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martedì 7 luglio 2015

I diritti civili LGBT in Italia e all'estero


 


Gay Pride”: molti pensano a parate chiassose e volgari. Invece sono manifestazioni gioiose e colorate che hanno un senso politico e sociale molto preciso: garantire i diritti fondamentali anche alle coppie omosessuali, spezzare una mentalità chiusa che spesso porta a comportamenti irrispettosi se non violenti, lasciare libertà di amare senza pregiudizi.

Lo scorso 27 giugno molte persone che fanno parte della grandissima comunità LGBT sono scese in piazza e hanno avuto modo anche di festeggiare: sì perchè in Irlanda – Paese a maggioranza cattolica – è stata approvata una legge che equipara il matrimonio omosessuale a quello etero e negli Stati Uniti, la Corte Suprema ha emesso una sentenza che fa Storia, rendendo legale l'unione tra gay.

La scelta di manifestare a fine giugno risale al 28 del mese del 1969, quando a New York, allo Stonewall Hill, un bar frequentato da persone omosessuali, fece irruzione la Polizia per identificare i presenti perchè, allora, compiere atti omosex era considerato un reato. La violenza delle forze dell'ordine scatenò una rivolta. Ieri come oggi: in Turchia, proprio in occasione della marcia, i manifestanti sono stati attaccati con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma: le persone, riunitesi in Piazza Istiklal, hanno dovuto ripararsi in negozi e altri esercizi pubblici.

Per l'Italia – Paese ancora indietro sui temi dei diritti LGBT – vogliamo prendere ad esempio la città di Milano dove ha troneggiato uno striscione con la scritta “I diritti nutrono il pianeta” (per riprendere lo slogan di Expo). tantissimi i partecipanti e le associazioni presenti: Arcigay, Amnesty, Uaar. Riportiamo, infine, la dichiarazione dell'Assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza: “ Nessuno di noi può imporre all'altro scelte diverse dalle sue. Secondo me, Milano è all'avanguardia rispetto ai diritti ma se non abbiamo una legge nazionale sui diritti delle coppie gay, questo non può che essere un Paese arretrato da questo punto di vista. Ma io sono convinta che la società italiana sia molto più avanti della classe politica”.

lunedì 9 marzo 2015

PRIDE: lavoratori, omosessuali e diritti negati





Gran Bretagna, storia recente: nel 1984 l'allora Primo Ministro, Margaret Thatcher, decide di chiudere una serie di impianti estrattivi con la conseguente perdita di molti posti di lavoro. Nasce, così, una grande mobilitazione dei minatori in molte zone del Paese, uno sciopero imponente che blocca le attività per quasi un anno.

In un villaggio del Galles, Delays, molte famiglie riescono a vivere solo grazie all'estrazione del carbone, per cui la scelta politica ed economica risulta ancora più grave: ecco, però, che un gruppo di londinesi si unisce agli operai nella lotta. Si tratta di un gruppo di giovani omosessuali che costituiscono il “Lesbian and Gays Support the Miners” (LGSM).

Non anticipiamo quale fu l'esito di quella protesta, ma sicuramente essa diede un segnale forte ai britannici, e a tutto il mondo, in direzione della tutela dei diritti civili: si parla di dignità dei lavoratori e di rispetto per l'amore tra persone dello stesso genere. Un anno dopo, nell'85, i miners decisero di partecipare ad uno dei più grandi gay-pride nella capitale inglese: un insegnamento di solidarietà reciproca che dovrebbe valere anche a distanza di trent'anni.


Lungamente applaudito alla sezione “Quenziane des Réalisateurs” del Festival di Cannes dello scorso anno, Pride è una commedia sociale, colorata e scoppiettante che, fra i sorrisi e le gags molto “british”, porta a fare anche riflessioni di stretta attualità.

Pride è, infatti, l'orgoglio di chi protesta, di chi ha ancora la voglia e il coraggio di scendere in piazza a gridare che i diritti non vanno calpestati e i diritti fondamentali (come quello alla vita, alla salute, al lavoro, all'istruzione) appartengono a tutte e a tutti, senza distinzioni di nazionalità, di ceto, di età. Ma c'è anche il diritto all' amore che non va sottovalutato perchè le relazioni affettive stanno alla base di una buona qualità dell'esistenza.

Gli anni '80 – quelli in cui il regista Matthew Warchus e lo sceneggiatore Stephen Beresford ambientano la pellicola – sono stati l'epoca dell'edonismo reaganiano, seguito a ruota dall'era della lady di ferro e dall'Occidente intero, caratterizzata, quindi, da una forte sperequazione sociale, in cui i ricchi (cocainomani affaristi) erano lontani anni luce dalla working class (sempre più schiacciata da debiti e tasse).

Regista e sceneggiatore raccontano quel periodo attraverso le vicende del capo dei minatori - Mark Ashton che fonda il comitato di lotta contro la chiusura degli impianti - e la grintosa Hefina Headon che, affiancata dal dolce Cliff, darà vita al movimento di sostegno degli omosessuali. Oltre a loro, gli altri compagni di avventura che più diversi di così non potrebbero essere. Questa è la chiave, originale e interessante, del film: un film scritto e diretto da due professionisti del teatro che sanno come creare il giusto ritmo alla narrazione, tramite regia, montaggio, musica e dialoghi. Uno dei temi principali, infatti, è la convivenza possibile tra persone che appartengono a mondi molto differenti tra loro: i nerboruti operai, che hanno una mentalità chiusa, retrograda e maschilista, vengono affiancati al gruppo chiassoso, sregolato e anticonformista dai gay. All'inizio il rapporto arriva quasi ad essere violento, nelle parole e nei fatti, ma col tempo e la conoscenza, la situazione cambia a tal punto che si instaura tra loro un'amicizia. Ma un legame di questo tipo, partito con premesse così difficili, necessita di intelligenza e di apertura mentale: prima curiosità, poi fiducia e poi solidarietà e questo viene reso possibile in un contesto storico-politico che certo non agevolava l'antirazzismo e l'antidiscriminazione. Anzi.

Le scene del film riportano alla mente altre pellicole di grande successo, come ad esempio Grazie signora Tatcher e Billy Elliot e c'è un omaggio musicale doveroso a Ken Loach, il regista britannico che più di tutti ha saputo raccontare quegli anni in quell'area geografica: una bellissima Bread & Roses cantata a cappella. Un momento da brividi che si inserisce, quasi come una preghiera, in una colonna sonora pop e ritmata che fa venire voglia ancora di ballare.

Mai si scade nella volgarità, ma le battute degli attori sono incisive, nonostante il testo sia leggero; le sequenze sono state girate proprio nei luoghi in cui si è svolta la vicenda reale per non dimenticare il fatto drammatico che fa da sfondo alla trama. E, infine, non è da dimenticare il fatto che la storia, che qui si intreccia a quella con la “S” maiuscola, propone una riflessione anche sullo scambio generazionale: uomini adulti, con un'educazione conservatrice, si affiancano a giovani con poca esperienza in vari settori. E tutti impareranno qualcosa dagli altri, ricordando agli spettatori l'importanza di quei valori positivi su cui si basa la civilità occidentale e umana.

domenica 29 giugno 2014

Ed ecco il PRIDE !

Una settimana all'insegna dell'orgoglio gay, quella che si è tenuta anche a Milano dal 23 al 29 giugno 2014. Una settimana ricca di iniziative per conoscere la comunità LGBT, per parlare di diritti civili, di libertà, di accettazione di sé e degli altri. "In bloom" è il libro, con mostra fotografica, di E. Calvelli, così come "Nuda" un altro libro di M.Pagarini; il fumetto "I colori del vicino" di G. Macalone, la biblioteca dei libri parlanti, "Ho visto un re" lo spettacolo teatrale; il talk dal titolo "Educare alle differenze", il dibattito "Quali prospettive dopo la sentenza della Corte Costituzionale 170/2014", "Diritti LGBT. A che punto siamo?" incontro con l'Abominevole diritto...Questi alcuni degli incontri e degli approfondimenti che hanno animato quest'ultima edizione del Pride milanese che è culminato con la parata festosa e musicale che ha colorato una città grigia e piovosa. Alla prossima!
(Le foto sono di Monica Macchi)