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mercoledì 22 aprile 2015

Armenia: tra le polemiche, noi parliamo di cultura



Da quando Papa Francesco, in occasione della Santa Messa, ha ricordato la Storia del XX secolo, affermando che per il popolo armeno si deve parlare di genocidio, si sono scatenate le polemiche e la diplomazia. Durante la celebrazione il Pontefice ha detto: “ Anche oggi avvengono genocidi come quello contro gli armeni...La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come 'il primo genocidio del XX secolo; essa ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci” e , a questa dichiarazione, si è poi aggiunta la voce del portavoce della sala stampa vaticana, Padre Lombardi, che ha voluto sottolineare che Papa Francesco: “ha fatto riferimento alla dichiarazione comune di Giovanni Paolo II e Karekin, cioè ha usato il termine genocidio mettendosi in continuità con un uso già compiuto di quella parola, ha sottolinenato la contestualizzazione storica, ricordando che era uno di tante altre cose orribili successe nel secolo scorso e che stanno succedendo ancora”.

Importante ricordare che, proprio in questi giorni, il Parlamento europeo abbia approvato una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni e che sia stata istituita una giornata europea del suo ricordo.

Il Presidente turco, Yayyp Recep Erdogan, risponde a tutto questo ignorando la risoluzione europea e affermando che dietro ad essa ci siano “fanatismo culturale e religioso”, nonostante la Turchia sia, dal 2005, in negoziato per l'adesione all'Unione europea.



Ma noi preferiamo parlarvi della ricca e profonda cultura armena e lo facciamo segnalandovi le fiabe di Hovhannes Tumanian.



 



Tumanian nasce alla fine dell'800 nella famiglia di un sacerdote; tutta la sua opera è legata al folklore armeno dal quale ha attinto temi e personaggi che si possono paragonare a quelli delle favole e delle fiabe europee (Nazar ricorda Don Chichotte, Il re macina assomiglia a Il gatto con gli stivali). Ma la produzione letteraria di Tumanian è molto vasta: ha scritto saggi, poesie, racconti, ballate. E' stato impegnato sempre nel sociale e il suo è stato un apporto fondamentale nell'aiuto ai sopravvissuti al genocidio.

La raccolta italiana (con testo a fronte) delle sue fiabe si intitola “Nazar il prode”, dal titolo della fiaba più famosa, ed è a cura della Sinnos editrice per la collana Zefiro. I personaggi , come sempre avviene nelle fiabe, ricalcano valori e tipi umani: il ricco e il povero, l'umile e il potente, il coraggio e la viltà, la saggezza e l'ingenuità. Le storie, le avventure e le esperienze riportano ad una cultura antica e genuina. I testi sono arricchiti dalle coloratissime illustrazioni degli alunni del Centro di Educazione Artistica della città di Erevan, capitale dell'Armenia.

La cultura (l'arte, la letteratura, la musica) è parte integrante dell'identità armena, identità che si basa principalmente sulla religione e sull'alfabeto. Ecco l'importanza dei riferimenti continui alla fede cristiana e alla lingua, scritta e parlata. In appendice al testo è possibile trovare alcune informazioni interessanti sulla cultura e sulle tradizioni di questo piccolo-grande Paese.

sabato 30 agosto 2014

Per i bambini e i ragazzi armeni

Un viaggio in Armenia è un viaggio spirituale e culturale: geopolitica, archeologia, Storia, Natura e Fede si intrecciano, ci avvolgono, arricchiscono.
Le persone, poi, sono gentili e ospitali, magari non immediatamente, ma se si ha la capacità di farsi conoscere e la volontà di capire, aprono i loro cuori e i sorrisi.
Grazie ad un nostro caro amico, Elias, siamo stati invitati presso il centro estivo Our Lady of Armenia, un centro per bambini e ragazzi orfani o che vivono in povertà, che si trova a Tsaghkadzor. Qui i giovani sono seguiti da molti operatori volontari in attività ludiche, ricreative e sportive. Il centro è un'occasione, per questi ragazzi, di studio, di socializzazione, di crescita. Inutile dirvi che sono ben accette donazioni. Se credete di sostenere questo luogo così importante, potete scrivere alle mail: diramer@armeniansisters.org, diramer@ozone.am oppure visitate il sito www.armeniansisters.org

E adesso un po' di foto per voi!













 

lunedì 27 gennaio 2014

Un genocidio quasi dimenticato

In attesa dell'importante intervista che pubblicheremo domani, oggi - in occasione della Giornata internazionale della Memoria - vi riproponiamo due video sul genocidio degli armeni, per ricordare, oltre all'Olocausto degli ebrei, anche altri drammi che hanno , purtroppo, segnato il '900.
I due filmati - interessanti sia dal punto di vista del contenuto sia da quello artistico - sono stati realizzati da un ragazzo che frequenta la scuola media, in onore della sua nonna armena: per conoscere, per capire, per divulgare la Storia. Storia che appartiene a tutti.


(Ricordiamo che tutti i nostri contributi video sono anche disponibili sul canale dedicato YOUTUBE dell'Associazione per i Diritti Umani)

venerdì 20 settembre 2013

Un genocidio dimenticato

Quest'estate abbiamo conosciuto Pietro, un ragazzino che frequenta una scuola media di Milano. La mamma di Pietro ha origini armene e lui ha voluto approfondire una parte di Storia poco studiata e riportare alla memoria collettiva il dramma di un genocidio dimenticato. Pietro ha realizzato un interessantissimo lavoro audiovisivo per la sua scuola e ha voluto condividerlo con noi. 
Ringraziamo tanto Pietro e la sua famiglia.
Questo materiale è pubblicato anche sulla pagina Youtube dell'Associazione per i Diritti Umani









martedì 19 marzo 2013

A teatro per Una cena armena



Da un anno è in scena, nei teatri italiani, lo spettacolo intitolato Una cena armena, a cui sarà possibile assistere dal 21 al 23 marzo al Teatro Tieffe-Menotti di Milano.
Il testo della pièce - prodotta da Màlbeck Teatro e Compagnia della Luna - è scritto da Paola Ponti con la consulenza dell'artista armena Sonya Orfalian autrice del volume “La cucina d'Armenia. Viaggio nella cultura culinaria di un popolo”, contenente un centinaio di ricette, frutto di una lunga ricerca storica ed etnografica.
La regia è di Danilo Nigrelli, sul palco insieme a Rosa Diletta Rossi. Sono loro due, infatti, i protagonisti: un uomo, Aram e una ragazza, Nina.
Una tempesta di neve costringe la giovane donna a chiedere rifugio nella casa dell'uomo, forse un caso o forse no. Ma quell'abitazione, all'apertura del sipario, è disabitata. Un tappeto di abiti, disposti per terra con cura; corde appese a tiranti colorati che pendono dall'alto a diverse altezze; come cadono dall'alto anche alcune valigie, una è aperta, ma anch'essa vuota. 
Il vuoto è proprio il tema principale del racconto, un vuoto che i due personaggi cercano di riempire, a fatica, con i loro ricordi, con la loro irrequietezza. Un vuoto lasciato dal genocidio del popolo armeno per mano dei turchi, nel 1915. Un pezzo di storia relativamente recente, che molti ancora non conoscono e largamente rimossa dalla diplomazia internazionale.
La notte sogno di cucinare prelibatezze e di portarle nel deserto, dove facevano camminare i prigionieri”, dice Aram; “Gli uccelli. Qualcuno c'era a vegliare i morti. Le rondini hanno visto”, dice Nina: sì, perchè Aram e Nina, in realtà, hanno un Passato comune: lui vuole riportarlo alla Memoria e lei è desiderosa di capire. Lui, figlio della diaspora armena e lei, sua nipote.
Il racconto è diviso in quadri intervallati da brevi stacchi musicali; il testo è coraggioso e viene accompagnato da una regia coinvolgente che restituisce la tensione emotiva delle due generazioni a confronto. I dialoghi frammentati sottolineano la paura di riaprire le ferite, ma insieme, l'urgenza di guardare l'orrore per non ripeterlo.