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domenica 26 ottobre 2014

La Norvegia si appresta a deportare un richiedente asilo disabile verso l'Afghanistan




Di Basir Ahang



Oggi, 25 ottobre 2014 il governo norvegese si appresta a deportare Gholam Nabi, un richiedente asilo hazara proveniente dalla provincia di Baghlan nel nord dell’Afghanistan. In questa provincia secondo Human Rights Watch nel maggio del 2000 sono state massacrate decine di persone da parte dei talebani solo perché appartenevano all’etnia hazara. Quattro di queste persone uccise erano parenti di Gholam Nabi. Nabi in questo momento si trova all’aeroporto di Gardermoen, ad Oslo. La sua deportazione è prevista per le sei di questa sera.

Nabi è arrivato in Norvegia nel febbraio del 2008 all’età di 17 anni. Il suo unico desiderio era quello di avere una vita normale, lontana dalla violenza e dalla morte. Appena arrivato ha inoltrato la richiesta di protezione internazionale. Pochi mesi dopo, mentre stava uscendo da un café nel centro di Oslo con alcuni suoi amici, è stato investito da una macchina sulle strisce pedonali. La notizia è stata pubblicata su molti giornali di Oslo e alcuni clienti del cafè hanno persino fotografato l’accaduto.

Per due giorni Nabi è rimasto in coma all’ospedale e quando si è risvegliato i medici gli hanno detto che alcune vertebre della spina dorsale si erano rotte e che se non avesse subito un’operazione sarebbe rimasto paralizzato per sempre.

Mentre si trovava in ospedale, Nabi ha ricevuto il diniego di protezione internazionale da parte dell’UDI (the Norwegian Directorate of Immigration). Secondo l’UDI infatti Nabi in Afghanistan non correrebbe alcun pericolo. In seguito l’ospedale ha comunicato a Nabi che non avrebbero potuto effettuare l’operazione in quanto il governo norvegese non avrebbe sostenuto le spese ospedaliere per un immigrato al quale era stata rifiutata la protezione internazionale. Nabi si è quindi rivolto alla polizia per denunciare la persona che lo aveva investito.

Alla centrale però si è sentito rispondere che visto che la sua richiesta di protezione era stata rifiutata non si sarebbero potuti occupare della denuncia. L’unica possibilità, gli dissero i poliziotti, era quella di tornare in Afghanistan, trovare un avvocato e da lì sporgere denuncia. Ho conosciuto Gholam Nabi nel mese di aprile durante un mio viaggio in Norvegia.

Quando ho sentito la sua storia sono rimasto molto colpito ed amareggiato. Ho fotocopiato alcuni suoi documenti e ho ascoltato il suo dolore.

Nabi prende ancora oggi sei tipi di medicinali diversi per non sentire il dolore. Nabi mi ha detto di aver bussato a tutte le porte per ottenere aiuto ma nulla gli è valso ad ottenere giustizia. Invece di aiutarlo, il suo avvocato, senza vergogna, gli ha detto che probabilmente la sua spina dorsale era rotta ancora prima di arrivare in Norvegia. La Norvegia viene presentata all’opinione pubblica come la patria dei diritti umani.




Norway is preparing to deport asylum seeker with disabilities to Afghanistan



by Basir Ahang




Today, October 25, 2014, the Norvegian government is preparing to deport Gholam Nabi, a hazara asylum seeker coming from Baghlan province in northern Afghanistan. In this province, according to Human Rights Watch, in May 2000 dozens of people were massacred by taliban just because they belonged to ethnic hazaras. Four of those killed were relatives of Gholam Nabi. Nabi at this time is located at the airport in Gardermoen, Oslo. This deportation is scheduled for six o'clock this evening.

Nabi has arrived in Norway in February 2008 at the age of 17 years. His only desire was to have a normal life, away from violence and death. Just get the requesting international protection. A few months later, while he was leaving a cafe in the center of Oslo with some friends, was hit by a car in the crosswalk. The news was published in many newspapers in Oslo and some customers of the cafe have even photographed the incident.

For two days Nabi was in coma and when he woke up in the hospital the doctor told him that some vertebrae of the spine were broken and that if he had not had an operation would be paralyzed forever.

While in hospital, Nabi received the denial of intrnational protection from UDI (the norwegian Directorate of Immigration). According to the UDI fact Nabi in Afghanistan would face any danger. Later, the hospital announced in Nabi that they could not support the hospital charges for an immigrant who had been denied intrnational protection. Nabi was then called the police to report the person who had invested.

At the center, however, he was told that because his request for protection was rejected, would not have been able to take up the complaint. The only possibility, they said the police, had to go back to Afghanistan, find a lawyer and file a complaint here.

I met Gholam Nabi in April during my trip in Norway. When I heard his story I was very impressed and disappointed. I copied some of his papers and listened to his pain.

Nabi still takes six types of different drugs to not feel the pain. Nabi told me that he had knocked on every door to get help, but nothing brought him to justice. Rather than help him, his lawyer, without shame, told him that perhaps his spine was broken even before he arrived in Norway.

Norway is presented to public opinion as the home of human rights.

martedì 29 aprile 2014

Joranovic Daribor, nato in Italia. Espulso.




Joranovic Daribor ha 23 anni, è nato in Italia, ad Aversa.

In base alle leggi italiane in tema di immigrazione, però, il ragazzo, è considerato un irregolare per cui gli è stato notificato un avviso di espulsione. Ma questo non basta.

Doribor è stato rinchiuso per quattro mesi nel CIE di Ponte Galeria, a Roma, nell'attesa di essere spedito in Bosnia, un Paese a lui sconosciuto e di cui non sa nemmeno parlare la lingua. Neanche l'ambasciata bosniaca lo riconosce come suo cittadino.

I genitori sono scappati dal Paese dell'Est ai tempi della guerra.

Doribor, è vero, non è un santo: nel 2011 ha tentato di svaligiare un appartamento in provincia di Napoli, a Villaricca. Si è fatto due anni di Poggioreale e, all'uscita, ha ricevuto l'ordine di espulsione dal Tribunale di sorveglianza con una “tappa” nel CIE.

L'avvocato del giovane, Serena Lauri, ha così commentato l'accaduto: “ Un'assurdità. Fa paura pensare che a decidere l'espulsione sia stato un tribunale di sorveglianza: dove dovrebbe essere espulso visto che è nato qui?”, per poi continuare: “ La Corte di Strasburgo ha più volte condannato gli Stati che hanno espulso gli stranieri residenti da lungo tempo e gli immigrati di seconda generazione, anche a seguito di reati”.

Il caso non si è ancora chiarito, così il giudice di pace ha decido di prorogare di ulteriori 60 giorni la permanenza del ragazzo nel CIE. Di proroga in proroga si arriva a una detenzione di un anno e mezzo, il tempo massimo che, secondo la legge, un immigrato può essere detenuto in un centro di identificazione e di espulsione prima di essere liberato. Ma poi quale sarebbe il futuro di Doribor e di tanti come lui? La speranza è che gli venga riconosciuto lo stato di “apolide” che gli consentirebbe di regolarizzare la propria situazione, di trovare un lavoro onesto e di tornare a nuova vita.

sabato 12 gennaio 2013

La Cassazione, i figli per le coppie omosessuali e i diritti dei minori

Forse a molti la notizia non sarà gradita. La questione, in Italia, è ancora controversa. Ma ieri la Cassazione ha accordato la possibilità, alle coppie omosessuali, di crescere i figli purchè non sia rischioso per lo sviluppo del minore.
I giudici hanno respinto il ricorso di un immigrato musulmano che, a Brescia, voleva contestare la decisione con la quale la Corte d'Appello - il 26 luglio 2011 - aveva affidato il figlio minore alla sua ex compagna, ora convivente con un'altra donna. Secondo l'uomo, era dannoso che il minore fosse educato in un contesto omosessuale, considerando anche che la fede islamica non ammette l'omosessualità.
La Corte d'Appello aveva ricordato all'immigrato di essersi comportato in maniera violenta nei confronti dell'ex convivente e di essersi sottratto agli incontri protetti con il figlio, dimostrando di non voler recuperare le funzioni genitoriali. 
Ma la decisione più importante riguarda, come detto all'inizio, la possibilità per le coppie omosessuali di crescere un figlio. La Cassazione ha dichiarato che chi contesta questa possibilità "senza certezze scientifiche dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare". Viene, perciò, abbattuto il pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrio del minore il fatto di "vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale".