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lunedì 11 maggio 2015

Il nostro sangue è buono solo per le guerre”: i Falasha denunciano il razzismo






di Monica Macchi


La scorsa domenica a Tel Aviv c’è stata una imponente manifestazione (10.000 persone secondo la stampa israeliana, 3000 secondo la polizia) per protestare contro i maltrattamenti inflitti dalla polizia a un soldato di origine etiope: il bilancio è stato di una cinquantina di poliziotti feriti e una trentina di manifestanti arrestati…e importanti strascichi politici. Infatti il Presidente Reuven Rivlin ha ammesso che “i manifestanti hanno rivelato una ferita aperta nel cuore della società israeliana” e ha dovuto riconoscere “gli errori del governo nel modo in cui tratta gli israeliani neri” e le numerose difficoltà di integrazione dei falasha, una delle dieci tribù perdute del regno di Israele (la cui “ebraicità” è stata riconosciuta solo nel 1975). Non solo: pochi giorni dopo l’Università Tafnit Holon ha sospeso un insegnante che, durante un dibattito con gli studenti ha detto: “Gli etiopi si dimenticano da dove vengono: meglio se se ne tornano in Etiopia. Stanno diventando insolenti: pochi anni fa non avrebbero osato neppure aprir bocca! Non capiscono che sono diversi da noi e lo devono accettare”.



Dopo le tre diverse Aliah (ritorno nella terra promessa d’Israele in uno Stato che nega il diritto al ritorno dei Palestinesi…) dell’Operazione Mosè del 1985 (organizzato sotto la supervisione del Mossad), dell’Operazione Salomone del 1991 e dell’Operazione Ali di Rondini del 2010, Israele ha formalmente messo fine a questa politica il 28 agosto 2013 con un comunicato ufficiale del delegato dell'Agenzia Ebraica in Etiopia, Asher Sejum con l’impegno di riorientare le risorse finanziarie per migliorare le condizioni di vita dei Falasha già presenti in Israele e di esaminare caso per caso “ricongiungimenti familiari e questioni umanitarie specifiche”. Si calcola che attualmente ci siano circa 130.000 ebrei di origine etiope che, nonostante beneficino de iure della piena cittadinanza israeliana soffrono di bassi livelli di istruzione, alti livelli di disoccupazione (quasi il 60% delle famiglie dipendono dall'assistenza sociale e vivono al di sotto della soglia di povertà), proporzione di detenuti superiore alla media. Inoltre negli anni 2000, per ottenere il diritto di emigrare in Israele, le donne hanno dovuto sottoporsi a iniezioni di Depo-Provera, un contraccettivo che provoca sterilità “temporanea” con obbligo di ripetere il trattamento in Israele e così il tasso di natalità nella comunità Falasha è sceso del 50% negli ultimi dieci anni ...



Giusto due settimane fa è uscito in inglese “How The World Turned White” (pubblicato in ebraico l’anno scorso vincendo il premio Ramat Gan come miglior opera prima) di Dalia Betolin-Sherman che racconta il viaggio della sua famiglia sotto il regno di Haile Selassie da Ambover, (un villaggio ebraico nel nord dell'Etiopia) verso il Sudan e da lì in Israele.



 
 
 

mercoledì 28 gennaio 2015

La nazione cattolica. Chiesa e dittatura nell'Argentina di Bergoglio


 
 
 

La nazione cattolica. Chiesa e dittatura nell'Argentina di Bergoglio di Loris Zanatta, edito da Laterza, indaga l’intreccio di storia politica e religiosa in Argentina, dagli anni Sessanta fino all’ultima dittatura militare, e scopre che all’origine della sua storia è il mito di una nazione cattolica: cattolica si proclamava la dittatura del 1966, cattolica e cresciuta nelle parrocchie era la guerriglia, cattolico il peronismo tornato al potere nel 1973, cattoliche le sue fazioni in guerra tra loro, fino al regime cattolico che pretesero di incarnare i militari giunti al potere nel 1976. Solo allora, dinanzi alla tragedia, una parte crescente della Chiesa e degli argentini iniziò a scoprire le virtù della laicità, della democrazia politica e dello Stato di diritto.







Abbiamo rivolto alcune domande al Prof. Loris Zanatta e lo ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato.






Quali sono le radici - culturali e politiche – in cui affonda quel Male che ha portato alla dittatura e alla violenza atroce nei confronti degli oppositori al regime?



Quando una comunità politica, come quella argentina negli anni ’60 e ’70 del XX secolo, precipita in una spirale di violenza politica simile a una guerra civile, è lecito ipotizzare che qualcosa, nella edificazione di quella comunità, non abbia funzionato. Naturalmente la diagnosi di cosa non abbia funzionato suole variare a seconda di chi la enuncia. Taluni metteranno l’accento sui deficit di sviluppo economico, altri sulla fragilità delle istituzioni politiche, altri ancora sugli eccessivi scarti tra un ceto sociale e l’altro, altri ancora andranno alla ricerca di cause esogene. E’ probabile che tutte tali prospettive contengano una parte della spiegazione, che non può mai essere univoca. La mia ricerca interpreta la caduta sul piano inclinato della violenza politica dell’Argentina di quegli anni alla luce del rapporto che nella sua storia si è determinato tra sfera politica e sfera religiosa. E’ lì, a mio giudizio, che risiede il nucleo più profondo dell’intolleranza ideologica esibita allora dai più potenti attori politici argentini: le Forze Armate, le cui atrocità sono ben note, e le varie anime del movimento peronista, anch’esse animate dal demone della violenza politica, di cui è rimasta però scarsa memoria.





Il suo libro riflette, in particolare, sul legame tra Stato e Chiesa, tra politica e clero...



Proprio così. Detto in estrema sintesi, quel che è accaduto in Argentina è che la sfera politica ha stentato a conquistare autonomia dalla sfera religiosa, la quale ha così continuato a proiettatore la sua tipica logica manichea su di essa al punto di trasformare i fisiologici conflitti politici di una società pluralista in vere e proprie guerre di religione. Se ciò è avvenuto in Argentina più che altrove si deve essenzialmente a due ragioni storiche. La prima è di tipo tradizionale: come colonia ispanica, l’Argentina condivide con gli altri paesi latinoamericani un lungo passato in cui unità politica e unità religiosa si sono sovrapposte. Ciò implica una maggiore difficoltà nel delicato passaggio dall’unanimismo religioso del passato al pluralismo politico della modernità. Ma a ciò si aggiunge in Argentina un secondo, esplosivo e peculiare elemento: nessun paese al mondo è stato altrettanto rivoluzionato dai flussi immigratori quanto lo fu l’Argentina a cavallo tra Otto e Novecento. L’alluvione immigratoria, com’è stata spesso chiamata, generò un viscerale problema identitario, perlopiù risolto individuando nella religione cattolica il fondamento ultimo dell’unità e dell’identità argentine. Proprio mentre il paese transitava verso una maggiore modernità economica e una rapida diversificazione politica e ideologica, dunque, l’ossessione identitaria imposta dall’immigrazione indusse il grosso della sua popolazione a cercare riparo in una rinnovata forma di unanimismo: il mito della nazione cattolica. Il trionfo peronista negli anni ’40, ossia di un movimento popolare e maggioritario nel paese che riteneva proprio di incarnare quell’unanimità, sancì il trionfo di quel mito, ma anche la tomba della democrazia rappresentativa di tipo liberale. La successiva egemonia che peronisti da un lato e militari dall’altro si disputarono da allora in poi verteva proprio su chi meglio incarnasse quel mito; su chi cioè fosse il migliore e più fedele custode della cattolicità argentina.




Nella situazione di allora, che spazio aveva lo Stato di diritto?



Lo Stato di diritto fu la grande vittima della storia politica e religiosa argentina. Laddove s’impone un principio di unanimità qual era quello postulato dal mito della nazione cattolica, il principio di pluralità e di tutela dei diritti individuali e delle minoranze che lo Stato di diritto è chiamato a garantire svanisce. Difatti, tutti i principali attori del dramma argentino – militari e guerriglieri, sindacalisti e movimenti studenteschi – non si batterono in nome dello Stato di diritto e della Costituzione, ma di ideali che ritenevano li trascendessero: Patria o Socialismo, Nazione o Rivoluzione. Al cospetto di simili ideali di redenzione, l’individuo e i suoi diritti apparvero loro sacrificabili, così come la divisione tra poteri tipica del costituzionalismo liberale figurava agli occhi di tutti loro d’intralcio alla piena affermazione della volontà del Popolo, in nome di cui affermavano di combattere; Popolo inteso come una comunità unanime. Tra tanti assoluti ideologici, ogni forma di limite legale e istituzionale rimase schiacciato, almeno fino a quando la spirale della morte non raggiunse livelli tali da fare rinsavire una crescente parte della società argentina, che agli inizi degli anni ’80 iniziò a sottolineare l’importanza in sé, senza aggettivi né corollari ideologici, dello Stato di diritto e della democrazia politica.




E qual è oggi la situazione, a distanza di quasi quarant'anni, in termini di giustizia, legalità e diritti, considerando anche le crisi economiche che hanno spezzato il Paese?



Nonostante i passi in avanti compiuti dall’Argentina dal ritorno alla democrazia nel 1983 ad oggi, non si può dire che lo Stato di diritto vi goda di buona salute né che il retaggio unanimista un tempo associato al mito della nazione cattolica sia del tutto svanito. A tale proposito, e al di là dei vari fattori che rendono spesso precaria o carente la vigenza dello Stato di diritto – pressioni del potere esecutivo su quello giudiziario, estese aree di marginalità, attacchi alla libertà di stampa, corruzione e narcotraffico - s’è verificato in Argentina un fenomeno piuttosto peculiare e poco noto all’opinione pubblica internazionale. Si tratta, per dirla in breve, della trasformazione del sacrosanto tema dei diritti umani, per loro natura universali, in monopolio di una parte politica. L’ala kirchnerista del peronismo suole usarlo come un randello ideologico per imporre in modo unilaterale la sua interpretazione del passato e delegittimare le opposizioni, al punto di avere trasformato i più fedeli movimenti per i diritti umani, da espressione della società civile quali erano un tempo in apparati ideologici dello Stato. Detto altrimenti: il governo di Cristina Kirchner ha trasformato i diritti umani in una nuova bandiera unanimista, riproducendo i vizi che già in passato avevano minato lo Stato di diritto in Argentina.

venerdì 9 gennaio 2015

L'Italia, la famiglia e i diritti Lgbt



Il 17 gennaio 2015, patrocinato della prossima esposizione mondiale, si terrà a Milano, presso l'Auditorium Testori, un convegno dal titolo “Difendere la famiglia, per difendere la comunità”, con la benedizione di Regione Lombardia e in collaborazione con Alleanza Cattolica. Ora, è chiaro che vanno rispettate le opinioni di tutti, ma anche le scelte e le inclinazioni affettive e sessuali.

Ma c'è chi ancora pensa che l'omosessualità sia una malattia: l'associazione “Obiettivo Chaire”, ad esempio, si pone gentilmente a disposizione per “guarire” le persone affette da questo terribile morbo con una terapia “riparativa” (informazione, prevenzione e accompagnamento in un percorso di recupero). I professionisti dell'associazione sono, infatti, convinti che non essere eterosessuali derivi da una ferita dell'identità di genere, subìta in passato. Ma questa non è psicanalisi da quattro soldi...

Poi, a rimarcare tutto questo, abbiamo anche le parole di Angelino Alfano, non uno qualunque, ma un'autorità politica importante.

Difficile, quindi, che nel nostro Paese possa passare una legge sull'omofobia, la “Legge Concia”, che è stata, non a caso, votata solo da nove persone e che ha registrato tantissimi astenuti. Sarebbe stata una legge troppo intelligente: avrebbe introdotto un'aggravante relativa all'orientamento sessuale per i reati contro la persona.

Ma continuamo con il risultato del sondaggio svolto, a fine 2014, dall'Agenzia per i reati fondamentali dell'Ue (FRA), presentato in una conferenza a Bruxelles intitolata: “ Affrontatre la discrminazione sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere”: negli ultimi dodici mesi, sempre in Italia, il 54% delle persone gay, lesbiche e transessuali sono state molestate, il 94% dei giovani è stato vittima di commenti negativi a scuola e il 69% ha dichiarato di essere costretto a mascherare la propria vera identità, soprattutto per timore di perdere il lavoro.

Durante il suo intervento alla conferenza, Ivan Scalfarotto, ha dichiarato: “ In Italia sono un cittadino di serie B” e ha riconosciuto che, quando si trovava a lavorare nel Regno Unito, ha ricevuto un trattamento migliore in quanto cittadino appartenente alla comunità Lgbt. E siamo sicuri che c'è ancora qualcuno che starà pensando, dicendo, scrivendo...”Tornatene lì”...




E' partita la petizione internazionale in cui si chiede al governo italiano di approvare una legge che elimini le discriminazioni nei confronti delle unioni omosessuali. Per condividere e firmare la petizione: www.loveoutlove.it

mercoledì 12 novembre 2014

Dare la vita per gli altri: Padre Paolo Dall'Oglio





L'Associazione per i Diritti Umani vi invita ad un incontro in cui si parlerà di Padre Paolo Dall'Oglio. Un omaggio ad un uomo che ha scelto di donare la sua vita e il suo impegno per gli il bene di tanti.



Ne parleremo con i giornalisti e scrittori SHADY HAMADI e CAMILLE EID.



Siete invitati per: sabato 15 novembre, alle ore 19.00, presso il Centro Asteria in Piazza Carrara 17.1 (ang. Via G. da Cermenate, 2 – MM Romolo, Famagosta) Milano



Dall'Oglio è noto per aver rifondato, in Siria, negli anni '80 la comunità monastica cattolico - siriaca Mar Musa (Monastero di san Mosè l'Abissino), erede di una tradizione cenobitica ed eremitica risalente al VI sec. Il monastero, ubicato nel deserto a nord di Damasco, accoglie anche aderenti di religione ortodossa. Paolo Dall'Oglio è fortemente impegnato nel dialogo interreligioso con il mondo islamico. Questo suo attivismo gli ha causato l'ostracismo del governo siriano, che minacciò la sua espulsione. L'espulsione è stata poi eseguita il 12 giugno 2012. Per un breve periodo dopo la sua espulsione dalla Siria, si è trasferito a Sulaymanya, nel Kurdistan iracheno, dove è stato accolto nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra.

Nel 2013 Dall’Oglio è rientrato nel nord controllato dai ribelli siriani, dove si è impegnato in difficili trattative per la liberazione di un gruppo di ostaggi a Raqqa. Mentre si trovava nel capoluogo siriano di Raqqa per cercare di riappacificare i rapporti tra i gruppi curdi e i jiadisti arabi e intendeva pure trattare la liberazione di un gruppo di ostaggi nella zona orientale del paese, si sono perse le sue tracce. Il 29 luglio 2013 sarebbe stato rapito da un gruppo di estremisti islamici vicino ad al-Qaida.

Il 12 agosto 2013 uno arabo ha diffuso la notizia della sua uccisione; secondo altre fonti, oltre alla testimonianza dell'intellettuale siriano Michel Kilo che lo dà vivo a Raqqa, sotto la custodia di militanti iracheni dello Stato Islamico anche France-Catholique afferma che il gesuita sarebbe vivo.

lunedì 4 agosto 2014

Quella mozione omofoba e discriminatoria





Ci è perventa la seguente comunicazione da parte di un ragazzo che si impegna nella tutela dei diritti LGBT e anche noi abbiamo deciso di pubblicare questa petizione già su change.org



La Regione Lombardia ha approvato una mozione, presentato dal capogruppo della Lega Nord Massimiliano e votata da tutto il centrodestra (Fratelli d'Italia, FORZA ITALIA e NCD) che di fatto ricorda quello di Putin in Russia, dietro il titolo "Iniziative per la tutela della famiglia naturale" viene istituzionalizzata l'omofobia e la discriminazione.
Tale mozione non solo svuota le relazioni gay di ogni tutela giuridica. Nega di fatto la loro affettivatà definendo la famiglia eterosessuale, da loro erroneamente chiamata "naturale" come più importante e l'unica degna di essere rispettata, la motivazione di tale comma è la seguente: “Non si può negare il principio che un rapporto fra un uomo e una donna è su un piano superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto.“ Questo invito all'omofobia è anche una deriva integralista cattolica visto che la mozione prevede anche: "L'impegno per la Giunta regionale a introdurre il fattore famiglia, a individuare in collaborazione con il Consiglio regionale stesso una data per la celebrazione della Festa della Famiglia, fondata sull’unione tra uomo e donna, promuovendone sia direttamente che indirettamente attraverso scuole, associazioni e Enti locali la valorizzazione dei principi educativi, culturali e sociali. Infine impegna la Giunta regionale a chiedere al Governo centrale la non applicazione del Documento Standard per l’educazione sessuale in Europa, redatto dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevede tra l’altro, nella fascia di età tra i 4 e i 6 anni, l’introduzione della masturbazione infantile precoce e l’identità di genere, ovvero la scelta se essere maschi o femmine."



"La scuola vuole esaltare l'omosessualità e la vita gay. I gay non sono famiglie"
Questa la motivazione che giustifica il fatto che da oggi la Regione Lombardia si propone ad attuare un piano medievale per introdurre nelle scuole, e in altri luoghi pubblici l'educazione all'"omofobia", insegnando di fatto che la diversità è una minaccia per la maggioranza e che la tolleranza e il rispetto sono valori privi di significato, mentre la violenza omofoba serve a difendere l'amore eterosessuale.
La consigliera del M5S Iolanda Nanni , oltre a ricordare che questa mozione è di stampo punitivo verso il PD, Sel, M5S e un esponente Lega che hanno votato a favore del patrocinio regionale per il Gay Pride tenutosi qualche giorno fa a Milano, denuncia l'interpretazione falsaria di alcuni documenti istituzionali, anche sovranazionali come quello europeo.
"La mozione contiene numerose falsità e libere interpretazioni di documenti istituzionali come il documento dell’OMS sulla promozione dell’educazione sessuale in età infantile. Non è vero che il documento invita a insegnare la masturbazione ai bambini, come asserito nella mozione. Questa e' una bufala, peraltro anche datata, senza alcun fondamento in quanto il documento in questione fa solo riferimento alla necessita' di educare il bambino senza che si senta colpevolizzato da questo atto naturale e istintivo. Ma possibile che il Consiglio Regionale debba scadere nel bieco bigottismo del pregiudizio e del ridicolo? Questa non è una mozione che difende le famiglie è una mozione ipocrita contro le varie tipologie di famiglie, fra cui quelle omosessuali. Francamente, certi consiglieri dovrebbero forse aprire gli occhi al mondo reale e all'interno dei loro stessi partiti, dove ad esempio, Salvini, il segretario di Lega Nord, e' divorziato, convivente di fatto e da questa unione ha un figlio. Questa per la Lega non sarebbe famiglia, dato che per loro lo e' solo se benedetta dalla sacralita' del vincolo matrimoniale.”, conclude Nanni.

Numerose le dichiaraizoni omofobe durante la discussione in aula di tale mozione liberticida, ne cito solo alcune fior da fiore:

•“Non si può negare il principio che un rapporto fra un uomo e una donna è su un piano superiore da qualsiasi altro tipo di rapporto. “
•“Lo spot della Findus è un’esagerazione. “
•“Esaltare l’omosessualità e la vita gay portano alla perdita del valore del ruolo paterno che risulterebbe attaccato nella sua autorità.”
•“La scuola vuole esaltare l’omosessualità e la vita gay. I gay non sono famiglie.”
•“Non comprendiamo che senso abbia l’introdurre nelle scuole delle fiabe che invitano a contrastare quello che è il concetto di famiglia naturale. Libro a forte impronta omosessuale e a tratti pornografico, che incita all’omosessualità”.



Questi signori non hanno capito che tale mozione non danneggia
solo le famiglie omosessuali, che già esistono in tutti gli strati della società
e che meritatno di essere rispettate e tutelate, ma crea FIGLI DI SERIE A
(quelli che vivono in famiglie eterosessuali) e FIGLI DI SERIE B (quelli delle
famiglie omoparentali che per la legge lombarda da oggi sono dei fantasmi
privi di DIRITTI GIURIDICI)



In breve la mozione prevede che:
1.La Famiglia eterosessuale viene definita come l'unica "naturale", degna di tutela e più importante di qualsiasi altro tipo di affetto.
2.Piano nelle scuole e tutti gli altri settori pubblici per attuare tale discriminazione sociale
3.Pressioni sul Governo Centrale affinchè respinga lesiglazioni gay friendly, ma anzi si impegni a sostenere una politica retrograda e conservatrice.
4.Fondamentalismo religioso sostenuto dall'introduzione di una Festa dell'unioni Uomo-Donna, per ribadire ancora una volta la loro supremaziona
5.Blindata la regione, e quindi l'impossibilità per comuni aperti come Milano, a riconoscere i matrimonio gay contratti all'estero come hanno fatto altre città come Napoli
6.Libera e sbagliata interpretazione di alcuni importanti documenti, anche Europei, sull'educazione sessuale. Di fatto non si capisce come intende cambiare le cose la Regione su questo tema importantissimo per la maturità dei bambini e ragazzi che vanno istruiti su questi temi come fanno tutte le nazioni civili d'Europa e del mondo.
7.non danneggia solo le famiglie omosessuali, che già esistono in tutti gli strati della società e che meritatno di essere rispettate e tutelate, ma crea FIGLI DI SERIE A (quelli che vivono in famiglie eterosessuali) e FIGLI DI SERIE B (quelli delle famiglie omoparentali che per la legge lombarda da oggi sono dei fantasmi privi di DIRITTI GIURIDICI.
Chiediamo pertanto ai Gruppi della Regione Lombardia di cancellare questo triste mozione e in contemporanea alla Corte Costituzionale di dichiararla incostituzionale in virtù dell'articolo 2 e 3 della costituzione contenuti nei PRINCIPI FONDAMENTALI:
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.



Inoltre questa mozione va anche contro alcune sentenze della stessa Corte Costizuionale e della Cassazione in materia di Diritti Gay. Ricordo la sentenza n. 170/2014, la n. 138 del 15 aprile 2010 della Costituzionale e la sentenza numero 601 di quella di Cassazione in cui viene istituzionalizzata la necessità di un impegno del Governo Centrale a approvare almeno le Unioni Civili e a legiferare in tema di contrasto all'omofobia. Non solo si ritiene necessario anche legiferare sulle adozioni gay visto che come dice bene la Cassazione "non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale".


martedì 11 febbraio 2014

L'ONU, il Vaticano e i diritti dei bambini


Foto Ansa


Papa Francesco Bergoglio sta facendo tutto il possibile per dare alla Chiesa cattolica un'impronta di nuovo pulita, credibile, rassicurante, come è giusto che sia. Ma gli errori gravi di troppi “ministri di Dio” tornano a infangare l'operato dei tanti che, invece, giorno dopo giorno, vivono in nome dei valori cristiani per aiutare il prossimo e alimentare la fiducia nell'umanità.

Gli abusi sessuali dei bambini non sono 'delitti contro la morale', ma crimini”, questa l'accusa pesantissima che, nei giorni scorsi, l'ONU ha rivolto contro la Santa Sede a proposito dei preti pedofili.

In un rapporto di sedici pagine - redatto dopo un'indagine condotta a gennaio con audizioni pubbliche di alti esponenti del Vaticano - il Comitato, formato da 18 esperti indipendenti di diritti umani, denuncia le politiche che hanno permesso e favorito molti abusi, da parte di religiosi, nei confronti di bambini e di ragazzi, violando in questo modo la Convenzione per i diritti dei minori. Il Comitato chiede l'immediata rimozione dei responsabili che dovrebbero essere consegnati alle autorità civili, l'apertura degli archivi sui pedofili e su tutti coloro che hanno coperto le loro azioni e una revisione puntuale del Diritto canonico per garantire una tutela completa ai minori.

Il Vaticano ha risposto all'accusa con una nota in cui si legge: “...Alla Santa Sede rincresce di vedere in alcuni punti delle osservazioni conclusive un tentativo di interferire nell'insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell'esercizio della libertà religiosa”. E Monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore vaticano presso l'ONU di Ginevra, ha aggiunto: “ ...Si vuole, come Papa Francesco insiste, che ci sia trasparenza e che la giustizia abbia il suo corso. Non a caso il primo provvedimento suggerito a Bergoglio dal consiglio degli 'otto saggi' cardinali che lo aiutano nel governo della Chiesa universale e nella riforma della Curia romana, è stato quello di istituire una commissione per la protezione dei minori”. Intanto l'organismo delle Nazioni Unite è stato anche molto critico nei confronti dell'atteggiamento della Chiesa cattolica verso l'omosessualità, la contraccezione e l'aborto.



Nel 2002 il film vincitore del Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia fu Magdalene, scritto e diretto da Peter Mullan.





Nella pellicola Mullan denuncia i soprusi subiti da ragazze-madri “accolte” nelle case Magdalene, tra la fine dell'800 e l'inizio del'900, in Irlanda. L'ultimo convento delle suore Maddalene è stato chiuso nel 1996.

Tu non sei un uomo di Dio” ripete più volte una delle ragazze protagoniste, lo urla e lo incide nei cuori degli spettatori che, come quelle giovani donne, si aspettano comprensione e perdono e, invece, si trovano a dover subire umiliazioni e violenze.

Non faceva sconti, il regista, nel 2002 con questo lavoro crudo e diretto.

Il lungo piano-sequenza iniziale, senza dialoghi, con la scena iniziale del matrimonio; la messa, officiata all'aperto, prima comica e poi tanto drammatica; e la scena di chiusura, dedicata a Crispina (la bravissima Eileen Walsh), rappresentante e vittima sacrificale di tutti quei minori, maschi e femmine, che hanno vissuto sulla propria pelle le meschinità e le bassezze di altri esseri umani: scene di un film che, purtroppo, narrano una realtà che si è perpetrata per troppo tempo. E ora è arrivato il momento di fare chiarezza e di tornare alla Fede della solidarietà, dell'amore e del rispetto reciproco.

giovedì 25 aprile 2013

Sì definitivo alle nozze e alle adozioni per le coppie omosessuali




L'altro ieri la Francia è diventato ufficialmente il quattordicesimo Paese in cui sono legali le nozze gay e in cui le coppie omosessuali potranno adottare bambini.
L' Assemblea nazionale ha dato il via libero definitivo alla legge e sarà il nuovo articolo 143 del codice civile a disciplinare la libertà di unirsi nel sacro vincolo tra persone dello stesso genere. Il Ministro della Giustizia, Christiane Taubira che aveva proposto il disegno di legge, ha commentato la decisione dell'Assemblea, affermando: “E' un momento storico. Crediamo che le prime nozze saranno una cosa bella e porteranno un vento di gioia e che coloro i quali oggi vi si oppongono saranno disorientati quando verranno sopraffatti dalla felicità dei neosposi e delle famiglie”.
I primi matrimoni saranno celebrati nel mese di giugno. Non sono mancati, all'uscita della notizia, manifestazioni di protesta da parte, soprattutto, dei movimenti cattolici che si sono riversati, di nuovo, nelle piazze di Parigi. Inoltre, si sono verificati anche casi più seri di omofobia: tra questi, il presidente socialista dell'Assemblea, Claude Bartolone, ha ricevuto una busta contenente polvere da sparo.
E in Italia? Il presidente di Arcigay, Flavio Romani, ha affermato che: “ Il sì francese, che stabilisce che gli affetti di gay e lesbiche hanno lo stesso valore di quelli eterosessuali e rivoluziona profondamente l'istituto del matrimonio, è la vittoria di chi crede che una società migliore è possibile. Il matrimonio fra persone dello stesso sesso è il trionfo della giustizia sociale e di coloro che si riconoscono nella democrazia, nella tolleranza, nell'uguaglianza. Ora tocca all'Italia offrire alle persone gay e lesbiche, che sono i nostri vicini, i nostri colleghi, i nostri amici e familiari quei diritti umani che da anni sono loro tenacemente negati. La classe politica italiana ha il dovere civile e morale, ammesso che un barlume di morale ce l'abbia, di dare delle risposte a tutte quelle persone, e parliamo di milioni, che per anni sono state umiliate, offese, denigrate, escluse dai diritti e la cui libertà è stata ferocemente repressa”. Mentre a Roma, si è venuto a creare un sit-in davanti all'ambasciata di Francia, organizzato dal movimento giovanile del Pdl, dal Comitato “Giù le mani dalla famiglia”, da Azione Universitaria, Militia Christi e da Giovine Italia per “dimostrare agli amici francesi (cattolici) che non sono soli in questa battaglia perchè vogliamo un'Europa libera e per la famiglia vera, quella tradizionale”, queste le parole dei manifestanti.


lunedì 18 marzo 2013

Il nuovo Papa e il tema dei diritti


Barack Obama lo ha definito il “paladino dei poveri”: l'argentino Josè Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco, fa parte della Compagnia di Gesù e ha sempre affermato che “Cristo si cerca fra i poveri”. Quando era arcivescovo di Buenos Aires, si spostava n metropolitana oppure in autobus e, se i simboli hanno ancora un significato, ha rinunciato alla mozzetta rossa foderata di ermellino e ha indossato la croce pettorale di ferro e non quella dorata. Ma questi, appunto, sono oggetti e scelte simboliche. Più significative sicuramente le sue parole contro il capitalismo esasperato: “ La crisi economico-sociale e il conseguente aumento della povertà ha le sue radici in politiche ispirate da certe forme di neoliberismo che considerano i guadagni e le leggi del mercato come parametri assoluti, a danno delle persone e dei popoli...La povertà è un delitto sociale, anzi una violazione dei diritti umani perchè le grandi disuguaglianze nascono dalla estrema povertà e da condizioni economiche ingiuste”.
Alcuni sostengono che Bergoglio sia stato vicino alla dittatura militare argentina perchè non si è battuto per la liberazione di due sacerdoti rapiti quando era superiore della congregazione dei gesuiti, ma in sua difesa si è schierato Adolfo Perez Esquivel - militante dei diritti umani e Premio Nobel per la Pace - il quale ha affermato: “Io so personalmente che molti vescovi hanno chiesto alla giunta militare la liberazione di prigionieri e sacerdoti e non gliel'hanno concessa”, parole confermate anche da Graciela Fernandez Meijide, ex membro della Commissione nazionale sui desaparecidos, che ha detto: “ Non mi risulta che Bergoglio abbia collaborato con la dittatura. Ho sofferto la scomparsa di un figlio, Perez Esquivel lo hanno quasi fatto fuori e, dunque, per noi è una questione personale. Ma non si può dire che tutti quelli che esercitavano una qualche funzione durante la dittatura erano complici, è un'assurdità”.
Il nuovo papato è solo all'inizio, si intravedono segnali di innovazione di regole e principi anche se Papa Francesco conferma la sua ferma opposizione all'aborto e ai matrimoni tra persone dello stesso sesso.



lunedì 7 gennaio 2013

La Fede nella diversità e un CONCORSO DI SCRITTURA RIVOLTO AGLI IMMIGRATI




Ieri pomeriggio6 gennaio 2013 alle 17.30, il Cardinale Angelo Scola ha presieduto, nel Duomo di Milano, una liturgia eucaristica in occasione della Festa dei Popoli, alla presenza di migliaia di migranti appartenenti alle diverse comunità cattoliche: filippina, latinoamericana, singalese, rumena, albanese, ucraina. Presenti anche la comunità cinese e molti africani e giapponesi. Sono, infatti, più di 400.000 i migranti cristiani in diocesi e il tema specifico di quest'anno è stato: “Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza”:
Una moltitudine di persone, colori, simboli : la Fede - di e per chi crede - si conferma anche nella diversità di culture, di luoghi, di provenienze e, forse, dà forza e conforto, anche quando il passaggio dal Paese di origine al Paese di approdo è difficile, così come è spesso arduo l'inserimento in una società nuova.
Al termine della Messa è stata presentata l’undicesima edizione del concorso di scrittura Immicreando riservato agli stranieri immigrati, organizzato dall’Ufficio perla Pastorale dei Migranti della Diocesi di Milano e dalla Fondazione ISMU.
Il titolo del concorso è Persone, culture, nuove appartenenze nell’Italia che cambia e il testo deve essere un racconto sul cammino dei migranti – o dei figli di genitori migranti – per ottenere la cittadinanza. Un percorso lungo e faticoso: sul piano giuridico, emotivo e simbolico, perché assumere una nuova cittadinanza significa costruire nuove identità; identità plurali: la cultura d'origine e la cultura del nuovo paese si incontrano e originano nuove forme di cultura e di vita. E' un cammino lungo e faticoso per chi è arrivato qui da grande e per svariati motivi decide di diventare italiano, ma anche per chi, nato o cresciuto in Italia, si sente italiano, ma deve comunque chiedere allo stato di riconoscerlo come tale. Un racconto fatto di esperienze, desideri, possibilità per gli italiani di oggi e di domani.


Regolamento del concorso:

* il concorso è rivolto a stranieri e ha come oggetto opere di narrativa inedite, scritte in lingua italiana in forma di racconto. Il concorso è aperto a tutti, senza limiti di età, appartenenza nazionale, sociale, religiosa e la partecipazione è gratuita.

* il testo, inedito, dattiloscritto e stampato, deve essere spedito a: Immicreando – Concorso di scrittura, Ufficio per la Pastorale dei Migranti, piazza Fontana 2 - 20122 Milano;
oppure all’indirizzo di posta elettronica: migranti@diocesi.milano.it
* il testo deve arrivare entro il 31 marzo 2013. Farà fede il timbro postale. Insieme al testo, devono essere inviati i propri dati identificativi (nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, indirizzo di posta elettronica) e una dichiarazione di autenticità del testo (autocertificata), rilasciata sotto la propria responsabilità. Il testo inviato al concorso non sarà restituito.
* saranno premiati tre racconti, scelti da una giuria di esperti, che stabilirà l’ordine dei primi tre classificati. La giuria si riserva il diritto di premiare i lavori più meritevoli e il suo giudizio è insindacabile.
* per i tre vincitori sono previsti i seguenti premi in denaro: € 1.000,00 al 1° classificato; € 600,00 al 2° classificato; € 400,00 al 3° classificato. La premiazione avverrà nel corso della festa diocesana delle genti, il 19 maggio 2013. E' prevista la consegna di una targa di riconoscimento per eventuali altre opere particolarmente meritorie, scelte dalla giuria.
La partecipazione al concorso comporta la totale accettazione del presente regolamento e l'automatica cessione a titolo gratuito dei diritti per la pubblicazione del testo presentato.
UFFICIO PASTORALE MIGRANTI piazza Fontana, 2 - 20122 Milano t. 028556.455/6 - f. 028556.406 migranti@diocesi.milano.it
FONDAZIONE ISMU via Copernico, 1 - 20125 Milano t. 026787791 - f. 0267877979 www.ismu.org