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lunedì 24 agosto 2015

Ecco perché una semplice zanzariera può salvare molte vite






Fratelli Dimenticati insegna ai bambini come utilizzare le zanzariere per la prevenzione della malaria in India.



Cosa succede se ti punge una zanzara? Per noi, in Italia, è solo un gran fastidio! Ma in alcuni paesi, tra cui l'India, può essere un grave problema. È con questo concetto che Fratelli Dimenticati ha scelto di far riflettere su un tema che ci tocca, soprattutto durante il periodo estivo.


I rimedi contro le punture degli insetti in Italia sono davvero molti: dagli spray anti-zanzare alle pomate, le soluzioni per evitare le punture sono pressoché infinite. Ma in India? Secondo i dati forniti da
Fratelli Dimenticati, l’India è uno dei 106 paesi al mondo in cui la malaria rappresenta un grave problema, si stima che circa il 70% della popolazione sia a rischio di contrarre la malattia. La principale causa di diffusione è la puntura della zanzara anofele, le altre sono legate alla sua riproduzione: le piogge copiose creano delle pozze d'acqua che diventa stagnante, l’igiene è scarsa, in molti luoghi non esistono i bagni e tantomeno un adeguato sistema fognario. Per fare un paragone, si pensi che in Italia, le punture di zanzara non sono più pericolose dagli anni '70, mentre in India, ancora oggi, basta una puntura per mettere in serio pericolo la vita di una persona e in taluni casi a portarla alla morte.


La zanzara anofele morde principalmente nel cuore della notte e all'alba, momento in cui si è già in un sonno profondo e non ci si può difendere. Ammalarsi di malaria in India significa avere delle conseguenze fisiche e psicologiche, spesso i bambini devono stare a casa da scuola per 2 settimane e prima di poter affrontare l'apprendimento scolastico con mente lucida hanno bisogno di circa un mese. Ma il problema si fa ancora più grave se la malaria colpisce un adulto, o peggio il capofamiglia, in questo caso può accadere di restare senza salario, c'è il pericolo di contrarre debiti, sia per le medicine che semplicemente per comprare del cibo. Inoltre le persone che si ammalano spesso non hanno la possibilità di curarsi, non solo per la mancanza di ospedali o ricoveri nelle vicinanze, ma anche perché non esistono mezzi adeguati per spostarsi su lunghe distanze e non ci sono strade di comunicazione adeguate per il soccorso.                  



La soluzione proposta da Fratelli Dimenticati è la zanzariera: un semplice oggetto, per noi molto conosciuto, ma poco utilizzato in India per questioni economiche o di ignoranza. La fondazione ha scelto di parlare ai bambini, trasmettendo loro un forte segnale che potesse contribuire a salvare le loro vite e quelle delle loro famiglie. Ha distribuito quante più zanzariere da letto possibile ai bambini nelle scuole, anche nelle zone rurali e più povere, insegnando loro come utilizzarle affinché al loro ritorno a casa potessero illustrarne l'utilità anche in famiglia. I bambini sono stati invitati a riflettere sulle conseguenze che la malattia potrebbe avere e si sono mostrati entusiasti di portare il nuovo messaggio alle loro famiglie. Sono così divenuti veicolo di informazioni essenziali al fine della prevenzione della malaria.


Fratelli Dimenticati si batte da diversi anni per l'aiuto alle popolazioni povere e dal 2012, con il progetto
“Malaria, No Grazie!”, è riuscita consegnare 5585 zanzariere da letto ad altrettanti bambini e alle loro famiglie, in 58 missioni negli Stati del Jharkhand, Chattisgarh, Punjab, Assam e Meghalaya. Le zanzariere sono state acquistate da produttori locali, in questo modo si è contribuito allo sviluppo economico dell'area.






Per informazioni:

Marta Perin


cell. 348.240.66.56



Elisa Sisto

elisa.sisto@mocainteractive.com

tel. 0422.174.35.74

mercoledì 13 maggio 2015

La proposta di legge per il riconoscimento dei Rom e dei Sinti

Anche l'Associazione per i Diritti Umani aderisce al seguente appello:




APPELLO





Rom e Sinti sono la più grande minoranza europea – oltre 12 milioni distribuiti in tutti i Paesi; non hanno una terra di riferimento, neppure l’India delle lontane origini, non hanno, come altre minoranze, rivendicazioni territoriali, quindi non hanno mai fatto guerre per rivendicare una patria, non hanno sedi di rappresentanza, sono cittadini del luogo nel quale vivono. Rappresentano quindi il perfetto popolo europeo, ma ciononostante sono il popolo più discriminato d’Europa.



In Italia sin dal 1400 Rom e Sinti sono la minoranza storico-linguistica più svantaggiata e più stigmatizzata nonostante gli obblighi internazionali e comunitari dell’Italia e gli interventi di numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, l’OSCE e l’Unione europea. In Italia Rom e Sinti sono circa 150.000, oltre metà cittadini italiani, ma ciononostante continuiamo ad essere considerati fondamentalmente come “estranei” e “nomadi”. Il “nomadismo” moderno è piuttosto rappresentato dall’essere ancora un popolo che vive ai “confini”, non solo fisici, nel tentativo di costruire dei rapporti di pacifica convivenza e di mantenimento della propria identità, che consiste anche in una concezione di vita, che si può anche definire uno stato dell’anima, un modo di vedere il mondo, lo spazio e il tempo che non si possono omologare.



Anche per questa “irriducibilità” all’omologazione, le amministrazioni pubbliche non hanno mai fatto una politica che non fosse quella del contenimento e della marginalizzazione delegandone la gestione al privato sociale. Eppure la partecipazione di rom e sinti alla vita collettiva con il proprio contributo umano e culturale è fondamentale per superare l’esclusione, la marginalizzazione di un popolo che ha attraversato secoli di discriminazione fino allo sterminio razziale e che non deve rimanere confinato nei ghetti fisici e spirituali, nei quali troppo spesso viene relegato destinandolo all’assistenza e non alla propria responsabilità.



La proposta di legge di iniziativa popolare “NORME PER LA TUTELA E LE PARI OPPORTUNITA’ DELLA MINORANZA STORICO-LINGUISTICA DEI ROM E DEI SINTI “ presentata da 14 cittadini italiani in rappresentanza di 47 associazioni rom e sinte il 15 maggio 2014 presso la Corte di Cassazione vuole realizzare gli articoli 3 e 6 della Costituzione che prevedono la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di etnia, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; la tutela di tutte le minoranze storico-linguistiche con apposite norme; contrastare discriminazione e pregiudizio nei confronti della minoranza rom e sinta che sono causa della scarsa integrazione nella società e soprattutto della marginalizzazione sociale ed economica anche per il loro mancato riconoscimento istituzionale come minoranza.



Il disegno di legge di iniziativa popolare si articola in diversi punti:



1. la specifica tutela del patrimonio linguistico-culturale della minoranza rom e sinta, con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482/1999 per tutte le altre minoranze (diritto allo studio e all’insegnamento della lingua, diffusione della cultura e delle tradizioni storico-letterarie e musicali);



2. l’incentivo e la tutela delle associazioni composte da Rom e Sinti, conforme alla libertà di associazione prevista dall’articolo 18 della Costituzione per favorire la partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese;



3. il diritto di vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o di itineranza, di abitare in alloggi secondo una pluralità di scelte secondo le norme della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali di Strasburgo dell’1 febbraio 1995, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e della Commissione europea e la Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti;



4. norme che sanzionino le discriminazioni fondate sull'appartenenza ad una minoranza linguistica in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza senza distinzione di lingua e di etnia.



Chi condivide questo appello condivide la convinzione che il riconoscimento della minoranza rom e sinta, della sua storia, della sua cultura, insomma della sua identità consente di a



ccogliere rom e sinti nella comunità più generale insieme con tutte le altre identità che costituiscono il nostro patrimonio nazionale.



Promotori della proposta di legge di iniziativa popolare:



Dijana Pavlovic, Davide Casadio, Saska Jovanovic, Ernesto Grandini, Manuel Solani, Cen Rinaldi, Yose Bianchi, Giorgio Bezzecchi, Concetta Sarachella, Donatella Ascari, Massimo Lucchesi, Carlo Berini, Paolo Cagna Ninchi, Alessandro Valentino



Adesioni:

Alma Adzovic (mediatrice), Osmani Bairan (AIZO), Rita Bernardini (segretaria nazionale Radicali Italiani), Antun Blazevic (Associazione TheaterRom), Paolo Bonetti (Università Bicocca di Milano), Luca Bravi (storico), Marco Brazzoduro (Associazione Cittadinanza e Minoranze), Alberto Buttaglieri (SOS razzismo), Giuseppe Casucci (Dipartimento immigrazione UIL), Roland Ciulin (giornalista), Giuseppe Civati (parlamentare), Furio Colombo (giornalista), Giacomo Costa (Fondazione San Fedele), (Kurosh Danesh (Dipartimento immigrazione CGIL), Chiara Daniele (ricercatrice), Giancarlo De Cataldo (scrittore), Michele Di Rocco (campione europeo pesi leggeri), Roberto Escobar (Università Statale Milano), Paolo Ferrero (segretario Partito della Rifondazione comunista), Eleonora Forenza (europarlamentare), Mercedes Frias (Associazione Prendiamo la parola), Dori Ghezzi (Fondazione Fabrizio De André), Alfonso Gianni (Fondazione Cercare Ancora), Graziano Halilovic (Associazione Roma onlus), Laura Halilovic (regista), Selly Kane (Dipartimento immigrazione CGIL), Curzio Maltese (europarlamentare), Luigi Manconi (presidente Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani), Filippo Miraglia (ARCI), Moni Ovadia (autore-attore), Francesco Palermo (parlamentare), Marco Pannella (Presidente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito), David Parenzo (giornalista), Loris Panzeri (GRT), Pino Petruzzelli (autore-attore), Marco Revelli (storico e sociologo), Paolo Rossi (autore-attore), Giuseppe Sangiorgi (Istituto Luigi Sturzo), Angela Scalzo (Dipartimento immigrazione UIL), Pietro Soldini (CGIL nazionale), Giovanna Sorbelli (Associazione EU Donna), Barbara Spinelli (europarlamentare), Santino Spinelli (docente, musicista), Gennaro Spinelli (Associazione FutuRom), Carlo Stassolla (Associazione 21 luglio), Voijslav Stojanovic (Associazione Nonsolorom), Vladimiro Torre (Associazione Them Romanò), Antonio Tosi (Politecnico di Milano), Elena Valdini (Fondazione Fabrizio De André), Tommaso Vitale (Direttore scientifico Master “Governing the Large Metropolis” Sciences Po, Parigi), Alex Zanotelli (missionario comboniano).







Per adesioni: semiriconiscimirispetti@gmail.com

mercoledì 6 maggio 2015

L'Associazione per i Diritti umani presenta:





SABATO 9 MAGGIO:

la campagna #MAIPIUCIE con il regista del doc "Sospesi nel limbo", Matteo Calore. Nell'ambito del Festival del Cinema africano, d'Asia e America latina. ORE 15.00 presso Festival Center (casello di Porta Venezia, Milano)



DOMENICA 10 maggio:

Accoglienza a Milano. Profughi e rifugiati. Con l'Assessore Majorino, Caterina Sarfatti e il regista L. Ahmine. ORE 17.30 presso Centro Asteria (Piazza Carrara 17.1, Milano)

domenica 29 marzo 2015

Mappare le mafie: un progetto importante per la legalità


Mappare le mafie: un nuovo progetto etico da sostenere



L'Associazione per i Diritti Umani ringrazia Marco Fortunato, Osservatorio sulla 'ndrangheta e decide di dare visibilità a questo progetto, utile e importante per garantire un futuro di legalità e giustizia al nostro Paese. Ogni cittadino può fare qualcosa e tutti insieme possiamo dar vita al cambiamento.





MafiaMaps è il primo progetto di un’App per smartphone e tablet che permetta a chiunque la ricerca e la visualizzazione di carte geografiche sul fenomeno mafioso in tutta Italia.



Nata dall’evoluzione di un progetto di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie, grazie alla completa integrazione con quest’ultima sarà qualcosa di più di semplici mappe: sarà la prima enciclopedia geografica sul fenomeno mafioso.



Il cittadino potrà avere sempre a portata di mano il più grande database sulla criminalità organizzata e non solo avrà accesso a tutte le informazioni rilevanti sul fenomeno mafioso di tutta Italia, ma sarà in grado di fare ricerche avanzate in maniera semplice e veloce in qualsiasi luogo d’Italia si trovi su qualsiasi aspetto di suo interesse.



Uno strumento per diffondere conoscenza, ma anche per coltivare Memoria: di quello che è stato il fenomeno mafioso in Italia e di chi lo ha combattuto, molto spesso pagando con il sacrificio estremo della vita.  E proprio per evitare che si ripetano scenari già visti, dare visibilità a chi oggi li combatte tutti i giorni sul territorio, rilanciando direttamente le iniziative e gli eventi, ma anche notificando in tempo reale le ultime notizie di mafia provenienti da un territorio, grazie alla collaborazione con le nostre testate partner.



Come è nata l’idea di MafiaMaps



Quando è nata WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie nel 2012, uno dei principali progetti che avevamo annunciato erano le "Mappe delle principali attività mafiose in Italia", in quanto eravamo convinti che non vi fosse solo l’esigenza di riorganizzare in maniera scientifica tutta la conoscenza accumulata in oltre 30 anni sul fenomeno mafioso, ma anche di dare a questa conoscenza una proiezione geografica che aiutasse il cittadino a comprendere effettivamente l’entità della minaccia mafiosa. Eravamo e siamo convinti che la mancata consapevolezza del cittadino comune (che permette alle organizzazioni mafiose di radicarsi e di inquinare sempre più territori al di fuori degli originari contesti di insediamento) sia anche figlia della mancata percezione anzitutto geografica del fenomeno nel proprio territorio.



Questa mancata percezione, nonostante svariate e documentate inchieste giornalistiche che irrimediabilmente finiscono nel dimenticatoio, è la prima ragione del dominio mafioso in sempre più ampi settori della vita socio-economica in Italia (e non solo). Per questo nel dicembre 2014 abbiamo deciso di dare una propria autonomia alle "Mappe", trasformandole nel progetto di MafiaMaps.



Perché il Crowdfunding



La mole di informazioni da processare e la necessità di un team che si occupi a tempo pieno del progetto fa sì che non possiamo affidarci alle esigue risorse (poco più di 150 euro) con cui in due anni siamo riusciti a far conquistare a WikiMafia non solo il titolo di "prima", ma anche di "più grande" enciclopedia sul fenomeno mafioso. Per questo motivo sabato 21 marzo 2015 abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding #mappiamolitutti, perché pensiamo che questa nuova e innovativa pagina della Storia del contrasto alle organizzazioni mafiose debba essere scritta anche con voi che come noi condividete l’ideale di un mondo senza mafie. Perché questa volta c’è bisogno dell’aiuto di TUTTI affinché il sogno si concretizzi.



Ci rivolgiamo, quindi, a VOI, studenti, studiosi, giornalisti, professori, blogger, appassionati, associazioni, comitati, antimafiosi e cittadini di ogni ordine e grado. Scrivete questa pagina del movimento antimafia con NOI, condividete la nostra PASSIONE, realizziamo INSIEME questo sogno.



Perché aveva ragione Paolo Borsellino, quel 18 dicembre 1991, quando diceva che “lo Stato può cambiare se la società civile prende coscienza di se stessa e delle sue potenzialità. Se il cittadino non aspetta che dall’alto arrivi qualche cambiamento ma si adopera per trasformare”.



Per realizzare il sogno dobbiamo raccogliere almeno 100mila e ci serve un anno di lavoro: poiché le probabilità di successo della campagna sono molto basse, persone più sagge di noi ci hanno sconsigliato di imbarcarci in questa avventura. Ma a noi non importa: qualora non dovessimo raccogliere tutti i soldi necessari, useremo quelli raccolti per realizzare una versione “minima” ed “essenziale” di MafiaMaps.



Perché noi non facciamo questa cosa per guadagnarci uno stipendio: lo facciamo perché ci siamo stancati di subire questa gente. Non siamo noi che dobbiamo andarcene, sono loro che devono andarsene, li dobbiamo cacciare a pedate dai nostri quartieri e dalle nostre città: ovunque ci sia un mafioso devono esserci cento antimafiosi preparati e consapevoli che gli stanno col fiato sul collo.



Diceva Giovanni Falcone che “se le cose vanno così non è detto che debbano andare così. Ma per cambiarle bisogna pagare un prezzo ed è qui che la stragrande maggioranza delle persone preferisce lamentarsi piuttosto che fare.”



Noi abbiamo deciso di smettere di lamentarci e di fare. Ci auguriamo che vogliate combattere questa battaglia insieme a noi. Perché l’Italia è un paese troppo bello per lasciarlo in mano loro. Riprendiamocelo.



Come puoi finanziare il progetto



Puoi contribuire come Singolo, Associazione o Sponsor. La via più rapida è su www.mafiamaps.it: scegli l’importo da donare ed esegui la donazione con PayPal. Puoi però anche sostenerci durante gli eventi di WikiMafia di sostegno a MafiaMaps: compili al momento il modulo di donazione con i tuoi dati, fai la donazione in contanti e penseremo noi a registrare il tuo contributo sul sito.



Se preferisci usare la formula del bonifico bancario, inviaci via mail la ricevuta (mafiamaps@wikimafia.it) con i tuoi dati, penseremo noi a registrare il tuo profilo e il tuo contributo. Le donazioni vanno fatte su un conto dedicato che abbiamo aperto appositamente per la campagna, intestato a Pierpaolo Farina, responsabile del progetto, con la causale "Raccolta Fondi MafiaMaps", IBAN IT 68 F 02008 01621 000103664219.





La nostra squadra



MafiaMaps viene pensata a metà dicembre 2014 da Pierpaolo Farina, con l’idea di rilanciare il progetto originario della “Mappa delle Principali attività mafiose in Italia” di WikiMafia. Il progetto iniziale è stato elaborato insieme a Francesco Moiraghi, Chiara Sanvito, Adriana Varriale, Marco Fortunato ed Ester Castano. La campagna di crowdfunding #mappiamolitutti è stata ideata anche grazie al supporto di Hermes Mariani, Samuele Motta, Thomas Aureliani, Mattia Mercuri, Claudio Paciello, Eleonora Di Pilato, Francesco Terragno, Monica De Astis, Ilaria Meli, Federica Cabras, Martina Bedetti, Dario Parazzoli, Marco Salfi.



Il team di sviluppo sarà composto da giovani ricercatori under-30, la gran parte dei quali appartenenti a WikiMafia, tutti laureati con tesi sulla criminalità organizzata con il Prof. Nando dalla Chiesa. La Startup che nascerà dopo la campagna di crowdfunding avrà sede a Milano.



Vogliamo fare Rete!



Siamo consapevoli che esistono tante realtà sul territorio che hanno svolto lavori eccellenti di mappatura (non dinamica). Il nostro obiettivo è instaurare quante più partnership possibili con realtà e associazioni che lavorano quotidianamente sul territorio, dando visibilità a loro e al loro lavoro, che andrebbero a far parte della bibliografia e dei Credits dell’App. Le associazioni che vogliono sostenere il progetto possono farlo o con un semplice contributo economico oppure dichiarando di volerci aiutare nella mappatura (in questo caso, scriveteci a mafiamaps@wikimafia.it). In entrambi i casi guadagnano la possibilità di caricare i propri eventi sulla criminalità organizzata nell'App e un account gratuito di 1 anno per usare l'App. Le associazioni "mapper" ottengono la geolocalizzazione sulla mappa in qualità di associazione partner di MafiaMaps.



Cosa succede dopo?



La campagna di crowdfunding partirà sabato 21 marzo 2015, nella Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, e terminerà sabato 23 maggio 2015, nel 23° anniversario della Strage di Capaci. Qualora alla chiusura della campagna di crowdfunding venisse raggiunto il traguardo per sviluppare l’App sia per Android che per IoS con la mappatura in tutta Italia (100mila euro), il team di ricerca comincerebbe subito a lavorare e si impegna a rilasciare l'App nella primavera 2016. Qualora dovessimo superare il minimo individuato per la campagna, useremmo le maggiori risorse per sviluppare l’App anche per i dispositivi Windows e per assumere nuovi collaboratori e velocizzare i lavori di sviluppo. Molte delle informazioni necessarie sono state già da noi raccolte in questi due anni di lavoro con WikiMafia, necessitano solamente di essere riorganizzate. Altre invece vanno reperite ex-novo e sistematizzate.



Qualora non raggiungessimo il traguardo iniziale, ma dovessimo fermarci a molto meno, useremmo comunque le minori risorse per sviluppare un'App "minima", con la mappatura delle principali città italiane.



I sostenitori del progetto potranno in qualsiasi momento seguire i progressi dell’App dalle pagine social (Facebook, Twitter, Google+) e dalla newsletter preposta (che invierà ogni mese 1 mail di aggiornamento). In esclusiva per i "Gold Supporter" (vedi sezione ricompense), il 21 marzo 2016 verrà rilasciata una beta in anteprima. L’App sarà completamente gratuita per i sostenitori del progetto, a seconda dell'importo donato (vedi la sezione ricompense per maggiori dettagli), mentre costerà 0,99 centesimi ogni anno per tutti gli altri. L’abbonamento ricorsivo all’applicazione implica l’assoluta assenza di qualsiasi tipo di pubblicità al suo interno. Puntiamo nel lungo periodo a rendere completamente gratuita l'App.



Cosa puoi fare (oltre a sostenere economicamente il progetto)



Se credi in questo progetto e vuoi aiutarci a far diventare il sogno una realtà nel 2016, sarà determinante il “passaparola”: è decisamente improbabile che finiremo in televisione o sui grandi giornali, quindi far conoscere il progetto ai propri amici e convincerli a donare anche solo 1 euro è importante.



Condividi la pagina della campagna sui social network e segnalala via mail ai tuoi contatti. Crea un cartello con #mappiamolitutti e scattati una foto, usando l’hashtag per dare visibilità alla campagna.



Se conosci qualche giornalista che potrebbe fare eco alla campagna, fagliela notare. Se MafiaMaps diventerà realtà, dipende anzitutto da te: anche un piccolo gesto, come una condivisione su Facebook, può essere determinante.
 


 


domenica 7 dicembre 2014

Persone, non pesi: parlare di disabilità



"
Persone, non pesi " è la campagna lanciata il 1 dicembre dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap , in occasione della Giornata Internazionale ed Europea delle Persone con Disabilità del 3 dicembre che punta a sensibilizzare tutti i cittadini sulle discriminazioni vissute da molte persone con disabilità.

L'obiettivo della campagna è di informare l'opinione pubblica, tramite varie iniziative di comunicazione, sul fatto che la privazione dei diritti delle persone con disabilità ne provoca l'esclusione e la discriminazione, trasformando appunto quelle stesse persone in "pesi".

C'è tempo ancora fino a lunedì 8 dicembre per compiere un gesto concreto e donare 1 euro, inviando un SMS al numero 45593 da cellulare personale TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca. Sarà, invece, di 2 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TeleTu e TWT e di 2 o 5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia e Fastweb.

Persone, non pesi ha anche lo scopo di realizzare nuovi servizi informativi e fornire alle persone con disabilità e alle loro famiglie strumenti sempre più accurati e autorevoli, che consentano loro di essere consapevoli dei propri diritti e delle opportunità di inclusione e partecipazione alla vita sociale. Solo infatti se si conoscono al meglio i propri diritti e li si afferma nel modo più corretto, si può riuscire a migliorare la propria condizione di vita, ad essere Cittadini e non "pesi".
A fianco della FISH c'è anche la Lega Calcio di Serie A, che dedicherà all'evento il fine settimana del 5-8 dicembre, con messaggi audio/video e striscioni negli stadi, senza dimenticare le Grandi Stazioni, società di servizi del Gruppo Ferrovie dello Stato e i Centri Commerciali del Gruppo IGD a Catania, Livorno, Guidonia (Roma), Milano e Quarto di Napoli.
Tra le iniziative collaterali alla campagna la Fish ha promosso poi la  mostra fotografica intitolata "Nulla su di noi, senza di noi!", anche in versione video, realizzata dalla Federazione in collaborazione con Contrasto, che racconta in una ventina di città italiane come le persone con disabilità "vivevano ieri, vivono oggi e talora riescono anche ad essere protagoniste", avvalendosi anche degli scatti di celebri creatori d'immagine, come Gianni Berengo Gardin e Massimo Sciacca. Nella giornata del 3 dicembre la video mostra è stata e sarà proiettata nei Centri Commerciali del Gruppo IGD, in importanti eventi, cui di volta in volta parteciperanno prestigiosi esponenti istituzionali, accademici e del mondo della disabilità: ad Ascoli Piceno e Genova dall'1 al 7 dicembre; a Martina Franca (Taranto) il 2 dicembre; all'Aquila, Aosta, Asti, Brugherio (Monza-Brianza), Lamezia Terme (Catanzaro), Legnano (Milano), Mantova, Milano, Palazzolo Acreide (Siracusa), Roma e Sassari il 3 dicembre; a Lodi e Terni il 4 dicembre; nonché, sempre il 3 dicembre, nella Repubblica di San Marino e anche a Cagliari, Caserta, Palermo, Perugia, Potenza e Ragusa.
 
Si può inoltre sostenere la FISH anche prima, durante e dopo le date della campagna, con un versamento sul conto corrente bancario della stessa FISH, presso la Banca Popolare Commercio Industria (IBAN IT81C0504801672000000038939).

Inoltre, tramite UBI Banca, clienti e non clienti potranno sostenere la FISH direttamente in filiale, effettuando un bonifico con azzeramento delle commissioni, oppure, per i clienti che hanno attivato l'internet banking Qui UBI, utilizzando la funzione Bonifico per iniziative solidali.


giovedì 13 novembre 2014

Leroy Merlin e il ghetto Rom





 L’Associazione 21 luglio lancia una campagna di pressione pubblica contro Leroy Merlin Italia. «Non costruire un nuovo campo per soli rom a Roma!»



L’Italia, “il Paese dei campi”, rischia una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea per via delle politiche abitative segregative che le autorità italiane continuano ad attuare nei confronti dei rom.

È quanto emerge da una lettera inviata dalla Direzione Generale Giustizia della Commissione Europea al Governo italiano. «La Commissione potrà decidere di avviare una procedura di infrazione ai sensi dell’art. 258 del TFUE nei confronti dell’Italia inviando una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 2000/43/CE», è la conclusione della lettera.

Nella missiva, avente per oggetto: «Richiesta di informazioni aggiuntive riguardo a questioni di alloggio dei rom in Italia ai fini della direttiva 2000/43/CE sull’uguaglianza razziale», la Commissione Europea punta il dito sulla condizione abitativa dei rom nel nostro Paese richiedendo alle autorità italiane informazioni aggiuntive. Nella lettera, la Commissione si sofferma sul “campo” per soli rom in località La Barbuta, a Roma: «I servizi della Commissione – viene comunicato – condividono le preoccupazioni espresse dal Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa circa questo tipo di “alloggio” fornito ai rom in un sito molto remoto e non accessibile, e dotato di recinti e impianti di sorveglianza. Dispositivi di “alloggio” di questo tipo risultano limitare gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli completamente dal mondo circostante e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione».

Malgrado il rischio di una procedura di infrazione paventato dall’Europa, il Comune di Roma sembra voler continuare con una politica che rafforza il “sistema campi” programmandone la progettazione e la costruzione di nuovi. Proprio nel sito La Barbuta, indicato dall’Europa come lesivo dei diritti fondamentali dei rom, potrebbe vedersi realizzata la costruzione di un nuovo “campo” per soli rom che sostituirebbe quello esistente oggi, che verrebbe così abbattuto.

Per la prima volta nel nostro Paese sarebbe una multinazionale, Leroy Merlin Italia, a farsi carico della realizzazione di un “campo rom”, grazie alla costituzione di un’Associazione temporanea di impresa (ATI) alla quale parteciperebbe anche la Comunità di Capodarco di Roma. In cambio dell’investimento, pari a 11,5 milioni di euro, interamente a carico di Leroy Merlin Italia, la multinazionale francese del bricolage riceverebbe dal Comune la concessione gratuita per 99 anni del terreno su cui oggi sorge il campo La Barbuta, per installarci così le proprie attività commerciali (vedi
Rapporto “Terminal Barbuta”). Per scoraggiare la multinazionale del bricolage dal realizzare l’ennesimo ghetto per soli rom nella Capitale, oggi l’Associazione 21 luglio ha lanciato una campagna di mobilitazione pubblica e di pressione nei confronti di Leroy Merlin Italia.

«Leroy Merlin: un campo rom è un ghetto. Non costruirlo!», è l’appello dell’Associazione 21 luglio che invita cittadini e utenti del web a inviare un’email, con un semplice clic dal
sito della campagna, direttamente a Leroy Merlin Italia per chiedere alla multinazionale di non sporcarsi la faccia e di non farsi coinvolgere nella creazione dell’ennesimo ghetto per rom a Roma.«Diffonderemo la campagna anche all’estero, chiederemo alle persone di condividerla sui social media e di unirsi così alla nostra battaglia per dire basta alla creazione di nuovi ghetti per soli rom», afferma l’Associazione 21 luglio.

«I “campi” sono luoghi di sospensione dei diritti umani, che rendono impossibile l’inclusione sociale, che creano disagi al resto della cittadinanza e che alimentano nella pubblica opinione un clima di ostilità verso le comunità rom. L’unica soluzione percorribile è dunque quella di superare i “campi rom”, come prevede la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom redatta dal governo italiano nel 2012. Convincere Leroy Merlin Italia a ritirare il progetto sarebbe un passo molto importante in questa direzione», conclude l’Associazione 21 luglio.
 

mercoledì 9 luglio 2014

Queste non sono favole: una campagna contro gli abusi in famiglia




Quante bambine e quanti bambini hanno sognato con le favole della Disney!

La sirenetta Ariel, Aurora de La bella addormentata nel bosco, Jasmine e il suo Aladdin. Nella fantasia e sullo schermo quelle giovani donne sono principesse amate e rispettate, ma nella realtà, purtroppo, tutto si trasforma: il sogno e il romanticismo lasciano, troppo spesso, il posto alla brutalità e al dolore.

Saint Hoax - pseudonimo di un artista mediorientale - ha, infatti, lanciato una campagna shock con un progetto dal titolo “Princest Diaries”: le principesse, protagoniste dei celebri film targati Disney, sono ritratte su poster colorati e di grande formato mentre vengono baciate sulla bocca dai rispettivi padri e, in sovraimpressione, ogni immagine riporta una drammatica dicitura: “ Il 46% dei minori vittime di violenza la subisce da membri della famiglia”.

Saint Hoax, in un'intervista rilasciata su Yahoo Movies, ha raccontato che l'idea del progetto nasce dal racconto di una sua amica di lunga data che gli ha confessato di essere stata vittima di abusi, da parte del genitore, fin dall'età di sette anni: “Le ci sono voluti 14 anni per essere in grado di raccontare a qualcuno quella traumatica esperienza. Quella storia mi ha scioccato nel profondo. Ho usato le principesse Disney perchè è un linguaggio visuale dal quale l'audience, alla quale mi riferivo, sarebbe stata attratta”, ha detto l'artista.


L'intento è, quindi, proprio quello di denunciare e di indurre a farlo chi è ancora una vittima, ma ha paura di uscire allo scoperto. Le statistiche dicono che il 46% delle bambine sotto i 12 anni subiscono violenza in famiglia e questo dato si riferisce ad una ricerca effettuata, fin dal 1992, dal Dipartimento di Giustizia americano e i dati recenti testimoniano che almeno il 58,7% degli abusi sui minori avvengono da parte di conoscenti.

Un progetto, una campagna shock per garantire alle bambine e ai bambini protezione e fiducia: ma la Disney, la più famosa casa di produzione cinematografica del mondo, non ha sostenuto pubblicamente questa campagna.


giovedì 5 giugno 2014

Per i diritti, contro la xenofobia



Riportiamo, qui di seguito, la presentazione della campagna “Per i diritti, contro la xenofobia” che ci è pervenuta dall'Associaozione 21 Luglio che ringraziamo per la segnalazione.
 
 
 



La Campagna per i diritti, contro la xenofobia nasce dall’urgenza di arginare il rigurgito razzista e xenofobo che rischia di investire molti paesi europei e orientare il discorso pubblico verso una progressiva marginalizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali dall’agenda politica e dalla coscienza democratica collettiva.
Una Campagna a difesa dei diritti di rom, migranti e detenuti per contrastare le diverse forme di segregazione, criminalizzazione e stigmatizzazione che sostanziano le politiche verso rom, migranti e detenuti, condannati a condividere una comune condizione di emarginazione e invisibilità, che ne aggrava la vulnerabilità e ne offende la dignità umana.
Una Campagna di informazione e denuncia tesa a riportare i diritti e la loro violazione al centro del dibattito nel corso della campagna elettorale, affinché i candidati e le candidate italiane sottoscrivano un impegno diretto presso il Parlamento europeo, come richiesto e denunciato dalle associazioni promotrici nella “Agenda dei diritti umani in Europa”.
L’Agenda dei diritti umani in Europa. Migranti, rom e detenuti è la prima tappa della Campagna per i diritti, contro la xenofobia che le associazioni promotrici – Lunaria, Antigone e 21 luglio, in collaborazione con ASGI – intendono condurre nel corso della campagna elettorale.
Fra le attività della Campagna per i diritti, contro la xenofobia:
Un Osservatorio sui discorsi di odio nei confronti dei migranti al fine monitorare, segnalare e denunciare, in collaborazione con ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione – dichiarazioni di incitamento all’odio o forme discriminatorie veicolate attraverso il discorso pubblico politico e/o le condotte assunte nel corso della campagna elettorale dai candidati e dalle candidate italiane al Parlamento Europeo. Un monitoraggio per denunciare il ruolo che il discorso politico può svolgere nel disseminare un clima culturale e sociale di ostilità verso i migranti, per arginare la retorica populista e nazionalista che pretende di fondare sulla xenofobia, il razzismo e l’odio contro gli stranieri la ricerca di consenso elettorale e le basi del proprio consolidamento sociale
Una campagna di informazione sul diritto di voto dei detenuti. La partecipazione politica dei detenuti in Italia è conseguente alla riabilitazione. I non riabilitati non possono partecipare. Non sono considerati cittadini come tutti gli altri. Resta nei loro confronti lo stigma anche dopo la fine della pena. La legislazione italiana concede il diritto di voto a chi ha pene particolarmente brevi e a chi è in custodia cautelare. In questo caso ci pensa la doppia burocrazia comunale e penitenziaria a rendere il diritto scarsamente esercitato. Il diritto di voto è un diritto politico la cui estensione qualifica una democrazia. I progressi del sistema democratico sono da leggersi anche in relazione all’allargamento del suffragio.
La realizzazione di video interviste sui contenuti dell’Agenda a un gruppo di candidati italiani alle Elezioni Europee, e una campagna video in cui dare voce, ascolto e risonanza alle istanze e rivendicazioni di rom, migranti e detenuti, disattese dalle politiche nazionali e comunitarie o scarsamente sottoposte all’attenzione degli utenti cittadini che popolano i media sociali.
L’organizzazione di un’iniziativa pubblica, che si svolgerà il 14 maggio 2014 presso la sala Fandango, Palazzo Incontro di Roma, nella quale verranno presentati i primi risultati del lavoro svolto.
L’Unione Europea che sembra delinearsi dopo le elezioni del 22–25 maggio 2014 è l’esito delle preferenze che, secondo le stime di Bruxelles, il 43,1% dei cittadini aventi diritto al voto nei 28 Paesi membri ha espresso per rinnovare i propri rappresentanti al Parlamento Europeo.
Con un’affluenza in crescita nei Paesi dell’Europa Occidentale e un forte astensionismo nei Paesi dell’Est, in Italia i votanti sono stati il 58,7%, di cui il 6,16% ha scelto di sostenere il programma della Lega Nord e di eleggerne 5 europarlamentari.
Se nel nostro Paese partiti come la Lega Nord registrano un ridimensionamento della loro futura influenza politica – 4 seggi in meno rispetto alle Elezioni Europee 2009 – o non hanno ottenuto alcuno dei 751 seggi, come Fratelli d’Italia/Alleanza Nazionale, la deriva populista e xenofoba nell’Europa che si configura all’indomani del voto europeo del 25 maggio non può non destare preoccupazione per la garanzia della dignità e dei diritti umani dei migranti, dei rom, dei detenuti residenti in Europa.
Se il risultato più clamoroso e prevedibile è rappresentato dal 25% di preferenze che un francese su quattro ha accordato al Front National di Marine Le Pen, le forze politiche di destra ed estrema destra che potrebbero aggregarsi in un gruppo parlamentare, quale il Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, fra parlamentari “Non iscritti” e “Altri” neoeletti, prefigurano la mappa di un’Europa che rischia di non tutelare ma aggravare la vulnerabilità umana e sociale, il rifiuto e l’intolleranza verso quanti, residenti o transitanti sul suolo europeo, sono da sempre discriminati e lontani dai luoghi di potere.
L’elezione di un eurodeputato della estrema destra tedesca NPD, l’ascesa di Alba Dorata in Grecia, che, raccogliendo più del 9%, potrà contare tre rappresentanti nel neo Parlamento europeo; il quasi 20% raggiunto dalla destra austriaca espressa dal FPÖ; il 7,1% della Nuova Destra polacca – KNP – e il 14,7 % di preferenze raccolte dal partito ungherese Jobbik; il successo del Vlaams Belang in Belgio (6,78%), dei Veri Finlandesi (12,9%), del partito nazionalista britannico Ukip di Nigel Farage (28%) o del populista Partito Popolare Danese (26.7%) giustificano, fra euroscetticismi e dichiarati programmi politici xenofobi o razzisti, il timore di una ulteriore marginalizzazione dei diritti umani nell’agenda politica di un’Europa meno accogliente e più intollerante.
La Campagna per i diritti, contro la xenofobia, promossa dalle associazioni 21 luglio, Lunaria e Antigone, in collaborazione con ASGI, è stata condotta nel corso della campagna elettorale con l’obiettivo di informare i cittadini, denunciare le violazioni dei diritti dei migranti, dei rom, dei detenuti in Italia, richiamare le istituzioni nazionali e comunitarie a rivedere gli indirizzi delle proprie politiche assumendo tra le priorità la tutela della dignità e dei diritti umani.
L’Agenda dei diritti umani in Europa, redazione congiunta delle tre associazioni promotrici, è stata sottoposta all’attenzione di tutti i candidati e le candidate italiane al Parlamento europeo. Fra le 38 adesioni ricevute, anche quelle dei neo europarlamentari Sergio Cofferati, Patrizia Toia, Mercedes Bresso, Cécile Kyenge e Goffredo Bettini, candidati al Parlamento europeo del Partito Democratico, e di Marco Furfaro, candidato nella lista “L’Altra Europa con Tsipras”.
Tra l’1 febbraio e il 7 maggio 2014 sono stati complessivamente 88 i casi rilevati dall’attività di monitoraggio delle dichiarazioni discriminatorie e di incitamento all’odio veicolate dal discorso pubblico politico. Casi monitorati e prime segnalazioni inoltrate agli organi competenti sono stati diffusi attraverso la Nota stampa “Quando il razzismo entra in campagna elettorale”. Previo studio caso per caso della gravità delle dichiarazioni rilasciate dai candidati al Parlamento europeo e/o di fronte al reiterarsi delle medesime condotte discriminatorie, è in fase di attenta valutazione l’opportunità di intraprendere eventuali azioni legali in collaborazione con ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. Gli esiti del monitoraggio condotto nel corso della campagna elettorale dall’Osservatorio a garanzia dei diritti dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo saranno a breve resi noti.


giovedì 22 maggio 2014

La Nigeria in scacco


Due atroci attentati hanno colpito ancora la Nigeria. La mano armata è quella della cellula terroristica di Boko Haram probabilmente in risposta all'attenzione internazionale sul rapimento delle centinaia di studentesse nella zona a Nord-Est del Paese. Almeno 118 le vittime delle due autobombe esplose nello Stato di Jos, Stato centrale della Nigeria. Ma non è detto che il computo dei corpi sia terminato.

Intanto prosegue la mobilitazione mondiale per la liberazione delle ragazze: l'Amministrazione comunale della città di Milano ha esposto uno striscione sulla facciata di Palazzo Marino e, ieri 21 maggio 2014, dalle 12.30 alle 13.30 si è tenuto un momento di riflessione e di preghiera presso il Tempio Civico; un momento voluto anche dal Forum delle religioni di Milano in cui si è rivolto un pensiero anche ai lavoratori della miniera di Soma, in Turchia, e alla giovane mamma sudanese in prigione perchè cristiana.

Elisabetta strada, la prima firmataria presso il Comune di Milano ha affermato: “ Milano si aggiunge al coro di voci che, in tutto il mondo, stanno chiedendo la liberazione delle ragazze nigeriane, rapite perché volevano studiare. Con l’adesione a #bringbackourgirls chiediamo fermamente anche che la comunità internazionale si impegni per mettere fine a queste violenze e che il Ministero degli Esteri intervenga con il Governo della Nigeria affinché venga posta fine a questa terribile tragedia che coinvolge tante ragazze e giovani donne". E noi invitiamo tutti i nostri lettori ad aderire alla campagna #bringbackourgirls.


mercoledì 26 febbraio 2014

End Famale Genital Mutilation



Articolo di Monica Macchi che ringraziamo sempre molto.



Erik Ravelo è un artista cubano diventato famoso per alcune campagne pubblicitarie come Unhate, progettata per Benetton, fotomontaggi fantapolitici tra leader che si baciano (questo ha destato particolare scalpore…);
 
 
Fahma Mohammed è invece una studentessa somala di Bristol di 17 anni che ha lanciato tramite Change.org una petizione ripresa poi dal “The Guardian” per azioni capillari di sensibilizzazione nelle scuole britanniche sulle mutilazioni genitali femminili. Secondo gli ultimi dati OMS questa pratica colpisce ancora più di 130 milioni di bambine nel mondo: nel solo Regno Unito, nonostante sia illegale dal 1985, si calcola che ogni anno vengano infibulate o escisse circa 66.000 bambine e ragazze e ce ne siano più di 20.000 “a rischio”.
Erik ha voluto dare il suo contributo a questa campagna creando il logo presentato lo scorso fine settimana: una lametta arrugginita e affilata che evoca l’inequivocabile ma rotta, quindi inutilizzabile e per di più trafitta in diagonale dallo slogan della campagna: “End Female Genital Mutilation”.  
Ed ecco il testo della petizione (che si può ancora firmare) a Micheal Gove sottosegretario
 
britannico all’educazione per formare insegnanti sul tema delle MGF prima dell’estate, “la stagione del taglio” quando approfittando delle vacanze scolastiche, molte ragazze vengono rimandate nei Paesi d’origine per essere sottoposte a questo rito che le priva del piacere sessuale e le condanna al dolore e a continue infezioni.



Warning: This petition is about FGM and may be distressing for some readers.


You wouldn't think school girls in the UK have to worry about female genital mutilation (FGM), but we do. Although it is illegal in the UK, it is still happening - 24,000 girls in the UK are currently at risk of FGM. People just don't talk about it, doctors don't check for it and teachers don't teach it.
FGM is child abuse. It forces girls into a future of pain from the moment they are cut. They face the risk of infertility, pain during urination, menstruation, childbirth and sexual intercourse. The pain doesn’t go. It’s a traumatic experience they have to live with every single day, physically and emotionally.

That’s why I’ve started this campaign with The Guardian.

I know of people who have been cut - anyone who knows girls from FGM affected communities will know girls who have been cut. We were told Ofsted would be asking schools what they are doing to protect these girls from FGM, but it never happened.

Me and my classmates campaigned for our school to do more on FGM. Now all the girls at school know the risks of FGM and feel able to talk about it. But this is one school. We need this to happen at every school in the country - so that no girl is missed.

We need to act now. Many girls are sent away to be cut over the summer holidays. Some are cut at home. They call it the 'cutting season'. If every headteacher was given the information they need to talk about FGM to students and parents we could reach every girl who is at risk before the holidays. We could convince families not to send their daughters to be cut and we can help girls who are at risk. We could break the cycle so the next generation is safe.

That’s why I’m calling for Michael Gove to get schools to teach about FGM before the summer holidays.

Michael Gove -- we’re serious, we’re not going to back down and we won’t go away.





sabato 9 novembre 2013

10 proposte concrete per dichiarare illegale la povertà!




Come Associazione per i Diritti Umani vogliamo sostenere la campagna “Miseria ladra” promossa dal Gruppo Abele e da Libera di cui riportiamo il progetto e gli intenti già pubblicati sul sito di Libera.
Nell'ambito della campagna, per il prossimo 18 novembre, è previsto un incontro a Torino, alla Fabbrica delle "e" alle ore 21.00, con Luigi Ciotti, Marcelo Barros e Giuseppe De Marzo

Il nostro paese vive una condizione di impoverimento materiale e culturale insostenibile ed inaccettabile. I numeri più asettici dell'ISTAT ci informano che, nel 2012, 9 milioni e 563mila persone pari al 15,8% della popolazione sono in condizione di povertà relativa, con una disponibilità di 506 euro mensili (erano 8,173 milioni nel 2011 pari al 13,8% della popolazione). In condizione di povertà assoluta si trovano invece 4 milioni 814mila persone, pari al 7,9% della popolazione italiana (nel 2011 erano 3,415 milioni pari al 5,2% della popolazione). Parliamo di quasi un italiano su quattro costretto a vivere in una condizione in cui la dignità umana viene calpestata. Il 32,3% di chi ha meno di 18 anni è a rischio povertà. 723 mila minorenni italiani vivono già in condizione di povertà assoluta. È questo un dato intollerabile che dovrebbe farci indignare tutti e tutte. La diseguaglianza continua a crescere, con differenze territoriali che ripropongono la questione meridionale come uno dei temi sui quali intervenire urgentemente. Il sud infatti risulta drammaticamente più colpito ed impoverito dalla crisi. La disoccupazione nazionale oltre il 12%, al sud è nettamente superiore. Tra i 15/24 anni che cercano lavoro nel mezzogiorno, la disoccupazione è superiore al 41%. Le famiglie italiane si sono enormemente impoverite. Oltre il 60% delle famiglie ha ridotto la quantità e la qualità della propria spesa alimentare, mentre aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per mangiare. Oltre due milioni sono i cosiddetti Neet, giovani così scoraggiati dalla situazione che non studiano, non cercano più lavoro e non sono nemmeno coinvolti in attività formative. Aumentano enormemente la precarietà e lo sfruttamento sul lavoro, sino a raggiungere pratiche di neoschiavismo nei confronti dei lavoratori migranti e non, sia al sud che al nord del paese. Si rafforza il controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in crisi,costrette a "rivolgersi" ai prestiti dei mafiosi. Così come sono in drammatica crescita i crimini contro l'ambiente. Sono oltre 93 al giorno quelli denunciati che certificano l'aumento dell'impatto e dell'influenza delle ecomafie e che distruggono la nostra vera ricchezza: territori, beni comuni e biodiversità.
La ricchezza si è spostata dal lavoro alla rendita finanziaria. La situazione risulta aggravata dalle attuali politiche in campo. Delocalizzazioni,dismissioni, privatizzazioni, austerità e vincoli di bilancio,riforme di welfare e pensioni, azzeramento dei fondi per il sociale e tagli nei settori dove maggiore è la domanda di servizi pubblici e sociali, hanno aggravato ulteriormente la crisi. Disuguaglianza e ingiustizia sociale ed ambientale stanno mettendo in crisi la nostra democrazia. Una società diseguale, che coniuga svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazioni della ricchezza nelle mani di pochi, attenta alla coesione sociale e incrementa la sfiducia istituzionale, affossa il principio di rappresentatività e scoraggia la partecipazione. I dati e la situazione di crisi politica fotografano una "guerra" dove la povertà materiale e culturale èla peggiore delle malattie, in senso sociale, economico, ambientale e sanitario.
"La costruzione dell'uguaglianza e della giustizia sociale è compito della politica nel senso più vasto del termine: quella formale di chi amministra equella informale chi ci chiama in causa tutti come cittadini responsabili. La povertà dovrebbe essere illegale nel nostro paese. La crisi per molti è una condanna, per altri è un'occasione. Le mafie hanno trovato inedite sponde nella società dell'io, nel suo diffuso analfabetismo etico. Oggi sempre più evidenti i favoriindiretti alle mafie che sono forti in una società diseguale e culturalmente depressa e con una politica debole." sostiene don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera.
La Costituzione ci impegna in tal senso a fare ognuno la sua parte. La lotta alla povertà va ripensata in termini di interdipendenza tra le persone,le specie e all'interno degli equilibri naturali dei nostri ecosistemi. Possiamo da subito portare avanti azioni di contrasto dal basso alla povertà. Il Gruppo Abele e Libera promuovono la campagna"Miseria Ladra" con tutte quelle realtà sociali, sindacali,studentesche, comitati, associazioni, movimenti, giornali e singoli cittadini/e, intenzionati a portare avanti le proposte contenute nel documento. Proposte concrete che da subito possono rispondere alla crisi materiale e culturale, rafforzare la partecipazione e rivitalizzare la nostra democrazia. 




Le dieci proposte per combattere la povertà si possono leggere sul sito di Libera, www.libera.it