Associazione 21 luglio: «Sono circa 17.000 i minori rom in emergenza abitativa in Italia. Verso di essi amnesia delle istituzioni»
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Nel nostro Paese, circa 17 mila bambini e adolescenti rom continuano a vivere in condizioni di grave disagio abitativo, igienico e sanitario, vittime di discriminazione ed emarginazione.
Lo denuncia l’Associazione 21 luglio in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra domani per ricordare l’adozione, il 20 novembre 1989, della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La questione abitativa dei rom in Italia, che continua ad essere affrontata dalle istituzioni attraverso approcci discriminatori e basati su una visione emergenziale, è alla radice del profondo disagio che caratterizza il presente e il futuro dei bambini e adolescenti rom. Oggi, infatti, nel nostro Paese circa 11 mila minori rom vivono nei quasi 200 insediamenti formali, ovvero creati e gestiti dalle istituzioni, mentre più di 6.000 risiedono in insediamenti informali costituiti da tende e baracche. Un numero in costante aumento per effetto di politiche non lungimiranti e inefficaci, che tendono non a risolvere ma ad aggravare la problematica, reiterando le ormai consolidate dinamiche dell’esclusione sociale.
Una delle conseguenze più evidenti delle condizioni abitative in cui vivono i minori rom è quella legata alle “malattie della povertà” che si declina, nella vita del bambino o dell’adolescente, nelle cosiddette “patologie da ghetto”. La vita nel ghetto incide fortemente sull’aspettativa di vita dei minori rom, che risulta mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione.
La condizione abitativa ha inoltre un impatto negativo sul percorso scolastico dei minori rom, caratterizzato dall’abbandono e da una frequenza discontinua. Chi vive nei cosiddetti “campi nomadi” avrà possibilità prossime allo 0 di accedere ad un percorso universitario, mentre quelle di poter frequentare le scuole superiori non supereranno l’1%. In 1 caso su 5, del resto, il minore rom abitante del “campo” non inizierà mai il percorso scolastico.
Ad incidere sul disagio dei bambini e degli adolescenti rom vi è infine la questione degli sgomberi forzati degli insediamenti informali, che hanno conseguenze drammatiche sulla vita dei minori e rendono ancora più vulnerabili le loro famiglie, spostandole da una parte all’altra della città.
Particolare preoccupazione suscita l’impennata di sgomberi forzati registratisi nella Capitale in seguito all’annuncio del Giubileo della Misericordia da parte di Papa Francesco: sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale che l’Associazione 21 luglio ha voluto portare all’attenzione della pubblica opinione attraverso il lancio della campagna #PeccatoCapitale, una raccolta firme per chiedere alle autorità capitoline una moratoria sugli sgomberi forzati alla quale hanno già aderito 25 associazioni e personaggi noti come Roberto Saviano, Gad Lerner, Ascanio Celestini, Piotta, Sabina Guzzanti e Padre Alex Zanotelli.
Malgrado lo sgombero forzato di un insediamento, così come l’allontanamento di un minore rom dalla famiglia naturale, venga giustificato dal “superiore interesse del minore”, spesso si rileva dietro queste azioni un carattere di sproporzionalità che porta a compromettere, talvolta in maniera irrimediabile, una condizione familiare e sociale già difficile dalla nascita.
«Nonostante il drammatico quadro – afferma l’Associazione 21 luglio – le amministrazioni locali e nazionali sembrano muoversi in una direzione contraria alla risoluzione della problematica del disagio dei bambini e degli adolescenti rom in Italia. Anche nella Giornata che verrà celebrata domani, sembra essere l’amnesia la vera protagonista delle politiche che si continuano a mettere in atto. Costruzione di nuovi “campi”, azioni di sgombero, politiche scolastiche differenziate, discorsi d’odio e di discriminazione: questo è il leitmotiv che anche oggi condiziona il futuro dei minori rom. Bambini e giovani che rappresentano la cartina di tornasole della civiltà e del livello di democrazia del nostro Paese che predilige nascondere le problematiche sotto il tappeto ed affrontare all’insegna dell’emergenza una questione che meriterebbe riflessione e programmazione nel lungo periodo».
Per approfondire:
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"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
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lunedì 30 novembre 2015
I minori Rom in emergenza abitativa
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lunedì 10 agosto 2015
Contro la retorica dell'odio
«Ma voi
lo sapevate che esiste un "Osservatorio nazionale sui discorsi
d'odio nei confronti di ROM e Sinti" dell'Associazione 21
luglio? E che hanno contato ben 183 casi di "discorsi di odio"
contro tali comunità in Italia, nei primi sei mesi del 2015? E che
affermano che "l'antiziganismo in Italia resta una piaga
pericolosa, una minaccia reale per una società democratica"?
RUSPA...».
Così,
questa mattina, dalla sua pagina Facebook
e dal suo profilo Twitter,
il segretario della Lega ed europarlamentare Matteo Salvini
ha rincarato la dose dell’ostilità contro i rom e i sinti
in Italia, ha rievocato la ruspa e ha scatenato
commenti e tweet negativi da parte dei suoi fans e followers.
L’Associazione
21 luglio non è preoccupata dall’essere chiamata in causa in modo
diretto dal leader leghista, né tantomeno dal suo tentativo di
sminuire le attività di ricerca e di monitoraggio
condotte dall’Osservatorio. Quello che, ancora una volta, mette in
allarme l’Associazione è infatti la reiterazione,
da parte di Matteo Salvini, di un atteggiamento che
predilige la disinformazione ai dati e alle statistiche,
che parla alla pancia del suo pubblico piuttosto che
alla loro testa, che offre slogan basati su stereotipi e pregiudizi
piuttosto che una chiave di lettura efficace della realtà.
Questo atteggiamento, inoltre, reca in sé il concreto rischio di
contribuire ad alimentare e sedimentare, nell’opinione pubblica,
l’antiziganismo, il sentimento di odio nei confronti di rom e
sinti.
Alla retorica e alle ruspe di Salvini, pertanto, l’Associazione 21
luglio continuerà ad opporre le sue ricerche scientifiche, i suoi
report, le sue statistiche e la voce e le testimonianze dei rom e
sinti che vivono nel nostro Paese, circa 170 mila persone che
rappresentano lo 0,25% della popolazione che vive in Italia, una
delle percentuali più basse tra i Paesi europei.
Come menzionato da Salvini nei
suoi post odierni, il rapporto
semestrale 2015 dell’Osservatorio nazionale
sui discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti dell’Associazione
21 luglio (periodo di riferimento 1 gennaio – 15 luglio 2015) ha
rilevato, in Italia, una media di quasi un episodio al giorno
di discorsi d’odio contro rom e sinti, nella maggior parte
dei casi ad opera di esponenti politici.
Oltre la metà degli episodi
rilevati (105 su 183) sono classificati come “gravi”,
vale a dire casi di incitamento all’odio e discriminazione,
che evidenziano le forme più significative di razzismo antirom.
L’ultimo
rapporto annuale sul monitoraggio
dell’Osservatorio 21 luglio (16 maggio 2013 – 15 maggio 2014),
effettuato su 129 fonti (tra cui quotidiani nazionali e locali,
cartacei e on line, agenzie stampa e social media) aveva invece
portato alla luce 428 casi complessivi di discorsi d’odio verso rom
e sinti, 1,17 casi in media al giorno.
Secondo i dati del rapporto, il
79% delle segnalazioni di discorsi d’odio
complessivi si riconduce a dichiarazioni, diffuse attraverso gli
organi di informazione, di esponenti politici. Di
questi, il 70% risulta appartenente a partiti di destra e
centro-destra, con un 28% riferito esclusivamente alla Lega
Nord.
Se Matteo Salvini, anche
attraverso i suoi post odierni, sembra voler sminuire l’importanza
e la pericolosità sociale dell’antiziganismo, il
fenomeno desta invece notevole preoccupazione agli occhi di diversi
organismi internazionali.
A settembre 2013 il Comitato
delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione
Razziale (CERD) ha diffuso una Raccomandazione Generale sui
discorsi d’odio, definendoli «una forma di discorso diretto verso
l’altro che rigetta i principi fondamentali dei diritti umani quali
la dignità umana e l’uguaglianza e mira a degradare la condizione
di gruppi e individui agli occhi della società». Il CERD ha quindi
invitato gli Stati parte «a dedicare la dovuta attenzione a
tutte le manifestazioni di discorsi d’odio di stampo razzista e
adottare misure efficaci per combatterli». L’antiziganismo,
secondo lo Special Rapporteur per le minoranze dell’Onu,
comprende anche i forti pregiudizi e stereotipi verso i rom, che
conducono a etichettare queste comunità come criminali, aggressive o
come parassiti nella società.
Raccomandazioni e richiami,
questi, basati su analisi e rapporti, dati, statistiche e
informazioni, alle quali l’europarlamentare continua a rispondere
con la rievocazione della «Ruspa».
L’Associazione 21 luglio
rinnova la propria preoccupazione per l’assenza, in Italia, di
strumenti dissuasivi efficaci per arginare tali derive del
discorso politico, rendendosi così terreno fertile per la
diffusione dei discorsi d’odio e ritardando il momento in cui
l’utilizzo della retorica dell’odio nelle sue diverse
declinazioni smetterà di essere proficua e comporterà anzi un caro
prezzo da pagare, ad esempio in termini di isolamento
politico.
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giovedì 9 luglio 2015
L'Autorità anticorruzione apre istruttoria sul Best House ROM
L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha avviato un’istruttoria nei confronti del Comune di Roma in merito ai ripetuti affidamenti diretti alla cooperativa sociale Inopera della gestione del centro di raccolta denominato “Best House Rom”.
L’intervento dell’Autorità guidata da Raffaele Cantone giunge come risposta a un esposto presentato alla stessa Autorità il 3 febbraio 2015 dall’Associazione 21 luglio, che ha denunciato sia le condizioni strutturali del centro sia la mancanza di trasparenza nelle modalità di affidamento diretto dal Comune alla cooperativa Inopera.
Il Best House Rom, situato in via Visso 12/14, nella periferia orientale della Capitale, è un capannone industriale classificato, secondo la visura dell'Agenzia del Territorio, nella categoria C/2, la stessa riservata ai locali utilizzati per il deposito delle merci. Non potrebbe, dunque, ospitare delle persone. Vi vivono, in condizioni precarie, alcune centinaia di rom all’interno di spazi angusti, in veri e propri «loculi» – come denunciato dal presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi lo scorso gennaio, in occasione di una visita alla struttura organizzata dall’Associazione 21 luglio - privi di finestre e punti luce per il passaggio dell’aria e della luce naturale.
La struttura è stata inaugurata a luglio 2012 quando, con determinazione dirigenziale n. 3233 del 9 luglio 2012, firmata dall’allora Direttore del Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma Angelo Scozzafava, arrestato in seguito all’inchiesta su Mafia Capitale, il Comune ha affidato in maniera diretta alla cooperativa Inopera il servizio di accoglienza di circa 300 rom sgomberati dall’insediamento di via del Baiardo e di altri rom provenienti dal campo di Castel Romano.
La gestione del centro, nato con carattere temporaneo, è stata prolungata fino ad oggi mediante una serie di determinazioni dirigenziali che hanno confermato i ripetuti affidamenti diretti, di durata breve, alla stessa cooperativa Inopera. A dicembre 2013, nella struttura sono stati spostati anche i 137 rom provenienti dal “villaggio attrezzato” di via della Cesarina e altre persone vittime di sgomberi forzati.
Nel solo 2014, il Best House Rom è costato circa 2,8 milioni di euro, pari a una spesa di 650 euro al mese per ogni ospite, mentre per una singola famiglia, dalla nascita del centro, il Comune ha speso oltre 150 mila euro. Il 93% delle risorse, inoltre, è usato per la sola gestione della struttura mentre nulla è destinato all’inclusione sociale di uomini, donne e bambini.
Nell’avviare l’istruttoria, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha chiesto al Comune di Roma una giustificazione circa i reiterati affidamenti diretti di breve durata alla cooperativa Inopera nonché circa la mancanza di una opportuna pubblicazione a livello comunitario degli stessi affidamenti, contravvenendo così al principio di trasparenza.
L’Autorità ha quindi domandato al Comune di fornire informazioni dettagliate sui requisiti richiesti alla cooperativa Inopera per la gestione del servizio di accoglienza e sulle autorizzazioni in materia urbanistica, edilizia, di igiene, sicurezza e prevenzione incendi. Infine, ha richiesto un elenco delle verifiche della corretta esecuzione della prestazione da parte della cooperativa.
«L’apertura del fascicolo da parte dell’Autorità Anticorruzione rappresenta l’ennesima scure su un luogo, privo dei requisiti strutturali, dove si violano sistematicamente i diritti umani di uomini, donne e bambini», afferma l’Associazione 21 luglio che auspica l’immediata chiusura e superamento del Best House Rom.
A gennaio 2015 l’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese aveva definito la struttura «un mostro», promettendone la chiusura entro due mesi. Qualche mese dopo, lo scorso maggio, lo stesso Assessore aveva pubblicamente annunciato che, con la fine della scuola, sarebbe stata individuata una soluzione alternativa per almeno cinque famiglie residenti nel centro di raccolta. A nulla di tutto ciò, ad oggi, è seguito un riscontro nella realtà.
Nel frattempo, il 29 maggio 2015, nell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari, che aveva scandito l’inizio dell’azione denominata “Mafia Capitale 2”, la cooperativa Inopera emergeva nelle intercettazioni e nei dialoghi con altre realtà ora indagate nell’inchiesta.
«Il mostro è ancora lì e continua, imperterrito, a nutrirsi dei milioni di euro che vi confluiscono in maniera poco trasparente. Sulla pelle dei rom – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio -. Non riusciamo a capacitarci del perché, nonostante i proclami dell’Amministrazione, sul Best House Rom non sia ancora stata messa la parola fine. A fronte dell’immobilismo istituzionale non ci resta che confidare nella scure dell’Ufficio guidato da Raffaele Cantone e nell’assestamento del colpo decisivo a questa vergogna capitale». |
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mercoledì 8 aprile 2015
Giornata Internazionale dei rom e sinti: l'Associazione 21 luglio presenta il primo rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia
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giovedì 4 dicembre 2014
Leroy Merlin fa un passo indietro sul ghetto rom
A seguito del nostro articolo sulla battaglia riguardo al ghetto rom e l'azienda Leroy Merlin, pubblichiamo con piacere il risultato della battaglia e ringraziamo l'Associazione 21 luglio.
L’Associazione
21 luglio accoglie con grande soddisfazione la disponibilità di
Leroy Merlin a valutare eventuali modifiche -
disposte dal Comune di Roma - al progetto che prevede la
costruzione di un nuovo campo per soli rom in sostituzione
di quello esistente in località “La Barbuta”. La decisione della
multinazionale giunge a pochi giorni dall’annuncio del sindaco
Ignazio Marino che nel programma tv Anno Uno aveva
escluso l’ipotesi del nuovo campo.
In riferimento al progetto, la
multinazionale del bricolage ha confermato «la propria disponibilità
a realizzare opere di pubblica utilità, nell’ambito di tale
progetto, finalizzate, tra l’altro, a cercare soluzioni costruttive
ed alternative alla situazione attuale in cui versano i beneficiari
finali di tali opere, nel rispetto di tutte le norme di Legge e degli
standard internazionali sui Diritti Umani».
La decisione di Leroy Merlin è
stata presa in seguito a un dialogo sereno e costruttivo
intercorso nelle scorse settimane tra l’Associazione e i dirigenti
della multinazionale del bricolage.
L’Associazione 21 luglio
considera pertanto chiusa la Campagna “Leroy
Merlin: un campo rom è un ghetto. Non costruirlo!”
lanciata lo scorso 4 novembre per chiedere alla multinazionale di non
sporcarsi la faccia e di non farsi coinvolgere dal
Comune di Roma nella costruzione dell’ennesimo ghetto per soli rom
nella Capitale.
«Non abbiamo mai avuto dubbi
circa la buona fede e i valori incentrati sulla persona che
caratterizzano l’azienda Leroy Merlin. Ma avevamo bisogno di
mettere in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione, compresa
una campagna di pressione pubblica, per convincere la
multinazionale ad ascoltare la nostra voce e quella delle centinaia
di persone che hanno aderito all’azione», afferma
l’Associazione 21 luglio.
Con la Campagna, l’Associazione
21 luglio ha voluto mettere al corrente la pubblica opinione circa le
violazioni dei diritti umani, soprattutto dei bambini, che
la costruzione di un nuovo campo rom a Roma avrebbe comportato. I
campi rom – denuncia da tempo l’Associazione 21 luglio - sono
un’anomalia tutta italiana, sono luoghi di segregazione su
base etnica, che rendono impossibile l’inclusione sociale,
e vanno superati, non costruiti ex novo, come del
resto scritto nero su bianco nella Strategia Nazionale di Inclusione
dei Rom, approvata in sede europea dal Governo italiano nel febbraio
2012.
In seguito alla decisione di
Leroy Merlin che «si augura una pronta risoluzione e comunicazione
circa la destinazione di tali opere , ovvero la modificazione
dell’intervento, che spetta all’autonoma determinazione
del Comune stesso» -, la palla, ora, passa al Comune di Roma.
«Chiediamo al Comune - spiega
l’Associazione 21 luglio - di accogliere senza alcuna
esitazione la disponibilità di Leroy Merlin di valutare
possibili modifiche del progetto e di dare seguito alle
parole del sindaco Marino che il 20 novembre, in prima
serata su La7, ad Anno Uno, aveva
categoricamente escluso l’ipotesi di un nuovo
campo rom a La Barbuta affermando l’intenzione dell’amministrazione
di mettere in pratica un piano per il superamento dei campi».
«Sarebbe davvero grave se il
Comune di Roma continuasse a perseguire la politica dei campi nella
Capitale – conclude l’Associazione - specialmente in un periodo
di forti tensioni sociali alle quali è opportuno rispondere
promuovendo interventi di inclusione e mettendo una volta per
tutte la parola fine alla segregazione e alla ghettizzazione che
finora hanno caratterizzato le politiche nei confronti dei rom».
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domenica 30 novembre 2014
Primo convegno ombra sui rom
Riceviamo la seguente comunicazione dall'Associazione 21 luglio che ringraziamo.
"I rom sono qui, erano qui e rimarranno qui": si chiude Roma il primo “convegno ombra” della società civile europea rom e pro rom
Si è da poco concluso, a Roma, il primo "convegno ombra" delle organizzazioni della società civile europee rom e pro rom, ospitato dall'Associazione 21 luglio.
Gli attivisti, provenienti da vari Paesi europei, si sono radunati nella Capitale, in concomitanza con due eventi di alto livello sul tema organizzati dalla Presidenza Italiana dell'Unione europea: l’incontro dei Punti di Contatto Nazionali per l’attuazione delle Strategie di Inclusione dei rom e l’Equality Summit europeo.
Il loro obiettivo è stato quello di porre all'attenzione dei decision makers proposte alternative riguardo a politiche di inclusione sociale di rom e sinti e alla non-discriminazione.
I rom erano qui, sono qui e rimarranno qui
Questa settimana, la presidenza italiana dell’UE ha organizzato due incontri sull’eguaglianza e sui rom in Europa. Ancora una volta, questi summit sono a porte chiuse.
Nella stessa settimana, noi, leaders delle organizzazioni rom e a favore dei rom ci siamo riuniti in un meeting alternativo per esprimere le nostre esigenze.
Siamo stufi. Noi rom non vogliamo essere usati come oggetti disumanizzati dai governi e dall’UE, ma valorizzati come parte costituente nelle decisioni che hanno un impatto sulle nostre vite e sulle vite delle altre persone. Oggi, l’UE e i governi adottano politiche che sono il risultato della manipolazione di paure a lungo radicate sull’“invasione degli zingari” o sulla “criminalità degli zingari”, che aumentano il numero dei voti invece che essere basate sui valori che sono rispettati per tutte le altre persone. Noi rom rimarremo qui, siamo cittadini degli stati europei, siamo parte dell’Europa.
Siamo tutti, rom e gli altri europei, nella stessa barca. Decisioni sbagliate, corruzione e governi incapaci peggiorano la situazione per tutti i popoli d’Europa. Siamo tutti trattati come un problema sociale da sanare e non come persone con delle identità, dei diritti e del potenziale. L’arroganza di un sistema politico che si vuole la “culla della civiltà” ci ha traditi tutti. Facciamo appello a tutte le persone oppresse affinchè manifestino solidarietà, unità e forza per fermare l’ipocrisia dei governi.
giovedì 13 novembre 2014
Leroy Merlin e il ghetto Rom
L’Associazione 21 luglio lancia una campagna di pressione pubblica contro Leroy Merlin Italia. «Non costruire un nuovo campo per soli rom a Roma!»
L’Italia, “il Paese dei campi”, rischia una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea per via delle politiche abitative segregative che le autorità italiane continuano ad attuare nei confronti dei rom.
È quanto emerge da una lettera inviata dalla Direzione Generale Giustizia della Commissione Europea al Governo italiano. «La Commissione potrà decidere di avviare una procedura di infrazione ai sensi dell’art. 258 del TFUE nei confronti dell’Italia inviando una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 2000/43/CE», è la conclusione della lettera.
Nella missiva, avente per oggetto: «Richiesta di informazioni aggiuntive riguardo a questioni di alloggio dei rom in Italia ai fini della direttiva 2000/43/CE sull’uguaglianza razziale», la Commissione Europea punta il dito sulla condizione abitativa dei rom nel nostro Paese richiedendo alle autorità italiane informazioni aggiuntive. Nella lettera, la Commissione si sofferma sul “campo” per soli rom in località La Barbuta, a Roma: «I servizi della Commissione – viene comunicato – condividono le preoccupazioni espresse dal Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa circa questo tipo di “alloggio” fornito ai rom in un sito molto remoto e non accessibile, e dotato di recinti e impianti di sorveglianza. Dispositivi di “alloggio” di questo tipo risultano limitare gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli completamente dal mondo circostante e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione».
Malgrado il rischio di una procedura di infrazione paventato dall’Europa, il Comune di Roma sembra voler continuare con una politica che rafforza il “sistema campi” programmandone la progettazione e la costruzione di nuovi. Proprio nel sito La Barbuta, indicato dall’Europa come lesivo dei diritti fondamentali dei rom, potrebbe vedersi realizzata la costruzione di un nuovo “campo” per soli rom che sostituirebbe quello esistente oggi, che verrebbe così abbattuto.
Per la prima volta nel nostro Paese sarebbe una multinazionale, Leroy Merlin Italia, a farsi carico della realizzazione di un “campo rom”, grazie alla costituzione di un’Associazione temporanea di impresa (ATI) alla quale parteciperebbe anche la Comunità di Capodarco di Roma. In cambio dell’investimento, pari a 11,5 milioni di euro, interamente a carico di Leroy Merlin Italia, la multinazionale francese del bricolage riceverebbe dal Comune la concessione gratuita per 99 anni del terreno su cui oggi sorge il campo La Barbuta, per installarci così le proprie attività commerciali (vedi Rapporto “Terminal Barbuta”). Per scoraggiare la multinazionale del bricolage dal realizzare l’ennesimo ghetto per soli rom nella Capitale, oggi l’Associazione 21 luglio ha lanciato una campagna di mobilitazione pubblica e di pressione nei confronti di Leroy Merlin Italia.
«Leroy Merlin: un campo rom è un ghetto. Non costruirlo!», è l’appello dell’Associazione 21 luglio che invita cittadini e utenti del web a inviare un’email, con un semplice clic dal sito della campagna, direttamente a Leroy Merlin Italia per chiedere alla multinazionale di non sporcarsi la faccia e di non farsi coinvolgere nella creazione dell’ennesimo ghetto per rom a Roma.«Diffonderemo la campagna anche all’estero, chiederemo alle persone di condividerla sui social media e di unirsi così alla nostra battaglia per dire basta alla creazione di nuovi ghetti per soli rom», afferma l’Associazione 21 luglio.
«I “campi” sono luoghi di sospensione dei diritti umani, che rendono impossibile l’inclusione sociale, che creano disagi al resto della cittadinanza e che alimentano nella pubblica opinione un clima di ostilità verso le comunità rom. L’unica soluzione percorribile è dunque quella di superare i “campi rom”, come prevede la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom redatta dal governo italiano nel 2012. Convincere Leroy Merlin Italia a ritirare il progetto sarebbe un passo molto importante in questa direzione», conclude l’Associazione 21 luglio.
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mercoledì 22 ottobre 2014
Antiziganismo 2.0
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Le
fonti utilizzate per redigere il testo sono state: i quotidiani
nazionali e locali, cartacei e on-line, agenzie di stampa e social
media che hanno rilevato 428 casi complessivi (più di uno al
giorno): il 56,3% sono stati classificati come casi gravi di
incitamento all'odio e il restante 43,7% come discorsi stereotipati,
ovvero dichiarazioni che confermano un'immagine negativa e
penalizzante per le due minoranze.
Purtroppo
emerge, dal rapporto, che nella maggior parte dei casi i discorsi
penalizzanti sono pronunciati da esponenti politici: il 70%
appartenenti all'area di destra o di centro – destra, con un buon
28% attribuibile alla Lega Nord.
Il
monitoraggio ha riguardato tutta Italia ed è emerso anche che le
città in cui si registrano i casi più numerosi di uso di un
linguaggio poco obiettivo e corretto sono: Roma, con il 21%, Milano
con il 15%, a seguire Genova, Torino, Vicenza, Lucca.
I
responsabili dell'Associazione
21 luglio,
che ha curato il rapporto, commentano così: “ I dati del rapporto
confermano come l'antiziganismo sia una piaga altamente diffusa nel
nostro Paese, che è urgente contrastare attraverso un'azione di
denuncia e intervento nei confronti di chi si rende
irresponsabilmente promotore di discorsi d'odio, in particolar modo
se investito di una carica pubblica e/o elettiva, nei confronti di
una minoranza vulnerabile cui viene costantemente privata la
possibilità di replicare...La pericolosità di tali discorsi è
insita soprattutto nel fatto che essa rende maggiormente accettabili
se non addirittura condivisibili,da parte dell'opinione pubblica,
posizioni etreme e apertamente razziste e risulta, quindi, un terreno
fertile per un'eventuale ulteriore escalation di odio nei confronti
di rom e sinti”.
In
seguito ai dati emersi, il settore legale dell'associazione ha
intrapreso 88 azioni correttive, con 53 segnalazioni all'UNAR
(Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), 6 segnalazioni
all'Ordine dei Giornalisti e 2 all'Osservatorio per la sicurezza
contro gli atti discriminatori delle forze dell'Ordine.
venerdì 22 agosto 2014
Corso di formazione per attivisti rom e sinti

Ci è pervenuta questa
comunicazione che pubblichiamo con piacere. Può interessare
soprattutto chi vive a Roma.
Dopo l’esperienza di successo della prima edizione del Corso di formazione per attivisti rom e sinti, conclusasi lo scorso aprile con un’azione urbana di sensibilizzazione davanti al Colosseo, a Roma, ideata dagli stessi partecipanti, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) aprono le iscrizioni alla seconda edizione del Corso e invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura.
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti, finanziato con l’otto per mille della Chiesa valdese, è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Il Corso rappresenta un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee ed esperienze, spunti di dibattito e di azione per i partecipanti.
Il Corso avrà una durata complessiva di 56 ore, suddivise in lezioni frontali che forniranno ai partecipanti le nozioni base, e in laboratori, dove i concetti teorici verranno messi in pratica. Il programma comprenderà i seguenti argomenti:
1) I diritti umani: concetto, principi e strumenti;
2) La discriminazione;
3) La comunicazione: strumenti utili per gli attivisti;
4) L’attivismo: organizzare e coinvolgere la comunità;
5) Il campaigning: ideare e attuare una campagna per ottenere un cambiamento;
6) L’ advocacy: strategie di pressione sulle autorità a livello locale, nazionale e internazionale;
7) La creazione di una organizzazione/associazione rom;
8) Il diritto a un alloggio adeguato;
9) Il genere.
Lo scopo principale del Corso è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.
Nel mese di settembre 2014 i candidati selezionati parteciperanno a un primo incontro di formazione, dove verrà verificata la loro motivazione e verrà fatta un’ulteriore selezione. Tra i partecipanti a questo incontro verranno selezionati 12 corsisti che proseguiranno il percorso formativo.
Gli incontri formativi in totale saranno 4, strutturati su due giornate (un weekend al mese), da settembre a dicembre 2014 e si terranno tutti a Roma.
I costi di viaggio, vitto e alloggio per i 12 corsisti selezionati sono totalmente a carico degli organizzatori.
Al termine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e i più meritevoli avranno la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito della durata di 3 mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio a Roma. I restanti verranno assistiti e supportati nella ricerca e nella candidatura per altre posizioni di stage presso organizzazioni e/o enti.
Obiettivi del Corso
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio e dell’ERRC per sostenere e promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. Gli obiettivi primari del corso sono:
• creare consapevolezza nei giovani rom e sinti riguardo i loro diritti come individui e come parte di una minoranza;
• sviluppare le loro conoscenze sugli strumenti di protezione e promozione dei diritti umani e di lotta contro la discriminazione a livello nazionale (legislazione nazionale), regionale (Trattati Europei, altri meccanismi del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea) e internazionale (Trattati e meccanismi delle Nazioni Unite);
• rafforzare le capacità di monitoraggio, denuncia e difesa contro le violazioni dei diritti umani al fine di essere in grado di reagire immediatamente in caso di violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte;
• aumentare le abilità di mettere in pratica i concetti appresi all’interno delle organizzazioni e delle comunità;
• promuovere una rete di giovani attivisti rom e sinti in Italia che possa agire attivamente all’interno delle comunità e nei rapporti tra queste e l’esterno, sia tramite il rafforzamento dei legami con la società civile e con le organizzazioni rom/non rom, sia attraverso la creazione di azioni che coinvolgano le comunità nella lotta per i loro diritti.
Requisiti
I candidati dovranno:
• possedere una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta (il corso prevede la lettura di documenti e materiale didattico);
• avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
• possedere almeno un diploma di scuola media;
• dimostrare di essere individui attivi all’interno delle rispettive comunità;
• essere molto motivati e interessati alle tematiche trattate.
Si consiglia vivamente anche ai candidati che non dovessero soddisfare uno dei requisiti relativi all’età e alla formazione scolastica, ma che fossero molto motivati, di inoltrare la domanda di iscrizione. La loro domanda verrà comunque accettata con riserva e valutata attentamente dal comitato selezionatore.
L’Associazione 21 luglio e l’ERRC attribuiscono particolare valore e importanza alle candidature provenienti da membri delle comunità rom e sinte in Italia, in particolare ragazze e donne.
Procedura per la presentazione delle domande
I candidati dovranno presentare quanto segue per poter partecipare al Corso:
1. Modulo di iscrizione compilato - Clicca QUI;
2. Curriculum Vitae (MAX 2 Pagg);
3. Lettera di presentazione da parte di un insegnante, professore, presidente o esponente di un’organizzazione, datore di lavoro o leader religioso che sia a conoscenza del lavoro del candidato e del suo impegno nel campo dei diritti di rom e sinti. La lettera dovrà spiegare la natura della relazione con il candidato, la durata della conoscenza reciproca ed evidenziare i principali motivi che rendono il candidato adatto a partecipare al Corso di formazione per attivisti rom e sinti.
Tutte le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, dovranno essere presentate tassativamente entro il 31 agosto 2014. Si invitano cordialmente i candidati a presentare le proprie domande di partecipazione prima di tale scadenza.
Le domande di iscrizione complete dovranno essere inviate per e-mail, come allegato, all’indirizzo attivismo@21luglio.org con oggetto: Corso di formazione attivisti rom/sinti – Nome Cognome. Oppure consegnate a mano, dopo aver contattato l’Associazione 21 luglio al numero 329 7922222, entro le ore 12 del 31 agosto 2014.
Le domande di iscrizione incomplete o pervenute in ritardo NON verranno prese in considerazione.
A causa dell’alto numero di candidature normalmente riscontrate, ci scusiamo di non potere fornire una risposta individuale a tutti. Qualora non si fosse contattati nell’arco di due settimane successive alla data indicata per il termine del bando, si prega di considerare ciò quale riscontro non positivo alla candidatura stessa. Si assicura infine il rispetto del trattamento dati sensibili a norma del Decreto Legislativo 196/2003.
Dopo l’esperienza di successo della prima edizione del Corso di formazione per attivisti rom e sinti, conclusasi lo scorso aprile con un’azione urbana di sensibilizzazione davanti al Colosseo, a Roma, ideata dagli stessi partecipanti, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) aprono le iscrizioni alla seconda edizione del Corso e invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura.
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti, finanziato con l’otto per mille della Chiesa valdese, è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Il Corso rappresenta un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee ed esperienze, spunti di dibattito e di azione per i partecipanti.
Il Corso avrà una durata complessiva di 56 ore, suddivise in lezioni frontali che forniranno ai partecipanti le nozioni base, e in laboratori, dove i concetti teorici verranno messi in pratica. Il programma comprenderà i seguenti argomenti:
1) I diritti umani: concetto, principi e strumenti;
2) La discriminazione;
3) La comunicazione: strumenti utili per gli attivisti;
4) L’attivismo: organizzare e coinvolgere la comunità;
5) Il campaigning: ideare e attuare una campagna per ottenere un cambiamento;
6) L’ advocacy: strategie di pressione sulle autorità a livello locale, nazionale e internazionale;
7) La creazione di una organizzazione/associazione rom;
8) Il diritto a un alloggio adeguato;
9) Il genere.
Lo scopo principale del Corso è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.
Nel mese di settembre 2014 i candidati selezionati parteciperanno a un primo incontro di formazione, dove verrà verificata la loro motivazione e verrà fatta un’ulteriore selezione. Tra i partecipanti a questo incontro verranno selezionati 12 corsisti che proseguiranno il percorso formativo.
Gli incontri formativi in totale saranno 4, strutturati su due giornate (un weekend al mese), da settembre a dicembre 2014 e si terranno tutti a Roma.
I costi di viaggio, vitto e alloggio per i 12 corsisti selezionati sono totalmente a carico degli organizzatori.
Al termine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e i più meritevoli avranno la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito della durata di 3 mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio a Roma. I restanti verranno assistiti e supportati nella ricerca e nella candidatura per altre posizioni di stage presso organizzazioni e/o enti.
Obiettivi del Corso
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio e dell’ERRC per sostenere e promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. Gli obiettivi primari del corso sono:
• creare consapevolezza nei giovani rom e sinti riguardo i loro diritti come individui e come parte di una minoranza;
• sviluppare le loro conoscenze sugli strumenti di protezione e promozione dei diritti umani e di lotta contro la discriminazione a livello nazionale (legislazione nazionale), regionale (Trattati Europei, altri meccanismi del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea) e internazionale (Trattati e meccanismi delle Nazioni Unite);
• rafforzare le capacità di monitoraggio, denuncia e difesa contro le violazioni dei diritti umani al fine di essere in grado di reagire immediatamente in caso di violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte;
• aumentare le abilità di mettere in pratica i concetti appresi all’interno delle organizzazioni e delle comunità;
• promuovere una rete di giovani attivisti rom e sinti in Italia che possa agire attivamente all’interno delle comunità e nei rapporti tra queste e l’esterno, sia tramite il rafforzamento dei legami con la società civile e con le organizzazioni rom/non rom, sia attraverso la creazione di azioni che coinvolgano le comunità nella lotta per i loro diritti.
Requisiti
I candidati dovranno:
• possedere una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta (il corso prevede la lettura di documenti e materiale didattico);
• avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
• possedere almeno un diploma di scuola media;
• dimostrare di essere individui attivi all’interno delle rispettive comunità;
• essere molto motivati e interessati alle tematiche trattate.
Si consiglia vivamente anche ai candidati che non dovessero soddisfare uno dei requisiti relativi all’età e alla formazione scolastica, ma che fossero molto motivati, di inoltrare la domanda di iscrizione. La loro domanda verrà comunque accettata con riserva e valutata attentamente dal comitato selezionatore.
L’Associazione 21 luglio e l’ERRC attribuiscono particolare valore e importanza alle candidature provenienti da membri delle comunità rom e sinte in Italia, in particolare ragazze e donne.
Procedura per la presentazione delle domande
I candidati dovranno presentare quanto segue per poter partecipare al Corso:
1. Modulo di iscrizione compilato - Clicca QUI;
2. Curriculum Vitae (MAX 2 Pagg);
3. Lettera di presentazione da parte di un insegnante, professore, presidente o esponente di un’organizzazione, datore di lavoro o leader religioso che sia a conoscenza del lavoro del candidato e del suo impegno nel campo dei diritti di rom e sinti. La lettera dovrà spiegare la natura della relazione con il candidato, la durata della conoscenza reciproca ed evidenziare i principali motivi che rendono il candidato adatto a partecipare al Corso di formazione per attivisti rom e sinti.
Tutte le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, dovranno essere presentate tassativamente entro il 31 agosto 2014. Si invitano cordialmente i candidati a presentare le proprie domande di partecipazione prima di tale scadenza.
Le domande di iscrizione complete dovranno essere inviate per e-mail, come allegato, all’indirizzo attivismo@21luglio.org con oggetto: Corso di formazione attivisti rom/sinti – Nome Cognome. Oppure consegnate a mano, dopo aver contattato l’Associazione 21 luglio al numero 329 7922222, entro le ore 12 del 31 agosto 2014.
Le domande di iscrizione incomplete o pervenute in ritardo NON verranno prese in considerazione.
A causa dell’alto numero di candidature normalmente riscontrate, ci scusiamo di non potere fornire una risposta individuale a tutti. Qualora non si fosse contattati nell’arco di due settimane successive alla data indicata per il termine del bando, si prega di considerare ciò quale riscontro non positivo alla candidatura stessa. Si assicura infine il rispetto del trattamento dati sensibili a norma del Decreto Legislativo 196/2003.
martedì 24 giugno 2014
Segregare,concentrare,allontanare
“ Rom
e Sinti si trovano ai margini della società” ha affermato Papa
Francesco, lo scorso 5 giugno in occasione di un incontro con i
propomotori episcopali e i direttori nazionali della pastorale per i
Rom. Ed è la prima volta che che un pontefice individua nella
mancanza di alloggio una delle cause principali dello stato di
discriminazione e di segregazione in cui vivono le comunità Rom e
Sinte in Italia: il Papa ha anche sollecitato le istituzioni locali e
nazionali ad impegnarsi nel processo di inclusione di ali comuità
nel tessuto sociale. Ma, alla luce dell'ultimo rapporto silato
dall'Associazione 21 luglio,
la strada è ancora lunga.
Il
rapporto si intitola “Campi nomadi s.p.a.” (www.21luglio.org)
e in esso si individua un vero e proprio sistema, quello dei “campi”
nel quale operano 35 enti, pubblici e privati, con l'impego di oltre
400 persone. Enti e personale che usufruiscono dei finanziamenti
comunali per gestire, soltanto a Roma, otto “villaggi della
solidarietà” che di solidale hanno ben poco.
Le
comunità rom e sinte sono vittime di sgomberi continui (con le
relative conseguenze di cui abbiamo parlato in un precedente
articolo) oppure fruitori di un sistema abitativo disagiato e
parallelo, riservato loro solo su una base etnica; l'Amminsitrazione
di Roma Capitale che eroga finanziamenti pari a 16 milioni di euro; e
poi il terzo settore riceve i contributi per erogare alcuni servizi
di base all'interno degli insediamenti.
Questo
vero e proprio “sistema s.p.a.” comporta una continua violazione
dei diritti umani, ma anche un notevole dispendio economico per lo
Stato che, come si legge nelle conclusioni del rapporto scritte dal
Presidente dell'Associazione 21 luglio, Carlo Stasolla, finisce per
alimentare tre tipi di miseria:
- la
misera assistenza dei “campi nomadi”, alla quale ci si abitua e
per la qale negli anni, che la subisce ne risulta assuefatto
- la
miseria di forme contrattuali e compensi attribuiti agli operatori
sociali che lavorano nei “campi nomadi” ai quali, in tempi di
crisi, è difficile se non impossibile rinunciare
- la
miseria morale di quei rappresentanti istituzionali che negli ultimi
anni hanno costruito la propria fortuna politica giustificando, in
nome dell”emergenza nomadi”, un così alto dispendio economico a
discapito della promozione di reali percorsi di inclusione sociale.
Nel rapporto viene proposta un'alternativa possibile ai “campi”: un progetto di autorecupero che darebbe alloggio a 22 famiglie tra cui: una rom, una di rifugiati, una di immigrati e altre di italiani poveri. Un progetto, codificato dalla Legge Regionale n. 55 del 1998, che partirebbe dall'individuazione di un edificio dismesso tra i numerosi sparsi sul territorio. Non solo nell'area di Roma, ma questa potrebbe essere un'iniziativa valida per tutta l'Italia con la speranza di iniziare a superare l'ostilità o il disprezzo nei confronti delle popolazioni rom e sinte.
mercoledì 19 marzo 2014
Il rapporto "Senza luce" dell'Associazione 21 luglio
L'Associazione 21 luglio ha redatto l'ultimo rapporto dal titolo “ Senza luce” in cui dichiara che l'approccio della Giunta Marino nei confronti dei rom e sinti è stato caratterizzato, ancora una volta, da politiche emergenziali, misure segregative e discriminatorie, da una mancanza di strategia e da spreco di ingenti risorse pubbliche. Se, da un lato, l’Amministrazione capitolina ha espresso a più riprese la volontà di attuare anche a Roma la Strategia Nazionale d’Inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, dall’altro gli interventi realizzati vanno nella direzione opposta rispetto a quanto sancito dal documento adottato dall’Italia in sede europea nel 2012.
L’attuale Amministrazione ha condotto, infatti, 17 sgomberi forzati e non ha presentato un piano per superare la politica dei “campi”, come chiede la Strategia Nazionale. Al contrario, le autorità capitoline hanno affermato di voler ricostruire il “campo” della Cesarina e, nelle parole dell’Assessore Cutini, hanno manifestato l’intenzione di «superare i campi immaginando di creare campi di medie dimensioni». Da un monitoraggio anche della terminologia, si è notato che i membri delle istituzioni hanno continuato a usare il termine “nomadi”, sia nei discorsi che negli atti pubblici, sebbene la Strategia parli di “nomadismo” come «termine superato sia da un punto di vista linguistico che culturale».
Secondo l’Associazione 21 luglio, il luogo simbolo che incarna le conseguenze delle azioni realizzate a Roma in questi mesi verso i rom e sinti in emergenza abitativa è il centro di accoglienza “Best House Rom”. Nel centro, situato in via Visso 14, nella periferia est della Capitale, vivono circa 320 rom, tra cui 200 minori, e vi sono stati trasferiti i 120 rom sgomberati nelle scorse settimane dal “villaggio attrezzato” della Cesarina e i 47 da via Belmonte Castello. Il “Best House Rom”, si legge nel rapporto, non possiede i requisiti minimi previsti dalla Legge della Regione Lazio 41/2003 sui centri di accoglienza. Lo stabile, un capannone industriale, è infatti classificato come “locale utilizzato per il deposito delle merci”, è caratterizzato da spazi ridotti e inadeguati, inferiori anche rispetto agli standard per le strutture detentive, e le stanze, dove vivono in media 5 persone, sono prive di finestre o punti luce. In più, ospitando esclusivamente persone rom, il centro si configura come luogo di segregazione ed esclusione sociale, operata su base etnica con un chiaro profilo discriminatorio.
Per accogliere una famiglia di 5 persone nel “Best House Rom”, l’Amministrazione comunale spende quasi 3 mila euro al mese, per un totale di oltre 2 milioni di euro all’anno per i 320 rom. Secondo i dati contenuti nel rapporto, per ricollocare una famiglia rom di 5 persone nel nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il Comune di Roma spenderà, dopo un'accoglienza di 6 mesi presso il "Best House Rom", una cifra stimata di 61.000 euro, con la prospettiva di dover individuare nuove voci di spesa per la gestione e l'assistenza dei rom nel nuovo insediamento per un periodo di tempo indeterminato. L’anno scorso, per formare al lavoro e assegnare un'abitazione in affitto a una famiglia rom di 5 persone, il Comune di Messina, con il progetto “Casa e/è Lavoro”, ha speso una cifra di 12.500 euro. «Dall'insediamento della Giunta Marino le gravissime e improrogabili problematiche legate alla cosiddetta "questione rom", che andrebbero affrontate in maniera decisa e rapida, si sono scontrate con l'inadeguatezza di quanti, politici e tecnici, hanno in mano tale questione. Facciamo per questo appello al sindaco Marino per un suo intervento diretto volto a dare spinta ad una strategia politica verso le comunità rom e che sinora si è dimostrata vuota, inconcludente e dagli altissimi costi economici», afferma Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 luglio.
Vi aspettiamo questa sera alle ore 20.30,al Cineteatro S. Maria Beltrade di Milano, per la presentazione del documentario CONTAINER 158, nell'ambito di Sguardialtrove filmfestival.
L’attuale Amministrazione ha condotto, infatti, 17 sgomberi forzati e non ha presentato un piano per superare la politica dei “campi”, come chiede la Strategia Nazionale. Al contrario, le autorità capitoline hanno affermato di voler ricostruire il “campo” della Cesarina e, nelle parole dell’Assessore Cutini, hanno manifestato l’intenzione di «superare i campi immaginando di creare campi di medie dimensioni». Da un monitoraggio anche della terminologia, si è notato che i membri delle istituzioni hanno continuato a usare il termine “nomadi”, sia nei discorsi che negli atti pubblici, sebbene la Strategia parli di “nomadismo” come «termine superato sia da un punto di vista linguistico che culturale».
Secondo l’Associazione 21 luglio, il luogo simbolo che incarna le conseguenze delle azioni realizzate a Roma in questi mesi verso i rom e sinti in emergenza abitativa è il centro di accoglienza “Best House Rom”. Nel centro, situato in via Visso 14, nella periferia est della Capitale, vivono circa 320 rom, tra cui 200 minori, e vi sono stati trasferiti i 120 rom sgomberati nelle scorse settimane dal “villaggio attrezzato” della Cesarina e i 47 da via Belmonte Castello. Il “Best House Rom”, si legge nel rapporto, non possiede i requisiti minimi previsti dalla Legge della Regione Lazio 41/2003 sui centri di accoglienza. Lo stabile, un capannone industriale, è infatti classificato come “locale utilizzato per il deposito delle merci”, è caratterizzato da spazi ridotti e inadeguati, inferiori anche rispetto agli standard per le strutture detentive, e le stanze, dove vivono in media 5 persone, sono prive di finestre o punti luce. In più, ospitando esclusivamente persone rom, il centro si configura come luogo di segregazione ed esclusione sociale, operata su base etnica con un chiaro profilo discriminatorio.
Per accogliere una famiglia di 5 persone nel “Best House Rom”, l’Amministrazione comunale spende quasi 3 mila euro al mese, per un totale di oltre 2 milioni di euro all’anno per i 320 rom. Secondo i dati contenuti nel rapporto, per ricollocare una famiglia rom di 5 persone nel nuovo «villaggio attrezzato» di via della Cesarina il Comune di Roma spenderà, dopo un'accoglienza di 6 mesi presso il "Best House Rom", una cifra stimata di 61.000 euro, con la prospettiva di dover individuare nuove voci di spesa per la gestione e l'assistenza dei rom nel nuovo insediamento per un periodo di tempo indeterminato. L’anno scorso, per formare al lavoro e assegnare un'abitazione in affitto a una famiglia rom di 5 persone, il Comune di Messina, con il progetto “Casa e/è Lavoro”, ha speso una cifra di 12.500 euro. «Dall'insediamento della Giunta Marino le gravissime e improrogabili problematiche legate alla cosiddetta "questione rom", che andrebbero affrontate in maniera decisa e rapida, si sono scontrate con l'inadeguatezza di quanti, politici e tecnici, hanno in mano tale questione. Facciamo per questo appello al sindaco Marino per un suo intervento diretto volto a dare spinta ad una strategia politica verso le comunità rom e che sinora si è dimostrata vuota, inconcludente e dagli altissimi costi economici», afferma Carlo Stasolla, Presidente dell’Associazione 21 luglio.
Vi aspettiamo questa sera alle ore 20.30,al Cineteatro S. Maria Beltrade di Milano, per la presentazione del documentario CONTAINER 158, nell'ambito di Sguardialtrove filmfestival.
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