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mercoledì 26 novembre 2014

La campagna per il diritto all'identità





30.000 persone scomparse tra il 1976 – 1983 e tra questi anche tanti bambini. Stiamo parlando della dittuatura argentina, di quei troppi desaparecidos e di quei loro figli presi, rubati come se non bastasse la violenza già subìta e la perdita della vita.

Da allora, le madri, le mogli, le sopravvissute - soprattutto le abuelas de Palza de Mayo - lottano e continuano a cercare i loro nipoti perchè questi sono ancora vivi e potrebbero risiedere anche in Italia.

Proprio in occasione della democrazia nel Paese sudamericano a distanza di trent'anni, l'Ambasciata italiana, nel 2013, ha lanciato una campagna per il diritto all'identità: su circa 500 bambini, nati da donne sequestrate e uccise dai militari e dati illegalmente in adozione, ne sono stati rintracciati 109, ma bisogna fare di più: “ La macro-tragedia della ditttaura argentina è fatta di tante micro-tragedie familiari” ha sostenuto Carlos Cherniak, capo dell'ufficio politico e diritti umani dell'Ambasciata argentina durante un incontro che si è svolto presso l'Università di Pisa; “Se l'Argentina è riuscita a uscire dagli anni bui del terrore ed entrare in un processo democratico che oggi compie 30 anni, è anche grazie alla capacità delle singole persone che hanno saputo trasformare la loro sofferenza in impegno concreto per la riaffermazione dei diritti civili. Le nonne di Plaza de Mayo ne sono un esempio concreto: da 26 anni si battono per ritrovare i loro 'nietos', portando in giro una causa che oggi ha acquistato una dimensione internazionale”, ha continuato Cherniak.

All'incontro era presente anche Estela Carlotto che ha ricordato la sua storia: “ Nel 1977 mia figlia Laura è stata sequestrata mentre era incinta di tre mesi ed è stata assassinata dai militari argentini dopo aver partorito. Come succedeva in questi casi, il bambino è stato immediatamente consegnato a una famiglia considerata 'affidabile', in grado di crescerlo secondo i 'principi' della dittatura, gli stessi per cui i genitori naturali venivano assassinati” e ha continuato dicendo: “Visti i legami tra l'Italia e l'Argentina, dove metà dei cognomi è di origine italiana, pensiamo che sia possibile che qualche 'nieto' sia arrivato e rimasto qui da voi, forse nelle stesse università in cui erano venuti a studiare. Preghiamo chiunque abbia dubbi sulla propria identità di farsi avanti”. L'accertamento dell'identità viene fatto attraverso l'analisi del DNA.

La campagna, quindi, è ancora in corso.



Per rispondere alla campagna, il riferimento è l'ambito diplomatico argentino, consolati e ambasciata. Si può scrivere alle mail: dirittiumani@ambasciatargentina.it oppure dubbio@retexi.it, entrambi protetti dallo spam bot.

Si possono anche chiamare i seguenti numeri: 335-5866777 oppure 06-48073300, i funzionari garantiscono assoluta discrezionalità.


mercoledì 15 maggio 2013

The CUT – Lo strappo: contro le mutilazioni femminili




12 maggio a Genova, 22 maggio a Senigallia, 23 maggio ad Ancona: questi sono alcuni degli appuntamenti in cui si può assistere all'incontro-performance contro le mutilazioni femminili dal titolo The cut – Lo strappo.
Il progetto nasce come spettacolo tra teatro e poesia nell'ambito del Gugu Women Lab, un collettivo nato a Cape Town con l'intento di coinvolgere donne di culture ed esperienze diverse in un percorso di scrittura creativa e interculturale, sul ruolo dell'Arte e della letteratura nella promozione dei diritti umani e civili di ciascuno e in ogni parte del mondo.
Il collettivo ha lavorato per quasi un anno, confrontandosi sulle responsabilità civiche dell'individuo in funzione di una società capace di includere tutti, indiepndentemente dalle frizioni che possono svilupparsi dalla convivenza di persone di diversa provenienza. Durante il laboratorio sono stati realizzati schizzi letterari, poesie e due testi teatrali. Uno di questi ha come tema centrale le mutilazioni genitali femminili, una pratica ancora molto utilizzata in diversi Paesi del mondo e che, ogni anno, viene inferta sul corpo di circa 135 milioni di donne; questo tema ha prevalso su altri perchè alcune donne del collettivo avevano subito mutilazioni, donne provenienti dall'Etiopia, dalla Somalia, dal Senegal, dal Mali, dal Kenya e dall'Egitto.
Durante l'incontro l'autrice, Valentina Acava Mmaka, parlerà delle complesse dinamiche della migrazione, mentre il monologo nasce dall' esperienza di alcune donne, vittime di mutilazione genitale. Il testo propone un linguaggio poetico capace di trasmettere la sofferenza, ma al tempo stesso, di tradurre la privazione in un percorso formativo di consapevolezza: la donna mutilata/violata incontra la scrittura e riconosce alla parola un potere salvifico perchè, tessendo un racconto, ricuce lo strappo e recupera la propria identità femminile.

martedì 16 aprile 2013

I disorientati: l'ultimo romanzo di Amin Maalouf




Autobiografia e finzione; Passato e Presente; Oriente e Occidente; vita e morte; storia individuale e riflessione universale: tutto questo ne I disorientati, l'ultimo lavoro editoriale di Amin Maalouf, pubblicato da Bompiani.
Il Libano non viene mai chiamato così, ma si parla, nel testo, di “Levante”, e dal Levante prende l'avvio la storia di Adam, fuggito dalla guerra e ora insegnante di Storia a Parigi. All'annuncio della morte dell'ex amico Mourad, Adam è costretto a ritornare nel proprio Paese d'origine dove tutto è rimasto uguale e dove il tempo sembra essersi fermato. Sembra: è rimasto, forse, il Circolo dei Bizantini, quel gruppo di ragazzi che voleva cambiare il mondo, ma a cambiare sono stati proprio loro. Il conflitto li ha separati e spinti verso strade diverse; c'è chi è andato all'estero, chi è rimasto in patria, imbrigliato nelle maglie corrotte della politica e chi ha deciso di partecipare alla guerra civile. Adam cerca di radunare i sopravvissuti: emergono, così, i rancori sopiti e le verità non dette, ma il confronto, sincero anche se difficile, cambierà il presente del protagonista.
Amin Maalouf è uno scrittore libanese, illuminista arabo che, nel 2011, ha ricevuto la spada di Accademico sulla cui lama ha fatto incidere i simboli della sua doppia identità: la Marianna della Rèpublique e il cedro del Libano. Quel riconoscimento è stato, per lo scrittore, importantissimo perchè ha sancito il suo ingresso nell'istituzione fondata dal cardinal Richelieu per codificare e salvaguardare la lingua francese. Libanese e francese, mediorientale ed europeo: Adam è l'alter ego di Maalouf che, narrando la propria vicenda in prima persona, riporta il clima intellettuale della giovinezza dell'autore, le sue aspirazioni e le speranze dei suoi coetanei in un momento di grande fervento storico e politico. Ma la guerra, durata dal 1975 al 1990, ha distrutto ogni possibilità di cambiamento. In un'intervista a Famiglia Cristiana, Maalouf racconta: “ La guerra è iniziata il 13 aprile del 1975, di domenica, con due massacri. Uno, la sparatoria contro l'autobus dei militari palestinesi in un quartiere di Beirut, è avvenuto sotto la finestra di casa mia, a trenta metri. Ero un giornalista appena tornato dal Vietnam, ma ricordo con terrore quella decina di secondi, appoggiato al muro per proteggermi, che causarono oltre venti morti. Non volevo far crescere i miei figli in un posto dove, a 14 anni, si può prendere il fucile per ammazzare una persona”. Infatti, lo scrittore, allo scoppio della guerra, scappa dal Libano e ora vive a Parigi. Ma per circa una trentina d'anni non ha voluto parlare o scrivere della propria esperienza e fare i conti con la Memoria individuale. Lo fa ora, con questo romanzo. Perchè adesso è in grado di affrontare il senso di colpa causato dal fatto di essere andato via, di aver scelto la strada più facile. Ritornano, nel libro, i temi a lui più cari: l'esilio, appunto, l'incontro tra due culture differenti, il confronto religioso, la ricerca della propria identità. Ma, in questo suo ultimo lavoro, lo scrittore aggiunge un argomento importante: dalla cultura greca classica, dall'Occidente, riprende la riflessione sul “nostos”, sul ritorno. Il ritorno alle proprie radici, alla propria Terra, per guardarsi in faccia e ammettere che, forse, anche lui stesso è un dis-orientato.
Amin Maalouf



venerdì 22 marzo 2013

Obama e Miss Israele: non è un gossip (e la recensione del film: Il figlio dell'altra)


Mercoledì scorso il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si è recato in Israele per un vertice diplomatico con i capi di Stato di quell'area del mondo - il premier israeliano Netanyahu e il Presidente Peres, il Presidente palestinese Abbas, il premier Fayyad e il re di Giordania - e si è rivolto, in particolare, agli studenti delle università perchè il suo messaggio anche per i giovani. E una ragazza di 21 anni è stata ospite proprio alla cena di gala organizzata da Shimon Peres per l'occasione. Chi è questa ragazza?
Si chiama Yityish Aynaw: Yityish ha lasciato l'Etiopia e, con il fratello, ha raggiunto la nonna in Israele, sulla costa nord di Tel Aviv. Orfana di padre e di madre - il primo è deceduto quando lei aveva due anni, la seconda quando ne aveva dieci - cita come suoi punti di riferimento Martin Luther King e Golda Meier, dicendo di quest'ultima: “La ammiro perchè è stata capace di ammettere gli errori commessi durante la guerra del 1973 e di dimettersi. Da allora le israeliane hanno conquistato sempre di più la parità”.
La Aynaw ha prestato servizio militare come sergente dell'esercito e ora è diventata Miss Israele, al concorso di bellezza nato due anni dopo lo Stato ebraico.
...Spero che le storie come la mia aiutino ad integrarci senza dimenticare chi siamo e da dove veniamo”: anche per queste sue parole proprio Barack Obama l'ha voluta come ospite alla cena ufficiale. Parole che parlano di radici e di identità: oltretutto, in aramaico, il nome Yitysh vuol dire “guardare al futuro”.


Joseph Silberg è un ragazzo israeliano, figlio di un ufficiale e di una dottoressa che gli garantiscono amore e sicurezze; Yacine Al Bezaaz è un palestinese dei territori occupati della Cisgiordania, costretto a diventare uomo troppo in fretta. Il primo è un musicista che vorrebbe entrare nell'esercito e l'altro è uno studente che vive a Parigi e vorrebbe aprire un ospedale.
Nel 1991 - anno della loro nascita, durante la Guerra del Golfo - l'ospedale di Haifa viene evacuato per motivi di sicurezza e, in quell'occasione, i neonati vengono scambiati. La verità sull'errore dell'infermiera emerge durante la visita medica di Joseph per il servizio di leva nell' Areonautica Militare israeliana: risulterà essere figlio biologico di Orith e Alon, i coniugi benestanti che vivono a Tel Aviv; mentre Yacine è figlio dei più poveri Said e Leila Al Bezaaz. La rivelazione crea panico e scompiglio; le due famiglie tentano di accorciare le distanze culturali, politiche e psicologiche. Ma, mentre i padri si rovesciano reciprocamente addosso la rabbia e il dolore dei loro popoli, i due ragazzi si interrogano sulla propria identità e fanno tesoro di questo “scherzo del destino”.
Decidono, infatti, di continuare a frequentarsi, fino a quando non decideranno addirittura di entrare uno nel nucleo familiare dell'altro: nella vita, nelle abitudini, nella mentalità per poi fare ritorno in quella vita che, per caso, è stata assegnata loro.
La regista francese di origini ebraiche, Lorain Lévi con Il figlio dell'altra parte da una situazione privata e dalla quotidianità per affrontare il tema dell'eterno conflitto che affligge l'area mediorientale: se i due popoli - quello israeliano e quello palestinese - nella realtà sono separati da un muro, nella finzione cinematografica possono varcare quell'odiosa linea di confine per mettersi nei panni del “diverso”, per superare pregiudizi e contraddizioni. I due protagonisti, infatti, trovano il coraggio di aprirsi all'Altro da sé, staccandosi dalla propria cultura di appartenenza, per poi ritornarvi con maggiore consapevolezza e onestà intellettuale.
I padri rappresentano un Passato di guerra e di rancore; le madri, invece, l'amore per la vita e per l'umanità tutta,senza distinzioni; i figli sono quelle nuove generazioni che nutrono la speranza del cambiamento. Il finale del film è volutamente aperto perchè il percorso per un futuro di condivisione è ancora in atto.




 

sabato 9 febbraio 2013

Re della terra selvaggia: un film sull'esclusione e sull'identità


 Louisiana del Sud, ma potremmo anche essere in Brasile, a New Orleans, ad Haiti...Hushpuppy ha sei anni, la mamma se n'è andata e lei vive, con suo padre, Wink, e gli altri membri della comunità “bathoub” nella Grande Vasca, il delta di un lungo fiume. Qui le baracche sono fatiscenti, mancano quei servizi che rendono la vita facile, ci si ciba di ciò che viene offerto dalla natura. Ma c'è tanta solidarietà fra le persone e ci sono determinazione e coraggio per continuare a vivere in un'area del mondo sempre a rischio di calamità, una zona povera e tenuta separata dalle grandi città, protette da infrastrutture e tecnologie efficienti, quelle città considerate “civilizzate”.
Sulla piccola Huspuppy incombe la paura della fine perchè la sua maestra parla in continuazione del riscaldamento globale, dello scioglimento dei ghiacciai e dell'arrivo dei terribili Aurochs, quelle bestie giganti e terribili che porteranno a termine l'Apocalisse. Ma un'altra fine, più vicina e certa, colpirà la bambina, quella del padre, ammalato di cuore.
Wink, per questo, educa la figlia a non mollare mai, a non piangere e a non temere niente e nessuno perchè lei, un giorno, dovrà diventare il “re della terra selvaggia”, ma Hushpuppy coltiva, dentro di sé, il sogno di ricongiungersi a quella madre talmente bella e dolce che, quando camminava, sapeva accendere il fuoco con il suo corpo.
Dopo la terribile alluvione e all'esplosione della grande diga per svuotare il villaggio da tutta l'acqua accumulatasi, la bimba fugge , con altre coetanee, su una nave mercantile verso un locale in cui vengono accolte da un gruppo di ragazze alla deriva: qui lavora anche una giovane donna, proprio bella e dolce come sua mamma...uno sguardo, un lungo e forte abbraccio ridanno alla piccola la sensazione di sicurezza e di pace. Ma lei sa di non poter abbandonare il padre in punto di morte. Ritorna alla Grande Vasca e, al capezzale del genitore, finalmente , i due piangono insieme.
Re della terra selvaggia , in questo periodo nelle sale italiane, è il primo film di Benh Zeitlin, di produzione indipendente, vincitore di numerosi premi e tratto dalla pièce intitolata “Juicy and the delicoius” di Lucy Alibar. In entrambi i testi si affronta il tema della dicotomia tra Natura e Cultura, ma il film mette in evidenza anche il percorso di formazione di una bambina che diventa adulta in condizioni di difficoltà pratiche e psicologiche, ma che recupera gli affetti, anche grazie alla figura paterna, dura e severa sì, ma allo stesso tempo profondamente umana.
Con un uso sapiente del mezzo cinematografico, il regista – grazie a una sceneggiatura che spazia dall'epica alla poesia – restituisce agli spettatori un'opera di grande respiro, un'atmosfera magica (sottolineata anche dalla colonna sonora ) che parla di fierezza e dignità, della difesa di una propria identità culturale e del rispetto per sé e per quelli considerati “Altri”. Senza dubbi e senza rassegnazione. 


domenica 20 gennaio 2013

Secondo forum delle Politiche Sociali: idee, proposte e approfondimenti

Si è concluso ieri, sabato 19 gennaio 2013, a Milano il Secondo Forum per le Politiche Sociali durante il quale sono stati presi in considerazioni vari temi e sono state proposte molte idee per offrire ai cittadini servizi utili e necessari per migliorare la qualità della loro vita.

E' stata inaugurata, ad esempio, la Residenza Sociale Anziani del Pio Albergo Trivulzio (in Viale Bezzi, 10); è stato organizzato un approfondimento , intitolato “La città incontra i detenuti delle carceri di San Vittore, Opera, Bollate” per un confronto costruttivo; si è discusso dell'esperienza del registro delle coppie di fatto che il Comune ha deliberato lo scorso luglio e che sarà effettivo dal prossimo mese di settembre; ed è stata organizzata una tavola rotonda, dal titolo “Contro la violenza di genere”, con rappresentanti delle associazioni della Rete Antiviolenza.



Una delle iniziative più importanti presentata nell'ambito del forum riguarda uno

SPORTELLO PER LE SECONDE GENERAZIONI.

Sarà attivo da marzo, presso l' Informagiovani in Via Dogana, 2, Milano

Allo sportello, realizzato in collaborazione con la ReteG2-Seconde generazioni, ci saranno quattro giovani di origine marocchina, pachistana, italo-palestinese ed eritrea.

Gli operatori daranno informazioni su come ottenere la cittadinanza una volta compiuti i 18 anni di età. E ci si potrà rivolgere anche per affrontare il percorso di formazione di un'identità condivisa con il Paese di origine dei genitori e della famiglia.



mercoledì 16 gennaio 2013

Roma: due mostre per approfondire il Passato e il Presente

Dal 12 al 19 gennaio è in corso, a Roma, una mostra itinerante (che, quindi, si potrà visitare anche in altre località) dal titolo "Regine ed eroine d'Africa". L'originalità dell'esposizione consiste nel fatto che viene proposta la Storia del continente africano attraverso le vicende delle sue figure femminili: dall'antico culto della Dea Madre alle combattenti contro la schiavitù fino alle protagoniste dell'attualità.
Venticinque pannelli - di illustrazioni e parole - accompagnano lo spettatore in un viaggio affascinante che non è solo un percorso storico-geografico, ma diventa anche un approfondimento sociologico e culturale.
Proposta dall'associazione " Solidarité Nord-Sud" Onlus, la mostra vuole ribaltare gli stereotipi (e i pregiudizi) che ancora, in Occidente soprattutto, vedono l'Africa e gli africani come soggetti deboli.
Sempre nella capitale, inoltre, è possibile visitare, fino al 2 aprile, un'altra proposta dal titolo "(S)oggetti migranti: dietro le cose le persone". L'iniziativa - che si tiene presso il museo "Luigi Pigorini" - è arricchita da una sezione speciale, "Idee migranti", che propone tre installazioni di artisti italiani e stranieri. 

OUEDDNA FINN (Dove sono i ostri figli?)...WAITING NEWS di Marzia Coronati, Giulia Fiocca, Elise Melot, Cristina Panicali, Lorenzo Romito = Durante la primavera araba tunisina, tra marzo e aprile 2011, più di 20.000 persone hanno lasciato il Paese a bordo di piccole barche di legno, dirette verso l'Europa; molte di loro sono andate disperse. A un anno di distanza, i parenti cercano i propri cari.

VOLARE PER SOPRAVVIVERE di Sofia Sebastianelli, Hamed Khawari, Paola Equizi, Viviana Petrucci, Federica Kent Fazi, Francesca Pacini = Sette aquiloni si librano a metà altezza, ancorati alle pareti e rinviano a luoghi diversi. La rappresentazione del viaggio di persone che lasciano il proprio Paese portando con sè solo i ricordi e le parole.

OSCILLAZIONI DI IDENTITA' di Milena Barberis e Kikoko = Un'immersione in un flusso di volti, in centinaia di "tessere" frammentate da interventi pittorici di libri, scritte e altri elementi: per una riflessione sul tema dell'"identità".