Visualizzazione post con etichetta Sud. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sud. Mostra tutti i post

venerdì 26 dicembre 2014

Fata morgana e le mafie (S)disonorate



Di Anna Giuffrida (www.annagiuffrida. Wordpress.com)

Le femmine hanno risorse, e le mie figlie che restano e parlano, le mie sorelle, diventano cataratte di parole, fermano i morti, acchiappano la vita, parlano, riparlano. Fiumi in piena sono”. Così Marica Roberto, attrice e autrice siciliana del potente testo teatrale “La Fata Morgana, fantasia su un mito”, fa memoria delle donne “sdisonorate” (citando il titolo del dossier dell’associazione DaSud, da cui trae spunto la piece). Donne libere, e per questo uccise dalle mafie, a cui il teatro ha ridato la parola. E un volto, quello del mito femminile di Fata Morgana che, dalle acque dello stretto di Messina alle tavole di legno del palco del Teatro Lo Spazio a Roma, ha fatto rivivere le sue “sorelle” morte ammazzate. Nove donne, delle oltre 150 vittime della criminalità organizzata, dai 14 ai 74 anni. Nove donne, del Sud ma anche del Nord. Nove donne accomunate dall’amore pulito per uomini sporchi, insudiciati dall’appartenenza a famiglie criminali e dalla convinzione di possederle come delle cose. Perché è così che la donna è catalogata nel registro mentale e linguistico delle mafie, la “cosa”. Eppure queste donne non hanno rinunciato alla loro dignità, alla loro libertà, anche se innamorate. Anzi. Hanno combattuto con coraggio in nome dell’amore, anche per se stesse. Come ha fatto la piccola Palmina Martinelli, innamorata di un giovane che voleva farla prostituire e uccisa con “alcol e fiammiferi” per essersi rifiutata di farlo. E Tita Buccafusca, che amò e sposò Pantaleone Mancuso potente boss della ‘ndrangheta, considerata da tutti come la “matta” dopo una lunga depressione. Ma per amore del figlio decise di allontanarsi e raccontare quello che sapeva. La solitudine ebbe poi il sopravvento, e fu così spinta al suicidio che mise in atto ingerendo acido muriatico. E anche Lea Garofalo, che guardò negli occhi le storture della criminalità sposando un uomo di ‘ndrangheta di cui si era innamorata, e che per amore della figlia scelse la libertà della verità e di non tenere più la bocca chiusa, fino alla fine. Storie di donne, figlie, madri vissute nell’ombra e quasi sempre delegittimate, persino come esseri umani. Vittime spesso rimaste senza giustizia, perché la giustizia al massimo ha scelto di considerarle morte per femminicidio. Una comoda distorsione della realtà, come ha fatto notare la deputata di SEL Celeste Costantino al termine dello spettacolo: “Il dossier (“Sdisonorate” di DaSud, ndr) vuole dare forza alla memoria e svelare un falso storico: che le mafie non toccano donne e bambini. Bisogna anche raccontare l’eccezionalità dentro la normalità. Questa specificità delle mafie di uccidere le donne ha una sua normalità, cioè che il femminicidio è stato sempre considerato un’emergenza e invece avviene quotidianamente. Si parla solo dell’atto finale, ma prima di arrivare a quell’uccisione c’è un calvario”. Per questo amore coraggioso ma anche fragile, per queste donne innamorate ma anche libere Fata Morgana/Marica Roberto si addolora ma combatte. In un palco lasciato nudo ed essenziale, come la verità, l’attrice messinese presta il suo corpo a quell’amore, a quel dolore, in un ritmo incalzante che spezza il fiato e le lacrime. La sola incessante scenografia, con la presenza di tamburi marranzano e zampogna suonati con forza e passione, la ricreano le canzoni e sonorità della compagnia siciliana Unavantaluna. La legalità ha bisogno del sostegno della cultura, e il teatro è il luogo dove la parola non può essere modulata e va dritta al cuore. Eppure la compagnia Attori & Musici, e la nostra Marica Roberto, questo testo in lingua quasi del tutto siciliana non è riuscita ancora a mostrarlo nelle scuole del sud, come vorrebbe. Mancate risposte, o anche risposte sbrigative del tono “Non abbiamo i soldi per ospitare lo spettacolo”. Peccato. Peccato che non ci siano fondi da destinare all’educazione alla legalità. E che il sistema scuola non sappia tenersi al passo con le nuove esigenze culturali che deve trasmettere.


mercoledì 5 novembre 2014

Si torna a parlare di caporalato





Abbiamo ricevuto, cari lettori, questa comunicazione e questo invito che vi giriamo.




Si torna a parlare di caporalato e sfruttamento dei lavoratori migranti, in prevalenza indiani sikh, nelle campagne pontine in provincia di Latina. Dopo la visita dello scorso 14 giugno quando, insieme ad altri colleghi parlamentari, mi recai a Sabaudia e d’intorni per incontrare i braccianti, dopo l’interrogazione parlamentare che ne seguì ( e che trovate qui di seguito), venerdì 7 novembre affronteremo la questione in un convegno organizzato dalla Caritas diocesana di Latina.

Khalid Chaouki
 
 
Lavoro nero: tra sfruttamento e caporalato nelle campagne pontine
Latina - Venerdì 7 Novembre 2014 ore 17,00
Curia Vescovile, Piazza Paolo VI, via Sezze 16
Convegno organizzato dalla Caritas Diocesana di Latina - Terracina - Sezze – Priverno e dall’associazione Progetto Diritti
Intervento di apertura
Mariano Crociata Vescovo di Latina - Terracina - Sezze – Priverno
Proiezione tratta dal documentario "Padrone bravo" prodotto dalla Cooperativa Parsec, sulla condizione di sfruttamento dei migranti nell'Agro pontino
Introduce la tavola rotonda Elio Zappone, Sportello legale Immigrati della Caritas Diocesana di Latina - Terracina - Sezze - Priverno, gestito in collaborazione con Progetto Diritti
Modera Arturo Salerni: Comitato Singh Mohinder per la tutela dei lavoratori stranieri vittime di infortuni sul lavoro
Partecipano:
Khalid Chaouki: Commissione Esteri della Camera dei Deputati
Rita Visini: Assessore della Regione Lazio alle Politiche Sociali
Daria Monsurrò: Sostituto Procuratore della Repubblica di Latina
Mario Angelelli: Presidente di Progetto Diritti
Eugenio Siracusa: Segretario organizzativo Flai Latina
Saverio Viola: Direttore Provinciale Coldiretti Latina
Marco Omizzolo: Direttore editoriale di ISTISSS - Responsabile scientifico dell'associazione “In Migrazione”
È stato invitato Filippo Bubbico Vice Ministro dell’Interno
Sono stati invitati il Prefetto di Latina, il Questore di Latina, il Presidente della Provincia di Latina, i Sindaci dei Comuni della Provincia, il Dirigente dello Sportello Unico Immigrazione.


 
 

mercoledì 17 luglio 2013

Festival della libera circolazione e un appello importante



16-17 luglio ad Altamura; 19-20 luglio a Matera. Queste le date per la nuova edizione del Festival della libera circolazione che, insieme a La carovana dello ius migrandi, si propone di affermare un cambiamento autentico per ridare slancio, unità e visibilità al movimento antirazzista e ai diritti dei migranti.
Promosso da Rete Primo marzo, dal settimanale on-line Corriere immigrazione, con l'apporto dell'Osservatorio Migranti Basilicata, il Festival prende in considerazione molte questioni urgenti, tra le quali: la cittadinanza, l'asilo, il permesso di soggiorno, i diritti politici, il lavoro e lo studio dei cittadini stranieri, i luoghi di detenzione per i migranti, le politiche di controllo delle frontiere, il ruolo dei media, il razzismo e il caporalato. Gli argomenti verranno approfonditi attraverso incontri, workshop, proiezioni e dibattiti. Per il programma completo della manifestazione, si può consultare il sito: www.liberacircolazione.it
In particolare, per venerdì 19 luglio dalle 17.30 alle 19.30, è previsto un incontro con i movimenti antirazzisti e per i diritti dei migranti del Sud Italia, a Matera. Il tema è stato anticipato durante un'assemblea che si è svolta un paio di settimane fa a Firenze, organizzata dall'associazione Prendiamo la parola: l'intento è stato quello di costruire una manifestazione nazionale, che si svolgerà il prossimo autunno, per l'affermazione dei diritti di tutti e di tutte.
Riportiamo l'appello proposto dalle associazioni che hanno preso parte all'assemblea di Firenze che, anche noi, riteniamo utile e importante

APPELLO PER LA COSTRUZIONE DI UN PERCORSO
PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL RAZZISMO
E PER I DIRITTI DEI E DELLE MIGRANTI

Negli ultimi anni l'aggravarsi di una crisi economica di cui non si intravede la fine ha fatto crescere le contraddizioni e il disagio sociale. Le discriminazioni e la mancanza di diritti sono sempre più evidenti e contestualmente sono aumentate le manifestazioni di razzismo, sia a livello istituzionale che nella società.

Per questo, il 6 luglio associazioni, esponenti di partiti, organizzazioni sindacali e singole persone si sono riuniti in un’assemblea per discutere ed elaborare una proposta di piattaforma in grado di tenere conto e di valorizzare le numerose esperienze di lotta e di vertenzialità maturate in questi anni nei territori. L’obiettivo – ambizioso ma necessario – è di coinvolgere tutte le soggettività democratiche e tutti i cittadini e le cittadine nella costruzione di un percorso comune di mobilitazione per la convocazione di una manifestazione nazionale – contro il razzismo e per i diritti dei e delle migranti - che possa stimolare, favorire e sostenere lo sviluppo della coscienza civile e di difesa dei diritti per tutti/e sul territorio.

La proposta che facciamo è una proposta aperta, non intende e non può essere esaustiva ma vuole essere uno stimolo per favorire percorsi di convergenza, perché crediamo sia necessario unire le forze per dare una prospettiva alla difesa dei diritti dei e delle migranti e contrastare ogni forma di razzismo e discriminazione.

Non si tratta solo di diritti dei e delle migranti, ma di una prospettiva di diritti per tutta la società, da costruire insieme a partire dalle seguenti parole chiave, qui sviluppate solo parzialmente e in forma sintetica come base di discussione:

Razzismo 
Denunciamo e combattiamo il razzismo istituzionale e diffuso e ogni forma di discriminazione verso tutte le minoranze. L’esasperazione indotta dalla crisi sta pericolosamente riproponendo e fomentando sentimenti xenofobi e razzisti.

Diritti
Chiediamo l’immediato riconoscimento della cittadinanza italiana per i bambini e le bambine nati/e o cresciuti/e in Italia e, una modifica complessiva della legge che faciliti l’ottenimento della cittadinanza, semplificando l’iter burocratico e superando le restrizioni esistenti. Chiediamo il diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative per i e le migranti residenti in Italia. Chiediamo il diritto alla casa e l’abolizione delle restrizioni nei requisiti per l’abitabilità, che va riconosciuta a pieno titolo in tutte le strutture. Chiediamo il pieno diritto alla salute come diritto soggettivo e di eguale fruibilità.

Lavoro
Rivendichiamo il diritto al lavoro previsto dalla costituzione e parità di diritti nei posti di lavoro, superando le discriminazioni, valorizzando le competenze e il know-how dei migranti, a partire dal riconoscimento dei titoli di studio. Chiediamo la regolarizzazione di tutti e tutte coloro che vivono e lavorano in questo paese. Chiediamo l’abolizione del contratto di soggiorno che altro non è che uno strumento di ricatto e di maggiore precarietà per i/le migranti. Va combattuto lo sfruttamento tramite il lavoro nero e le tante forme di precarietà legali e semi-legali diffuse in particolare nel lavoro agricolo, nel settore della logistica, nell’edilizia, nel turismo e nel lavoro domestico, dando risposte concrete alle tante lotte che si sono susseguite negli ultimi anni, a partire da quelle in seguito alle sanatorie, che hanno generato solo truffe, ingiustizie e soprusi.

Asilo
Serve una legge che garantisca un vero sistema di accoglienza con strutture, risorse e strumenti adeguati e che rimuova gli ostacoli e i limiti nella procedura per l’ottenimento dell’asilo attraverso l’introduzione di una legge che prenda spunto dalla legislazione avanzata esistente in altri paesi europei in materia di protezione internazionale. Per il superamento dei vincoli imposti dalla Convenzione di Dublino e per l’introduzione dell’asilo europeo.

Libertà di circolazione e Politica di ingresso
Chiediamo l’abrogazione della legge Bossi-Fini, del cosiddetto “pacchetto sicurezza” e di tutte le norme punitive dei e delle migranti contenute in quel decreto e l’introduzione di norme che consentano l’ingresso legale in questo paese, superando la logica dei flussi, nella quale si stanno invece introducendo ulteriori restrizioni. Contro la politica dei respingimenti e gli accordi bilaterali in materia.

Luoghi di reclusione
I CIE, nei quali le condizioni di detenzione sono ulteriormente peggiorate, vanno chiusi. Denunciamo anche la situazione nei tanti altri luoghi in cui i e le migranti vengono reclusi. Pensiamo ad esempio agli aeroporti, ai posti di frontiera, ecc.

Memoria e identità
Affinché le identità non si cristallizzino in forme escludenti ma si arricchiscano delle identità plurali, multiformi e meticce che oggi popolano l'Italia. Affinché la memoria delle ingiustizie originate dal razzismo, da politiche discriminatorie e dalla negazione dell’identità di interi popoli non venga cancellata, ma sia la base per uno sguardo non indulgente sul passato e per la costruzione di un futuro basato sul rispetto reciproco, la parità di diritti e la giustizia sociale.
Proponiamo di avviare da subito una discussione che consenta di organizzare delle assemblee o iniziative a livello cittadino nella seconda settimana di settembre. In queste sedi locali si potranno sviluppare ed articolare meglio i temi proposti in vista di un nuovo appuntamento nazionale per sabato 21 settembre a Firenze, con l’obiettivo di convocare una manifestazione nazionale entrò la prima quindicina di novembre.
Dalla discussione è emerso che le importanti iniziative già convocate, come la manifestazione del 28 settembre a Brescia e la manifestazione nazionale per il diritto all’abitare del 19 ottobre, vanno valorizzate come appuntamenti importanti su cui convergere nell’ambito di un percorso complessivo di mobilitazione e di lotta da costruire insieme.




sabato 9 febbraio 2013

Re della terra selvaggia: un film sull'esclusione e sull'identità


 Louisiana del Sud, ma potremmo anche essere in Brasile, a New Orleans, ad Haiti...Hushpuppy ha sei anni, la mamma se n'è andata e lei vive, con suo padre, Wink, e gli altri membri della comunità “bathoub” nella Grande Vasca, il delta di un lungo fiume. Qui le baracche sono fatiscenti, mancano quei servizi che rendono la vita facile, ci si ciba di ciò che viene offerto dalla natura. Ma c'è tanta solidarietà fra le persone e ci sono determinazione e coraggio per continuare a vivere in un'area del mondo sempre a rischio di calamità, una zona povera e tenuta separata dalle grandi città, protette da infrastrutture e tecnologie efficienti, quelle città considerate “civilizzate”.
Sulla piccola Huspuppy incombe la paura della fine perchè la sua maestra parla in continuazione del riscaldamento globale, dello scioglimento dei ghiacciai e dell'arrivo dei terribili Aurochs, quelle bestie giganti e terribili che porteranno a termine l'Apocalisse. Ma un'altra fine, più vicina e certa, colpirà la bambina, quella del padre, ammalato di cuore.
Wink, per questo, educa la figlia a non mollare mai, a non piangere e a non temere niente e nessuno perchè lei, un giorno, dovrà diventare il “re della terra selvaggia”, ma Hushpuppy coltiva, dentro di sé, il sogno di ricongiungersi a quella madre talmente bella e dolce che, quando camminava, sapeva accendere il fuoco con il suo corpo.
Dopo la terribile alluvione e all'esplosione della grande diga per svuotare il villaggio da tutta l'acqua accumulatasi, la bimba fugge , con altre coetanee, su una nave mercantile verso un locale in cui vengono accolte da un gruppo di ragazze alla deriva: qui lavora anche una giovane donna, proprio bella e dolce come sua mamma...uno sguardo, un lungo e forte abbraccio ridanno alla piccola la sensazione di sicurezza e di pace. Ma lei sa di non poter abbandonare il padre in punto di morte. Ritorna alla Grande Vasca e, al capezzale del genitore, finalmente , i due piangono insieme.
Re della terra selvaggia , in questo periodo nelle sale italiane, è il primo film di Benh Zeitlin, di produzione indipendente, vincitore di numerosi premi e tratto dalla pièce intitolata “Juicy and the delicoius” di Lucy Alibar. In entrambi i testi si affronta il tema della dicotomia tra Natura e Cultura, ma il film mette in evidenza anche il percorso di formazione di una bambina che diventa adulta in condizioni di difficoltà pratiche e psicologiche, ma che recupera gli affetti, anche grazie alla figura paterna, dura e severa sì, ma allo stesso tempo profondamente umana.
Con un uso sapiente del mezzo cinematografico, il regista – grazie a una sceneggiatura che spazia dall'epica alla poesia – restituisce agli spettatori un'opera di grande respiro, un'atmosfera magica (sottolineata anche dalla colonna sonora ) che parla di fierezza e dignità, della difesa di una propria identità culturale e del rispetto per sé e per quelli considerati “Altri”. Senza dubbi e senza rassegnazione.