Visualizzazione post con etichetta Violenza donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Violenza donne. Mostra tutti i post

domenica 25 gennaio 2015

Proposte di interventi culturali rivolte alle scuole/università e biblioteche




Il diritto di avere diritti



Il diritto di avere diritti” è un progetto culturale rivolto agli insegnanti e agli studenti delle terze medie e delle scuole superiori e agi studenti universitari.

L'Associazione per i Diritti Umani propone una serie di incontri che prevedono la presentazione e l'analisi guidata di film, documentari e la presentazione di libri con registi, autori, esperti di settore sui temi relativi ai Diritti Umani. Alcuni argomenti trattati sono:

le migrazioni (i diritti – e i doveri – dei migranti/rifugiati/profughi)

la lotta alla violenza sulle donne

l'educazione alla legalità

Cosa succede in Medioriente? Dalle rivoluzioni, alle guerre, ai cambiamenti geopolitici

e altro ancora...



MODALITA' di INTERVENTO

Ogni incontro può essere organizzato all'interno della scuola, in Aula Magna, accorpando le classi interessate.



Ogni incontro prevede l'intervento di un ospite: un rappresentante dell'associazione e/o di un esperto, regista, autore, etc.

Nel caso di un film: è prevista una presentazione dello stesso e, a seguire, un commento e un dibattito con gli studenti sulle tematiche e un'analisi anche tecnica dell'opera.



Nel caso della presentazione di libri: è prevista un'intervista agli autori (da parte della vicepresidente dell'associazione) e un dibattito con gli studenti.



Per la proiezione del materiale audiovisivo è necessario un proiettore (con pc o lettore dvd)



Si concorda con i dirigenti e gli insegnanti se organizzare l'incontro di mattina o di pomeriggio.



ALCUNE PROPOSTE (Questi sono solo alcuni esempi):



Presentazione di film/documentari, con approfondimenti:





La curt de l'America, alla presenza del regista Lemnaouer Ahmine



Non ci sto dentro, alla presenza del regista Antonio Bocola



Per non perdere il filo, alla presenza della regista e autrice Ivana Trevisani



Il giardino di limoni, con il commento di Monica Macchi, esperta di mondo arabo



Vado a scuola, con il commento di Alessandra Montesanto, critico cinematografico e vicepresidente dell'associazione.



Presentazione di libri/saggi con approfondiomenti:

Chiamarlo amore non si può = una raccolta di racconti sulla vilenza contro le donne, alla presenza di alcune autrici



Ferite di parole = donne arabe in rivoluzione, alla presenza dell'autrice Ivana Trevisani e di Monica Macchi



La felicità araba = un incontro con lo scrittore Shady Hamadi sul suo saggio che illustra cosa sia successo in Siria e cosa sta accadendo ancora oggi



Viaggio nel continente africano = incontro con lo scrittore e musicista Pègas Ekamba Bessa (con possibilità di un intermezzo musicale)



Il Tempo dalla mia parte = incontro con l'attore e scrittore Mohamed Ba, per parlare di Senegal, di migrazioni, di teatro e di tanto altro ancora



Pallidi segni di quiete = alla presenza di Monica Macchi, traduttrice del libro di Adania Shibli ed esperta di mondo arabo



Rivolte in atto . Dai movimenti artistici arabi a una pedagogia rivoluzionaria. = alla presenza dell'autrice Paola Gandolfi



COSTI

Ogni incontro prevede un gettone di 100 euro netti per i relatori e 2 euro per ogni partecipante (a sostegno dell'associazione).

Come detto, di solito, le scuole accorpano le classi interessate e dividono la cifra per il numero di studenti partecipanti.



PER PRENOTAZIONI e ACCORDI sulle DATE: peridirittiumani@gmail.com




(Per conoscerci meglio e per capire come lavoriamo, potete visionare anche i nostri video degli incontri con gli autori sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani). Grazie!

lunedì 25 novembre 2013

Ginocidio. La violenza contro le donne nell'era globale



In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, pubblichiamo un'importante intervista che abbiamo fatto per voi alla Prof.ssa Daniela Danna sul suo ultimo saggio, ringraziandola molto per averci concesso un po' del suo tempo.



Daniela Danna, docente di sociologia presso l'Università degli Studi di Milano, in Ginocidio. La violenza contro le donne nell'era globale affronta un tema, purtroppo, di grande attualità, in Italia e non solo: l''autrice lo chiama "ginocidio" perchè questa violenza è generata dal giudizio maschile sull'inferiorità sociale femminile e dal desiderio di controllo del corpo delle donne da parte degli uomini.
Il testo, diviso in due parti, è basato su un doppio approccio alla violenza contro le donne. La prima parte è tematica: descrive e analizza stupri, maltrattamenti in famiglia, omicidi, violenza culturale, istituzionale ed economica, fenomeni correlati alla disuguaglianza tra i generi e più in generale al grado di disuguaglianza presente in una data società. La seconda parte presenta, invece, un approccio geografico, mettendo a confronto scenari diversi come quelli di Italia, Paesi scandinavi, Americhe, Europa dell'Est e Paesi musulmani.



Perchè ha sentito l'urgenza di scrivere questo saggio e di approfondire un tema di grande attualità?

Ho cercato di capire la situazione dai teorici della globalizzazione - che ci dicono che sta andando tutto per il meglio e che anche per le donne le cose stanno migliorando - e da altri autori che, invece, ci dicono che la globalizzazone sta peggiorando la situazione delle donne perchè, aumentando le disuguaglianze, le donne si trovano nella parte perdente sia all'interno dei Paesi che anche tra Paesi diversi.
Quello che ho cercato di fare, da sociologa, è capire se questa idea della violenza sulle donne sia qualcosa di riscontrabile con i dati, a partire dalle ricerche che sono state fatte sui reati: non soltanto attraverso le statistiche giudiziarie, perchè ci dicono quanti reati sono stati denunciati, ma anche attraverso le indagini di vittimizzazione che, al contrario, si rivolgono direttamente a un campione di persone e chiedono loro quali reati hanno subìto. Ad esempio, in Italia, secondo l'Istat solamente una piccola percentuale (al di sotto del 10%) dei reati che vengono commessi ai danni delle donne da parte degli uomini sono effettivamente denunciati. E questo comporta un problema metodologico: questa affermazione, così diffusa anche politicamente, è sì un campanello d'allarme, ma non è possibile verificarla attraverso le indagini che sono state fatte perchè non vanno molto idietro nel tempo e perchè l'esito è quello di un enorme sommerso.

Che ruolo hanno le religioni – in particolare quelle monoteiste – nel confermare il ruolo di inferiorità della donna?

La stessa idea del monoteismo è quella di unificare ciò che, invece, nelle religioni più antiche, era una pluralità: gli dei e le dee, ciascuna con una propria funzione. Al posto di questo pantheon troviamo un Dio onnipotente che - come vediamo da millenni - sotto il patriarcato è inevitabilmente maschio.
Rispetto all'attualità, nonostante le aperture e le trasformazioni della Chiesa anche nel suo ruolo economico (come sta facendo Papa Francesco e, prima di lui, Papa Luciani), viene ribadito il veto al sacerdozio femminile e questo è un messaggio di disuguaglianza di enormi proporzioni perchè lo stato laicale è considerato più basso rispetto a quello sacerdotale e le donne non possono accedere a quello sacerdotale. E non si sa bene perchè.

Può anticiparci un'analisi della condizione femminile nel mondo scandinavo?

Il mondo scandinavo è quello a cui guardiamo con grande interesse perchè gli indicatori di uguaglianza tra i sessi sono molto elevati e questo riflette una tradizione di lunga data.
I Paesi scandinavi sono collocati in aree climaticamente svantaggiate in cui è forte la necessità del lavoro umano e, quindi, anche di quello della donna perchè c'è bisogno della forza di tutte e di tutti.
Se torniamo indietro nel tempo, le popolazioni vichinghe avevano delle tradizioni di uguaglianza tra i sessi: ad esempio, non c'era una condizione d'onore femminile che si rifletteva sugli uomini. E oggi, come esito di questa lunga tradizione culturale, abbiamo una minore presenza di violenza contro le donne e una migliore condizione femminile.
In Norvegia, tra l'altro, si parla anche di un possibile trattamento dei maltrattanti, cioè si parla di percorsi psicoterapeutici e di recupero. Certo, la Norvegia è un Paese in cui gli uomini sono molto più autocritici rispetto agli ideali virili e al loro ruolo sociale rispetto all'Italia.

Perchè il termine “ginocidio”?

Ginocidio è un termine analogo a femminicidio. Per me il significato è: “ attacco a tutto ciò che è femminile”, considerando la radice greca “gunos” e latina “femina” del termine. Si tratta dell'inferiorizzazione delle caratteristiche omosessuali proprie anche degli stessi uomini. Non a caso, le caratteristiche omosessuali non sono ancora accettate in una società maschilista in cui il ruolo maschile e quello femminile sono nettamente separati.

Quali sono le conseguenze non visibili della violenza nei confronti delle donne?

Dalla violenza fisica si può guarire. La violenza psicologica, invece, lascia marchi molto più profondi: un conto è essere picchiate e un conto è l'umiliazione, anche se la violenza psicologica è difficile da dimostrare, da denunciare. E' molto complicato convincere un giudice che, se non c'è stata violenza fisica, quella psicologica ha danneggiato la persona.
Una violenza psicologica si verifica quando ci sono insulti, rimproveri, scarsa considerazione da parte del compagno. Nella nostra società c'è stato un tentativo di confinamento della violenza fisica, ma adesso ci dobbiamo occupare anche di quella psicologica perchè, come abbiamo detto, dal punto di vista giuridico, è ancora difficile tradurla in termini penali.


venerdì 25 gennaio 2013

Ferite a morte: il teatro per riflettere sulla violenza contro le donne

La violenza sulle donne è divenato, purtroppo, un fenomeno vastissimo all'estero (come in Messico, ad esempio) e anche in Italia, come conferma la cronaca quotidiana.
Maura Misiti - demografa al Cnr - sostiene che nel nostro Paese: " nonostante il lavoro dell'Istat sulla violenza femminile, è impossibile sapere quante donne vengano realmente uccise in quanto donne, perchè l'unica fonte che abbiamo sono solo le notizie di conaca. una base assolutamente non scientifica...Non c'è ancora un'aggravante specifica e le istituzioni, come le forze dell'ordine, non sono abbastanza sensibilizzate sul tema". 
Le Nazioni Unite hanno ripreso l'Italia, stigmatizzando proprio l'indifferenza istituzionale al fenomeno. E il Comitato CEDAW ha stilato un rapporto in cui si registra la scarsa attenzione ai centri antiviolenza che operano sul territorio, il persistere di una rappresentazione stereotipata e svilente delle donne e un'informazione che racconta in maniera obsoleta e superficiale la violenza che subiscono.

Dallo scorso mese di novembre - con debutto a Palermo - Serena Dandini porta sulla scena dei teatri italiani  uno spettacolo intitolato Ferite a morte, scritto proprio in collaborazione con la Dott.ssa Maura Misiti e che diventerà un libro, edito da Rizzoli.
Mogli, ex fidanzate, compagne, amanti che non ci sono più, raccontano la propria storia attraverso le voci di alcune di altre donne: scrittrici, giornaliste, donne dello spettacolo e della politica. Angela Finocchiaro, Lella Costa, Geppi Cuccciari, Lorella zanardo, Concita De Gregorio, per citarne solo alcune. 
La violenza sulle donne - ha spiegato la Dandini - "è un fenomeno trasversale che colpisce non solo il sud, ma anche il nord, la borghesia e i ceti medi, la destra e la sinistra. Anche gli uomini devono fare un'esame di coscienza perchè solo insieme ne potremo uscire".
Per questo, un altro importante obiettivo che si pone lo spettacolo, è quello di fare una campagna di sensibilizzazione sull'argomento anche nelle scuole.
Per chi volesse seguire lo spettacolo, aderire all'iniziativa, avere altre informazioni: si può consultare anche il sito dell'associazione Noi no : www.noino.org

Oppure si può aderire alla Convenzione "NO MORE!".