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giovedì 16 gennaio 2014

Le madri della terra dei fuochi: un grido d'aiuto e di dolore






Come Associazione per i Diritti Umani ci occupiamo anche di educazione alla legalità perchè senza il rispetto per le leggi, in una società civile, non ci può essere nemmeno rispetto per se stessi e per gli altri. Il rispetto deve essere alla base di ogni gruppo umano, di ogni famiglia, di ogni comunità.

Per questo motivo ci sentiamo in dovere, anche noi, di parlare della terra dei fuochi, di quell'area della regione Campania in cui, negli anni, sono state sepolte tonnellate di rifiuti e sversate sostanze tossiche, nel silenzio e nell'indifferenza colpevole di tutti.

Ma adesso c'è qualcuno che ha deciso, giustamente, di lanciare un segnale di aiuto e un grido di dolore: sono le mamme dei bambini che si sono ammalati di tumore o che hanno perso la vita. Sono le donne che hanno deciso di scendere nelle piazze, di andare in televisione (grande piazza virtuale) per chiedere che le istituzioni puniscano chi ha ucciso per guadagno e che pongano fine a questo dramma che colpisce le persone, la terra, l'ambiente.

Mi sono sentita offesa” ha detto Marzia, una delle donne che ha perso il proprio figlio piccolo “quando Schiavone ha accusato la gente della mia terra di non essersi mai ribellata alla camorra, di non aver visto le file di camion che attraversavano le nostre terre per sversare rifiuti tossici. Quasi come se noi, le vittime, la gente onesta, dovessimo chiedergli scusa, chiedere scusa alla camorra che ci ha avvelenato”. “L'inquinamento ha causato la malattia di mia figlia? Io non lo posso dire con certezza, ma certo qui da noi stanno succedendo cose terribili. Non possiamo continuare a stare zitti e qualcuno ci deve una risposta” queste, invece, le parole di Pina, mamma di Tonia una bambina di sei anni e mezzo stroncata da un medullo blastoma.

Le chiamano “le piramidi” quei cumuli di spazzatura imballata che stazionano a Giuliano e nelle campagne di Napoli e dintorni; ma tutta l'area del casertano è inquinata anche dagli effluvi che provengono dagli inceneritori con cui si vuole smaltire la “monnezza” accumulata però di tutto questo - e delle conseguenze terribili - se ne parla solo da qualche settimana: le trasmissioni Servizio pubblico, Le iene e poche altre, alcune testate di carta stampata hanno deciso di dar voce a queste madri-coraggio che, con dignità e fierezza, si rivolgono ai politici e parlano dei mafiosi, senza paura perchè, probabilmente, hanno già affrontato la paura più grande: quella di perdere i propri figli. E lottano, queste donne, per il futuro dei figli delle altre, per il futuro delle nuove generazioni. Per questo hanno chiesto udienza al Presidente Giorgio Napolitano che le riceverà il prossimo 22 gennaio.

Tonia, Mesia, Luca, Francesco: troppi i nomi di troppe creature che non hanno avuto la possibilità di crescere e di vivere perchè adulti senza scrupoli hanno tolto loro il diritto alla vita e alla salute e hanno tolto, ai genitori, il diritto alla pace.


martedì 26 novembre 2013

Sistema carceri


A pochi giorni dal messaggio del capo dello Stato,Giorgio Napolitano,rivolto ai Presidenti delle Camere in cui chiedeva di risolvere l'emergenza del sovraffollamento delle carceri, un giovane di ventinove anni si è tolto la vita nell'istituto di pena di Benevento, impiccandosi ad una finestra della cella. L' associazione Stretti Orizzonti riferisce che, con questo ultimo episodio, salgono a 46 i detenuti suicidi dall'inizio dell'anno e a 141 il totale dei decessi in carcere.
Torna, quindi, al centro del dibattito, anche politico, la questione del sovraffollamento e del miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti. Il Guardiasigilli, Annamaria Cancellieri, durante il congresso dei Radicali Italiani a Chianciano, ha sottolineato il fatto che: “ Non è più un problema di sovraffollamento delle carceri” ma che “Il problema è più ampio, diverso e coinvolge non soltanto le condizioni dei detenuti nelle acrceri, ma anche il modo in cui si trovano a lavorare gli agenti della polizia penitenziaria e i magistrati di sorveglianza”.
Il Ministro ha anticipato anche alcuni provvedimenti proposti durante l'incintro,a Strasburgo, con il segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjorn Jagland. Il cosiddetto “piano carceri” prevede: l'approvazione di un decreto legge che riduca i flussi d'ingresso in carcere e che renda più fluido l'accesso alle misure alternative: in tal senso, si propone di adottatre un provvedimento che preveda minori sanzioni per i tossicodipendenti e percosri facilitati di rimpatrio per gli stranieri, in linea con le direttive dell'Unione Europea.
Un secondo obiettivo riguarda l'ampliamento del modello di detenzione “aperta” che riguarda la permanenza fuori dalle camere di pernottamento per 8 ore al giorno e la creazione, all'interno degli istituti, di spazi per attuare attività ricreative e laboratori rivolti al reinserimento del detenuto nel mondo del lavoro e nella società.
Infine, è previsto un potenziamento delle strutture penitenziarie che porterà, entro la fine dell'anno, ad altri 2000 posti in edifici nuovi e all'aumento di 4.500 posti in quelli già esistenti.

Riproponiamo, per voi, il video di un incontro organizzato, prima dell'estate, dall'Associazione per i Diritti Umani in collaborazione con Spazio Tadini




Ma il dibattito continua. Vi segnaliamo, inoltre, un'iniziativa che verrà presentata oggi, martedì 26 novembre, 2013 presso l'Urban Center, alle ore 18.00 in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Consigli di lettura su carcere e dintorni



Quante sono le persone detenute negli istituti penitenziari di Milano? Come si fa a sopravvivere in sei persone in una cella di 3 metri per 4? Come si passa la giornata chiusi in un "locale/loculo"? Qual è la condizione di chi vive in un regime carcerario "duro"? Cosa significa per una donna e per una mamma essere detenuta? Come funziona il sistema della giustizia minorile e perché è diverso da quello degli adulti?Per rispondere a queste e a tante altre domande simili, l'Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale propone un ciclo di incontri e di presentazione di libri per conoscere e appronfondire le varie sfacettature del mondo del carcere e della penalità.
OSPITI: DAVIDE DUTTO, fotografo e GIORGIA GAY, antropologa-giornalista
Come si fa a sopravvivere per mesi o per anni in una cella di pochi metri quadri, chiusi fino a ventun'ore al giorno in compagnia di altre tre, o quattro, o cinque persone? Come si fa a far trascorrere intere giornate senza avere assolutamente mai niente da fare? Come si fa a difendere la propria identità all'interno di un sistema che tende ad annullare la personalità di chi sta chiuso al suo interno?
Davide Dutto è fotografo,coautore con Michele Marziani del libro "Il gambero nero" (Edizioni Cibele) e promotore dell'associazione "Sapori reclusi" che, partendo dal comune bisogno dell'uomo di nutrirsi, vuole riunire uomini e donne che vivono nascosti agli occhi dei più, con il resto della società.
Giorgia Gay è antropologa, giornalista ed autrice dell'e-book "... e per casa una cella - I detenuti e lo spazio: tattiche di reazione e domesticazione", una ricerca sulla percezione e l'utilizzo dello spazio in una comunità ristretta.
Al dibattito interverranno Emilio Caravatti e Lorenzo Consales, docenti a contratto del Politecnico di Milano, per raccontare un'esperienza di interazione tra studenti di architettura e persone detenute sulla riprogettazione degli spazi del carcere.
Un ricettario "galeotto" nel quale confluiscono piatti, sapori e metodi di preparazione provenienti da tutto il mondo, perché la globalizzazione è arrivata anche in carcere. Un libro fotografico (un racconto in immagini, realizzato assieme al direttore, alle educatrici, alle assistenti sociali e al comandante della polizia penitenziaria) per illustrare la vita quotidiana dei detenuti del carcere piemontese di Fossano. Un ricettario nel quale per un detenuto il cibo diventa un momento in cui affermare i propri gusti e il proprio saper fare, e un modo per ricordare gli affetti e condividere un momento di piacere.
Una cella di tre metri per due, un corridoio di circa 30 passi, un cortile (definito "passeggio"), per stare all'aria aperta; in questi spazi, circondati da muri, cancelli e porte blindate, si svolge la vita di una comunità molto numerosa ma nascosta, relegata ai margini: la comunità dei detenuti. Si tratta di migliaia di persone in tutta Italia che vivono, mangiano, respirano in un mondo quasi fuori dal tempo e dallo spazio, una sorta di non-luogo impenetrabile. E' una comunità che ha un proprio ordine, regole e dinamiche interne assolutamente originali. Ma soprattutto è una comunità "ristretta" nella libertà ma anche negli spazi, che abita un mondo che si esaurisce in pochi metri quadri.