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sabato 22 novembre 2014





Riceviamo questa comunicazione che riteniamo interessante, per chi è a Roma



Espulsi trattenuti. Gli esiti estremi dell’immigrazione in Italia
 

Presentazione del libro:

Crimini contro l’ospitalità. Vita e violenza nei centri per stranieri

24 Novembre, ore 17 – Sala della Mercede, Via della Mercede 55




Un libro di denuncia politica e un reportage filosofico.

Un viaggio nei CIE, quei Centri di Identificazione ed Espulsione dove vengono trattenuti gli immigrati irregolari in attesa del ripatrio. Un limbo invisibile e nascosto, spesso collocato ai margini delle città, dove vengono relegate le vittime della Fortezza Europa. Nei CIE vengono private della libertà personale donne e uomini che non hanno commesso alcun reato. Esso è descritto come “campo”, e i detenuti sono chiamati "ospiti". Eppure troppo spesso siamo in presenza di un luogo del non diritto, dove la legge è emanazione diretta di chi ha responsabilità di controllo in quell'istante.

Ne parleranno con l’autrice del libro Donatella Di Cesare




On. Khalid Chaouki, deputato del PD, Coordinatore intergruppo immigrazione

On. Gennaro Migliore, deputato PD, Presidente Commissione d’inchiesta Centri di accoglienza

Roberto Zaccaria, Costituzionalista, ex presidente Rai, Presidente del Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati)

Simone Regazzoni, docente universitario, filosofo e scrittore

Gabriella Guido, coordinatrice della campagna “LasciateCIEntrare”

Modera: Iman Sabbah, giornalista di RaiNews

Donatella Di Cesare è professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università La Sapienza di Roma.

Per accreditarsi all’evento segnalare il proprio nominativo a Silvia De Marchi silvia.demarchi@camera.it





lunedì 27 gennaio 2014

Verso l'abolizione del reato di clandestinità




Con 182 sì, 16 no e 7 astenuti è passata in Senato, nei giorni scorsi, la norma che abroga il reato di immigrazione clandestina, ma si mantiene il “rilievo penale delle condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia”. Il reato, quindi, da una lato viene abolito e, dall'altro, viene trasformato in illecito amministrativo.

Il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, ha spiegato: “Chi per la prima volta entra clandestinamente nel nostro Paese non verrà sottoposto a procedimento penale, ma verrà espulso. Ma, se rientrasse, a quel punto commetterebbe reato” e ha precisato che: “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti e questo non solo per ragioni di ordine pubblico, ma anche per motivi umanitari. A persone che cercano di sfuggire da situazioni di estrema indigenza e spesso disumane dobbiamo garantire un'ospitalità dignitosa. Occorre, invece, continuare a punire con severità chi sfrutta e favorisce questi fenomeni migratori incontrollati che possono causare tragedie come quelle di Lampedusa”; infine, dal punto di vista tecnico, Ferri ha aggiunto: “ La sanzione penale appare sproporzionata e ingiustificata e quella pecuniaria è di fatto ineseguibile considerato che i migranti sono privi di qualsiasi bene. Oltretutto il numero delle persone che potrebbero essere potenzialmente incriminate sarebbe tale da intasare completamente la macchina della giustizia penale, soprattutto nei luoghi di sbarco”.

L'Onorevole Khalid Chaouki, esponente dei Nuovi Italiani del Partito Democratico, ha così commentato il voto della Commissione Giustizia: “Con il voto al Senato inizia un percorso che, in tempi brevi, dovrà cancellare questo odioso reato che criminalizza i sopravvissuti alla drammatica tragedia di Lampedusa e porre le basi per una nuova legge sull'immigrazione”.

L'emendamento è stato presentato dal Movimento 5 Stelle che ha precisato: “Rimangono in piedi tutti i procedimenti per l'espulsione e tutte le altre fattispecie di reato collegati, compresi dalla Bossi-Fini. Alla prova dei fatti il 'reato di clandestinità' non ha risolto nulla aggravando solo i costi per la Giustizia con meno sicurezza per le strade, senza combattere il fenomeno e lo sfruttamento legato a quest'ultimo, addirittura aggravandolo...Con questo procedimento il clandestino rimane clandestino, ma sarà più facile procedere con le espulsioni. Con questo emendamento le espulsioni dei cittadini irregolari potranno procedere per via civile, senza inghippi, senza inutili spese burocratiche (che gravano sulle tasche dei cittadini italiani), chi troverà persone in mezzo al mare potrà salvarle senza incorrere in nessun tipo di reato. Non lasceremo più morire nessuno in maniera inumana, ci sarà più sicurezza, più legalità, più umanità”.

La Lega Nord ha risposto a queste parole e a questo voto promettendo battaglia:

L'abolizione del reato di clandestinità è una vergogna”, ha affermato Massimo Bitonci, chiedendo che il Ministro Alfano e tutto il Pdl “siano coerenti con quanto fatto e detto fino ad oggi” e che sia posto rimedio a “questo grave errore”.

sabato 13 luglio 2013

Un convegno a Montecitorio dal titolo “La verità necessaria - I processi di riconciliazione dei Paesi delle Primavere arabe”


La pace e la riconciliazione dei popoli dilaniati dalle guerre passano per la verità, particolarmente sulla drammatica questione delle violenze sessuali come strumento bellico o nelle situazioni post-conflitto contro donne, ma anche bambini e uomini...Ricordare è un esercizio molto doloroso. Non tutte le vittime ce la fanno...Ma i racconti possono contribuire a incamminarsi verso il futuro, per gli individui, ma anche per le comunità e le società. Solo raccontando la verità possono tornare pace e riconciliazione”: così la Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha aperto il convegno intitolato “La verità necessaria - I processi di riconciliazione dei Paesi delle Primavere arabe”, che si è tenuto martedì 2 luglio presso la sala Mappamondo di Palazzo Montecitorio. Un'iniziativa voluta dalla Camera dei deputati, che si è avvalsa del patrocinio del Ministero degli Affari Esteri ed è stata organizzata in collaborazione con la Ong Ara Pacis Initiative e con l'associazione libica Observatory for Gender in Crisis. La prima testimonianza è stata, infatti, quella intensa e drammatica di un padre che è riuscito a portare via il proprio figlio da una prigione libica dov'era stato brutalmente torturato. Ma la testomonianza, se possibile, ancora più forte è stata quella di una donna con il volto e il corpo coperti dal niqab, l'abito islamico che lascia scoperti solo gli occhi, indossato, in questa occasione, per mantenere l'anonimato. Con voce tremante la donna racconta di stupri, sevizie e scosse elettriche che le hanno fatto prima perdere il bimbo che aspettava, poi l'hanno resa sterile. E' stata arrestata dopo che lei ed alcune amiche erano state riprese da Al Jazeera mentre invitavano le altre studentesse a scendere in piazza contro Gheddafi: ''Mi hanno arrestata, e tenuta nuda per tutto il tempo. Gli stupri erano continui, poi le scariche elettriche. Chiedevo che chiudessero la porta almeno quando dormivo. Le mie amiche, non le ho piu' viste. E la mia famiglia che mi dice, se non ti fossi messa a fare i proclami oggi non ti sarebbe successo nulla''.
Al convegno sono intervenuti: Souhayr BELHASSEN, Presidente onoraria della Fédération
Internationale des Droits de l’Homme (FIDH), Ayman AL SAYYAD, Direttore del mensile egiziano Weghat Nazar ed ex Consigliere del Presidente Morsi, Burhan GHALIOUN, Professore di sociologia politica alla Sorbonne, ex Presidente e oggi membro dell’organo esecutivo del Consiglio nazionale siriano, Hajer EL GAID, Parlamentare e membro della Commissione per i Diritti umani del Congresso generale nazionale della Libia, Maria Nicoletta GAIDA, Presidente dell’Ara Pacis Initiative, Annick COJEAN, giornalista de Le Monde ed autrice de
Le prede: nell’harem di Gheddafi, Lina TIBI, poetessa e attivista per i diritti delle donne siriane e Marta DASSÙ, Viceministro degli Affari esteri a cui sono state affidate le conclusioni dei lavori.
La giornalista Laura Goracci ha moderato l'incontro e lo ha presentato dicendo: “In alcuni dei Paesi delle Primavere arabe sono in atto – pur tra difficoltà e battute d’arresto – importanti processi di riconciliazione, che si inseriscono in una fase di profonda trasformazione di tutta la regione mediterranea. In tali contesti, alla pacificazione interna ed alla giustizia transizionale si affianca la necessità di dare voce alle vittime dei conflitti, premessa indispensabile per la costruzione di società democratiche e libere. L’iniziativa intende promuovere una maggiore sensibilizzazione sul tema della verità e della riconciliazione nei Paesi delle Primavere arabe, nonché contribuire a fornire alcuni esempi di buone prassi che potrebbero essere applicate laddove le violenze non sono ancora cessate”. Tra le proposte vi è quella, in discussione in Libia, per equiparare le vittime di violenze sessuali durante il regime di Gheddafi alle vittime di guerra, con diritto a compensazioni e ad assistenza.



 Riportiamo anche una riflessione dell' 'On. Khalid Chaouki , pubblicato dall' Huffington Post il 6 luglio 2013 e intitolato:

Primavere arabe nonostante tutto. La sofferenza delle donne

C'è un libro forte e coraggioso, un libro scritto da Annick Cojean, giornalista di Le Monde che squarcia il velo sull'harem di Gheddafi. Si chiama "Le prede" e racconta un personaggio che ha fatto dello stupro un'arma 'politica' per rafforzare la sua dittatura. Lo fa prendendo le parti delle vittime.
Una tematica delicata quella degli stupri negli scenari di guerra e post-conflitto, un dramma perdurante, una ferita che ancora fa male. Questo il tema del convegno che ho avuto l'onore di aprire insieme alla Presidente della Camera Laura Boldrini alla Camera dei Deputati; un incontro forte, importante, che ha toccato le corde più profonde dei presenti.
Le vittime e i loro liberatori sono intervenuti per raccontare le violenze e i soprusi subiti dai regimi dei paesi delle primavere arabe. Hanno rotto il silenzio sull'harem di Gheddafi che ha violentato e umiliato molte donne e giovanissime ragazze. Un tiranno che ha banchettato con tanti, uomini di Stato e personalità illustri e che, non tanti anni fa, ha piantato le tende sul suolo italiano, accolto dall'allora presidente del consiglio Berlusconi con tutti gli onori.
Ecco, quel che è emerso chiaramente nella giornata di oggi è che non è possibile un processo di riconciliazione senza la verità, e che la verità reclama giustizia, e la reclama a gran voce.
La mia speranza è che nei paesi della sponda sud del mediterraneo, in particolare in Siria ed Egitto, si riprenda lo spirito delle Primavere arabe. Io voglio continuare a chiamarle così, e continuare a sognare un futuro di libertà e democrazia per questi Paesi che hanno fatto già diversi passi in avanti.

Per questo c'è bisogno di un'Europa unita e di un'Italia più attiva su questo fronte, per recuperare il dialogo con questi paesi e costruire un linguaggio nuovo con i popoli della sponda sud, un linguaggio intessuto di verità di responsabilità reciproca, un dialogo che preveda una sana autocritica, necessaria per migliorare.



venerdì 17 maggio 2013

Assistenza sanitaria ai conviventi dello stesso sesso



Per cinque anni, nella scorsa legislatura, Anna Paola Concia aveva provato a far passare il provvedimento per la concessione dell'assistenza sanitaria ai conviventi dei deputati dello stesso genere: ma non ci era riuscita.
Ora, invece, l'Ufficio di presidenza della Camera ha stabilito come, con il pagamento di una somma pattuita, l'assistenza sanitaria integrativa debbe essere riconosciuta anche ai parlamentari che convivono con persone del medesimo sesso: tale disposizione è già vigente per i deputati e i senatori eterosessuali che convivono o che sono legati dal vincolo del matrimonio, ma il fatto che sia stato esteso anche alle coppie omosessuali è un piccolo, ma importante passo avanti nel riconoscimento delle coppie di fatto.
Ivan Scalfarotto, esponente del Pd, ha affermato: “ Può sembrare un semplice atto amministrativo e invece ha una valenza universale, ora è giusto riconoscere gli stessi diritti a tutti i cittadini, che non vanno riconosciuti solo ai parlamentari, ma a tutti gli italiani. Se si riconosce una famiglia more uxorio questa deve essere sia omosessuale che eterosessuale, come riconosciuto anche da sentenza della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale”. A fronte di queste parole, la Lega ha votato contro il provvedimento e il Movimento 5 Stelle si è astenuto.
Il dibattito sulle coppie omosessuali, in italia, è ancora lungo e sarà, sicuramente, ancora faticoso, ma la decisione dell'Ufficio presidenza della Camera segna un goal a favore della lotta alla discriminazione.





domenica 17 marzo 2013

Due Neopresidenti, due discorsi importanti


Quasi a sorpresa, ieri, sono stati nominati i Presidenti di Camera e Senato: Laura Boldrini , ex portavoce dell'Agenzia Onu per i rifiugiati politici, e Piero Grasso, ex procuratore nazionale antimafia: riportiamo di seguito i loro discorsi di insediamento. Senza commenti perchè le loro parole bastano a far sperare un Paese che deve ritrovare la direzione giusta.



«Vorrei innanzitutto indirizzare il mio saluto rispettoso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano».

«Faccio i miei auguri soprattutto ai più giovani: a chi siede per la prima volta in quest'aula. Sono sicura che insieme riusciremo nell'impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane».

«Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i duiritti degli ultimi in Italia e nel mondo. E' un'esperienza che mi accompagnerà sempre e che metto al servizio di questa Camera».

«Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Abbiamo l'obbligo di fare unabattaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri: dobbiamo garantirli uno a uno. Quest'Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Dovremo farci carico dell'umiliazione delle donne uccise da violenza travestita da amore. Dovremo stare accanto ai detenuti che vicono in condizioni disumane e degradanti. Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di perdere la Cig, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato. Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l'economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce gli effetti della scarsa cura del nostro territorio».

«In Parlamento sono stati scritti dei diritti costruiti fuori da qui e che hanno liberato l'Italia e gli italiani dal fascismo. Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e dei morti per la mafia, che oggi vengono ricordati a Firenze».

«Molto dobbiamo anche al sacrifio di Aldo Moro e della sua scorta. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che sta per riprendere la centralità del suo ruolo».

«Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Il nostro lavoro sarà trasparente, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani».

«Sarò, la presidente di tutti, a partirte da chi non mi ha votato, ruolo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese».

«L'Italia è Paese fondatore dell'Unione europea, dobbiamo lavorare nel solco del cammino tracciato da Altiero Spinelli. Lavoriamo perché l'Europa torni ad essere un grande sogno, un luogo della libertà, della fraternità e della pace. Anche i protagonisti della vita religiosa ci spingono a fare di più, per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente "dalla fine del mondo"».

«Un saluto anche alle istituzioni internazionali e - permettetemi - anche un pensiero per i molti, troppi volti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce».

«La politica deve tornare ad essere una speranza, una passione». 


 


Care senatrici, cari senatori,
mi scuserete, ma voglio rivolgere questo mio primo discorso soprattutto a quei
cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’Aula con speranza e apprensione per
il futuro del nostro Paese.
Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci all’altezza della
crisi economica e sociale, ma anche politica, che sta vivendo. Mai come ora la storia
italiana si intreccia con quella europea e i destini sono comuni, mai come oggi il
compito della politica è quello di restituire ai cittadini la coscienza di questa sfida.
Quando ieri sono entrato per la prima volta da Senatore in quest’Aula mi ha
colpito l’affresco sul soffitto, che vi invito a guardare. Riporta quattro parole che
sono state sempre di grande ispirazione per la mia vita e che spero lo saranno ogni
giorno per ciascuno di noi nei lavori che andremo ad affrontare: Giustizia, Diritto,
Fortezza e Concordia.
Quella concordia, e quella pace sociale, di cui il Paese ha ora disperatamente
bisogno.
Domani è l’Anniversario dell’Unità d’Italia, quel 17 marzo di 152 anni fa in cui
è cominciata la nostra Storia come comunità nazionale dopo un lungo e difficile
cammino di unificazione. Nei 152 anni della nostra Storia, soprattutto nei momenti
più difficili, abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare con fermezza
i nostri valori comuni e trovare insieme un sentiero condiviso. Il primo pensiero va
sicuramente alla fase costituente della nostra Repubblica, quando uomini e donne
di diversa cultura hanno saputo darci quella che è ancora oggi considerata una delle
Carte Costituzionali più belle e moderne del mondo.
Lasciatemi in questo momento ricordare Teresa Mattei, che dell’Assemblea
Costituente fu la più giovane donna eletta, che per tutta la vita è stata attiva per
affermare e difendere i diritti delle donne, troppo spesso calpestati anche nel nostro
Paese, e che ci ha lasciato pochi giorni fa.
Siamo davanti a un passaggio storico straordinario: abbiamo il dovere di esserne
consapevoli, il diritto e la responsabilità di indicare un cambiamento possibile perché
in gioco è la qualità della democrazia che stiamo vivendo e che lasceremo in eredità
ai nostri figli e ai nostri nipoti.
La crisi è a un punto tale che potremo risalire solo se riusciremo a trovare il
modo di volare alto e proporre soluzioni condivise, innovative e, lasciatemi dire,
sorprendenti che sappiano affrontare le priorità e allo stesso tempo avviare un
cammino a lungo termine: dobbiamo davvero iniziare una nuova fase costituente
che sappia stupire e stupirci.
Oggi è il 16 marzo e non posso che ringraziare il Presidente Colombo che
stamattina ci ha commosso con il ricordo dell’anniversario del rapimento di Aldo
Moro e della strage di via Fani che provocò la morte dei 5 agenti di scorta Raffaele
Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Al loro
sacrificio di servitori dello Stato va il nostro omaggio deferente e commosso. Oggi
bisogna ridare dignità e risorse alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura.
Sono trascorsi 35 anni da quel tragico giorno che non fu solo il dramma di un
uomo e di una famiglia, ma dell’intero Paese: in Aldo Moro il terrorismo brigatista
individuò il nemico più consapevole di un progetto davvero riformatore, l’uomo e il
dirigente politico che aveva compreso il bisogno e le speranze di rigenerazione che
animavano dal profondo e tormentavano la società italiana. Come Moro scrisse in
un suo saggio giovanile «Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente
la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un
grande destino».
Oggi inoltre migliaia di giovani a Firenze hanno partecipato alla“Giornata della
Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, e mi è molto dispiaciuto
non poter essere con loro come ogni anno. Hanno pronunciato e ascoltato gli oltre
900 nomi di vittime della criminalità organizzata. Nomi di cittadini, appartenenti
alle forze dell’ordine, sindacalisti, politici, amministratori locali, giornalisti, sacerdoti,
imprenditori, magistrati, persone innocenti uccise nel pieno della loro vita. Il loro
impegno, il loro sacrificio, il loro esempio dovrà essere il nostro faro.
Ho dedicato la mia vita alla lotta alla mafia in qualità di magistrato. E devo
dirvi che dopo essermi dimesso dalla magistratura pensavo di poter essere utile al
Paese in forza della mia esperienza professionale nel mondo della giustizia, ma la
vita riserva sempre delle sorprese. Oggi interpreto questo mio nuovo e imprevisto
impegno con spirito di servizio per contribuire alla soluzione dei problemi di questo
Paese. Ho sempre cercato Verità e Giustizia e continuerò a cercarle da questo
scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte
le Stragi irrisolte del nostro Paese.
Se oggi, davanti a voi, dovessi scegliere un momento in cui raccogliere la storia
della mia vita professionale precedente non vorrei limitarmi a menzionare gli amici e
i colleghi caduti in difesa della democrazia e dello Stato di diritto che ho conosciuto.
Non c’è infatti un solo nome e volto che può racchiuderli tutti e purtroppo, se dovessi
citarli tutti, la lista sarebbe troppo lunga. Mi viene piuttosto in mente e nel cuore un
momento che li abbraccia uno a uno ed è il ricordo della voce e delle parole di una
giovane donna. Mi riferisco al dolore straziato di Rosaria Costa, la moglie dell’agente
Vito Schifani morto insieme ai colleghi Rocco Dicillo e Antonino Montinaro nella
strage di Capaci il 22 maggio 1992 in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone
e Francesca Morvillo.
Non ho dimenticato le sue parole il giorno dei funerali del marito, quel microfono
strappato ai riti e alle convenzioni delle cerimonie:
«chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli
uomini
della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani,
sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete
mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare...Ma loro non cambiano... [...]
...loro non vogliono cambiare...Vi chiediamo [...] di operare anche voi per la pace, la
giustizia, la speranza e l’amore per tutti»
Giustizia e cambiamento, questa è la sfida che abbiamo davanti. Ci attende
un intenso lavoro comune per rispondere, con i fatti, alle attese dei cittadini che
chiedono anzitutto più giustizia sociale e più etica, nella consapevolezza che il lavoro
è uno dei principali problemi di questo Paese.
Penso alle risposte che al più presto, ed è già tardi, dovremo dare ai disoccupati,
ai cassintegrati, agli esodati, alle imprese e a tutti quei giovani che vivono una vita a
metà: hanno prospettive incerte, lavori, chi ce l’ha, poco retribuiti, quando riescono
a uscire dalla casa dei genitori vivono in appartamenti che non possono comprare,
cercando di costruire una famiglia che non sanno come sostenere.
Penso all’insostenibile situazione delle carceri nel nostro Paese, che hanno
bisogno di interventi prioritari, a una giustizia che oggi va riformata in modo organico,
agli immigrati che cercano qui una speranza di futuro, ai diritti in quanto tali, che non
possono essere elargiti col ricatto del dovere e che non possono conoscere limiti,
altrimenti diventano privilegi.
Penso alle Istituzioni sul territorio, ai Sindaci dei Comuni che stanno soffrendo e
faticano a garantire i servizi essenziali ai loro cittadini. Sappiano che lo Stato è dalla
loro parte, e che il nostro impegno sarà di fare il massimo sforzo per garantire loro
l’ossigeno di cui hanno bisogno.
Penso al mondo della Scuola, nelle cui aule ogni giorno si affaccia il futuro
del nostro Paese, e agli insegnanti che fra mille difficoltà si impegnano a formare
cittadini attivi e responsabili
Penso alla nostra posizione sullo scenario europeo: siamo tra i Paesi fondatori dell’Unione e il nostro compito è portare nelle Istituzioni comunitarie le esigenze e
i bisogni dei cittadini. L’Europa non è solo moneta ed economia, deve essere anche
l’incontro tra popoli e culture.
Penso a questa politica, alla quale mi sono appena avvicinato, che ha bisogno
di essere cambiata e ripensata dal profondo, nei suoi costi, nelle sue regole, nei suoi
riti, nelle sue consuetudini, nella sua immagine, rispondendo ai segnali che i cittadini
ci hanno mandato e ci mandano in ogni occasione. Sogno che quest’Aula diventi
una casa di vetro, e questa scelta possa contagiare tutte le altre Istituzioni.
Di quanto radicale e urgente sia il tempo del cambiamento lo dimostra la scelta
del nuovo Pontefice, Papa Francesco, i cui primi atti hanno evidenziato un’attenzione
prioritaria verso i bisogni reali delle persone.
Voglio in conclusione rivolgere a nome dell’Assemblea dei senatori e mio
personale un deferente saluto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
supremo garante della Costituzione e dell’unità italiana che con saggezza e salda
cultura istituzionale esercita il suo mandato di Capo dello Stato.
Desidero anche ringraziare il mio predecessore, il senatore Renato Schifani, per
l’impegno profuso al servizio di questa assemblea.
Un omaggio speciale indirizzo ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori
a vita e a Emilio Colombo che ha presieduto con inesauribile energia la fase iniziale
di questa XVII legislatura, lui che ha visto nascere la Repubblica partecipando ai
lavori dell’Assemblea Costituente.
Chiudo ricordando cosa mi disse il Capo dell’ufficio Istruzione del Tribunale di
Palermo Antonino Caponnetto, poco prima di entrare nell’aula del maxi processo
«Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui sempre e soltanto
la voce della tua coscienza».
Sono certo che in questo momento e in quest’Aula l’avrebbe ripetuto a ciascuno
di noi.