Visualizzazione post con etichetta gara. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gara. Mostra tutti i post

sabato 21 marzo 2015

Corri con Samia !


Per conoscere la storia di Samia, leggete di seguito l'intervista che abbiamo fatto a Giuseppe Catozzella, autore del romanzo Non dirmi che hai paura, Einaudi.




Un premio per Samia



Con 93 voti, il romanzo Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella ha vinto il Premio Strega Giovani e guida la cinquina del premio principale, oltre ad aver ottenuto anche il premio Società Dante Alighieri. E noi siamo felici di ripubblicare una breve intervista che qualche settimana fa abbiamo avuto occasione di fare all'autore, congratulandoci ancora e ringraziandolo per averci fatto conoscere la storia di Samia.
 
  




Una storia esemplare, quella di Samia, una ragazzina di Mogadiscio che ha la corsa nelle gambe e nel cuore: Samia corre in nome della libertà di tutte le donne, in particolare di quelle somale che vivono in una situazione di guerra e di sopraffazione. Samia corre in nome della libertà e della giustizia. Samia condivide i suoi sogni e i suoi ideali con il suo amico Ali e primo allenatore che crede in lei, nella sua tenacia e nella sua forza. Samia, infatti, riesce a qualificarsi, a soli 17 anni, ai Giochi olimpici di Pechino, diventando un simbolo. Il destino di Samia sarà tragico, come quello di tanti migranti, ma la sua giovane vita porta in sé, e regala al futuro, la gioia del riscatto.





Quando nasce il progetto del libro e perché ha ritenuto necessario raccontare questa storia?


L’idea di raccontare la vita di Samia Yusuf Omar è nata quando mi sono imbattuto nella notizia della vita e della morte di Samia (ero in Africa, a Lamu, in Kenya e stavo svolgendo delle ricerche per un’altra storia) mi sono sentito in colpa da italiano per la sua morte e ho deciso che avrei raccontato nel paese che Samia vedeva come sua salvezza e speranza di vita nuova e in cui non era mai riuscita ad arrivare – il mio stesso paese, l’Italia – la sua storia. Per cercare di creare materiale letterario dalla speranza e dal dolore. E per risarcire, in qualche modo, il destino di Samia.


Samia Yusuf Omar nasce a Mogadiscio, in una terra colonizzata dagli italiani e oggi ancora dilaniata dalla guerra: quanto è importante mantenere viva la memoria sulla Storia di ieri per capire il Presente?


È fondamentale. La memoria è come il respiro ed è un arco teso. Soltanto caricandolo all’indietro si può avere una direzione e una meta.


Il racconto della vita della protagonista si può definire come un "racconto di formazione"? E ci può anticipare il motivo per cui Samia diventa il simbolo di tutte le donne musulmane nel mondo?


È una storia di formazione, perché è la storia della formazione di Samia, da quando ha 8 anni a quando ne ha 21. Samia diventa simbolo perché per correre al massimo delle sue potenzialità compie un gesto ovvio e al contempo rivoluzionario: decide di correre alle Olimpiadi senza velo.


Si tratta anche di una storia di migrazione, di tenacia e di coraggio, con una sorta di “lieto fine” : la sua storia è importante per abbattere gli stereotipi e i pregiudizi sui richiedenti asilo, sui profughi e sui migranti in generale?


La storia di Samia purtroppo non ha un lieto fine nel senso consueto del termine, perché Samia muore al largo di Lampedusa. Ma contiene un lieto fine nel senso che è una storia di speranza e di coraggio.

lunedì 7 luglio 2014

Libertà di culto: continua il dibattito


Foto: dreamstime.it
 

L'Amministrazione comunale metterà a bando diverse aree pubbliche per garantire il diritto di culto a Milano”, con queste parole Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, chiude un faticoso dibattito tenutosi il 6 giugno scorso con le associazioni dei fedeli musulmani. “ In assenza di un progetto unitario non intendiamo interropere il dialogo né abbandonare l'idea di realizzare luoghi per garantire il diritto di culto nella nostra città. Si tratta di una decisione importante e riteniamo che il bando sia il percorso più solido e trasparente per raggiungere questo obiettivo”, ha continuato Majorino.

E' venuta, infatti, a mancare l'unità di proposta perchè le varie sigle dell'Islam non hanno trovato un accordo soddisfacente per tutti: il Caim (Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano), guidato da Davide Piccardo, il Centro culturale islamico di Viale Jenner, le moschee di Via Padova e di Via Meda, infatti, si sono affidati alla delibera del Comune per timore della nascita di un “potentato”. Da qui la decisione, quindi, di mettere a bando aree pubbliche da riqualificare sulle quali erigere alcune moschee di quartiere: non più un unico, grande luogo di culto, ma tanti edifici in varie zone della città.

Il bando sarà messo a punto da un team di esperti affinché vengano garantiti i principi costituzionali, la trasparenza e la dignità sia per i fedeli musulmani sia per tutti gli altri cittadini residenti. I costi previsti per la riqualificazione delle aree sarà a carico delle comunità islamiche, così come l'eventuale abbattimento della tensostruttura del Palasharp qualora vi fosse la possibilità di sostituirla con una moschea.

Davide Piccardo ha così commentato la notizia: “ Il bando è una soluzione di buon senso, per arrivarci sono serviti anni di lavoro a favore del diritto di culto che abbiamo portato avanti con determinazione e perseveranza...Oggi è chiaro che non avremo una moschea pronta per l'Expo ma speriamo che a maggio 2015 ve ne siano diverse in costruzione, per questo sarà fondamentale stringere i tempi...Il ritorno alla soluzione da noi inizialmente sostenuta ci trova, quindi, soddisfatti. Il nostro sforzo, la nostra campagna hanno portato ad un esito positivo ed oggi ci troviamo finalmente di fronte alla possibilità di avere diverse moschee grandi, perchè di questo hanno bisogno i cittadini musulmani”.

Durante l'Expo verrà allestita, probabilmente, una moschea provvisoria. E per tutto questo il centrodestra promette battaglia.

sabato 14 giugno 2014

Un premio per Samia



Con 93 voti, il romanzo Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella ha vinto il Premio Strega Giovani e guida la cinquina del premio principale, oltre ad aver ottenuto anche il premio Società Dante Alighieri. E noi siamo felici di ripubblicare una breve intervista che qualche settimana fa abbiamo avuto occasione di fare all'autore, congratulandoci ancora e ringraziandolo per averci fatto conoscere la storia di Samia.
 
 
Non dirmi che hai paura: dare la vita per un sogno   



Una storia esemplare, quella di Samia, una ragazzina di Mogadiscio che ha la corsa nelle gambe e nel cuore: Samia corre in nome della libertà di tutte le donne, in particolare di quelle somale che vivono in una situazione di guerra e di sopraffazione. Samia corre in nome della libertà e della giustizia. Samia condivide i suoi sogni e i suoi ideali con il suo amico Ali e primo allenatore che crede in lei, nella sua tenacia e nella sua forza. Samia, infatti, riesce a qualificarsi, a soli 17 anni, ai Giochi olimpici di Pechino, diventando un simbolo. Il destino di Samia sarà tragico, come quello di tanti migranti, ma la sua giovane vita porta in sé, e regala al futuro, la gioia del riscatto.




Quando nasce il progetto del libro e perché ha ritenuto necessario raccontare questa storia?

L’idea di raccontare la vita di Samia Yusuf Omar è nata quando mi sono imbattuto nella notizia della vita e della morte di Samia (ero in Africa, a Lamu, in Kenya e stavo svolgendo delle ricerche per un’altra storia) mi sono sentito in colpa da italiano per la sua morte e ho deciso che avrei raccontato nel paese che Samia vedeva come sua salvezza e speranza di vita nuova e in cui non era mai riuscita ad arrivare – il mio stesso paese, l’Italia – la sua storia. Per cercare di creare materiale letterario dalla speranza e dal dolore. E per risarcire, in qualche modo, il destino di Samia.

Samia Yusuf Omar nasce a Mogadiscio, in una terra colonizzata dagli italiani e oggi ancora dilaniata dalla guerra: quanto è importante mantenere viva la memoria sulla Storia di ieri per capire il Presente?

È fondamentale. La memoria è come il respiro ed è un arco teso. Soltanto caricandolo all’indietro si può avere una direzione e una meta.

Il racconto della vita della protagonista si può definire come un "racconto di formazione"? E ci può anticipare il motivo per cui Samia diventa il simbolo di tutte le donne musulmane nel mondo?

È una storia di formazione, perché è la storia della formazione di Samia, da quando ha 8 anni a quando ne ha 21. Samia diventa simbolo perché per correre al massimo delle sue potenzialità compie un gesto ovvio e al contempo rivoluzionario: decide di correre alle Olimpiadi senza velo.

Si tratta anche di una storia di migrazione, di tenacia e di coraggio, con una sorta di “lieto fine” : la sua storia è importante per abbattere gli stereotipi e i pregiudizi sui richiedenti asilo, sui profughi e sui migranti in generale?

La storia di Samia purtroppo non ha un lieto fine nel senso consueto del termine, perché Samia muore al largo di Lampedusa. Ma contiene un lieto fine nel senso che è una storia di speranza e di coraggio.