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lunedì 10 agosto 2015

Contro la retorica dell'odio




«Ma voi lo sapevate che esiste un "Osservatorio nazionale sui discorsi d'odio nei confronti di ROM e Sinti" dell'Associazione 21 luglio? E che hanno contato ben 183 casi di "discorsi di odio" contro tali comunità in Italia, nei primi sei mesi del 2015? E che affermano che "l'antiziganismo in Italia resta una piaga pericolosa, una minaccia reale per una società democratica"? RUSPA...».

Così, questa mattina, dalla sua pagina Facebook e dal suo profilo Twitter, il segretario della Lega ed europarlamentare Matteo Salvini ha rincarato la dose dell’ostilità contro i rom e i sinti in Italia, ha rievocato la ruspa e ha scatenato commenti e tweet negativi da parte dei suoi fans e followers.

L’Associazione 21 luglio non è preoccupata dall’essere chiamata in causa in modo diretto dal leader leghista, né tantomeno dal suo tentativo di sminuire le attività di ricerca e di monitoraggio condotte dall’Osservatorio. Quello che, ancora una volta, mette in allarme l’Associazione è infatti la reiterazione, da parte di Matteo Salvini, di un atteggiamento che predilige la disinformazione ai dati e alle statistiche, che parla alla pancia del suo pubblico piuttosto che alla loro testa, che offre slogan basati su stereotipi e pregiudizi piuttosto che una chiave di lettura efficace della realtà. Questo atteggiamento, inoltre, reca in sé il concreto rischio di contribuire ad alimentare e sedimentare, nell’opinione pubblica, l’antiziganismo, il sentimento di odio nei confronti di rom e sinti.

Alla retorica e alle ruspe di Salvini, pertanto, l’Associazione 21 luglio continuerà ad opporre le sue ricerche scientifiche, i suoi report, le sue statistiche e la voce e le testimonianze dei rom e sinti che vivono nel nostro Paese, circa 170 mila persone che rappresentano lo 0,25% della popolazione che vive in Italia, una delle percentuali più basse tra i Paesi europei.

Come menzionato da Salvini nei suoi post odierni, il rapporto semestrale 2015 dell’Osservatorio nazionale sui discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti dell’Associazione 21 luglio (periodo di riferimento 1 gennaio – 15 luglio 2015) ha rilevato, in Italia, una media di quasi un episodio al giorno di discorsi d’odio contro rom e sinti, nella maggior parte dei casi ad opera di esponenti politici.

Oltre la metà degli episodi rilevati (105 su 183) sono classificati come “gravi”, vale a dire casi di incitamento all’odio e discriminazione, che evidenziano le forme più significative di razzismo antirom.

L’ultimo rapporto annuale sul monitoraggio dell’Osservatorio 21 luglio (16 maggio 2013 – 15 maggio 2014), effettuato su 129 fonti (tra cui quotidiani nazionali e locali, cartacei e on line, agenzie stampa e social media) aveva invece portato alla luce 428 casi complessivi di discorsi d’odio verso rom e sinti, 1,17 casi in media al giorno.

Secondo i dati del rapporto, il 79% delle segnalazioni di discorsi d’odio complessivi si riconduce a dichiarazioni, diffuse attraverso gli organi di informazione, di esponenti politici. Di questi, il 70% risulta appartenente a partiti di destra e centro-destra, con un 28% riferito esclusivamente alla Lega Nord.

Se Matteo Salvini, anche attraverso i suoi post odierni, sembra voler sminuire l’importanza e la pericolosità sociale dell’antiziganismo, il fenomeno desta invece notevole preoccupazione agli occhi di diversi organismi internazionali.

A settembre 2013 il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD) ha diffuso una Raccomandazione Generale sui discorsi d’odio, definendoli «una forma di discorso diretto verso l’altro che rigetta i principi fondamentali dei diritti umani quali la dignità umana e l’uguaglianza e mira a degradare la condizione di gruppi e individui agli occhi della società». Il CERD ha quindi invitato gli Stati parte «a dedicare la dovuta attenzione a tutte le manifestazioni di discorsi d’odio di stampo razzista e adottare misure efficaci per combatterli». L’antiziganismo, secondo lo Special Rapporteur per le minoranze dell’Onu, comprende anche i forti pregiudizi e stereotipi verso i rom, che conducono a etichettare queste comunità come criminali, aggressive o come parassiti nella società.

Raccomandazioni e richiami, questi, basati su analisi e rapporti, dati, statistiche e informazioni, alle quali l’europarlamentare continua a rispondere con la rievocazione della «Ruspa».

L’Associazione 21 luglio rinnova la propria preoccupazione per l’assenza, in Italia, di strumenti dissuasivi efficaci per arginare tali derive del discorso politico, rendendosi così terreno fertile per la diffusione dei discorsi d’odio e ritardando il momento in cui l’utilizzo della retorica dell’odio nelle sue diverse declinazioni smetterà di essere proficua e comporterà anzi un caro prezzo da pagare, ad esempio in termini di isolamento politico.
 
 
 



martedì 2 giugno 2015

Salvini e i rom: più che ruspe, informazione


L'Associazione per i Diritti Umani ringrazia l'Associazione 21 luglio per questo documento.




La tragedia di due giorni fa nella Capitale – un gravissimo fatto di cronaca trasformato in una campagna d’odio anti-rom – ha dato il la al leader della Lega Nord Matteo Salvini per avventarsi su quanto accaduto e reiterare, a pochi giorni dal voto regionale, la sua personale crociata a base di discorsi d’odio (hate speech) nei confronti dei rom e sinti in Italia.

Una campagna, che ha come effetto quello di soffiare sul fuoco dell’ostilità e dell’intolleranza verso tali comunità, partita già lo scorso dicembre, quando Salvini presentò la lista “Noi con Salvini” in vista della campagna elettorale per le elezioni regionali 2015.

Abbiamo analizzato i discorsi di Salvini, individuandone le tesi principali (vedi sotto). Ne emerge un quadro di frasi, slogan propagandistici e retorica stigmatizzante che amplifica e replica stereotipi e pregiudizi negativi, sfociando nel rischio concreto di una graduale sedimentazione ed escalation dell’antiziganismo, il sentimento d’odio verso rom e sinti.

Gli effetti di una tale diffusione e di un tale grado di accettazione dell’antiziganismo sono vari, ma si possono riassumere in tre principali ripercussioni:

  • Ripercussioni materiali, in termini di trattamenti o atteggiamenti discriminatori, sulla vita quotidiana di rom e sinti, in particolare nella sfera dell’impiego e dell’abitare;
  • Un graduale innalzamento della soglia di accettazione nei confronti di discorsi e retoriche apertamente ed esplicitamente penalizzanti e stigmatizzanti, con il rischio di facilitare occasionali derive violente;
  • Un enorme ostacolo per l’applicazione di politiche effettivamente inclusive rivolte a rom e sinti, dovuto al fatto che un’elevata diffusione di sentimenti antizigani funge da enorme fattore deterrente per l’attuazione di politiche di inclusione sociale da parte delle amministrazioni locali.



Per contrastare il fenomeno dell’hate speech, occorrerebbe anzitutto un cambiamento culturale che coinvolga l’insieme della società: dai politici agli insegnanti, ai professionisti dell’informazione fino all’insieme dell’opinione pubblica. Per facilitare tale processo, sono più che mai necessari strumenti dissuasivi efficaci per arginare tali derive del discorso politico, di cui tuttavia il nostro Paese non dispone in maniera sufficiente rendendosi così terreno fertile per la diffusione dell’hate speech e ritardando il momento in cui l’utilizzo della retorica dell’odio nelle sue diverse declinazioni smetterà di essere proficua e comporterà anzi un caro prezzo da pagare, ad esempio in termini di isolamento politico.

«Gli Stati parte devono dedicare la dovuta attenzione a tutte le manifestazioni di discorsi d’odio di stampo razzista e adottare misure efficaci per combatterli», si legge nella Raccomandazione Generale sui discorsi d’odio diffusa a fine 2013 dal Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD).

Di fronte alla valanga di dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi, settimane e giorni dal leader leghista Matteo Salvini, di fronte alla constatazione della scarsità di strumenti, in Italia, per mettere un argine ai discorsi d’odio, di fronte alle ricadute devastanti che tali discorsi hanno sulle vite di rom e sinti e sulla percezione pubblica nei loro confronti, il rischio, per chi vorrebbe un’Italia libera da discriminazioni e pregiudizi, è di lasciarsi travolgere dal senso di rassegnazione e dalla constatazione del vanificarsi dei propri sforzi. Si verrebbe così tentati dall’alzare bandiera bianca, non provare più a scardinare stereotipi e luoghi comuni, restare in silenzio.

Eppure sappiamo bene che non possiamo, e mai potremo farlo, perché quella dei diritti umani è una sfida che si gioca e che si vince a poco a poco, un tassello dopo l’altro. Per questo la nostra Associazione – insieme, ne siamo certi, a tutti gli uomini e le donne in Italia che condividono le nostre preoccupazioni e la nostra sfida – continuerà a denunciare e a raccontare fatti e storie nell’intento di decostruire gli stereotipi negativi e i pregiudizi diffusi nei confronti di rom e sinti. Quell’onda antizigana che Matteo Salvini ha cavalcato pur di guadagnarsi il consenso elettorale. Sulla pelle dei rom.