Visualizzazione post con etichetta pregiudizio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pregiudizio. Mostra tutti i post

sabato 2 novembre 2013

La carovana dei diritti...continua ! Con un altro invito per voi

Cari amici, 
la carovana dei diritti, organizzata dall'Associazione per i Diritti Umani, continua grazie a voi e con voi.

Vi invitiamo al prossimo incontro con gli scrittori romeni: Viorel Boldis e Ingrid Beatrice Coman per la presentazione della raccolta di poesie "150 grammi di poesia d'amore" e del romanzo "Per chi crescono le rose", alla presenza dei due autori e di Raffaele Taddeo, presidente dell'associazione interculturale La Tenda. E, alla fine, ci sarà un'altra bella sorpresa...! 

Vi aspettiamo DOMENICA 10 NOVEMBRE, alle ore 19.00 

presso la LIGERA, in Via Padova, 133 Milano







mercoledì 31 luglio 2013

Università estiva 21-25 agosto 2013 a Firenze


Razzismo, antirazzismo, multiculturalità, immigrazione: questi sono temi molto dibattituti negli ultimi vent'anni, in Italia e nel mondo. Ma gli immigrati, i richiedenti asilo, i profughi, gli stranieri sono spesso solamente oggetto di studio e di indagine e quasi mai protagonisti delle riflessioni: eppure sono loro ad aver vissuto situazioni complicate in prima persona e sull propria pelle.
La neonata associazione “Prendiamo la parola” - costituita da persone immigrate e di orgine straniera - organizza, con il sostegno di vari enti pubblici e privati e in collaborazione con l'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale), l'Università estiva sul razzismo e la lotta contro la discriminazione, un laboratorio di formazione antirazzista che si terrà dal 21 al 25 agosto, presso la Facoltà Avventista di Teologia, Villa Aurora, a Firenze.
L'università estiva si propone come un luogo di formazione per supportare azioni sociali, politiche, culturali per contrastare le forme di razzismo - xenofobia - discriminazione, più o meno esplicite, presenti nella nostra società.
Il programma è ricco e gli interventi interessanti. Ne segnaliamo alcuni: “Le categorie dell'esclusione nella storia” a cura di Adel Jabbar, sociologo dei processi migratori, comunicazione e relazioni transculturali; “Stereotipi, pregiudizi, raazzismo, discriminazione. Come interagiscono? Cosa producono?” di Udo Enwereuzor, coordnatore del Punto Focale Nazionale per il FRANET e EIGE, svolge attività di ricerca, formazione e consulenza sui temi della lotta al razzismo e alle discriminazioni; Edda Pando Juarez, attivista antirazzista e del movimento degli e delle immigrati/e terrà una cnferenza su “ Autorganizzazione. Quale capitale politico”. Agli approfondimenti sono collegati laboratori di decostruzione dei processi e dei meccanismi che portano a pratiche e a comportamenti razzisti e discriminatori.
Il titolo dell'iniziativa di quest'anno, infatti, è: “Ma che razza di discorsi! Immigrzione, dal Discorso sulla razza ai meccanismi di discriminazione: strumenti per la decostruzione”. La proposta formativa è rivolta a partecipanti di ogni età, nazionalità, provenienza, livello di istruzione e, in particolar modo, agli insegnati, agli operatori sociali, ai giornalisti, agli educatori, ai referenti dei centri iinterculturali e ai funzionari degli uffici pubblici che si occupano di migrazioni.

Per iscrizioni e informazioni, si può consulatre il sito dell'Associazione Prendiamo la Parola: www.prendiamolaparola.org



sabato 22 giugno 2013

Il dibattito sulla cittadinanza




In occasione di un incontro con gli studenti dei licei di Padova, il Ministro per l'integrazione, Cècile Kyenge, ha parlato dello Ius soli. “E' il Paese che deve dare delle risposte alla nuova fotografia. L'Italia è oggi un Paese meticcio dove convivono persone che vengono da tanti paesi. La forma di ius soli che si troverà darà una risposta a questa nuova fotografia dell'Italia”, ha affermato il Ministro e, a proposito delle scritte ingiuriose nei suoi confronti, ha dichiarato: “ ...Credo si debba cambiare l'ottica di come vengono percepite queste offese, questi insulti. Non sono indirizzati soltanto alla sottoscritta, ma a ogni persona. I giovani ce lo stanno dimostrando, mostrandoci la faccia dell'Italia migliore”.
Intanto il politologo e professore universitario, Giovanni Sartori, sul Corriere della Sera scrive un editoriale - che, però, viene pubblicato sulla destra della pagina - dal titolo: “Ius soli, integrazione e una catena di equivoci” in cui si legge, in riferimento a Cècile Kyenge e al suo ministero: “ Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di integrazione, ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”. Il professore ha, poi, continuato, dicendo: “ La brava ministra ha scoperto che il nostro Paese è meticcio. Se lo Stato italiano le dà i soldi, compri pure un dizionarietto e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse. Per esempio, il Brasile è un Paese molto meticcio, ma l'Italia proprio no”.
La “ministra”, come viene spesso chiamata Cècile Kyenge, risponderà a breve a queste affermazioni.
L' associazione nazionale universitaria degli antropolgi culturali (Anuac) ha, invece, espresso solidarietà e sostegno al progetto di integrazione dei cittadini migranti e della loro prole, sostenenedo che, dai processi migratori e dallo scambio planetario delle merci, scaturiscono forme nuove di moltiplicazione della diversità che arricchisce tutti, dal punto di vista culturale. Ma gli antropologi ricordano che possono scaturire anche pratiche di esclusione e di discriminazione. E' necessario, quindi - oltre a una modifica delle norme vigenti per l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei figli dei migranti - accompagnare il cambiamento con una lotta continua al pregiudizio, al razzismo e alla disuguaglianza sociale.

mercoledì 29 maggio 2013

Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura: un manuale per monitorare il linguaggio



Migrante irregolare, migrante/immigrato, vittima della tratta, rifugiato, profugo...Per raccontare e capire le trasformazioni della nostra società bisogna ricominciare dalle parole e questo è il lavoro proposto nel saggio Clandestini. Viaggio nel vocabolario della paura, di Giulio Di Luzio, edizioni Ediesse.
Si tratta di un vero e proprio alfabeto che elenca molti termini – tratti dalla cronaca e dalla narrativa – di uso comune nei confronti degli stranieri migranti e che, troppo spesso, generano e confermano pregiudizi e stereotipi negativi.



Abbiamo rivolto alcune domande all'autore


Quanto il linguaggio - la parola parlata e scritta - contribuisce a fomentare il sentimento della paura nei confronti dell' “Altro”?

Il ruolo delle narrazioni pubbliche sui temi delle migrazioni ha, per certi aspetti, un valore determinante nella percezione dell'opinione pubblica del fenomeno: i media, i giornali, si nutrono, soprattutto, di fonti provenienti dal mondo della politica, da quello giudiziario e da quello delle forze dell'ordine. ne viene fuori un quadro molto piatto, basato sull'emergenza, sull'allarmismo e sul panico morale.
La maggior parte delle persone – tranne chi ha un rapporto diretto o indiretto con le comunità di immigrati - apprende le notizie da queste fonti e, così, il mondo dell'informazione diventa determinante nel formare un “pensiero unico”. Uno studio dell'Univeristà di Lecce ha messo in evidenza che laddove gli studenti hanno avuto un contatto, anche minimo, con le comunità presenti, hanno maturato un quadro più strutturato e preciso, grazie all'esperienza diretta; laddove, invece, non avevano avuto contatti con le comunità di immigrati presenti nel Salento, risentivano pesantemente di un quadro di valutazione negativa”. Si affidavano solo su quello che avevano assorbito dai mass-media.

Quali sono i termini maggiormente usati nei confronti degli immigrati?

C'è un ventaglio di parole, ahimè, grazie al quale ho potuto mettere in fila, dalla A alla Z, circa cento parole che vengono utilizzate con enfasi e con un uso quasi vendicativo da noi occidentali nei confronti di chi giunge in Europa, in Italia.
Il libro racconta, per ogni vocabolo, l'uso improprio che se ne fa. Ad esempio: “clandestino”. Esistono profughi politici, migranti economici, persone con bisogni umanitari: la parola “clandestino” è stata coniata dal mondo dell'informazione, della politica e da quello giudiziario per evocare uno scenario delittuoso, di vite condotte nell'ombra e nell'illegalità. Peccato che, invece, molte persone scappino dalla guerra, da catastrofi umanitarie, da sconvolgimenti climatici.
Oppure prendiamo la parola “extracomunitario”, termine coniato dalla legislazione italiana per indicare persone estranee alla Comunità europea, ma che poi è stato esteso ed usato per escludere certe categorie di persone dai diritti fondamentali: non chiameremmo mai un giapponese o un americano “extracomunitario” ! Oggi, infatti, la parola “extracomunitario” non è più un aggettivo, ma è diventata un sostantivo per cui, quasi ontologicamente, gli extracomunitai sono quelli che ……..commettono reati.

Quali sono le nazionalità più colpite da questo modo di esprimersi violento e denigratorio?

I Nord africani, marocchini e tunisini, in particolare, e gli albanesi. Secondo le varie stagioni storico-politiche, nel libro, sono indicate le comunita’ apostrofate con questo genere di linguaggio: per esempio, nel 1991 - con la prima ondata di migrazioni dal Paese delle Aquile verso la Puglia– albanese diventeràun’'icona negativa. Dire “albanese” voleva dire “ladro”, “persona sporca”.
Questi termini ci hanno impedito una comprensione oggettiva e più allargata dei fenomeni migratori: e proprio in questo senso il testo vuole essere un manuale per i giovani, per il mondo della formazione perchè scandaglia e spiega come ogni termine sia stato, sempre più, ammantato di significati negativi.

Cosa si nasconde dietro questa volontà di alimentare la diffidenza ?

Ci sono scelte politiche che solo gli ultimi trent’anni sono in grado di raccontare. L’approccio securitario del legislatore italiano fin dall’esordio, per esempio. La scelta di derubricare le priorità sul tema delle migrazioni da parte delle forze progressiste in Italia. Basta guardare quel che è successo dal 1989 in poi con la morte del profugo sudafricano Jerry Masslo in Italia, con la caduta del muro di Berlino e l’abolizione della “riserva geografica”, che limitava le tutele a chi proveniva dai Paese dell’Est.
Dopo il 1989 le forze democratiche progressiste hanno portato avanti una politica miope che non ha fatto altro che confermare pregiudizi e stereotipi.
Inoltre, sono state tagliate le nostre radici storiche come Paese di migranti.


Giulio Di Luzio


sabato 26 gennaio 2013

Che genere di Islam: un saggio che parla di omosessuali, queer e transessuali nel mondo islamico





Sayeh Sky è una cantante rap iraniana e, nelle sue canzoni, racconta come abbia comunicato il fatto di essere omosessuale e lamenta i diritti negati ai trans nel suo Paese (ora, però, vive in Canada). Nel 1988 l'univeristà egiziana di Al-azhar rifiutò di ammettere alla sessione finale degli esami uno studente perchè aveva subito un'operazione che da uomo lo aveva fatto diventare donna; il caso diventò famoso, sulla stampa internazionale, come il "sesso di Sally". Nel 2010 il canale televisivo libanese Al-hurra ha trasmesso una puntata - di un'ora e mezzo - intitolata " L'omosessualità femminile nel romanzo arabo". E poi ancora: un'analisi attenta delle parole del Corano sul tema dell'omosessualità.
Questi sono solo alcuni esempi delle informazioni e degli approfondimenti che sono al centro del saggio intitolato Che genere di Islam: omosessuali, queer e transessuali tra shari'a e nuove interpretazioni, di Jolanda Guardi e Anna Vanzan, edizioni Ediesse.
Il lavoro prende in considerazione il testo sacro islamico (e le sue interpretazioni nel tempo), la letteratura moderna e contemporanea, il Cinema per un'analisi del cambiamento nel modo di DIRE l'omosessualità e anche  una concezione politica del corpo.
Attraverso una panoramica della storia e delle situazioni riguardanti l'omosessualità nel mondo arabo-persiano-islamico, le autrici hanno voluto ribaltare i preconcetti comuni sull'"Islam omofobico", dimostrando che sia l'Islam sia l'omosessualità sono due categorie, due concetti sempre "in divenire" e mutevoli.
Dalla lettura del testo si evince, ad esempio, che fra i musulmani non c'è una visione unica e negativa nei confronti di orientamenti sessuali diversi, ma un tentativo (almeno da parte di alcuni) di conciliare Fede e "diversità". E, inoltre, si sottolinea il fatto che sia inutile e poco costruttivo applicare stereotipi occidentali ad un tema così complesso all'interno di una cultura, quella islamica, ricca di sfumature.






Per un ulteriore punto di vista sull'argomento, pubblichiamo, di seguito, un'intervista a 
CHRIS BELLONI, regista del documentario intitolato I am gay and muslim .

L'intervsita è in lingua inglese. Per la traduzione in italiano, potete andare sul sito www.corriereimmigrazione.itwww.corriereimmigrazione.it
(Traduzione dall'inglese all'italiano a cura di EsseBi)



An intervew to Chris Belloni: filmaker . His new documentary is " I am gay and muslim".


When people talk about the “identity” of a person, what do they refer to?

People often refer to someone’s sexual identity if they speak about ‘identity’. I think that someone’s identity is multi-layered and consists of many different aspects. In my film I AM GAY AND MUSLIM the guys openly share their experiences about their religious and sexual identity. These two identities seem opposed to each other and therefore it is interesting to hear them speak about it. But the Moroccan identity is also very important to them.

Many people consider being homosexual and Muslim as a contradiction: in your opinion, prejudices towards homosexuality derive from culture or from the Koran?

Many Muslim people condemn homosexuality based on their beliefs of the Koran. However, I have met the homosexual imam Muhsin Hendricks from South-Africa and he has another interpretation about homosexuality and the Koran. Imam Hendricks theological methodology is based on Loth referring to story of Sodom and Gomorrah. People who entered the cities of Sodom and Gomorrah were abused and raped by its inhabitants. Muslims often refer to this story to condemn homosexuality whereas this imam says that homosexuality is between the love of two men instead of abuse and male-to-male rape.

In the Arabic-Islamic world, are there any cases of transgender people?

Of course many cases are known of transgender people in Arab world but also in Turkey for instance. One of the most famous singers in Turkey is transgender. She used to be man and is woman now. However, she detests homosexuality; she wants to be accepted as woman who loves men.

And what about bisexuality? Can you talk about some situation you personally know?
I have had about 80 interviews with homosexual/bisexual guys in Morocco for my filmproject. Many of them consider themselves bisexual because it costs some time to admit to be homosexual. Others consider themselves bisexual because they want to have a normal family life with wife and children. In other words: they are homosexual because they feel attracted to men, but call themselves bisexual because they want to be accepted by society and start a family life.


Can you tell us how is the life of a person who has to hide his own sexual attitude? What are the greatest difficulties?

Many gay guys in Morocco live in very dire circumstances. Most of them have to hide their true (homosexual) feelings for their whole life. Some of them have more open and liberal parents, but this is only possible for a few: 9 out of 80 interviewees had told their parents. Most of them live half-open; they have told some (gay-)friends or some close friends. But it is very difficult to be open about your homosexuality towards family members such as parents or siblings. Remarkably enough many guys have their first sexual experience with a relative, notably a cousin.

Do you believe that documentary movies may be a useful instrument to inform people about the real situation of Muslim homosexuals and to promote reflexions and constructive debates about this subject?

Yes, I surely think that portraying the lives of people (as documentaries do) have a positive result on the live of people. Maybe not directly of the protagonists who appear in the film, but the LGBT community in Morocco certainly benefits from it. I AM GAY AND MUSLIM has been screened at numerous international filmfestivals around the world and in many countries the situation of LGBT people in Morocco in being discussed. Furthermore, the film has been screened a few times in Morocco for selected audiences in cooperation with the embassy of the Netherlands. Many NGO’s, human rights organizations and diplomats from western embassies have seen the film and try to strengthen projects fighting for LGBT rights in Morocco. Last but not least: many gay guys in Morocco are aware of this film and they feel empowered that some guys dared to share their stories. So yes, I do think that a documentary like mine does make some progress in the emancipation process of LGBT people in Morocco.

What has been the reaction of people who have played a part in the movie, when you have proposed them your project?

I met many gay guys in Morocco and most of them wanted to share their stories with me. However, just a few of them actually wanted to share their stories on camera, which is very understandable. The guys who appear in the film are true heroes and I guess they make significant changes by appearing in the film. Nevertheless, it costs me a lot of time and effort to convince them to cooperate in this project. Up until now, the guys in the film did not encounter any problems. Let’s keep the fingers crossed.

What do you hope for the future?

I have good hopes for the future of LGBT people in Morocco. There are some minor changes in the positive direction. The most important thing is that article 489 of the penal code which forbids homosexuality (‘unnatural acts’) needs to be abolished. The country is not ready for this yet, but one can see the tendency that this law is victimizing less people. It would be really difficult to have homosexuality accepted in a Muslim country as Morocco but I think people should be more aware about the phenomenon of homosexuality and more education about it that in one day parents can sort of accept their child if they happen to be gay. 


 



sabato 12 gennaio 2013

La Cassazione, i figli per le coppie omosessuali e i diritti dei minori

Forse a molti la notizia non sarà gradita. La questione, in Italia, è ancora controversa. Ma ieri la Cassazione ha accordato la possibilità, alle coppie omosessuali, di crescere i figli purchè non sia rischioso per lo sviluppo del minore.
I giudici hanno respinto il ricorso di un immigrato musulmano che, a Brescia, voleva contestare la decisione con la quale la Corte d'Appello - il 26 luglio 2011 - aveva affidato il figlio minore alla sua ex compagna, ora convivente con un'altra donna. Secondo l'uomo, era dannoso che il minore fosse educato in un contesto omosessuale, considerando anche che la fede islamica non ammette l'omosessualità.
La Corte d'Appello aveva ricordato all'immigrato di essersi comportato in maniera violenta nei confronti dell'ex convivente e di essersi sottratto agli incontri protetti con il figlio, dimostrando di non voler recuperare le funzioni genitoriali. 
Ma la decisione più importante riguarda, come detto all'inizio, la possibilità per le coppie omosessuali di crescere un figlio. La Cassazione ha dichiarato che chi contesta questa possibilità "senza certezze scientifiche dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare". Viene, perciò, abbattuto il pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrio del minore il fatto di "vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale".