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mercoledì 14 ottobre 2015

La Carta di Bolzano per il diritto di asilo



di Luigi Manconi   (da Il Manifesto)



All’alba del 3 otto­bre del 2013 nau­fra­gava, al largo di Lam­pe­dusa, un pesche­rec­cio pro­ve­niente dal porto libico di Misu­rata. Le vit­time accer­tate — ma chissà quanti i dispersi — furono 366: prin­ci­pal­mente uomini di nazio­na­lità eri­trea.
L’ennesima tra­ge­dia del Medi­ter­ra­neo in cui a per­dere la vita, ancora una volta erano per­sone in fuga da situa­zioni atro­ce­mente invi­vi­bili e inten­zio­nate a chie­dere pro­te­zione in Europa.


Dai primi anni ’90 si cal­co­lano oltre ven­ti­mila morti in quel tratto di mare, quasi tre­mila solo negli ultimi nove mesi.
Chi rie­sce a soprav­vi­vere approda in Ita­lia, con­si­de­rata nella mag­gior parte dei casi una terra di tran­sito: attra­ver­sata da migranti che, in genere, vogliono rag­giun­gere il nord Europa per­ché lì pos­sono ritro­vare parenti e amici; per­ché lì hanno mag­giori pos­si­bi­lità di intra­pren­dere un per­corso di studi e di tro­vare lavoro; e,infine, per­ché lì rice­vono fin da subito un’accoglienza che con­si­de­rano migliore e più effi­cace di quella dispo­ni­bile in altri paesi dell’Unione.
Uno dei pas­saggi cri­tici di que­sta lunga tra­ver­sata è Bol­zano, o più pre­ci­sa­mente la sua stazione.
Qui avviene il cam­bio del treno per rag­giun­gere e ten­tare di oltre­pas­sare il con­fine con l’Austria. È un punto di tran­sito molto impor­tante e supe­rarlo può essere un’impresa dav­vero ardua.
Negli ultimi anni, infatti, ai pro­fu­ghi è stato impe­dito di par­tire dal ter­ri­to­rio ita­liano in quanto sprov­vi­sti del rego­lare titolo di sog­giorno e di viag­gio. E, tut­ta­via, nono­stante le dif­fi­coltà, nel 2015 sono pas­sate per la sta­zione di Bol­zano 21.000 per­sone, in media cento al giorno, pro­ve­nienti dai luo­ghi dello sbarco e par­tite dalle coste del nord Africa.
Ma non è que­sta l’unica rotta. Tran­si­tano da Bol­zano e dal Bren­nero anche migranti che arri­vano via terra dalla Tur­chia e dall’Ungheria. Ecco per­ché quest’anno la Com­mis­sione per la tutela dei diritti umani del Senato ha deciso di ricor­dare le vit­time del 3 otto­bre pro­prio in quella città, con un’iniziativa che si terrà nelle offi­cine FS dal titolo «Bol­zano fron­tiera d’Europa». Non si tratta di un sem­plice evento com­me­mo­ra­tivo poi­ché sarà anche l’occasione per pre­sen­tare la Carta di Bol­zano: ovvero un docu­mento in cui si afferma il diritto ina­lie­na­bile alla libera cir­co­la­zione degli esseri umani.
Nel testo sono for­mu­late pro­po­ste con­crete riguar­danti la rea­liz­za­zione di un sistema di asilo euro­peo e di un piano di rein­se­dia­mento con numeri supe­riori rispetto a quelli, pres­so­ché irri­sori, pre­vi­sti dall’agenda dell’Unione. Ma, soprat­tutto, con una filo­so­fia dell’asilo e dell’accoglienza com­ple­ta­mente diversa.
Si pro­pone, inol­tre, un piano di ammis­sione uma­ni­ta­ria per evi­tare altri nau­fragi, anti­ci­pando e avvi­ci­nando il momento della richie­sta di pro­te­zione inter­na­zio­nale nei paesi di tran­sito dei pro­fu­ghi. E ancora: una nuova poli­tica di ingresso rego­lare in Europa, attual­mente tutt’altro che garantito.
Oggi, gli ingressi rego­lari si rive­lano total­mente ina­de­guati rispetto agli impe­ra­tivi della demo­gra­fia e dell’economia e alle richie­ste del mer­cato del lavoro, oltre che alle ine­lu­di­bili esi­genze di una emer­genza uma­ni­ta­ria desti­nata a ripro­dursi nel tempo. Infine, viene posto all’ordine del giorno il supe­ra­mento dell’attuale Rego­la­mento di Dublino.
Sono tutte pro­po­ste rea­liz­za­bili sin da ora, a comin­ciare dai tra­sfe­ri­menti verso altri paesi euro­pei, diversi da quello di ingresso, dove poter rea­liz­zare il pro­getto di vita desi­de­rato, qua­lora vi fos­sero moti­va­zioni fami­liari o umanitarie.
A soste­gno di que­sta ini­zia­tiva a Bol­zano inter­ver­ranno i rap­pre­sen­tanti delle isti­tu­zioni e dell’ asso­cia­zio­ni­smo, dalla por­ta­voce dell’Unhcr, Car­lotta Sami, al sot­to­se­gre­ta­rio per gli Affari Esteri, San­dro Gozi, fino agli espo­nenti di Volon­ta­rius e di Bina­rio 1. E ascol­te­remo i suoni e le voci di Paolo Fresu e Moni Ova­dia, del coro di Arda­dioungo e di Paolo Rossi, di Mau­ri­zio Mag­giani e dei Tetes de Bois. Il pro­blema vero, ora, è quello di farsi sen­tire da un’Europa che — oltre a rive­larsi troppo spesso afa­sica — appare dram­ma­ti­ca­mente sorda.


sabato 7 febbraio 2015

Permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo – La circolare (da stranieriinitalia.it)




Esonerato dal contributo per il "permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo" chi ha lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria. Rimborso a chi ha già pagato. La circolare



Arriva una buona notizia per i cittadini stranieri fuggiti dai loro Paesi ai quali è stato riconosciuto l'asilo politico o la protezione sussidiaria in Italia.

Quelli che dopo cinque anni di residenza regolare in Italia chiedono il
permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo (la cosiddetta carta di soggiorno) non sono infatti tenuti a effettuare un versamento di 200 euro. Lo ha chiarito il ministero dell'Economia, rispondendo a un quesito posto dalla direzione centrale dell'immigrazione del ministero dell'Interno.

“Nello specifico – spiega
una circolare diffusa il 27 gennaio dal Viminale – è stato chiarito che quel contributo non è dovuto nei casi di istanza di permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo richiesto dai titolari di protezione internazionale (asilo e protezione sussidiaria) atteso che gli stessi sono già in possesso di un permesso di soggiorno esente da tale obbligo”. Gli uffici immigrazione delle Questure che esaminano le domande non dovranno quindi più accertare il versamento.

L'esonero ha anche effetto retroattivo. “Gli stranieri titolari di protezione internazionale che hanno già provveduto al versamento del predetto contributo – si legge ancora nella circolare – hanno
diritto a chiedere il rimborso delle somme non dovute”. Il rimborso uò essere chiesto all'Ufficio stranieri della Questura, compilando un modulo e allegando un “nulla osta al rimborso” rilasciato dallo stesso ufficio oltre alla ricevuta del versamento.
Scarica la circolare del ministero dell'Interno


sabato 6 dicembre 2014

Per i siriani in Grecia


 


Anche l'Associazione per i Diritti Umani si unisce al seguente appello:






“SOSTENIAMO LA PROTESTA DEI CITTADINI SIRIANI A PIAZZA SYNTAGMA”




Atene 5 dicembre 2014. Prosegue ad oltranza, davanti al Parlamento greco il presidio e lo sciopero della fame di trecento siriani, in gran parte famiglie con bambini piccoli, che reclamano il diritto ad essere accolti in condizioni dignitose e chiedono di potere lasciare la Grecia per raggiungere un altro paese europeo. Una protesta che mette in evidenza tutti gli effetti negativi del Regolamento Dublino III che inchioda nel primo paese di ingresso i potenziali richiedenti asilo, al punto che molti preferiscono essere respinti in frontiera, o proseguire il viaggio affidandosi agli “scafisti” di terra alimentando di fatto il business dell’immigrazione clandestina, piuttosto che essere costretti a rilasciare le impronte digitali in un paese, come la Grecia, che non può essere definito "sicuro" per i richiedenti asilo per le carenze sistematiche dei suoi centri di accoglienza e per l'inadempimento conclamato delle Direttive e dei Regolamenti europei in materia di protezione internazionale.



http://www.balcanicaucaso.org/aree/Grecia/Centri-di-detenzione-in-Grecia-benvenuti-all-inferno-157449



Rapporti internazionali confermano da anni gli abusi delle autorità greche nei confronti dei profughi, ma non si riesce a trovare una soluzione per coloro che rimangono intrappolati in un paese che presenta una carenza sistematica del sistema di accoglienza, tanto che le Corti internazionali hanno sospeso i rinvii Dublino verso la Grecia.



Fino ad oggi i profughi siriani si sono rivolti esclusivamente alle autorità greche senza alcuno esito.

Nessuna speranza di lasciare la Grecia verso altri stati europei anche perchè l'Unione Europea continua a blindare le frontiere, anche quelle interne, per impedire i cd. movimenti secondari da uno stato all'altro, con una applicazione sempre più rigida del Regolamento Dublino III, decisa anche a livello di forze di polizia, con accordi multilaterali come le ultime intese tra Italia, Austria e Germania.



Rinnoviamo ancora una volta la richiesta per la immediata apertura di canali umanitari per i profughi di paesi terzi, oggi in prevalenza siriani, presenti in Grecia.




L'Unione Europea non può limitarsi a sospendere i rinvii Dublino verso la Grecia e poi non aprire canali legali di ingresso in altri paesi dell’Unione Europea per i profughi che rimangono intrappolati in quel paese. Chi riesce a sfuggire raggiungendo altri paesi EU subisce abusi altrettanto gravi e finisce anche per essere arrestato, come si sta verificando in Bulgaria ed in Polonia.




L’arrivo di un numero sempre più consistente di profughi siriani in Europa ha ormai tutte le caratteristiche di un "afflusso massiccio di sfollati" . Per questo l'Unione Europea deve attivare gli strumenti ed i canali della protezione temporanea previsti dalla Direttiva 2001/55/CE, per decongestionare il sistema dell'asilo e consentire una mobilità secondaria nei diversi paesi UE senza sottostare ai ricatti dei trafficanti di terra. Una volta dotati di un documento provvisorio di soggiorno legale, e dunque della libertà di circolazione, i profughi dovranno avere riconosciuto il diritto di chiedere asilo dove hanno già legami familiari o sociali ed in paesi che abbiano sistemi di accoglienza che rispettino la dignità umana ed il diritto al ricongiungimento familiare.



I nuovi Commissari Europei, il Parlamento, così come Ministri degli Esteri e degli Interni dei Paesi membri devono rispondere delle continue carneficine che avvengono nei mari di fronte all’Europa, delle condizioni disumane di assistenza, prima accoglienza e di detenzione dei profughi, dei migranti richiedenti asilo e dei migranti economici. Devono prendere atto del fallimento di dispositivi come quello di Dublino, e lavorare nell’ottica di politiche di integrazione realmente efficaci così come garantire il diritto alla libertà di circolazione.



La società civile in Italia ed in Europa chiede che si prendano azioni urgenti di monitoraggio della sicurezza ed incolumità dei cittadini siriani ora presenti in Grecia, che venga loro garantito di potersi trasferire in altri paesi EU per ricongiungimenti familiari o per richiedere la protezione internazionale.




***Per firmare contattare Gabriella Guido di lasciateCIEntrare:
ggabrielle65@yahoo.it