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lunedì 9 marzo 2015

PRIDE: lavoratori, omosessuali e diritti negati





Gran Bretagna, storia recente: nel 1984 l'allora Primo Ministro, Margaret Thatcher, decide di chiudere una serie di impianti estrattivi con la conseguente perdita di molti posti di lavoro. Nasce, così, una grande mobilitazione dei minatori in molte zone del Paese, uno sciopero imponente che blocca le attività per quasi un anno.

In un villaggio del Galles, Delays, molte famiglie riescono a vivere solo grazie all'estrazione del carbone, per cui la scelta politica ed economica risulta ancora più grave: ecco, però, che un gruppo di londinesi si unisce agli operai nella lotta. Si tratta di un gruppo di giovani omosessuali che costituiscono il “Lesbian and Gays Support the Miners” (LGSM).

Non anticipiamo quale fu l'esito di quella protesta, ma sicuramente essa diede un segnale forte ai britannici, e a tutto il mondo, in direzione della tutela dei diritti civili: si parla di dignità dei lavoratori e di rispetto per l'amore tra persone dello stesso genere. Un anno dopo, nell'85, i miners decisero di partecipare ad uno dei più grandi gay-pride nella capitale inglese: un insegnamento di solidarietà reciproca che dovrebbe valere anche a distanza di trent'anni.


Lungamente applaudito alla sezione “Quenziane des Réalisateurs” del Festival di Cannes dello scorso anno, Pride è una commedia sociale, colorata e scoppiettante che, fra i sorrisi e le gags molto “british”, porta a fare anche riflessioni di stretta attualità.

Pride è, infatti, l'orgoglio di chi protesta, di chi ha ancora la voglia e il coraggio di scendere in piazza a gridare che i diritti non vanno calpestati e i diritti fondamentali (come quello alla vita, alla salute, al lavoro, all'istruzione) appartengono a tutte e a tutti, senza distinzioni di nazionalità, di ceto, di età. Ma c'è anche il diritto all' amore che non va sottovalutato perchè le relazioni affettive stanno alla base di una buona qualità dell'esistenza.

Gli anni '80 – quelli in cui il regista Matthew Warchus e lo sceneggiatore Stephen Beresford ambientano la pellicola – sono stati l'epoca dell'edonismo reaganiano, seguito a ruota dall'era della lady di ferro e dall'Occidente intero, caratterizzata, quindi, da una forte sperequazione sociale, in cui i ricchi (cocainomani affaristi) erano lontani anni luce dalla working class (sempre più schiacciata da debiti e tasse).

Regista e sceneggiatore raccontano quel periodo attraverso le vicende del capo dei minatori - Mark Ashton che fonda il comitato di lotta contro la chiusura degli impianti - e la grintosa Hefina Headon che, affiancata dal dolce Cliff, darà vita al movimento di sostegno degli omosessuali. Oltre a loro, gli altri compagni di avventura che più diversi di così non potrebbero essere. Questa è la chiave, originale e interessante, del film: un film scritto e diretto da due professionisti del teatro che sanno come creare il giusto ritmo alla narrazione, tramite regia, montaggio, musica e dialoghi. Uno dei temi principali, infatti, è la convivenza possibile tra persone che appartengono a mondi molto differenti tra loro: i nerboruti operai, che hanno una mentalità chiusa, retrograda e maschilista, vengono affiancati al gruppo chiassoso, sregolato e anticonformista dai gay. All'inizio il rapporto arriva quasi ad essere violento, nelle parole e nei fatti, ma col tempo e la conoscenza, la situazione cambia a tal punto che si instaura tra loro un'amicizia. Ma un legame di questo tipo, partito con premesse così difficili, necessita di intelligenza e di apertura mentale: prima curiosità, poi fiducia e poi solidarietà e questo viene reso possibile in un contesto storico-politico che certo non agevolava l'antirazzismo e l'antidiscriminazione. Anzi.

Le scene del film riportano alla mente altre pellicole di grande successo, come ad esempio Grazie signora Tatcher e Billy Elliot e c'è un omaggio musicale doveroso a Ken Loach, il regista britannico che più di tutti ha saputo raccontare quegli anni in quell'area geografica: una bellissima Bread & Roses cantata a cappella. Un momento da brividi che si inserisce, quasi come una preghiera, in una colonna sonora pop e ritmata che fa venire voglia ancora di ballare.

Mai si scade nella volgarità, ma le battute degli attori sono incisive, nonostante il testo sia leggero; le sequenze sono state girate proprio nei luoghi in cui si è svolta la vicenda reale per non dimenticare il fatto drammatico che fa da sfondo alla trama. E, infine, non è da dimenticare il fatto che la storia, che qui si intreccia a quella con la “S” maiuscola, propone una riflessione anche sullo scambio generazionale: uomini adulti, con un'educazione conservatrice, si affiancano a giovani con poca esperienza in vari settori. E tutti impareranno qualcosa dagli altri, ricordando agli spettatori l'importanza di quei valori positivi su cui si basa la civilità occidentale e umana.

venerdì 27 giugno 2014

Dire NO a violenze e razzismi



L'Associazione per i Diritti Umani ha aderito alla “Carovana delle culture” organizzata da: Convergenza delle culture Sanpapè, I cammini aperti Onlus, Associazione Unisono Spazio Baluardo, Studio 3R, Movimento alianza Pais. Una manifestazione che si è tenuta a Milano lo scorso 21 giugno per rispondere, con vitalità, alla violenza e al razzismo che serpeggiano in alcuni quartieri della città.

Vi proponiamo il video con alcune interviste ai partecipanti che abbiamo realizzato per voi. La musica in sottofondo ricorda proprio il carattere non violento e allegro della carovana perchè, come scritto anche sul volantino, è stata: “Un'onda di colori, voci ed espressioni diverse che portano equilibrio, felicità, evoluzione!”.


martedì 25 marzo 2014

Hai dato soldi agli zingari !




Il lavoro delle associazioni, degli organi di stampa, degli insegnanti e di tanti altri è importante soprattutto per abbattere i pregiudizi; è un lavoro necessario se, nel 2014 e in una città grande e cosmopolita come Milano, un ragazzo si rivolge al Sindaco e lo apostrofa con queste parole: “Hai dato i soldi agli zingari e ai rom, sei una merda”.

Certo, si può dissentire dalle scelte politiche e istituzionali che riguardano i cittadini, ma bisogna vedere i modi e le motivazioni.

Nel corso della prima Giornata della legalità, che si è tenuta il 21 marzo presso il Teatro Dal Verme, il sindaco, Giuliano Pisapia, è stato contestato da Alessandro, uno degli studenti in platea. Più volte il ragazzo ha urlato la suddetta frase al primo cittadino che lo ha invitato ad un confronto diretto e più pacato e, una volta impugnato il microfono, Alessandro ha criticato la scelta di aumentare i costi dell'Imu, dell'Irpef e dei biglietti dei trasporti pubblici, aggiungendo che invece siano stati regalati dei soldi agli zingari “mentre vedo nel mio quartiere gente che non arriva a fine mese. Io mi informo”.

Ecco, è un bene che i giovani si informino, ma la responsabilità è degli adulti che si occupano di informazione, che costruiscono le notizie, che formano - con le loro parole - l'opinione pubblica. Mescolare, in maniera superficiale, il tema della crisi economica, con i tagli ai servizi e con gli “zingari” è frutto di malainformazione, di stereotipi e di diffidenza generati dalla mancanza di approfondimento.

Non vogliamo prendere posizione sull'operato di Pisapia, né questa è una difesa d'ufficio, ma siamo d'accordo con lui quando dice, come ha ricordato anche allo studente: “ ...Non bisogna mettere tutti sullo stesso piano, ma bisogna giudicare persone per persona, per l'impegno che ci mette, se fa le cose per se stesso o per gli altri”. Se i soldi non ci sono, non ci sono né per gli italiani, né per gli stranieri. Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche e, magari, smettere di alimentare le barriere mentali verso altre persone di diversa nazionalità e di fomentare una guerra tra poveri. Anche di spirito.

domenica 6 gennaio 2013

Una battaglia di civiltà


Un paio di giorni fa è uscita una “piccola” notizia. “Piccola” perchè è stata riportata solo da alcuni giornali, per lo più regionali, e da Internet, ma molto significativa.
Nicoletta Ditadi, una signora non vedente, aveva acquistato su Groupon un soggiorno presso l'hotel Monaco Sport si Santo Stefano di Cadore, in provincia di Belluno, specificando, all'impiegata della reception, che, insieme al marito, sarebbe stata accompagnata da Lara, un labrador, il suo cane-guida.
Dall'albergo le hanno risposto che il cane avrebbe richiesto un supplemento economico di 9 euro per le pulizie e che la colazione le sarebbe stata servita in una stanza a parte, per non turbare gli altri ospiti.
La signora e il marito hanno ricordato al Direttore della struttura, Sergio De Candido, la legge che tutela la presenza degli animali domestici negli alberghi, ma hanno anche sporto denuncia ai carabinieri di Mirano. I due coniugi non hanno chiesto risarcimenti per l'episodio di discriminazione, ma si sono rivolti alle forze dell'ordine per una “battaglia di civiltà”.
A quel punto, il Direttore ha rivolto le proprie scuse, ma ha anche “offerto” alla signora Ditadi un altro soggiorno in cambio del ritiro della denuncia. La signora e il marito hanno deciso di non ritirarla.
Lasciamo a voi i commenti su questo episodio.