Il Naga esprime la sua solidarietà e la sua vicinanza al Centro di accoglienza Baobab di Roma e alla Caritas.
Il blitz delle forze dell'ordine in tenuta anti sommossa che sono entrati nel Centro a Roma con il pretesto che l'intervento rientrava nell'ambito delle operazioni per la sicurezza del Giubileo, si è concluso con il fermo di 24 cittadini stranieri per motivi che, allo stato, nulla paiono avere a che fare con il terrorismo.
Inoltre, varie sedi della Caritas hanno subito attacchi, nella notte, da parte di organizzazioni di estrema destra con l'accusa di aiutare "le orde di immigrati".
Stigmatizziamo energicamente questo tipo di comportamenti che, pur nella loro evidente diversità, ci preoccupano profondamente. Ci auguriamo che non si tratti dei primi atti di un giro di vite generalizzato e indiscriminato nei confronti dei cittadini stranieri presenti nel nostro paese e delle associazioni che si occupano dell'assistenza ai profughi e ai richiedenti asilo.
Non permetteremo che i migranti diventino le prime vittime collaterali della "guerra al terrorismo" e continueremo a svolgere le nostre attività a favore di tutti i cittadini stranieri senza farci intimidire e rivendicando le nostre pratiche di accoglienza.

"...Non si potrà avere un globo pulito se gli uomini sporchi restano impuniti. E' un ideale che agli scettici potrà sembrare utopico, ma è su ideali come questo che la civiltà umana ha finora progredito (per quello che poteva). Morte le ideologie che hanno funestato il Novecento, la realizzazione di una giustizia più giusta distribuita agli abitanti di questa Terra è un sogno al quale vale la pena dedicare il nostro stato di veglia".
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mercoledì 2 dicembre 2015
Sgombero del centro Baobab: anche il Naga esprime la sua solidarietà
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lunedì 30 novembre 2015
I minori Rom in emergenza abitativa
Associazione 21 luglio: «Sono circa 17.000 i minori rom in emergenza abitativa in Italia. Verso di essi amnesia delle istituzioni»
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Nel nostro Paese, circa 17 mila bambini e adolescenti rom continuano a vivere in condizioni di grave disagio abitativo, igienico e sanitario, vittime di discriminazione ed emarginazione.
Lo denuncia l’Associazione 21 luglio in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra domani per ricordare l’adozione, il 20 novembre 1989, della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La questione abitativa dei rom in Italia, che continua ad essere affrontata dalle istituzioni attraverso approcci discriminatori e basati su una visione emergenziale, è alla radice del profondo disagio che caratterizza il presente e il futuro dei bambini e adolescenti rom. Oggi, infatti, nel nostro Paese circa 11 mila minori rom vivono nei quasi 200 insediamenti formali, ovvero creati e gestiti dalle istituzioni, mentre più di 6.000 risiedono in insediamenti informali costituiti da tende e baracche. Un numero in costante aumento per effetto di politiche non lungimiranti e inefficaci, che tendono non a risolvere ma ad aggravare la problematica, reiterando le ormai consolidate dinamiche dell’esclusione sociale.
Una delle conseguenze più evidenti delle condizioni abitative in cui vivono i minori rom è quella legata alle “malattie della povertà” che si declina, nella vita del bambino o dell’adolescente, nelle cosiddette “patologie da ghetto”. La vita nel ghetto incide fortemente sull’aspettativa di vita dei minori rom, che risulta mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione.
La condizione abitativa ha inoltre un impatto negativo sul percorso scolastico dei minori rom, caratterizzato dall’abbandono e da una frequenza discontinua. Chi vive nei cosiddetti “campi nomadi” avrà possibilità prossime allo 0 di accedere ad un percorso universitario, mentre quelle di poter frequentare le scuole superiori non supereranno l’1%. In 1 caso su 5, del resto, il minore rom abitante del “campo” non inizierà mai il percorso scolastico.
Ad incidere sul disagio dei bambini e degli adolescenti rom vi è infine la questione degli sgomberi forzati degli insediamenti informali, che hanno conseguenze drammatiche sulla vita dei minori e rendono ancora più vulnerabili le loro famiglie, spostandole da una parte all’altra della città.
Particolare preoccupazione suscita l’impennata di sgomberi forzati registratisi nella Capitale in seguito all’annuncio del Giubileo della Misericordia da parte di Papa Francesco: sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale che l’Associazione 21 luglio ha voluto portare all’attenzione della pubblica opinione attraverso il lancio della campagna #PeccatoCapitale, una raccolta firme per chiedere alle autorità capitoline una moratoria sugli sgomberi forzati alla quale hanno già aderito 25 associazioni e personaggi noti come Roberto Saviano, Gad Lerner, Ascanio Celestini, Piotta, Sabina Guzzanti e Padre Alex Zanotelli.
Malgrado lo sgombero forzato di un insediamento, così come l’allontanamento di un minore rom dalla famiglia naturale, venga giustificato dal “superiore interesse del minore”, spesso si rileva dietro queste azioni un carattere di sproporzionalità che porta a compromettere, talvolta in maniera irrimediabile, una condizione familiare e sociale già difficile dalla nascita.
«Nonostante il drammatico quadro – afferma l’Associazione 21 luglio – le amministrazioni locali e nazionali sembrano muoversi in una direzione contraria alla risoluzione della problematica del disagio dei bambini e degli adolescenti rom in Italia. Anche nella Giornata che verrà celebrata domani, sembra essere l’amnesia la vera protagonista delle politiche che si continuano a mettere in atto. Costruzione di nuovi “campi”, azioni di sgombero, politiche scolastiche differenziate, discorsi d’odio e di discriminazione: questo è il leitmotiv che anche oggi condiziona il futuro dei minori rom. Bambini e giovani che rappresentano la cartina di tornasole della civiltà e del livello di democrazia del nostro Paese che predilige nascondere le problematiche sotto il tappeto ed affrontare all’insegna dell’emergenza una questione che meriterebbe riflessione e programmazione nel lungo periodo».
Per approfondire:
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martedì 24 novembre 2015
Déjà vu: un commento sui dati degli sgomberi dei ROM diffusi dal Comune di Milano
"I numeri sono eclatanti" spesso si dice di un atleta che ha fatto delle prestazioni notevoli in un certo periodo di tempo. La Repubblical'ha invece utilizzato ieri, sabato 7 novembre, per informare della performance del Comune di Milano, che ha eseguito "1284 allontanamenti
di nomadi" dal 2013 a oggi, circa 1,3 al giorno.
La cosa strana è che a Milano nel 2013 c'erano circa tremila cittadini rom e sinti e tremila ce ne sono anche oggi, tra cittadini italiani e non, regolari e non. Per la stragrande maggior parte in condizioni precarie. Dunque, non un grande risultato? Dipende.
La cosiddetta integrazione, che fa da paravento all'intera operazione, non c'è stata.
La muscolarità (ad altre latitudini politiche si parla di celodurismo) e la difesa della cosiddetta legalità, sì.
La polverizzazione dei gruppi e delle famiglie, anche.
Effettivamente (oltre all'effetto reale degli sgomberi: le case e i ripari sfasciati, la roba perduta, i bambini piangenti, le scarpe sparse), quello che infastidisce di più è la retorica buonista dell'inclusione sociale o del superamento della discriminazione. Tanto per cominciare sgomberiamone parecchi al giorno e molte più volte.
Se poi alcuni sono in campi autorizzati, come quello di Via Idro, chiudiamoli e offriamogli un' "alternativa abitativa provvisoria".
Peccato che il campo di Via Idro dal 1989 in avanti è stato concesso in uso a tempo indeterminato a un tot di nuclei familiari, che infatti ci risiedono.
Come se agli abitanti di una casa popolare degradata si dicesse di lasciarla, perché verrà abbattuta, e di andare a stare in un dormitorio, più o meno dignitoso, per tre o sei mesi.
Il Naga non è a favore del mantenimento dei campi, a prescindere, ma è fermamente contrario agli sgomberi forzati. I progetti interculturali si fanno insieme ai soggetti interessati oppure non esistono.
Afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga: "Il quinquennio della giunta attuale era per noi cominciato con una causa nei confronti di Lega Nord e PDL per i manifesti affissi e le dichiarazioni fatte durante la campagna elettorale, in cui si paventava il rischio che la città potesse diventare una Zingaropoli in caso di vittoria del centro-sinistra, si conclude con 1284 sgomberi (più quelli che verranno) e una causa contro la chiusura coatta del campo autorizzato di Via Idro. Un déjà vu inaspettato."
mercoledì 7 ottobre 2015
Dichiarazioni delle Europarlamentari Barbara Spinelli e Eleonora Forenza contro lo sgombero del campo rom a Pisa
Apprendiamo
con preoccupazione le notizie relative all’imminente sgombero del
campo rom della Bigattiera, nel Comune di Pisa. Il Sindaco della
città ha firmato in queste ore l’ordinanza DD-08 / 12 del
25/09/2015, Codice identificativo 1190162, con la quale ordina
«l’allontanamento di tutte le persone presenti e/o dimoranti
abusivamente nell’area entro tre giorni». L’ordinanza non
dispone alcuna alternativa per gli abitanti del campo
– tra i quali vi sono numerose famiglie con bambini anche molto
piccoli – e in pratica si limita a buttare in mezzo a una strada
centinaia di persone.
Si
tratta dell’esito ultimo di una politica del Comune di Pisa volta a
ridurre le presenze rom nel territorio, come dichiarato
esplicitamente dall’amministrazione nel Dicembre 2014. Più volte
la Giunta municipale ha parlato di un “carico eccessivo” di
persone rom, la cui presenza andava diminuita con drastiche politiche
di contenimento numerico: evidentemente un intero gruppo etnico, in
quanto tale, rappresenta agli occhi del Comune un “problema”.Come parlamentari europee, vorremmo ricordare che queste politiche sono in evidente contrasto con tutte le normative dell’Unione. Già nel 2011, infatti, la Commissione – con la propria Comunicazione n. 173, recepita anche dal Governo italiano – aveva richiamato gli Stati Membri a promuovere politiche di inclusione nei confronti delle popolazioni rom e sinte, superando la pratica illegale degli sgomberi forzati.
Ricordiamo
inoltre che gli sgomberi forzati sono vietati dalle Nazioni Unite
(risoluzione n. 1993/77) e dalla Carta Sociale Europea: gli strumenti
di diritto internazionale obbligano le autorità a fornire un congruo
preavviso, a predisporre soprattutto soluzioni abitative per tutte le
persone e le famiglie coinvolte, e in generale a garantire un’ampia
partecipazione degli interessati ai programmi di superamento dei
campi: queste regole valgono anche per gli insediamenti cosiddetti
“abusivi”, e a prescindere dallo status
giuridico
delle persone (dalla regolarità del loro soggiorno).
Il
Comune di Pisa sta agendo in aperta violazione di tali norme: cosa
che appare tanto più grave in quanto il Consiglio comunale stesso,
due anni fa, aveva indicato una strada diversa per superare
l’insediamento della Bigattiera, e per garantire alle famiglie un
alloggio dignitoso.
Oggi
invece l’amministrazione sceglie di violare le normative europee e
internazionali, adducendo come motivazione problemi igienico-sanitari
che sono stati creati dalla stessa azione amministrativa. In tal modo
il Sindaco di Pisa si assume una responsabilità gravida di
conseguenze. Come parlamentari europee, ci rivolgeremo alla
Commissione per chiedere che siano presi immediati provvedimenti ed
eventuali sanzioni, affinché siano rispettati e garantiti i diritti
umani e civili delle persone che abitano alla Bigattiera.
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venerdì 2 ottobre 2015
Giovani rom, sinti e non rom presentano il loro Manifesto per un’Italia unita e libera dei ghetti: «Vogliamo essere attori di un cambiamento».
Si chiude in Senato la Convention Primavera Romanì promossa dall’Associazione 21 luglio
«Siamo giovani rom, sinti e non rom, italiani e stranieri. Molti di noi vengono da una storia di disagio, soprusi ed esclusione, ma non ci siamo fermati e non ci fermeremo. Sogniamo per l’Italia un risveglio di umanità».
Lo scorso 21 settembre 2015, in Senato, 25 giovani rom, sinti e non rom provenienti da tutta Italia hanno presentato un Manifesto in cui descrivono l’Italia nella quale vorrebbero vivere e attraverso cui chiedono alle istituzioni un deciso cambio di direzione relativamente alle questioni del disagio abitativo, a partire dal superamento dei “campi rom e dei ghetti, dell’istruzione, del lavoro e delle opportunità per i giovani. Questioni che non riguardano solo le comunità rom e sinte, ma tutte le categorie di persone che oggi nel nostro Paese sono svantaggiate e oggetto di discriminazione.
Il Manifesto è frutto di una tre giorni di studio e riflessioni, alla quale i giovani hanno partecipato dal 19 al 21 settembre a Roma: la Convention Primavera Romanì, una iniziativa promossa dall’Associazione 21 luglio nell’ambito del suo programma di promozione della cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia.
«Quello che accade oggi è un evento epocale per il nostro Paese e una opportunità preziosa che si pone davanti alle istituzioni nazionali e locali. Per la prima volta, giovani rom, sinti e non rom decidono di unire le forze e di scrivere insieme una nuova pagina per l’Italia – afferma l’Associazione 21 luglio -. Chiedono che in Italia non vi sia più spazio per l’odio, l’intolleranza e la ghettizzazione verso i più deboli e avanzano proposte concrete per affrontare questioni decisive per un futuro diverso per la nostra società».
«L’aspetto più importante – sottolinea ancora l’Associazione 21 luglio – è che questi giovani non rivendicano diritti per i soli rom e sinti, ma per tutti. La loro voce rappresenta un esempio di unione e solidarietà che troppo spesso la politica nostrana tende ad accantonare alimentando divisioni e tensioni sociali».
La Convention Primavera Romanì ha preso avvio con il messaggio di auguri del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La presenza attiva di giovani rom e sinti rappresenta un elemento fondamentale nel cammino paziente verso forme sempre più efficaci di integrazione e inclusione – sono le parole del Capo dello Stato -. La consapevolezza piena dei propri diritti, unitamente alla conoscenza dei propri doveri nei confronti della società e dello Stato, è un passo indispensabile per far cadere diffidenze e pregiudizi reciproci e assicurare un futuro di dialogo e di convivenza».
Nel corso della conferenza stampa, i giovani hanno presentato il loro Manifesto alla Commissione Diritti Umani del Senato, rappresentata dalla senatrice Manuela Serra, e al deputato del Partito Democratico Khalid Chaouki. È intervenuta anche la senatrice rom spagnola Silvia Heredia Martin, che ha raccontato la situazione dei rom in Spagna, dove vive quasi un milione di rom, contro i circa 180 mila presenti nel nostro Paese.
«Non accettiamo più che i nostri figli vivano in un paese di ghetti, separazioni, disuguaglianze, povertà, odio e razzismo, né oggi, né domani – sono le parole pronunciate dai giovani rom, sinti e non rom -.Vogliamo essere un esempio di società unita e libera, come l’Italia dovrebbe essere. Vogliamo essere attori di un cambiamento di cui tutti possano giovare. Un paese orgoglioso dei suoi valori, aperto verso i deboli, che consenta a ciascuno di essere apprezzato, amato e riconosciuto per le proprie passioni e qualità. Un’Italia che abbracci le differenze e si consideri fortunata per la ricchezza di tutte le culture che la compongono».
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giovedì 23 luglio 2015
Sit in di solidarietà alle famiglie rom sgomberate
Donne
e bambini, anziani e malati. Sotto il sole, a quasi 40 gradi,
senz'acqua. Sono trascore più di due ore e l'Assessore Danese non ha
ancora ricevuto le famiglie rom sgomberate. L'incontro era previsto
per le ore 12 ma dall'Assessorato ancora nessun segnale. La tensione
sta montando e tra le persone si registrano i primi malori.
Lo
rendono noto Associazione 21 luglio e Popica Onlus che da questa
mattina stanno partecipando a un sit in davanti all’Assessorato
alle Politiche Sociali del Comune di Roma, assieme alle famiglie rom
sgomberate due giorni fa dall’insediamento informale di Val d’Ala,
le famiglie a rischio sgombero nei centri di via San Cipirello, via
Torre Morena e via Toraldo, nonché cittadini che hanno voluto
mostrare la loro solidarietà.
Cinquantanove
sgomberi forzati dall’inizio dell’anno,
con una decisa impennata dopo l’annuncio del Giubileo
Straordinario
da parte di Papa Francesco, assenza
di una strategia concreta
per il superamento del “sistema campi”, nonostante i continui
proclami, e promesse
non mantenute.
Così
Associazione
21 luglio
e Popica
Onlus
descrivono lo stato dell’arte della politica sui rom
dell’Amministrazione capitolina.
Lo
sgombero forzato di Val d’Ala, che ha coinvolto le medesime persone
sgomberate esattamente un anno fa dallo stesso insediamento in
seguito a un’operazione dal costo complessiva di oltre
168 mila euro,
si configura in violazione
degli standard internazionali in materia di sgomberi
previsti dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali
delle Nazioni Unite. Lo sgombero improvviso, peraltro, ha mandato
all’aria le consultazioni e il dialogo che lo stesso Assessorato
aveva iniziato a intavolare con le famiglie, nella speranza che il
caso Val d’Ala potesse diventare un modello
virtuoso
per affrontare la questione degli insediamenti informali a Roma.
Nella giornata di ieri, anche Amnesty International Italia ha
espresso forte
preoccupazione
sull’ennesimo sgombero forzato realizzato dall’inizio dell’anno
nella Capitale.
Nel
2015, infatti, sono stati 59
gli sgomberi forzati a Roma,
una cifra che ha già ampiamente superato i
34 totali realizzati nell’intero 2014.
Il loro numero – sottolineano Associazione 21 luglio e Popica Onlus
– ha subito una netta
impennata dal 13 marzo in poi,
giorno dell’annuncio del Giubileo Straordinario. Fino ad allora,
gli sgomberi erano stati sette. Allo stesso modo, denunciano le due
associazioni, non si intravvede nessun passo significativo,
nell’azione dell’Amministrazione, verso il superamento
del “sistema campi”
nella Capitale, sul quale si sono alimentati gli affari di oro emersi
dall’inchiesta su Mafia Capitale.
«Chiediamo
all’assessore Danese di produrre finalmente un
piano sociale credibile e sostenibile
per il superamento dei “campi”», afferma l’Associazione 21
luglio.
Secondo
l’Associazione 21 luglio, la questione rom a Roma è intimamente
legata a quella della illegalità
istituzionale
che ha il suo fulcro nell’Ufficio Rom, Sinti e Caminanti presente
all’interno dell’Assessorato alle Politiche Sociali di Roma
Capitale. È dall’azzeramento
di tale Ufficio
che occorre ripartire per una politica diversa.
Non
possiamo dimenticare come il primo a dirigere quindici anni fa
l’“Ufficio Nomadi” di Roma fu Luigi
Lusi,
oggi in carcere con la condanna di essersi appropriato di 25 milioni
di euro, continua l’Associazione. Poi, sotto l’Amministrazione
Veltroni fu la volta del suo capo-gabinetto Luca
Odevaine
a condizionare fortemente le scelte dell’Ufficio. Anche lui è oggi
in carcere per corruzione aggravata nell’inchiesta denominata
“Mondo di Mezzo”. Quando il governo della città passò al
sindaco Alemanno fu la volta del soggetto attuatore del Piano Nomadi,
Angelo
Scozzafava,
a commissariare l’Ufficio prendendolo nelle sue mani. Oggi sul suo
capo pende l’accusa di associazione mafiosa e
corruzione aggravata.
Nel dicembre 2014 la responsabile dell’”Ufficio Nomadi”, nel
frattempo diventato “Ufficio Rom, Sinti e Caminanti”, Emanuela
Salvatori,
è stata arrestata per corruzione aggravata. Il suo posto è stato
preso da Ivana
Bigari,
il cui nome, secondo la stampa, sembrerebbe nella lista dei dirigenti
che per il prefetto Gabrielli dovrebbero essere rimossi perché
troppo vicini al sistema di stampo mafioso ideato da Buzzi e
Carminati.
«Chiediamo
oggi con forza la
chiusura di questo Ufficio
e la rimozione
della dirigente che lo coordina»,
è la richiesta urgente al sindaco Marino da parte di Associazione 21
luglio e Popica Onlus».
«Chiediamo
inoltre – proseguono le due organizzazioni - una moratoria
sugli sgomberi forzati
da oggi e per tutta la durata del Giubileo indetto da papa Francesco.
In assenza di risposte adeguate a tali richieste continueremo a
considerare le politiche di Roma Capitale nei confronti dei rom
costose,
lesive dei diritti umani, discriminatorie e offensive
nei confronti della cittadinanza che vive in maniera più o meno
diretta le problematiche legate alla vicinanza ad insediamenti
formali e informali.
Sul
rischio sgombero delle famiglie rom che attualmente vivono nei centri
di via San Cipirello, via Torre Morena e via Toraldo, infine, si
esprime così Popica Onlus: «La chiusura dei centri in cui abitano
famiglie che da tempo avevano intrapreso percorsi abitativi degni
segna un passo indietro inaccettabile. L'Amministrazione, che da un
lato persegue solo a parole la politica della chiusura dei campi,
dall'altro costringe decine di nuclei a tornarci, dopo che da questo
mondo si erano allontanati
autonomamente
recuperando spazi in disuso».
«A
Roma – conclude Popica Onlus - il problema abitativo sta esplodendo
per tutti e il Comune di Roma, dopo aver banchettato
per anni con Mafia Capitale, oggi non solo non risolve il problema ma
continua a generarne di nuovi».
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giovedì 9 luglio 2015
L'Autorità anticorruzione apre istruttoria sul Best House ROM
L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha avviato un’istruttoria nei confronti del Comune di Roma in merito ai ripetuti affidamenti diretti alla cooperativa sociale Inopera della gestione del centro di raccolta denominato “Best House Rom”.
L’intervento dell’Autorità guidata da Raffaele Cantone giunge come risposta a un esposto presentato alla stessa Autorità il 3 febbraio 2015 dall’Associazione 21 luglio, che ha denunciato sia le condizioni strutturali del centro sia la mancanza di trasparenza nelle modalità di affidamento diretto dal Comune alla cooperativa Inopera.
Il Best House Rom, situato in via Visso 12/14, nella periferia orientale della Capitale, è un capannone industriale classificato, secondo la visura dell'Agenzia del Territorio, nella categoria C/2, la stessa riservata ai locali utilizzati per il deposito delle merci. Non potrebbe, dunque, ospitare delle persone. Vi vivono, in condizioni precarie, alcune centinaia di rom all’interno di spazi angusti, in veri e propri «loculi» – come denunciato dal presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi lo scorso gennaio, in occasione di una visita alla struttura organizzata dall’Associazione 21 luglio - privi di finestre e punti luce per il passaggio dell’aria e della luce naturale.
La struttura è stata inaugurata a luglio 2012 quando, con determinazione dirigenziale n. 3233 del 9 luglio 2012, firmata dall’allora Direttore del Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma Angelo Scozzafava, arrestato in seguito all’inchiesta su Mafia Capitale, il Comune ha affidato in maniera diretta alla cooperativa Inopera il servizio di accoglienza di circa 300 rom sgomberati dall’insediamento di via del Baiardo e di altri rom provenienti dal campo di Castel Romano.
La gestione del centro, nato con carattere temporaneo, è stata prolungata fino ad oggi mediante una serie di determinazioni dirigenziali che hanno confermato i ripetuti affidamenti diretti, di durata breve, alla stessa cooperativa Inopera. A dicembre 2013, nella struttura sono stati spostati anche i 137 rom provenienti dal “villaggio attrezzato” di via della Cesarina e altre persone vittime di sgomberi forzati.
Nel solo 2014, il Best House Rom è costato circa 2,8 milioni di euro, pari a una spesa di 650 euro al mese per ogni ospite, mentre per una singola famiglia, dalla nascita del centro, il Comune ha speso oltre 150 mila euro. Il 93% delle risorse, inoltre, è usato per la sola gestione della struttura mentre nulla è destinato all’inclusione sociale di uomini, donne e bambini.
Nell’avviare l’istruttoria, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha chiesto al Comune di Roma una giustificazione circa i reiterati affidamenti diretti di breve durata alla cooperativa Inopera nonché circa la mancanza di una opportuna pubblicazione a livello comunitario degli stessi affidamenti, contravvenendo così al principio di trasparenza.
L’Autorità ha quindi domandato al Comune di fornire informazioni dettagliate sui requisiti richiesti alla cooperativa Inopera per la gestione del servizio di accoglienza e sulle autorizzazioni in materia urbanistica, edilizia, di igiene, sicurezza e prevenzione incendi. Infine, ha richiesto un elenco delle verifiche della corretta esecuzione della prestazione da parte della cooperativa.
«L’apertura del fascicolo da parte dell’Autorità Anticorruzione rappresenta l’ennesima scure su un luogo, privo dei requisiti strutturali, dove si violano sistematicamente i diritti umani di uomini, donne e bambini», afferma l’Associazione 21 luglio che auspica l’immediata chiusura e superamento del Best House Rom.
A gennaio 2015 l’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese aveva definito la struttura «un mostro», promettendone la chiusura entro due mesi. Qualche mese dopo, lo scorso maggio, lo stesso Assessore aveva pubblicamente annunciato che, con la fine della scuola, sarebbe stata individuata una soluzione alternativa per almeno cinque famiglie residenti nel centro di raccolta. A nulla di tutto ciò, ad oggi, è seguito un riscontro nella realtà.
Nel frattempo, il 29 maggio 2015, nell’Ordinanza di applicazione di misure cautelari, che aveva scandito l’inizio dell’azione denominata “Mafia Capitale 2”, la cooperativa Inopera emergeva nelle intercettazioni e nei dialoghi con altre realtà ora indagate nell’inchiesta.
«Il mostro è ancora lì e continua, imperterrito, a nutrirsi dei milioni di euro che vi confluiscono in maniera poco trasparente. Sulla pelle dei rom – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio -. Non riusciamo a capacitarci del perché, nonostante i proclami dell’Amministrazione, sul Best House Rom non sia ancora stata messa la parola fine. A fronte dell’immobilismo istituzionale non ci resta che confidare nella scure dell’Ufficio guidato da Raffaele Cantone e nell’assestamento del colpo decisivo a questa vergogna capitale». |
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venerdì 22 agosto 2014
Corso di formazione per attivisti rom e sinti

Ci è pervenuta questa
comunicazione che pubblichiamo con piacere. Può interessare
soprattutto chi vive a Roma.
Dopo l’esperienza di successo della prima edizione del Corso di formazione per attivisti rom e sinti, conclusasi lo scorso aprile con un’azione urbana di sensibilizzazione davanti al Colosseo, a Roma, ideata dagli stessi partecipanti, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) aprono le iscrizioni alla seconda edizione del Corso e invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura.
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti, finanziato con l’otto per mille della Chiesa valdese, è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Il Corso rappresenta un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee ed esperienze, spunti di dibattito e di azione per i partecipanti.
Il Corso avrà una durata complessiva di 56 ore, suddivise in lezioni frontali che forniranno ai partecipanti le nozioni base, e in laboratori, dove i concetti teorici verranno messi in pratica. Il programma comprenderà i seguenti argomenti:
1) I diritti umani: concetto, principi e strumenti;
2) La discriminazione;
3) La comunicazione: strumenti utili per gli attivisti;
4) L’attivismo: organizzare e coinvolgere la comunità;
5) Il campaigning: ideare e attuare una campagna per ottenere un cambiamento;
6) L’ advocacy: strategie di pressione sulle autorità a livello locale, nazionale e internazionale;
7) La creazione di una organizzazione/associazione rom;
8) Il diritto a un alloggio adeguato;
9) Il genere.
Lo scopo principale del Corso è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.
Nel mese di settembre 2014 i candidati selezionati parteciperanno a un primo incontro di formazione, dove verrà verificata la loro motivazione e verrà fatta un’ulteriore selezione. Tra i partecipanti a questo incontro verranno selezionati 12 corsisti che proseguiranno il percorso formativo.
Gli incontri formativi in totale saranno 4, strutturati su due giornate (un weekend al mese), da settembre a dicembre 2014 e si terranno tutti a Roma.
I costi di viaggio, vitto e alloggio per i 12 corsisti selezionati sono totalmente a carico degli organizzatori.
Al termine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e i più meritevoli avranno la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito della durata di 3 mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio a Roma. I restanti verranno assistiti e supportati nella ricerca e nella candidatura per altre posizioni di stage presso organizzazioni e/o enti.
Obiettivi del Corso
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio e dell’ERRC per sostenere e promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. Gli obiettivi primari del corso sono:
• creare consapevolezza nei giovani rom e sinti riguardo i loro diritti come individui e come parte di una minoranza;
• sviluppare le loro conoscenze sugli strumenti di protezione e promozione dei diritti umani e di lotta contro la discriminazione a livello nazionale (legislazione nazionale), regionale (Trattati Europei, altri meccanismi del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea) e internazionale (Trattati e meccanismi delle Nazioni Unite);
• rafforzare le capacità di monitoraggio, denuncia e difesa contro le violazioni dei diritti umani al fine di essere in grado di reagire immediatamente in caso di violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte;
• aumentare le abilità di mettere in pratica i concetti appresi all’interno delle organizzazioni e delle comunità;
• promuovere una rete di giovani attivisti rom e sinti in Italia che possa agire attivamente all’interno delle comunità e nei rapporti tra queste e l’esterno, sia tramite il rafforzamento dei legami con la società civile e con le organizzazioni rom/non rom, sia attraverso la creazione di azioni che coinvolgano le comunità nella lotta per i loro diritti.
Requisiti
I candidati dovranno:
• possedere una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta (il corso prevede la lettura di documenti e materiale didattico);
• avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
• possedere almeno un diploma di scuola media;
• dimostrare di essere individui attivi all’interno delle rispettive comunità;
• essere molto motivati e interessati alle tematiche trattate.
Si consiglia vivamente anche ai candidati che non dovessero soddisfare uno dei requisiti relativi all’età e alla formazione scolastica, ma che fossero molto motivati, di inoltrare la domanda di iscrizione. La loro domanda verrà comunque accettata con riserva e valutata attentamente dal comitato selezionatore.
L’Associazione 21 luglio e l’ERRC attribuiscono particolare valore e importanza alle candidature provenienti da membri delle comunità rom e sinte in Italia, in particolare ragazze e donne.
Procedura per la presentazione delle domande
I candidati dovranno presentare quanto segue per poter partecipare al Corso:
1. Modulo di iscrizione compilato - Clicca QUI;
2. Curriculum Vitae (MAX 2 Pagg);
3. Lettera di presentazione da parte di un insegnante, professore, presidente o esponente di un’organizzazione, datore di lavoro o leader religioso che sia a conoscenza del lavoro del candidato e del suo impegno nel campo dei diritti di rom e sinti. La lettera dovrà spiegare la natura della relazione con il candidato, la durata della conoscenza reciproca ed evidenziare i principali motivi che rendono il candidato adatto a partecipare al Corso di formazione per attivisti rom e sinti.
Tutte le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, dovranno essere presentate tassativamente entro il 31 agosto 2014. Si invitano cordialmente i candidati a presentare le proprie domande di partecipazione prima di tale scadenza.
Le domande di iscrizione complete dovranno essere inviate per e-mail, come allegato, all’indirizzo attivismo@21luglio.org con oggetto: Corso di formazione attivisti rom/sinti – Nome Cognome. Oppure consegnate a mano, dopo aver contattato l’Associazione 21 luglio al numero 329 7922222, entro le ore 12 del 31 agosto 2014.
Le domande di iscrizione incomplete o pervenute in ritardo NON verranno prese in considerazione.
A causa dell’alto numero di candidature normalmente riscontrate, ci scusiamo di non potere fornire una risposta individuale a tutti. Qualora non si fosse contattati nell’arco di due settimane successive alla data indicata per il termine del bando, si prega di considerare ciò quale riscontro non positivo alla candidatura stessa. Si assicura infine il rispetto del trattamento dati sensibili a norma del Decreto Legislativo 196/2003.
Dopo l’esperienza di successo della prima edizione del Corso di formazione per attivisti rom e sinti, conclusasi lo scorso aprile con un’azione urbana di sensibilizzazione davanti al Colosseo, a Roma, ideata dagli stessi partecipanti, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) aprono le iscrizioni alla seconda edizione del Corso e invitano tutti gli interessati a presentare la propria candidatura.
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti, finanziato con l’otto per mille della Chiesa valdese, è rivolto a giovani rom e sinti, studenti o attivisti, di tutta Italia. Il Corso rappresenta un’eccellente occasione di scambio, confronto di idee ed esperienze, spunti di dibattito e di azione per i partecipanti.
Il Corso avrà una durata complessiva di 56 ore, suddivise in lezioni frontali che forniranno ai partecipanti le nozioni base, e in laboratori, dove i concetti teorici verranno messi in pratica. Il programma comprenderà i seguenti argomenti:
1) I diritti umani: concetto, principi e strumenti;
2) La discriminazione;
3) La comunicazione: strumenti utili per gli attivisti;
4) L’attivismo: organizzare e coinvolgere la comunità;
5) Il campaigning: ideare e attuare una campagna per ottenere un cambiamento;
6) L’ advocacy: strategie di pressione sulle autorità a livello locale, nazionale e internazionale;
7) La creazione di una organizzazione/associazione rom;
8) Il diritto a un alloggio adeguato;
9) Il genere.
Lo scopo principale del Corso è la formazione di giovani rom e sinti che siano attivi e consapevoli, e che possano utilizzare gli strumenti e i meccanismi nazionali, regionali e internazionali per tutelare i loro diritti umani come singoli e quelli delle loro comunità, e lottare contro ogni forma di discriminazione.
Nel mese di settembre 2014 i candidati selezionati parteciperanno a un primo incontro di formazione, dove verrà verificata la loro motivazione e verrà fatta un’ulteriore selezione. Tra i partecipanti a questo incontro verranno selezionati 12 corsisti che proseguiranno il percorso formativo.
Gli incontri formativi in totale saranno 4, strutturati su due giornate (un weekend al mese), da settembre a dicembre 2014 e si terranno tutti a Roma.
I costi di viaggio, vitto e alloggio per i 12 corsisti selezionati sono totalmente a carico degli organizzatori.
Al termine del corso, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e i più meritevoli avranno la possibilità di svolgere un tirocinio retribuito della durata di 3 mesi presso la sede dell’Associazione 21 luglio a Roma. I restanti verranno assistiti e supportati nella ricerca e nella candidatura per altre posizioni di stage presso organizzazioni e/o enti.
Obiettivi del Corso
Il Corso di formazione per attivisti rom e sinti fa parte del programma dell’Associazione 21 luglio e dell’ERRC per sostenere e promuovere la cittadinanza attiva all’interno delle comunità rom e sinte in Italia. Gli obiettivi primari del corso sono:
• creare consapevolezza nei giovani rom e sinti riguardo i loro diritti come individui e come parte di una minoranza;
• sviluppare le loro conoscenze sugli strumenti di protezione e promozione dei diritti umani e di lotta contro la discriminazione a livello nazionale (legislazione nazionale), regionale (Trattati Europei, altri meccanismi del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea) e internazionale (Trattati e meccanismi delle Nazioni Unite);
• rafforzare le capacità di monitoraggio, denuncia e difesa contro le violazioni dei diritti umani al fine di essere in grado di reagire immediatamente in caso di violazioni dei diritti umani delle comunità rom e sinte;
• aumentare le abilità di mettere in pratica i concetti appresi all’interno delle organizzazioni e delle comunità;
• promuovere una rete di giovani attivisti rom e sinti in Italia che possa agire attivamente all’interno delle comunità e nei rapporti tra queste e l’esterno, sia tramite il rafforzamento dei legami con la società civile e con le organizzazioni rom/non rom, sia attraverso la creazione di azioni che coinvolgano le comunità nella lotta per i loro diritti.
Requisiti
I candidati dovranno:
• possedere una buona conoscenza della lingua italiana orale e scritta (il corso prevede la lettura di documenti e materiale didattico);
• avere un’età compresa tra i 18 e i 35 anni;
• possedere almeno un diploma di scuola media;
• dimostrare di essere individui attivi all’interno delle rispettive comunità;
• essere molto motivati e interessati alle tematiche trattate.
Si consiglia vivamente anche ai candidati che non dovessero soddisfare uno dei requisiti relativi all’età e alla formazione scolastica, ma che fossero molto motivati, di inoltrare la domanda di iscrizione. La loro domanda verrà comunque accettata con riserva e valutata attentamente dal comitato selezionatore.
L’Associazione 21 luglio e l’ERRC attribuiscono particolare valore e importanza alle candidature provenienti da membri delle comunità rom e sinte in Italia, in particolare ragazze e donne.
Procedura per la presentazione delle domande
I candidati dovranno presentare quanto segue per poter partecipare al Corso:
1. Modulo di iscrizione compilato - Clicca QUI;
2. Curriculum Vitae (MAX 2 Pagg);
3. Lettera di presentazione da parte di un insegnante, professore, presidente o esponente di un’organizzazione, datore di lavoro o leader religioso che sia a conoscenza del lavoro del candidato e del suo impegno nel campo dei diritti di rom e sinti. La lettera dovrà spiegare la natura della relazione con il candidato, la durata della conoscenza reciproca ed evidenziare i principali motivi che rendono il candidato adatto a partecipare al Corso di formazione per attivisti rom e sinti.
Tutte le domande di iscrizione, corredate della documentazione di supporto completa, dovranno essere presentate tassativamente entro il 31 agosto 2014. Si invitano cordialmente i candidati a presentare le proprie domande di partecipazione prima di tale scadenza.
Le domande di iscrizione complete dovranno essere inviate per e-mail, come allegato, all’indirizzo attivismo@21luglio.org con oggetto: Corso di formazione attivisti rom/sinti – Nome Cognome. Oppure consegnate a mano, dopo aver contattato l’Associazione 21 luglio al numero 329 7922222, entro le ore 12 del 31 agosto 2014.
Le domande di iscrizione incomplete o pervenute in ritardo NON verranno prese in considerazione.
A causa dell’alto numero di candidature normalmente riscontrate, ci scusiamo di non potere fornire una risposta individuale a tutti. Qualora non si fosse contattati nell’arco di due settimane successive alla data indicata per il termine del bando, si prega di considerare ciò quale riscontro non positivo alla candidatura stessa. Si assicura infine il rispetto del trattamento dati sensibili a norma del Decreto Legislativo 196/2003.
martedì 12 marzo 2013
LIBRO BIANCO sulla condizione dell'infanzia rom a Roma
Intanto,
a Roma, è stato presentato anche il rapporto Rom(a)
Underground. Libro bianco sulla condizione dell'infanzia rom a Roma,
sempre redatto dall'Associazione 21 luglio. E' stato preso in
considerazione il Piano Nomadi dell'ultima amministrazione del Comune
della capitale, in particolare per il periodo compreso tra il 2009 e
il 2012, soprattutto in relazione alla tutela dei diritti
dell'infanzia e al principio di uguaglianza tra i minori rom e non
rom.
Solo
nella città di Roma sono circa 3.900 i minori rom in emergenza
abitativa e residenti in “villaggi attrezzati” o “campi di
tolleranza” con evidenti conseguenze sulle loro condizioni di vita
e di salute; sono, infatti state rilevate fragilità aggravate per i
bambini e ragazzi disabili, problemi respiratori, dermatiti, stati
depressivi e ansiogeni. Gli sgomberi forzati (quasi 500 negli ultimi
tre anni) hanno, inoltre, influito negativamente sul loro diritto ad
un alloggio e all'istruzione.
Nella
prefazione al Libro
bianco,Vincenzo
Spadafora, l' Autorità Garante per l'infanzia e l'Adolescenza,
scrive: “Attraverso le loro parole (dei minori rom) capiamo che
cosa implica essere spostati in campi attrezzati fuori dal Grande
Raccordo Anulare, essere accompagnati a scuola in un “pulmino
speciale”, non avere spazi e tempi per giocare con i compagni non
rom e quale sia l'impatto della vita nei campi attrezzati sulla loro
salute fisica e psicologica”. Per un bambino rom o sinti, infatti,
nascere in Italia significa avere una vita segnata all'origine in
quanto, secondo alcuni, appartiene ad un popolo inadatto alla vita
stanziale, disposto ad avere un'esistenza in cui sono costantemente
sospesi i diritti fondamentali. Ma la realtà è un'altra e i diritti
di base vanno garantiti a tutti, in special modo ai minori.
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