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giovedì 26 giugno 2014

Giornata mondiale contro la tortura


In occasione del 26 giugno, Giornata Mondiale contro la Tortura, la Campagna LasciateCIEntrare vuole lanciare una riflessione sul tema, partendo dalla denuncia di quei luoghi che calpestano la dignità e i diritti delle persone: i CIE.   
I Centri di identificazione ed espulsione rappresentano una violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo:
“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.
Ce lo spiega bene Lassad, che da uomo libero è finito al CIE di Ponte Galeria, vivendo così sulla sua pelle un trattamento inumano che mai dimenticherà. Prima di Ponte Galeria era transitato per Bari e Trapani.
“Mi sono trovato nel CIE con delle persone con le bocche cucite. Mi sono domandato, dove sono? In Afghanistan, a Beirut!? Non è logico che nel 21esimo secolo esistano questi luoghi chiamati CIE e che delle persone per far sentire la propria voce arrivino a compiere gesti estremi, persone che si cuciono la bocca con ago e filo per protesta. Ma dove siamo?!”.
Siamo nei CIE, strutture che nascono per trattenere gli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento, ma che in realtà non sono nient’altro che dei lager autorizzati. Gli immigrati reclusi vivono senza dignità, senza diritti.
Entrano ed escono dal CIE: “Non hai un documento e ti mettono li per un anno e mezzo. Massimo 6 mesi a Ponte Galeria. Solo perché non hai documenti devi passare il resto della vita ad uscire e rientrare nei CIE”.
Lassad vive in Italia da 22 anni e questa nazione con la sua politica la conosce bene “il bello della politica italiana: parole parole parole ! I CIE non sono la soluzione! 41 euro, vale così poco la vita umana?
Siamo la Banca d’Italia, entrano soldi, siamo la conseguenza di una causa, dunque siamo un prodotto e come prodotto ha un suo prezzo”.
Vite umane spezzate, rinchiuse senza nessuna colpa, si trovano a dover contare le loro sbarre: “Passo la mia giornata a contare le sbarre che sono attorno al perimetro della mia stanza. Per la precisione sono 206, su 18 passi e mezzo di lunghezza, su 8 passi e mezzi di larghezza, questo è il perimetro della mia stanza” così ci racconta Lassad.
Lassad è ora di nuovo un uomo libero, gli domandiamo “cosa diresti ai tuoi compagni che sono rimasti nei CIE?
L’arma è diventata troppo sottile. Cercano di colpirvi nell’anima, sfiancarvi la resistenza. Questi posti ti spezzano
l’anima... Tenete duro!
La Campagna LasciateCIEntrare chiede che non vengano riaperti i CIE di Gradisca d'Isonzo, Milano, Palazzo S.Gervasio e che chiudano tutte le strutture di detenzione amministrativa per stranieri. #MAIPIUCIE
E’ possibile vedere l’intervista video integrale sul sito: www.lasciatecientrare.it

giovedì 18 aprile 2013

Scontri nel carcere di Guantanamo: l'orrore dimenticato e i dipinti di Botero



Da un po' di tempo le cronache non riportavano più notizie del carcere speciale USA di Guantanamo,a Cuba: altre situazioni, altri fatti hanno oscurato quella realtà e il ricordo di un Passato recente di orrore e di violenza. Ma a Guantanamo sono rinchiusi ancora 166 prigionieri e, qualche giorno fa, almeno 43 di loro ha dato vita ad una rivolta.
Molti, infatti, sono ancora in attesa di un processo e, quindi, hanno intrapreso uno sciopero della fame a oltranza: dopo che le guardie hanno tentato di spostarli dalle celle comuni a celle singole, alcuni prigionieri hanno coperto le telecamere di sorveglianza e hanno aggredito i secondini con armi improvvisate. Da parte loro, le guardie hanno reagito sparando colpi di avvertimento, senza ferire nessuno e il personale medico ha assicurato di aver effettuato controlli su ogni detenuto.
La protesta, però, non nasce solo per il fatto che il comandante del campo abbia deciso di trasferire i detenuti, in sciopero della fame, in un'altra sezione del carcere, ma è determinata soprattutto dal fatto che, secondo i reclusi, i guardiani limitino la loro libertà di culto - monitorando e osservando le persone 24 ore su 24 per assicurare ordine e sicurezza - e confischino oggetti personali, tra cui proprio le copie del Corano.
Secondo Carlos Warner, difensore pubblico dell'Ohio, il comando della prigione avrebbe dovuto cercare di negoziare la fine dello sciopero e, invece, è stato fatto esattamente l'opposto.
Camp X-Ray” resta la “promessa non mantenuta” del Presidente Obama, il quale aveva giurato di chiudere Guantanamo al più presto; ma ciò non è stato ancora fatto a causa dell'opposizione del repubblicani che ritengono i detenuti ancora troppo pericolosi per essere rimessi in libertà.
Questa notizia ha riportato alla mente uno degli ultimi lavori realizzati dal maestro della pittura, Fernado Botero. Cosa c'entra Botero con Guantanamo o Abu Ghraib? L'artista delle forme opulente, dell'inno alla gioia e alla vita, ha mantenuto corpi grandi e forme rotonde dai colori caldi (giallo, ocra, rosso) per disegnare l'orrore della tortura nel “purtroppo celebre” carcere di Abu Ghraib in Iraq. Ha dipinto i prigionieri legati e imbavagliati, bastonati dai militari, ammassati gli uni sugli altri, spaventati dai cani e costretti a perdere la loro dignità di essere umani.
Anche l'Arte, quindi, si conferma come testimonianza, in Occidente come in Oriente, nel Nord e nel Sud del mondo: per non dimenticare e non ripetere gli errori. Mentre l'Italia, finalmente, si accinge a riconoscere il reato di tortura, onorando una convenzione ONU siglata a Roma circa venticinque anni fa.