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domenica 20 dicembre 2015

Migrazioni: dall'attualità alla graphic novel

Presso il museo Mudec di Milano, l'Associazione per i Diritti umani ha approfondito il tema delle migrazioni con gli interventi di Edda Pando (attivista e membro di Todo Cambia), Veronica Tedeschi (giurista) e Monica Macchi che ha illustrato il contenuto della graphic novel intitolata "Se ti chiami Mohamed".
Informazioni utili da fonti attendibili, approfondimento sui termini corretti da usare, definizioni giuridiche in tema di migrazioni e molto altro...nel video dell'incontro che, speriamo, possa essere utile anche a scopo didattico.


Tutti i video degli incontri pubblici organizzati da noi, sono disponibili sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani e sul canale di Alessandra Montesanto.


Ecco a voi il video!



mercoledì 16 dicembre 2015

Mio padre in una scatola da scarpe: Giulio Cavalli e il suo "piccolo"/grande eroe





Uscito per Rizzoli l'ultimo lavoro letterario di Giulio Cavalli scrittore e attore, da sempre impegnato sui temi civili e sulla legalità, Mio padre in una scatola da scarpe è un romanzo che parla, forse, anche un po' dell'autore stesso, capace sempre di dire No alla cultura mafiosa, in grado di pagare un prezzo alto per i valori della giustizia e della vita.

"Michele Landa non è un eroe, e neppure un criminale. Tutto ciò che desidera è coltivare il suo orto e godersi la famiglia; vuole guardarsi allo specchio e vederci dentro una persona pulita. Ma a Mondragone serve coraggio anche per vivere tranquilli: chi non cerca guai è costretto a confrontarsi ogni giorno con gli spari e le minacce dei Torre e con l'omertà dei compaesani".

Tornano, nel libro, le parole degli spettacoli teatrali che Cavalli porta in scena: omertà, paura, ribellione, violenza, rispetto, verità”: parole e concetti da approfondire; alcuni da cancellare, altri da insegnare, con l'esempio e la Cultura.



L'Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande a Giulio Cavalli e lo ringrazia per la disponibilità.



E' la storia di un uomo comune, diventato eroe, e della sua famiglia: quanto è importante raccontare storie (a teatro, in letteratura) a sfondo civile?




Io credo che sia importante raccontare storie credibili e scrivo credibili nel senso più ampio del termine ovvero abbiamo bisogno di storie che insegnino l’eroismo che sta nei tanti piccoli gesti quotidiani che sono famigliari a molti. Questo romanzo non vuole celebrare Michele Landa, che altro non è che un uomo vicino alla pensione con la cura della propria famiglia, ma prova a fare intendere quanti “profughi stanziali” si ritrovano a combattere in ambienti non facili. Ognuno secondo le proprie capacità, le proprie possibilità e le proprie attitudini. Credo che ultimamente abbiamo commesso l’errore di cercare l’iperbole mentre sotto gli occhi, tutti i giorni, abbiamo quotidiani esempi di resistenza


Qual è l'Italia che lei racconta?


L'Italia dove la prevaricazione è sistematica, il bullismo è considerato un dovere per condire la credibilità dei potenti e dove un continuo logorio della democrazia ha portato a farci credere che alcuni nostri diritti siano dei privilegi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un graduale disfacimento del pieno significato dell’essere buoni, tanto che oggi è considerato un difetto, una debolezza. In realtà spesso essere buoni significa avere la forza di stare ostinatamente controcorrente e Michele, con i suoi figli, è la personificazione di questo sforzo strenuo e continuo.



Ci parla del progetto legato al suo libro?



Andando in giro per scuole e librerie abbiamo scoperto che il romanzo risulta molto utile anche per discutere di bullismo e prepotenza. In realtà il progetto con le scuole è tutto merito di Ivano Zoppi e la sua ONLUS Pepita che hanno avuto il merito di trasformare il libro in un’occasione per chiedere di alzare la voce contro i soprusi. Un libro, appena uscito in libreria, smette di essere del suo autore e anche questa iniziativa l’ho vissuta con l’emozione di uno spettatore privilegiato. Sono molto contento che finalmente si riesca a dare una declinazione quotidiana ad un fenomeno (quello mafioso) che troppo spesso ha bisogno di eroi per poter essere raccontato.


Spesso le persone oneste vengono lasciate sole dalle istituzioni e, per questo, molte di loro hanno perso la vita, seguendo l'etica e la legge...Oggi in che direzione si sta muovendo lo Stato italiano in termini di lotta alle mafie?


Si da sempre molto poco. L’Italia è il Paese più evoluto sul fronte antimafia perché è anche il laboratorio più estremo delle mafie ma sono convinto che al netto della retorica ancora oggi si faccia troppo poco e troppo spesso male. Pensiamo, solo per citare un esempio, ai testimoni di giustizia che non sono altro che normali, semplici cittadini a cui “è capitata l’occasione di essere giusti”. dovrebbero essere trattati dallo Stato con tutta la cautela e la gratitudine per chi decide di alzare la testa e invece sono pressoché quotidiane le notizie di difficoltà ambientali, economiche e di sicurezza di chi ha deciso di denunciare. La strada è lunga e in più il movimento antimafia sembra vivere anche un pericoloso periodo di appannamento.


Come possiamo educare i giovani alla cultura della legalità?


Primo: facendo in modo che essere corretti e rispettare la legge sia conveniente. E questo è un dovere della politica. Poi abbiamo bisogno di riportare il senso di legalità al senso di solidarietà, cittadinanza attiva, responsabilità e giustizia. Qui non si tratta solo di insegnare le leggi ma riuscire a far cogliere il senso alto che sta dietro alle basi della democrazia. E finché non riusciremo a raccontare la legge come un’opportunità piuttosto che un limite credo che faremo molta fatica a trovare un vocabolario che funzioni.






mercoledì 2 dicembre 2015

Sgombero del centro Baobab: anche il Naga esprime la sua solidarietà

Il Naga esprime la sua solidarietà e la sua vicinanza al Centro di accoglienza Baobab di Roma e alla Caritas.

Il blitz delle forze dell'ordine in tenuta anti sommossa che sono entrati nel Centro a Roma con il pretesto che l'intervento rientrava nell'ambito delle operazioni per la sicurezza del Giubileo, si è concluso con il fermo di 24 cittadini stranieri per motivi che, allo stato, nulla paiono avere a che fare con il terrorismo.

Inoltre, varie sedi della Caritas hanno subito attacchi, nella notte, da parte di organizzazioni di estrema destra con l'accusa di aiutare "le orde di immigrati".

Stigmatizziamo energicamente questo tipo di comportamenti che, pur nella loro evidente diversità, ci preoccupano profondamente. Ci auguriamo che non si tratti dei primi atti di un giro di vite generalizzato e indiscriminato nei confronti dei cittadini stranieri presenti nel nostro paese e delle associazioni che si occupano dell'assistenza ai profughi e ai richiedenti asilo.
 
Non permetteremo che i migranti diventino le prime vittime collaterali della "guerra al terrorismo" e continueremo a svolgere le nostre attività a favore di tutti i cittadini stranieri senza farci intimidire e rivendicando le nostre pratiche di accoglienza.

lunedì 16 novembre 2015

Immigrati, brava gente






La scena si apre sull'interno di un'abitazione di una famiglia napoletana: padre, madre, due figli (un maschio e una femmina) e una suocera.

Il padre fa il meccanico, la moglie è una casalinga, la figlia studia ed è impegnata nel sociale e il figlio, grande e grosso, ha come massima aspirazione quella di partecipare a “Il grande fratello”: una famiglia, comune, di persone semplici. La loro routine viene squarciata nel momento in cui entra, nel salotto di casa, un immigrato: un ragazzo straniero, stanco, malato per il lungo viaggio e la mancanza di assistenza che fa letteralmente irruzione in casa Croccolo . E' il perturbante, è colui che fomenterà le paure e metterà in crisi le certezze.

Si tratta della commedia intitolata Immigrati, brava gente scritta e diretta da Bernardino De Bernardinis: due atti in cui si ride molto e poi si riflette.

Un intreccio classico, ben costruito: un furto a casa di una signora appariscente porta alcuni membri della famiglia a sospettare di quel ragazzo africano, Omar, a cui con il tempo, si sono tutti affezionati, ma la verità non è mai in ciò che appare. Bisogna scavare e andare oltre la superficie per capire come sono andate davvero le cose e, allora, ecco che alcuni affetti si sgretolano e altri vengono riconfermati, la fiducia passa il testimone e un padre accoglie un figlio in più.

Molti gli argomenti trattati da questo testo: quello delle migrazioni – di grande attualità – a cui fa riferimento anche il titolo stesso che allude al periodo in cui eravamo noi a emigrare in cerca di lavoro e di un futuro migliore, un periodo da tanti dimenticato; il valore della solidarietà, messo in scena sempre prima dalle donne, portatrici di vita e poi dagli uomini; la generosità di chi accoglie e la gratitudine di chi è accudito. E anche una critica ai mass-media che lanciano notizie allarmanti o propongono trasmissioni che, abbassando il livello culturale, finiscono per condizionare anche opinioni e comportamenti.

Immigrati, brava gente - in cartellone al Teatro Martinitt di Milano fino al 22 novembre – diverte ed emoziona ed è adatto, in particolare, per i ragazzi che si affacciano su una società complessa e contradittoria e che devono imparare a rovesciare gli stereotipi.

mercoledì 4 novembre 2015


L'ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI





Associazione per i Diritti Umani




PRESENTA



La resistenza attiva di un immigrato



Presentazione del documentario: “SEXY SHOPPING”

di Adam Selo e Antonio Benedetto





giovedì 5 NOVEMBRE, ore 19

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1 (ang Via G. da Cermenate, 2 MM ROMOLO) MILANO





L’Associazione per i Diritti Umani organizza l'incontro nell'ambito della manifestazione “D(I)RITTI AL CENTRO!”.



Presentazione del documentario “SEXY SHOPPING” di Adam Selo e Antonio Benedetto alla presenza dei registi e di Veronica Tedeschi, avvocato ed esperta del tema delle migrazioni.




giovedì 15 ottobre 2015

Ius sòla: il commento del Naga sulla riforma della cittadinanza




Approvato dalla Camera il testo della nuova legge che riforma il diritto di cittadinanza, introducendo nel nostro ordinamento lo "ius soli", ovvero la cittadinanza per chi nasce nel nostro paese da genitori non italiani.

Peccato che l'acquisizione della cittadinanza avvenga solo qualora almeno uno dei genitori disponga del "Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo", precedentemente detto "Carta di soggiorno"; un vincolo pesantissimo, che subordina un diritto fondamentale, la cittadinanza, non solo alla lunga permanenza di uno dei genitori nel nostro paese, ma alla sua disponibilità di un lavoro, di un'abitazione con requisiti che a nessun cittadino italiano vengono richiesti e di un reddito minimo fissato con un semplice provvedimento amministrativo.

Il diritto di cittadinanza, insomma, è sottoposto alla condizione amministrativa dei genitori: un luminoso esempio di rispetto dei concetti giuridici di "responsabilità individuale" e "proporzionalità".

Interessante anche l'introduzione della cittadinanza per "ius culturae", ovvero per quei minori che pur non avendo i requisiti per l'applicazione dello ius soli abbiano frequentato almeno 5 anni negli istituti scolastici o di formazione professionali italiani; incomprensibile tuttavia risulta la richiesta di aver conseguito la promozione al termine della scuola primaria: chi viene bocciato a scuola, insomma, è rimandato in cittadinanza.

Timidi passi in avanti rispetto al nulla di prima, indubbiamente, ma un testo che deve assolutamente essere modificato in seconda votazione al Senato eliminando le discriminazioni.

Come Naga, continueremo a sostenere non solo che cittadino è chiunque abita e contribuisce alla vita civile del paese, ma anche che i diritti fondamentali, quali la salute e la libertà di movimento, non possono essere subordinati alla condizione amministrativa ma neppure alla cittadinanza stessa: gli esseri umani nascono liberi e uguali.



sabato 10 ottobre 2015

Ministero dell’Economia: stabilito l’importo per il rilascio del nuovo documento elettronico per cittadini stranieri



(da ProgrammaIntegra.it)


Dal 24 settembre 2015 è entrato in vigore il nuovo documento elettronico per cittadini stranieri, apolidi e titolari di protezione internazionale, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il decreto ministeriale del 14 settembre 2015, ha determinato il nuovo importo delle spese a carico dei soggetti richiedenti.

Il documento di viaggio viene rilasciato a apolidi, titolari di protezione internazionale e cittadini stranieri, che sono nell’impossibilità di farsi rilasciare un passaporto dalle autorità dei loro Paesi d’origine.

I Regolamenti del Consiglio Europeo hanno imposto l’adeguamento al formato elettronico, al fine di rendere questo documento più sicuro, difficilmente falsificabile.

Il nuovo documento è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ha 32 pagine, è dotato di microchip e sono memorizzate le immagini del volto e due impronte digitali del titolare.

Il documento di viaggio viene rilasciato dalla Questura territorialmente competente al rilascio del titolo di soggiorno.

Dal 24 settembre non sarà più possibile emettere i precedenti documenti in formato cartaceo.

Il nuovo documento ha un costo di € 42,22 e all’atto di presentazione della richiesta di rilascio deve essere consegnata la ricevuta di versamento su bollettino di conto corrente n.67422808 intestato a: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro.





Ministero Dell’Economia e delle Finanze_nuovo documento di viaggio_DM 14 settembre 2015

Per saperne di più consulta le schede tematiche sul permesso di soggiorno

Leggi anche:

Sanatoria 2012: l’Avvocatura dello Stato chiarisce quali sono i documenti validi per dimostrare la presenza in Italia


mercoledì 30 settembre 2015

L'ultimo arrivato: il romanzo vincitore del premio Campiello





Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all’esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro,di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell’età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi». Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è «picciriddu» o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé. 

Queste alcuni brani della descrizione del romanzo L'ultimo arrivato, edito da Sellerio, di Marco Balzano, vincitore del premio Campiello 2015.   







L'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato l'autore che ci regalato queste sue parole. 

Ringraziamo tantissimo Marco Balzano.




Quanto è importante, oggi, ricordare l'emigrazione interna italiana?

Moltissimo. La memoria va tenuta in vita per rapportarsi in maniera più efficace col presente. È utile per non interpretare tutto alla luce di allarmismi e demagogie, ma in maniera politicamente più incisiva per risolvere civilmente le grandi questioni e migliorare la nostra immagine rispetto ad atteggiamenti passati.


 Perché la scelta di un bambino come protagonista della storia?

 
Perché l'emigrazione infantile e minorile in genere è stata una faccia dell'emigrazione di cui, nonostante il tema in genere sia stato molto battuto anche in letteratura per tutto il secolo scorso e l'inizio del nuovo millennio, si è parlato poco, per non dire niente. 


 Non si tratta di un racconto autobiografico: quali sono state le ricerche che hanno preceduto la stesura del libro? 



No, non c'è nulla di autobiografico. Anzi, la difficoltà è stata togliersi completamente, non inciampare in questa storia. Ho prima studiato l'argomento dal punto di vista storico e sociologico, poi ho intervistato quei settantenni che sono emigrati da “picciriddi”. L'ho fatto senza prendere appunti, in modo che le loro parole si potessero liberamente confondere in me e dar vita a un personaggio di fantasia ma che prendesse spunto da vite vere. Volevo scrivere un storia, una narrazione, non un romanzo storico o sociologico: la storia di una vita. 



 Quali sono le riflessioni che il testo suggerisce ai ragazzi che lo leggeranno? 



 Il mondo dei giovani, ancor più di quello degli adulti, corre velocissimo. Tutto cambia in fretta, non si fa in tempo a desiderare qualcosa che subito ne esiste una versione più aggiornata. In questa rapidità le vite diverse dalle nostre sembrano sempre trapassato remoto. Non è così, invece: e la letteratura in genere ci connette con tempi, spazi ed esistenze in cui non eravamo presenti. Compie un'operazione di avvicinamento del diverso e dell'ignoto e permette di conoscerlo. Nel mio piccolo, penso che anche la storia di Ninetto, il mio protagonista, possa innescare questo processo di scoperta. 



 A chi dedica questo premio?



A mia figlia Caterina e a mia moglie Anna, un editor straordinario che ha vagliato e setacciato tutte le mie parole rendendole migliori. E poi, si sa, non è mai semplice convivere con uno scrittore! 


giovedì 10 settembre 2015

I rifugiati in cammino abbattono il “Muro di Dublino”. Il commento del Centro Astalli





La colonna di bambini, donne e uomini nel cuore dell’Europa sono quel canale umano che con caparbietà i siriani hanno costruito per sopperire alla mancanza di canali umanitari. La forza di questa gente dà a tutti noi una lezione di civiltà”. Così P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, commenta la decisione di Austria e Germania di aprire le frontiere e accogliere i migranti in cammino dall’Ungheria.

Oggi assistiamo alla caduta del cosiddetto”
muro di Dublino
”, grazie alla volontà e alla determinazione di un popolo in cammino per ottenere quanto viene chiesto incessantemente da anni a un’Europa sorda: pace e libertà.

L’Europa centrale in queste ore sta vivendo la medesima situazione che da anni ormai Italia, Spagna e Grecia si trovano ad affrontare riguardo agli arrivi di migranti forzati da paesi come Eritrea, Somalia, Nigeria dove conflitti atroci, terrorismo e persecuzioni, troppo spesso trascurati dal racconto mediatico, costringono le persone alla fuga.

Il Centro Astalli esorta le istituzioni nazionali ed europee a rendere strutturali e attivi sul lungo periodo 
canali umanitari sicuri
.
Chiede inoltre la
 sospensione definitiva della Convenzione di Dublino e l’istituzione al suo posto di meccanismi di quote permanenti per un'equa distribuzione dei rifugiati tra tutti gli Stati membri visti umanitari europei
.

Invita inoltre la società civile a trasformare l’emotività e la commozione di questi giorni in atteggiamenti costrutti e fattivi  per
 un’accoglienza nei territori che sia dignitosa e rispettosa dei diritti dei rifugiati.


martedì 11 agosto 2015

Welfare tra immigrazione e sostenibilità




 

(dal sito della Fondazione Ismu)

Il fact sheet, di Veronica Merotta, analizza percezioni e tendenze di un sistema di welfare italiano in trasformazione, che sempre più si deve confrontare con una presenza di immigrati strutturale e consolidata. La pubblicazione si apre con la descrizione dei timori percepiti dai cittadini rispetto alla sostenibilità futura del sistema di Welfare. Successivamente l’attenzione si sposta su quello che nei sistemi di welfare è considerato il pilastro principale, ovvero quello pensionistico, il quale viene letto attraverso l’analisi delle voci di spesa pubblica destinate al welfare e attraverso le previsioni demografiche nel Paese e infine si propone una riflessione sugli scenari futuri e sul “ruolo” dell’immigrazione nel welfare.
Nella terza ed ultima parte vengono descritte le condizioni di salute della popolazione straniera, vengono riportate informazioni relative ai servizi di cura e al loro utilizzo da parte della popolazione immigrata e infine, vengono rielaborate alcune analisi sulla percezione di salute, ponendo a confronto italiani e stranieri.


Vai al report

domenica 2 agosto 2015

TERRAinGIUSTA, le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in agricoltura








TERRAinGIUSTA, le condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri in agricoltura, è il titolo del rapportopresentato nel corso di una conferenza stampa indetta presso la “Sala Magno” della Camera del Lavoro di Foggia, mercoledì 8 luglio.
Nel corso dell’incontro la Flai Cgil di Capitanata ha presentato alcuni dati elaborati sulla base degli elenchi anagrafici dell’Inps relativi alle giornate lavorate in agricoltura, dietro i quali si celano lavoro nero, evasione contributiva, mercato delle giornate.
TERRAinGIUSTA è stato curato da MEDU – Medici per i diritti umani, ed è frutto di testimonianze e dati raccolti nel corso di undici mesi in cinque territori dell’Italia centrale e meridionale – tra queste la provincia di Foggia – che denunciano la drammatica attualità delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori migranti in agricoltura: lavoro nero o segnato da gravi irregolarità, sottosalario, caporalato, orari eccessivi di lavoro, mancata tutela della sicurezza e della salute, difficoltà nell’accesso alle cure, situazioni abitative ed igienico-sanitarie disastrose.
Con l’approssimarsi della stagione delle grandi raccolte, a fronte delle emergenze persistenti sul versante dello sfruttamento e delle condizioni di accoglienza indegne cui sono costretti i lavoratori migranti, caratterizzate prevalentemente da soluzioni di fortuna e ghetti malsani, l’analisi dei dati raccolto sarà l’occasione per spronare le istituzioni locali, a partire dal nuovo governo regionale, affinché si proceda con soluzioni e interventi concreti, a partire dalle esperienze messe in campo anche dal sindacato e dalle associazioni negli anni precedenti. Perché la Puglia e la Capitanata diventino terra d’accoglienza e della dignità del lavoro.



Leggi il RAPPORTO INTEGRALE
Leggi la SINTESI
Vedi i video, le foto e le testimonianze del progetto TERRAGIUSTA


venerdì 31 luglio 2015

Family reunification not deportation!

di Mayra Landaverde  (Mayralandaverde.it)



Ogni volta che lui era in ritardo anche di soli cinque minuti io pensavo subito che l’avessero fermato. Pensavo gli avessero chiesto i documenti e sapevo bene che andava in giro senza nemmeno una fotocopia del passaporto, perché fra gli stranieri senza permesso di soggiorno si dice così, non portare il passaporto se no ti mandano indietro al tuo paese, invece senza documenti loro non possono sapere da dove vieni.

Io sono stata fermata solo una volta quando non avevo ancora il mio permesso ma non mi hanno fatto niente, mi hanno lasciata andare subito. I poliziotti erano impegnati con due ragazzi che non parlavano l’italiano.

Così quando lui era in ritardo cominciavo ad agitarmi tanto, tantissimo. Perché avevamo già un bambino...Se l’avessero fermato, io cosa avrei fatto? Nel migliore dei casi l’avrebbero espulso, nel peggiore dei casi l’avrebbero rinchiuso in un CIE, e lì sì che sarei andata fuori di testa. Decisi, nel caso l’avessero espulso, di andare subito a vivere nel suo Paese perché volevo vivere con lui e il nostro bimbo, non importa dove.

Non è mai successo, siamo ancora qui a Milano insieme e tutti quanti ora abbiamo il permesso di soggiorno. Anche se ogni due anni ci viene l’ansia del rinnovo, che comunque è legato al lavoro, e si sa, noi siamo solo mano d’opera, mica abbiamo una vita vera.

Il 20 luglio 2015 Emma Sanchez (messicana) e Michael Paulsen (statunitense) si sono sposati con rito cattolico davanti al muro che separa Tijuana in Messico da San Diego negli Stati Uniti.

Non hanno scelto loro il posto. Emma è stata espulsa dagli USA 10 anni fa. Ha vissuto negli Stati Uniti per 5 anni senza permesso di soggiorno, ha conosciuto suo marito, si sono sposati in Comune e hanno avuto dei figli. Così Emma ha deciso di tornare a Ciudad Juarez in Messico per rientrare negli Stati Uniti in modo legale. L’hanno fermata e le hanno dato il divieto di ingresso negli USA per 10 anni, anche se lei era già sposata con un cittadino americano e aveva tre figli.

I suoi figli la vanno a trovare a Tijuana una volta a settimana. Questo è l’ultimo anno dal mandato. L’anno prossimo proverà ancora ad entrare legalmente negli Stati Uniti.

Il governo statunitense deporta in media ogni anno 400.000 migranti, il 75% dei quali sono messicani. Di questi, 152.000 sono genitori di bambini nati su suolo americano, quindi con la cittadinanza americana. I bambini rimangono negli USA con i parenti più vicini oppure nelle strutture fatte apposta per accogliere i figli di migranti deportati.

Nel 2011 erano 5.100 minori. Non ci sono dati attuali precisi, visto che l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) non li considera nemmeno.

Nel 2013 un gruppo di parlamentari repubblicani e democratici ha proposto una riforma alla legge per l’immigrazione con dei punti specifici sulla “Reunification family”. Queste riforme permetterebbero ad esempio di richiedere un visto temporaneo ai genitori deportati affinché regolarizzino la propria situazione rimanendo nel Paese, cioè senza essere obbligati a lasciare i propri figli.

Mentre il parlamento discute questa legge le persone si sposano davanti ai muri di confine, i bambini crescono senza madri o padri e le mogli piangono per i loro mariti. Chi può rispondere ad Alexis Molina, figlio di Sandra Payes deportata da anni in Guatemala, che si chiede come mai sua madre non c’è più?


domenica 21 giugno 2015

Ventimiglia: senza solidarietà l'Europa non esiste




di Barbara Spinelli




Bruxelles, 17 giugno 2015




Schierando la Gendarmerie nationale al confine di Ventimiglia, il governo francese afferma di non aver violato né sospeso il Trattato di Schengen, e in questo non è smentito dalla Commissione europea. Di fatto, tuttavia, sta facendo qualcosa che somiglia molto a un blocco, e - più grave ancora - a un’espulsione collettiva attuata sulla base di una identificazione «prima facie» dei profughi che manifestano l’intenzione di andare in Francia, per restarvi o recarsi in altri paesi dell’Unione. Le autorità francesi hanno attuato un respingimento fisico, sommario, senza notificare alcun provvedimento formale, senza procedere a un esame individuale delle istanze, né dare possibilità di ricorso ai respinti. Le forze dell’ordine hanno, letteralmente, fatto muro, ripristinando la frontiera.

Ma l’Unione europea si è data delle regole – ben più salde e costitutive della gabbia tracciata dal Regolamento di Dublino – ed è a queste regole che occorre richiamarsi, perché senza di esse è il significato dell’Unione ad essere colpito. Il governo francese viola sia l’articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Protocollo n. 4 art. 4), ignorando il divieto dei respingimenti collettivi.

Chiedete perdono per le istituzioni e le persone che chiudono le loro porte a gente che cerca aiuto e cerca di essere custodita", ha chiesto il Papa, durante l’udienza generale a San Pietro. Non è indifferente che abbia nominato per prime le istituzioni: sono le istituzioni, infatti, le prime a dover rispondere.

Abbiamo visto, in questi giorni, gli innumerevoli gesti di solidarietà di cittadini italiani e francesi, persino bambini, che continuano a portare cibo e vestiti ai profughi accampati alla frontiera o sugli scogli di Ponte San Ludovico. Ma non abbiamo visto la solidarietà degli Stati. Dobbiamo essere consapevoli di quanto questo sia gravido di conseguenze, perché la solidarietà tra Stati membri – anche finanziaria - è inscritta nei trattati: senza solidarietà, l’Europa non esiste.


lunedì 15 giugno 2015

Meglio tardi che mai ! Il commento del Naga sulla situazione alla Stazione Centrale di Milano



Da un anno e mezzo ogni giorno arrivano cittadini stranieri alla Stazione Centrale di Milano.
Da un anno e mezzo vengono forniti loro un’assistenza di base e beni di prima necessità al mezzanino della Stazione Centrale.
Da un anno e mezzo le persone che arrivano ricevono assistenza sanitaria dalle associazioni di volontariato perché, da un anno e mezzo, la Regione si rifiuta di aprire un presidio sanitario, nonostante gli appelli delle associazioni e del Comune.

In un giorno è cambiato tutto: la situazione in Stazione Centrale diventa la prima notizia su tutti i media, la Regione apre un presidio sanitario, oggi anche l’appello del Papa”, dichiara Luca Cusani, presidente del Naga.

Un’emergenza può essere definita come una circostanza imprevista che richiede un intervento immediato. Questa certo non lo è dato che dura da quasi due anni. Però rimane l’esigenza di un intervento immediato, ma anche duraturo e organizzato nel tempo. Il fenomeno non è destinato a fermarsi, dato che non sono destinate a fermarsi le motivazioni che spingono le persone a lasciare il proprio Paese: guerre, fame, instabilità, paura e la legittima forte volontà di un futuro migliore”, prosegue il presidente del Naga.

Pensavamo che il riconoscimento di diritti fondamentali come quello alle cure o sentimenti di umanità e accoglienza verso persone che, per fortuna, riescono ad arrivare nel nostro Paese senza morire in mare, fossero sufficienti per un’attivazione politica, sociale e umanitaria. Invece ci son voluti dei casi di scabbia - malattia, per fortuna, curabilissima - la visita dell'Assessore Regionale alla salute, che non si era mai visto prima alla Stazione e, poi, anche la visita del cardinale Angelo Bagnasco, per smuovere qualcosa. Meglio tardi che mai”, conclude il presidente del Naga.
Il Naga continuerà a portare assistenza attraverso la sua unità mobile e ad informare i cittadini stranieri che avrà, ancora, il privilegio d’incontrare.

venerdì 1 maggio 2015

Lavoro autonomo e pratiche transnazionali degli immigrati: imprenditori marocchini ad Amsterdam e Milano




(Dal convegno organizzato dall'Università Bocconi di Milano e dalla Fondazione Roberto Franceschi)

Il tema del lavoro autonomo degli immigrati ha riscosso ampio interesse nella letteratura (Ambrosini, 2011) visto la sua importanza e rilevanza nella società attuale. La maggioranza di queste ricerche si sono focalizzate sulle esperienze imprenditoriali esclusivamente centrate nel paese di immigrazione. Ad ogni modo, grazie all’incremento della possibilità di comunicazione e di spostamento, una fetta sempre maggiore di questi imprenditori ha avviato attività che collegano il paese di immigrazione con altri paesi (specialmente quello di origine), intraprendendo forme di attività imprenditoriale transnazionale. Queste esperienze hanno incominciato a catturare l’attenzione degli studiosi solo recentemente (Chen, Tan, 2009; Drori et al., 2009; Ambrosini, 2012). Proprio per questo, il fenomeno non è stato ancora analizzato in profondità e non sono state sottolineate le specificità che distinguono questo particolare segmento dalla categoria generale degli imprenditori immigrati.

In modo da fornire alcune prime evidenze empiriche sul tema, la ricerca qui presentata ha analizzato il caso degli imprenditori marocchini ad Amsterdam e Milano (N=70). In particolare, ci si è focalizzati sulle pratiche imprenditoriali (in termini di risorse utilizzate) e su quelle transnazionali più in generale (legate sia alla sfera economico-lavorativa sia a quella sociale). La ricerca è anche consistita in un approfondimento teorico-concettuale in modo da evidenziare l’approccio teorico più consono per analizzare le nuove esperienze di imprenditoria transnazionale.

Nel corso della ricerca sono stati intervistati imprenditori sia con un’attività transnazionale (per esempio: import/export) sia con un’attività maggiormente locale, in modo da evidenziare le differenze fra questi due gruppi di imprenditori immigrati.  A livello teorico-concettuale, partendo dall’approccio della mixed embeddedness (Kloosterman, Rath, 2001) si è evidenziato l’importanza di caratteristiche strutturali, contatti sociali e risorse individuali, utilizzando i concetti di structural e relational embeddedness. A livello empirico, la ricerca ha mostrato alcune interessanti differenze riguardo alle risorse utilizzate sia fra imprenditori transnazionali e imprenditori locali sia all’interno della categoria degli imprenditori transnazionali. In particolare, possono essere evidenziati differenti percorsi imprenditoriali transnazionali sia in riferimento al mercato a cui le attività si rivolgono (etnico/convenzionale) sia in relazione al fatto di muovere concretamente beni (per esempio attività di import/export) o fornire servizi in connessione con l’estero, (per esempio, attività di consulenza per avviare attività all’estero). Infine, l’analisi delle pratiche transnazionali (non solo economiche) degli imprenditori marocchini ha permesso di comprendere che il fatto di sviluppare attività imprenditoriali che si sviluppano al di là dei confini del paese di immigrazione incide poco sulle pratiche transnazionali a livello maggiormente sociale.

Eccovi il link del video: https://youtu.be/KGixXRPpYio

giovedì 16 aprile 2015

Corso di LINGUA ITALIANA per ALUNNI STRANIERI



La scuola è il luogo che, più di altri, può e deve favorire l'inclusione dei ragazzi stranieri nelle città e nelle società in cui vivono. Spesso vengono introdotti in classe dopo aver lasciato il proprio Paese d'origine e senza aver avuto il tempo e la possibilità di adattarsi alle nuove abitudini, alla nuova lingua, alla nuova situazione.

I ragazzi di “seconda generazione” (ovvero i figli di persone immigrate) in casa parlano la lingua dei genitori e questo comporta una difficoltà ulteriore ad imparare la lingua italiana. Molti, invece, sono da poco arrivati in Italia e ancora non comprendono e non parlano bene l'italiano.

Per questi motivi l'Associazione per i Diritti Umani - www.peridirittiumani.com - propone alcune lezioni rivolte agli alunni stranieri che debbano migliorare l'uso della lingua italiana (parlata e scritta).

Le lezioni prevedono:

esercizi di grammatica, elaborazione di testi scritti e conversazioni con l'insegnante e in gruppo.



MODALITA'

Il corso si svolge dal 15 giugno al 20 luglio

Presso la sede scolastica (mattino o pomeriggio)

Gruppi composti da 10 alunni



ORARI e COSTI

Ogni lezione è della durata di 90 minuti



5 lezioni = 60 euro ad alunno

10 lezioni = 100 euro ad alunno

15 lezioni = 130 euro ad alunno



Per ulteriori informazioni: peridirittiumani@gmail.com



giovedì 9 aprile 2015


Corso di lingua ITALIANA per alunni STRANIERI
 
 

La scuola è il luogo che, più di altri, può e deve favorire l'inclusione dei ragazzi stranieri nelle città e nelle società in cui vivono. Spesso vengono introdotti in classe dopo aver lasciato il proprio Paese d'origine e senza aver avuto il tempo e la possibilità di adattarsi alle nuove abitudini, alla nuova lingua, alla nuova situazione.

I ragazzi di “seconda generazione” (ovvero i figli di persone immigrate) in casa parlano la lingua dei genitori e questo comporta una difficoltà ulteriore ad imparare la lingua italiana.

Per questi motivi l'Associazione per i Diritti Umani - www.peridirittiumani.com - propone alcune lezioni rivolte agli alunni stranieri che debbano migliorare l'uso della lingua italiana (parlata e scritta).

Le lezioni prevedono:

esercizi di grammatica, elaborazione di testi scritti e conversazioni con l'insegnante e in gruppo.



MODALITA'

Il corso si svolge dal 15 giugno al 20 luglio

Presso la sede scolastica (mattino o pomeriggio)

Gruppi composti da 10 alunni



ORARI e COSTI

Ogni lezione è della durata di 90 minuti



5 lezioni = 60 euro ad alunno

10 lezioni = 100 euro ad alunno

15 lezioni = 130 euro ad alunno



Per ulteriori informazioni: peridirittiumani@gmail.com

lunedì 30 marzo 2015


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con il Centro Asteria

PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:
MILANO, CROCEVIA D'EUROPA



Alla presenza di: MONICA MACCHI, MARTA MANTEGAZZA, ANNA PASOTTI, ALESSANDRA PEZZA, ANNA RUGGIERI

(E con una sorpresa in video)



DOMENICA 12 APRILE



ORE 17.30

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.



In questo incontro dal titolo “Milano, crocevia d'Europa” si parlerà dei profughi siriani (e non solo) che arrivano nella città di Milano per poi cercare di recarsi in Nord Europa (Svezia, Germania) per ricongiungersi ad altri familiari, per avviare un nuovo percorso di vita dopo aver vissuto la guerra e le sue tragiche conseguenze. Si parlerà del romanzo “Il silenzio e il tumulto” dello scrittore siriano Nihhad Sirees e verrà presentata la mostra fotografica “Siriani in transito”.
  



IL LIBRO:

Fathi, scrittore osteggiato dal regime e dal Leader della nazione (Sirees non dirà mai il nome del Paese nel quale si svolge la vicenda, a causa degli ovvi rischi – censura e arresto), uscendo di casa si trova coinvolto nelle celebrazioni dei vent’anni dalla presa del potere del Presidente. Una folla oceanica, chiassosa, imperversa per le strade della città alzando al cielo migliaia di ritratti del Leader, quasi fosse un Dio in terra.




L' AUTORE

Nihad Sirees, scrittore siriano, fuggito dalla Siria nel 2012, racconta nel suo libro, “Il silenzio e il tumulto” – pubblicato dalla casa editrice Il Sirente e tradotto da Federica Pistono (traduttrice di un altro libro fondamentale per comprendere la Siria contemporanea, “La conchiglia” di Mustafa Khalifa, ed Castelvecchi) –, la storia di Fathi Shin, alter ego di Nihad.


LA MOSTRA FOTOGRAFICA

Tre mediatrici interculturali frequentando i centri di accoglienza per i siriani a Milano come operatrici e volontarie, sono diventate testimoni dirette dell’assurdo viaggio a cui l’UE costringe i siriani in fuga dalla guerra, già provati da anni di conflitto e di esilio nei paesi limitrofi. Di fronte a storie simili e uniche al contempo, unite tutte dal non avere eco, è emersa l’esigenza di dar voce a queste persone per portare informazione sul viaggio da loro compiuto.    





mercoledì 25 marzo 2015


Corso di lingua ITALIANA per alunni STRANIERI
 

La scuola è il luogo che, più di altri, può e deve favorire l'inclusione dei ragazzi stranieri nelle città e nelle società in cui vivono. Spesso vengono introdotti in classe dopo aver lasciato il proprio Paese d'origine e senza aver avuto il tempo e la possibilità di adattarsi alle nuove abitudini, alla nuova lingua, alla nuova situazione.

I ragazzi di “seconda generazione” (ovvero i figli di persone immigrate) in casa parlano la lingua dei genitori e questo comporta una difficoltà ulteriore ad imparare la lingua italiana.

Per questi motivi l'Associazione per i Diritti Umani - www.peridirittiumani.com - propone alcune lezioni rivolte agli alunni stranieri che debbano migliorare l'uso della lingua italiana (parlata e scritta).

Le lezioni prevedono:

esercizi di grammatica, elaborazione di testi scritti e conversazioni con l'insegnante e in gruppo.



MODALITA'

Il corso si svolge dal 15 giugno al 20 luglio

Presso la sede scolastica (mattino o pomeriggio)

Gruppi composti da 10 alunni



ORARI e COSTI

Ogni lezione è della durata di 90 minuti



5 lezioni = 60 euro ad alunno

10 lezioni = 100 euro ad alunno

15 lezioni = 130 euro ad alunno



Per ulteriori informazioni: peridirittiumani@gmail.com

venerdì 6 marzo 2015

Il lavoro è un diritto....di tutti


 
di  Yomna Orabi



L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: questo dice il primo articolo della Costituzione nata dalla Resistenza contro il fascismo e il nazismo.

Sempre la Costituzione spiega che non deve esserci alcuna discriminazione civile, sociale e lavorativa e che è compito dello stato rimuovere gli ostacoli alla piena occupazione e promuovere il lavoro.

Oggi l’Italia nega il lavoro agli italiani, nega il lavoro ai migranti, nega il lavoro agli stranieri, nega il lavoro agli italiani di seconda generazione che si chiamano José, Kaled, Sviatoslav.

Il lavoro precario, il lavoro nero, l’assenza di lavoro, i ricatti, la violenza alla dignità delle donne e degli uomini che vorrebbero semplicemente lavorare, sono quotidianità, così come le discriminazioni, le umiliazioni, gli insulti. Tutto questo accade oggi, ogni giorno in Italia contro gli italiani e gli stranieri.

Questa drammatica situazione, questa violenza, nega i diritti costituzionali e il diritto alla vita, come è anche per altro sancito dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.

A peggiore questa situazione è ora il decreto sul lavoro, chiamato Jobs Act, per provare a confondere i cittadini, pensando che non capiscano che dietro l’inglese del nome si nasconde un ulteriore e gravissimo attacco ai diritti, con l’obiettivo di distruggere lo statuto dei lavoratori, nato nella stagione delle lotte e del protagonismo dei lavoratori quarant’anni fa.

È assurdo ma è successo. Invece di estendere le tutele e i diritti a coloro a cui per anni sono stati negati, con la scusa della modernità e della flessibilità, si è iniziato un cammino volto a cancellarli per tutti.

Oggi si può essere assunti a tempo indeterminato, ma si può essere licenziati in ogni momento. Ovvero non esiste più tutela del lavoro e non esiste più diritto a un lavoro duraturo e stabile, il lavoro a tempo indeterminato è stato distrutto dal governo attuale.

È tempo di costruire solidarietà, di rispettare le leggi, di riconoscere il contributo fondamentale portato dagli immigrati alla ricchezza d’Italia, con una quota di tasse così rilevante da essere determinante nel garantire il pagamento delle pensioni e il funzionamento di scuole e ospedali.

Solo se saremo capaci, tutte e tutti insieme, di far capire che occorrono più diritti e non meno, più rispetto e non meno, più partecipazione e non meno, potremo costruire quel futuro in cui casa, salute, istruzione e lavoro saranno diritti per tutte e per tutti, nessuno escluso.

1° marzo 2015

Milano, Piazza del Duomo

Intervento durante la manifestazione Primo Marzo 2015: una Giornata senza di noi