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lunedì 28 dicembre 2015

L'appello di Abdullah Kurdi (il padre del piccolo Aylan), l'Europa e le migrazioni


Continuano a susseguirsi i naufragi dei migranti in mare e, tra loro, anche tanti, troppi bambini. Nel 2015 il numero dei bambini che hanno perso la vita nel Mediterrabneo è raddoppiato rispetto all'anno precedente ed è salito a 3200, oltre 700 dallo scorso gennaio: questi sono i dati riportati dalla fondazione Migrantes. Anche il mare Egeo è diventato, purtroppo, un cimitero d'acqua a dimostrazione del fatto che l'Europa - in terra e in mare – non è ancora in grado di gestire la criminalità dei viaggi, dare vera accoglienza ai profughi e ai rifugiati, salvare vittime innocenti, come ha sottolineato, pochi giorni fa Monsignor Gian Carlo Perego – Direttore generale di Migrantes: “ L'Europa sembra ora, a fronte della minaccia terroristica, giustificare i muri e la chiusura delle frontiere...L'accoglienza ai nostri porti, anziché in centri di accoglienza aperti, sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli 'hotspots', come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20.000 persone arrivate al porto e trasferite al Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite”, parole dure alle quali ha aggiunto: “ le istituzioni Ue e Stati devono correggere le lacune nel funzionamento degli hotspot, incluso stabilire le necessarie capacità ricettive per raggiungere gli obiettivi e concordare rapidamente un preciso calendario affinchè anche gli altri hotspot diventino operativi”.



Intanto, per chi ancora non lo avesse ascoltato, riproponiamo l'importante appello di Abdullah Kurdi, il padre del piccolo Aylan, il bambino siriano di tre anni, annegato nel Mar Egeo, tra Grecia e Turchia, insieme al fratellino Galip e alla madre Rehan.
 
 
 
 
 




mercoledì 4 novembre 2015

Bambini siriani orfani detenuti illegalmente nelle prigioni a Kos




Una nostra lettrice, che ringraziamo molto, ci ha segnalato il seguente appello per i bambini siriani orfani, detenuti illegalmente nelle prigioni dell'isola greca di Kos e gli articoli di approfondimento che potete leggere cliccando sui link a seguire.


The Greek Ambassador to the UK

Stop putting unattended children into prison in squalid conditions without access to clean water and food. The Prison cells are like medieval dungeons with excrement on the floor. This is a totally unacceptable situation.

Why is this important?


The treatment of the children in this way contravenes article 37 of the United Nations charter for children. This treatment will result in long term physical, psychological and emotional damage to the children. It is not how a westernised nation should behave.




Per approfondire ancora l'argomento, eccovi due link importanti (e una petizione):

 

http://www.independent.co.uk/news/world/europe/refugee-crisis-orphans-locked-up-in-medieval-prisons-alongside-adult-criminals-on-greek-island-of-a6694521.html



domenica 18 ottobre 2015

Intervista ad Amedeo Ricucci su “La lunga marcia”, il viaggio insieme ai profughi siriani

 
 
 
 
 





La lunga marcia: questo il titolo del reportage e dello Speciale del Tg1 mandato in onda su Rai 1 lunedì 12 ottobre 2015. Un giornalista, un cameraman e una studiosa arabista hanno viaggiato insieme ai profughi siriani nel loro lungo, estenuante e pericoloso viaggio dal Paese in guerra al continente della presunta salvezza.

L'Associazione per i Diritti umani ha intervistato per voi Amedeo Ricucci e lo ringrazia sempre per la sua disponibilità.

Il giorno successivo alla messa in onda sulla RAI. Come si sente?



Mi sento stanco perchè è stato un lavoro lungo, faticoso e fatto in tempi record perchè abbiamo montato in 10 giorni, appena rientrati dal viaggio. Ma sono anche molto felice perchè gli Speciali del TG1 hanno vinto la seconda serata con quasi un milione di spettatori. Sono soprattutto contento del fatto che siamo riusciti nell'intento, credo, di comunicare al pubblico le forti emozioni vissute in questo viaggio, unico nel suo genere.



Qual è stato il tragitto de La lunga marcia e quali le peculiarità di questa esperienza?



Questo progetto è nato dal fastidio che provavo nel vedere tutti i giorni - nei Tg, sui giornali, sui media tradizionali – news e reportage sui migranti che arrivavano alle frontiere, e causavano problemi ai vari Stati. L'immagine che a me restava fissa in testa era quella del giornalista che stava in primo piano e dietro, sullo sfondo, un fiume di profughi: i profughi erano l'oggetto della narrazione, non il soggetto. Quindi l'idea è stata: proviamo a vedere se facendoli diventare il soggetto, cambia il tipo di narrazione giornalistica e se scopriamo aspetti inediti di questo fenomeno epocale. L'approccio è stato quello di raccontarlo, per la prima volta in Italia, da dentro, lungo un percorso iniziato dall'isola di Lesbo, seguendo il fiume e la rotta dei Balcani, direzione Germania.



Questo documentario può essere un'”alternativa” alle forme di informazione tradizionali?



Grazie alla rete, oggi, c'è una moltiplicazione delle fonti e questo ci obbliga - come lettori, cittadini, spettatori – a confrontare più atti di giornalismo. Il nostro è stato una forma di giornalismo partecipativo, un punto di vista che non esaurisce il problema, ma offre un aspetto interessante.



In che modo avete organizzato il viaggio e come vi siete spostati da un Paese all'altro?



Mi riferisco proprio a questo quando parlo di giornalismo partecipativo. Eravamo: io, Simone Bianchi (cameraman) e Silvia Di Cesare (arabista). Attorno a noi si è mossa una serie di persone che hanno dato un contributo in tempo reale, parlo dell'UNHCR (nella persona di Carlotta Zami) che ci ha fornito indirizzi uitli e, in Grecia, Alessandra Morelli che ci ha seguito con decine di telefonate al giorno. Oltre agli aiuti istituzionali, c'è stata tutta la rete della comunità italo-siriana alla quale attingo spesso perchè sono persone straordinarie e di grane generosità, che mi hanno fornito contatti e informazioni sui corridoi umanitari da seguire o da non seguire. Una delle cose più commoventi del viaggio è che i profughi volevano stare con noi a tutti i costi perchè avere vicino dei giornalisti dà loro una sorta di garanzia contro i soprusi della Polizia.

Mi fa capire, quindi, che i soprusi ci sono?



Ho visto abusi solo nel campo di Opatovach in Croazia, ma non metterei sotto accusa le forze dell'ordine.

Il problema è che il flusso migratorio è molto consistente, si parla di migliaia e migliaia di persone che tutti i giorni attraversano le frontiere e gli Stati, per cecità e menefreghismo, non vogliono attrezzarsi per aiutarli. Gli Stati provano ad arginare il flusso di profughi, a dirottarlo su strade secondarie, trattandolo come un problema di ordine pubblico quindi, se in un campo arrivano 6.000 persone da gestire e si è in pochi, la situazione diventa difficile. A questo si aggiunge un atteggiamento che non sempre è amichevole da parte delle forze dell'ordine...



Come commenta l'intervento della Russia in Siria?



Da giornalista cerco di attenermi ai fatti: tutti coloro che hanno vissuto il dramma della Siria fin dall'inizio, andando sul posto, avevano subito detto che la Siria era la madre di tutti i problemi del Medioriente, che ci fosse un risiko, un “great game” fra le grandi potenze e che questo avrebbe provocato, in Siria, sconvolgimenti molto più gravi di quelli che già c'erano. Purtroppo siamo stati bravi profeti.

Il problema della Siria poteva essere risolto 4/5 anni fa, all'epoca delle prime manifestazioni anti-regime; ci siamo ostinati, invece, a non intervenire, lasciando intervenire l'Iran e gli hezbollah libanesi e adesso siamo quasi ad una terza guerra mondiale.

L'intervento della Russia accelera la situazione ed è il segno evidente della debolezza di Assad che, proprio dal punto di vista militare, non ce la faceva più, sconfitto sia dai ribelli sia dagli jihadisti. L'intervento russo dà fiato ad Assad e anche all'Isis perchè stanno bombardando le formazioni combattenti non legate all'Isis e i terroristi, così, possono arrivare fino ad Aleppo, come sta accadendo.

La lunga marcia è servito a ribadire che i siriani non stanno scappando solo dall'Isis, ma principalmente dal regime di Assad.

giovedì 10 settembre 2015

L'indignazione tardiva per i bambini deceduti e l'annuario italiano dei Diritti Umani 2015



La foto del bimbo profugo morto in spiaggia ispira una tardiva indignazione di molti media e politici. Gli stessi che dicono “facciamo qualcosa”, non fecero qualcosa quando l’Europa e gli USA provocavano le guerre all’origine delle tragedie migratorie. I fatti del 1989-1991, con il crollo del sistema sovietico, ebbero come con-causa scatenante una crisi di flussi migratori certamente molto diversa da quella attuale per origine, motivi e composizione, ma simile per forza d’urto. Se la pressione continuerà in questi prossimi mesi (e continuerà) l’Europa ne risulterà ancora una volta cambiata. [Videoeditoriale di Pino Cabras]    


Alla Camera dei deputati la presentazione dell'Annuario italiano dei diritti umani 2015 mercoledì 16 settembre 2015








La Presidente della Camera dei deputati, On Laura Boldrini, presenterà a Palazzo Montecitorio l'Annuario italiano dei diritti umani 2015 (Marsilio Editori), curato dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell'Università di Padova, mercoledì 16 settembre 2015, alle ore 15.00, Sala Aldo Moro.

L'evento è organizzato dall'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati con la collaborazione del Centro dell'Ateneo patavino.

Programma

SALUTI

Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati

INTERVENTI INTRODUTTIVI

Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica

Renata Bueno, Componente del Comitato permanente per i diritti umani della III Commissione (Affari esteri e comunitari) della Camera dei deputati

Antonio Papisca, Professore emerito dell’Università di Padova e Direttore dell’Annuario italiano dei diritti umani

INTERVENTI

Marco Mascia, Direttore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani, Università degli Studi di Padova

Judith Sunderland, Direttrice associata per l’Europa e l’Asia centraledi Human Rights Watch

MODERA

Giovanni Anversa, Giornalista



indicando data e orario dell’evento

L’ ingresso sarà consentito fino alle ore 14.45

Per gli uomini sono obbligatorie giacca e cravatta

Risorse


Pubblicazioni



Documenti


Presentazione dell'Annuario italiano dei diritti umani 2015, Roma, 16 settembre 2015, programma

mercoledì 12 agosto 2015

Respingimenti collettivi dalla Grecia


Respingimenti collettivi effettuati dalla Grecia mentre la Turchia si riprende i migranti "illegali". Ma costringe i siriani alla fuga verso l'Europa. E si muore anche sulle strade verso la costa del Mediterraneo.


da Fulvio Vassallo (da diritti e frontiere)







Questa mattina è stato diffuso in rete un grave allarme su un caso di respingimento collettivo effettuato da un mezzo non bene identificato, privo di bandiera, nelle acque dell'Egeo tra la costa turca e le isole greche. E' bene spiegare per chi non sia pratico di quella zona e dei respingimenti che i greci eseguono da anni, come sia facile respingere da un' isola sita a pochi chilometri dalla costa fino alle acque territoriali turche, talvolta basta togliere il motore del mezzo carico di "migranti illegali", rimorchiarlo dino alle acque turche, ed attendere poi che sia la Guardia Costiera turca ad eseguire il salvataggio. Una operazione che si risolve in meno di un'ora.


Abbiamo ricevuto da Nawal e diffondiamo









Dopo quasi un mese di semisilenzio adesso devo raccontare tutto altrimenti non riusciro' a continuare il mio lavoro.
Tra la Turchia e la Greci ci sono degli as...sassini in mare che vestono il ruolo di autorita' Europee e a volte Turche.
In questo momento e in questa posizione( 37°47'57.0"N 27°10'05.0"E) stanno per UCCIDERE 27 persone.
Parliamo di una grande nave militare che arriva nel posto dopo che i migranti lanciano l'sos e invece di salvare fa la seguente:
1 toglie il motore dell'imbarcazione
2 prende la benzina
3 prende le persone a bordo e le persone pensano che questo e' un salvataggio
4 prendono i coltelli e aprono strappano tutti i vestiti fino all'intimo colpendo le persone anche parti sensibili del corpo
5 rubano tutti i soldi e la media di ogni gommone e' 30 mila o 50 mila dollari
6 penserete che dopo tutto questo porteranno i migranti verso la Turchia o la Grecia....
No vi sbagliate!
7 Prendono i telefoni e tolgono le batterie restituendo a volte i passaporti.
8 bucano il gommone con i coltelli
E COME COLPO DI SCENA FINALE RIMETTONO I MIGRANTI IN ACQUA.
9 Come per magia arriva la guardia costiera Turca e prende a bordo i migranti cge a volte sono aggrappati al gommone e a volte nuotano aggrappati al salvagente ( per chi lo ha comprato prima di partire)
10 queste persone fantasma scompaiono con le loro armi in pugno e tutto questo succede con un passamontagna sulla faccia.
A chi puo' interessare la nave adesso e' qui 37°47'57.0"N 27°10'05.0"E
A volte si limitano a togliere solo il motore e spero che oggi si limitino a questo.... perche' dopo che questo e' successo i migranti non mi hanno piu' risposto.
Ah dimenticavo .. due ore prima erano qui 38.548811, 26.344768 e hanno fatto la stessa cosa con un altro gommone.
La foto ritrae una delle navi in questione.
Questo e' una foto scattata dai migranti a bordo del gommone.


Adesso possiamo dire con certezza che il mezzo che ha bloccato il barcone carico di migranti siriani, con uomini dal volto coperto che li hanno poi depredati, appartiene alla Guardia Costiera greca, non ha bandiera, ma i segni della bandiera greca sulle fiancate verso prua sono chiarissimi e dunque si tratta della stessa nave militare o di una nave gemella, comunque sempre appartenente alla Guardia Costiera greca. I segni di bandiera sulle fiancate sono inconfutabili. Il Governo greco deve dunque rispondere di quanto accaduto.


domenica 3 maggio 2015


L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con il Centro Asteria





PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:


MIGRANTI e ACCOGLIENZA A MILANO





Alla presenza di Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali) Caterina Sarfatti (legale presso il Comune di Milano) e LEMNAOUER AHMINE (regista)












DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17.30
presso



CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...
In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.

In questo incontro dal titolo MIGRANTI E ACCOGLIENZA A MILANO si affronterà il tema delle MIGRAZIONI: quali le politiche sbagliate in Europa, quali quelle locali per l'accoglienza dei migranti, profughi e dei rifugiati. Come Milano ha accolto i siriani e gli etiopi e molto altro. Presentazione del dossier “Milano, come Lampedusa?” con inserti del documentario intitolato “La trappola”.



IL DOSSIER


Migliaia di profughi attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Molti di loro approdano a Milano che è terra di passaggio e spazio umanitario da cui ripartire per raggiungere i Paesi desiderati. Questo libro racconta il vissuto delle fatiche, speranze, difficoltà e delle assenze di alcuni e distrazioni di altri.


PIERFRANCESCO MAJORINO

  
   
Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è nato a Milano, città dove vive e lavora, nel 1973.
Dal 2011 è l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia e Vicepresidente nazionale della Rete Città sane.
E' membro dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico.

 

CATERINA SARFATTI

Legale e consulente del Comune di Milano. Precedentemente ha fatto parte del Consiglio d'Europa per i rifugiati e della Fédération Internationale des Droits de l'Homme.


LEMNAOUER AHMINE

Ahmine nasce in Algeria ma vive da anni in Italia, dove si è trasferito definitivamente nel 1994. Segue corsi sul cinema e sulla TV. Dopo una lunga esperienza come pubblicitàrio, approda alla realizzazione di documentari per la TV, che raccontano spesso il viaggio e l'incontro. I suoi lavori sono stati premiati in vari festival nazionali e internazionali.






giovedì 30 aprile 2015

Migranti e accoglienza a Milano


L'Associazione per i Diritti Umani



in collaborazione con il Centro Asteria





PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:


MIGRANTI e ACCOGLIENZA A MILANO





Alla presenza di Pierfrancesco Majorino (assessore alle Politiche sociali) Caterina Sarfatti (legale presso il Comune di Milano) e LEMNAOUER AHMINE (regista)











DOMENICA 10 MAGGIO

ORE 17.30
presso



CENTRO ASTERIA
Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...
In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.

In questo incontro dal titolo MIGRANTI E ACCOGLIENZA A MILANO si affronterà il tema delle MIGRAZIONI: quali le politiche sbagliate in Europa, quali quelle locali per l'accoglienza dei migranti, profughi e dei rifugiati. Come Milano ha accolto i siriani e gli etiopi e molto altro. Presentazione del dossier “Milano, come Lampedusa?” con inserti del documentario intitolato “La trappola”.



IL DOSSIER


Migliaia di profughi attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Molti di loro approdano a Milano che è terra di passaggio e spazio umanitario da cui ripartire per raggiungere i Paesi desiderati. Questo libro racconta il vissuto delle fatiche, speranze, difficoltà e delle assenze di alcuni e distrazioni di altri.


PIERFRANCESCO MAJORINO

 
Pierfrancesco Majorino, politico e scrittore, è nato a Milano, città dove vive e lavora, nel 1973.
Dal 2011 è l'Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute della Giunta Pisapia e Vicepresidente nazionale della Rete Città sane.
E' membro dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico.


CATERINA SARFATTI

Legale e consulente del Comune di Milano. Precedentemente ha fatto parte del Consiglio d'Europa per i rifugiati e della Fédération Internationale des Droits de l'Homme.


LEMNAOUER AHMINE

Ahmine nasce in Algeria ma vive da anni in Italia, dove si è trasferito definitivamente nel 1994. Segue corsi sul cinema e sulla TV. Dopo una lunga esperienza come pubblicitario, approda alla realizzazione di documentari per la TV, che raccontano spesso il viaggio e l'incontro. I suoi lavori sono stati premiati in vari festival nazionali e internazionali.






venerdì 3 aprile 2015


L'Associazione per i Diritti Umani

in collaborazione con il Centro Asteria

PRESENTA



DIRITTI AL CENTRO:
MILANO, CROCEVIA D'EUROPA



Alla presenza di: MONICA MACCHI (esperta di mondo arabo), CHIARASTELLA CAMPANELLI (editrice Il Sirente – direttrice collana Altriarabi/migranti), MARTA MANTEGAZZA, ANNA PASOTTI, ALESSANDRA PEZZA, ANNA RUGGIERI (autrici del progetto “Siriani in transito)

(E con una sorpresa in video)



DOMENICA 12 APRILE



ORE 17.30

presso



CENTRO ASTERIA

Piazza Carrara 17.1, ang. Via G. Da Cermenate (MM Romolo, Famagosta)



L’Associazione per i Diritti Umani presenta il terzo appuntamento della serie di incontri dal titolo “DiRITTI AL CENTRO”, che affronta, attraverso incontri con autori, registi ed esperti, temi che spaziano dal lavoro, diritti delle donne in Italia e all’estero, minori, carceri, immigrazione...

In ogni incontro l’Associazione per i Diritti Umani attraverso la sua vicepresidente Alessandra Montesanto, saggista e formatrice, vuole dar voce ad uno o più esperti della tematica trattata e, attraverso uno scambio, anche con il pubblico, vuole dare degli spunti di riflessione sull’attualità e più in generale sui grandi temi dei giorni nostri.



In questo incontro dal titolo “Milano, crocevia d'Europa” si parlerà dei profughi siriani (e non solo) che arrivano nella città di Milano per poi cercare di recarsi in Nord Europa (Svezia, Germania) per ricongiungersi ad altri familiari, per avviare un nuovo percorso di vita dopo aver vissuto la guerra e le sue tragiche conseguenze. Si parlerà del romanzo “Il silenzio e il tumulto” dello scrittore siriano Nihhad Sirees e verrà presentata la mostra fotografica “Siriani in transito”.



IL LIBRO:

Fathi, scrittore osteggiato dal regime e dal Leader della nazione (Sirees non dirà mai il nome del Paese nel quale si svolge la vicenda, a causa degli ovvi rischi – censura e arresto), uscendo di casa si trova coinvolto nelle celebrazioni dei vent’anni dalla presa del potere del Presidente. Una folla oceanica, chiassosa, imperversa per le strade della città alzando al cielo migliaia di ritratti del Leader, quasi fosse un Dio in terra.  






L' AUTORE

Nihad Sirees, scrittore siriano, fuggito dalla Siria nel 2012, racconta nel suo libro, “Il silenzio e il tumulto” – pubblicato dalla casa editrice Il Sirente e tradotto da Federica Pistono (traduttrice di un altro libro fondamentale per comprendere la Siria contemporanea, “La conchiglia” di Mustafa Khalifa, ed Castelvecchi) –, la storia di Fathi Shin, alter ego di Nihad.


LA MOSTRA FOTOGRAFICA

Tre mediatrici interculturali frequentando i centri di accoglienza per i siriani a Milano come operatrici e volontarie, sono diventate testimoni dirette dell’assurdo viaggio a cui l’UE costringe i siriani in fuga dalla guerra, già provati da anni di conflitto e di esilio nei paesi limitrofi. Di fronte a storie simili e uniche al contempo, unite tutte dal non avere eco, è emersa l’esigenza di dar voce a queste persone per portare informazione sul viaggio da loro compiuto.

giovedì 15 gennaio 2015

Siriani in transito: fotografare e documentare


 
Siriani in transito è il titolo della mostra fotografica a cura di quattro amiche, tre mediatrici e una fotografa, tutte con esperienze di vita in Siria, che hanno deciso di documentare l'accoglienza della città di Milano ai profughi provenienti da quell'area del mondo, attraverso il mezzo fotografico.



Le autrici del progetto sono: Marta Mantegazza, Anna Pasotti, Alessandra Pezza e Anna Ruggieri.



L'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato, per voi, Marta Mantegazza e la ringrazia.




Come è nato e come si è sviluppato il progetto “Siriani in transito”?




Comincia con tre mediatrici interculturali io, Anna Pasotti e Alessandra Pezza, che dopo aver trascorso tutte un periodo di vita in Siria tra il 2007 e il 2010, abbiamo cominciato a seguire gli sviluppi storici del paese, l’inizio del conflitto e il conseguente esodo. Ci siamo poi impegnate nei centri di accoglienza a Milano come operatrici e volontarie, diventando così testimoni dirette dell’assurdo viaggio a cui l’UE costringe i siriani in fuga dalla guerra, già provati da anni di conflitto e di esilio nei paesi limitrofi.


 Di fronte a storie simili e uniche al contempo, unite tutte dal non avere eco, è emersa l’esigenza di dar voce a queste persone per portare informazione sul viaggio da loro compiuto. Per farlo si è pensato ad uno strumento semplice, efficace e facilmente diffondibile: la fotografia. Grazie alla collaborazione di una fotografa, Anna Ruggieri, nasce così il progetto Siriani in transito, che pone l’accento sui siriani ma che è trasversale a tutti i profughi di guerra.

Per raccontare il viaggio dei siriani all’interno della comunità europea, si è deciso di ripercorrerlo idealmente, sintetizzandolo in tre tappe simboliche: la Sicilia, e Catania in particolare, scelta come punto di approdo in Europa; Milano, come punto di snodo tra il sud e il nord Europa, e la Svezia, nelle città di Malmö e Jönköping, come meta finale scelta da molti siriani.


Le persone incontrate hanno raccontato il loro viaggio in un’intervista aperta e sono state scattate loro delle fotografie che potessero rappresentare simbolicamente la loro situazione a quel punto del percorso.


Per proteggere l’identità delle persone incontrate, non c’è corrispondenza diretta tra i frammenti di storie scelti e le fotografie che le accompagnano, e tutti i siriani restano anonimi. Alcune delle persone fotografate hanno chiesto di non essere riconoscibili nelle immagini, e hanno quindi il volto parzialmente coperto. Tutto il materiale è stato raccolto previa firma di una liberatoria bilingue arabo – italiano.


Intrecciando racconti e immagini si vuole raccontare una storia collettiva che possa far nascere una nuova riflessione sui processi di accoglienza e di inclusione in Europa.


Alla base del progetto c’è la convinzione che si debba avere il diritto di scegliere il paese in cui si vuole vivere, che la libertà di circolazione sia un diritto e che debba dunque avvenire con mezzi sicuri e legali e che, dunque, ci debba essere in tal senso una diversa politica nazionale ed europea.




Quali sono gli ostacoli che l'Ue pone per l'accoglienza dei profughi?


 L’Unione Europea ha una normativa relativa al diritto di asilo valida per i tutti gli stati membri, data dal Regolamento di Dublino. Questo prevede che si possa presentare domanda di asilo politico in un paese, solo se ci si trova già nel paese stesso; le domande di asilo, inoltre, devono essere chieste necessariamente nel primo paese europeo in cui si arriva. Non lo si può chiedere tramite le ambasciate e i consolati, dunque per arrivare in Europa si viene costretti a viaggi illegali e pericolosi. Non si può così scegliere dove ricostruire la propria vita, ma le rotte percorribili fanno sì che i paesi di confine della fortezza Europa siano quelli a cui arrivano più persone e dunque ipoteticamente più domande di asilo. La normativa da applicare è europea, ma paradossalmente il diritto ottenuto con lo status di rifugiato ha valenza solo nazionale, del paese in cui lo si è ottenuto, e non è trasferibile in altri paesi membri, dove si può andare solo viaggiando grazie a un visto Schengen.



Milano è stata (e continua ad essere) una città che cerca di prendersi cura di queste persone in transito...


L’Unione Europea stanzia dei fondi agli stati membri per le emergenze umanitarie, questi sono suddivisi poi dallo stato sulle singole prefetture. Il Comune di Milano è stato l’unico che ha contattato la prefettura di riferimento perché questi fondi venissero usati nella gestione di centri d’accoglienza per permettere a chi viaggia di fare una tappa. Milano luogo di ristoro, di cambio d’abiti, notte al chiuso, pasti caldi, possibilità di andare in bagno, di avere una visita medica, di far giocare dopo tanto tempo i bambini in uno spazio a loro adibito. Milano è snodo di dispersione verso le molteplici mete del nord e centro Europa, è tappa di attesa per riprendere energie e attendere i soldi dai familiari per proseguire il viaggio. Milano è inevitabilmente in quanto tale anche parcheggio per i trafficanti, paradosso reso necessario dalle normative europee affinché queste persone continuino il loro viaggio. Dall’altra parte Milano ha visto fiorire un impegno civile volontario vastissimo, dall’accoglienza in stazione centrale a quella nei centri, a chi porta vestiti, a chi si impegna per creare spazi di attività quali un torneo di calcetto, alle psicologhe dell’università cattolica che hanno avviato un progetto sulla resilienza nei bambini profughi di guerra.



Quali sono le aspettative dei profughi che avete intervistato e fotografato?




Quasi tutti i siriani che abbiamo incontrato hanno il sogno di tornare nel proprio paese. Fintanto che ciò non sarà possibile vogliono poter vivere serenamente. Forte e dichiarata nei ragazzi ventenni scappati dal militare è la voglia di continuare i propri studi universitari. Ricorrente è il desiderio di poter ricongiungere i propri familiari ancora in Siria, Libia ed Egitto.

C’è poi la speranza per molti siriani palestinesi di ottenere finalmente una cittadinanza e porre così fine al loro status di apolidi.



Avete seguito anche alcuni di coloro che sono riusciti ad arrivare in Nord Europa, soprattutto in Svezia: ci puoi raccontare una delle loro storie?



M. ragazzo di 19 anni, intraprende dall’Egitto il viaggio con il fratello. Obiettivo: raggiungere la sorella già in Svezia. In Italia però vengono fermati nei pressi di Torino, il fratello riesce a scappare ma a M. vengono prese le impronte con la forza. Non gli spiegano che questo comporta l’obbligo della domanda di asilo in Italia e lui prosegue il suo viaggio. Passa tre mesi insieme alla sorella in Svezia, mentre il fratello è arrivato e si è stabilito in Germania. Gli viene poi detto che non può chiedere asilo in Svezia e viene riportato in Italia dove passa alcuni mesi, da solo a fare nulla, sconfortato. I suoi semplici desideri sono quelli di poter stare coi fratelli, continuare gli studi da ingegnere e ritrovare la ragazza di cui si è innamorato durante il viaggio. A un mese dal colloquio per ottenere lo status a Torino, lascia definitivamente l’Italia e la possibilità di diventare rifugiato decidendo di inseguire i suoi sogni.


martedì 23 dicembre 2014

Capire cosa accade in Siria, oggi.




Per fare il punto sulla situazione siriana (e del Medioriente) l'Associazione per i Diritti Umani ha intervistato il giornalista Shady Hamadi, autore del saggio La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana, per Add editore.

Ringraziamo sempre Shady Hamadi per la sua disponibilità.





Cosa, gli analisti occidentali, non hanno voluto vedere a proposito di ciò che è accaduto e che accade in Siria?



La prima questione odierna è la presenza di una società civile in Siria e le motivazioni vere che hanno mobilitato la società siriana che è uscita da un regime dopo quarant'anni e dopo averci provato varie volte, nel 2000 e nel 2005, ma anche nell'82 con la strage di Hama: nonostante ci siano state colpe acclarate dei Fratelli Musulmani, una certa parte aveva scelto la strada del dialogo. E, secondo me, oggi, non bisogna trovare una sorta di dicotomia tra regime e fondamentalisti.



Il suo racconto parte da lontano, da suo nonno e da suo padre: parla di loro per arrivare a capire il Presente...



Recentemente ho fatto una riflessione, sul Corriere della sera, riguardo al senso della Storia applicato in Siria e sarebbe un discorso da approfondire.

Mio padre è cresciuto, per volontà di mio nonno, presso una scuola salesiana vicino a Talkalakh e allora c'era un sistema di istruzione che funzionava, anche perchè era un retaggio del colonialismo.

La differenza, invece, tra la sua generazione e quella odierna è che quella di oggi è stata indottrinata per quarant'anni e non ha una conoscenza della Storia dalla quale viene, i loro piedi non affondano bene nelle radici storiche e questo si sta presentando in ciò che avviene in Siria: invece, dovremmo guardare, ad esempio, agli anni'50 quando un Cristiano era Primo Ministro. L'incosapevolezza crea un problema e lo creerà anche in futuro.



I giovani che hanno lottato per il Presente, lo hanno fatto, quindi, senza conoscere il Passato?





All'inizio c'era una élite consapevole (e lo dicevano anche gli slogan “Il popolo siriano conosce la Storia”), ma c'è anche una facilità di radicalizzazione nei ragazzi che ha due motivazioni: la prima, è che la Siria è stato costituita, durante l’era della famiglia al Asad, su un sistema comunitario e confessionale, mettendo, per la prima volta nella storia contemporanea del paese, le minoranze al potere. Questo ha prodotto che l'80% della popolazione si sentisse esclusa dalla possibilità di gestire il potere, creando quel risentimento che poi si è concretizzato. La seconda motivazione è lo smantellamento della scuola, per cui quello che accade oggi ai giovani siriani è comprensibile se noi guardiamo a quello che è accaduto negli ultimi quarant'anni.



In contrapposizione a questi ragazzi, troviamo una piccola élite di giovani,anche sunniti, che sostengono il regime perchè hanno guadagnato dei benefit e si sono, in qualche modo, occidentalizzati. Questa piccola élite non guarda alla mancanza di diritti politici e di libertà ma ha scelto di accontentarsi di una libertà apparente: una modernità, fatta di discoteche e belle macchine, priva di ogni pensiero critico verso il brutale status quo imposto dal regime.




Come si può avviare, allora, una transizione verso una forma democratica di governo?



Jawdat Said, una guida religiosa sunnita, ha detto che la democrazia è come una ruota: una volta inventata, tutti la vogliono.

Io penso che la democrazia, prima di tutto, nasca da una cultura, nel senso che ci deve essere rispetto reciproco per le idee. Invece la società mediorientale è una società che non nasce da un'esperienza di confronto, ma è repressa. La mancanza di dialogo fa sì che non ci sia un'autocritica: ad esempio, non c'è una riforma religiosa perchè il governo vieta una critica e non c'è nemmeno la possibilità di progredire in altre maniere. Se noi vediamo la produzione di papers accademici delle università del mondo arabo, è molto più bassa rispetto a quella di alcuni Paesi africani.

La democrazia, quindi, è un percorso ed è necessario un dialogo interno.



Ci racconta la vicenda del vignettista Alì Ferzat?



Alì Ferzat, un po' come tutti gli intellettuali, nel 2011 si è schierato e ha iniziato a parlare apertamente contro il regime siriano: è stato caricato su una camionetta, da parte dei servizi segreti, e gli hanno spezzato le mani proprio perche faceva il vignettista. Questo è un messaggio simbolico sull'impossibilità di avere qualsiasi tipo di espressione che possa prescindere da quella che è la dottrina del regime.



Qual è la situazione in Siria, oggi e quali saranno, a suo parere, gli scenari futuri?



In Siria c'è una mancanza di senso storico, ma c'è un profondo senso nazionale, nonostante la disgregazione su base confessionale.

Per il futuro prevedo che ci sarà un perenne stato di conflitto che può durare dieci, forse vent'anni, ma che si dovrà poi risolvere. Come? Ad esempio, guardando a quelli che sono stati gli accordi di Ta'if, quelli libanesi, dove si può creare una Camera Alta a elezioni universali e una Camera Bassa a elezioni confessionali.

Non credo che lo Stato Islamico resisterà o creerà un califfato perchè le loro prime vittime sono gli stessi musulmani in quanto i musulmani che non sono d'accordo con loro vengono chiamati “apostati”, tagliati a pezzi e crocefissi.

Un'altra possibilità per il futuro della Siria è che possa rimanere Assad, che si crei uno Stato confessionale, con una piccola percentuale di sunniti, e rimanga lì a baluardo delle necessità della Russia o dell'Iran; penso che questa ipotesi sia lontana e credo, invece, che arriveremo ad un dialogo, ma non so se questo dialogo porterà all'estromissione degli Assad (perchè non c'è la volontà internazionale) oppure se si arriverà ad una Siria federale in senso confessionale per poi trovare una unità.



Perchè la comunità internazionale non si occupa della Siria?

 

Prima di tutto, gli americani lo avrebbero fatto se ci fosse stato, in Siria, il petrolio. In secondo luogo, Obama non ha una politica estera credibile in Medioriente, invece Putin ha le idee molto chiare su quello che c'è da fare. E come se si fosse ricreato un muro di Berlino a Damasco...

Non sottovalutiamo, inoltre, l'Iran che è una Repubblica imperialista, ma teocratica, che adopera lo scontro tra sciiti e sunniti per costruire le sue aree di influenza.

Infine, l'Unione Europea non ha una politica estera comune: vediamo che la Francia fa una cosa e l'Italia un'altra, ad esempio. E, come detto, gli Stati Uniti aspettano.


venerdì 19 dicembre 2014

Appello per i siriani in Grecia



L'Associazione per i Diritti Umani aderisce al seguente appello:




Sono morti due dei giovani siriani che stanno dando vita a una protesta in piazza Syntagma, ad Atene, davanti al Parlamento greco, per affermare il loro diritto ad essere accolti in Europa, con piena libertà di residenza e di movimento. La manifestazione va avanti dal 19 novembre e coinvolge centinaia di rifugiati – uomini, donne e bambini – riuniti in presidio permanente e, quasi tutti gli adulti, in sciopero della fame. Sciopero che molti minacciano di prolungare ad oltranza. Chiedono, in sostanza, di revocare o modificare il trattato di Dublino 3 che, vincolando i richiedenti asilo al primo paese Schengen al quale si rivolgono, vieta loro di spostarsi in altri paesi Ue.




Il primo dei due giovani è stato stroncato da un infarto proprio nel corso della protesta: debilitato dallo sciopero della fame, si è sentito male e poco dopo ha cessato di vivere nell’ospedale dove era stato trasportato. Ancora più drammatica la sorte del secondo: stanco di aspettare ad Atene il permesso di raggiungere un altro paese europeo, ha tentato di passare di nascosto il confine tra Grecia e Albania attraverso i monti ma è stato ucciso dal freddo.




Sono le ultime due vittime delle barriere alzate dalla Fortezza Europa contro il diritto di migliaia di rifugiati e migranti ad essere accolti, ascoltati, aiutati, come prevede il diritto internazionale. Le ultime due delle almeno 3.600 che, dall’inizio del 2014 ad oggi, si sono registrate nel Mediterraneo, nel deserto africano, nei paesi di transito e prima sosta. Un numero enorme ma che è certamente sottostimato, perché poco o nulla si sa di quanto accade ai profughi durante la traversata del Sahara, al momento del passaggio dei vari confini statali che incontrano nel loro viaggio verso il Mediterraneo, nelle carceri e nei centri di detenzione in cui spesso vengono rinchiusi in Africa.




Il Comitato Giustizia per i Nuovi Desaparecidos esprime il suo cordoglio per queste ennesime vite innocenti spezzate e la sua totale solidarietà con i protagonisti della protesta di Atene per il rispetto dei diritti umani. E invita ad aderire all’appello lanciato da numerosi esponenti della cultura e della società civile europea ed italiana a sostenere la manifestazione in corso in piazza Syntagma.




Per aderire all’appello contattare il seguente indirizzo mail: ggabrielle65yahoo.it

sabato 6 dicembre 2014

Per i siriani in Grecia


 


Anche l'Associazione per i Diritti Umani si unisce al seguente appello:






“SOSTENIAMO LA PROTESTA DEI CITTADINI SIRIANI A PIAZZA SYNTAGMA”




Atene 5 dicembre 2014. Prosegue ad oltranza, davanti al Parlamento greco il presidio e lo sciopero della fame di trecento siriani, in gran parte famiglie con bambini piccoli, che reclamano il diritto ad essere accolti in condizioni dignitose e chiedono di potere lasciare la Grecia per raggiungere un altro paese europeo. Una protesta che mette in evidenza tutti gli effetti negativi del Regolamento Dublino III che inchioda nel primo paese di ingresso i potenziali richiedenti asilo, al punto che molti preferiscono essere respinti in frontiera, o proseguire il viaggio affidandosi agli “scafisti” di terra alimentando di fatto il business dell’immigrazione clandestina, piuttosto che essere costretti a rilasciare le impronte digitali in un paese, come la Grecia, che non può essere definito "sicuro" per i richiedenti asilo per le carenze sistematiche dei suoi centri di accoglienza e per l'inadempimento conclamato delle Direttive e dei Regolamenti europei in materia di protezione internazionale.



http://www.balcanicaucaso.org/aree/Grecia/Centri-di-detenzione-in-Grecia-benvenuti-all-inferno-157449



Rapporti internazionali confermano da anni gli abusi delle autorità greche nei confronti dei profughi, ma non si riesce a trovare una soluzione per coloro che rimangono intrappolati in un paese che presenta una carenza sistematica del sistema di accoglienza, tanto che le Corti internazionali hanno sospeso i rinvii Dublino verso la Grecia.



Fino ad oggi i profughi siriani si sono rivolti esclusivamente alle autorità greche senza alcuno esito.

Nessuna speranza di lasciare la Grecia verso altri stati europei anche perchè l'Unione Europea continua a blindare le frontiere, anche quelle interne, per impedire i cd. movimenti secondari da uno stato all'altro, con una applicazione sempre più rigida del Regolamento Dublino III, decisa anche a livello di forze di polizia, con accordi multilaterali come le ultime intese tra Italia, Austria e Germania.



Rinnoviamo ancora una volta la richiesta per la immediata apertura di canali umanitari per i profughi di paesi terzi, oggi in prevalenza siriani, presenti in Grecia.




L'Unione Europea non può limitarsi a sospendere i rinvii Dublino verso la Grecia e poi non aprire canali legali di ingresso in altri paesi dell’Unione Europea per i profughi che rimangono intrappolati in quel paese. Chi riesce a sfuggire raggiungendo altri paesi EU subisce abusi altrettanto gravi e finisce anche per essere arrestato, come si sta verificando in Bulgaria ed in Polonia.




L’arrivo di un numero sempre più consistente di profughi siriani in Europa ha ormai tutte le caratteristiche di un "afflusso massiccio di sfollati" . Per questo l'Unione Europea deve attivare gli strumenti ed i canali della protezione temporanea previsti dalla Direttiva 2001/55/CE, per decongestionare il sistema dell'asilo e consentire una mobilità secondaria nei diversi paesi UE senza sottostare ai ricatti dei trafficanti di terra. Una volta dotati di un documento provvisorio di soggiorno legale, e dunque della libertà di circolazione, i profughi dovranno avere riconosciuto il diritto di chiedere asilo dove hanno già legami familiari o sociali ed in paesi che abbiano sistemi di accoglienza che rispettino la dignità umana ed il diritto al ricongiungimento familiare.



I nuovi Commissari Europei, il Parlamento, così come Ministri degli Esteri e degli Interni dei Paesi membri devono rispondere delle continue carneficine che avvengono nei mari di fronte all’Europa, delle condizioni disumane di assistenza, prima accoglienza e di detenzione dei profughi, dei migranti richiedenti asilo e dei migranti economici. Devono prendere atto del fallimento di dispositivi come quello di Dublino, e lavorare nell’ottica di politiche di integrazione realmente efficaci così come garantire il diritto alla libertà di circolazione.



La società civile in Italia ed in Europa chiede che si prendano azioni urgenti di monitoraggio della sicurezza ed incolumità dei cittadini siriani ora presenti in Grecia, che venga loro garantito di potersi trasferire in altri paesi EU per ricongiungimenti familiari o per richiedere la protezione internazionale.




***Per firmare contattare Gabriella Guido di lasciateCIEntrare:
ggabrielle65@yahoo.it

mercoledì 30 luglio 2014

Milano come Lampedusa?



Cari lettori abbiamo intervistato per voi Pierfrancesco Majorino - Assessore alle Politiche sociali presso il Comune di Milano - e Caterina Sarfatti - funzionario del settore Affari Internazionali - autori del dossier Milano, come Lampedusa?. Dossier sull'emergenza siriana (Novecento Editore).


Ringraziamo molto il Dott. Majorino e la Dott.ssa Sarfatti per il tempo che ci hanno dedicato.


 

Quante sono ad oggi, in percentuale, le persone che hanno richiesto asilo a Milano e quante sono riuscite a trovare una sistemazione? Qual è la percentuale tra uomini, donne e bambini?

 

Majorino: Stiamo parlando di dati complessi, comunque l'impressione che abbiamo è che stiamo parlando dello 0,1%, cioè 13-14 persone su 14500 che si fermano qui. Tutti se ne vogliono andare. In prospettiva la percentuale potrebbe modificarsi leggermente se si intensificasse la presenza degli eritrei. A differenza dei siriani - che se ne vogliono andare via tutti - gli eritrei potrebbero richiedere l'asilo qui, ma queste sono nostre supposizioni.

Per quello che riguarda la composizione di genere e generazionale, le cose cambiano molto tra siriani ed eritrei: i siriani hanno circa il 36% composto da bambini e ragazzini, gli eritrei invece sono in grande maggioranza maschi e non ci sono minori.


Dott.ssa Sarfatti, nel libro si è occupata della parte normativa: ci può spiegare, da questo punto di vista, come Milano può dare accoglienza?

 

Sarfatti: Milano può fare quello che sta facendo perchè, essendo una realtà locale, dal punto di vista normativo, purtroppo, può fare poco: in questo momento stiamo registrando in modo totalmente informale le persone, ma questa registrazione non ha alcun tipo di valore legale perchè la gestione dei flussi è del Paese ospitante o di transito, fin quando l'immigrazione è di competenza nazionale.

Una delle proposte che noi avanziamo nel gestire Milano come Lampedusa è quella di riconoscere alle città europee un ruolo che loro già esercitano de facto nell'accoglienza, ma anche nella gestione dei flussi perchè ormai le grandi metropoli sono punti nodali per il passaggio dei migranti e per l'integrazione.

Come città abbiamo richiesto di procedere a delle ipotesi normative che possano dare protezione a queste persone: l'idea più forte è la direttiva n. 55 del 2001 dell'UE che, se fosse applicata (cosa mai successa), potrebbe dare protezione immediata e temporanea ai profughi provenienti dalla Siria in tutti i 28 Paesi Membri. Oppure, come ultima spiaggia, potrebbe esserci l'applicazione dell'articolo 20 del Testo Unico: è un dispositivo nazionale che potrebbe dare protezione legale e rendere regolari queste persone per 6 mesi rinnovabili tramite un permesso temporaneo. Il governo italiano lo aveva applicato nel 2011 nel caso dei cittadini provenienti dalla Tunisia e aveva avuto una serie di complicanze a livello politico europeo, ma almeno era servito a proteggerli.



Che cosa si potrebbe fare di più e cosa possiamo fare noi cittadini milanesi?

 

Majorino: Per quello che riguarda l'azione dei cittadini, quello che si può fare concretamente è sostenere il percorso di accoglienza, partecipando da volontari, portando vestiti o materiale igienico-sanitario oppure, banalmente, parlarne.

Questo flusso di migranti in transito definisce una nuova categoria nelle politiche riguardanti la migrazione, una categoria che è stata rimossa perchè l'Europa e l'Italia si sono concentrate sulla problematica dell'arrivo e dell'accoglienza stabile e strutturale o del respingimento. Noi oggi, invece, stiamo intercettando una tipologia inedita che deriva dal fatto che la migrazione non è influenzata - come si dice spesso - da quel che succede “al di là” del Mediterraneo, ma da quello che succede “al di qua”: cioè, i Paesi in crisi della vecchia Europa non sono più attrattivi per i migranti, ma dai Paesi in crisi i migranti devono passare. Questo svela l'inappropriatezza delle norme e delle regole che accompagnano i processi di regolarizzazione e integrazione in Europa e,quindi, chiama anche la necessità di azioni differenti oppure chiama il fatto che le poche norme esistenti e utili vengano effettivamente utilizzate.

I cittadini possono parlare di tutto questo e togliere dal cono d'ombra i profughi in transito dai nostri Paesi che rischiano - proprio perchè l'invisibilità si accompagna con l'assenza di scelte politiche - di non essere accompagnati nel loro itinerario di speranza.

 

Sarfatti: C'è un principio normativo che verrebbe incontro alla situazione che descriveva Pierfrancesco e che è stato proposto dall'Italia all'ultimo Consiglio europeo del giugno scorso, ma che non è stato accettato: si tratta del principio del “mutuo riconoscimento”, quello per cui se io vengo riconosciuto come rifugiato in uno dei Paesi Membri, ho lo stesso identico trattamento in tutti gli altri Paesi Membri. Invece oggi succede che, se vengo riconosciuto come rifugiato, posso transitare regolarmente e fare il turista, ma non sono riconosciuto come cittadino comunitario: non posso lavorare, accedere al sistema sanitario, etc.



Nel dossier sono raccolte molte voci: potete anticiparci, ad esempio, quella di Titty Cherasien o di Christopher Hein?

 

Sarfatti: Titty Cherasien racconta del suo legame emotivo, oltre che biografico, con la Siria e con i luoghi da cui proviene parte della sua famiglia. Christopher Hein, come Direttore del Consiglio italiano per i Rifugiati, fa un ragionamento più complessivo su quali siano i problemi e le sfide dell'asilo e dell'accoglienza in Italia.

 

Come verranno utilizzati i proventi del libro?


Majorino: Per l'acquisto di materiale igienico-sanitario da destinare soprattutto ai bambini.

E' stata una decisione dell'editore e noi, come autori, l'abbiamo accettata.