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mercoledì 8 ottobre 2014

La fabbrica del panico, incontro pubblico con l'autore


 



Venerdì 10 ottobre, alle ore 19.00, si terrà un incontro pubblico con Stefano Valenti, autore del romanzo La fabbrica del panico, edito da Feltrinelli e vincitore del premio Campiello – Opera prima.

Presso Spazio Tadini, Via Jommelli, 24 (MM 2 Piola, MM1 Loreto). L'incontro è a cura dell'Associazione per i Diritti Umani.



Immaginava di vivere senza la fabbrica e preparava il corpo con meticolosa accuratezza al grande evento, il momento fatale della separazione.”


Il libro
Una valle severa. In mezzo, il lento andare del fiume. Un uomo tira pietre piatte sull’acqua. Il figlio lo trova assorto, febbricitante, dentro quel paesaggio. è lì che ha cominciato a dipingere, per fare di ogni tela un possibile riscatto, e lì è ritornato ora che il male lo consuma. Ma il male è cominciato molto tempo prima, negli anni settanta, quando il padre-pittore ha abbandonato la sua valle ed è sceso in pianura verso una città estranea, dentro una stanza-cubicolo per dormire, dentro un reparto annebbiato dall’amianto. Fuori dai cancelli della fabbrica si lotta per i turni, per il salario, per ritmi più umani, ma nessuno è ancora veramente consapevole di come il corpo dell’operaio sia esposto alla malattia e alla morte. Lì il padre-pittore ha cominciato a morire. Il figlio ha ereditato un panico che lo inchioda al chiuso, in casa, e dai confini non protetti di quell’esilio spia, a ritroso, il tempo della fabbrica, i sogni che bruciano, l’immaginazione che affonda, il corpo subdolamente offeso di chi ha chiamato ‟lavoro” quell’inferno. Ci vuole l’incontro con Cesare, operaio e sindacalista, per uscire dalla paura e cominciare a ripercorrere la storia del padre-pittore e di tutti i lavoratori morti di tumore ai polmoni. È allora che il ricordo diventa implacabile e cerca colori, amore, un nuovo destino.
Dai primi romanzi di Paolo Volponi nessuno è riuscito a ‟entrare” in fabbrica con la potenza, il nitore, la stupefazione di Stefano Valenti, e quello che sembra un mondo perduto torna come il rimosso infinito della sopraffazione.
(Dal sito www.Feltrinelli.it)





Stefano Valenti ha tradotto numerosi libri sia di narrativa sia di saggistica per diverse case editrici (fra cui Questo non è un Manifesto di Michael Hardt e Antonio Negri, Feltrinelli, 2012 e Invecchiando gli uomini piangono di Jean-Luc Seigle, Feltrinelli, 2013). Ha ancora pubblicato con Feltrinelli La fabbrica del panico (2013), il suo primo romanzo, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2014. Per i “Classici” ha tradotto Germinale (2013) di Émile Zola e Il giro del mondo in ottanta giorni (2014) di Jules Verne.

lunedì 9 giugno 2014

Il premio va...al romanzo "La fabbrica del panico"



Il romanzo di Stefano Valenti, La fabbrica del panico ha vinto il Premio Campiello – Opera prima e noi siamo lieti di ripubblicare l'intervista che abbiamo fatto all'autore in occasione della scorsa Giornata dei lavoratori.









Nel romanzo si racconta la storia dell'Italia operaia dagli anni cinquanta ad oggi: cosa è cambiato nelle condizioni di vita delle persone che lavorano in fabbrica?



Poco o niente, per molti versi la crisi mondiale ha aggravato la condizione operaia. Con il ricatto della disoccupazione padroni e sindacati confederali obbligano a turni e a ritmi sempre più pesanti. Esistono oltre tre milioni di disoccupati e tuttavia chi ha la 'fortuna' di avere un lavoro è costretto a fare straordinari con turni anche di dodici ore al giorno come è successo alla ThyssenKrupp nel 2007. Così i padroni alimentano la concorrenza fra lavoratori e incrementano i profitti risparmiando sulla manutenzione e sulla sicurezza, come è accaduto all’ Eternit di Casale Monferrato, alla Fibronit di Broni, alla Breda di Sesto San Giovanni e in moltissime fabbriche. La 'normalità' dei morti sul lavoro e di lavoro a causa delle malattie professionali non è un residuo ottocentesco, ma rappresenta semmai la 'modernità' del capitalismo che continua a uccidere. Le morti sul lavoro non sono una fatalità, ma il tributo degli operai alla realizzazione del profitto.



Una storia molto personale che si fa universale: ci conferma che si tratta anche di una storia di denuncia?



Negli ultimi decenni la narrativa italiana ha accuratamente evitato di raccontare parte consistente del Paese, classe operaia e indigenti in particolare. Il postmoderno ha assoggettato la prosa agli automatismi della fiction, prelibata dai media e dal mercato. È arrivato il momento di parlare anche di coloro che sono stati messi da parte.



Per tutti coloro che si sono ammalati in quanto esposti, per anni, a sostanze nocive: sono stati condannati i responsabili della Breda Fucine? Conosce casi simili a quello raccontato nel libro e in cui siano state inflitte pene esemplari oppure è difficile che questo accada?


Per quanto riguarda la Breda fucine, dopo numerose archiviazioni, sono giunti a conclusione due processi. Il primo, nel 2003, ha assolto i dirigenti 'perché il fatto non sussiste', il secondo, nel 2005, pur riconoscendoli colpevoli, li ha condannati per omicidio colposo a diciotto mesi concedendo le attenuanti generiche.

Bisogna ricordare che per anni è esistito un muro di omertà e complicità da parte di Stato, partiti e istituzioni tutte. Oggi la situazione sta cambiando grazie alle lotte degli ultimi anni dei comitati sorti in fabbrica e nel territorio, come quello della Breda fucine, che hanno riunito nel territorio operai e cittadini. Ne sono un esempio i processi ThyssenKrupp ed Eternit in cui sono state comminate pene esemplari sia in primo sia in secondo grado, con pesanti condanne


Come procede l'operato del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, comitato che è stato fondato a Sesto San Giovanni nel 1996? Sono stati ottenuti risultati positivi?


ll Comitato che ha sede nel Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli – Giambattista Tagarelli, al quale è stata intitolata la sede, è uno dei fondatori del Comitato ucciso dalle fibre killer – ormai è ramificato sul territorio nazionale ed è diventato un interlocutore stabile delle istituzioni favorendo il riconoscimento dell'esposizione all’amianto e delle malattie professionali di centinaia di ex lavoratori vittime dell’amianto e dei cancerogeni. Il Comitato è tra gli artefici del Coordinamento nazionale amianto che raggruppa decine di associazioni e comitati in tutta Italia. Grazie a lotte e manifestazioni è riuscito a far approvare il Fondo per le vittime dell’amianto e l'assistenza gratuita delle vittime dell'amianto e dei loro famigliari presso la Clinica del lavoro di Milano o nei comuni di residenza. Inoltre nel mese di aprile di ogni anno ricorda pubblicamente tutti i lavoratori morti a causa dello sfruttamento con un corteo a cui invitiamo anche i vostri lettori a partecipare e che si terrà sabato 26 aprile 2014 alle ore 16 con partenza dal Centro di iniziativa proletaria G. Tagarelli di via Magenta 88 a Sesto San Giovanni.