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sabato 30 agosto 2014

Per i bambini e i ragazzi armeni

Un viaggio in Armenia è un viaggio spirituale e culturale: geopolitica, archeologia, Storia, Natura e Fede si intrecciano, ci avvolgono, arricchiscono.
Le persone, poi, sono gentili e ospitali, magari non immediatamente, ma se si ha la capacità di farsi conoscere e la volontà di capire, aprono i loro cuori e i sorrisi.
Grazie ad un nostro caro amico, Elias, siamo stati invitati presso il centro estivo Our Lady of Armenia, un centro per bambini e ragazzi orfani o che vivono in povertà, che si trova a Tsaghkadzor. Qui i giovani sono seguiti da molti operatori volontari in attività ludiche, ricreative e sportive. Il centro è un'occasione, per questi ragazzi, di studio, di socializzazione, di crescita. Inutile dirvi che sono ben accette donazioni. Se credete di sostenere questo luogo così importante, potete scrivere alle mail: diramer@armeniansisters.org, diramer@ozone.am oppure visitate il sito www.armeniansisters.org

E adesso un po' di foto per voi!













 

sabato 31 maggio 2014

24° Festival del Cinema africano, d'Asia e America latina


di Ivana Trevisani

Ringraziamo tantissimo Ivana Trevisani per questo suo contributo.




Ancora una volta, anche quest'anno, la qualità della filmografia proposta dal 24° Festival Africano d'Asia e America Latina (che si è svolto a Milano dal 6 al 12 maggio 2014) ha potuto offrirci il dono di avvicinamento al vero.

Il vero della vita che il linguaggio cinematografico, se di qualità, nella sua libertà di restituzione è in grado di dire più di ogni analisi, dissertazione, speculazione, oltre ogni dilagante opinionismo.

I film proposti, sia nella cifra della fiction che del documentario, sono riusciti a dar conto del vero del vivere, proponendoci il quotidiano semplice di persone semplici, che senza eroismi ma eroicamente riescono a superare difficoltà piccole o grandi, intoppi o tragedie.

La quotidianità è il registro adottato dal siriano Mohamed Malas per restituire il dramma della guerra fratricida che sta dilaniando il suo Paese. Non è l' enfasi dell'abituale voyerismo occidentale centrato sul sangue, le ferite, i corpi morti e gli scheletri dei palazzi bombardati a renderci il dolore della guerra. A restituircelo è piuttosto ciò che ogni singola persona vive, palesato con misura, senza facile retorica dai volti e dalle lacrime dei ragazzi di una casa- cortile. La casa e il cortile dove si svolge il quotidiano dei dodici ragazzi e della padrona di casa, a cui l'eco della tragedia che si sta consumando e della sua progressiva recrudescenza giunge, giorno dopo giorno, evocata e mai espressa a reportage, dai suoni del fuori, fragore di bombe ed esplosioni, e dalle parole di chi da fuori ritorna o chiama al cellulare. Un fuori non lontano, il centro stesso di Damasco in cui è situata la casa cortile di “Ladder to Damascus”(“Scala per Damasco”) girato clandestinamente dal regista nel suo Paese.

La quotidianità tuttavia non sempre e non necessariamente deve essere segnata dal negativo, anche in situazioni di vita difficili, è il messaggio affidato dagli autori al collettivo “Stripelife – Gaza in a Day” (“Stripelife-Gaza in un giorno”). La scelta di mostrare una giornata di vita a Gaza nelle sue sfaccettature di “normalità”: giochi di ragazzi, lavoro, relazioni, ha consentito agli autori di aggirare le consuete restituzioni dell'area in cifra esclusivamente tragica, per dar conto di una capacità del vivere che permane e riesce a portare una popolazione e ogni suo singolo, oltre una situazione che pure resta drammatica, senza lasciarsene sopraffare.

Ma il quotidiano torna a farsi duro nella vita dell'interprete di “Om Amira” (“La mamma di Amira”), dell'egiziano Naji Esmail, l'infaticabile venditrice di patate fritte in una viuzza del Cairo, nei pressi della più famosa piazza Tahir. La sopportazione della durezza, della fatica, del rischio di donna sola nella notte cairota dietro il suo fornello di friggitrice, è resa possibile solo dal desiderio di salvezza della propria figlia. Ogni goccia di sudore, ogni piccolo guadagno della madre, destinati all'operazione della figlia cardiopatica, al di là di ogni esito possibile.

La forza di donna è messa al centro anche da Mario Rizzi nel suo documentario “Al intithar” (“L'attesa”), storia di ordinaria quotidianità di Eklas, vedova, madre di quattro figli, confinata nel campo per profughi siriani di Zaatari nel deserto giordano. Anche qui, mettendosi alle spalle di una vita difficile e dall'orizzonte chiuso, la protagonista riesce, giorno dopo giorno, ad affrontare e superare le difficoltà economiche e psicologiche della condizione di attesa sospesa del campo, per sé e i figli e mantenendoli in una relazione di reciproco sostegno, per proteggere il nucleo residuo di una famiglia distrutta.

La potenza femminile ancestrale è celebrata dal corto “Margelle” (“Il bordo del pozzo”) del marocchino Omar Mouldoira, dipanata dalla trasmissione del mito alle relazioni dell'oggi. nella breve ma intensa storia di un comune triangolo familiare, madre figlio padre. Ma il film, come dichiarato dallo stesso regista. vuole anche coraggiosamente proiettare un cono di luce sulla paura, pure ancestrale, che di tale potenza ha l'uomo arabo.

Anche i due cortometraggi tunisini “Les soulières de l'Aid” (“Le scarpe della festa”) di Anis Lassoued e “Zakaria”, di Leila Bouzid, ugualmente trattano delle difficoltà, delle reciproche incomprensioni nei rapporti genitori figli figlie, ad ogni latitudine, nella Tunisia d'origine come nella Francia dell'approdo migratorio.

Ma se per la figlia dell'immigrato “Zakaria”, il gruppo dei coetanei riesce a condizionarne la libertà di scelta e allontanarla, senza una motivazione realmente maturata in sé, dalla famiglia, in un altro cortometraggio firmato da Carine May e Hakim Zouhani, “La virée à Paname” (“Un giro in centro”) le difficoltà nelle relazioni familiari e con i compagni di quartiere, non fermano il giovane aspirante scrittore. Le pressioni non arrestano il cammino dell'adolescente che cerca il riscatto all'emarginazione, in una ricerca di sé che si rivela non corrispondergli, ma che ha voluto comunque tentare di esplorare.

Ancora la possibilità di lettura semplice ed immediata della realtà algerina a cinquant'anni dall'indipendenza si può trovare in “Ouine Algeria” (“Dov'è l'Algeria?”), documentario dell'algerino Lemnaouer Ahmine, e più precisamente negli incontri, qua e là nel Paese, dell'autore con pochi “esperti” e più persone comuni e familiari ritrovati. Lo stesso regista nell'incontro con il pubblico del Festival ha dichiarato come nessun analista politico o intellettuale sarebbe riuscito a spiegare in un fulmineo lucido flash, esposto da un familiare intervistato, un Algerino qualsiasi, la questione “islamismo di stato o secolarismo”, che pare inquietare più l'occidente che l'Algeria. Un cittadino comune, ma certo credente e di fervente pratica segnalata dal vistoso “callo della preghiera” in mezzo alla fronte, che dichiara la convinzione argomentata della necessaria separazione tra Stato e religione.

Ouandiè e Sosa, uniche concessioni a figure emblematiche, servono agli autori di “Une feuille dans le vent” (“Una foglia nel vento”) del camerunese Jean-Marie Teno e “Mercedes Sosa, la voz de Latinoamérica” (“Mercedes Sosa, la voce dell'America Latina”) dell'argentino Rodrigo H. Vila, per riaffermare la necessità di mantenere viva la memoria. Ernestine, figlia dell'attivista politico camerunese Ernest Ouandiè, assassinato in circostanze poco chiare e mai conosciuto da Ernestine, nell'intensa lunga intervista confessione afferma “La prima morte è quella vera, la seconda è il silenzio”, alludendo all'oblio calato sulla storia del padre e momenti oscuri archiviati della storia del Paese.

L'invito a non dimenticare è pure rinnovato ad ogni passaggio della biografia di Mercedes Sosa, non solo voce, ma presenza forte e significativa nella vita politica latinoamericana, restituita in un commovente inreccio di vita pubblica e familiare, a ricordo della storia di Mercedes e di quella dell'Argentina anche nei giorni più bui della dittatura.

Restare nel presente senza cancellare il passato e non facendosi soverchiare dal futuro, è il messaggio del visionario “Bastardo” del tunisino Nejib Belkadhi, vincitore del festival. Nessuna antenna GSM, che forse porta ricchezza economica, può rendere piena la vita, l'unica antenna che consente il vero ancoraggio a se' è la consapevolezza piena di dove siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando, sapere chi vogliamo diventare.

sabato 12 aprile 2014


Spazio Scuola

Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina



7, 8 e 9 maggio 2014



Auditorium San Fedele - Cinema Beltrade





Proiezioni presso Cinema Beltrade

Mercoledì 7 maggio | Classi prime della scuola secondaria di primo grado

Dalla sezione CORTOMETRAGGI africani proponiamo:



SABBAT EL AÏD (Le scarpe della festa)

Regia e sceneggiatura di Anis Lassoued

Tunisia - 2012

Durata: 30’

Versione originale: arabo - sottotitoli in italiano

Premi: FESPACO - Festival Panafricain du Cinéma de Ouagadougou 2013 (Miglior Corto e Miglior Talento Giovane)



Sinossi

Nader, ha 9 anni, vive in un piccolo villaggio di campagna ed ha un sogno: correre. In occasione della Festa dell’Aïd, durante una visita al mercato con i fratelli e il padre, nota delle scarpe da corsa e se ne innamora …



MARGELLE (Il bordo del pozzo)

Regia e sceneggiatura di Omar Mouldouira

Francia, Marocco - 2013

Durata: 29’

Versione originale: arabo - sottotitoli in italiano



Sinossi

A Boujaâd, un villaggio marocchino, vive Karim, un bambino di sette anni, combattuto tra le paure infantili e il desiderio di crescere. La sua storia si intreccia con le leggende e i miti ancestrali che narrano la fondazione della città.



Dal Catalogo Film COE proponiamo il cortometraggio vincitore del Premio Signis e del Premio Cinit al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2011:



GARAGOUZ (Il burattinaio)

Regia e sceneggiatura di Abdenour Zahzah

Algeria - 2010

Durata: 22’

Versione originale: arabo - sottotitoli in italiano



Sinossi

Un viaggio in furgoncino del burattinaio Mokhtar con il figlio Nabil per realizzare spettacoli di burattini per bambini, nelle zone rurali vicino ad Algeri, diviene metafora della condizione dell’Algeria di oggi e del ruolo attivo della creatività artistica.





Proiezioni presso Auditorium San Fedele

Mercoledì 7 maggio | Classi della scuola secondaria di secondo grado



Dalla sezione LUNGOMETRAGGI “Finestre sul mondo” proponiamo:



EINSTEIN AND EINSTEIN

Regia e sceneggiatura di Cao Baoping

Cina - 2013

Durata: 119’

Versione originale: mandarino - sottotitoli in italiano



Sinossi

Li Wan è una brillante studentessa di 14 anni che è particolarmente attratta dall’astrofisica ed è in generale curiosa nei confronti del sapere e della vita. I suoi genitori sono separati, il padre si è risposato e lei vive con i nonni paterni con la scusa che suo padre e la nuova compagna sono molto occupati al lavoro. I contrasti con il padre sono frequenti, Li Wan non si sente accettata per quello che è. Film che cattura per la crescente tensione emotiva, denuncia le contraddizioni e i rischi dei modelli educativi competitivi della Cina di oggi.



Giovedì 8 maggio | Classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado



Dalla sezione CORTOMETRAGGI africani proponiamo:



AFRONAUTS (Afronauti)

Regia e sceneggiatura di Frances Bodomo

Ghana, USA - 2014

Durata: 13’

Versione originale: inglese - sottotitoli in italiano



Sinossi

Ispirandosi alla reale organizzazione di una missione sulla luna, tentata nel giugno del 1969, da parte dell’Accademia spaziale dello Zambia nell’intento di anticipare l’impresa dell’Apollo 11, la regista racconta i preparativi dell’astronauta selezionata per la spedizione, una ragazza di 17 anni, Matha Mwamba, albina e sognatrice.



TWAAGA (L’invincibile)

Regia di Cédric Ido

Burkina Faso, Francia - 2013

Durata: 30’

Versione originale: francese - sottotitoli in italiano

Premi: International Film Festival di Dubai 2013 (Menzione Speciale della Giuria Muhr AsiaAfrica)



Sinossi

Burkina Faso, 1985. La vicenda politica di Thomas Sankara si intreccia con quella di Manu, un bambino di otto anni, appassionato di fumetti. Il bambino è attratto dai riti iniziatici che intraprende suo fratello maggiore e immagina di avere gli stessi poteri dei supereroi suoi beniamini. Inserti di animazione ed estratti di discorsi realmente tenuti da Sankara si innestano nella narrazione filmica di genere fiction.



Dalla sezione FILMS THAT FEED proponiamo il documentario:



WIND OF CHANGE (Vento di cambiamento)

Regia di Julia Dahr

Kenia, Norvegia - 2012

Durata: 40’

Versione originale: inglese - sottotitoli in italiano



Sinossi

Il documentario, diretto da una giovane regista norvegese, attivista nell’ambito della tutela ambientale e dei diritti umani, ritrae una famiglia di agricoltori in Kenia nella loro lotta contro le conseguenze dei cambiamenti climatici. Seguiamo la progressiva evoluzione dell’ambiente e dello spirito di adattamento della famiglia in lotta contro i forti venti, la pioggia torrenziale e la siccità. Un racconto che lascia trasparire una condivisione reale, tra chi riprende e chi si racconta, dell’importanza di azioni globali per la salvaguardia dell’ ecosistema e di un futuro sostenibile per tutti.



Venerdì 9 maggio | Classi della scuola secondaria di secondo grado.



Dalla sezione CORTOMETRAGGI africani proponiamo:



AFRONAUTS (Afronauti)

Regia e sceneggiatura di Frances Bodomo

Ghana, USA - 2014

Durata: 13’

Versione originale: inglese - sottotitoli in italiano



Sinossi

Ispirandosi alla reale organizzazione di una missione sulla luna, tentata nel giugno del 1969, da parte dell’Accademia spaziale dello Zambia nell’intento di anticipare l’impresa della Nasa, la regista racconta i preparativi dell’astronauta selezionata per la spedizione, una ragazza di 17 anni, Matha Mwamba, albina e sognatrice.



HOMECOMING (Ritorno a casa)

Regia e sceneggiatura di Jim Chuchu

Kenia - 2013

Durata: 11’

Versione originale: inglese, swahili - sottotitoli in italiano



Sinossi

Con uno sguardo onirico entriamo nel mondo visionario di Max che inventa scenari fantascientifici per vivere la sua passione per Alina, la sua vicina di casa. La città di Nairobi è invasa dagli UFO e lui cerca di salvare e proteggere la sua amata da un misterioso sconosciuto che minaccia la loro felicità. Riuscirà Max a superare la sua paura e a dichiarare ad Alina il suo amore? Un approccio umoristico e originale per raccontare l’Africa delle città di oggi. Il film fa parte del progetto cinematografico African Metropolis, sei storie su sei grandi città africane.



LA VIREE A PANAME (Una giornata in centro)

Regia e sceneggiatura di Carine May

Francia - 2013

Durata: 23’

Versione originale: francese - sottotitoli in italiano



Sinossi

Mourad 20 anni, vive nella banlieu parigina e frequenta un laboratorio di scrittura e recitazione teatrale. In cerca di ispirazione per scrivere un pezzo originale, pensa che sia meglio allontanarsi dal suo quartiere e dalle abitudini quotidiane come quello del ritrovo al bar tra i suoi amici per vedere la partita, e andare invece ad osservare gli umori e lo spirito del centro di Parigi. Il processo di elaborazione sarà più sorprendente del previsto.



MARGELLE (Il bordo del pozzo)

Regia e sceneggiatura di Omar Mouldouira

Francia, Marocco - 2013

Durata: 29’

Versione originale: arabo - sottotitoli in italiano



Sinossi

A Boujaâd, un villaggio marocchino, vive Karim, un bambino di sette anni, combattuto tra le paure infantili e il desiderio di crescere. La sua storia si intreccia con le leggende e i miti ancestrali che narrano la fondazione della città.





Saranno presenti in sala registi e ospiti della manifestazione.

Inizio proiezioni: ore 10.00

Termine dell’incontro: ore 13.00 circa

Sedi:

  • Auditorium San Fedele - Via Hoepli 3/B
  • Cinema Beltrade - Via Oxilia 10



Ingresso: 5,00 € per alunno (biglietto omaggio ai docenti accompagnatori della classe)

Note: I film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano.
La giornata del 7 maggio presso il Cinema Beltrade è organizzata all’interno del progetto “Visioni Condivise".




Per prenotazioni e informazioni

COE - Centro Orientamento Educativo

Sede di via Lazzaroni 8, Milano

Manuela Pursumal

Tel. 02/ 66 96 258

Fax 02/ 66 71 43 38


lunedì 29 luglio 2013

Destinazione Thailandia: missione del PIME di Mae Suay


Un gruppo di adolescenti – e persone un po' più grandi – in questi giorni si trova in thailandia e ci ha mandato il reportage dell'inizio della loro bella esperienza che continueremo a seguire con interesse.
Pubblichiamo anche una parte della mail che ha accompagnato le fotografie in attesa di altre immagini e dei commenti, delle riflessioni, delle emozioni dei ragazzi.
Ringraziando tutti di cuore.





Ci troviamo nel Nord della Thailandia, precisamente nella missione del Pime di Mae Suay.
Siamo un gruppo di 13 persone, tre adulti (Grazia e Nello, due missionari laici che appena sposati hanno vissuto in questa realtà per 5 anni, avendo qui due dei loro tre figli , e io, Chiara) e 10 adolescenti ( una di 11 anni, gli altri di età 15-17 anni) che hanno deciso di trascorrere qui tre settimane delle proprie vacanze estive per vivere un'esperienza di condivisione, di servizio e di incontro con la cultura thai. Ecco perchè ci dedichiamo ad attività di manutenzione e pulizia del Centro, visitiamo i villaggi delle cosiddette tribù dei monti e conosciamo alcuni luoghi di questa incantevole nazione.
Ma siamo qui in Asia soprattutto per "metterci in gioco", per essere testimoni della nostra fede e fratelli delle persone che incontriamo.
E' una sfida per noi stessi e per gli altri poichè l'impegno richiestoci è grande: siamo, infatti, chiamati a condividere le speranze, i diritti e il mondo della gente incontrata, con stima e rispetto verso le diversità, partecipando della loro quotidianità con discrezione, entusiasmo e solidarietà.
Ti alleghiamo qualche foto , vorremmo inviarti in seguito anche qualche impressione dei ragazzi.
Nella stessa tensione a vivere per i diritti di tutti,            
Chiara, Grazia e Nello



lunedì 20 maggio 2013

Festival del Cinema africano, d'Asia e America latina: i film vincitori

Dal film "O mon corps!"

Venerdì 10 maggio si è conclusa, a Milano, l'ultima edizione del Festival del cinema africano, d'Asia e America latina che - attraverso le mostre fotografiche, le installazioni artistiche, i dibattiti e, in particolare, il programma dei film - ha portato nel capoluogo lombardo informazioni, notizie e approfondimenti sull'attualità geopolitica, sulla Storia contemporanea e sulla nostra realtà quotidiana.
Il concorso lungometraggi “Finestre sul mondo” è stato vinto dal regista pechinese Peng Tao con il suo The cremator: La Cina narrata non è la potenza industriale che conosciamo in Occidente né il Paese lacerato dalle contraddizioni economiche e sociali, ma è la Cina rurale, in cui sopravvivono antiche tradizioni e forte umanità.
Cao è il protagonista del racconto: vive in un villaggio e lavora in un impianto di cremazione. Secondo la tradizione, la cremazione è riservata solamente ai corpi non riconosciuti e gli uomini che muoiono prima di sposarsi hanno diritto a una “sposa fantasma”, una donna nubile, che li accompagni nel loro viaggio nell'aldilà. Cao non è più giovane ed è malato: decide, quindi, di prendere in moglie una “sposa fantasma”, ma la sua non è necrofilia, è espressione di una profonda solitudine e di una capacità di amare incondizionatamente. L'arrivo della sorella della defunta, cambierà il destino di Cao e lo riconcilierà con la vita. Un film delicato e poetico; una storia raccontata con i ritmi lenti dei gesti e degli sguardi, avvolta da un silenzio pieno di significato per descrivere la solitudine e il bisogno di affetto di anime sensibili.
Si parla di solitudine e di straniamento anche in Coming forth by day, ambientato a Il Cairo e vincitore come Miglior film africano. Soad vive con i genitori: la madre lavora in un ospedale e, al rientro a casa, non ha altre energie da spendere e il padre è un infermo, costretto a letto. Soad si prende cura di loro e della casa: la cinepresa segue i suoi movimenti, la sua frustrazione, ma anche la sua tenerezza. Solo di sera Soad si concede di uscire dall'appartamento e di vagare nella notte, ma oramai, è la sua ombra a camminare. Al suo debutto cinematografico, Hala Lofty riesce a rendere sullo schermo anche l'odore della vecchiaia e della malattia, mentre il caos della grande città - con i suoi cambiamenti - rimane fuori, trapelando solo dalle persiane socchiuse. La regia e la fotografia restituiscono un bel gioco di chiaro-scuro, di interno ed esterno per parlare di vita privata e vita sociale, di chi fa la rivoluzione pensando al Futuro e di chi sopravvive quotidinamanente, arrancando nel Presente.
Sempre in Nord Africa, ad Algeri, lavorano il coreografo Abou Lagraa e sua moglie, la ballerina Nawal Lagraa: il loro sogno è quello di riunire le culture del Mediterraneo in una grande accademia di danza contemporanea. Per la performance di apertura, che si terrà al Teatro Nazionale, i due artisti scelgono dieci ballerini di strada non professionisti. Il film, intitolato Ô MON CORPS! di Laurent Aït Benalla e vincitore del concorso documentari, registra le emozioni, le paure, le aspettative dei ragazzi e lo sviluppo del progetto culturale. Un mosaico di personalità che testimonia l'Algeria di oggi e l'importanza dell'Arte nel rinnovamento del Paese.
Damola Adelaja, dopo aver conseguito un master in Giornalismo televisivo, è ora scrittore, produttore e regista cinematografico: con il suo primo lavoro, da lui diretto e intepretato, Fela-Sidy, ha ottenuto il primo premio nella competizione cortometraggi, raccontando la storia di un uomo chiuso nel suo appartamento di lusso, mentre le notizie drammatiche dei violenti scioperi che infiammano la Nigeria gli arrivano o in sogno oppure attraverso i mass-media. Ascoltando le note e le parole delle canzoni di Fela Kuti, l'uomo ritroverà il senso di appartenenza al suo popolo.
I film vincitori confermano le parole scritte nel catalogo della manifestazione dall'Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno: “ E' tempo di comprendere che la nostra identità non può che essere valorizzata dalla conoscenza di altre realtà e di altri popoli, tradizioni, modi di vivere, per essere cittadini partecipanti di una società sempre più globalizzata e di un Presente così complesso e in cambiamento”.

Damola Adelaja
Dal film "The cremator"

venerdì 3 maggio 2013

Festival del cinema africano, d'Asia e America latina: la 23ma edizione, a maggio

 

Il festival del cinema africano, d'Asia e America latina, giunto alla sua ventitreesima edizione, si sposta nel mese di maggio, dal 4 al 10, sempre a Milano.
Si rinnova l'appuntamento con una manifestazione ricca di proposte cinematografiche e di iniziative culturali e artistiche che vogliono continuare a far conoscere le culture del sud del mondo e riflettere sui temi di attualità.
I film del concorso lungometraggi “Finestre sul mondo” sono tutti in prima nazionale e, tra i titoli più attesi, si segnala With you, without you per la regia di uno dei più importanti registi asiatici emergenti, Prasanna Vithanage: un film dello Sri Lanka che punta i riflettori sul conflitto, poco conosciuto al grande pubblico, tra cingalesi e tamil. Per il concorso documentari c'è grande attesa per l'ultimo lavoro di Raoul Peck che con Assistance mortelle lancia un forte atto d'accusa contro il business degli aiuti umanitari agli abitanti di Haiti; e c'è grande curiosità anche per il film dell'autore iraniano Moshen Makhmalbaf che, con una regia a quattro mani, insieme al figlio, indaga i principi della religione Bahà'ì, riflettendo sul ruolo e sul potere delle confessioni spirituali. Dal concorso per il Miglior film africano, l'attenzione è rivolta al lungometraggio di Nouri Bouzid che torna a parlare della gioventù tunisina, sullo sfondo della rivoluzione, in Beautés cachées.
Il festival ripropone, come per gli ultimi anni, la competizione dei cortometraggi africani e il concorso Extr'A, dedicato alle opere di cineasti italiani che si confrontano con culture altre e con il tema delle migrazioni per arricchire, poi, il programma anche con la sezione più “leggera” intitolata “E tutti ridono...le più divertenti commedie da Africa, Asia e America latina”.
Segnaliamo le proiezioni rivolte agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado che si terranno il 7-8-9 maggio presso l'Auditorium San Fedele e, tra queste, ricordiamo, ad esempio, il film The orange suit di Dariush Mehrjui che narra la storia di Hamed Aban, fotografo professionista, che - imbattutosi in un libro sul Feng Shui - diventa ossessionato dalla pulizia dell'ambiente; finisce per diventare spazzino della sua città tanto da meritare il titolo di “laureato in arancione”, per il colore della divisa da lavoro. La sua crescente notorietà inasprisce i rapporti con la moglie, dottoranda universitaria, avviando un'amara battaglia per la tutela del figlio. E ancora: 7 Cajas (Sette casse) di Juan Carlos Maneglia e Tana Schémbori, dal Paraguay. E' la storia di Vctor, uno dei tanti facchini del mercato di Asuncìon che trasporta le merci con una carriola di legno; Ma Victor sogna di diventare una star della televisione e di possedere un cellulare con la fotocamera...
La manifestazione proseguirà con gli incontri e le mostre del Festival Center che propone, tra le altre iniziative, un mix di lavori di artisti e cittadini comuni siriani che raccontano la società civile e la sua resistenza. L'esposizione, curata da Donatella Della Ratta, si intitola “Creative Syria” e sarà inaugurata il 4 maggio alle ore 12.30 presso la Casa del pane (casello Ovest, Porta Venezia, Milano).
Continueremo a seguire con attenzione il Festival del cinema africano, d'Asia e America latina con recensioni dei film, approfondimenti e interventi di ospiti.