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giovedì 8 ottobre 2015

La pena di morte è disumana




In occasione delle ultime esecuzioni negli Stati Uniti (la prima donna in 70 anni è stata condannata alla sedia elettrica in Georgia e la pena eseguita nei giorni scorsi), ripubblichiamo un intervento del Pontefice - sui temi delle carceri e della pena di morte - ma ancora molto attuale.


(dal sito de L'Osservatorio Romano)

Francesco: abolire pena di morte, no a carcere disumano

Udienza di Papa Francesco nella Sala dei Papi - L'Osservatore Romano
23/10/2014

Cristiani e uomini di buona volontà “sono chiamati oggi o a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte”, in “tutte le sue forme”, ma per il miglioramento delle “condizioni carcerarie”. È uno dei passaggi centrali del discorso tenuto da Papa Francesco in Vaticano a un gruppo di giuristi dell’Associazione penale internazionale. La voce del Papa si è levata anche contro il fenomeno della tratta delle persone e della corruzione. Ogni applicazione della pena, ha affermato, deve essere fatta con gradualità, sempre ispirata dal rispetto della dignità umana. Il servizio di Alessandro De Carolis:

L’ergastolo è una “pena di morte coperta”, per questo l’ho fatta cancellare dal Codice Penale Vaticano. L’affermazione a braccio di Papa Francesco si incastona in una intensa, particolareggiata disamina di come gli Stati tendano oggi a far rispettare la giustizia e a comminare le pene. Il Papa parla con la consueta schiettezza e non risparmia critiche a tempi come i nostri in cui, afferma, politica e media incitano spesso “alla violenza e alla vendetta pubblica e privata”, sempre alla ricerca di un capro espiatorio. Il passaggio sulla pena di morte è molto sentito. Papa Francesco ricorda che “San Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte”, come pure il Catechismo, non solo punta il dito contro il ricorso alla pena capitale, ma smaschera in un certo senso anche quello alle “cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali”, che lui chiama “omicidi deliberati”, commessi da pubblici ufficiali dietro il paravento dello Stato:

“Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi o a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, anche, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte coperta”.

Lo sguardo e la pietà di Papa Francesco sono evidenti in tutta la sua esplorazione sia delle forme di criminalità che attentano alla dignità umana, sia del sistema punitivo legale che talvolta – dice senza giri di parole – nella sua applicazione legale non è, perché quella dignità non rispetta. “Negli ultimi decenni – rileva all’inizio il Papa – si è diffusa la convinzione che attraverso la pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina”. Questo ha fatto sì che il sistema penale abbia varcato i suoi confini – quelli sanzionatori - per estendersi sul “terreno delle libertà e dei diritti delle persone”, ma senza un’efficacia realmente riscontrabile:

“C’è il rischio di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala di valori tutelati dallo Stato. Si è affievolita la concezione del diritto penale come ultima ratio, come ultimo ricorso alla sanzione, limitato ai fatti più gravi contro gli interessi individuali e collettivi più degni di protezione. Si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative”.
 
Papa Francesco definisce ad esempio il ricorso alla carcerazione preventiva una “forma contemporanea di pena illecita occulta”, celata dietro “una patina di legalità”, nel momento in cui procura a un detenuto non condannato un’“anticipo di pena” in forma abusiva. Da ciò – osserva – deriva sia il rischio di moltiplicare la quantità dei “reclusi senza giudizio”, cioè “condannati senza che si rispettino le regole del processo” – e in alcuni Paesi sono il 50% del totale – sia, a cascata, il dramma della vivibilità delle carceri:

“Le deplorevoli condizioni detentive che si verificano in diverse parti del pianeta, costituiscono spesso un autentico tratto inumano e degradante, molte volte prodotto delle deficienze del sistema penale, altre volte della carenza di infrastrutture e di pianificazione, mentre in non pochi casi non sono altro che il risultato dell’esercizio arbitrario e spietato del potere sulle persone private della libertà”.
 
Ma Papa Francesco va oltre quando, parlando di “misure e pene crudeli, inumane e degradanti”, paragona a una “forma di tortura” la detenzione praticata nelle carceri di massima sicurezza. L’isolamento di questi luoghi, ricorda, causa sofferenze  “psichiche e fisiche” che finiscono per incrementare “sensibilmente la tendenza al suicidio”. Ormai, è la desolante constatazione del Papa, le torture non sono somministrate solamente come mezzo per ottenere “la confessione o la delazione”…

“…ma costituiscono un autentico plus di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione. In questo modo, si tortura non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati e altri centri e istituzioni di detenzione e pena”.

E dalla durezza del carcere, insiste il Papa, devono essere risparmiati anzitutto i bambini, ma anche – se non del tutto almeno in modo limitato –anziani, ammalati, donne incinte, disabili, compresi “madri e padri che – sottolinea – siano gli unici responsabili di minori o di disabili”. Papa Francesco si sofferma con alcune considerazioni su un fenomeno da lui sempre combattuto. La tratta delle persone, sostiene, è figlia di quella “povertà assoluta” che intrappola “un miliardo di persone” e ne vede almeno 45 milioni costrette alla fuga a causa dei conflitti in corso. Quindi, osserva con durezza:
 
“Dal momento che non è possibile commettere un delitto tanto complesso come la tratta delle persone senza la complicità, con azione od omissione, degli Stati, è evidente che, quando gli sforzi per prevenire e combattere questo fenomeno non sono sufficienti, siamo di nuovo davanti ad un crimine contro l’umanità. Più ancora, se accade che chi è preposto a proteggere le persone e garantire la loro libertà, invece si rende complice di coloro che praticano il commercio di esseri umani, allora, in tali casi, gli Stati sono responsabili davanti ai loro cittadini e di fronte alla comunità internazionale”.
 
Il capitolo sulla corruzione è ampio e analizzato con grande scrupolo. Il corrotto, secondo Papa Francesco, è una persona che attraverso le “scorciatoie dell’opportunismo”, arriva a credersi “un vincitore” che insulta e se può perseguita chi lo contraddice con totale “sfacciataggine”. “La corruzione – afferma il Papa – è un male più grande del peccato” che “più che perdonato”, “deve essere curato”:

"La sanzione penale è selettiva. È come una rete che cattura solo i pesci piccoli, mentre lascia i grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con [la] maggior severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica e sociale – come per esempio gravi frodi contro la pubblica amministrazione o l’esercizio sleale dell’amministrazione – come in qualsiasi sorta di ostacolo frapposto al funzionamento della giustizia con l’intenzione di procurare l’impunità per le proprie malefatte o [per] quelle di terzi”.

Al tirare delle somme, Papa Francesco esorta i penalisti ad usare il criterio della “cautela” nell’applicazione della pena”. Questo, asserisce, “dev’essere il principio che regge i sistemi penali”:

“Il rispetto della dignità umana non solo deve operare come limite all’arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato, ma come criterio di orientamento per il perseguimento e la repressione di quelle condotte che rappresentano i più gravi attacchi alla dignità e integrità della persona umana”.






giovedì 15 gennaio 2015

Papa Francesco: il terrorismo e i mali dell'umanità



Il terrorismo fondamentalista rifiuta Dio stesso, e di fronte ai risvolti agghiaccianti per il dilagare del terrorismo auspico che i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione che giustifica la violenza”: queste le parole di papa Francesco a seguito degli attentati a Parigi e nel tradizionale incontro d'inizio anno con la stampa.
Francesco parla di una vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi che accade in varie zone del pianeta, a partire dalla vicina Ucraina, divenuta drammatico teatro di scontro e per la quale auspico che, attraverso il dialogo, si consolidino gli sforzi in atto per fare cessare le ostilità, e le parti coinvolte intraprendano quanto prima, in un rinnovato spirito di rispetto della legalità internazionale, un sincero cammino di fiducia reciproca e di riconciliazione fraterna.
Il pontefice si è soffermato anche sul Medio Oriente,auspicandosi che cessino le violenze e che si arrivi a una soluzione che permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, entro confini chiaramente stabiliti e riconosciuti internazionalmente, così che “la soluzione di due Stati” diventi effettiva. Quindi ricorda gli altri conflitti nella regione, i cui risvolti sono agghiaccianti anche per il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria ed in Iraq. Tale fenomeno è conseguenza della cultura dello scarto applicata a Dio. Il fondamentalismo religioso, infatti, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico.
Di fronte a tale ingiusta aggressione, che colpisce anche i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi della Regione, occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato. In questa sede faccio perciò appello all’intera comunità internazionale, così come ai singoli Governi interessati, perché assumano iniziative concrete per la pace e in difesa di quanti soffrono le conseguenze della guerra e della persecuzione e sono costretti a lasciare le proprie case e la loro patria. Un Medio Oriente senza cristiani sarebbe un Medio Oriente sfigurato e mutilato...Nel sollecitare la comunità internazionale a non essere indifferente davanti a tale situazione, auspico che i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani, condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare tali atti di violenza.
Francesco non dimentica la Nigeria, dove non cessano le violenze che colpiscono indiscriminatamente la popolazione, ed è in continua crescita il tragico fenomeno dei sequestri di persone, spesso di giovani ragazze rapite per essere fatte oggetto di mercimonio, un esecrabile commercio che non può continuare.
Il Papa si occupa anche dei conflitti civili che interessano altre parti dell’Africa, a partire dalla Libia, lacerata da una lunga guerra intestina che causa indicibili sofferenze tra la popolazione e ha gravi ripercussioni sui delicati equilibri della Regione. Cita «la drammatica situazione nella Repubblica Centroafricana e quella del Sud Sudan e in alcune regioni del Sudan, del Corno d’Africa e della Repubblica Democratica del Congo, dove non cessa di crescere il numero di vittime tra la popolazione civile e migliaia di persone e chiede l'impegno dei singoli governi e della comunità internazionale.
Un paragrafo importante del suo discorso è dedicato ai profughi e rifugiati: “Quante persone perdono la vita in viaggi disumani, sottoposte alle angherie di veri e propri aguzzini avidi di denaro?...Molti migranti, soprattutto nelle Americhe, sono bambini soli, più facile preda dei pericoli, necessitando di maggiore cura, attenzione e protezione”. Sono 180 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ad essi vanno aggiunti l’Unione Europea, l'Ordine di Malta e una Missione a carattere speciale, quella dello Stato di Palestina. Le cancellerie di ambasciata con sede a Roma, incluse quelle dell’Unione Europea e dell'Ordine di Malta, sono 83. Hanno sede a Roma anche la Missione dello Stato di Palestina e gli Uffici della Lega degli Stati Arabi, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.


Nel corso del 2014 si sono firmati tre accordi: il 13 gennaio, l’Accordo-quadro tra la Santa Sede e la Repubblica del Camerun sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica; il 27 gennaio, il Terzo Protocollo Addizionale dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di Malta sul riconoscimento degli effetti civili ai matrimoni canonici e alle decisioni delle autorità e dei tribunali ecclesiastici circa gli stessi matrimoni, del 3 febbraio 1993; il 27 giugno, l’accordo tra la Santa Sede e la Serbia sulla collaborazione nell’insegnamento superiore.

Infine, Papa Francesco rivolge un pensiero: alla Corea, al Venezuela, al Burkina Faso e a quei Paesi in cui le popolazioni vivono tra tensioni, disagi e paure.
“Non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità”: e conclude con questa frase tratta dal discorso di Paolo VI all'ONU nel 1965.





martedì 11 febbraio 2014

L'ONU, il Vaticano e i diritti dei bambini


Foto Ansa


Papa Francesco Bergoglio sta facendo tutto il possibile per dare alla Chiesa cattolica un'impronta di nuovo pulita, credibile, rassicurante, come è giusto che sia. Ma gli errori gravi di troppi “ministri di Dio” tornano a infangare l'operato dei tanti che, invece, giorno dopo giorno, vivono in nome dei valori cristiani per aiutare il prossimo e alimentare la fiducia nell'umanità.

Gli abusi sessuali dei bambini non sono 'delitti contro la morale', ma crimini”, questa l'accusa pesantissima che, nei giorni scorsi, l'ONU ha rivolto contro la Santa Sede a proposito dei preti pedofili.

In un rapporto di sedici pagine - redatto dopo un'indagine condotta a gennaio con audizioni pubbliche di alti esponenti del Vaticano - il Comitato, formato da 18 esperti indipendenti di diritti umani, denuncia le politiche che hanno permesso e favorito molti abusi, da parte di religiosi, nei confronti di bambini e di ragazzi, violando in questo modo la Convenzione per i diritti dei minori. Il Comitato chiede l'immediata rimozione dei responsabili che dovrebbero essere consegnati alle autorità civili, l'apertura degli archivi sui pedofili e su tutti coloro che hanno coperto le loro azioni e una revisione puntuale del Diritto canonico per garantire una tutela completa ai minori.

Il Vaticano ha risposto all'accusa con una nota in cui si legge: “...Alla Santa Sede rincresce di vedere in alcuni punti delle osservazioni conclusive un tentativo di interferire nell'insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell'esercizio della libertà religiosa”. E Monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore vaticano presso l'ONU di Ginevra, ha aggiunto: “ ...Si vuole, come Papa Francesco insiste, che ci sia trasparenza e che la giustizia abbia il suo corso. Non a caso il primo provvedimento suggerito a Bergoglio dal consiglio degli 'otto saggi' cardinali che lo aiutano nel governo della Chiesa universale e nella riforma della Curia romana, è stato quello di istituire una commissione per la protezione dei minori”. Intanto l'organismo delle Nazioni Unite è stato anche molto critico nei confronti dell'atteggiamento della Chiesa cattolica verso l'omosessualità, la contraccezione e l'aborto.



Nel 2002 il film vincitore del Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia fu Magdalene, scritto e diretto da Peter Mullan.





Nella pellicola Mullan denuncia i soprusi subiti da ragazze-madri “accolte” nelle case Magdalene, tra la fine dell'800 e l'inizio del'900, in Irlanda. L'ultimo convento delle suore Maddalene è stato chiuso nel 1996.

Tu non sei un uomo di Dio” ripete più volte una delle ragazze protagoniste, lo urla e lo incide nei cuori degli spettatori che, come quelle giovani donne, si aspettano comprensione e perdono e, invece, si trovano a dover subire umiliazioni e violenze.

Non faceva sconti, il regista, nel 2002 con questo lavoro crudo e diretto.

Il lungo piano-sequenza iniziale, senza dialoghi, con la scena iniziale del matrimonio; la messa, officiata all'aperto, prima comica e poi tanto drammatica; e la scena di chiusura, dedicata a Crispina (la bravissima Eileen Walsh), rappresentante e vittima sacrificale di tutti quei minori, maschi e femmine, che hanno vissuto sulla propria pelle le meschinità e le bassezze di altri esseri umani: scene di un film che, purtroppo, narrano una realtà che si è perpetrata per troppo tempo. E ora è arrivato il momento di fare chiarezza e di tornare alla Fede della solidarietà, dell'amore e del rispetto reciproco.