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domenica 14 settembre 2014

L'omicidio di "Abba": ricordare e riflettere


Oggi, 14 settembre, ricorre l'anniversario dell'uccisione, a Milano, di un ragazzo italiano di origini africane. Ammazzato di botte per motivi razziali. E il fattaccio è accaduto pochi anni fa. Riportiamo qui di seguito l'intervista che abbiamo fatto ad uno dei relaizzatori del bellissimo cortometraggio dal titolo Da nessun'altra parte.



Da nessun' altra parte di Sami El Kelsh, Guido Ingenito e Antonio Gualano, menzione speciale del concorso “Vola alto”, racconta una storia attraverso una lettera. La storia è quella dell'uccisione di Abdoul Abba Guiebre, che era chiamato semplicemente “Abba” e la lettera è quella di un giornalista serio.


Abbiamo rivolto alcune domande a Guido Ingenito, uno degli autori del cortometraggio, che ringraziamo.



Ricordiamo che cosa è accaduto nel 2008...



A Milano è accaduto un fatto di cronaca: un ragazzo di origini africane, a causa di un suo piccolo furto in un bar, è stato aggredito dai proprietari fino a perdere la vita. Alla base del pestaggio c'erano forti motivi razziali.

Abba era italiano, nato e cresciuto in Italia, ma per il colore della pelle non era considerato esattamente italiano come lo stereotipo pretenderebbe, almeno da parte di coloro che lo hanno aggredito.



Come nasce l'idea del corto e perchè la scelta dell'animazione per raccontare un fatto così tragico?


Il corto è nato come lavoro di tesi di laurea del regista, Sami el Kelsh, in “Nuove tecnologie per l'Arte”. Sami era già interessato all'animazione stop-motion e, per questo cortometraggio di fine anno, mi ha coinvolto perchè ho sempre avuto la passione per la scrittura, così ho scritto il soggetto e la sceneggiatura per questo film.


Sami, all'epoca, lavorava part-time nel reparto edicola di un supermercato e si era imbattuto in “Peacereporter” sul quale aveva trovato la lettera del giornalista Marco Formigoni, il quale chiedeva all'ex sindaco Moratti come poter spiegare al proprio figlio adottato un omicidio razziale come quello di Abba. Questa lettera lo aveva molto colpito e, quando me l'ha sottoposta, devo ammettere che ha coinvolto molto anche me.

 

Io ho dei cugini adottati e di origine straniera e per me era una situazione naturale: la lettera, invece, pone un punto di vista originale e forte. E' difficile, infatti, spiegare un omicidio razziale a un bambino che si sente italiano anche se non lo è di origine.



Da una parte, quindi, c'era l'interesse per una tecnica molto complessa e, dall'altra, per un messaggio importante: abbiamo unito le due intenzioni ed è nato il film.



Milano è una città razzista?


Sinceramente credo di sì perchè c'è ancora un antico sistema di preconcetti per cui, chi arriva qui da fuori, non è familiare, non è conosciuto e, quindi, suscita timore. La mentalità è ancora quella di tenersi lontano dall'immigrato, dal “diverso” in generale. E' quello che respiro io. Inoltre c'è, anche a livello di informazione e a livello politico, la volontà di fomentare questa continua emarginazione.


martedì 9 settembre 2014

18 +: un film sui nuovi italiani



Abbiamo rivolto alcune domande a Kazi Tipu, regista del film 18 +, che sta ottenendo molto successo in vari festival cinematografici, tra cui l' International Short Film Froum Festival, Dhaka Bangladesh. Un documentario sui temi di attualità che riguardano i giovani, figli di immigrati, la cittadinanza, il loro futuro e quello della nostra società.
 
 
 
 
 

Ringraziamo molto Kazi Tipu per questo racconto.

   
 

Cosa significa essere ragazzi di "seconda generazione"?

 

Seconda generazione vuol dire, secondo me, tante cose e riguarda tante situazioni diverse ma essenzialmente sono il nostro prossimo futuro, il nuovo mondo. Per il momento sono in mezzo tra la storia vecchia ed il futuro ed hanno sulle spalle il peso di questa incertezza rispetto alle loro speranze ed alle loro difficoltà di vivere in una situazione stabile, sicura. Sono i ricercatori che sperimentano la possibilità di creare una vero mondo più aperto e pacifico.


Quali sono i problemi della legge italiana riguardo la cittadinanza?

 

C'è tanta difficoltà . Molti ragazzi vivono in Italia, studiano in Italia, fanno il tifo e si innamorano ma non sono a tutti gli effetti italiani. Ritrovano tante difficoltà per legge perché la legge dà loro la possibilità di chiedere la cittadinanza solo a 18 anni ed il percorso é molto lungo . Discutono, studiano la storia dell'Italia, la amano, sono educati per essere cittadini ma non possono esprimere i loro diritti di cittadinanza.


La quotidianità, a Milano, di un ragazzo di origini straniere è uguale a quella di un italiano: ma qual è il rapporto con la cultura dei genitori?

 

Credo di no. Sono situazioni molto diverse. Le comunità spesso hanno una cultura che si chiude in sé per difendere le proprie tradizioni e la propria identità. E i ragazzi sono divisi, a scuola, in giro condividono la cultura ed i modi dei loro compagni italiani o di altre comunità, quando tornano a casa ritrovano la famiglia con i suoi valori tradizionali che spesso non capisce la loro situazione . Quindi questi ragazzi devono affrontare molte difficoltà anche perché devono confrontarsi con tradizioni e metodi diversi, ma li vedo molto attivi, molto pieni di energia positiva e arrivare anche tra i primi nelle graduatorie scolastiche. Le difficoltà li faranno diventare più forti e speriamo che cresca anche la capacità di convivere e di condividere.



Quali sono i sogni e le aspettative per il futuro? E quali sono le paure?



Quelli di tutti i giovani: avere una famiglia, sistemarsi. La maggior parte vuol restare in Italia e quindi sperano in un lavoro qualificato e stabile. Altri vogliono tornare nei loro paesi e praticare quello che hanno imparato. Tutto è molto fluido. Altri si trasferiscono in altre nazioni dove le comunità sono più organizzate e ci sono più prospettive. La paura è l'incertezza , dover tornare indietro, non avere delle radici solide, non essere in nessun luogo.



Come e quando è stato realizzato il film?

 

Quando ho finito il mio studio all' Accademia del Cinema a Bologna poi mi sono spostato a Venezia Mestre. Era la fine del 2012 . Dove io abitavo ho trovato una ragazzo bengalese di 18 anni che si chiama Imran. Ho passato quasi 7 mesi con lui per capire bene chi sono loro, quale rapporto aveva con la sua famiglia , che cosa faceva, che cosa stava pensando del suo futuro. Nel 2013 a maggio uno dei responsabili della comunità di Milano mi ha proposto di girare un film a Milano. Così é cominciata l'avventura. Ho trovato molta collaborazione nella comunità, nel Comune di Milano, la Scuola del Cinema, nell 'Arci , Film Commission Lombardia, Centro Internazionale di Drammaturgia contemporanea Outis e tante altre. Ho conosciuto tanti giovani Bengalesi, Dell'Est Europa, Sudamericani, Africani. Un mondo ricco e variegato di storie e di emozioni che mi hanno fatto capire l'importanza del nostro tempo e di raccontarlo con ottimismo. Così sono riuscito a fare un piccolo film che mi ha aiutato a capire tante cose, ad entrare in un nuovo mondo. Il film era partito da un progetto di 120 minuti ora é di 52 per dargli maggior ritmo ed intensità. Ora il film dopo essere stato presentato alle Comunità di Milano, di Venezia, di Bolzano, di Monza, sarà presentato a Venezia il 3 settembre nel Venice Film Meeting multisala Astra. Al Lido . Il futuro. Insh Aallah