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giovedì 29 ottobre 2015

Le moschee segrete in Grecia - Hidden mosques in Greece

di Cinzia D'Ambrosi



Seguendo l'Imam della comunita' sudanese, sono arrivata davanti a due luoghi chiusi dalle autorita' greche. Mentre tentavo di leggere il foglio della polizia attaccato alla porta, una donna inizia a gridare contro di noi. Mi viene detto che non e' inusuale.
Hassan, un rifugiato dal Sudan dice: 'Le autorita' hanno chiuso la moschea. Ci hanno detto delle scuse. Ci hanno detto che i vicini hanno fatto denuncia per via della nostra musica. Non abbiamo mai suonato musica.'
Habiba, originaria del Marocco, dice: 'Talvolta entro in un negozio ed il proprietario mi grida di lasciare il negozio immediatamente perche' non servono donne con il foulard.'
Ci sono circa un milioni di musulmani in Grecia. Approssimativamente 600,000 musulmani vivono in Atene. Come tanti altri che risiedono in Europa, hanno difficolta' a praticare la loro religione. Vorrebbero praticare la loro fede in un posto ufficiale di culto, pero' non e' ammesso costruire una moschea in Atene ed in Grecia. Le comunita' musulmane sono costrette a pregare in posti segreti ed informali come, ad esempio, i garages.
 


A former garage underneath a building serves as an illegal mosque in Neos Kosmos, which it has been called Al Salam Mosque. Copyright: Cinzia D'Ambrosi.    
Questo luogo, che un tempo serviva come garage, e' stato trasformato in una moschea informale e 'segreta' (non apertamente annunciata) riferita come moschea Al Salam. Copyright: Cinzia D'Ambrosi


Alongside the Imam of the Sudanese community in Athens, I walked to two sites, basements garages, been shut by the Greek authorities. Even lingering outside the door of one of these sites, a woman started to shout at us. I was later told that this is not unusual.
Hassan, a refugee from the Sudanese community says: 'The authorities have closed the mosque. We have been given excuses. They told us that the neighbours complained of our music. We don't play music.'
Habiba, originally from Morocco, says 'Sometimes I am shouted at and told to leave the premises of a shop because I wear a head scarf''.
Anisur, from Bangladesh : 'Officials don' t make it easy for us. We are treated differently.'
There are around one million Muslims in Greece and approximately 600,000 Muslims who live in Athens. Like many who live in other European countries, face difficulties in practising their religion. They would like to express their faith through prayer in an appropriate place of worship, however there is no official mosque in Athens or Greece. Up until now, the Muslim communities are forced to pray in hidden informal spaces such as disused garages and basement spaces.





domenica 16 agosto 2015

La legge di ferro in Tunisia contro il terrorismo




Introduzione della pena di morte per i reati contro come “l'omicidio dei cittadini stranieri”: questo è uno dei provvedimenti inseriti da pochi giorni del sistema legislativo tunisino a seguito dell'attentato a Sousse e del massacro dei turisti, soprattutto occidentali.

La norma è stata approvata quasi all'unanimità: sia da Nidaa Tounes, il partito che guida il governo, sia da Ennahda (che fa parte dell'esecutivo ed è di impronta islamista), solo 10 astensioni.

La pena di morte è già prevista nel codice per i reati di omicidio e altri venti delitti, ma bisogna riscontrare che l'ultima esecuzione risale al 1991 e che non sia stata mai presa in considerazione nemmeno sotto il regime di Ben Ali, quindi la nuova legge risulta eccezionale. A quanto pare la Tunisia si sente fortemente indebolita di fronte agli attacchi degli jihadisti e il Parlamento ha deciso di prendere questa misura per contrastare il terrorismo.

A questo bisogna aggiungere anche un altro fatto: subito dopo l'attentato nella località di mare e di villeggiatura, il Premier, Habib Essid, ha sostituito il capo della commissione che dirige e monitora i luoghi di culto con Othman Battik, già gran Muftì al servizio di Ben Ali: con questa sostituzione sono state chiuse 83 moschee arbitrariamente, senza un collegamento accertato tra le persone che le frequentavano e i terroristi.

E' vero che in Tunisia siano molto carenti i servizi di sicurezza quali polizia o intelligence, ma questa è davvero una legge emergenziale che rischia di minare i diritti fondamentali come quello di poter professare la religione.

domenica 24 maggio 2015

Bibi e gli altri: la compagine del governo israeliano




di Monica Macchi



Il primo ministro Benjamin Netanyahu, che si è più volte vantato di sabotare gli accordi di Oslo giurando che non ci sarà mai uno Stato palestinese mentre lui è al Governo, ha nominato i seguenti ministri:

Ministra della Giustizia Ayelet Shaked, già sostenitrice del progetto di legge “Basic Law: Israel Nation-State of the Jewish People,” che sancisce la priorità dell’identità ebraica sulla democrazia costituzionalizzando un contratto di esclusione sociale a scapito delle minoranze etno-linguistiche-religiose: in particolare punta a limitare la partecipazione dei non-ebrei alle cariche pubbliche

Ministro dello Sviluppo rurale, capo della Divisione per gli Insediamenti WZO Uri Ariel, colono e sostenitore del “Movimento del Tempio”: sotto la Moschea di Al-Aqsa c’è il Tempio di Salomone quindi “quella ebraica è la cultura indigena del luogo, fatta propria e alterata dai Palestinesi, arrivati in un secondo tempo”. Del resto l’archeologia è stata fondamentale nella formazione dell’identità israeliana fino dalla fondazione dello Stato: il primo ministro Ben Gurion ha dichiarato che “il diritto ebraico sulla Palestina si basa sullo scavare la terra con le nostre mani” cercando verso il basso la Terra Promessa; nei primi anni Ottanta la rete eversiva ebraica Mahteret Ha-Yehudit voleva fare saltare in aria la moschea di Al-Aqsa

Ministro dell'Economia Aryeh Deri, già condannato a 3 anni di carcere per corruzione

Ministro dell'Istruzione Naftali Bennett, sostenitore della “necessità” delle esecuzioni extragiudiziali (arrivando a dichiarare al Yedioth Ahronoth Reporter “io stesso ho ucciso molti arabi nella mia vita, e non c'è nessun problema con questo”) considera la massima priorità della scuola inculcare i valori sionisti della destra religiosa


Vice ministro della Difesa (responsabile dell'amministrazione civile della IDF)
Eli Ben-Dahan (colono che vive in un insediamento a Gerusalemme Est, Har Homa) sostiene la supremazia degli ebrei sui palestinesi


Ministro degli Esteri ad interim
Tzipi Hotovely sostenitore dell’annessione di tutta la Cisgiordania…anzi Giudea e Samaria secondo i termini biblici, con lo scopo di giudaizzare anche la toponomastica di Gerusalemme Est


Ministro della Cultura e Sport
Miri Regev ha definito i parlamentari arabi israeliani “traditori” e i richiedenti asilo provenienti dall'Africa come un “cancro”; sulla richiesta di sospensione di Israele dalla Fifa ha detto che “non vi sarà alcun incontro con Blatter perché politica e sport non si devono mischiare”

Ministro della Difesa Moshe Ya'alon che ha scoraggiato le indagini penali sulle denunce di crimini di guerra contro i soldati israeliani perché “il processo di pace è responsabile per il terrorismo”… e giusto pochi giorni fa a Kufr Kaddum un soldato ha chiesto ad un bambino di 5 anni di avvicinarsi e all’improvviso un altro soldato da un carro armato l’ha bersagliato con un getto di “skunk water” (acqua sporca e puzzolente di cui non si conosce l’esatta composizione) così potente da gettarlo a terra e ferirlo.

Il capo dell’opposizione Isaac Herzog ha commentato lapidario: “Questo non è un governo, è un circo” mentre per Ayman Odeh della Lista Araba Unita “La bandiera nera del razzismo ondeggia in cima al governo”.

lunedì 4 maggio 2015

Il “tira e molla” per i luoghi di culto




A distanza di una settimana dalla ricorrenza del 25 aprile in cui si è manifestato per ogni forma di libertà e a pochi giorni di Expo 2015 a Milano, torna in evidenza, nell'agenda politica, la questione della costruzione di nuovi luoghi di culto, soprattutto in Lombardia e nel capoluogo che accoglierà turisti provenienti da tutto il mondo e di ogni confessione religiosa.

A febbraio (come si legge nella nota in calce) il governo italiano ha impugnato la legge redatta da Roberto Maroni e dal Cosiglio regionale lombardo, legge definita “anti-moschee” in quanto andava ad intervenire con una serie di regole urbanistiche che, secondo Maroni, avrebbero contrastato l'abuso edilizio, mentre secondo gli oppositori, avrebbero violato il diritto di libertà religiosa.

Ovviamente il centrodestra ha fatto sentire la propria voce. “Renzi ormai impugna ogni legge di Regione Lombardia, che si tratti di moschee, sanità o di nutrie. E' solo ritorsione, ma non ci intimidisce”; gli ha fatto eco Matteo Salvini che ha su Facebook ha scritto: “Il governo ha impugnato la legge regionale lombarda che regolamenta i nuovi luoghi di culto, in particolare le moschee. Renzi e Alfano, ecco i nuovi imam”.

Al contrario per il segretario del PD lombardo, Alessandro Alfieri, “l'impugnativa era più che prevedibile perchè legiferare in modo ideologico e populista non può che portare a questi risultati” e Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano ha commentato con un “bravo Renzi” la decisione del governo.

Si prevede ancora battaglia, ma speriamo che le delibere vadano nella direzione della ragionevolezza e del rispetto di tutte le confessioni.




La nota del Governo:
Legge Regione Lombardia n. 2 del 03/02/2015  “
Modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) – Principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi” in quanto alcune disposizioni, al fine di regolamentare la realizzazione di  luoghi di culto e di attrezzature religiose nel territorio regionale, impongono agli enti rappresentanti di organizzazioni religiose una serie di  stringenti obblighi e requisiti che incidono sull’esercizio in concreto del diritto fondamentale e inviolabile della libertà religiosa, in violazione degli artt. 3, 8 e 19 della Costituzione, nonché dell’art. 117,  lett. c),  Cost.,  per invasione  nella competenza esclusiva dello Stato in materia di rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose. Tali disposizioni regionali violano inoltre l’art. 117, primo e secondo comma, lett. a), Cost., per contrasto con i principi  contenuti in trattati europei ed internazionali in materia di libertà di religione e di culto, nonché, prevedendo il coinvolgimento di organi statali preposti alla sicurezza pubblica, l’art. 117, comma 2, lett. h)  Cost., che riserva alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell’ordine pubblico e della sicurezza e l’art. 118, comma 3, Cost., che affida alla sola legge statale il potere di disciplinare forme di coordinamento fra Stato e Regioni nella materia della sicurezza pubblica.

lunedì 7 luglio 2014

Libertà di culto: continua il dibattito


Foto: dreamstime.it
 

L'Amministrazione comunale metterà a bando diverse aree pubbliche per garantire il diritto di culto a Milano”, con queste parole Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, chiude un faticoso dibattito tenutosi il 6 giugno scorso con le associazioni dei fedeli musulmani. “ In assenza di un progetto unitario non intendiamo interropere il dialogo né abbandonare l'idea di realizzare luoghi per garantire il diritto di culto nella nostra città. Si tratta di una decisione importante e riteniamo che il bando sia il percorso più solido e trasparente per raggiungere questo obiettivo”, ha continuato Majorino.

E' venuta, infatti, a mancare l'unità di proposta perchè le varie sigle dell'Islam non hanno trovato un accordo soddisfacente per tutti: il Caim (Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano), guidato da Davide Piccardo, il Centro culturale islamico di Viale Jenner, le moschee di Via Padova e di Via Meda, infatti, si sono affidati alla delibera del Comune per timore della nascita di un “potentato”. Da qui la decisione, quindi, di mettere a bando aree pubbliche da riqualificare sulle quali erigere alcune moschee di quartiere: non più un unico, grande luogo di culto, ma tanti edifici in varie zone della città.

Il bando sarà messo a punto da un team di esperti affinché vengano garantiti i principi costituzionali, la trasparenza e la dignità sia per i fedeli musulmani sia per tutti gli altri cittadini residenti. I costi previsti per la riqualificazione delle aree sarà a carico delle comunità islamiche, così come l'eventuale abbattimento della tensostruttura del Palasharp qualora vi fosse la possibilità di sostituirla con una moschea.

Davide Piccardo ha così commentato la notizia: “ Il bando è una soluzione di buon senso, per arrivarci sono serviti anni di lavoro a favore del diritto di culto che abbiamo portato avanti con determinazione e perseveranza...Oggi è chiaro che non avremo una moschea pronta per l'Expo ma speriamo che a maggio 2015 ve ne siano diverse in costruzione, per questo sarà fondamentale stringere i tempi...Il ritorno alla soluzione da noi inizialmente sostenuta ci trova, quindi, soddisfatti. Il nostro sforzo, la nostra campagna hanno portato ad un esito positivo ed oggi ci troviamo finalmente di fronte alla possibilità di avere diverse moschee grandi, perchè di questo hanno bisogno i cittadini musulmani”.

Durante l'Expo verrà allestita, probabilmente, una moschea provvisoria. E per tutto questo il centrodestra promette battaglia.

venerdì 11 aprile 2014

La moschea a bando pubblico



Expo 2015 sta per arrivare e ci si interroga anche su come accogliere i visitatori di fede islamica e permettere loro di recarsi in un luogo di culto adeguato. “Escludo che si riesca a costruire una moschea entro il 2015. Certo, per quella data, bisognerà comunque trovare un luogo di culto dignitoso”, così ha espresso il proprio parere Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali presso il Comune di Milano.                


Una delle soluzioni prospettate al termine di una consulta con le delegazioni islamiche della città è quella di mettere al bando un'area pubblica, forse sull'area del Palasharp, in Via Sant'Elia. La risposta di Majorino è che dovrebbero essere rispettate alcune condizioni ben precise, quali ad esempio: le spese per l'abbattimento della vecchia struttura non dovranno ricadere sull'Amministrazione, dovrà essere uno spazio aperto e trasparente e dovrà comprendere anche spazi adibiti ad azioni pubbliche, biblioteche, interventi sociali. Un polo culturale, insomma, oltre che un luogo religioso.

Accanto a questa ipotesi si aggiunge quella di utilizzare strutture private oppure altre aree pubbliche dismesse che potrebbero essere ristrutturate sempre a spese di privati che fanno parte del mondo islamico; si è anche pensato, a questo riguardo, ad un intervento delle rappresentanze consolari di Marocco e Giordania per la costruzione di un edificio di culto nei pressi di Viale Certosa.

Sul territorio cittadino sono molto diffusi magazzini, scantinati e uffici che vengono utilizzati come luoghi di preghiera: è bene regolarizzare queste realtà e consegnare, ai cittadini musulmani, uno spazio ufficiale per garantire loro la libertà di culto. Asfa Mahmoud, presidente della Casa della Cultura islamica, però spiega: “ Una sola moschea non risponde alle necessità delle comunità del territorio. In Via Padova preghiamo in tre turni perchè gli spazi non sono sufficienti. Abbiamo bisogno di più luoghi di culto, dignitosi e diffusi in città”.

Uno dei problemi, infatti, che l'Amministrazione deve affrontare consiste nel mettere d'accordo le numerose comunità islamiche presenti a Milano e non appartenenti al CAIM (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano) come quella senegalese, ad esempio. In una recente intervista al Corriere della Sera, Abdeljabbar Moukrim dell'Associazione Al Qafila ha spiegato: “ Non siamo contrari al progetto del CAIM, è giusto dare valore a tutte le realtà presenti. Ma se parliamo di un progetto di moschea che deve nascere su suolo pubblico, nessuno può avere il diritto di parlare a nome di tutti i musulmani e il Comune non può intrattenere il dialogo con un solo interlocutore”.

A tutto questo si aggiunge che, il 27 marzo scorso, sul sito Yalla Italia, il blog sulle seconde generazioni, è comparso un articolo secondo il quale il CAIM sarebbe vicino all'organizzazione dei Fratelli Musulmani e in cui si sostiene, inoltre, che molti rappresentanti del CAIM avrebbero preso parte a manifestazioni in favore di Mursi.

La situazione, dunque, è molto complicata; tante le questioni, anche di origine politico-religiosa, da affrontare. E intanto Expo si sta avvicinando...

giovedì 21 novembre 2013

3 in 1: in Palestina i sogni sono sempre più piccoli, di Monica Macchi

Con grande piacere publichiamo quest' articolo di Monica Macchi, ringraziandola per questo suo interessante contributo

Con la convinzione che il teatro rifletta la realtà e sia uno strumento per il cambiamento, 3 attori Mohammed Titi, Raed Shiyoukhi e Ihab Zahdeh hanno fondato nel 2007 a Hebron lo “Yes theatre” lavorando soprattutto nell’ambito dei progetti con e per i ragazzi per “arricchire la loro vita, e renderli consapevoli del patrimonio culturale palestinese creando una nazione di cittadini fiduciosi e responsabili
Tra i moltissimi spettacoli hanno scritto, diretto e interpretato anche “3 in 1”, presentato in lingua originale in anteprima europea quest’estate a Bologna all’interno della rassegna “Cuore di Palestina” e premiato allo spazio Nohma di Milano come vincitore del premio “Il Teatro Nudo di Teresa Pomodoro”, premio dedicato “a quel teatro che non si piega ai codici di una comunità, ma che ‘nudo’, si cala nei significati, nell’esplorazione dell’uomo e della società con uno sguardo curioso e disincantato”.
Attraverso l’uso del corpo e della voce e delle luci sul palco presentano una serie di quadri sulla loro vita quotidiana in Palestina sottoposti non solo all’occupazione israeliana (dal controllo ai check point ai continui interrogatori con le stesse domande che si ripetono sempre uguali e che sono stati resi con una musica elettronica martellante che robotizzava sia chi incalzava che chi rispondeva) ma anche ad una cultura machista che guarda con sospetto all’arte considerata un vizio, da cui bisogna guarire perché getta disprezzo sull’intera famiglia (“sei forse un bambino per vestirti da donna?!?”) e per di più inutile (Pensi di liberare la Palestina così?O di fare qualcosa per Gaza? O per Hebron? Hai fatto riaprire Shohada street così?)
Artisticamente eccezionale ma desolante e desolato il finale: Ihab dopo un lungo monologo in cui denuncia di aver passato 36 anni senza evoluzioni e che ora persino il suo pensiero è paralizzato si presenta in scena con un palloncino rosso e il pensiero corre subito a “Intervento Divino” di Elia Suleiman, film del 2002 che ha vinto il Festival di Cannes. Qui una delle scene più famose è proprio un palloncino rosso con il volto di Arafat che viene fatto volare sul checkpoint di Ramallah e che riesce a volare imprendibile e inarrestabile fino alla spianata delle Moschee, luogo sacro per l’Islam dove sorge la Moschea di Al-Aqsa ma politicamente rivendicato dagli israeliani come luogo del Tempio di Salomone e su cui Sharon ha fatto la provocatoria passeggiata scintilla dell’Intifada. Ebbene Ihab dopo aver detto “solo una cosa non ho ancora fatto, solo una cosa mi resta da fare” si impicca al palloncino spiegando con questo solo gesto tutto quello che è cambiato in Palestina in questi 10 anni: i sogni sono diventati più piccoli.