi compagni, la prima generazione dei musulmani (i salaf), il cui esempio deve essere imitato, secondo i più rigidi e radicali (i salafiti appunto), alla lettera con una evidente distorsione del tempo storico.




Come si rapportano, oggi, i giovani all'Islam religioso e politico?



Innanzi tutto, bisogna considerare che un processo di secolarizzazione è comunque in atto nelle società musulmane, e la secolarizzazione è per antonomasia occidentale. Anche a Mecca ci sono i McDonald’s e i Kentucky Fried Chicken! Ciò incide sull’atteggiamento dei giovani che imparano ad andare al cinema e in discoteca. Per quanto sia poco noto, esistono diverse band rap e pop di giovani musulmani. Inoltre, vi sono molti tele-predicatori, come il carismatico Amr Khaled, che incitano i giovani a dedicarsi a quello che è stato definito (da Patrick Haenni), “Islam di mercato”, il cui motto è “Arricchitevi!” (sia pure in nome della religione). Perciò si è parlato (Oliver Roy) di un post-islamismo, cioè di un atteggiamento mentale, soprattutto giovanile, per il quale la religione diviene un fatto privato e le sirene dell’islamismo politico hanno perso il loro appeal. Naturalmente, non bisogna né generalizzare né banalizzare i fenomeni. L’Islam conserva tuttora la sua importanza come elemento di identità culturale, prima ancora che religiosa. L’Islam può essere vissuto liberamente come un’ideologia aperta e di giustizia, o come pretesto per un integralismo dottrinale e del comportamento sociale. Dipende dai contesti (sociali) e dall’inclinazione individuale. Del resto, il richiamo dell’Islam estremista e terrorista è stato (finora) relativamente limitato dal punto di vista numerico, e personalmente non credo che possa attecchire più di tanto.




Quanto è importante il ruolo delle donne nel processo culturale per una transizione verso una democrazia?



Naturalmente, è fondamentale. Soprattutto per quanto le donne stanno di fatto (anche se ciò raramente viene considerato dai mass-media occidentali) ritagliandosi sempre più spazio nelle professioni e nella società civile. Il processo è comunque ancora lungo e difficile. Nelle società patriarcali mediterranee, la donna è considerata (spesso ancora) lo scrigno dell’onore della famiglia e del clan, per cui deve essere protetta o addirittura isolata. Non è un caso che, dal punto di vista della giurisprudenza, le ultime vestigia del diritto musulmano classico (in presenza di una decisa occidentalizzazione dei codici e delle procedure) si conservino proprio nel diritto di famiglia: matrimonio, divorzio, eredità, cura dei figli. La notevole diffusione (poco nota, ma reale) del cosiddetto femminismo islamico (alcuni nomi: Amina Wadud, Asma Barlas, Asma Lamrabet, eccetera) non sempre è ben vista nelle società tradizionali: per esempio le stesse donne del Marocco rurale e profondo hanno reagito negativamente alla riforma del diritto di famiglia del re Muhammad VI, che pure migliorava notevolmente le loro condizioni e i loro diritti, temendo una dissoluzione dei vincoli familiari e di appartenenza. Anche qui bisogna evitare le banalizzazioni e le semplificazioni, poiché la realtà è complessa e in movimento, e le condanne pregiudiziali dell’Islam non portano da nessuna parte, se non a irrigidire ancor di più i fondamentalisti.

venerdì 21 novembre 2014

Memoria storica e attualità


Associazione per i Diritti Umani

PRESENTA



D(i)RITTI AL CENTRO

Memoria storica e attualità



presentazione del saggio “LE CATACOMBE DELLA ROMANIA – Testimonianze dalle carceri comuniste 1945 - 1964”

alla presenza di Violeta P. Popescu, Antonio Buozzi, Mirela Tingire, Vlad Scolari



MERCOLEDI' 26 NOVEMBRE

ore 19.00

presso

BISTRO' DEL TEMPO RITROVATO

Via Foppa, 4 (MM Sant'Agostino) Milano



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il nono appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, disabilità.

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vice presidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri



L'appuntamento è per mercoledì 26 novembre, alle ore 19.00, presso il Bistrò del tempo ritrovato, Via Foppa, 4 (MM Sant'Agostino) Milano




IL LIBRO:

...La Romania non ha ancora chiuso tutti i conti con il proprio passato. Il passo successivo nel processo che impone di confrontarsi con il passatocomunista e recuperare la memoria è quello di conoscere i responsabili del gulag romeno. Accettare il passato comunista significa anche chiarire i fatti che hanno condotto a un vero e proprio genocidio di massa”.


Per rendere onore a tutti romeni che hanno sofferto in nome della libertà, della dignità e della fede, durante il regime comunista della Romania”.

venerdì 7 novembre 2014

Farian Sabahi racconta le donne iraniane (e non solo)



Oggi, cari lettori, pubblichiamo per voi il video dell'incontro che l'Associazione per i Diritti Umani ha organizzato con la presentazione dei saggi di Farian Sabahi: Noi donne di Teheran e Il mio esilio.



Questo incontro e questo video sono dedicati a Reyhaneh Jabbari, condannata a morte e poi impiccata nel carcere di Teheran per l'uccisione, nel 2009, dell'uomo che tentò di stuprarla.



Oggi, 7 novembre, è la giornata mondiale contro la violenza di genere. Ricordiamo che il numero italiano per denunciare o segnalare casi di violenza è il 1522.











Se apprezzate il nostro lavoro e i nostri incontri pubblici, potete sostenerci con una piccola donazione anche di 2 euro. Basta cliccare, in alto a destra, sulla dicitura “Sostienici” ed effettuare la donazione con Paypall o bonifico, è facile e sicurissimo. Grazie!

lunedì 20 ottobre 2014

Ferite di parole: la Tunisia della rivoluzione e quella di oggi


L’Associazione per i Diritti Umani presenta il libro

Ferite di Parole. Le donne arabe in rivoluzione” di Leila Ben Salah e Ivana Trevisani



22 OTTOBRE 2014 ore 19.00

Bistrò del tempo ritrovato, via Foppa 4 (MM2 Sant’Agostino), Milano

 
 
 


Alla presenza dell’autrice Ivana Trevisani, di Gihen ben Mahmoud, artista tunisina e di Monica Macchi, arabista e redattrice di Formacinema



La tesi centrale del libro è lo spostamento del materno dalla dimensione privata ad una dimensione pubblica: inizialmente le donne sono entrate nella rivoluzione come “madri di” o “mogli di” nella duplice funzione di prendersi cura di qualcuno o protestare contro le ingiustizie. Ben presto però sono passate ad essere donne in prima persona con molteplici sfaccettature: uno dei personaggi-simbolo è Umm Khaled, la madre di Khaled Said, il giovane massacrato dalla polizia ad Alessandria (una delle scintille che hanno portato allo scoppio della rivolta del 25 gennaio in Egitto) e che è stata presente a tutte le manifestazioni ed ai concerti per dar forza e sostegno ai manifestanti. Un altro è la madre di Mohamed Bouazizi, il giovane morto per essersi dato fuoco dopo l'ennesima multa-sopruso per irregolarità del suo lavoro di venditore ambulante, (una delle scintille della rivolta tunisina), che non si è costituita parte civile nel processo contro l'agente di polizia municipale che aveva multato il figlio, ritenendola capro espiatorio del regime.

Le donne sono così entrate nel dibattito sul concetto di identità e gli artisti hanno dato il loro contributo ricordando sia l’identità storica che le tante diverse componenti (copta, ebraica, greca, italiana nella Alessandria cosmopolita di Yusef Chahine) come dimostrano i murales del Cairo. Una rivoluzione non “di genere” intesa solo come questione femminile ma sostenuta e accompagnata dagli uomini. La reazione del regime ha utilizzato lo stesso strumento di sempre: la paura attraverso le molestie sessuali con la precisa funzione politico-strategica di ricacciare le donne nel privato. Un ritorno al passato che non c’è stato e non ci sarà, né in Egitto né in Tunisia. Due segnali su tutti: le manifestazioni del 13 agosto 2012 in Tunisia, contro l’articolo della Costituzione che sanciva la “complementarietà” della donna rispetto all’uomo e Samira la ragazza che ha denunciato i test di verginità in Egitto, supportata dal padre.




 

martedì 14 ottobre 2014

Presentazioni dell'Associazione per i Diritti Umani

Cari amici, vi ricordiamo che l'Associazione per i Diritti Umani organizza alcune presentazioni di saggi, documentari, romanzi etc. anche direttamente nelle scuole medie e superiori, nelle università e presso librerie e biblioteche.

Alcuni incontri sono elencati nel programma che trovate sul volantino qui a destra, ma si possono organizzare molti altri interventi su tanti argomenti di attualità.

Per chi fosse interessato e per le informazioni, potete scrivere alla mail: peridirittiumani@gmail.com


L'Associazione per i Diritti Umani provvederà ad invitare i relatori e a condurre l'incontro di approfondimento.

lunedì 2 dicembre 2013

Beni confiscati alle mafie: un viaggio per il diritto alla vita e per la tutela della legalità




La villa di Tano Badalamenti a Cinisi.la reggia di "Sandokan" Schiavone a Casal di Principe, l'enclave dei Casamonica nella periferia romana, perfino una residenza principesca a Beverly Hills, proprietà di Michele Zaza, 'o Pazzo, re del contrabbando. E poi cascine di 'ndrangheta in Piemonte, tenute in Toscana, castelli, alberghi, discoteche, campi di calcio, maneggi: uscito da qualche mese per Chiarelettere, “Per il nostro bene. La nuova guerra di liberazione. Viaggio nell'Italia dei beni confiscati” - un saggio scritto da Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni - è un reportage tra le fortezze espugnate a quella mafia che ha fatto la storia, e che ancora soffoca il Paese. Questo libro racconta cos'erano e cosa sono diventate.
Tra ostacoli di ogni tipo, terreni occupati, edifici distrutti, una legislazione carente, amministratori pavidi, funzionari di banca che concedono mutui ai clan per aiutarli a "salvare" il patrimonio: un terzo delle case sottratte ai mafiosi e non assegnate è gravato da ipoteche, inutilizzabile. Per non parlare delle aziende, quasi tutte, che nel passaggio dalla criminalità organizzata allo Stato falliscono. C'è un'Agenzia nazionale che gestisce e destina i beni sequestrati e confiscati: trenta dipendenti in tutto, zero risorse, rischia lo stallo. Ma questo libro racconta anche le vicende di tante persone che, con intelligenza, determinazione e onestà, hanno tentato di far rinascere la vita sulle macerie di morte, ricatti e minacce.


Abbiamo rivolto alcune domande ad una delle autrici, l'avvocato Ilaria Ramoni, che ringraziamo di cuore per questo importante racconto che ci anticipa l'inchiesta riportata nel saggio.


Quando è partita la vostra inchiesta? E perchè avete sentito l'urgenza di raccontare questo viaggio nell'architettura che ha segnato la presenza mafiosa su tutto il territorio italiano (e non solo)?

Il lavoro sul campo è durato circa un anno e mezzo. Io da molti anni mi occupavo di beni confiscati a diverso titolo, sia come avvocato che come referente di Libera, e sentivo forte l’esigenza di raccontare cosa funziona e cosa non funziona nel procedimento di confisca e di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Strumento potentissimo di contrasto alla criminalità organizzata ma non sfruttato appieno. L’incontro con Alessandra, giornalista del Corriere della Sera, ha segnato però la svolta perché ha voluto raccogliere quella che ritengo essere una vera e propria sfida, ovvero quella di scrivere di tematiche particolarmente complicate in modo narrativo ma scientificamente corretto. L’aspetto maggiormente innovativo di questo libro è infatti proprio questo, la narrazione, il racconto del nostro viaggio. E questo è decisamente merito di Alessandra.


Potete fare alcuni esempi di edifici che hanno, finalmente, subìto una trasformazione: da edifici della criminalità a spazi pubblici, utili per il bene comune? E chi sono le persone che hanno reso possibile questo “miracolo”?

Di esempi ce ne sono diversi. Il primo però è sicuramente quello relativo all’esperienza di Libera Terra con riferimento ai terreni confiscati. Qui i ragazzi delle cooperative sono stati veramente capaci di trasformare il bene confiscato in una opportunità di lavoro e di riscatto per tutto il territorio. Ed ora, vino e pasta prodotti in Sicilia, Calabria, Puglia e non solo vengono addirittura esportati all’estero e quindi possiamo trovarli sulle tavole di tutto il mondo. Quello che per Pio La Torre era forse solo un sogno ora è realtà concreta.
Poi ci sono gli esempi di Cascina Caccia in Piemonte, bene confiscato alla ‘ndrangheta dei Belfiore e dedicato al magistrato che uccisero, dove ora si produce miele e torrone ed è diventato un vero e proprio spazio aperto alla collettività dove si coltiva la prossimità e la vicinanza tra le persone. Anche a Milano un appartamento confiscato all’ndrangheta ora è sede di un centro residenziale per anziani indigenti gestito direttamente dal Comune di Milano. Sono solo alcune delle esperienze magnifiche che il nostro Paese ha saputo mettere in campo cogliendo al massimo le opportunità offerte dalla legge Rognoni-La Torre e dalla legge 109 del 96 che permette il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Ma c’è ancora tantissimo da fare perché purtroppo le esperienze fallite o in qualche modo bloccate sono veramente ancora troppe.


Nel libro parlate della villa di Tano Badalamenti, a Cinisi, il paese di Peppino Impastato: Impastato, i giudici Falcone e Borsellino, il giornalista Giancarlo Siani, il generale Dalla Chiesa, Don Puglisi e, purtroppo, molti altri sono stati uccisi perchè volevano riaffermare la giustizia e la legalità, ma anche perchè sono stati lasciati soli: c'è il rischio che questo accada ancora?

Purtroppo il rischio c’è sempre così come c’è ancora il rischio che siano proprio gli amici che dovrebbero sostenerti a lasciarti solo per primi. Spesso i personalismi e le invidie fanno molto in questo processo di graduale isolamento e abbandono su cui poi le mafie trovano terreno fertile.
Credo però che rispetto a quegli anni qualcosa sia cambiato in meglio. C’è una società civile maggiormente attenta che ha meno paura di schierarsi a tutela di chi la criminalità la combatte tutti i giorni. E questo anche grazie ad antecedenti storici come quello dei lenzuoli bianchi a Palermo, dell’associazionismo anticamorra a Napoli, di studenti ed insegnanti da sempre in prima linea.

Le istituizoni che soluzioni propongono, oggi, in tema di lotta alla mafia e di confisca dei beni?

Le soluzioni proposte sono ancora di carattere troppo emergenziale e troppo poco strutturale. Abbiamo una buona legislazione antimafia a cui però dobbiamo dare gambe e risorse per essere veramente efficiente ed efficace. La cartina torna sola di tutto questo è proprio l’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Organismo unico fortemente voluto da tutti gli operatori del settore e istituito nel marzo del 2010 ma che dopo una forte spinta politica iniziale ad oggi rischia la paralisi. Nonostante tutti sono convinti che sia una ottima esperienza da mantenere e potenziare perché potrebbe segnare la svolta nella lotta alla criminalità organizzata nel nostro Paese, ad oggi si avverte una preoccupante e perdurante mancanza di risorse e, forse, al di là delle parole, anche una scarsa volontà politica di farla funzionare.