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lunedì 28 dicembre 2015

L'appello di Abdullah Kurdi (il padre del piccolo Aylan), l'Europa e le migrazioni


Continuano a susseguirsi i naufragi dei migranti in mare e, tra loro, anche tanti, troppi bambini. Nel 2015 il numero dei bambini che hanno perso la vita nel Mediterrabneo è raddoppiato rispetto all'anno precedente ed è salito a 3200, oltre 700 dallo scorso gennaio: questi sono i dati riportati dalla fondazione Migrantes. Anche il mare Egeo è diventato, purtroppo, un cimitero d'acqua a dimostrazione del fatto che l'Europa - in terra e in mare – non è ancora in grado di gestire la criminalità dei viaggi, dare vera accoglienza ai profughi e ai rifugiati, salvare vittime innocenti, come ha sottolineato, pochi giorni fa Monsignor Gian Carlo Perego – Direttore generale di Migrantes: “ L'Europa sembra ora, a fronte della minaccia terroristica, giustificare i muri e la chiusura delle frontiere...L'accoglienza ai nostri porti, anziché in centri di accoglienza aperti, sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli 'hotspots', come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20.000 persone arrivate al porto e trasferite al Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite”, parole dure alle quali ha aggiunto: “ le istituzioni Ue e Stati devono correggere le lacune nel funzionamento degli hotspot, incluso stabilire le necessarie capacità ricettive per raggiungere gli obiettivi e concordare rapidamente un preciso calendario affinchè anche gli altri hotspot diventino operativi”.



Intanto, per chi ancora non lo avesse ascoltato, riproponiamo l'importante appello di Abdullah Kurdi, il padre del piccolo Aylan, il bambino siriano di tre anni, annegato nel Mar Egeo, tra Grecia e Turchia, insieme al fratellino Galip e alla madre Rehan.
 
 
 
 
 




domenica 20 dicembre 2015

Migrazioni: dall'attualità alla graphic novel

Presso il museo Mudec di Milano, l'Associazione per i Diritti umani ha approfondito il tema delle migrazioni con gli interventi di Edda Pando (attivista e membro di Todo Cambia), Veronica Tedeschi (giurista) e Monica Macchi che ha illustrato il contenuto della graphic novel intitolata "Se ti chiami Mohamed".
Informazioni utili da fonti attendibili, approfondimento sui termini corretti da usare, definizioni giuridiche in tema di migrazioni e molto altro...nel video dell'incontro che, speriamo, possa essere utile anche a scopo didattico.


Tutti i video degli incontri pubblici organizzati da noi, sono disponibili sul canale Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani e sul canale di Alessandra Montesanto.


Ecco a voi il video!



sabato 19 dicembre 2015

Giornata di Azione Globale contro il razzismo e per i diritti delle e dei migranti, rifugiate/i e sfollate/i

 
BASTA MURI APRIAMO LE PORTE
Pace, democrazia, giustizia sociale e dignità per tutte e tutti!
 
 
Non è un destino cieco e inevitabile quello che decide dove passa la frontiera fra chi è salvata/o e chi è sommerso, fra chi può esercitare i propri diritti umani e chi no.
L'Europa afferma di doversi armare per difendere i valori di libertà e democrazia, ma questi valori sono un privilegio solo per i/le cittadini/e europei/e. Si finge che siano di tutte/i, ma non è così. Ad esempio la libertà di movimento è esclusivamente per le cittadine e i cittadini dell’Europa mentre tutte le altre e tutti gli altri si scontrano con muri sempre più alti. Per giustificare questa disparità di trattamento ci vogliono convincere che chi è fuori è un po' meno umana/o, meno civilizzata/o e più pericolosa/o, quindi con meno diritti di chi è dentro la cittadella del privilegio.
E chi perde la vita nel viaggio è meno importante di chi muore in una città europea.
Per noi più di 26 mila morti, dal 2000 ad oggi, alle frontiere di mare e di terra sono inaccettabili. 
Vogliamo smantellare il razzismo istituzionale che è alla base di questa Europa, vogliamo far sentire le voci delle migliaia di persone ferme davanti ai muri che si stanno moltiplicando alle frontiere europee (e non solo).  Chiediamo con loro pace, democrazia, giustizia sociale e dignità per tutte e tutti.  Per questo saremo in piazza insieme il 19 dicembre.
Sabato 19 dicembre 2015
Dalle 14.30 alle 18.30
Piazza San Carlo (MM San Babila) MILANO

evento FB: BASTA MURI, APRIAMO LE PORTE! 
 
Coordinamento per la Giornata di azione globale per i diritti delle/dei migranti, rifugiate/i e sfollate/i – Milano

venerdì 18 dicembre 2015

Umanità in transito verso il nulla

 di Sarantis Thanopulos   (da Il Manifesto)
 
Il dramma del migrante non sta nel suo essere in «mezzo al guado»: non più nella terra che lascia, non ancora nella terra che vuole raggiungere. Sta nel fatto che nelle migrazioni, anche quelle dall’esito più felice, si deve sempre attraversare una terra di nessuno, in cui non si profila altro all’orizzonte che cielo e deserto o acqua. In questa terra più si mette alle spalle ciò che si è lasciato, più appare lontana, irraggiungibile la meta del proprio cammino.
C’è nella migrazione una dimensione ineliminabile che rappresenta il «negativo» del viaggio di Ulisse. L’Itaca che ti dà l’avventura del viaggio (Kavafis), la meta di ritorno che più l’avvicini più si allontana –allargando definitivamente l’orizzonte della tua esperienza– non fa parte dell’esilio quando esso appare definitivo, un andarsene per sempre, una volta tolti gli ormeggi. Il viandante perde la condizione prima del viaggio –il punto di partenza come meta di un ritorno da rimandare il più a lungo possibile– e cerca di ritrovarla da un’altra parte. Andando avanti nello spazio, viaggia a ritroso nel tempo. L’opposto di Ulisse, che, tornando indietro nello spazio, viaggia avanti nel tempo.
La migrazione dei nostri tempi è evento particolarmente traumatico, sradicamento totale che può portare a un ritiro catastrofico del proprio desiderio dal mondo.
Il «cittadino del mondo» non dimora qui, neppure l’esploratore alla ricerca di terre nuove (per necessità o spirito di avventura). La scena è abitata da naufraghi che la deriva può portare a una spiaggia accogliente o a sbattere sugli scogli.
Le spiagge e le scogliere nella nostra civiltà iper-tecnologica e sovraffollata sono fatte di materia umana.
Sulle sponde dell’Occidente siamo noi in carne e ossa a tendere la mano ai senza terra o a restare a braccia conserte facendo cadere l’acrobata di turno nel vuoto. Sennonché, noi privilegiati, con la presunzione di potere scegliere tra accoglienza, ostilità e indifferenza, siamo ugualmente naufraghi, perduti e senza approdo visibile nel luogo in cui viviamo. Orfani dell’altro, di colui che vive dall’altra parte del confine (della strada, dello steccato) o in un altrove oltre la sottile linea di un orizzonte lontano, diffidiamo di noi stessi e abbiamo bisogno di «infiltrati» con cui prendersela, per non impazzire.
Si nasce per sradicamento e se l’esperienza, di per sé lacerante, della separazione dal sentimento di appartenenza, non esita in rovina, è perché l’altro si costituisce come sponda necessaria per la scoperta del mondo e il radicamento in esso. Questo radicamento non è quello di un albero: è fondato, al tempo stesso, sul senso di appartenenza a un posto e sul viaggio. Se tutto va bene, alloggiamo nel mondo in modo eccentrico, isterico: ben radicati e in transito, cittadini e apolidi.
Il sentimento di appartenenza è da sempre frainteso come patto tribale difensivo, che divide il familiare dall’estraneo. In realtà il legame con le proprie origini è sentimento di auto-appartenenza, presenza in sé che presente l’alterità. Le nostre radici sono la vita nel suo spontaneo fluire, l’essere tutt’uno con le cose vive del mondo che sono parte di noi, sentono e respirano con noi. L’appartenenza a se stessi uniti alla materia prima della vita, è alla base del sentire comune. Questo sentire non è chiuso in un posto: l’affinità è presentimento di ciò che è diverso.
Dove l’appartenenza perde il suo legame con l’alterità — il principio della differenza che plasma la materia umana– si perde il senso stesso del viaggio. L’umanità è in transito verso il nulla, mentre l’indifferenza danza con la paranoia.

martedì 15 dicembre 2015

America latina: i diritti negati. Che cosa fare?



di Mayra Landaverde



In questi giorni di cortei, presidi e riunioni ho notato che tanti compagni si chiedono se davanti a tutte queste tragedie sia davvero utile continuare nella lotta. La lotta contro il razzismo, la corruzione, l'indifferenza ecc.

I risultati sono spesso scarsi o nulli. La stanchezza si fa molto presente fra noi.

Ieri, durante un corso, una partecipante ha chiesto al relatore cosa fare.

Sì, cosa fare? Andare in manifestazione? Realizzare uno striscione? Fare uno sciopero della fame? Incatenarsi davanti a qualche palazzo istituzionale?

Io non credo che nessun attivista o nessun docente abbia una risposta concreta.

E anche a me viene una stanchezza terribile quando vedo al nostro presidio per i nuovi desaparecidos - ogni giovedì - la gente che passa e non si ferma, non ci guarda e tante volte non accetta nemmeno il nostro volantino.

Sono tutti impegnati a faregli acquisti di Natale.

Come potrebbero essere interessati a dei ragazzi che ormai sono morti e sepolti in fondo al Mediterraneo? A chi potrebbe mai interessare la sorte di migliaia di centroamericani dispersi da qualche parte in Messico? Chi vorrebbe mai sapere di tutti i messicani che muoiono abbandonati nel deserto o annegati nel Río Bravo per attraversare la frontiera con gli Stati Uniti?

Non interessa a nessuno. Perché non li vedono. Perché sono numeri, cifre da telegiornale. Statistiche.

Allora, chiedono i compagni. Che cosa fare?

Facciamoglieli vedere. Proprio davanti ai loro occhi. Portiamoli qui nel centro città.

Il 25 aprile scorso , come Rete per i Nuovi Desaparecidos, abbiamo deciso di creare cartelli con le foto dei ragazzi algerini e tunisini dispersi nel Mediterraneo. Poche volte nella mia vita mi sono commossa in questo modo. La gente ha cominciato ad applaudire mentre noi camminavano in silenzio con i cartelli e quei volti appesi al collo , volti di persone di cui non si sa più nulla da anni.

Sono spariti, sono desaparecidos.

Noi li stiamo cercando! Vogliamo sapere dove sono. Non li portiamo per fare qualsiasi cosa.

Li portiamo perché le loro famiglie li cercano ma non possono essere qui. Perché ci hanno affidato questo grandissimo impegno e noi lo abbiamo accettato. Io l'ho accettato perché sono madre e non riesco nemmeno a immaginare la disperazione del non sapere dove sia finito mio figlio.

Che cosa fare chiedono i compagni.

Bene, prendete una di queste foto e cercateli con noi.

Ieri, 14 dicembre 2015, giornata importante a Milano, mentre si ricordava la strage di Piazza Fontana, abbiamo deciso di continuare ancora col nostro presidio, ma non da soli. Ora ci sono anche Torino, Palermo e Roma. E la stanchezza si sente già meno.

Facciamoci contagiare dai movimenti dell'America Latina. Noi siamo stanchi, ormai è da giugno che organizziamo questo presidio.

La carovana di madri centroamericane in cerca dei loro figli e figlie dispersi in Messico lo fanno da 11 anni. Saranno stanche anche loro, certo.

Ma stanno cercando i loro cari e vanno avanti, nessuno le ferma, neanche il governo messicano che ci ha provato in tutti i modi, negando il loro ingresso nel paese. Nessuno le ha fermate. Nemmeno quando trovano i propri figli. Emeteria Martínez cercò per 21 anni sua figlia. E continuò ad accompagnare le altre mamme anche dopo aver trovato la figlia.

Questo movimento ha trovato finora 200 persone e soltanto quest'anno ne sono già stati ritrovati altri quattro.

Ecco cosa fare.

Facciamoci contagiare da loro, dalla loro inesauribile voglia di cambiare il mondo.


mercoledì 9 dicembre 2015

Barbara Spinelli presenta un’interrogazione sull'hot spot di Lampedusa con 22 eurodeputati di diversi gruppi politici

Bruxelles, 9 dicembre 2015 L'eurodeputata Barbara Spinelli (Gue-Ngl) ha presentato un'interrogazione alla Commissione contestando le pratiche che le autorità Italiane stanno svolgendo nell'hot spot di Lampedusa, centro ufficialmente gestito dall'Unione Europea. "Da settembre le autorità Italiane hanno adottato nuove pratiche illegali in violazione dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo presso l'hot spot di Lampedusa", ha dichiarato. "Arrivati nell'hot spot, i migranti sono frettolosamente intervistati e ricevono un formulario incompleto senza informazioni sul diritto all'asilo. Pertanto, molti migranti ricevono provvedimenti di respingimento senza avere avuto l'opportunità di chiedere asilo ai sensi delle direttive 2011/95/UE detta "Direttiva Qualifiche" e 2013/32/UE detta "Direttiva Procedure". Una volta ricevuti i provvedimenti di respingimento, i migranti sono cacciati dai centri con un documento che li obbliga a lasciare il paese entro sette giorni dall'aeroporto di Roma - Fiumicino”. "La direttiva 2013/32/UE stabilisce, qualora migranti detenuti in centri di trattenimento desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, che tutte le informazioni sulla possibilità di farlo sia loro garantita (Articolo 8). Peraltro", ha continuato l'eurodeputata "il §27 della stessa direttiva stabilisce che i cittadini di paesi terzi e gli apolidi che hanno espresso l’intenzione di chiedere protezione internazionale siano considerati richiedenti protezione internazionale: in quanto tali, devono poter godere dei diritti di cui alle direttive 2013/32/UE e 2013/33/UE”. L'interrogazione si conclude considerando che tali pratiche dimostrano gravi mancanze riguardo la tutela dei diritti umani dei migranti e richiedenti asilo. In particolare, non avendo tenuto conto delle circostanze specifiche di ciascun caso nel rilascio di provvedimenti di respingimento, contravvengono all'articolo 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e alla giurisprudenza consolidata della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. L'eurodeputata, insieme a 22 colleghi di diversi gruppi politici (Socialisti, Liberali, Verdi, Sinistra unitaria europea) chiede alla Commissione di indagare sulla compatibilità di tali pratiche di gestione degli hot spot con il diritto dell'Unione Europea.

domenica 6 dicembre 2015

Idomeni: ultimi aggiornamenti dalla frontiera tra Grecia e Macedonia



Live Ticker Eidomeni

http://livetickereidomeni.bordermonitoring.eu/2015/12/03/3-12-2015/

La diretta è a cura degli attivisti del Moving Europe Bus, che sono ad Idomeni dal 22 novembre.

www.moving-europe.org

5.12.2015

9:30: Circa 20 bus sono arrivati durante la notte. Le persone che ci sono sopra devono aspettare nel bus. Altri hanno fatto la fila al confine per tutta la notte. Questa mattina la polizia greca ha di nuovo distribuito volantini in diverse lingue a coloro che sono accampati lungo la ferrovia, per dire che devono sgomberare entro tre giorni.
 

4.12.2015

22.50: La situazione per ora è calma. Ogni tanto partono bus per Atene e altri arrivano. Le persone sono ancora in fila al confine. Continueremo a inviare informazioni domani.

19.00: Nelle ultime ore molti bus sono partiti per Atene. I funzionari dicono che lì ci sono campi aperti per l’accoglienza. Nello stesso tempo, ancora migliaia di persone si stanno preparando per un’altra notte fredda qui. Voci dicono che la polizia vuole liberare domani i binari della ferrovia, il che potrebbe significare atti di forza contro le persone che sono bloccate qui. L’UNHCR parla di un ultimatum di tre giorni entro il quale le persone dovrebbero lasciare questo posto, che terminerebbe domani. Arrivano costantemente bus con nuove persone, al momento ci sono cinque bus che aspettano. Anche le persone e le famiglie che saranno autorizzate a passare il confine probabilmente dovranno passare la notte all’aperto, perchè la procedura al confine è molto lenta.

16.00: L’atmosfera nel campo è molto calma. Molte persone lasciano il campo per cercare soluzioni diverse. Le ONG riorganizzano i loro servizi.

15.00: Di fronte alla barriera, ora c’è un corridoio controllato in forze dalla polizia greca. Le guardie di frontiera macedoni stanno controllando i documenti di coloro che vengono guidati attraverso il corridoio. Circa 400 persone aspettano ammassate alla barriera.

3.12.2015

01.00: Circa 500 persone stanno aspettando dalle 19.00 al distributore di benzina vicino a Policastro per essere trasferite a Idomeni.

00.30: Il passaggio di confine si è chiuso di nuovo. Circa 50 persone dalla Siria, Iraq e Afghanistan pare potrebbero passare in Macedonia.

24.00: Ora le persone passano il confine uno per uno. Sembra che controllino i documenti.

21.00: La situazione al confine è totalmente cambiata. Il blocco dei dimostratori è finito, ora la Macedonia ha chiuso il cancello. 2000 persone di fronte al cancello bloccato. Molte famiglie con bambini nella massa. Molte persone dormono per terra e attendono. Un poliziotto greco ha detto che potrebbero aprire il confine in tre ore. Nessuna informazione sul filtro per nazionalità. E’ difficile immaginare come potrebbero farlo in queste condizioni. Se la massa di persone comincia a muoversi senza i confini aperti ci potrebbe essere un rischio mortale per tutte le persone che attendono. C’è una grande presenza di polizia su entrambi i lati del confine.




18.30: Grande aumento della polizia, 10 autobus della polizia antisommossa al centro del campo. La gente si prepara a dormire all’aperto, il campo si è esteso alla campagna intorno.

18.00: Molti autobus sulla strada per Idomeni sono stati fermati dalla polizia nella stazione di benzina abbandonata di Evzonoi, 2 km da Idomeni. Da lì ci ora ci sono parecchie centinaia di persone in marcia sulla autostrada per arrivare a Idomeni.

17.00: Fronted ha annunciato la sua presenza a Idomeni la prossima settimana (vedi here)

16.30: La distribuzione di cibo delle ONG ufficiali è stata fermata. Solo i gruppi di volontari indipendenti distribuiscono cibo.

15.30: La situazione alla barriera di confine si è calmata per ora. Il passaggio è sempre più sotto il controllo di polizia, ma ancora il confine non è aperto, e ci sono ancora circa cinquanta persone di fronte al cancello. Dietro la polizia ci sono centinaia di persone che aspettano e gridano slogan.



13.15: Il treno è partito portando via circa 70 persone. Fermerà a Salonicco, ci dovrebbe essere una connessione via treno per Atene,


13.00: Abbiamo parlato con gli amici della persona che dovrebbe essere morta. Ci hanno detto che ha scalato il vagone alla ricerca di un posto per dormire. La persona, di nazionalità marocchina, è morta folgorata per aver toccato i fili della rete ferroviaria.

12.30: La situazione è veramente tesa e complicata. Unità speciali greche hanno circondato i manifestanti che stanno bloccando il passaggio. Massicce azioni con gas lacrimogeni e al pepe contro i manifestanti che cercano di raggiungere il gruppi circondati alla barriera. Centinaia di siriani attendono nella campagna accanto al campo. Parte del campo A è chiuso per coloro che non possono passare il confine. La polizia greca è in qualche modo presente all’ingresso del complesso. Nella stazione dei treni c’è un treno che partirà per Atene fra le 13.00 e le 14.00. La polizia chiede alla gente di prendere questo treno. L’UNHCR non è presente. La infrastruttura ufficiale e istituzionale è crollata. C’è disperazione e rabbia. Ci sono voci su una persona che si sarebbe suicidata un’ora fa. C’è poca presenza dei media. Naturalmente c’è solo una soluzione a questa catastrofe voluta: il confine deve essere aperto.




11.00: Grandi risse fra siriani e non siriani perchè nessuno al momento è autorizzato a passare. Divide et impera.

09.00: Il confine è ancora chiuso. Tutte le nazionalità sono bloccate. Nascono conflitti fra coloro che potrebbero passare e coloro che sono bloccati. La gente cerca di camminare a un altro passaggio di confine. La strategia europea del divide et impure ha funzionato bene.

2.11.2015


Alcune altre immagini della vita nel campo:




24.00: Aggiornamento: i bus che aspettano non sono dieci, sono venti. Altre 1000 persone dovranno dormire all’aperto stanotte.

23.00: Il punto di passaggio del confine è ancora bloccato dai manifestanti. La polizia greca ha completamente abbandonato la zona di confine. Per ora sono arrivati 10 bus. L’UNHCR dice che non c’è modo di accomodare i nuovi arrivati. Ovviamente hanno materiali sufficienti ma non hanno personale per distribuirlo.




 




19.00: Ancora centinaia di manifestanti di fronte alla rete. Il passaggio del confine è bloccato, nessuno può passare. Il campo si sta affollando perchè arriva nuova gente.

17.00: I manifestanti gridano Etihad (Uniti) per riunire tutte le nazionalità di fronte alla barriera.

16.00: I manifestanti hanno tirato giù le barriere al punto di passaggio. Situazione tesa. La polizia greca non interviene.

Video


  

15.00: Centinaia di sono riuniti al punto di passaggio perchè sono circolate voci sul fatto che il confine si aprirà fra due ore. La polizia e l’esercito macedone hanno rafforzato la presenza con cannoni ad acqua e unità antisommossa. Non abbiamo conferme sulla apertura del confine. 




13.30: Centinaia di rifugiati hanno provato a passare la barriera a una estremità e sono appena tornati nel campo. Dicono che l’esercito macedone è entrato in territorio greco e ha sparato loro con pallottole di plastica. Hanno anche riportato di spari di avvertimento in aria.



13.20: ieri sera, sono arrivati circa 30 bus. E questa mattina al punto di confine c’è il caos. La rete che lo circonda è stata distrutta.  






1.12.2015
  









21.00: Dopo la forte manifestazione della mattina, ci sono state diverse proteste e marce più piccole durante tutto il giorno dentro al campo.

Hanno annunciato che gli ufficiali di Fronted ancora non sono arrivati. Avranno una postazione proprio al centro del campo.

Dopo che la polizia ha aumentato le misure di sicurezza ieri, alcune ONG e gruppi di volontari si sono aggiunti alla costruzione della narrazione di Idomeni come “zona pericolosa” pubblicando avvisi a evitare la zona nei social media.

Quando abbiamo lasciato il campo circa 30 bus stavano aspettando di fronte al campo, portando nuove persone dalle isole.

19.00: I gruppi di solidarietà hanno fatto una manifestazione stasera a Salonicco per sostenere le proteste dei migranti bloccati ad Idomeni. Più di mille partecipanti.

15.00: Ci sono state altre due manifestazioni nel campo. Abbiamo l’impressione che ci sono più persone nel campo oggi che due giorni fa. Inoltre ci è stato detto che Frontex arriverà presto.

12.00: Questa mattina c’è stata una grande e pacifica manifestazione. Hanno partecipato tutti i gruppi di migranti bloccati. Dal lato macedone della frontiera è stato piazzato un cannone ad acqua.

30.11.2015 
22.00: Molti bus sono arrivati oggi, e questo ha portato a un gran ingorgo al check point di transito greco-macedone. Ci sono state situazioni turbolente, anche perchè la polizia e l’esercito macedone non sono capaci di leggere i documenti in greco o in arabo e la indicazione delle nazionalità.

Stanotte una unità di polizia greca pesantemente armata sta supportando la polizia regolare: sempre che le autorità greche considerino il campo sempre più come una zona pericolosa. La politica della disperazione e della sommossa è la risposta attuale a questa crisi creata dalla politica.

Al contrario le mense indipendenti e i punti informatici stanno facilitando nuovi momenti di solidarietà, autorganizzazione e amicizia. Alcune impressioni di oggi:  




17.00: Una manifestazione spontanea di circa 150 persone ha attraversato il campo e si è fermata alla barriera di confine per protestare. La polizia macedone ha messo un cannone ad acqua dietro la sua barriera. Molte persone arrivano ancora nel campo. Ci sono lunghe file per l’acqua e il cibo. La notte sarà molto fredda.

12.00: Molte proteste di fronte alla barriera, i dimostranti gridano “Aprite il cancello”. La notte scorsa la prima neve è caduta sulle montagne vicine.

29.11.2015





La situazione a Idomeni sta diventando peggiore. Molte persone sono ferme qui da 10 giorni. Non viene loro permesso di entrare in Macedonia se non hanno passaporto siriano, afgano o iracheno. La temperatura di notte scende a 5 gradi, soffia un vento freddo e molte persone trovano riparo solo in tende autocostruite. A parte la grande ONG Praksis ci sono ora due mense indipendenti che preparano cibo per più di 1000 persone, ma la gente comunque ancora deve fare lunghe file.

Questi gruppi indipendenti creano spazi di solidarietà nel campo. I rifugiati insieme con gli attivisti stanno preparando il mio e the caldo. Installano i generatori, mostrano come costruire ripari dal vento e aiutano come possono.

Naturalmente ci sono anche situazioni tese. I volontari che portano i vestiti e le scarpe con le loro macchine sono sopraffatti, e cosa ci sono donne e bambini che non riescono ad avere abiti asciutti. Mancano abiti asciutti, tende e sacchi a pelo: non sembra un problema di approvvigionamento, ma un problema politico perchè ce ne sono molti stoccati in un deposito nelle vicinanze. O l’UNHCR non è in grado di distribuirli o non vogliono che la gente rimanga ad Idomeni. La domanda se il confine verrà riaperto viene fatta incessantemente e ci sono molte voci che girano.

La nuova rete di filo spinato lungo il confine della Macedonia è stata completata domenica dall’esercito macedone. Secondo i nuovi report al momento è lunga 3 km e dovrebbe diventare di 25km. Le persone che provano ad aggirarla a piedi raccontano di essere stati presi dall’esercito macedone e riportati immediatamente in Grecia.

Chiudendo i confini per alcune nazionalità e riportando indietro le persone dalla Macedonia alla Grecia, la Macedonia sta violando la Convenzione delle Nazioni Unite per i Rifugiati che garantisce i diritti individuali. Ma non si sente nessuna protesta internazionale.

La voce che la Grecia stia costruendo campo di detenzione nella provincia sembra per ora infondata, visto che il governo provinciale ha rigettato questo piano. Non vogliono che i rifugiati stiano nella loro provincia.

28.11.2015

Foto delle proteste, della rete e del campo di Idomeni   












22.11.2015 – 28.11.2015


Il 18 novembre, la Slovenia ha chiuso i suoi confini per i rifugiati che non sono siriani, afgani o iracheni. Subito dopo, Serbia e Macedonia hanno adottato la stessa pratica di segregazione. C’è un piccolo dubbio, se questa politica sia stata suggerita dall’Unione Europea per iniziare il rallentamento o addirittura la fine della rotta balcanica dei migranti. Ci sono informazioni sul fatto che tre campi sarebbero in costruzione ad Atene. Inoltre, ci sono voci sul fatto che gli afgani verrebbero segregati e che il confine greco-macedone verrà presto chiuso per sette giorni. Ma non ci sono ancora conferme ufficiali.

Al momento, ci sono migliaia di rifugiati bloccati a Idomeni e hanno cominciato a protestare. Il Moving Europe Bus è sul posto dal 22 novembre e racconta in diretta.