Visualizzazione post con etichetta partita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta partita. Mostra tutti i post

giovedì 10 luglio 2014

I mondiali e i bambini di Gaza (e news dalla Striscia)



Prima di archiviare questo campionato mondiale di calcio che ha regalato forti emozioni, nel bene e nel male, vogliamo ricordare la decisione della squadra dell'Algeria che ha deciso di devolvere in beneficienza il premio ottenuto per il risultato raggiunto. Un gesto simbolico di quello che dovrebbe tornare ad essere questo sport.

La federazione algerina è stata la miglior squadra africana in campo, si è battuta fino all'ultimo per arrivare agli ottavi di finale (risultato mai raggiunto in precedenza), ma il goal più bello lo ha fatto al rientro, proprio con la decisione di regalare i 9 milioni di dollari del premio ai bambini della Striscia di Gaza.

Loro ne hanno più bisogno di noi”, ha scritto su Facebook l'attaccante Islam Slimani. La Striscia, infatti, sta attraversando un altro momento delicato e pericoloso dopo l'uccisione dei tre ragazzi ebrei e la rappresaglia che ha visto la morte atroce di un ragazzo arabo.

Nella regione vivono, segregati dall'embargo israeliano, più di un milione di persone: spesso viene a mancare l'elettricità, con gravi danni per le poche strutture sanitarie e per l'approvvigionamento; mancano, infatti, alimenti di prima necessità e medicine. E a pagarne il prezzo più alto, di solito, sono i bambini.

Riportiamo, qui di seguito, un paio di messaggi - e ne attendiamo altri - che un uomo è riuscito, nonostante le difficoltà, a mandarci da Gaza e anche una fotografia di quello che sta accadendo proprio in questi giorni. La persona, che ha dichiarato di non essere del tutto in linea con le decisioni del partito, vuole rimanere anonima per paura di ritorsioni da parte di Hamas...

Una situazione complicata, quella nella Striscia, sia per la guerra con Israele sia per la realtà interna.

Il gesto delle “volpi del deserto”, quindi, diventa ancora più importante. Bravi giocatori sul campo di calcio, persone serie nelle vita.



 يكون صعب جدا بعد الان في غزة بسبب
العثور على المستوطنين الثلاثة المختفين مقتولين في حلحول بالخليل
الجميع هنا خائف سيكون قصف شديد على غزة وممكن حرب

Sarà molto difficile da adesso a Gaza,perchè a Halul vicino a Hebron hanno ritorvato morti i 3 coloni scomparsi
Tutti qui hanno paura che ci saranno bombardamenti pesanti su Gaza e forse la guerra







اكثر من 200 صاروخ من الصباح حتى الان و12 شهيد في غزة
وفي الليل كان هناك قصف شديد جدا جدا بالقرب من منزلي وهذه هي صورة القصف بعد منتصف الليل

Più di 200 razzi dalla mattina fino ad ora, ci sono stati 12 martiri qui a Gaza
Di notte ci sono stati bombardamenti molto pesanti, molto, molto vicino a casa mia e questa è l'immagine del bombardamento dopo mezzanotte







venerdì 13 giugno 2014

Quel calcio al popolo brasiliano


Ci  siamo: da poche ore si è dato il via ai mondiali di calcio in Brasile. A distanza di qualche decennio da quel 1950 quando il Brasile fu sconfitto, in finale, dall'Uruguay e questo causò la morte per infarto di alcuni tifosi sugli spalti del celebre stadio Maracanã, suicidi e depressioni: una sconfitta non solo sportiva. Un ulteriore sconfitta di un Paese ancora povero che riponeva, nell'evento, una speranza di riscatto anche da quegli stessi gerarchi che avevano letto i discorsi vittoriosi ancor prima
Oggi il Brasile sta diventando una delle potenze economiche emergenti, ma la strada è ancora lunga soprattutto per quella gran parte della popolazione che vive ai margini. E allora un evento sportivo, oggi mediaticamente imponente, dalla valenza commerciale spropositata, diventa la miccia per sfogare rabbia ed esasperazione.



Nel pomeriggio di ieri, 12 giugno 2014, in attesa della cerimonia di inaugurazione e della prima partita tra Brasile e Croazia, a San Paolo è entrato in azione il Movimento Não vai ter Copa! (che comprende sette gruppi antigovernativi), causando incidenti e scontri con la Polizia in cui sono state ferite anche due giornalsite della CNN, una colpita da schegge di vetro e l'altra da pallottole di gomma che le hanno causato la frattura ad un braccio.

La Policia Militar ha reagito lanciando gas lacrimogeni e usando i manganelli; i manifestanti hanno lanciato bombe molotov. Insomma, un'atmosfera poco festosa tanto che la Presidente del Paese, Dilma Roussef, ha deciso di non pronunciare il discorso di apertura della manifestazione. Un Paese piegato anche dagli scioperi che hanno toccato le città principali. Gli slogan più frequenti – con i quali i manifestanti esprimono i motivi della loro protesta – sono ad esempio: “ Soldi per la Coppa, niente per i salari”, “FIFA torna a casa in Svizzera”, “Hey, FIFA; pagami le bollette”. Famiglie in difficoltà, mancanza di lavoro, diritti negati per i più disagiati. Quegli 11 miliardi di dollari spesi per l'evento sportivo non vanno giù a chi chiede risorse per la sanità, la scuola, gli alloggi e i trasporti. Tifiamo le squadre del cuore, godiamoci lo spettacolo, ma se il nord e il sud del mondo facessero davvero squadra allora sì che vinceremmo tutti. La violenza dei black bloc o dei poliziotti, invece,è sempre sconfitta, umana e sociale.

 






lunedì 21 gennaio 2013

Ancora razzismo nel mondo del calcio

Dopo l'episodio accaduto qualche giorno fa, dobbiamo ancora parlare di calcio e razzismo.
Ed è ancora coinvolta la Pro Patria.
Sabato scorso, infatti, durante un incontro tra le formazioni giovanili della Berretti, la partita Casale-Pro Patria è stata interrotta a causa di un insulto razzista nei confronti di un giocatore, Fabiano Ribeiro.
La Pro Patria esclude l'episodio razzista, mentre il tecnico della formazione di casa ha dichiarato: “ Quello che è accaduto questa sera è un fatto grave e vergognoso, che va preso nelle sue giuste proporzioni e lo è ancora di più se si pensa che è avvenuto all'interno di una partita giocata tra ragazzi. E' tempo di dare un segnale forte considerato che già ci era capitato in precedenza di sentire insulti razzisti. Un fenomeno che va arginato.
La Lega Pro ha, intanto, deciso di rivolgersi alla Procura federale. Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ha sostenuto che “se dall'inchiesta risultasse che si è compiuto un atto di razzismo, La Lega Pro prenderà tutti i provvedimenti necessari per condannare il gesto. Tali comportamenti razzisti non possono essere più ammessi e tollerati. Andremo fino in fondo all'indagine, porteremo avanti una lotta senza quartiere, non sono questi i valori che il calcio e la società devono trasmettere”.