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giovedì 17 dicembre 2015

Detenzione dei richiedenti asilo e uso della forza per il prelievo delle impronte: “Se questo è il prezzo di Schengen, no grazie!”

 
 
Strasburgo, 16 dicembre 2015
 
Nel corso della seduta Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo si è svolto il dibattito su “Detenzione dei richiedenti asilo e uso della forza nei loro confronti”, preceduto dalle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione.
 
La deputata Barbara Spinelli (Gue-Ngl) ha preso la parola alla presenza di Dimitris Avramopoulos, Commissario per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, e Nicolas Schmit, ministro del Lavoro lussemburghese, in rappresentanza della Presidenza del Consiglio.
 
«Leggo nel comunicato della Commissione sugli hotspot italiani che Roma deve “dare una cornice legale all'uso della forza” per il prelievo di impronte e le detenzioni prolungate. Sarà difficile, dicono i giuristi, a meno di violare due articoli della Costituzione: il 13 e il 24. Mi chiedo anche come l'Unione intenda far fronte a detenzioni e violenze verso i rifugiati che si estendono: in Ungheria, Bulgaria, Polonia, Francia, Spagna.
 
«In Italia le espulsioni forzate sono attuate anche quando i giudici sospendono i rimpatri. Il governo danese confisca da domenica scorsa i gioielli dei rifugiati – anelli nuziali esclusi – per pagarne i costi.
 
«È grave che tali misure siano presentate come urgenti e obbligatorie “per salvare Schengen”. Che il Presidente del Consiglio Europeo Tusk raccomandi 18 mesi di reclusione dei richiedenti asilo, sempre “per salvare Schengen”. Che non siano invece considerati obbligatori il non-refoulement, l'habeas corpus, la ricerca di alternative alla detenzione sistematica, la non coercizione su persone vulnerabili o minori.
 
«Non ci si può limitare a imporre solo misure repressive mentre la Carta, i trattati, il pacchetto asilo del 2013 prevedono diritti e clausole discrezionali ben più vincolanti.
 
«Se questo è il prezzo di Schengen: No grazie! – come cittadina europea rinuncio volentieri a Schengen, senza esitare».
 

sabato 30 agosto 2014

Il bacio di Lampedusa



Un'altra indicazione letteraria per voi, cari lettori: vi proponiamo il romanzo intitolato Il bacio di Lampedusa, di Mounir Charfi, editore Castelvecchi. 


Il testo si apre con l'inizio di un'avventura: la ricerca di un libro antico, che tratta di alchimia. Il libro era appartenuto al padre del protagonista e ora questi, per ritrovarlo, deve viaggiare tra il sud della Tunisia e le coste francesi. Ma l'avventura e la fantasia affondano le proprie radici nella stretta attualità: Chafir, infatti, è un medico di professione - qui alla sua opera prima di narrativa - e con questo romanzo poetico, onirico, metaforico vuole raccontare l'odissea dei tanti migranti che sono costretti a lasciare i Paesi d'origine per cercare rifugio in Europa.

Scritto poco prima dello scoppiare delle rivoluzioni arabe, il testo ne anticipa le motivazioni e le speranze (a volte disilluse): parla di uomini, donne e bambini che lottano, scappano e chiedono giustizia e diritti tutelati. Come afferma lo stesso autore, il romanzo è un “libro kamikaze” nel senso che intende far saltare ogni barriera tra culture, religioni e politiche. La fantasia, infatti, è messa al servizio della realtà; l'atto creativo può essere un atto di ribellione, un gesto autentico di liberazione. Ecco, allora, che l'alchimia consiste nell'abbattere le frontiere - come Frontex, come Shenghen - ma anche quelle barriere che stanno dentro i cuori e che impediscono veri e concreti processi si accoglienza e di inclusione.

La finzione letteraria parla di un bacio, un bacio immaginario tra due continenti, tra la sponda Nord e quella Sud dello stesso mare; un bacio tra due città, Marsiglia e Algeri, che si fondono per diventare “Malgeri” e si fanno simbolo della volontà di capirsi e di accettarsi. Perchè il mondo torni ad essere uno spazio aperto, libero e pacifico. Per tutti.