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mercoledì 18 novembre 2015

La sacralità di Lea Garofalo secondo Marco Tullio Giordana







 



Questa sera, alle 21.20, su RAI 1 il film di Marco Tullio Giordana sulla vita di Lea Garofalo.



di Maurizio Porro (da La 27maOra)
 
 
Altri 100 passi di Marco Tullio Giordana in direzione del cinema civile. Se nel film di 15 anni fa con Lo Cascio si ricordava Peppino Impastato in lotta contro la mafia in cui militava il padre, Lea , che apre l’11 novembre il RomaFiction Fest coordinato da Piera Detassis, è la storia di una vittima della ‘ndrangheta in cui milita tutta la famiglia. Dice il regista: «Lei aveva fatto vedere I cento passi alla figlia, dicendo che avrebbe fatto la stessa fine: quel film è stato un punto di riferimento. Questo ricorda uno dei fatti di cronaca più spaventosi, un omicidio tribale e orrendo che viene da un mondo remoto».
Ancora anime nere: la Calabria in trasferta al Nord e una donna che non vuole accettare il malaffare atavico e cerca di resistere con la figlia Denise, sotto scorta. Quando il programma di protezione viene revocato, Lea scompare, il 24 novembre 2009. Spetta a Denise infiltratasi nella cosca familiare per denunciare i veri colpevoli, fratello e padre, smascherati da un pentito, finché il corpo viene trovato: ergastolo per tutti, anche per la 24enne Denise che vive da sorvegliata speciale.
Una vera tragedia greca. «Gli elementi ci sono tutti — dice Giordana —. Il film è in ordine cronologico: la adolescenza calabrese di Lea, inseguendo un romanzo di formazione, girando a Milano, ricostruendo aule del tribunale e telecamere di sorveglianza. Solo alla fine ho inserito veri documenti del funerale con la città intera mobilitata. L’eloquenza di quelle facce ed espressioni non si poteva replicare, volevo fosse chiaro che avevamo raccontato una storia vera».
Tornando alla tv, dove piantò un paletto d’autore con La meglio gioventù , Giordana la vede come un supporto importante: «Proposta l’idea, ho girato come un fulmine in 6 settimane». Lea (produzione Rai e Angelo Barbagallo con l’Associazione Produttori Tv e la Fondazione Cinema per Roma, col sostegno di Regione Lazio, Camera di commercio) passerà su Rai1 il 18 novembre. «Non è solo un film-tv di rara forza, ma è anche un‘opera di grande valore civile, anzi di denuncia. Un impegno che per noi è prioritario», sottolinea il direttore Rai Fiction Tinny Andreatta.
Tensioni sul set? «No — riprende Giordana — ho avuto appoggi basilari, come quello di don Ciotti, interpretato da Diego Ribon. Lui e l’avvocato Vincenza Rando hanno spiegato che la denuncia contro l’omertà, la rottura con le famiglie, è il passo che mette in crisi i meccanismi automatici di obbedienza, le leggi non scritte della ‘ndrangheta».
E qui è la madre Lea a ribellarsi: «Quando le donne rompono la linea di continuità si apre la frattura, la crisi vera. Don Ciotti rivela che, dopo Lea, è stato avvicinato da molte donne terrorizzate, il fenomeno è in crescita, è l’unico modo per rompere il blocco, la fortezza impenetrabile». Per Lea un cast di volti nuovi di cui Giordana è entusiasta, partendo dalle due eroine, Vanessa Scalera (Lea) e Linda Caridi (Denise).
Ma fra quei cento passi e questi c’è continuità: «È sempre l’universo familiare, clan a delinquere fondato sul sacro vincolo di sangue. Lea si ribella e cambia vita perché pensa ai figli, cioè al futuro. Gli uomini hanno perso credibilità, le donne sono concrete, a loro spetta educazione e trasmissione di valori. L’elemento rivoluzionario è femminile».
La prova? È nel testo che Giordana prepara dell’irlandese Colm Tòibìn, Il testamento di Maria con Michela Cescon, dal 17 novembre allo Stabile di Torino. «Le due figure archetipe di madri, una laica, l’altra sacra, la Madonna, due ribelli che protestano contro il ruolo attribuito, vogliono esser se stesse».
Anche Lea ha una sua religione in fondo? «In lei c’è sacralità. Ex agnostico e incredulo, oggi ho la massima curiosità e invidia per chi ha la fede. Penso che Lea credesse: quel sentimento di maternità l’avvicina alla religione. Perciò metto il film a disposizione della società civile. Ma di politica non ne voglio più nemmeno sentir parlare».


venerdì 6 novembre 2015

Il festival dei beni confiscate alle mafie






Da venerdì 6 a domenica 8 novembre torna a Milano il Festival dei Beni sequestrati e confiscati alle mafie: incontri e convegni, presentazione di libri, anteprime di film e spettacoli teatrali e la possibilità di visitare case e negozi, un tempo usati dalla criminalità organizzata, oggi restituiti alla cittadinanza e divenuti luogo di attività di carattere sociale.

Il
festival aprirà venerdì 6 alle ore 10 a Casa Chiaravalle, il bene più grande mai confiscato a Milano, con un incontro dedicato agli studenti delle scuole milanesi e proseguirà anche sabato con le visite ad alcuni beni aperti al pubblico
per l’occasione:

- casa Chiaravalle in via Sant’Arialdo 69;
- appartamento via Monti 41;
- negozio via Leoncavallo 12;
- negozio via Momigliano 3;
- appartamento via Ceriani 14;
- appartamento via Curtatone 12;
- negozio in via Leoncavallo 12;
- appartamento in viale Jenner 31.

Sempre venerdì 6,
alle ore 19 nella Sala Consiliare di Palazzo Marino si svolgerà l’incontro cui parteciperanno il Presidente onorario di Libera, Luigi Ciotti, e il regista cinematografico, Marco Tullio Giordana
che, in anteprima a Milano, presenterà il suo nuovo film “Lea”, dedicato a Lea Garofalo, vittima della mafia.

Per il programma completo delle iniziative
clicca qui

domenica 19 luglio 2015

Milano ricorda Paolo Borsellino

19 luglio 1992 - 19 luglio 2015
Milano ricorda Paolo Borsellino



Domenica 19 luglio 2015 Milano ricorda Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina.
Al mattino alle 10.30 convegno in Sala Alessi a Palazzo Marino dalle ore 10.30 con un convegno e al pomeriggio dalle 16.15 all'albero Falcone-Borsellino, in via Benedetto Marcello per osservare - alle 16.58 - un minuto di silenzio.


Di seguito le iniziative


Mattino: convegno dalle 10.30 alle 12.30 in Sala Alessi, Palazzo Marino

Basilio Rizzo, pres. Consiglio Comunale di Milano Saluti istituzionali

Laura Incantalupo, Scuola Caponnetto“Vivere l’antimafia nel quotidiano è possibile per tutti”

David Gentili, pres. Comm. Consiliare Antimafia Comune di Milano"L'impegno del Comune di Milano nella lotta alle mafie: dal negazionismo alla costituzione di parte civile"

Lucilla Andreucci, referente Libera Milano“Libera Milano, esperienza di antimafia sociale. Un popolo in movimento”

Giuseppe Teri,  Scuola Caponnetto, Coordinamento Scuole Milanesi"Rocco Chinnici, precursore del pool antimafia. Il magistrato che per primo intuì l'importanza di organizzare e coordinare la lotta alla mafia"

Sabrina D'Elpidio, Agende Rosse di Milano gruppo Peppino Impastato "Via D'Amelio: la difficile ricerca della verità tra depistaggi e menzogne"

Donata Costa, pubblico ministero presso la Procura di Monza "Corruzione: anticamera della mafia al nord"

Nando dalla Chiesa,  pres. Scuola Caponnetto, pre. onorario Libera "La stagione delle stragi. Significati storici e convergenze strategiche"



Pomeriggio: cittadini e Istituzioni si incontrano dalle 16.15 all'albero Falcone-Borsellino in via Benedetto Marcello, davanti al Liceo Volta

Alle h. 16.58 un minuto di silenzio e la sirena dei Vigili del Fuoco. Installazioni d’arte a cura di Jerry Bogani e di Studio Pace10 “Gli eroi non muoiono mai” e “L’agenda rossa di Paolo Borsellino

domenica 29 marzo 2015

Mappare le mafie: un progetto importante per la legalità


Mappare le mafie: un nuovo progetto etico da sostenere



L'Associazione per i Diritti Umani ringrazia Marco Fortunato, Osservatorio sulla 'ndrangheta e decide di dare visibilità a questo progetto, utile e importante per garantire un futuro di legalità e giustizia al nostro Paese. Ogni cittadino può fare qualcosa e tutti insieme possiamo dar vita al cambiamento.





MafiaMaps è il primo progetto di un’App per smartphone e tablet che permetta a chiunque la ricerca e la visualizzazione di carte geografiche sul fenomeno mafioso in tutta Italia.



Nata dall’evoluzione di un progetto di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie, grazie alla completa integrazione con quest’ultima sarà qualcosa di più di semplici mappe: sarà la prima enciclopedia geografica sul fenomeno mafioso.



Il cittadino potrà avere sempre a portata di mano il più grande database sulla criminalità organizzata e non solo avrà accesso a tutte le informazioni rilevanti sul fenomeno mafioso di tutta Italia, ma sarà in grado di fare ricerche avanzate in maniera semplice e veloce in qualsiasi luogo d’Italia si trovi su qualsiasi aspetto di suo interesse.



Uno strumento per diffondere conoscenza, ma anche per coltivare Memoria: di quello che è stato il fenomeno mafioso in Italia e di chi lo ha combattuto, molto spesso pagando con il sacrificio estremo della vita.  E proprio per evitare che si ripetano scenari già visti, dare visibilità a chi oggi li combatte tutti i giorni sul territorio, rilanciando direttamente le iniziative e gli eventi, ma anche notificando in tempo reale le ultime notizie di mafia provenienti da un territorio, grazie alla collaborazione con le nostre testate partner.



Come è nata l’idea di MafiaMaps



Quando è nata WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie nel 2012, uno dei principali progetti che avevamo annunciato erano le "Mappe delle principali attività mafiose in Italia", in quanto eravamo convinti che non vi fosse solo l’esigenza di riorganizzare in maniera scientifica tutta la conoscenza accumulata in oltre 30 anni sul fenomeno mafioso, ma anche di dare a questa conoscenza una proiezione geografica che aiutasse il cittadino a comprendere effettivamente l’entità della minaccia mafiosa. Eravamo e siamo convinti che la mancata consapevolezza del cittadino comune (che permette alle organizzazioni mafiose di radicarsi e di inquinare sempre più territori al di fuori degli originari contesti di insediamento) sia anche figlia della mancata percezione anzitutto geografica del fenomeno nel proprio territorio.



Questa mancata percezione, nonostante svariate e documentate inchieste giornalistiche che irrimediabilmente finiscono nel dimenticatoio, è la prima ragione del dominio mafioso in sempre più ampi settori della vita socio-economica in Italia (e non solo). Per questo nel dicembre 2014 abbiamo deciso di dare una propria autonomia alle "Mappe", trasformandole nel progetto di MafiaMaps.



Perché il Crowdfunding



La mole di informazioni da processare e la necessità di un team che si occupi a tempo pieno del progetto fa sì che non possiamo affidarci alle esigue risorse (poco più di 150 euro) con cui in due anni siamo riusciti a far conquistare a WikiMafia non solo il titolo di "prima", ma anche di "più grande" enciclopedia sul fenomeno mafioso. Per questo motivo sabato 21 marzo 2015 abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding #mappiamolitutti, perché pensiamo che questa nuova e innovativa pagina della Storia del contrasto alle organizzazioni mafiose debba essere scritta anche con voi che come noi condividete l’ideale di un mondo senza mafie. Perché questa volta c’è bisogno dell’aiuto di TUTTI affinché il sogno si concretizzi.



Ci rivolgiamo, quindi, a VOI, studenti, studiosi, giornalisti, professori, blogger, appassionati, associazioni, comitati, antimafiosi e cittadini di ogni ordine e grado. Scrivete questa pagina del movimento antimafia con NOI, condividete la nostra PASSIONE, realizziamo INSIEME questo sogno.



Perché aveva ragione Paolo Borsellino, quel 18 dicembre 1991, quando diceva che “lo Stato può cambiare se la società civile prende coscienza di se stessa e delle sue potenzialità. Se il cittadino non aspetta che dall’alto arrivi qualche cambiamento ma si adopera per trasformare”.



Per realizzare il sogno dobbiamo raccogliere almeno 100mila e ci serve un anno di lavoro: poiché le probabilità di successo della campagna sono molto basse, persone più sagge di noi ci hanno sconsigliato di imbarcarci in questa avventura. Ma a noi non importa: qualora non dovessimo raccogliere tutti i soldi necessari, useremo quelli raccolti per realizzare una versione “minima” ed “essenziale” di MafiaMaps.



Perché noi non facciamo questa cosa per guadagnarci uno stipendio: lo facciamo perché ci siamo stancati di subire questa gente. Non siamo noi che dobbiamo andarcene, sono loro che devono andarsene, li dobbiamo cacciare a pedate dai nostri quartieri e dalle nostre città: ovunque ci sia un mafioso devono esserci cento antimafiosi preparati e consapevoli che gli stanno col fiato sul collo.



Diceva Giovanni Falcone che “se le cose vanno così non è detto che debbano andare così. Ma per cambiarle bisogna pagare un prezzo ed è qui che la stragrande maggioranza delle persone preferisce lamentarsi piuttosto che fare.”



Noi abbiamo deciso di smettere di lamentarci e di fare. Ci auguriamo che vogliate combattere questa battaglia insieme a noi. Perché l’Italia è un paese troppo bello per lasciarlo in mano loro. Riprendiamocelo.



Come puoi finanziare il progetto



Puoi contribuire come Singolo, Associazione o Sponsor. La via più rapida è su www.mafiamaps.it: scegli l’importo da donare ed esegui la donazione con PayPal. Puoi però anche sostenerci durante gli eventi di WikiMafia di sostegno a MafiaMaps: compili al momento il modulo di donazione con i tuoi dati, fai la donazione in contanti e penseremo noi a registrare il tuo contributo sul sito.



Se preferisci usare la formula del bonifico bancario, inviaci via mail la ricevuta (mafiamaps@wikimafia.it) con i tuoi dati, penseremo noi a registrare il tuo profilo e il tuo contributo. Le donazioni vanno fatte su un conto dedicato che abbiamo aperto appositamente per la campagna, intestato a Pierpaolo Farina, responsabile del progetto, con la causale "Raccolta Fondi MafiaMaps", IBAN IT 68 F 02008 01621 000103664219.





La nostra squadra



MafiaMaps viene pensata a metà dicembre 2014 da Pierpaolo Farina, con l’idea di rilanciare il progetto originario della “Mappa delle Principali attività mafiose in Italia” di WikiMafia. Il progetto iniziale è stato elaborato insieme a Francesco Moiraghi, Chiara Sanvito, Adriana Varriale, Marco Fortunato ed Ester Castano. La campagna di crowdfunding #mappiamolitutti è stata ideata anche grazie al supporto di Hermes Mariani, Samuele Motta, Thomas Aureliani, Mattia Mercuri, Claudio Paciello, Eleonora Di Pilato, Francesco Terragno, Monica De Astis, Ilaria Meli, Federica Cabras, Martina Bedetti, Dario Parazzoli, Marco Salfi.



Il team di sviluppo sarà composto da giovani ricercatori under-30, la gran parte dei quali appartenenti a WikiMafia, tutti laureati con tesi sulla criminalità organizzata con il Prof. Nando dalla Chiesa. La Startup che nascerà dopo la campagna di crowdfunding avrà sede a Milano.



Vogliamo fare Rete!



Siamo consapevoli che esistono tante realtà sul territorio che hanno svolto lavori eccellenti di mappatura (non dinamica). Il nostro obiettivo è instaurare quante più partnership possibili con realtà e associazioni che lavorano quotidianamente sul territorio, dando visibilità a loro e al loro lavoro, che andrebbero a far parte della bibliografia e dei Credits dell’App. Le associazioni che vogliono sostenere il progetto possono farlo o con un semplice contributo economico oppure dichiarando di volerci aiutare nella mappatura (in questo caso, scriveteci a mafiamaps@wikimafia.it). In entrambi i casi guadagnano la possibilità di caricare i propri eventi sulla criminalità organizzata nell'App e un account gratuito di 1 anno per usare l'App. Le associazioni "mapper" ottengono la geolocalizzazione sulla mappa in qualità di associazione partner di MafiaMaps.



Cosa succede dopo?



La campagna di crowdfunding partirà sabato 21 marzo 2015, nella Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, e terminerà sabato 23 maggio 2015, nel 23° anniversario della Strage di Capaci. Qualora alla chiusura della campagna di crowdfunding venisse raggiunto il traguardo per sviluppare l’App sia per Android che per IoS con la mappatura in tutta Italia (100mila euro), il team di ricerca comincerebbe subito a lavorare e si impegna a rilasciare l'App nella primavera 2016. Qualora dovessimo superare il minimo individuato per la campagna, useremmo le maggiori risorse per sviluppare l’App anche per i dispositivi Windows e per assumere nuovi collaboratori e velocizzare i lavori di sviluppo. Molte delle informazioni necessarie sono state già da noi raccolte in questi due anni di lavoro con WikiMafia, necessitano solamente di essere riorganizzate. Altre invece vanno reperite ex-novo e sistematizzate.



Qualora non raggiungessimo il traguardo iniziale, ma dovessimo fermarci a molto meno, useremmo comunque le minori risorse per sviluppare un'App "minima", con la mappatura delle principali città italiane.



I sostenitori del progetto potranno in qualsiasi momento seguire i progressi dell’App dalle pagine social (Facebook, Twitter, Google+) e dalla newsletter preposta (che invierà ogni mese 1 mail di aggiornamento). In esclusiva per i "Gold Supporter" (vedi sezione ricompense), il 21 marzo 2016 verrà rilasciata una beta in anteprima. L’App sarà completamente gratuita per i sostenitori del progetto, a seconda dell'importo donato (vedi la sezione ricompense per maggiori dettagli), mentre costerà 0,99 centesimi ogni anno per tutti gli altri. L’abbonamento ricorsivo all’applicazione implica l’assoluta assenza di qualsiasi tipo di pubblicità al suo interno. Puntiamo nel lungo periodo a rendere completamente gratuita l'App.



Cosa puoi fare (oltre a sostenere economicamente il progetto)



Se credi in questo progetto e vuoi aiutarci a far diventare il sogno una realtà nel 2016, sarà determinante il “passaparola”: è decisamente improbabile che finiremo in televisione o sui grandi giornali, quindi far conoscere il progetto ai propri amici e convincerli a donare anche solo 1 euro è importante.



Condividi la pagina della campagna sui social network e segnalala via mail ai tuoi contatti. Crea un cartello con #mappiamolitutti e scattati una foto, usando l’hashtag per dare visibilità alla campagna.



Se conosci qualche giornalista che potrebbe fare eco alla campagna, fagliela notare. Se MafiaMaps diventerà realtà, dipende anzitutto da te: anche un piccolo gesto, come una condivisione su Facebook, può essere determinante.
 


 


martedì 16 settembre 2014

Il manifesto dell'antimafia




Mentre Don Luigi Ciotti viene minacciato da Riina, noi rispondiamo a gran voce con la recensione di un libro importante e ve lo consigliamo di cuore. Stiamo parlando del Manifesto dell'Antimafia del Prof. Nando dalla Chiesa, edito da Einaudi.

Il Professore - docente di di Sociologia della criminalità organizzata presso l'Università degli studi di Milano - ha calcolato, insieme ai suoi studenti, che una tangente pagata alle mafie ha lo stesso valore economico di duemila assegni di ricerca: sostegno allo studio, sostegno al lavoro. Tutto questo sottratto alla società e ai cittadini onesti.

Parte proprio da qui l'ultimo lavoro di Nando dalla Chiesa: dalla mentalità, dalle pratiche quotidiane, diffuse e sotterranee, che alimentano la forza della criminalità. La mafia non è solo al Sud, la mafia non intacca solo politica e finanza; la mafia si annida nella mancanza di valori positivi e di indifferenza verso il Bene comune. Non a caso il professore definisce la 'ndrangheta come una “forza sociale criminale” perchè riguarda i comportamenti sociali, quindi anche quelli di ciascuno di noi.

Le mafie hanno un'anima, si continua a leggere nel testo, un'anima nera che si può tradurre in tabelle e schemi concreti. Si fa riferimento a tre “C” che non vanno sottovalutate: quelle dei complici, del concorso esterno e, soprattutto, dei codardi.

Il saggio si rivolge a tutta la società civile e, in particolare, ai giovani che forse si sentono schiacciati e scoraggiati da quella zona grigia, da quella palude (culturale, politica, istituzionale) che non riesce a sbloccare la situazione, per paura o per interesse...Pensiamo alle vicende che stanno caratterizando l'organizzazione di Expo 2015. Ma sono proprio loro, i giovani, portatori di speranza e di futuro e noi più grandi abbiamo il dovere di indicare e di ricordare che la strada è sempre e soltanto quella dell'etica e della giustizia.


sabato 19 luglio 2014

Il maresciallo in pericolo e le istituzioni tacciono




Vi proponiamo, cari lettori, quest'altro articolo per ricordare la strage di Via d'Amelio, nel 22° anniversario, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Cluadio Traina, Walter Eddie Cosina e Vincenzo Li Muli.

(Vi rimandiamo, se volete, anche all'intervista ad Salvo Palazzolo che abbiamo fatto in occasione dell'uscita del libro Ti racconterò tutte le storie che potrò, scritto con la Signora Agnese, vedova Borsellino).             





Nemmeno la lotta alle mafie deve andare in vacanza. In tempi di inchini e genuflessioni davanti ai boss, arriva anche una minaccia vera. Ieri, 18 luglio 2014, sulle pagine palermitane di Repubblica, il giornalista Salvo Palazzolo scrive che il collaboratore di giustizia Flamia avrebbe riferito ai p.m. Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli l'intenzione della cosca siciliana di Porta Nuova di uccidere il maresciallo dei carabinieri Michele Coscia. “Due anni fa, durante un'udienza del processo 'Perseo', Giuseppe Di Giacomo mi disse che con Vincenzo Di Maria e Massimo Mulè avevano ormai deciso l'omicidio di Coscia perchè il maresciallo continuava a dare troppo fastidio con le sue indagini”, queste le parole del pentito anche se poi Giuseppe Di Giacomo è stato ammazzato da un commando in Via Eugenio l'Emiro.

Il maresciallo Coscia, di origini pugliesi, presta servizio in Sicilia da circa vent'anni e, in particolare, per tre anni è stato al commissariato di Bagheria. Fu uno dei primi ad occuparsi del delitto delle tre donne della famiglia di Francesco Marino Mannoia nel periodo in cui questi aveva deciso di collaborare con il giudice Falcone. Falcone stesso non si capacitò di come la notizia della collaborazione potesse essere uscita e fosse diventata nota ai clan.

Il maresciallo Coscia continua ad essere in pericolo e nessuno deve abbassare la guardia: né lo Stato - per non ripetere gli stessi errotri del passato, sottovalutando la situazione - né la società civile che deve imparare a denunciare e a superare l'omertà e la cultura della paura. Perchè proprio la paura, il ricatto e le minacce sono le prime armi che uccidono un Paese e una collettività.

sabato 9 novembre 2013

10 proposte concrete per dichiarare illegale la povertà!




Come Associazione per i Diritti Umani vogliamo sostenere la campagna “Miseria ladra” promossa dal Gruppo Abele e da Libera di cui riportiamo il progetto e gli intenti già pubblicati sul sito di Libera.
Nell'ambito della campagna, per il prossimo 18 novembre, è previsto un incontro a Torino, alla Fabbrica delle "e" alle ore 21.00, con Luigi Ciotti, Marcelo Barros e Giuseppe De Marzo

Il nostro paese vive una condizione di impoverimento materiale e culturale insostenibile ed inaccettabile. I numeri più asettici dell'ISTAT ci informano che, nel 2012, 9 milioni e 563mila persone pari al 15,8% della popolazione sono in condizione di povertà relativa, con una disponibilità di 506 euro mensili (erano 8,173 milioni nel 2011 pari al 13,8% della popolazione). In condizione di povertà assoluta si trovano invece 4 milioni 814mila persone, pari al 7,9% della popolazione italiana (nel 2011 erano 3,415 milioni pari al 5,2% della popolazione). Parliamo di quasi un italiano su quattro costretto a vivere in una condizione in cui la dignità umana viene calpestata. Il 32,3% di chi ha meno di 18 anni è a rischio povertà. 723 mila minorenni italiani vivono già in condizione di povertà assoluta. È questo un dato intollerabile che dovrebbe farci indignare tutti e tutte. La diseguaglianza continua a crescere, con differenze territoriali che ripropongono la questione meridionale come uno dei temi sui quali intervenire urgentemente. Il sud infatti risulta drammaticamente più colpito ed impoverito dalla crisi. La disoccupazione nazionale oltre il 12%, al sud è nettamente superiore. Tra i 15/24 anni che cercano lavoro nel mezzogiorno, la disoccupazione è superiore al 41%. Le famiglie italiane si sono enormemente impoverite. Oltre il 60% delle famiglie ha ridotto la quantità e la qualità della propria spesa alimentare, mentre aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per mangiare. Oltre due milioni sono i cosiddetti Neet, giovani così scoraggiati dalla situazione che non studiano, non cercano più lavoro e non sono nemmeno coinvolti in attività formative. Aumentano enormemente la precarietà e lo sfruttamento sul lavoro, sino a raggiungere pratiche di neoschiavismo nei confronti dei lavoratori migranti e non, sia al sud che al nord del paese. Si rafforza il controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in crisi,costrette a "rivolgersi" ai prestiti dei mafiosi. Così come sono in drammatica crescita i crimini contro l'ambiente. Sono oltre 93 al giorno quelli denunciati che certificano l'aumento dell'impatto e dell'influenza delle ecomafie e che distruggono la nostra vera ricchezza: territori, beni comuni e biodiversità.
La ricchezza si è spostata dal lavoro alla rendita finanziaria. La situazione risulta aggravata dalle attuali politiche in campo. Delocalizzazioni,dismissioni, privatizzazioni, austerità e vincoli di bilancio,riforme di welfare e pensioni, azzeramento dei fondi per il sociale e tagli nei settori dove maggiore è la domanda di servizi pubblici e sociali, hanno aggravato ulteriormente la crisi. Disuguaglianza e ingiustizia sociale ed ambientale stanno mettendo in crisi la nostra democrazia. Una società diseguale, che coniuga svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazioni della ricchezza nelle mani di pochi, attenta alla coesione sociale e incrementa la sfiducia istituzionale, affossa il principio di rappresentatività e scoraggia la partecipazione. I dati e la situazione di crisi politica fotografano una "guerra" dove la povertà materiale e culturale èla peggiore delle malattie, in senso sociale, economico, ambientale e sanitario.
"La costruzione dell'uguaglianza e della giustizia sociale è compito della politica nel senso più vasto del termine: quella formale di chi amministra equella informale chi ci chiama in causa tutti come cittadini responsabili. La povertà dovrebbe essere illegale nel nostro paese. La crisi per molti è una condanna, per altri è un'occasione. Le mafie hanno trovato inedite sponde nella società dell'io, nel suo diffuso analfabetismo etico. Oggi sempre più evidenti i favoriindiretti alle mafie che sono forti in una società diseguale e culturalmente depressa e con una politica debole." sostiene don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera.
La Costituzione ci impegna in tal senso a fare ognuno la sua parte. La lotta alla povertà va ripensata in termini di interdipendenza tra le persone,le specie e all'interno degli equilibri naturali dei nostri ecosistemi. Possiamo da subito portare avanti azioni di contrasto dal basso alla povertà. Il Gruppo Abele e Libera promuovono la campagna"Miseria Ladra" con tutte quelle realtà sociali, sindacali,studentesche, comitati, associazioni, movimenti, giornali e singoli cittadini/e, intenzionati a portare avanti le proposte contenute nel documento. Proposte concrete che da subito possono rispondere alla crisi materiale e culturale, rafforzare la partecipazione e rivitalizzare la nostra democrazia. 




Le dieci proposte per combattere la povertà si possono leggere sul sito di Libera, www.libera.it
 

domenica 20 ottobre 2013

Lea Garofalo: un'eroina contemporanea



E' Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,
una cerimonia laica per la testimone di giustizia, ammazzata brutalmente il 24 novembre 2009 dal suo ex compagno e boss mafioso, Carlo Cosco.
Il corpo della donna fu ritrovato in un campo vicino a Monza, a novembre dello scorso anno e la figlia, Denise - ora in un luogo sconosciuto perchè soggetta ad un regime di protezione - ha voluto che il funerale fosse celebrato nella città di Milano perchè è qui che Lea si era rifatta una vita, scappando da Petilia Policastro (in provincia di Crotone) dove la sua famiglia gestiva gli affari della 'ndrangeta.
Le parole e le note delle canzoni di Vinicio Capossela, di Rino Gaetano, di Vasco Rossi; le bandiere colorate con il volto di questa eroina contemporanea; i cartelli che inneggiano alla giustizia e alla legalità: questi simboli e segnali di riconoscenza hanno abbracciato la salma della donna insieme a tantissime persone, di tutte le età, che hanno voluto darle l'ultimo saluto. E poi le letture, impressionanti, che restano come testamento morale e come mònito per tutti, come quella pagina di diario, datata 18 agosto 1992, in cui Lea scriveva: “ Non ho mai avuto affetto e amore da nessuno. Sono nata nella sfotuna e ci morirò. Oggi però ho la speranza per andare avanti e si chiama Denise. Avrà tutto quello che non ho mai avuto nella vita”.

Durante il funerale, che si è svolto ieri, sabato 19 ottobre 2013 in Piazza Beccaria, sono stati distribuiti dei segnalibri perchè, ha spiegato il sacerdote fondatore di Libera: “ Vogliamo riaffermare il potere dei segni contro i segni del potere. Il segnalibro riafferma l'importanza della cultura contro la mentalità mafiosa”. Il sacerdote, alla fine dell'incontro e con le lacrime agli occhi, ha gridato: “ Non basta parlare di verità, dobbiamo cercarla...Abbiamo tanto dolore dentro perchè non ce l'abbiamo fatta a salvarla” , ma sabato abbiamo preso tutti un impegno che è quello di non lasciare mai sola Denise e di ripartire per cercare di riaffermare non solo la verità, ma per combattere la “mafiosità” che, a volte, è anche dentro di noi, e troppo spesso si trova intorno a noi.
La voce di Denise rieccheggia nella piazza, una voce spezzata dal pianto che dice: “ Per me,oggi, è un giorno molto difficile, ma la forza me l'hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo è solo per il mio bene e non smetterò mai di ringraziarti”.