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sabato 9 novembre 2013

10 proposte concrete per dichiarare illegale la povertà!




Come Associazione per i Diritti Umani vogliamo sostenere la campagna “Miseria ladra” promossa dal Gruppo Abele e da Libera di cui riportiamo il progetto e gli intenti già pubblicati sul sito di Libera.
Nell'ambito della campagna, per il prossimo 18 novembre, è previsto un incontro a Torino, alla Fabbrica delle "e" alle ore 21.00, con Luigi Ciotti, Marcelo Barros e Giuseppe De Marzo

Il nostro paese vive una condizione di impoverimento materiale e culturale insostenibile ed inaccettabile. I numeri più asettici dell'ISTAT ci informano che, nel 2012, 9 milioni e 563mila persone pari al 15,8% della popolazione sono in condizione di povertà relativa, con una disponibilità di 506 euro mensili (erano 8,173 milioni nel 2011 pari al 13,8% della popolazione). In condizione di povertà assoluta si trovano invece 4 milioni 814mila persone, pari al 7,9% della popolazione italiana (nel 2011 erano 3,415 milioni pari al 5,2% della popolazione). Parliamo di quasi un italiano su quattro costretto a vivere in una condizione in cui la dignità umana viene calpestata. Il 32,3% di chi ha meno di 18 anni è a rischio povertà. 723 mila minorenni italiani vivono già in condizione di povertà assoluta. È questo un dato intollerabile che dovrebbe farci indignare tutti e tutte. La diseguaglianza continua a crescere, con differenze territoriali che ripropongono la questione meridionale come uno dei temi sui quali intervenire urgentemente. Il sud infatti risulta drammaticamente più colpito ed impoverito dalla crisi. La disoccupazione nazionale oltre il 12%, al sud è nettamente superiore. Tra i 15/24 anni che cercano lavoro nel mezzogiorno, la disoccupazione è superiore al 41%. Le famiglie italiane si sono enormemente impoverite. Oltre il 60% delle famiglie ha ridotto la quantità e la qualità della propria spesa alimentare, mentre aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per mangiare. Oltre due milioni sono i cosiddetti Neet, giovani così scoraggiati dalla situazione che non studiano, non cercano più lavoro e non sono nemmeno coinvolti in attività formative. Aumentano enormemente la precarietà e lo sfruttamento sul lavoro, sino a raggiungere pratiche di neoschiavismo nei confronti dei lavoratori migranti e non, sia al sud che al nord del paese. Si rafforza il controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in crisi,costrette a "rivolgersi" ai prestiti dei mafiosi. Così come sono in drammatica crescita i crimini contro l'ambiente. Sono oltre 93 al giorno quelli denunciati che certificano l'aumento dell'impatto e dell'influenza delle ecomafie e che distruggono la nostra vera ricchezza: territori, beni comuni e biodiversità.
La ricchezza si è spostata dal lavoro alla rendita finanziaria. La situazione risulta aggravata dalle attuali politiche in campo. Delocalizzazioni,dismissioni, privatizzazioni, austerità e vincoli di bilancio,riforme di welfare e pensioni, azzeramento dei fondi per il sociale e tagli nei settori dove maggiore è la domanda di servizi pubblici e sociali, hanno aggravato ulteriormente la crisi. Disuguaglianza e ingiustizia sociale ed ambientale stanno mettendo in crisi la nostra democrazia. Una società diseguale, che coniuga svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazioni della ricchezza nelle mani di pochi, attenta alla coesione sociale e incrementa la sfiducia istituzionale, affossa il principio di rappresentatività e scoraggia la partecipazione. I dati e la situazione di crisi politica fotografano una "guerra" dove la povertà materiale e culturale èla peggiore delle malattie, in senso sociale, economico, ambientale e sanitario.
"La costruzione dell'uguaglianza e della giustizia sociale è compito della politica nel senso più vasto del termine: quella formale di chi amministra equella informale chi ci chiama in causa tutti come cittadini responsabili. La povertà dovrebbe essere illegale nel nostro paese. La crisi per molti è una condanna, per altri è un'occasione. Le mafie hanno trovato inedite sponde nella società dell'io, nel suo diffuso analfabetismo etico. Oggi sempre più evidenti i favoriindiretti alle mafie che sono forti in una società diseguale e culturalmente depressa e con una politica debole." sostiene don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera.
La Costituzione ci impegna in tal senso a fare ognuno la sua parte. La lotta alla povertà va ripensata in termini di interdipendenza tra le persone,le specie e all'interno degli equilibri naturali dei nostri ecosistemi. Possiamo da subito portare avanti azioni di contrasto dal basso alla povertà. Il Gruppo Abele e Libera promuovono la campagna"Miseria Ladra" con tutte quelle realtà sociali, sindacali,studentesche, comitati, associazioni, movimenti, giornali e singoli cittadini/e, intenzionati a portare avanti le proposte contenute nel documento. Proposte concrete che da subito possono rispondere alla crisi materiale e culturale, rafforzare la partecipazione e rivitalizzare la nostra democrazia. 




Le dieci proposte per combattere la povertà si possono leggere sul sito di Libera, www.libera.it
 

mercoledì 10 aprile 2013

L'emergenza Nord Africa continua...nel Villaggio olimpico di Torino


Dapprima 150 profughi e rifugiati, tra cui molte donne con figli e minori non accompagnati. Poi sono diventati 400 e aumenteranno. Si tratta delle persone che – con la fine del piano “Emergenza Nord Africa, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, finanziato dal Ministero dell'Interno e arrivato allo scorso dicembre con la fine dei fondi e la chiusura dei centri di accoglienza – si sono ritrovate in mezzo a una strada, con soli 500 euro per rimpatriare oppure rimanere in Italia, senza lavoro, senza assistenza, senza dimora.
Molti di questi richiedenti asilo hanno, allora, cercato rifugio nei locali dell'ex Villaggio Olimpico di Torino: si tratta di tre palazzine rimaste invendute dopo le Olimpiadi del 2006.
La percentuale dei profughi e dei migranti che hanno occupato questi spazi è bassa rispetto alle mille e cinquecento persone che sono arrivate in Piemonte, dal 2011 ad oggi, in seguito soprattutto alla crisi in Libia e che sono in attesa di una risposta alla loro domanda di asilo politico. Con la fine del piano predisposto dal Ministero, ora la competenza degli interventi appartiene, non più alla Protezione civile, ma alle prefetture e alle amministrazioni locali. Il questore del capoluogo piemontese, Antonino Cufalo, ha dichiarato che: “ E' una questione che non si risolve in termini di ordine pubblico, ma è una situazione complessa, oggetto di approfondimento ed è in via prioritaria una questione umanitaria”. E l'assessore alle Politiche sociali, Elide Tisi, ha aggiunto: “ Alcune strutture hanno gestito bene l'accoglienza, altre meno: non è stato fatto alcun controllo” e ha promesso che la sua attenzione sarà rivolta a tutti, ma in particolare alle persone più vulnerabili: donne, bambini, anziani, famiglie e persone con problemi psichici o fisici.
Nessuno, per adesso, ha chiesto lo sgombero delle palazzine: né la proprietà, né la prefettura, né la città.
I profughi chiedono, innanzitutto, la regolarizzazione della loro posizione, la residenza e la possibilità di avere una casa. E, mentre i politici cercano soluzioni, la società civile dà un segnale positivo. Molti cittadini, infatti, hanno portato aiuti: borse con indumenti, materassi, cibo e due televisori.
Il prossimo 19 aprile, infine, il Movimento rifugiati e profughi ha organizzato, sempre a Torino, un'assemblea per continuare ad esprimere solidarietà ai migranti e per attirare l'attenzione sui problemi dell'accoglienza di chi è costretto a lasciare il proprio Paese a causa di guerre e di violenze.