L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha avviato un’istruttoria nei confronti del Comune di Roma in merito ai ripetuti affidamenti diretti alla cooperativa sociale Inopera della gestione del centro di raccolta denominato “Best House Rom”.
L’intervento dell’Autorità guidata da Raffaele Cantone giunge come risposta a un esposto presentato alla stessa Autorità il 3 febbraio 2015 dall’Associazione 21 luglio, che ha denunciato sia le condizioni strutturali del centro sia la mancanza di trasparenza nelle modalità di affidamento diretto dal Comune alla cooperativa Inopera.
Il Best House Rom, situato in via Visso 12/14, nella periferia orientale della Capitale, è un capannone industriale classificato, secondo la visura dell'Agenzia del Territorio, nella categoria C/2, la stessa riservata ai locali utilizzati per il deposito delle merci. Non potrebbe, dunque, ospitare delle persone. Vi vivono, in condizioni precarie, alcune centinaia di rom all’interno di spazi angusti, in veri e propri «loculi» – come denunciato dal presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi lo scorso gennaio, in occasione di una visita alla struttura organizzata dall’Associazione 21 luglio - privi di finestre e punti luce per il passaggio dell’aria e della luce naturale.
La struttura è stata inaugurata a luglio 2012 quando, con determinazione dirigenziale n. 3233 del 9 luglio 2012, firmata dall’allora Direttore del Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma Angelo Scozzafava, arrestato in seguito all’inchiesta su Mafia Capitale, il Comune ha affidato in maniera diretta alla cooperativa Inopera il servizio di accoglienza di circa 300 rom sgomberati dall’insediamento di via del Baiardo e di altri rom provenienti dal campo di Castel Romano.
La gestione del centro, nato con carattere temporaneo, è stata prolungata fino ad oggi mediante una serie di determinazioni dirigenziali che hanno confermato i ripetuti affidamenti diretti, di durata breve, alla stessa cooperativa Inopera. A dicembre 2013, nella struttura sono stati spostati anche i 137 rom provenienti dal “villaggio attrezzato” di via della Cesarina e altre persone vittime di sgomberi forzati.
Nel solo 2014, il Best House Rom è costato circa 2,8 milioni di euro, pari a una spesa di 650 euro al mese per ogni ospite, mentre per una singola famiglia, dalla nascita del centro, il Comune ha speso oltre 150 mila euro. Il 93% delle risorse, inoltre, è usato per la sola gestione della struttura mentre nulla è destinato all’inclusione sociale di uomini, donne e bambini.
Nell’avviare l’istruttoria, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha chiesto al Comune di Roma una giustificazione circa i reiterati affidamenti diretti di breve durata alla cooperativa Inopera nonché circa la mancanza di una opportuna pubblicazione a livello comunitario degli stessi affidamenti, contravvenendo così al principio di trasparenza.
L’Autorità ha quindi domandato al Comune di fornire informazioni dettagliate sui requisiti richiesti alla cooperativa Inopera per la gestione del servizio di accoglienza e sulle autorizzazioni in materia urbanistica, edilizia, di igiene, sicurezza e prevenzione incendi. Infine, ha richiesto un elenco delle verifiche della corretta esecuzione della prestazione da parte della cooperativa.
«L’apertura del fascicolo da parte dell’Autorità Anticorruzione rappresenta l’ennesima scure su un luogo, privo dei requisiti strutturali, dove si violano sistematicamente i diritti umani di uomini, donne e bambini», afferma l’Associazione 21 luglio che auspica l’immediata chiusura e superamento del Best House Rom.
A gennaio 2015 l’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese aveva definito la struttura «un mostro», promettendone la chiusura entro due mesi. Qualche mese dopo, lo scorso maggio, lo stesso Assessore aveva pubblicamente annunciato che, con la fine della scuola, sarebbe stata individuata una soluzione alternativa per almeno cinque famiglie residenti nel centro di raccolta. A nulla di tutto ciò, ad oggi, è seguito un riscontro nella realtà.
Nel frattempo, il 29 maggio 2015, nell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari, che aveva scandito l’inizio dell’azione denominata “Mafia Capitale 2”, la cooperativa Inopera emergeva nelle intercettazioni e nei dialoghi con altre realtà ora indagate nell’inchiesta.
«Il mostro è ancora lì e continua, imperterrito, a nutrirsi dei milioni di euro che vi confluiscono in maniera poco trasparente. Sulla pelle dei rom – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio -. Non riusciamo a capacitarci del perché, nonostante i proclami dell’Amministrazione, sul Best House Rom non sia ancora stata messa la parola fine. A fronte dell’immobilismo istituzionale non ci resta che confidare nella scure dell’Ufficio guidato da Raffaele Cantone e nell’assestamento del colpo decisivo a questa vergogna capitale». |
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"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
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giovedì 9 luglio 2015
L'Autorità anticorruzione apre istruttoria sul Best House ROM
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giovedì 2 luglio 2015
La Grecia, l'Europa e noi: intervista a Margherita Dean, giornalista greca
L'Associazione
per i Diritti Umani ha posto alcune domande alla giornalista
Margherita Dean, che vive e lavora ad Atene, per capire con lei cosa
sta accadendo in Grecia, dopo le lezioni di Alexis Tsipras, e quale
può essere l'apporto del nuovo governo per l'Europa e, quindi,
anche per l'Italia.
Ringraziamo
moltissimo Margherita Dean per la sua disponibilità.
La
Grecia ha attraversato una delle crisi più gravi degli ultimi
tempi: quali sono le conseguenze per la popolazione?
Le
conseguenze sono state: l'impoverimento, con tagli agli stipendi e
alle pensioni, che sono arrivati fino al 40% sia nel settore privato
sia in quello pubblico. Al momento lo stipendio minimo garantito,
nel privato, è di 560 euro e il nuovo governo vorrebbe portarlo a
760 euro; inoltre, ci sono stati la deregulation dei contratti di
lavoro e l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni e questo ha
comportato l'allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Nella
sola Atene i nuovi “senza casa” sono 30mila e gli altri hanno
dovuto mettere mano ai loro risparmi; è aumentata molto anche la
pressione fiscale e l'ultimo caso è stato quello della tassa sulla
prima casa (ENFIA) che ha considerato i valori catastali
dell'immobile quando, invece, quei valori non hanno più alcun
contatto con la realtà perchè, in alcuni casi, sono molto più
alti rispetto al valore reale. C'è stato, quindi, un ribaltamento
totale rispetto alla situazione pre-crisi.
La
disoccupazione ha toccato il 27% e ora tenderebbe a stabilizzrasi
sul 26% con gli under 256 che sono disoccupati in una percentuale di
65 su 100, senza contare i 300mila laureati che sono andati via
dalla Grecia, in cerca di fortuna all'estero.
Ma c'è
stata davvero una piccola ripresa?
E' una
ripresa sulla carta, dovuta ai meccanismi di scrittura del bilancio.
La ripresa si è vista nel settore turistico, ma se ci sono quei
tassi di disoccupazione di cui abbiamo parlato prima, è improbabile
parlare di ripresa. Non bisogna dimenticare poi che, stando agli
accordi precedenti a quello dello scorso 20 febbraio 2015 con la
Troika, la Grecia avrebbe dovuto presentare un avanzo primario
determinato che strozza tutto il resto.
In Grecia, inoltre, non c'era una
base produttiva solida di partenza: è sempre stata un'economia
fatiscente, un po' di servizio, e questa è una distorsione come lo
è anche quella dei cartelli che sembrerebbe che il nuovo governo
voglia mettere al palo.
In che
modo Tsipras può far cambiare direzione alla Grecia e all'Europa?
Il
nuovo governo sta andando una bozza di riforme strutturali, basate
sulla lotta all'evasione fiscale e alla corruzione (che a un'impresa
costa il 12%), sulla lotta ai cartelli e al contrabbando,
soprattutto di carbuti. Un'altra misura sarebbe quella di rendere
funzionale l'apparato pubblico e amministrativo. Infine, ma non meno
importante, c'è da ricostruire lo Stato sociale, ma sarà difficile
farlo senza i creditori. Gli intenti ci sono: per esempio, è nato
il Ministero della Ricostruzione Produttiva, con cui il governo
vorrebbe ripensare tutto il modello produttivo greco.
Per
quanto riguarda l'Europa: la Grecia, all'inzio, era veramente sola.
Negli ultimi tempi c'è stata una timida apertura da parte, ad
esempio, di Francia e Italia, ma nessuno ha veramente ancora fiducia
nel governo greco.
Secondo
me bisogna sperare nella Commissione europea perchè Juncker,
conservatore e profondamemte europeista, ha ammesso l'errore nella
gestione della crisi greca. Ha, infatti, affermato: “Abbiamo
lasciato fare la Troika” che è un organismo non istituzionale
che, però, ha fatto politica, attuando imposizioni alla Grecia,
senza un controllo. C'è anche una bella immagine che vorrei
ricordare: la prima volta che Tsipras ha incontrato Juncker a
Bruxelles, Juncker lo ha preso per mano...
Probabilmente
tutti si stanno rendendo conto che se non si tratta con Tsipras, si
finirà per trattare con Marine Le Pen.
Quali
sono i motivi dell'alleanza con gli indipendenti greci e l'apertura
verso Anel?
I greci
erano già preparati a questo: in campagna pre-elettorale gli
indipendenti hanno fatto addirittura uno spot pubblicitario con un
trenino in cui il conducente era il piccolo Alexis, ma il capo degli
Anel sarebbe stato quello che lo avrebbe supportato.
Anel è
un partito di destra, ultranazionalista, ma il punto di contatto è
la retorica, l'ideologia contro l'austerità (e lì si possono
incontrare tutti).
A
sinistra, Tsipras non trova nessuno perchè il Partito comunista ha
commentato la riunione con l'eurogruppo allo stesso modo di Alba
dorata, quindi c'è una chiusura totale.
In
questa situazione il capo degli indipendenti ha ottenuto il
Ministero della Difesa che è un ministero abbastanza isolato: è
vero che c'è anche la Nato, ma il Ministro degli Esteri è appena
stato in Russia e in Cina. Questo dimostra che la Grecia si sta
muovendo e non dialoga solo con il resto dell'Europa. La posizione
geopolitica della Grecia è importante (vedi Libia, Ucraina...) e
questo dovrebbe far riflettere.
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martedì 14 gennaio 2014
Essere stranieri in Europa, oggi
Due giovani registi, Tiziano Pierulivo e Dario Sajeva, livornesi, emigrano a Bologna per studiare e poi all'estero per lavorare. Hanno deciso, quindi, di realizzare un'indagine - in forma di documentario - per capire cosa significhi essere stranieri oggi in Europa.
Il lavoro si intitola Chi è lo Strani€uro? e propone la testimonianza di 46 persone provenienti da 30 Paesi diversi e che vivono in tre città: Bologna, Toulouse e Amsterdam.
Girato in tre lingue, il film suggerisce la riflessione a partire da alcune temi di grande attualità: le politiche sull'immigrazione, le forme - più o meno sottili - di razzismo nelle nostre società, la situazione dei nuovi italiani: tutto questo e molto altro nell'intervista ai due filmmakers che abbiamo realizzato per voi.
Ringraziamo tantissimo Tiziano Pierulivo e Dario Sajeva.
Come è nato questo progetto?
TIZIANO: L’idea del progetto è nata in una gelida notte di Febbraio ad Amsterdam, io mi ero trasferito da un anno in Olanda mentre Dario era in procinto di lasciare l’Italia e trasferirsi in Francia.
Discutevamo della scelta che avevamo fatto nella vita di lasciare l’Italia e facevamo considerazioni più generali sulla condizione dell’immigrato. Ricordavamo gli amici e i nostri incontri con persone straniere, durante la nostra esperienza universitaria a Bologna.
La conversazione iniziata alle 18.00 è finita alle 6.00 del mattino.
E un po’ la voglia di lavorare insieme, ci conosciamo da 12-13 anni, e il desiderio di dare forma alle nostre considerazioni, con non poche criticità, decidemmo di intraprendere questo progetto. Scegliemmo di ambientare il film nelle città che avevano fatto parte del nostro percorso: Bologna, Amsterdam e Toulouse.
Bologna, Toulouse, Amsterdam: quali sono state le risposte ricorrenti dei vostri intervistati alla domanda di base del vostro film: Cosa significa essere stranieri, oggi, in Europa”?
DARIO: Tutti i nostri intervistati ci hanno risposto che prima di tutto essere uno straniero “c'est dur”, “it's hard”, è difficile. Per tanti motivi, che ora proverò a spiegare.
Però abbiamo trovato anche qualcuno che si è sentito più facilmente benaccetto, perché?
È più facile sentirsi benaccetto quando si è europei e non si devono fare le trafile dei documenti alle questure e prefetture del paese dove si vive, o anche se nati in Colombia, Argentina o Zimbabwe ma si ha una doppia cittadinanza europea ereditata dai parenti.
Essere stranieri ha a che vedere con diversi piani della vita di una persona.
Un piano di appartenenza: sentirsi parte di un gruppo, ma anche sentirsi al “posto giusto” nel mondo, avere una “casa”. Qual è il legame di appartenenza con il paese di cui abbiamo la nazionalità? Se il patriottismo ha portato alle guerre mondiali, al capitalismo e alla sparizione dei confini economici, oggi appare chiaro che i confini attuali politici e sociali sono e vanno messi in discussione verso un senso di appartenenza più ampio.
Purtroppo questo senso ampio, che potremmo chiamare “cosmopolitismo”, molte persone non lo conoscono. Ma accade anche l'inverso, cioè di sentirsi stranieri a casa propria, ad esempio alle seconde generazioni.
Ma essere stranieri è anche, e soprattutto, un discorso politico, di documenti e permessi in regola e per tutti coloro che lo hanno provato, dipendere da un pezzo di carta è assurdo e avvilente.
Di etichettamento: sei nero quindi sei straniero qua in occidente. Non importa se hai il passaporto italiano, sei straniero.
Infine essere stranieri è anche uno “state of mind”: un'apertura mentale, una voglia di scoprire e andare oltre i confini del mondo che conosci già, uno sguardo sul mondo largo, che include differenze e riesce ad accostare vite e società diverse, un modo di vivere proiettato verso il futuro. Un “nuovo” essere umano.
Entriamo maggiormente nello specifico. Puoi spiegarci, brevemente, quali sono le differenze riguardo alle politiche sull'immigrazione, nei tre Stati in cui avete viaggiato?
TIZIANO: L’Italia storicamente è il paese che fra i tre, a livello legislativo, ha le problematiche più evidenti. E la legge Bossi-Fini ne è una testimonianza. Questa legge si può definire senza mezzi termini un abominio. Il reato di clandestinità è inconcepibile a livello ideologico, morale e pratico, visto il sovraffollamento delle carceri italiane.
Ad esempio l’Olanda e la Francia, a differenza dell’Italia, hanno dovuto affrontare la questione annessa alle proprie colonie: vedi Antille, Suriname, Nuova Caledonia, ecc.
Negli ultimi anni l’Olanda, in passato famosa per le proprie politiche favorevoli ad una buona integrazione, ha avviato politiche molto restrittive per gli immigrati extra-europei. Tagliando quasi completamente il Welfare destinato alle politiche di integrazione.
Una pazzia se si pensa che ad Amsterdam più del 50% della popolazione non è olandese.
DARIO: In tutti e tre questi paesi europei si possono e devono fare passi avanti. Il piano legislativo dipende dalla storia recente, passata e dalla composizione sociale di un paese.
Anziché fare un elenco di norme o leggi specifiche, invito tutti gli interessati a cercarle in rete; si trovano facilmente su Wikipedia in francese e inglese. Oggi l'informazione è alla portata di tutti coloro che hanno accesso alla rete.
A proposito delle cosiddette “seconde generazioni”: quali sono i sentimenti che accomunano le ragazze e i ragazzi che appartengono a due culture diverse, di fronte alla domanda: “Chi sono io”?
DARIO: Le seconde generazioni sono un “ponte” tra due paesi, due culture, due lingue. I ragazzi e le ragazze che nascono in un paese diverso da quello dei genitori sono obbligati a trovare delle soluzioni personali di convivenza tra due mondi tenendo un piede in uno e uno nell'altro. Questo genera spesso una fase di spaesamento, non ho “una” nazionalità, non ho “una” origine, non ho “una” identità quindi non sono nulla e nessuno. Quando si supera questa fase, ci si sente 50% e 50%, poi 100% e 100%, una persona al 200%!
Le domande e le soluzioni personali per integrare le diversità culturali non sono necessariamente valide per tutti, ma è senza dubbio grazie a queste esperienze se possiamo migliorare il dialogo e la convivenza tra culture diverse.
Quali potrebbero essere le soluzioni per favorire l'inte(g)razione ?
TIZIANO: Prima di tutto una legislazione chiara e rispettosa dei diritti umani in tema d’immigrazione e diritti per la cittadinanza, uniforme in tutti i paesi del mondo, o almeno negli stati della Comunità Europea.
Secondo punto fondamentale sono i soldi che si vogliono investire. Per fare informazione fin dalle scuole dell’infanzia sull’importanza di conoscere e sperimentare culture diverse, per accedere a corsi di lingua gratuiti, centri di aggregazione culturale, giornate di incontro, ecc...
Purtroppo ultimamente sia in Italia, che Francia ed Olanda gli investimenti scarseggiano.
Facciamo un piccolo esempio: in Olanda dal dopoguerra fino agli anni '90, l’immigrato aveva facilmente accesso a dei fondi statali che gli permettevano di aprire circoli-associazioni culturali di quartiere. Contemporaneamente gli veniva offerto un corso completamente gratuito di olandese (addirittura fino al livello universitario). Questo permetteva ad un immigrato di lavorare, anche con lavori qualificati, integrarsi nella società olandese e allo stesso tempo avere la possibilità di frequentare un luogo nel quale esprimere la propria cultura di appartenenza.
In tempi di recessione economica il governo olandese a reso impossibile accedere a questi fondi ed i corsi di lingua gratuiti di olandese stanno diminuendo, se non scomparendo.
Come paradosso la conoscenza dell’olandese sui posti di lavoro viene maggiormente richiesta rispetto al passato.
Nonostante tutto rispetto all’Italia, l’Olanda ed Amsterdam in particolare, rimangono un modello da seguire.
In Europa si avverte ancora una paura nei confronti degli stranieri? E in Italia? E, nel caso affermativo, quali sono le motivazioni con cui si giustifica tale paura?
TIZIANO: La paura dello straniero è sempre presente. Non dimentichiamoci le spinte nazionaliste che sia l’Olanda con Wilders, la Francia con la Le-Pen e l’Italia con La Lega-Nord hanno vissuto o stanno vivendo.
L’Italia, anche dalle testimonianze raccolte nel nostro documentario, risulta un paese generalmente ostile nei confronti degli stranieri. Numerose negli anni sono state le campagne strumentali contro precise etnie: penso agli albanesi, romeni, marocchini, ecc...
In Italia, pur avendo l’attenuante di avere l’immigrazione più “giovane” rispetto a Francia e Olanda, l’ignoranza in materia è sconcertante. Il motivo è una scarsa sensibilità da parte delle istituzioni italiane e della società tout court.
Basti pensare che a Bologna nel 2013 il preside di un istituto ha proposto classi differenziate per stranieri e italiani.
La paura verso gli immigrati, come spesso accade, viene giustificata con concetti populisti, nazionalisti e razzisti, che storicamente in momenti di crisi, sono sempre serviti per spostare l’attenzione della popolazione dai reali problemi.
DARIO: La parola straniero evoca fin dalle sue origini toni da guerra o nel migliore dei casi di scontro. Ecco la paura atavica.
Oggi siamo in una grave crisi economica e ci raccontano che la ricchezza di cui disponiamo non è abbastanza per tutti. Ecco la paura contingente.
Ma “ci rubano il lavoro” è un'affermazione ricorrente da oltre 1 secolo e mezzo.
Invece quella che è aumentata prima e dopo la crisi è la disuguaglianza sociale. Il famoso 1% che guadagna più del 50% del reddito.
La paura è causata dall'ignoto. L'uomo non finirà mai di provare “paura” come emozione, quello che cambierà sarà il contenuto delle sue paure.
L'Europa unita dà alla nostra generazione la grande possibilità di esplorare i confini e i paesi europei, scoprire e apprezzare le diversità delle nostre culture e cercare di consolidare il dialogo e la partecipazione verso una convivenza pacifica e proficua.
Approfittiamo di questa possibilità mantenendo uno sguardo aperto verso il mondo e smettendo di avere paura dell'altro.
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