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giovedì 21 agosto 2014

Il caso della donna siriana e i respingimenti



Lei, Suha Al Hussein, 22 anni. Lui, Omar Jneid, 33 anni. Tre figli e uno in arrivo. Scappano, insieme al padre anziano di Omar, dalla Siria, dall'inferno. Su un barcone arrivano in Italia, a Perugia, ma non fanno richiesta di asilo perchè vorrebbero raggiungere altri parenti in Germania. Ma il loro sogno si infrange in Svizzera quando alcuni poliziotti fermano 36 profughi e li riaccompagnano forzatamente alla frontiera di Vallorbe.

Qui inizia il calvario della giovane donna: si sente male, ma viene portata, come gli altri, in un centro di identificazione e chiusa in una cella per quattro ore. Le si rompono le acque. Il marito chiede aiuto o l'intervento di un medico, ma il viaggio ricomincia. I profughi, compresa Suha, vengono caricati su un treno e rispediti in Italia. Tutto questo è accaduto lo scorso 4 luglio.

All'arrivo a Domodossola, gli agenti prestano i primi soccorsi, poi la donna viene trasferita in ospedale, ma ormai la bambina che portava in grembo è morta.

La famiglia Hussein è intenzionata a chiedere giustizia: vuole denunciare la Polizia elvetica, quella francese e si rivolgerà anche alle Nazioni Unite. Il Parlamento italiano ha avviato un'interrogazione ed è stata aperta un'inchiesta.

Il medico italiano che ha preso in cura la donna ha affermato: “ Se la donna fosse stata aiutata in Svizzera, si sarebbe potuto evitare la disgrazia”.


Il caso di Suha e del marito Omar ha riacceso i riflettori sulle pratiche dei respingimenti e noi vi vogliamo riportare la storia di una manifestazione.

#NoBordersTrain - La cronaca della giornata dai confini dell’Europa


Conquistato, violando in maniera collettiva la frontiera, il diritto a chiedere asilo senza essere respinti dalla Svizzera (già su www.meltingpot.it)


Il giorno seguente alla celebrazione della giornata mondiale del rifugiato, attivisti e migranti hanno raggiunto la stazione di Milano partendo in carovana da diverse parti d’Italia, per raggiungere con il No Borders Train il confine svizzero ed iniziare a dare concretezza a quell’asilo europeo invocato da molti ma ancora ostaggio degli egoismi nazionali degli stati, conquistando con la mobilitazione di poter presentare la domanda d’asilo senza essere respinti.
Una vittoria importante considerate le
prassi arroganti con cui le autorità svizzere respingono i richiedenti verso l’Italia.
Una conquista materiale che assume un grande nella battaglia dello spirito della Carta di Lampedusa.
Dopo essersi concentrati all’esterno della Stazione di Milano nel primo pomeriggio gli attivisti e i rifugiati sono entrati ed hanno dato vita ad una conferenza stampa per spiegare, attraverso molti interventi, le ragioni dell’iniziativa.
Si sono poi recati ai binari, presidiati dalla polizia, per prendere il treno, denunciando la militarizzazione costante che accompagna il muoversi dei migranti e dei rifugiati.
Ai binari la polizia e la Digos hanno cercato di impedire l’accesso alle carrozze ma la determinazione dei manifestanti è stata più forte dei cordoni delle "forze dell’ordine" e tutti insieme sono saliti sul #noborderstrain" che è partito verso Chiasso.
All’arrivo del #noborderstrain in territorio elvetico la polizia di frontiera avrebbe voluto dividere gli italiani dai rifugiati che secondo le autorità dovrebbero essere rinchiusi in strutture ad hoc ma i manifestanti compatti hanno continuato a restare tutti insieme ed imporre che la domanda d’asilo fosse accettata senza restrizioni della libertà.
Dopo ore di protesta, occupato con interventi e slogans la stazione elvetica il #noborderstrain ha raggiunto una grande conquista: si è ottenuto di poter presentare la domanda d’asilo senza essere respinti.
I manifestanti hanno lasciato la stazione in corteo per andare ad accompagnare i richiedenti asilo e raggiungere una festa etica in cui sono stati salutati da slogans e applausi e poi il #noborderstrain è ripartito verso Milano.
In serata intanto ad
Ancona gli attivisti delle Ambasciate dei diritti hanno riaperto le reti del Porto dando vita ad iniziative proprio in una zona, oggi sottratta ai cittadini anconetani per nascondere gli altri respingimenti, quelli che l’Italia continuamente pratica nei confronti di chi fugge dalla Grecia.
Una giornata di lotta, nello spirito della Carta di Lampedusa , che dopo l’occupazione dei consolati, continua un percorso di lotta europea verso il
26 e 27 giugno quando mentre il Consiglio europeo si riunirà a Bruxelless per discutere di frontiere, pattugliamenti e nuove regole operative, arriverà nella capitale belga la “Marcia dei rifugiati” .
Un commento con Nicola Grigion alla conclusione dell’importante giornata di mobilitazione che si inserisce nelle mobilitazioni europee.


mercoledì 12 febbraio 2014

Brutto segnale dalla Svizzera




Già da qualche anno, nelle vie e nelle piazze delle città svizzere, campeggiano manifesti “anti-immigrazione”: alcuni mostrano un enorme albero che si schianta sulla mappa della Svizzera, altri una donna velata con la scritta “Un milione di musulmani presto?”; nel 2009 gli elettori approvarono la proposta di vietare la costruzione di nuovi minareti.

Ma gli immigrati che fanno paura non sono solo arabi o musulmani.

Domenica 9 febbraio è passato un referendum dal titolo “Contro l'immigrazione di massa”, fortemente voluto dal partito di destra dell'Unione democratica di centro (Udc/Svp) che ha proposto l'iniziativa, accompagnandola con una serie di slogan che, purtroppo, sentiamo ripetere anche in Italia: l'immigrazione fuori controllo porterebbe all'aumento della disoccupazione per gli “autoctoni”, problemi di sicurezza, aumento degli affitti, treni sovraffollati, etc.

L'iniziativa è stata approvata dal 50,3% dei votanti ed è stata accolta, in particolare, nei cantoni di lingua italiana, tedesca e nelle zone rurali: nel 2011 la Svizzera aveva introdotto delle quote per gli immigrati provenienti da otto Paesi dell'Europa centrale e orientale, ma da oggi le quote si estenderanno anche ai migranti provenienti dall'area occidentale. Il piano, quindi, vede coinvolti cittadini di tutta Europa, frontalieri e richiedenti asilo.

L'esito del referendum che comporta un cambiamento nelle politiche migratorie: viene, infatti, introdotto un nuovo articolo nella Costituzione secondo il quale vengono limitati i permessi di dimora per gli stranieri, attraverso tetti massimi e contingenti annuali, definibili in funzione degli interessi generali dell'economia svizzera. Inoltre, in caso di assunzione di nuovi lavoratori, le imprese devono dare la preferenza agli svizzeri.

Bruxelles ha espresso “rammarico” e un portavoce dell'Ue ha dichiarato: “Esamineremo le implicazioni di questa iniziativa sui rapporti complessivi fra Ue e Svizzera”, anche perchè la Svizzera non è membro dell'Unione, ma ha firmato molti accordi di cooperazione bilaterale con Bruxelles, tra cui quello che garantisce ai cittadini europei di vivere e lavorare in Svizzera e ai cittadini svizzeri di fare lo stesso in Europa. Si attendono, quindi, nuovi negoziati e nuove disposizioni riguardanti l'Accordo sulla libera circolazione delle persone in vigore con l'Ue dal 2002.