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domenica 8 novembre 2015

L'Uguaglianza passa dalle donne



A questo link potete trovare un video di Malala Yousafzai la giovane attivista pakistana, vincitrice del Premio Nobel per la pace, nota per il suo impegno per l'affermazione dei diritti civili e per il diritto all'istruzione — bandito da un editto dei talebani — delle donne della città di Mingora, nella valle dello Swat.


In questa sua dichiarazione Malala parla anche di femminismo.








giovedì 8 ottobre 2015

Incontri con autori ed esperti di materia per scuole medie


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





INCONTRI CON GLI AUTORI:

proposte per le classi seconde e terze medie




IL ROMANZO: “In piedi nella neve” di Nicoletta Bortolotti, edito da Einaudi



IL LIBRO:

Sasha ha quasi tredici anni e una passione bruciante: il calcio. Come potrebbe essere altrimenti? Suo padre è Nikolai Trusevyc, portiere della squadra più forte del Paese: la Dynamo Kiev. Ma in Ucraina, nel 1942, il pallone non è cosa per ragazze. E dopo l'invasione da parte del Reich non è cosa nemmeno per i campioni della Dynamo: accusati dai nazisti di collaborare con i sovietici e ridotti per questo alla fame e all'inattività, i giocatori hanno perso la voglia di vivere. Quando, a sorpresa, i tedeschi organizzano un campionato cittadino, non lo fanno certo per perdere; Sasha, d'altra parte, sa che suo padre e i compagni giocano sempre per vincere... Stavolta, però, vincere significherebbe morire. E qual è la vera vittoria? Lottare fino all'ultima azione, come chiede il pallone, o sabotare la partita, come le ha intimato un misterioso spettro, nel buio di un sottopasso? Mentre il fiume Dnepr, gelido, si porta via l'infanzia di Sasha, la Storia segue il proprio corso: il match avrà un esito cosi incredibile che nessuno, per lungo tempo, potrà raccontarlo.



IL ROMANZO: “Sulle onde della libertà” di Nicoletta Bortolotti , edito da Mondadori

Il LIBRO:

"Mi chiamo Mahmud e abito in un posto che dicono terra di tutti e di nessuno.
O anche prigione a cielo aperto. Ma il suo vero nome è Gaza City. Ho un'unica passione, un unico sogno, un'unica fissa: il surf."
Mahmud vive a Gaza City, una città colpita ogni giorno dai bombardamenti, e adora il surf. Anche Samir adora il surf. Ma il primo è palestinese e l'altro israeliano. Ma che differenza fa? Hanno tutti e due gli stessi sogni e aspettano tutti e due la stessa onda da cavalcare. E non importa se quell'onda sarà israeliana o palestinese...

Nicoletta Bortolotti, nata in Svizzera, vive in provincia di Milano. Lavora come redattrice e ghost writer nell’editoria per ragazzi, e ha firmato diversi libri di successo per adulti, tra i quali E qualcosa rimane (Sperling&Kupfer). Mamma di due bambini trova il tempo di scrivere in treno, che è la sua “casa viaggiante”.



RACCOLTA DI RACCONTI: “CHIAMARLO AMORE NON SI PUO'. La violenza di genere”, di 23 autrici, edito da MAMMEONLINE



IL LIBRO:

Cari ragazzi e care ragazze che vi affacciate al mondo dei grandi, questo libro è per voi. Perché impariate dai nostri errori, impariate che amore vuol dire rispetto e non sopraffazione, che amare vuol dire permettere all'altro/a di essere se stessi. Insomma l'amore non può essere egoista, altrimenti non lo si può chiamare amore.
23 scrittrici per ragazzi vi offrono questi racconti per aiutarvi a riflettere e a dialogare, perché non rimaniate in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca. Ma anche perchè sappiate reagire a ciò che può succedere intorno a voi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente.
Non è facile crescere, né diventare uomini né diventare donne, e noi adulti non vi stiamo offrendo dei grandi modelli. I messaggi proposti dai nostri media spesso denigrano il corpo e il ruolo di voi ragazze e così facendo offendono e confondono anche voi ragazzi. E tutto diventa più difficile se ai modelli dei media si sovrappongono quelli familiari, poi quelli educativi e ancora quelli delle diverse culture che vanno mescolandosi nella nostra società sempre più multiculturale ma ancora non interculturale.
Per tutti questi motivi contiamo sull'enorme importanza dell'educazione affettiva e sentimentale. E nell'educazione al genere, di cui tutti ci dobbiamo fare carico, come famiglia, come scuola, come società.
Ed è per questo motivo che il nostro libro è per tutti.


Romanzo/Diario: Il diario di Edo. Un adolescente in tempesta, di Fabiana Sarcuno, La spina Edizioni

Il LIBRO:

La storia parla di un ragazzo di nome Edo, il quale sta attraversando un periodo difficile ma molto importante per il resto della sua vita.
Reduce dalla separazione dei suoi genitori, il protagonista deve affrontare un altro faticoso anno scolastico nel quale ci saranno molti cambiamenti: l’arrivo del Prof Verano e il cambio di scuola di un suo compagno.
Il nuovo anno è difficile anche per Aurora, una grande amica e anche “l’amore” del protagonista, la quale ha scoperto di avere una malattia grave.
Tra mille avventure i ragazzi (il protagonista ed i suoi amici), tra le quali il viaggio a Praga, alla fine dell’anno si vedono molto diversi da i ragazzi che erano il settembre dell’anno precedente; queste esperienze infatti hanno aiutato loro a crescere.


Fabiana Sarcuno, Contestualmente al lavoro scolastico, svolgo l'attività di autrice, rivolgendomi soprattutto al pubblico degli adolescenti e dei preadolescenti. Inoltre, sempre nell'ambito della narrativa per ragazzi, eseguo curatele di classici, curandone la redazione e l'apparato didattico.

DOCUMENTARIO: “LEVARSI LA CISPA DAGLI OCCHI”, di Carlo Concina e Cristina Maurelli

IL FILM/DOC: dalla presentazione di Vito Mancuso

La realtà del progetto "leggere libera-mente" la sto seguendo da qualche mese ma dopo essere stato all'interno delle mura di Opera mi sono reso conto che quest'idea meravigliosa sarebbe potuta diventare patrimonio di molte persone attraverso l'invito del film.
"Levatevi la cispa dagli occhi" viene rivolto in primo luogo a chi è fuori dalle mura: liberatevi dall'idea comune che avete dal carcere perchè ad Opera sta succedendo qualcosa che può diventare modello per altri sistemi carcerari.
I detenuti che si vedono in questo film sono persone libere nello spirito, hanno ritrovato un nuova libertà, un motivo di vita all'interno del carcere attraverso i percorsi di lettura e scrittura creativa. In secondo luogo l'invito è rivolto a chi è dentro e non vuole vedere l'opportunità che gli è davanti agli occhi.
L'immagine che più mi ha colpito della giornata all'interno del carcere è quella dopo la proiezione: i protagonisti del film sono saliti su palco e si sono rivolti a tutti gli altri detenuti che probabilmente non credono all'importanza del progetto. E allora l'invito più forte è rivolto a loro con le parole di Dino: "Leggere e scrivere all'interno del carcere è importantissimo per non essere fagocitati da questa realtà".
Mi auguro che questo film possa far conoscere questo progetto a più persone possibili, a partire dai giovani, che sono la nuova generazione, all'interno della quale deve formarsi l'idea che il carcere non deve solo essere "punitivo" ma anche "costruttivo".





INFORMAZIONI

Coordina gli incontri: Alessandra Montesanto, Vicepresidente dell'Associazione per i Diritti Umani



Gli alunni possono realizzare un loro lavoro sulle tematiche proposte: un video, un reportage fotografico, un contributo scritto che:



sarà pubblicato su www.peridirittiumani.com

sarà presentato durante l'incontro con gli autori



COSTI:



Contributo di 4 euro per alunno partecipante



Eventuali spese di viaggio per i relatori



Gli incontri potranno svolgersi al mattino oppure al pomeriggio, in base alle esigenze scolastiche. Si terranno direttamente nelle scuole, anche a classi accorpate.



Per ulteriori informazioni e prenotazioni, scrivere a: peridirittiumani@gmail.com

martedì 15 settembre 2015

Un ALTRO corso di narrazione sociale presso il BISTROT del TEMPO RITROVATO


L'Associazione per i Diritti Umani presenta



in collaborazione con il Bistro' del tempo ritrovato

(Via Foppa 4, MM Sant'Agostino - Milano)



PRESENTA



un corso di narrazione civile

con STEFANO VALENTI, autore del romanzo “La fabbrica del panico”, vincitore del Premio Campiello – Opera prima



LA NARRAZIONE AUTOBIOGRAFICA: DAL RACCONTO ORALE AL RACCONTO SCRITTO





La narrazione è un affidabile metodo di condivisione in quanto permette al soggetto narrante di esporre fatti reali inerenti la propria vita. Nel raccontarla, il narratore tende a intensificare la conoscenza pratica che ha di sé stesso e del mondo perché, attraverso la trasposizione in forma orale e scritta degli eventi che ha vissuto, scopre un significato più profondo della sua esistenza. Fin da epoche remote, e indistintamente ai quattro angoli del mondo, le storie tramandate sono state veicolo di trasmissione culturale e di costruzione civile.

La narrazione è una metodologia che permette di raccontare sé stessi e il proprio vissuto, ma trasformando l’esperienza personale e il proprio punto di vista in un racconto interessante e fruibile da un pubblico vasto e variegato. In particolare nel caso di vicende drammatiche e dolorose, o quando ci si trova in momenti di grande cambiamento personale e sociale, l’esigenza di raccontare si fa impellente, sia che si tratti di costruire memoria per quelli che verranno sia che si tratti di verbalizzarla per riuscire a chiarire quello che accade.

Per narrazione s’intende quindi sia l’arte di usare il linguaggio, la vocalità e la gestualità, sia quella di verbalizzarlo, per rivelare a un pubblico specifico gli elementi o le immagini di una storia la cui fruizione primaria è in tempo reale e da persona a persona.

La narrazione trova il proprio raggio d’azione non solo in ambito performativo ma anche nel settore dell’istruzione, della mediazione culturale, e del racconto civile.

RACCONTARE SE STESSI E RACCONTARE GLI ALTRI

Obiettivi: aprirsi e condividere con altri un racconto personale significa sapere esprimere il proprio punto di vista e la propria sensibilità attraverso simboli archetipi universali e tradurre il proprio vissuto in un linguaggio artistico filtrato dalla realtà.

Regalando e condividendo una storia personale si può raggiungere la giusta distanza dall’esperienza o dall’emozione vissuta, che consente di oggettivarla e relativizzarla, facilitando così il superamento dei conflitti.

Condividere e scambiarsi storie, consentendo ad altri di collaborare alla creazione del racconto, crea un forte sentimento di gruppo, di fiducia reciproca e di intimità. Chi impara a raccontare impara anche ad ascoltare meglio, a cogliere nella voce, nelle parole e nei gesti di chi si incontra lo spirito, il senso profondo della narrazione. Essere capaci di ascoltare attivamente, di raccogliere le storie che incontriamo o che ci vengono regalate, ci apre agli altri, ci avvicina a loro in uno scambio piacevole e gratificante per entrambi.

SCRIVERE IL RACCONTO



Obiettivi: il Laboratorio mira a risvegliare la capacità narrativa e ad esercitarla e arricchirla attraverso il confronto con altre narrazioni. Raccontare è ricordare e trasmettere, affidare all’immaginario dell’altro e condividere con l’altro la propria vita. Narrare è anche una necessità civile, e attraverso la narrazione l’adulto rielabora e conserva il proprio vissuto, così come il ragazzo impara a rappresentarsi il mondo.



La lettura di brani di narrativa italiana moderna e contemporanea, con particolare riferimento al romanzo civile, alla narrativa d'inchiesta, al reportage narrativo – le forme che ha assunto la più interessante narrativa italiana – stimolerà la fantasia e permetterò il confronto su diversi generi di narrazione arricchendo l'immaginario civile dei partecipanti e determinando l’affabulazione, l'Intreccio dei fatti e degli eventi che costituiscono la trama di un'opera narrativa facilitandone la produzione.

Partendo dagli stimoli ricevuti i partecipanti svilupperanno racconti e il laboratorio diventerà una officina di narrativa in costruzione. I racconti saranno analizzati e rielaborati insieme, per sperimentare come nella verbalizzazione tutto si trasforma e si tradisce.

Temi: tecnica base della narrazione, metodo delle immagini, memorizzazione e narrazione, raccolta del materiale, costruzione dello stile personale.

Destinatari: studenti, insegnanti, professionisti, operatori culturali, sociali e sociosanitari.

Durata minima sei ore. 3 incontri di due ore ciascuno.

Costi: ( totale per 6 ore : 120 euro)



DATE e ORARI:



martedì 13 ottobre, ore 18.30

martedì 20 ottobre, ore 18.30

martedì 27 ottobre, ore 18.30



Il laboratorio parte con una partecipazione minima di 10 persone

Per adesioni scrivere a: peridirittiumani@gmail.com
 
Vi aspettiamo numerosi! E fate passaparola...Grazie!


lunedì 24 agosto 2015

Ecco perché una semplice zanzariera può salvare molte vite






Fratelli Dimenticati insegna ai bambini come utilizzare le zanzariere per la prevenzione della malaria in India.



Cosa succede se ti punge una zanzara? Per noi, in Italia, è solo un gran fastidio! Ma in alcuni paesi, tra cui l'India, può essere un grave problema. È con questo concetto che Fratelli Dimenticati ha scelto di far riflettere su un tema che ci tocca, soprattutto durante il periodo estivo.


I rimedi contro le punture degli insetti in Italia sono davvero molti: dagli spray anti-zanzare alle pomate, le soluzioni per evitare le punture sono pressoché infinite. Ma in India? Secondo i dati forniti da
Fratelli Dimenticati, l’India è uno dei 106 paesi al mondo in cui la malaria rappresenta un grave problema, si stima che circa il 70% della popolazione sia a rischio di contrarre la malattia. La principale causa di diffusione è la puntura della zanzara anofele, le altre sono legate alla sua riproduzione: le piogge copiose creano delle pozze d'acqua che diventa stagnante, l’igiene è scarsa, in molti luoghi non esistono i bagni e tantomeno un adeguato sistema fognario. Per fare un paragone, si pensi che in Italia, le punture di zanzara non sono più pericolose dagli anni '70, mentre in India, ancora oggi, basta una puntura per mettere in serio pericolo la vita di una persona e in taluni casi a portarla alla morte.


La zanzara anofele morde principalmente nel cuore della notte e all'alba, momento in cui si è già in un sonno profondo e non ci si può difendere. Ammalarsi di malaria in India significa avere delle conseguenze fisiche e psicologiche, spesso i bambini devono stare a casa da scuola per 2 settimane e prima di poter affrontare l'apprendimento scolastico con mente lucida hanno bisogno di circa un mese. Ma il problema si fa ancora più grave se la malaria colpisce un adulto, o peggio il capofamiglia, in questo caso può accadere di restare senza salario, c'è il pericolo di contrarre debiti, sia per le medicine che semplicemente per comprare del cibo. Inoltre le persone che si ammalano spesso non hanno la possibilità di curarsi, non solo per la mancanza di ospedali o ricoveri nelle vicinanze, ma anche perché non esistono mezzi adeguati per spostarsi su lunghe distanze e non ci sono strade di comunicazione adeguate per il soccorso.                  



La soluzione proposta da Fratelli Dimenticati è la zanzariera: un semplice oggetto, per noi molto conosciuto, ma poco utilizzato in India per questioni economiche o di ignoranza. La fondazione ha scelto di parlare ai bambini, trasmettendo loro un forte segnale che potesse contribuire a salvare le loro vite e quelle delle loro famiglie. Ha distribuito quante più zanzariere da letto possibile ai bambini nelle scuole, anche nelle zone rurali e più povere, insegnando loro come utilizzarle affinché al loro ritorno a casa potessero illustrarne l'utilità anche in famiglia. I bambini sono stati invitati a riflettere sulle conseguenze che la malattia potrebbe avere e si sono mostrati entusiasti di portare il nuovo messaggio alle loro famiglie. Sono così divenuti veicolo di informazioni essenziali al fine della prevenzione della malaria.


Fratelli Dimenticati si batte da diversi anni per l'aiuto alle popolazioni povere e dal 2012, con il progetto
“Malaria, No Grazie!”, è riuscita consegnare 5585 zanzariere da letto ad altrettanti bambini e alle loro famiglie, in 58 missioni negli Stati del Jharkhand, Chattisgarh, Punjab, Assam e Meghalaya. Le zanzariere sono state acquistate da produttori locali, in questo modo si è contribuito allo sviluppo economico dell'area.






Per informazioni:

Marta Perin


cell. 348.240.66.56



Elisa Sisto

elisa.sisto@mocainteractive.com

tel. 0422.174.35.74

giovedì 13 agosto 2015

Memory Banda e il suo impegno per le spose-bambine




Memory Banda ha 18 anni ed è una delle poche ragazze che sono riuscite a scappare da quel ciclo infernale, culturale ed economico, che vuole le bambine date in spose a uomini adulti, in Africa meridionale.
 
 

Memory e le sue sorelle sono del Malawi: una delle più piccole, Mercy, alla sola età di 11 anni è stata mandata in un campo di “iniziazione sessuale” dove le giovani subiscono la cosiddetta “ cerimonia di pulizia”, ovvero vengono preparate ad essere moglie e madri. In realtà subiscono violenza. Mercy rimane incinta ed è costretta a sposare l'uomo che l'ha stuprata, ma l'unione dura poco anche se Mercy, oggi, ha 16 anni e già tre figli.

La sorella, Memory, anche alla luce di questa esperienza, ha incontrato, alcuni anni fa, le ragazze dell'”Empowerment Network”, una ONG che ha sede proprio in Malawi e che si batte per cancellare la pratica delle spose-bambine.

Fin dalla sua adolescenza, Memory aiuta le sue coetanee ad aprirsi, a confidarsi anche attrverso laboratori di scrittura; ha raccolto, così, tantissime testimonianze che le hanno permesso di presentare, ai legislatori, una proposta per innalazare l'età del matrimonio almeno ai 18 anni compiuti. La legge è passata lo scorso febbraio, ma bisogna essere certi che venga applicata. Ecco perchè Memory Banda continua a tenere corsi di formazione di educazione sessuale e sui diritti delle donne, con la speranza che la sorella minore possa tornare a scuola e possa realizzare il proprio sogno: quello di divenare, a sua volta, insegnante.

domenica 9 agosto 2015

Mario, disabile superabile







E' un racconto autobiografico, Mario disabile superabile, narrato in terza persona dell'evoluzione della vita di un ragazzino nato verso la fine della seconda guerra mondiale nella bassa pianura padana del secolo scorso, un posto dove la vita scorreva coi ritmi medievali della campagna.
Quando Mario comincia a camminare a circa un anno, uno zio materno si accorge che il bimbo ha un problema all'occhio sinistro. Una visita medica oculistica constata la presenza di una cateratta congenita al bulbo oculare: è nato monocolo.
Anche vedendo con un solo occhio si può vivere e Mario cresce: ha visto dalla nascita con un solo occhio, quello destro, e per lui quella del monocolo è una vita "normale".
Verso i tre anni e mezzo ha una forte febbre che dura quasi un mese: il medico del paese dice che è un'indigestione e prescrive purga e riposo.
Passata la febbre Mario si alza dal letto ma la gamba destra non funziona più come prima e comincia a zoppicare: dapprima leggermente e poi in maniera sempre più evidente.
Si stanca facilmente a camminare: strano perché prima della febbre correva sempre, però nessuno capisce la causa della zoppìa di Mario.
Dopo sei mesi dalla guarigione dalla febbre Mario viene accompagnato in ospedale dove viene visitato da un luminare ortopedico il quale diagnostica immediatamente la malattia che, a quei tempi ed in quei posti, pochi conoscevano: poliomielite.
Per Mario inizia la vita del disabile in un contesto povero, ignorante ed aggravato dal pensiero fascista dominante che, in quei tempi, arrivava a prescrivere la soppressione dei bambini soggetti a gravi forme di disabilità.
In quel contesto nessuno ha tempo per i bambini e Mario capisce in fretta che nascere in un posto povero è già una bella rogna, avere a che fare con persone rozze è ancora peggio ed essere disabile, in aggiunta alle prime due calamità, è il peggio che possa capitare.
Questo è solo l'inizio del racconto di Germano Turin - raccontata nel libro intitolato Mario disabile superabile edito da Sottosopra - al quale abbiamo rivolto alcune domande.




Si tratta di un racconto autobiografico: come vivere una situazione di “disabilità” in un contesto difficile come quello successivo alla Seconda guerra mondiale?



Alla mia nascita, a dicembre del '42, il babbo era in guerra come fante dell'Esercito Italiano. Anche a casa era tempo di guerra: dalla strada sterrata a fianco a casa passavano tedeschi, fascisti, carri agricoli. Ad aprile del '45 cominciò a passare anche qualche camionetta degli Alleati. Nella casa dove sono nato c'era miseria, ignoranza, emarginazione e la mamma che mi partorì in casa aiutata dalla “levatrice”, come si faceva a quei tempi. Uno dei danni procurati dalle “leggi razziali” del regime fascista fu che la disabilità comportava, secondo loro, una “vita indegna di essere vissuta” e che questo concetto era anche accettato dal collettivo. I più “buoni” tolleravano che “anche i disabili potessero vivere”, però era meglio che lo facessero di nascosto, rendendosi il più possibile “invisibili”.



Ci può spiegare che tipo di educazione ha ricevuto (in famiglia, a scuola)? E quanto è importante proprio l'educazione per i bambini e i ragazzi che hanno una compagna/o disabile?



Nessuno mi spiegava nulla perché nessuno era in grado di farlo. Il babbo tornò dalla guerra e dalla prigionia quando avevo due anni. Ma non cambiò nulla perché dovette tornare a lavorare sui campi: del padrone naturalmente, dato che era salariato agricolo. Gli insegnanti, a cominciare dalla scuola elementare, avevano studiato durante il regime fascista, quindi era già tanto se erano delle persone “equilibrate”. Anche dopo la liberazione, avvenuta nel Veneto nel '45, non è che tutti gli italiani, con un colpo di bacchetta magica, diventarono dei ferventi repubblicani. I compagni di scuola erano, nella maggioranza, figli di braccianti agricoli: diffidenti verso tutto e tutti. Alcuni compagni di scuola erano figli o nipoti di ex gerarchi fascisti: i più “buoni” mi sussurravano che “non era giusto che, in quanto ragazzo con disabilità” fossi bravo a scuola. Per loro era uno spreco.

Alcuni erano addirittura aggressivi nei miei confronti perché non ammettevano che fossi più bravo di loro a scuola. Da piccolo presi anche delle botte: quando non ce la facevano a picchiarmi singolarmente ci si mettevano anche in due o tre per sopraffarmi.



Essere disabili è anche una ricchezza: a suo parere, è cambiata la mentalità in questo senso?


Essere persone con disabilità può essere una ricchezza se l'ambiente che ti circonda ti permette di sviluppare la ricchezza che è in te e che devi scoprire un pezzo alla volta. Se devi usare tutte le tue forze per galleggiare e sopravvivere ai bisogni primari non è una ricchezza. La mentalità sta cambiando, è vero, però non con la velocità con la quale si espande la disabilità che, sappiamo tutti, è in continua espansione.

 

Nel libro racconta di averel subito anche atti di bullismo: cosa vorrebbe dire ai bulli di oggi e alle vittime?

 

Vorrei poter dire che il problema non ero io ma loro. Io non volevo nulla da loro: erano loro a ritenere che certe mie caratteristiche spettassero a loro.


Grazie a chi e a cosa è cambiata la sua vita?

 

Non lo so quali siano state le cause che hanno cambiato la mia vita e con quale incidenza vi abbiano contribuito. Credo una miscellanea di volontà, capacità di sfruttare “in tempo reale” la maggior parte delle occasioni che mi si prospettavano e… una dose massiccia di Provvidenza di riuscire a fare il tutto.

martedì 4 agosto 2015

Cittadinanza: ius soli per chi nasce in Italia, ius culturae per chi arriva




Depositato, lo scorso 29 luglio, alla Camera il testo unificato che raccoglie le 24 proposte di legge sulla modifica della legge 91/92. Si introduce per tutti (e non solo per gli apolidi) il principio dello ius soli temperato, ma per i minori che arrivano entro i 12 anni è previsto anche un ciclo di studi di cinque anni.



Ius soli temperato per chi nasce in Italia, ius culturae per chi arriva nel nostro paese entro i 12 anni di età. Per diventare cittadini italiani non conterà più solo la discendenza, e cioè lo ius sanguinis (diritto del sangue) ma anche la nascita nel nostro paese (ius soli, diritto del suolo) e l’acquisizione della cultura italiana. Sono queste le novità principali previste dal testo unificato sulla riforma della legge 91/92, depositato oggi alla Camera. Un testo che mette insieme le oltre 20 proposte di legge presentate in questi anni da esponenti di tutti gli schieramenti politici. E che per la prima volta introduce nel nostro paese lo ius soli temperato per tutti (finora la legge lo prevedeva solo nei casi di apolidia, cioè quando non si può determinare la nazione di appartenenza), avvicinando la nostra legislazione, considerata tra le più restrittive in Europa, a quella degli altri paesi come Francia e Germania. Al testo unificato si è arrivato dopo mesi di discussioni, il compito di tradurre le 24 proposte depositate a Montecitorio in una sintesi organica che le tenesse tutte insieme è stato affidato a Marilena Fabbri del Pd (insieme ad Annagrazia Calabria di Forza Italia, che alla fine però ha lasciato l'incarico per divergenze nella stesura del testo).
Il primo articolo del testo di riforma contiene la novità più importante e di fatto ricalca quella che da sempre è la proposta del Partito democratico, ma include anche la proposta di iniziativa popolare voluta dalla campagna l’Italia sono anch’io (che prevedeva però un anno di soggiorno legale dei genitori), del Movimento 5 stelle (residenza di almeno tre anni) e di Sel (residenza legale di almeno un anno). Nello specifico, si riconosce la cittadinanza italiana a chi è “nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia residente legalmente in Italia, senza interruzioni, da almeno cinque anni, antecedenti alla nascita”. Si prevede inoltre l’acquisizione anche per chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui “almeno uno sia nato in Italia e ivi risieda legalmente, senza interruzioni, da almeno un anno, antecedente alla nascita del figlio”.La norma si basa, quindi, sul progetto di vita stabile dei genitori stranieri in Italia. La cittadinanza in questi casi non è però automatica ma si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all'ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore, da annotare a margine dell'atto di nascita. Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l’interessato può rinunciare alla cittadinanza italiana se in possesso di altra cittadinanza. In mancanza di una dichiarazione di volontà da parte di un genitore esercente la responsabilità genitoriale, il figlio acquista la cittadinanza, se lo chiede, entro 2 anni dalla maggiore età.


Ius culturae: cittadinanza a chi arriva entro i 12 anni e abbia frequentato almeno 5 anni di scuole in Italia. La seconda novità è contenuta nell’articolo 4 comma 2, che introduce il cosiddetto ius culturae per i figli di genitori stranieri che siano entrati in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età. In questo caso per l’acquisizione della cittadinanza si prevede la frequenza regolare “per almeno cinque anni di istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale”. Anche in questo caso la cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà in tal senso espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale. L’ipotesi di legare la richiesta di cittadinanza al percorso scolastico è da sempre sostenuta dal centrodestra, ma anche da Scelta civica. L’articolo nel testo fa infatti riferimento alle proposte depositate da Mario Marazziti di Per l’Italia, da Renata Polverini (Forza Italia) e da Dorina Bianchi (Area popolare Udc-Ncd). Nel testo si prevede anche l’acquisizione “per lo straniero che abbia fatto ingresso nel territorio della Repubblica prima del compimento della maggiore età, ivi legalmente residente da almeno sei anni, che ha frequentato, nel medesimo territorio, un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale con il conseguimento di una qualifica professionale”. Per chi arriva tra i 12 e i 18 anni, quindi, oltre a un ciclo scolastico è richiesta la residenza di almeno 6 anni.
Secondo il testo unificato,la modifica della legge riguarderà solo i minori, mentre non cambiano i tempi per la naturalizzazione (cioè per gli stranieri che arrivano in Italia da adulti e che secondo la legge attuale devono attendere dieci anni prima di poter richiedere la cittadinanza italiana). Quest'ultimo aspetto è stato molto dibattuto, in particolare si proponeva un abbassamento dei tempi di permanenza legale da dieci a otto anni. Ma alla fine si è scelto di concentrarsi solo sulle modifiche relative ai minorenni. Aspetto su cui l'accordo tra centro destra e centro sinistra è sempre stato maggiore. La discussione del testo sarà avviata a settembre.


giovedì 30 luglio 2015

E' arrivata mia figlia: una madre e una figlia per il diritto alla dignità



Val e Jessica: una madre e una figlia nel Brasile di oggi. Val è una donna di mezza età, da tanti anni è al servizio come domestica presso una famiglia, in una villa di San Paolo. Ha cresciuto i figli di Bàrbara e di Carlos e Fabinho, il ragazzo adolescente, la considera la sua “seconda mamma”. Jessica arriva a scompaginare la ritmica e monotona quotidianità di Val, un giorno, all'improvviso: dopo un'infanzia trascorsa con il padre e la nonna, vuole trascorrere a San Paolo un po' di tempo per poter accedere al test di ingresso in università. Val non ha altra alternativa che quella di farla soggiornare nella sua stanza – stretta e soffocante – mentre cerca un alloggio per entrambe. Ma la convivenza tra i componenti della famiglia ricca e le due donne non è facile. Da qui prende l'avvio la trama del film intitolato E' arrivata mia figlia, di Anna Muyleart, vincitore del Premio speciale della Giuria al Sundance Festival e del Premio del pubblico al Festival di Berlino 2015.

I personaggi, ben caratterizzati, formano il puzzle della società brasiliana delle metropoli: Bàrbara, la moglie ambiziosa e consapevole di sé e del proprio ruolo sociale, Carlos il marito depresso, privo di spina dorsale, del tutto steso sulla propria ricchezza ereditata, i due figli poco più che bambini poco maturi e molto viziati. E, tra loro, spicca anzi giganteggia la figura di Val: una donna, una madre per tutti. Affettuosa, rispettosa delle regole, accudente: solido punto di riferimento, ma sempre al proprio posto, mai sopra le righe, quasi un oggetto da arredamento utile, ma non indispensabile (se non per Fabinho e per la sua fragile psicologia).  

Jessica, appartiene a un'altra generazione e cova rancore per quella madre che le ha sempre inviato i soldi per il mantenimento, ma che le è stata lontana. La ragazza non sopporta le imposizioni di una differenza di classe ancora evidente, nonostante i piccoli gesti ipocriti; non accetta le avances di un uomo scontento e annoiato; non tollera la rassegnazione della propria genitrice. E allora si butta in piscina con i figli dei “padroni”, mangia il gelato di Fabinho, chiede sfacciatamente di poter studiare nella stanza degli ospiti, si rivolge apertamente ed esprime le proprie opinioni. Piccoli/grandi gesti di rivolta, che operano una rivoluzione: una rivoluzione raccontata con maestria dalla regista brasiliana. La macchina da presa segue con calma ogni movimento dei personaggi, spesso rimane ferma, entra negli ambienti della villa e al di fuori, proprio per far cogliere agli spettatori quelle piccole sfumature che creano – come i muri e le pareti – le barriere tra ricchi e poveri, tra chi sta in cima e chi sta alla base della gerarchia anche culturale. Ma col tempo, Jessica impara a capire, le scelte obbligate della madre e la madre impara a riconoscere l'importanza della libertà e della dignità grazie alla figlia. E allora entra anche lei nella piscina, ride e telefona alla ragazza per dirglielo. In seguito madre e figlia troveranno una piccola, semplice casa tutta per loro...e Val si sentirà chiamare, finalmente, “mamma”.

lunedì 22 giugno 2015

La mobilitazione degli artisti israeliani contro le politiche culturali del governo




di Monica Macchi




L’organo di rappresentanza delle istituzioni culturali israeliane ha chiesto a tutti gli artisti, scrittori, sindacati e istituzioni ed organizzazioni culturali, di riunirsi e decidere come mobilitarsi contro le politiche culturali del nuovo governo israeliano e in particolare contro il ritiro dei finanziamenti e le minacce di sanzioni nei confronti di due storici teatri arabo-israeliani.

Ha iniziato la Ministra della Cultura e dello Sport, Miri Regev, che ha minacciato di togliere i finanziamenti a un teatro di Jafa se il suo direttore arabo-israeliano, continuerà a rifiutarsi di partecipare a produzioni al di là della Green Line, e ha continuato il ministro dell'Istruzione Naftali Bennett che ha ritirato il finanziamento a “Tempo Parallelo”, uno spettacolo teatrale ispirato alla vicenda di Walid Daka. Il 6 agosto 1984, alla vigilia del digiuno di Tisha B'Av, il soldato Moshe Tamam viene rapito vicino a Netanya e ritrovato morto pochi giorni dopo. Per questo omicidio sono condannati all'ergastolo (pena poi ridotta a 37 anni dal presidente Shimon Peres nel 2012) quattro arabi israeliani, affiliati al FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) tra cui appunto Daka che nel frattempo, si è laureato in legge, ha pubblicato un libro su “Ridefinire la tortura”, scrive editoriali per diversi giornali e nel 1999, è stato il primo prigioniero palestinese che ha avuto il permesso di sposarsi in carcere e ha fatto una lunga battaglia legale per ottenere il permesso sponsale. E proprio da questo punto (e spunto) parte lo spettacolo teatrale che attraverso i tentativi dei suoi compagni di cella di contrabbandare materiali per costruirgli un oud come regalo di nozze, vuole raccontare la vita quotidiana dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Lo spettacolo nasce da esperienze di laboratori teatrali del regista Bashar Murkus che ha raccolto interviste e scritti di vari prigionieri quindi sia il regista che Adnan Tarabash, il direttore del teatro, hanno rivendicato la libertà artistica sottolineando che il pezzo è un adattamento e hanno minacciato azioni legali perché “dire che Walid Daka ha dettato la sceneggiatura è pura diffamazione”. Inoltre il direttore del teatro ha denunciato che la famiglia Tamam, alcune associazioni e politici locali stanno strumentalizzando e fomentando dolore e lutti per mettere a tacere Al-Midan un teatro “scomodo” che attraverso la voce araba solleva questioni fondamentali per la società israeliana. E non solo Adnan ha provocatoriamente chiesto se “Siamo forse in un regime totalitario?” ma anche Zahava Gal, leader del partito di sinistra Meretz, ha sostenuto che “la cultura in Israele è in pericolo perché la volontà di imbavagliare chi non si allinea col regime è un chiaro segno di una deriva fascista dello Stato”. Da parte sua la ministra Regev ha ammonito che “è giunto il momento di porre fine ai filmati sulla Nakba e sul diritto al ritorno, bisogna smettere di finanziare organizzazioni che sostengono il terrorismo e il tradimento, fissando linee guida chiare in materia di istruzione, cultura e sport”.

Ma non è solo il teatro ad essere nel mirino del governo: è di pochi giorni fa la notizia che verrà istituita una commissione per valutare se “Beyond the Fear”, una co-produzione israelo-lettone-russa ha i requisiti per partecipare al Jerusalem Film Festival festival. Il regista è Herz Frank, figura fondamentale del documentario poetico della scuola di Riga che ha costruito questo suo lavoro su Ygal Amir, l’assassino di Itzak Rabin, attraverso interviste con la moglie Larissa Trimbobler.

giovedì 28 maggio 2015

Diritti dei minori sempre più negati



Un bambino non sorride, non parla, non cerca di socializzare: sono segnali importanti da prendere subito in considerazione. Spesso non si tratta di malattie neurologiche, ma sintomi di maltrattamento. E il maltrattamento non passa solo sul corpo, ma anche sulla psiche e nell'anima.

Il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vincenzo spadafora, ha deciso di realizzare un'indagine, in tutta Italia, per capire dove, come e in che misura le bambine e i bambini vengano maltrattati.

La ricerca è stata curata da “Terres des hommes” e “Cismai” e risultano censiti 91 mila minori.

Purtroppo i dati dicono che gli abusi avvengono più frequentemente al Sud e che le vittime più numerose sono le femmine e gli stranieri.

Ma cosa si intende per maltrattamento? Il termine si riferisce, ovviamente, alle percosse (e nella ricerca si parla - oltre che di schiaffi e pugni - anche di frustate), ma a seguire - e non meno grave - la violenza psicologica. Nel rapporto dell'Authority si leggono altre due forme inquietanti di violenza: la trascuratezza materiale e affettiva e la patologia delle cure. Il primo caso, come ha sostenuto Spadafora: “ E' una forma non evidente di maltrattamento, abusi che non si vedono, ma se ripetuti nel tempo possono creare danni gravissimi” e riguarda quei bambini che non sono amati, tanto trascurati e spesso malnutriti; il secondo caso riguarda quell'atteggiamento secondo il quale gli adulti o trascurano, sottovalutandola, la malattia del minore oppure somministrano a quest'ultimo troppe medicine.

Infine, balza agli occhi il dato che riguarda gli abusi sessuali: sui 91 mila bambini registrati nell'indagine, 3.800 li hanno subìti.

La cura dei più piccoli e degli indifesi dà sempre la misura della civilità di un popolo; continuiamo a monitorare, insieme, l'entità del fenomeno dei maltrattamenti e, quando è possibile, cerchiamo di intervenire. Lo chiediamo a tutti e, in particolare, a chi ha a che fare ogni giorno con i bambini e con i ragazzi, italiani e stranieri: genitori, nonni, parenti, insegnanti, allenatori. Ma, ripetiamo, tutti dobbiamo dare il nsotro contributo per proteggere le future generazioni.

 

Per ulteriori informazioni sull'”Indagine nazionale del maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia:






mercoledì 13 maggio 2015

La proposta di legge per il riconoscimento dei Rom e dei Sinti

Anche l'Associazione per i Diritti Umani aderisce al seguente appello:




APPELLO





Rom e Sinti sono la più grande minoranza europea – oltre 12 milioni distribuiti in tutti i Paesi; non hanno una terra di riferimento, neppure l’India delle lontane origini, non hanno, come altre minoranze, rivendicazioni territoriali, quindi non hanno mai fatto guerre per rivendicare una patria, non hanno sedi di rappresentanza, sono cittadini del luogo nel quale vivono. Rappresentano quindi il perfetto popolo europeo, ma ciononostante sono il popolo più discriminato d’Europa.



In Italia sin dal 1400 Rom e Sinti sono la minoranza storico-linguistica più svantaggiata e più stigmatizzata nonostante gli obblighi internazionali e comunitari dell’Italia e gli interventi di numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, l’OSCE e l’Unione europea. In Italia Rom e Sinti sono circa 150.000, oltre metà cittadini italiani, ma ciononostante continuiamo ad essere considerati fondamentalmente come “estranei” e “nomadi”. Il “nomadismo” moderno è piuttosto rappresentato dall’essere ancora un popolo che vive ai “confini”, non solo fisici, nel tentativo di costruire dei rapporti di pacifica convivenza e di mantenimento della propria identità, che consiste anche in una concezione di vita, che si può anche definire uno stato dell’anima, un modo di vedere il mondo, lo spazio e il tempo che non si possono omologare.



Anche per questa “irriducibilità” all’omologazione, le amministrazioni pubbliche non hanno mai fatto una politica che non fosse quella del contenimento e della marginalizzazione delegandone la gestione al privato sociale. Eppure la partecipazione di rom e sinti alla vita collettiva con il proprio contributo umano e culturale è fondamentale per superare l’esclusione, la marginalizzazione di un popolo che ha attraversato secoli di discriminazione fino allo sterminio razziale e che non deve rimanere confinato nei ghetti fisici e spirituali, nei quali troppo spesso viene relegato destinandolo all’assistenza e non alla propria responsabilità.



La proposta di legge di iniziativa popolare “NORME PER LA TUTELA E LE PARI OPPORTUNITA’ DELLA MINORANZA STORICO-LINGUISTICA DEI ROM E DEI SINTI “ presentata da 14 cittadini italiani in rappresentanza di 47 associazioni rom e sinte il 15 maggio 2014 presso la Corte di Cassazione vuole realizzare gli articoli 3 e 6 della Costituzione che prevedono la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di etnia, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; la tutela di tutte le minoranze storico-linguistiche con apposite norme; contrastare discriminazione e pregiudizio nei confronti della minoranza rom e sinta che sono causa della scarsa integrazione nella società e soprattutto della marginalizzazione sociale ed economica anche per il loro mancato riconoscimento istituzionale come minoranza.



Il disegno di legge di iniziativa popolare si articola in diversi punti:



1. la specifica tutela del patrimonio linguistico-culturale della minoranza rom e sinta, con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482/1999 per tutte le altre minoranze (diritto allo studio e all’insegnamento della lingua, diffusione della cultura e delle tradizioni storico-letterarie e musicali);



2. l’incentivo e la tutela delle associazioni composte da Rom e Sinti, conforme alla libertà di associazione prevista dall’articolo 18 della Costituzione per favorire la partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese;



3. il diritto di vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o di itineranza, di abitare in alloggi secondo una pluralità di scelte secondo le norme della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali di Strasburgo dell’1 febbraio 1995, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e della Commissione europea e la Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti;



4. norme che sanzionino le discriminazioni fondate sull'appartenenza ad una minoranza linguistica in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza senza distinzione di lingua e di etnia.



Chi condivide questo appello condivide la convinzione che il riconoscimento della minoranza rom e sinta, della sua storia, della sua cultura, insomma della sua identità consente di a



ccogliere rom e sinti nella comunità più generale insieme con tutte le altre identità che costituiscono il nostro patrimonio nazionale.



Promotori della proposta di legge di iniziativa popolare:



Dijana Pavlovic, Davide Casadio, Saska Jovanovic, Ernesto Grandini, Manuel Solani, Cen Rinaldi, Yose Bianchi, Giorgio Bezzecchi, Concetta Sarachella, Donatella Ascari, Massimo Lucchesi, Carlo Berini, Paolo Cagna Ninchi, Alessandro Valentino



Adesioni:

Alma Adzovic (mediatrice), Osmani Bairan (AIZO), Rita Bernardini (segretaria nazionale Radicali Italiani), Antun Blazevic (Associazione TheaterRom), Paolo Bonetti (Università Bicocca di Milano), Luca Bravi (storico), Marco Brazzoduro (Associazione Cittadinanza e Minoranze), Alberto Buttaglieri (SOS razzismo), Giuseppe Casucci (Dipartimento immigrazione UIL), Roland Ciulin (giornalista), Giuseppe Civati (parlamentare), Furio Colombo (giornalista), Giacomo Costa (Fondazione San Fedele), (Kurosh Danesh (Dipartimento immigrazione CGIL), Chiara Daniele (ricercatrice), Giancarlo De Cataldo (scrittore), Michele Di Rocco (campione europeo pesi leggeri), Roberto Escobar (Università Statale Milano), Paolo Ferrero (segretario Partito della Rifondazione comunista), Eleonora Forenza (europarlamentare), Mercedes Frias (Associazione Prendiamo la parola), Dori Ghezzi (Fondazione Fabrizio De André), Alfonso Gianni (Fondazione Cercare Ancora), Graziano Halilovic (Associazione Roma onlus), Laura Halilovic (regista), Selly Kane (Dipartimento immigrazione CGIL), Curzio Maltese (europarlamentare), Luigi Manconi (presidente Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani), Filippo Miraglia (ARCI), Moni Ovadia (autore-attore), Francesco Palermo (parlamentare), Marco Pannella (Presidente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito), David Parenzo (giornalista), Loris Panzeri (GRT), Pino Petruzzelli (autore-attore), Marco Revelli (storico e sociologo), Paolo Rossi (autore-attore), Giuseppe Sangiorgi (Istituto Luigi Sturzo), Angela Scalzo (Dipartimento immigrazione UIL), Pietro Soldini (CGIL nazionale), Giovanna Sorbelli (Associazione EU Donna), Barbara Spinelli (europarlamentare), Santino Spinelli (docente, musicista), Gennaro Spinelli (Associazione FutuRom), Carlo Stassolla (Associazione 21 luglio), Voijslav Stojanovic (Associazione Nonsolorom), Vladimiro Torre (Associazione Them Romanò), Antonio Tosi (Politecnico di Milano), Elena Valdini (Fondazione Fabrizio De André), Tommaso Vitale (Direttore scientifico Master “Governing the Large Metropolis” Sciences Po, Parigi), Alex Zanotelli (missionario comboniano).







Per adesioni: semiriconiscimirispetti@gmail.com

venerdì 17 aprile 2015

Perchè sostenerci





Cari amici,

L'Associazione per i Diritti Umani è un'associazione piccola e giovane, nata un anno e mezzo fa e già attiva a Milano e in Provincia con incontri pubblici di presentazioni di saggi, romanzi, documentari, tavole rotonde su alcuni temi inerenti ai diritti umani e civili.

E' in corso la nuova manifestazione che si intitola “D(i)RITTI al CENTRO!” di cui trovate il programma completo sul sito www.peridirittiumani.com.

Il sito è aggiornato TUTTI i GIORNI con articoli, approfondimenti, interviste e comunicazioni...

Vi chiediamo, quindi, se siete interessati e se apprezzate il nostro lavoro, di sostenerci con un piccolo contributo anche di 2 euro. A destra in alto, sulla homepage del sito, trovate la dicitura “Sostienici”: il contributo può essere dato con Paypal (facile e sicurissimo) oppure con bonifico.

I vostri contributi per noi sarebbero molto importanti per:



  • migliorare il sito
  • tradurre i post in inglese e francese
  • poter invitare relatori da altre parti di Italia e dall'estero
  • poter chiedere contributi scritti ad altri collaboratori
  • andare nelle scuole gratuitamente e coinvolgere gli studenti





Vi ringraziamo sempre per il vostro interesse !







martedì 14 aprile 2015

Manifesto per la laicità (adottato il 12 ottobre 2014 a Londra)



Da Londra un importante documento che svela cosa si cela dietro i fondamentalismi e propone le necessarie contromisure. Il manifesto per la laicità è stato redatto durante la Conferenza internazionale sulla destra religiosa, la laicità e i diritti civili.

Sempre nel rispetto di tutti e di tutte le convinzioni, ne pubblichiamo il testo di seguito.
 
 


La nostra epoca è caratterizzata dalla crescita della destra religiosa - non a causa di una "rinascita religiosa" - ma piuttosto a causa del sorgere di movimenti politici e di stati di estrema destra che utilizzano la religione per la supremazia politica. Questa crescita è una conseguenza diretta del neo-conservatorismo e del neoliberismo e delle politiche sociali del comunitarismo e del relativismo culturale. Universalismo dei diritti, laicità e diritti civili sono stati abbandonati e la segregazione delle società e delle "comunità" su base etnica, religiosa e culturale è diventata la norma.

Lo Stato Islamico ( ISIS), il regime dell’Arabia Saudita, Hindutva (Rashtriya Swayamsevak Sangh) in India, la Destra cristiana negli Stati Uniti e in Europa, Bodu Bala Sena in Sri Lanka, Haredim in Israele, AQMI e MUJAO in Mali, Boko Haram in Nigeria, i Talebani in Afghanistan e Pakistan, la Repubblica Islamica dell'Iran e il Fronte Islamico per la Salvezza (FIS) in Algeria sono esempi di tutto questo.

Per molti decenni i popoli del Medio Oriente, del Nord Africa, dell’Asia meridionale e della diaspora sono stati le prime vittime, ma anche la prima linea di resistenza contro la destra religiosa (sotto la forma di Stati religiosi, di organizzazioni o di movimenti) e in difesa della laicità e dei diritti universali, spesso con grande rischio per la loro vita.

Invitiamo le persone in tutto il mondo a stare con noi per creare un fronte internazionale contro la destra religiosa e per la laicità.





Chiediamo:


Completa separazione della religione dallo stato. La laicità è un diritto fondamentale.




Separazione della religione dalla sfera pubblica, compreso il sistema di istruzione, assistenza sanitaria e la ricerca scientifica.


Abolizione delle leggi religiose nel diritto di famiglia, civile e penale.


Fine della discriminazione e della persecuzione contro le persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), le minoranze religiose, le donne, i liberi pensatori, gli ex-musulmani e altri.


Libertà di religione e di ateismo e libertà di criticare le religioni. La credenza è un fatto privato.



Parità tra donne e uomini e diritti civili per tutti.





Per firmare il Manifesto per la Laicità: clicca qui. Per il video della conclusione dell’evento, con l’intervento finale dell’attivista iraniana per i diritti civili Maryam Namazie: https://www.youtube.com/watch?v=m-y3KsitfxY.