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giovedì 21 maggio 2015

Bonus bebè anche per gli stranieri




Segnaliamo questa utile informazione sui BUONI BEBE' validi anche per gli stranieri:



   
Da lunedì 11 maggio è possibile fare le domande per il bonus bebe per tutti i nati dal 1 GENNAIO 2015 e poi entro 90 giorni per quelli che nasceranno.


Per poterlo fare bisogna NON superare il reddito massimo ISEE di 25.000 euro
La domanda può essere fatta anche dai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti con un normale permesso di soggiorno. Non è necessario il Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex-carta di soggiorno).
Per fare la domanda è possibile rivolgersi ai CAF.
Se per caso per fare la domanda venisse richiesto il Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex-carta di soggiorno) vi chiediamo di farcelo sapere perché non è corretto!
Segnalatelo via mail all’indirizzo: tc@todocambia.net o venendo al nostro sportello il lunedì dalle ore 18.15 alle 20.30 in via Oglio 21 Milano (presso Arci Corvetto)




mercoledì 25 marzo 2015

Disabilità, lavoro e riforma dell' ISEE




Partiamo dall' ISEE. Di cosa si tratta? Dell'Indicatore della situazione economica equivalente: la sua revisione rischia di sfavorire, in particolare, le persone affette da grave disabilità. La dichiarazione Isee è indispensabile per l’accesso a prestazioni sociali agevolate e aiuti per le situazioni di bisogno. Le novità sono entrate in vigore solo a inizio 2015, dopo che a novembre un decreto del ministero del Lavoro ha predisposto i nuovi modelli per la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) a fine Isee e tali novità sono state inserite per evitare elusioni e abusi, ma diverse associazioni hanno presentato tre ricorsi al Tar, la cui sentenza è attesa a breve.

Gli aspetti della riforma dell'ISEE più criticati riguardano, prima di tutto, i contributi: sebbene il decreto del 2013 prevedesse di prendere in considerazione tutti i trattamenti pensionistici, le indennità e gli assegni percepiti, il modello approvato a dicembre indica, invece, solo gli aiuti erogati dall’Inps, come le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento. Rimangono, così, esclusi nel computo del reddito i contributi erogati dagli enti locali, come per esempio quelli per la rimozione delle barriere architettoniche, per i progetti di vita indipendente, per il trasporto o la social card, tutti cambiamenti che andrebbero nella direzione del miglioramento della qualità della vita delle persone disabili.

E’ assurdo dal punto di vista giuridico che tali entrate vengano equiparate al reddito da lavoro – sostiene Silvana Giovannini, referente del coordinamento Disabili Isee No Grazie -. Disabilità e lavoro sono la stessa cosa?”.

Altro punto critico riguarda il tetto da 5mila euro per le spese che si possono detrarre nel calcolo dell’Isee, come quelle mediche o per l’acquisto di cani guida. “Anche questa è una illegittimità palese – continua la Sig.ra Giovannini: “Una persona disabile di solito è costretta dalle sue condizioni a cure particolari e costose”. Per la richiesta di prestazioni sociosanitarie il nuovo Isee dà poi la possibilità ai disabili maggiorenni, senza coniuge e senza figli, che vivano con i genitori, di indicare un nucleo familiare ristretto, composto dalla sola persona con disabilità senza i genitori. Un vantaggio che non hanno, invece, i disabili minorenni e quelli anziani, che nel calcolo del loro reddito devono considerare anche quello di coniugi e figli non conviventi. “Se parliamo di non autosufficienza – sostiene Giovannini – non fa differenza essere minorenni o meno. Perché un disabile minorenne o anziano devono essere penalizzati? Non si possono considerare in modo diverso stati di disabilità identici”.

Le associazioni che si sono rivolte al Tar si battono anche per l’innalzamento delle soglie di accesso alle prestazioni sociali agevolate presso gli enti locali altrimenti si rischia l’esclusione dai servizi essenziali di persone in uno stato di povertà e con disabilità gravi.




venerdì 5 dicembre 2014

Sex workers: il corpo e il lavoro




Qualche settimana fa si è tenuto a Milano, nella Sala Alessi del Comune, un convegno sul tema della tratta a scopo sessuale, fortemente voluto dalla Caritas Ambrosiana e a cui hanno partecipato sindacati confederali e il Forum permanente sulla prostituzione.

Perchè questo convegno? Perchè nel Consiglio regionale lombardo è passata la proposta referendaria di riaprire le cosiddette “case chiuse”, già abolite dalla Legge Merlin. La riapertura dei luoghi “di piacere” dovrebbe servire a togliere dalla strada le 4500 ragazze che vendono il proprio corpo in Lombardia e non solo: il provvedimento, infatti, è al vaglio anche in altre Regioni.

Ma questa soluzione non serve a nulla, secondo Don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana, che afferma: “ Creare quartieri a luci rosse non impedisce alle organizzazioni criminali di prosperare, così come le multe contro i clienti e le prostitute sono risultate fallimentari. Si potrebbero avere più risultati creando un'agenzia nazionale anti-tratta”.

Traffici illeciti, spaccio di droga, immigrazione irregolare: questi sono gli altri temi strettamente collegati a quello della prostituzione e vengono approfonditi anche nel saggio dal titolo Vendere e comprare sesso di Giulia Garofalo Geymonat, ricercatrice presso l'Università di Lund, in Svezia, e pubblicato da Il Mulino.

Centrale, nell'analisi della studiosa, il fatto che l'attività di vendità del proprio corpo venga considerata come una fonte di reddito e,quindi, un'attività lavorativa, ma mai si tratta di una scelta libera. Quindi, nel saggio, vengono prese in considerazione le esigenze delle/dei sex workers.

In Italia la percentuale maggiore è data dalle donne, immigrate e non, e dai transessuali che, spesso, si prostituiscono per i bisogni primari: comprare cibo, affittare un alloggio o anche mandare i figli a scuola. Altri motivi riguardano la cura della salute o il pagamento di debiti contratti, anche per motivi di tossicodipendenza.

Sempre in Italia - come in Gran Bretagna, Francia, Danimarca - vengono puniti coloro i quali sfruttano la prostituzione, ma non si riconosce lo scambio prostituzionale. In Svezia, invece, dal 1999 è entrata in vigore una legge molto severa nei confronti dei clienti perchè la richiesta di rapporti a pagamento viene considerata una vera e propria violenza nei confronti delle donne.

In Germania e in Olanda, dove invece il fenomeno è legalizzato, si sono ottenuti buoni risultati in termini di controllo sanitario ed emarginazione sociale. Risulta molto efficace la legge italiana contro la tratta (art.18 legge 40/1998 sull'immigrazione) perchè permette di dare aiuto alle persone immigrate senza doverle rimpatriare: alcune ONG, in collaborazione con le Questure, forniscono agli immigrati alcuni percorsi di protezione che prevedono un sostegno legale, l'alloggio in una casa-rifugio, un medico e, a volte, uno psicologo.